tavolozza di vita

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Riflessioni

Riflessioni

Forse siamo tutti appartenenti ad una classe di ripetenti;
lezioni da apprendere, esperienze da cogliere e quella
fiducia che ci permetta di comprendere come tutto sia utile
(non per fini egotici) per la nostra crescita interiore, sono
il campo sottile di ricerca.

Ci potremmo chiedere se si attraversi la vita
dotati di un bagaglio di fortuna o sfortuna;
inevitabile il confronto con chi potremmo credere
più dotato di noi; sia dal punto di vista materiale che
con maggior numero di qualità.

Appare ingiusto che a noi debba toccare in sorte
l’arrampicarci sui problemi mentre altri sembra
che non abbiano alcuna difficoltà.
Ma è veramente così?

Se ci chiedessimo quale possa essere
il reale fine della vita forse potremmo ribaltare
il nostro modo di vedere le cose.
Non è certamente l’accumulo di beni o benefici
materiali a dare quella che viene colta come felicità.

Ma cosa rende felici?
Esistono persone felici intorno a noi e noi lo siamo?
Riflettiamo un attimo relativamente a cosa
sia il denominatore comune che possa costruire la felicità.

Non sono case, ville, automobili oppure essere belle
e con vestiti e gioielli a dare la proporzione della felicità.
Come mai nei paesi più poveri; dove esiste degrado,
miseria e fame si possono vedere bambini festanti?
Eppure non hanno quasi nulla; cosa li fa gioire?

A che servono le nostre difficoltà disseminate
lungo il nostro cammino, che spesso rifiutiamo
e non vorremmo cogliere?
Sicuramente a metterci di fronte alle nostre
responsabilità e la lezione di ripete, cambiano
i colori o le circostanze ma è sempre lì
che si para davanti.

Che fine fanno in noi sentimenti come:
rabbia, giudizio, attaccamento, fuga dalle responsabilità
ed illusione?

Se non li cogliamo, li occultiamo e sono sempre
pronti a farci ricordare che non cresceremo se non ci diamo da fare.

Cosa siamo venuti ad imparare?
Ad Amare, a offrire esattamente quello che siamo,
togliendo ogni veste colorata per guardarci nel profondo;
per imparare a crescere, a donarci senza nulla attenderci.
Che senso avrebbe se dessimo il nostro tempo; le attenzioni
ad altri nel goffo tentativo di prendere qualcosa per noi stessi?

Il vuoto, le carenza affettive, i drammi interiori irrisolti;
nessuno ce li potrebbe recuperare; solo noi stessi,
solo il nostro sincero lavoro interiore e la consapevolezza
di quel che siamo; che potremmo essere se solo smettessimo
di avere paura; se solo ci mettessimo in gioco.

Ma abbiamo mai provato con sincerità?
Senza attribuire ad altri ” colpe”?
Sopratutto a noi stessi? Siamo sempre in tempo;
le opportunità sono come un autobus che passa ogni attimo;
non dobbiamo essere ciechi ed è salendoci sopra che permettiamo
a noi stessi di fare il miglior lavoro della nostra vita : amarci ed amare
incondizionatamente.

25 Giugno 2009 - Pubblicato da poetyca | Riflessioni | | Ancora nessun commento.

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