Sull’umanità – il progresso, l’aiuto agli altri – Sri Aurobindo


Sull’umanità – il progresso, l’aiuto agli altri – Sri Aurobindo

L’umiltà davanti al Divino è anch’essa una conditio sine qua non della vita spirituale, mentre l’orgoglio, l’arroganza, la vanità e la presunzione spirituale spingono sempre verso il basso. (…) Il disprezzo per gli altri è sempre fuori luogo, tanto più che il Divino è in tutti. È ovvio che le attività e le aspirazioni degli uomini non sono né insignificanti né senza valore, poiché tutta la vita è una crescita dell’anima dall’oscurità alla Luce.
Secondo il nostro modo di vedere, l’umanità non può uscire dalle sue limitazioni e crescere con i normali mezzi adottati dalla mente umana: politica, riforme sociali, filantropia, ecc; questi possono essere solo palliativi temporanei o circoscritti. L’unica vera via d’uscita è un cambiamento di coscienza in un modo d’essere più grande, più vasto e più puro, e una vita e un’azione basate su tale cambiamento. È dunque a questo che bisogna rivolgere le energie una volta che l’orientamento spirituale sia completo. Questo non implica alcun disprezzo, significa preferire i soli mezzi efficaci a quelli che sono stati trovati inefficaci.
(Lettere, I, 190-1)

Personalmente, non ho un rispetto esagerato per l’Umanità e per quello che essa è, ma dire che non ha fatto alcun progresso è un pessimismo esagerato così come furono un ottimismo esagerato gli entusiastici alleluia del diciannovesimo secolo per un’Umanità in pieno progresso. (…) E, dopo tutto, il miglior modo di far progredire l’Umanità è avanzare personalmente; ciò può suonare individualistico o egoistico, ma non lo è: è solo buon senso. Come dice la Gita: “Tutto ciò che fanno i migliori viene preso a modello dagli altri” [III, 21].
(Lettere, II, 28-9)

Naturalmente la maggior parte degli uomini vive nella mente fisica e nel vitale, eccetto pochi santi e un numero un po’ più grande di intellettuali. È per questo che, come si è ora scoperto, l’umanità ha fatto pochi progressi negli ultimi tremila anni, eccetto nel campo della scienza e in quello materiale. Un po’ meno crudeltà e brutalità forse, più elasticità dell’intelletto nell’élite, una capacità più rapida di cambiamento nelle forme, ma tutto qui.
La nostra epoca è allo stesso tempo peggiore e migliore [di quella del passato]: da un lato la natura umana si è degradata fin nei suoi aspetti peggiori e c’è uno scatenamento delle forze vitali; dall’altro c’è, in compenso, una maggiore ricerca di qualcosa di oltre, una ricerca che ha in sé più luce e conoscenza.
(Lettere, V, 57)

Si deve spesso rinunciare al dharma inferiore per arrivare a un dharma più vasto, per esempio i doveri sociali, i debiti da saldare, una famiglia a cui badare, contribuire a servire il proprio paese, ecc.: chi si volge alla vita spirituale deve spesso lasciarsi indietro tutto ciò, e da molti viene rimproverato come adharma. Ma, se non segue questo adharma, resta sempre vincolato alla vita inferiore – dato che lì vi è sempre qualche dovere da assolvere – e non può dedicarsi al dharma spirituale, oppure può farlo solo quando è vecchio e le sue facoltà sono diminuite.
(Lettere, II, 26)

Il vero scopo dello yoga non è la filantropia, ma trovare il Divino, entrare nella coscienza divina e scoprire il proprio vero essere nel Divino.
L’idea di essere utili all’umanità è la vecchia confusione dovuta a idee di seconda mano importate dall’Occidente. Ovviamente, per essere ‘utili’ all’umanità non c’è bisogno dello yoga: chiunque conduca la vita umana è utile all’umanità, in un modo o nell’altro. Lo yoga è diretto verso il Divino, non verso l’uomo. Se fosse possibile far discendere una coscienza e un potere divino supermentale e stabilirli nel mondo materiale, questo evidentemente significherebbe un immenso cambiamento per la terra, inclusa l’umanità stessa e la sua vita. Ma l’effetto sull’umanità non sarebbe che uno dei risultati del cambiamento; in sé non costituisce lo scopo della sadhana. Lo scopo della sadhana può essere solo quello di vivere nella coscienza divina e manifestarla nella vita.
(Lettere, II, 26-7)

E’ sempre così nel comportamento umano: gli uomini vogliono aiutarsi l’un l’altro, spinti da motivi nascosti o da sentimenti che provengono dall’ego. Solo quando si vive in una coscienza superiore accade diversamente.
L’idea di aiutare gli altri è una sottile forma di ego. Solo la Forza divina può aiutare. Si può essere un Suo strumento, ma si deve allora prima imparare a diventare uno strumento idoneo e privo di ego.
L’idea di aiutare gli altri è un’illusione dell’ego. Solo quando la Madre autorizza e dà la Sua Forza si può aiutare, e anche allora solo entro certi limiti.
(Lettere, II, 260-1)

Mankind – progress, helping others – Sri Aurobindo

The humility before the Divine is also a conditio sine qua non of spiritual life, and pride, arrogance, vanity and presumption spiritual always pushes down. (…) The contempt for others is always out of place, especially since the Divine is in all. It is obvious that the activities and aspirations of men are neither trivial nor without value, because all life is a growth of the soul from darkness to light.
In our view, humanity can not escape from its limitations and grow with the normal means used by the human mind: politics, social reform, philanthropy, etc., these may be only temporary palliatives or circumscribed. The only real way out is a change of consciousness in a way of being bigger, broader, more pure, and life and action based on that change. It is therefore this that we must address the energy once the spiritual orientation is complete. This does not imply any contempt, means preferring the only effective means to those that have been found ineffective.
(Letters, I, 190-1)

Personally, I do not have an exaggerated respect for humanity and for what it is, but saying that he has made no progress is an exaggerated pessimism as an exaggerated optimism were the enthusiastic hallelujahs of the nineteenth century for Humanity in full progress. (…) And, after all, the best way to advance humanity is to advance personally, this may sound selfish or individualistic, but it is not: it’s just common sense. As the Gita says: “All they do is best modeled by others” [III, 21].
(Letters, II, 28-9)

Of course, most men live in the physical mind and life, except for a few saints and a number a little ‘bigger than intellectual. That is why, as we have now discovered, mankind has made little progress over the last three thousand years, except in science and in the material. A little ‘less cruelty and brutality, perhaps, more flexible intellectual elite, a capacity of more rapid change in the forms, but that’s all.
Our age is both worse and better [than the past]: on the one hand, human nature is degraded even in its worst and there is an outburst of vital forces, and secondly there is, on the other hand , looking for something more than a search that has in it more light and knowledge.
(Letters, V, 57)

It often has to give up less to get to a dharma dharma larger, for example, social duties, debts to be paid, a family to look after, help serve their country, etc..: Who turns to the spiritual life is often leaving behind everything, and is criticized by many as adharma. But, if it does not follow this adharma, remains bound to the lower life – because there is always a duty to perform – and can not devote himself to spiritual dharma, or can only do so when he is old, and his faculties are diminished.
(Letters, II, 26)

The real purpose of yoga is not philanthropy, but finding the Divine, to enter into the divine consciousness and discover their true being in the Divine.
The idea of ​​being useful to humanity is the confusion due to old ideas of second-hand imported from the West. Obviously, to be ‘useful’ to humanity there is no need of yoga is anyone lead human life is useful to humanity in one way or another. Yoga is directed towards the Divine, not to man. If it were possible to bring down a supramental consciousness and a divine power and establish them in the material world, this of course would mean a huge change for the earth, including humanity itself and its life. But the effect would be that humanity is not a result of the change, in itself is not the purpose of sadhana. The purpose of sadhana can only be to live in divine consciousness and manifest it in life.
(Letters, II, 26-7)

It ‘always the case in human behavior: people want to help each other, driven by hidden motives or feelings that come from ego. Only when you live in a higher consciousness is just the same.
The idea of ​​helping others is a subtle form of ego. Only the Divine Force can help. It may be His instrument, but then you must first learn to be an appropriate and selfless.
The idea of ​​helping others is an illusion of the ego. Only when the mother allows and gives His strength you can help, and even then only within certain limits.
(Letters, II, 260-1)

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