Il dolore insegna

Il dolore insegna
Il dolore è ago della bilancia che sappia indicare le nostre aspettative, gli attaccamenti e quello a cui non sappiamo rinunciare. Il dolore è a volte rivestito d’orgoglio ; di quel sentirsi non rispettati o ascoltati. Il più grande dolore è la consapevolezza della nostra morte, della finitezza del nostro corpo; la malattia e quella di chi ci è caro; il dubbio di perderlo o di perderci senza poter più godere di beni materiali o quell’amore che conosciamo. Ma la nostra vita non è solo materia, non è solo quello che resta nella memoria di chi ci ama: abbiamo un percorso interiore, un significato, un’opporetunità di crescita interiore che ci possa condurre a fare per noi stessi e per gli altri un miglioramento che sia capace di incidere il senso del nostro passaggio qui. Noi non restiamo sempre qui; siamo destinati a tornare ” a casa” a lo faremo senza il peso di cose inutili ma con maggiore consapevolezza e ricchezza interiore se sapremo rendere produttiva la nostra vita.
04.12.2005 Poetyca
Pensieri

Pensieri
Vedere le stelle, saperne ammirare il loro splendore
è permesso perchè il buio le esalta.
Potremmo mai afferrare una stella se provassimo a guardarla
in uno stagno? Allungando la mano agiteremmo solo la superficie;
quell’acqua darebbe un’immagine spezzata e saremmo preda
della nostra illusione; la stella è sempre imperturbabile.
A che serve agitare pensieri, timori se non cambiassimo
una realtà che immota è quella che è?
I pensieri sono una ragnatela che creiamo; possiamo essere
il ragno che se ne serve per sopravvivere o la mosca che cade in trappola.
Potremmo renderli costruttivi o farne un cappio dal quale non saperci
più liberare. Una la scelta,l’opportunità e l’occasione:
saper smettere di ripetere pensieri inutili; frutto di illusioni e timori.
13.12.2005 Poetyca
Fai il bene e dimenticalo, fai il male e ricordalo per sempre!

“Fai il bene e dimenticalo, fai il male e ricordalo per sempre!”
In un paesino di montagna vivevano due fratelli;
non andavano d’accordo da molti anni a causa
di un malinteso e di una dimenticanza:
Il fratello maggiore era molto chiuso e non amava la compagnia;
spesso diffidava di tutti e si autoconvinceva di avere ragione,
motivo che lo induceva ad essere orgoglioso.
Il fratello minore invece era molto aperto, offriva a tutti
quanto avesse e non teneva conto, ad esempio, se aveva
prestato del denaro che non gli era stato restituito
o se avesse ricevuto un torto da qualcuno – la sua vera
gioia era condividere ogni cosa.
Il fratello maggiore non voleva ricordare tutte le volte
che aveva criticato il proprio fratello perchè dava ai vicini
il proprio aiuto, oppure quando aveva un buon raccolto
che, invece di accumulare nel granaio donava senza
pensare al futuro. Lui invece aveva sempre posto attenzione
a questo, sopratutto aveva considerato che si dovessero
mettere da parte dei beni per il futuro.
Ogni volta che uno degli abitanti del paese gli chiedeva qualcosa
lui era convinto che quella gente volesse derubarlo.
Ecco che se vendeva le sue verdure al mercato lo faceva
ad un prezzo più alto di tutti gli altri; a lui era costato duro
lavoro poter ottenere quei prodotti; suo fratello doveva
essere pazzo a fare prezzi irrisori e lo aveva persino visto
regalare alcune patate.
Quell’anno accadde l’imprevisto;
una forte grandinata aveva gelato tutti
i nuovi germogli e il raccolto sarebbe stato perduto.
La moglie del fratello maggiore lo pregò di andare
dal fratello minore che, sicuramente lo avrebbe aiutato.
Ma per orgoglio, perchè in quell’occasione
gli venne in mente che persino la propria moglie
riconosceva la generosità del cognato,
decise di non chiedere nulla, intanto guardava dalla finestra
e si accorse che dietro la porta del fratello una fila di persone
portava qualcosa; chi del pane, chi dell’olio o del vino.
Persone consapevoli del bene ricevuto e della difficoltà
economica che aveva trovato il loro benefattore.
Ecco che comprese che se lui fosse stato
meno orgoglioso, capace di non attaccarsi alle cose,
alle proprie paure ed avesse avuto un cuore più
generoso avrebbe trovato anche lui il calore degli amici.
Gli venne in mente un antico detto del nonno ” Fai il bene
e dimenticalo, fai il male e ricordalo per sempre! “.
Come erano vere quelle parole, decise di scusarsi
con il fratello per quella lezione di vita appresa.
Con cuore sincero andò a parlargli, egli era
felice di vederlo e di offrire anche a lui e alla sua
famiglia parte di quanto aveva ricevuto.
Il fratello maggiore confessò di avere avuto paura
e di non essere stato capace di non avere attaccamento
per i beni materiali. Da quel giorno cominciò ad alimentare
fiducia nella vita che, potrebbe togliere ma anche donare
quello che si semina con il cuore.
18.01.2006 Poetyca
Riflessioni

Riflessioni
Forse siamo tutti appartenenti ad una classe di ripetenti;
lezioni da apprendere, esperienze da cogliere e quella
fiducia che ci permetta di comprendere come tutto sia utile
(non per fini egotici) per la nostra crescita interiore, sono
il campo sottile di ricerca.
Ci potremmo chiedere se si attraversi la vita
dotati di un bagaglio di fortuna o sfortuna;
inevitabile il confronto con chi potremmo credere
più dotato di noi; sia dal punto di vista materiale che
con maggior numero di qualità.
Appare ingiusto che a noi debba toccare in sorte
l’arrampicarci sui problemi mentre altri sembra
che non abbiano alcuna difficoltà.
Ma è veramente così?
Se ci chiedessimo quale possa essere
il reale fine della vita forse potremmo ribaltare
il nostro modo di vedere le cose.
Non è certamente l’accumulo di beni o benefici
materiali a dare quella che viene colta come felicità.
Ma cosa rende felici?
Esistono persone felici intorno a noi e noi lo siamo?
Riflettiamo un attimo relativamente a cosa
sia il denominatore comune che possa costruire la felicità.
Non sono case, ville, automobili oppure essere belle
e con vestiti e gioielli a dare la proporzione della felicità.
Come mai nei paesi più poveri; dove esiste degrado,
miseria e fame si possono vedere bambini festanti?
Eppure non hanno quasi nulla; cosa li fa gioire?
A che servono le nostre difficoltà disseminate
lungo il nostro cammino, che spesso rifiutiamo
e non vorremmo cogliere?
Sicuramente a metterci di fronte alle nostre
responsabilità e la lezione di ripete, cambiano
i colori o le circostanze ma è sempre lì
che si para davanti.
Che fine fanno in noi sentimenti come:
rabbia, giudizio, attaccamento, fuga dalle responsabilità
ed illusione?
Se non li cogliamo, li occultiamo e sono sempre
pronti a farci ricordare che non cresceremo se non ci diamo da fare.
Cosa siamo venuti ad imparare?
Ad Amare, a offrire esattamente quello che siamo,
togliendo ogni veste colorata per guardarci nel profondo;
per imparare a crescere, a donarci senza nulla attenderci.
Che senso avrebbe se dessimo il nostro tempo; le attenzioni
ad altri nel goffo tentativo di prendere qualcosa per noi stessi?
Il vuoto, le carenza affettive, i drammi interiori irrisolti;
nessuno ce li potrebbe recuperare; solo noi stessi,
solo il nostro sincero lavoro interiore e la consapevolezza
di quel che siamo; che potremmo essere se solo smettessimo
di avere paura; se solo ci mettessimo in gioco.
Ma abbiamo mai provato con sincerità?
Senza attribuire ad altri ” colpe”?
Sopratutto a noi stessi? Siamo sempre in tempo;
le opportunità sono come un autobus che passa ogni attimo;
non dobbiamo essere ciechi ed è salendoci sopra che permettiamo
a noi stessi di fare il miglior lavoro della nostra vita : amarci ed amare
incondizionatamente.
Occhi limpidi

Occhi limpidi
Gli occhi limpidi trasmettono la luce dell’esperienza;
dell’abbandono del giudizio contro di noi, contro gli altri:
il conflitto che nasce dal timore di non essere accolti.
Comprendere cosa cerchiamo, chi siamo, accoglierci senza
cercare solo difetti è offrirci l’opportunità di trovare serenità;
la stessa che possiamo offrire come dono gratuito.
Molto abbiamo da imparare e sempre poco da insegnare.
Grazie alla vita e a quello che ci ha ferito sappiamo
cogliere i nostri attaccamenti per potercene liberare;
possiamo seminare l’umiltà nel cogliere chi siamo veramente
e respirare armonia senza più timore
Amare gli altri, è anche saper sviluppare con responsabilità quell’impegno con noi stessi per superare i nostro limiti; quale migliore terreno da coltivare se non noi stessi?
Ma che non si tratti di infliggerci delle accuse, piuttosto sarebbe opportuno cogliere i punti di forza e quelle fragilità che dovremmo migliorare; con comprensione e serenità. Se fossimo poco propensi alla tolleranza di noi stessi, per riflesso lo saremmo nei confronti degli altri; accoglierci è accogliere gli altri; molto si impara nell’ascolto altrui e nel cercare di disgregare il nostro piccolo io.
Protendersi verso l’osservazione e la partecipazione è superare i nostri stessi confini.
Non è facile comprendere il senso dell’amore;
dove si offra quel che si è e non ci si aggrappi
ad altri nella speranza di ricolmare quel vuoto che c’adombra.
- Ama gli altri come te stesso – Se non impari ad amare,
a cogliere a nutrire e a saper superare le mille ” colpe”
o quei difetti che temi di avere; perchè ti confronti con gli altri;
dimenticando la tua unicità; cosa offriresti mai?
Il viaggio è in noi, nel nostro essere e solo se sappiamo trovare
armonia sappiamo diffonderla intorno.
30.01.2006 Poetyca
Vera forza

Vera Forza
Forse la vera forza non è racchiusa nell’alzare la voce, nelle urla che possano coprire chi stia tentando di dirci qualcosa; quanto piuttosto nell’attesa e nei saper accogliere che anche gli altri, nel loro universo e nella loro unicità possano dire qualcosa che ci tocchi profondamente; a noi permettere che questo accada.
Allora la vera forza, è nel giunco che in apparenza si piega al vento, ma in realtà ne sa cogliere il movimento per essere elastico e più forte di quella quercia che, inflessibile potrebbe essere abbattuta dal vento perchè non sa assecondare gli eventi.
Questo un Haiku che scrissi circa 5 anni fa:
Vento non spezza
giunco flessibile ma
abbatte quercia
http://www.poetyca.it/ sezione haiku
quando ancora non avevo incontrato il cammino induista e buddista, io stessa mi stupisco di quello che scrissi e che poi trovò semi del tutto simili attraverso quelle ricerche spirituali.
Un motto orientale cita che la vita è dolore. Finché la vita è una forma di lotta, essa non può non essere sofferenza. La lotta è scontro di due forze che cercano ognuna di sopraffare l’altra e se si perde la battaglia, l’esito è la morte, la morte è la cosa che più si teme al mondo. Anche se si evita la morte, può attenderci la solitudine, talvolta più intollerabile della stessa morte. Si può non essere coscienti di tutto ciò e continuare a darsi ai piaceri passeggeri che i sensi ci procurano. Ma questa incoscienza non cambia nulla nella realtà della vita. Il cieco può insistere nel negare l’esistenza del sole, ma non potrà annientarlo. Il caldo tropicale continuerà a bruciarlo senza pietà e se egli non se ne difende sarà spazzato via dalla superficie della terra.
A noi prendere coscienza, comprendere i nostri atteggiamenti di chiusura per maturare quella trasformazione che ci renda strumento di vero dialogo.
07.05.2006 Poetyca
Amare se stessi
Amare se stessi
Amare se stessi spesso è tacciato come egoismo, a volte è puro spirito di sopravvivenza; ma sono realmente le nostre ferite, le esperienze passate che disgregano l’immagine che abbiamo di noi stessi, allora l’amore che dovremmo avere ( insegnato dai genitori) se siamo stati trascurati potrebbe divenire rabbia inespressa oppure apatia, senso di inferiorità e la convinzione di contare poco o nulla per gli altri.
Il cammino di autoguarigione è lungo, a volte impiega interi anni o cicli prima di poter capire che valiamo; a dispetto di quello che ci hanno fatto credere, che quel vuoto che cerchiamo di riempire a tutti i costi amando altre persone; in realtà è una voce che ci chiede di amarci, apprezzarci, scoprire chi siamo e tutto quello che ci hanno fatto soffocare : sensibilità, doti da non far emergere sono la nostra essenza – va rispettata da noi stessi – e fatta rispettare dagli altri.
Il dolore che per il buddhismo è qualcosa che noi stessi generiamo e ci rende schiavi è il frutto di attaccamento, di aspettative, di illusioni: sciogliendo questa schiavitù siamo realmente liberi di essere noi stessi.
Sopratutto quanto avvertiamo che qualcosa è fonte di disagio o dolore dobbiamo cercare in noi la causa e quando bussa avere tanta gratitudine perchè è opportunità di crescita per liberarci dalle bugie della mente. E’ processo di guarigione che ci da la via verso la crescita interiore; non si deve fuggire ma toccare la sua radice che spesso è più profonda di quel che pensiamo.
30.07.2006 Poetyca
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