Il nulla

Il nulla
Il nulla, temuto come abisso. come morte da fuggire è in molte filosofie religiose colto come chimera raggiungibile per il Nirvana o Nibbana, il luogo dove la mente possa smettere con illusioni ed attaccamenti e manifestare quel vuoto/pieno e che sia la meta per il distacco dal dolore. Il buddhismo non si pone se questo “nulla” contenga un Entità suprema, mente per l’Induismo esso è il momento dell’incontro con il Sè Superiore, dove il nostro Atman incontra l’agognato Brahman.
Un nulla che richieda attenzione, che per un Sufista sia Silenzio per trovare Amore. E’ poi tanto da temere questo nulla?
Poetyca
Nel dualismo

Nel dualismo
E’ nel dualismo che nascono le paure, il timore di non essere accolti per quel che siamo; eppure in tutti noi è la capacità di onestà verso noi stessi – la chiara Luce – che possa sostenere il nostro cammino; siamo noi che decidiamo di fermarci o avanzare recidendo i legami del dubbio e degli attaccamenti, siamo noi che, colmi di aspettative, ci ancoriamo ad un percorso sempre uguale.
Lavorare con responsabilità, ammettere i nostri bisogni, credere delle nostre possibilità – sopratutto sperare e vedere nelle piccole cose della vita le opportunità – è offrire a noi stessi, oltre il silenzio dell’ascolto interiore, la chiave per aprirci alla Luce.
Nulla è più importante della comprensione, del rispetto per se stessi e per gli altri e del lavoro che possa allargare i confini del nostro ego.
ci somigliamo tutti, pur essendo diversi; siamo diversi pur simili. Ogni esperienza letta attraverso il mezzo delle parole potrebbe essere parte di noi, lo stesso quel che trasmettiamo con lealtà ( poichè nessun filtro dovrebbe coprire la nostra essenza) è lo specchio in cui far riflettere chi accogliamo.
Nessuno avrebbe la capacità di leggere ogni cosa, ma il poco di cui è capaci, se sa rispettare gli altri è sempre un seme che, se trova terreno adatto; germoglia fiducia e presenza.
17.11.2006 Poetyca
Integrità

Integrità
Integro è colui che conosce la propria anima;
percorre la via del cuore e non inciampa in ostacoli che confondono.
Tutto è possibile in chi lotta per essere se stesso
e raccoglie lungo il sentiero la limpidezza della sua essenza.
30.01.2007 Poetyca
Tutto è uno

Tutto è Uno
Il giudizio verso se stessi e verso gli altri è una traccia che spesso si percorre per sentirci migliori e sminuire gli altri, si raccoglie una visione in cui ” buono” o ” cattivo” – “giusto ” o ” sbagliato” sono i paradigmi necessari per rafforzare il nostro sentirci a posto.
Eppure amare, amarci, è accoglienza, capacità di non innescare aspettative o attaccamento al risultato. A giudicare, a frammentare la realtà è spesso la mente, il cuore non ha questi attributi, non si mette a dare giudizi, Amare non conosce attaccamento, aspettative e giudizio. La mente ha i suoi attaccamenti, il suo ego. Da questo nasce il dolore: desiderio di attenzione, attaccamento, aspettative e timore di non essere accetti dagli altri, paura di perdere l’oggetto d’amore, senso di abbandono.
Siamo immersi in una società ” giudicante”, dove piuttosto che essere costruttivi e leggersi dentro si ama sfuggire proprie responsabilità, si proiettano su altri.
Si agisce d’impulso e il rancore e la rabbia sono quella forza distruttiva che prende origine dalla frustrazione, dal sentirsi non apprezzati. Il senso di giustizia frustrato nasce dal sentirsi ” buoni” ( a volte nascondendo sotto il tappeto le proprie responsabilità) e non adeguatamente ricompensati. Ora, io non considero che si debba vivere ” a briglia sciolta”, semplicemente è importante proprio l’apprendere il valore delle responsabilità – del mettere in moto un meccanismo che non trova ” giudicanti e punizioni” ma una legge di causa ed effetto per cui se si compiono atti nocivi si è responsabili del loro effetto. Se sappiamo accogliere gli eventi senza vederli – Buoni o Cattivi per noi, ma come opportunità e guida al nostro cammino interiore, raccogliendone l’insegnamento possiamo imparare anche l’accoglienza. E’ difficile in molte situazione accettare una perdita, eppure nulla dura per sempre, non si dovrebbe provare attaccamento al passato o alle illusioni o aspettative del futuro – la vita è attimo da raccogliere ora, in questo istante. Arricchendoci con l’attenzione verso quel che ci attraversa dentro, con il ” non giudizio” ma da osservatori si impara una forma di distacco che è comunque partecipazione lucida, questo ci insegna una nuova prospettiva che allontana il timore. La Speranza è la gioia e la capacità di non temere, di avere fiducia negli eventi e nella nostra Luce interiore. Come si potrebbe vivere in un mondo ” diviso” che vede tutto come dualismo e non sa poggiare sulla Divina presenza?
Abbiamo dimenticato molte cose, tra queste che non dobbiamo temere, tutto è legato alla Presenza e non ce ne accorgiamo. Vaghiamo come bimbi smarriti e la paura ci fa separare tutto in Bene e Male, eppure tutto è Uno.
15.02.2007 Poetyca
Separatività

Separatività
E’ difficile superare l’attaccamento al nostro sentire di avere ragioni, il nostro orgoglio ferito tenterebbe solo di urlare le proprie ferite o le parti che sente calpestate.
Una cosa che non si dovrebbe dimenticare è che si lavora per la pace interiore e per l’unità, questa non avrebbe senso se proiettassimo disgregazione e separazione da noi verso gli altri.
Gli altri sono parte di noi, infatti nell’interessere essi raccolgono quello che siamo e sappiamo comunicare. Se siamo persome mature ed in pace con noi stessi anche il nostro interagire è armonico, senza rabbia o accuse ad altri di cose che non li rappresentano. La proiezione su altri di nostre problematiche non risolte è una delle caratteristiche più frequenti, esse innestano la separatività generata dal non amore, difficilmente chi abbia problemi con l’accogliere se stesso per quello che è,sarebbe poi capace di accogliere gli altri. Eppure siamo tutti degni di pari dignità, di stesse opportunità e tutti conteniamo un seme di Luce, poi è nel lavoro personale il saper coltivare quel talento o lasciarlo sotterrato al buio del nostro ego per sempre.
07.03.2007 Poetyca
Cuore e Ratio

Cuore e Ratio
Una fanciulla di nome Cuore viveva in un castello, nella torre, era sempre vegliata dal fratello Ratio che per proteggerla non le permetteva di andare in giro per il mondo.
La fanciulla desiderava cogliere la vita e non restare in quello spazio angusto,voleva danzare, respirare la gioia e poter correre sui prati.
Una notte che il fratello era addormentato, senza farsi scoprire la fanciulla sgattaiolò via e senza una meta si mise in cammino.
La ragazza era senza difesa alcuna e se vedeva chi soffriva in sè erano trafitture profonde, se vedeva la gioia in chi era allegro, ne prendeva una parte e la regalava ad altri. Molte persone si radunarono e le chiedevano di regalare quella gioia, di non trattenerne per sè.
La giovane donna era stranamente esausta e si sentiva svuotare, da lei fuoriusciva un’energia potente e non sapeva come fare per guidarla, la sovrastava e una goccia era per lei oceano, non sapeva trattenersi ed era strumento per quell’energia che la guidava.
Il fratello si svegliò e non trovando la sorella, preoccupato per la fragilità, per l’inesperienza comprese che non avrebbe dovuto trattenerla in quella prigione, era necessario trovarla per insegnarle ad essere in grado di difendersi da sola.
Dopo tanto vagare, finalmente la trovò, addormentata, sfinita, ai piedi di un albero. La svegliò e lei era felice di ritrovarlo,scoppiò in lacrime e disse che si sentiva senza protezione da quando era fuggita dal castello.
Il fratello le insegno a non dare tutto a chiunque ma a raccogliere sempre un serbatoio di energia per sè, uno spazio di silenzio per gioire, danzare, respirare vita, senza disperdere tutto.
Le disse che anche la pioggia, colta dall’oceano e che saliva al cielo era felice di precipitare ed irrigare i campi, goccia a goccia, ma che aveva sempre l’opportunità di chiedere aiuto al sole, al vento, per essere nuvole e poi preziose gocce d’amore.
La ragazza abbracciò il fratello e comprese che non avrebbe mai potuto fare nulla da sola, che tutto è legato da forze sottili e che non doveva disperdere nulla ma che da quelle gocce, se il terreno era fertile, potevano nascere germogli dai semi che avrebbero avuto la forza della vita.
Poetyca
La vera essenza

La vera essenza
La vera ricerca scaturisce dall’ascolto interiore, dalla capacità di raccogliere intuizioni ed essenza intime per forgiare il nostro percorso. Non sono che indicazioni quelle che appartengono al passato, il frutto della conoscenza di altri uomini che hanno toccato la realizzazione. Come potremmo imitare qualcosa e convincerci che essere integralisti, radicati nel preservare qualcosa cristallizzandolo nel tempo sia una via giusta?
Sono tante, forse troppe le scissioni nate da questo, dal perseguire qualcosa che non si era del tutto compresa.
La vera via non contiene – ismi ma quella capacità di accoglienza, di integrazione che faccia un unico fiume dei tanti affluenti, che conosce una sola essenza: L’amore.
10.04.2007 Poetyca
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