Archivio | 16/03/2017

Felicità – Le Quattro Menti Commensurabili


Riflettendo…

La Riflessione

Qualcosa già esisteva
prima di Terra e Cielo.

Originariamente
senza forma e silente,
nondimeno maestro d’opera
di ogni immagine e forma.

Mai appassisce,
col passo del tempo.

Bankei (1622-1693)

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Oltre la forma
oltre i sensi
è la forza di essere
dove tu non cogli
e non sai tracciare
con l’intelletto
e con le parole
perchè è nel silenzio
e nella mente attenta
che potrai svelare
la vera essenza
che straccia ogni confine

Mente/cuore
che si apre
come fiore di loto
nella consapevole fragranza
del tuo respiro
accarezzato istante
che tutto annulla
e in tutto si ritrova:
qui ed ora
nello sciogliere del tempo

Poetyca

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L’insegnamento

Felicità: le Quattro Menti Incommensurabili

Amorevolezza: Possano tutti gli esseri essere felici
Compassione: Possano tutti gli esseri estinguere l’infelicità

Gioiosa empatia: Possano tutti gli esseri gioire della felicità altrui
Equanimità: Possano tutti gli esseri essere ugualmente felici

Shian

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Tu ed io
non siamo lontani:

quando un sottile filo
unisce spazio e respiro

quando il mio bene
è anche il tuo

quando sciolto ogni timore
so donare in ogni allargato confine
la danza del cuore che raccoglie
e respira amorevolezza e gioia

Non esiste più
un tu ed un io
un mio o un tuo
ogni cosa è manifesta
nella consapevole forza
che traccia i passi
nell’amorevolezza per ogni essere

Nel saper offrire nel Dharmakaya
l’abbraccio equamine
di chi raccoglie lezioni
nella purezza del Dharma

Poetyca

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15.03.2008 Poetyca

testi tratti da: http://www.bodhidharma.it

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Vuoto che si offre


LUNA PIENA — martedì 21 dicembre 2010 — da Ajahn Munindo

In verità è su di noi
che possiamo contare;
come contare
su qualcun altro?
E’ un raro rifugio
arrivare ad affidarci
a noi stessi.

Dhammapada strofa 160

Sottolineando che siamo noi, noi stessi, il nostro vero rifugio, il
Buddha ci indica che la direzione in cui guardare per la reale
sicurezza è verso l’interno. Non possiamo permetterci di perderci
nell’attività esterna. Per essere liberi dall’eterna delusione nella
vita, dobbiamo conoscere noi stessi pienamente. Quando conosciamo noi
stessi possiamo dimenticare noi stessi. Liberati dalla prigione
dell’egoismo, il cuore e la mente sono liberi e disponibili a servire
veramente la realtà in ogni momento. Generosità, gentilezza, empatia
sorgono naturalmente quando il nostro essere è una cosa sola con la
verità.

Con Metta
Bhikkhu Munindo

Vuoto che si offre

In equidistanza nulla è perduto
mentre si abbraccia tutto
nella mente/cuore
in compassionevole sorriso.

Amore incondizionato – nulla chiede
e tutto offre, come goccia di rugiada
che scivola
su una foglia di loto.

Qui ed ora
è respiro consapevole
dove tutto si dilata
e nel silenzio è il vuoto.

Amore che tutto abbraccia,
senza distanza
– vibrante presenza –
che oltre passa confine,

dove nulla si spiega
ma tutto si vive.
Lo percepisci?

Orme stanche sono alle mie spalle,
non è solo sofferenza
ma sasso consunto
per essere sabbia.

Non temo il futuro,
non resta ancorata al passato
la mia memoria.

Tutto vive adesso
– in compassione ed amorevolezza –
dove ogni esperienza
è ricerca e manifestazione.

Mani vuote di chi
a nulla si aggrappa,
grande spazio per essere
vuoto che si offre.

21.12.2010 Poetyca

 


FULL MOON – Tuesday, December 21, 2010 – by Ajahn Munindo

In truth is upon us
that we can count;
how to count
on someone else?
It ‘s a rare refuge
come to rely
ourselves.

Dhammapada verse 160

Stressing that we, ourselves, our true refuge,
Buddha shows us the direction in which to look for real
Security is inward. We can not afford to lose
in the activity outside. To be free from the eternal disappointment in
life, we must know ourselves fully. When we know
ourselves can forget ourselves. Freed from prison
selfishness, the heart and mind are free and available to serve
really reality at all times. Generosity, kindness, empathy
arise naturally when our being is one with the
truth.

With Metta
Bhikkhu Munindo

vacuum that offers

In mid-nothing is lost
while all-embracing
in the mind / heart
in compassionate smile.

Unconditional love – no calls
and all offers, as a drop of dew
Gliding
on a lotus leaf.

Here and now
Conscious breathing is
where everything expands
and silence is emptiness.

All-embracing love,
without distance
– vibrant presence –
that goes beyond border

where nothing is explained
but everything is alive.
Feel it?

Are tired footsteps behind me,
is not only suffering
but worn stone
to be sand.

Do not fear the future,
does not remain anchored to the past
my memory.

Everything lives now
– in compassion and loving kindness –
where every experience
is research and demonstration.

Empty hands of those who
clings to nothing,
great space to be
vacuum that is offered.

21.12.2010 Poetyca

Danza di sogni 


Danza di sogni
Sospiri scivolano
in un viaggio
di fantasia
Danza di sogni
in punta di dita
e colori nuovi
per accendere
ogni notte
di tenerezza

14.03.2017 Poetyca

Dance of dreams

Sighs glide
on a journey
fantasy
Dance of dreams
at your fingertips
and new colors
to turn on
nightly
tenderness

03/14/2017 Poetyca

La felicità


La felicità

L’impegno etico più importante è essere felici nell’adesso, attimo per attimo, contenti di ciò che c’è, così come è.
Un infelice è fondamentalmente una persona preda del suo Ego. Come tale non ama nessuno, ma si nutre di disprezzo, a partire dal disprezzo per sé.
Ama il prossimo tuo come te stesso diventa possibile solo se si è felici dentro, cioè se si è liberi dal dominio dell’Ego.
La felicità, a differenza di come si pensa comunemente, non è frutto delle circostanze della vita, più o meno favorevoli. Essa piuttosto nasce naturalmente dalla pratica quotidiana delle qualità dell’essere, come l’apprezzamento, la gratitudine, la generosità, l’integrità, la compassione.
Chi è felice emana onde positive che fanno bene a tutte le persone intorno. E, data la natura dell’inter-essere, far bene agli altri è far bene a se stessi.
A sua volta, l’infelicità origina dalla pratica degli inquinanti mentali, come la rabbia, il risentimento, l’ingratitudine, il disprezzo, l’invidia, il sospetto, la repressione. Gli inquinanti sono i mezzi che l’Ego utilizza per aumentare il suo potere sulla persona. Naturalmente per perseguire questa strategia, deve renderla del tutto inconsapevole: la persona non deve avere neppure il sospetto che sta impegnandosi con tutta se stessa a perseguire il suo male. Al contrario, deve credere che sta facendo le mosse giuste per “difendersi”, “proteggersi”, “perseguire i propri interessi”. Ecco perché la caratteristica fondamentale dell’Ego è la distorsione della realtà, o, in parole povere, la sistematica menzogna. La menzogna è necessaria per mantenere la persona nell’ignoranza. Ma l’Ego individuale non può far tutto da solo. Non ne sarebbe in grado. L’Ego individuale si costruisce attraverso l’interiorizzazione dell’Ego collettivo. Ecco perché è così importante, per sciogliere le proprie nevrosi, cominciare a diventare consapevoli delle sue determinanti culturali e collettive.

Dal punto di vista fisico, l’infelicità è un treno di onde negative, che produce malessere o malattia. E’ una musica stonata, che fa male all’orecchio e al cuore. Come treno di onde, l’infelicità si propaga nell’ambiente circostante, contaminando le persone intorno, a meno che non abbiano sviluppato sufficiente consapevolezza per sottrarsi al fenomeno della risonanza. La presenza di un infelice può rendere un gruppo depresso. Tutti si sentono meno bene, e per sottrarsi a questo dispiacere, facilmente compiono delle mosse controproducenti (v. oltre).

Chi è felice costituisce un esempio che è desiderabile seguire.
Naturalmente ci può essere chi vede nella felicità altrui una minaccia: una minaccia al proprio potere di imporre il suo cattivo umore e attraverso quello condizionare parenti, amici, conoscenti. In altre parole, i leader radicati nelle qualità dell’essere sono mal visti dai leader egoici negativi.

I genitori felici hanno molto più potere nell’educare i figli. Chi è felice significa che dà valore alla felicità. Genitori felici danno valore a ciò che può favorire felicità nei figli: affetto, presenza, empatia, amore. Non hanno quindi bisogno di compensarli per le loro carenze, di viziarli, di cedere ai ricatti. Inoltre, i figli vedono nei genitori dei modelli di come essi stessi potranno diventare nel futuro seguendo il loro esempio. Se i genitori sono tristi e di cattivo umore, i figli non avranno voglia di seguirli. Se cercheranno di insegnare loro qualcosa, mancheranno di leadership. I figli si opporranno: non voglio diventare come te!

Le parti interne meno evolute, le subpersonalità, si comportano come i figli: non hanno alcuna intenzione di seguire le direttive di un io-governo infelice! Rifiuteranno la sua leadership. Si opporranno e continueranno a fare di testa loro. Ma essendo molto piccole come età mentale, il loro contributo sarà scarsamente apprezzabile, se non addirittura dannoso o devastante. Tutte cose che alimenteranno l’infelicità del povero io-governo, sempre meno capace di governare e sempre più pronto a lamentarsi e subire.

Nella nostra filosofia, la felicità è spesso stata confusa con il piacere, senza guardare alle conseguenze che i diversi tipi di piacere recano con se.
Alcuni piaceri sono in realtà pieni di veleno, e oscurano la possibilità di essere felici.
Se una ferita mi prude, grattarmi offre un piacere momentaneo. Ma se continuo a grattarmi, che cosa accadrà? Se mi sento giù, cerco sollievo nell’alcol o nel cibo. Ma alla lunga, questa scelta dove mi porta?

Nella visione buddista, felicità significa gioia dell’essere, senza cause, senza condizioni. Sukha, ananda, non dipendono da prestazioni, aspetto esteriore, successo, salute, anche se possono esserne influenzate.

Dal nostro punto di vista, il cattivo umore è una forma, tra le più subdole, di racket, cioè di mafia psicologica, attraverso la quale una persona ruba l’energia ad un’altra, senza per questo diventare contenta.
In altri termini, è un equivalente aggressivo, una forma passivo-aggressiva: fa del male occultando la sua natura distruttiva. Dato che è una forma molto diffusa, è facile per chi la pratica sottrarsi al feedback e al confronto. In questo modo può continuare su questa strada per anni, senza averne la minima consapevolezza, e spargendo intorno a se molti semi di infelicità.
L’Ego, che si nutre di infelicità, trova in questa forma un modo semplice ed efficace per aumentare il suo potere sulla persona, sulla coppia, sulla famiglia, sul gruppo dove può esercitarla.
Le persone intorno, specie quelle predisposte a soffrire di sensi di colpa, quelle che ritengono che la felicità degli altri dipenda dal loro comportamento, cadono così in un tranello molto rischioso: per sottrarsi al peso del cattivo umore di un compagno o di un amico, cominciano a indagare sui suoi bisogni insoddisfatti, ottenendo in risposta una sequenza di lamentele: mi manca questo, avrei bisogno di quello, c’è questa cosa terribile che non riesco ad eliminare ecc. A questo punto loro si sentono in dovere di lenire il dolore dell’altro, cominciando ad agire in sua vece o facendo promesse che spesso richiederanno un impegno assai superiore alle previsioni, visto la passività della persona sofferente.
Ogni promessa diventa debito. Ed ecco che la relazione con l’altro lamentoso o di cattivo umore diventa una sorta di lavoro che diventa sempre più pesante. Da relazione fraterna, di aiuto, diventa una relazione parassitaria, in cui uno dei due continua a dare, e l’altro a ricevere e disperdere nel vento. Prima c’era una persona infelice, ora ce ne sono due. L’Ego di entrambi può festeggiare.

Aiutare l’altro non significa mai fare le cose al suo posto, addossarsi i suoi carichi, assumersi i suoi impegni e responsabilità. Questo non fa che indebolire l’altro, rendendolo sempre più succube e alimentando la sua rabbia e rancore. Cioè proprio quegli inquinanti che gli impediscono di vedere la realtà così come è, nelle sue infinite possibilità.
L’aiuto è tale solo se accompagnato dall’insieme delle qualità dell’essere. L’amore, in primo luogo. E amare una persona significa favorire la sua evoluzione, la sua crescita psicologica e spirituale. Favorire cioè lo sviluppo delle sue risorse e di un governo interiore ispirato dai messaggi dell’anima, anziché dalla propaganda dell’Ego. Qui sta la differenza tra pietà e compassione. La pietà vede nell’altro solo i suoi problemi. La compassione, oltre ai problemi, vede la sua forza e le sue risorse. Vede nei problemi solo dei sintomi del modo distorto di osservare il mondo. La pietà fa sì che ci si sostituisca all’altro: tu sei un poverino, io sono superiore, in condizioni assai migliori delle tue. La compassione vede nel dolore dell’altro un riflesso del proprio dolore: io, a livello profondo, sono come te, un fuscello che galleggia nel grande fiume della vita. Ho i miei limiti, come tu hai i tuoi. Ma so che c’è qualcosa di più grande che può aiutarci entrambi: la crescita della consapevolezza e l’apertura del cuore.
Quando il cuore è chiuso, gli occhi non vedono davvero la realtà, ma la inventano di sana pianta. La mappa che guida la nostra vita è quindi profondamente falsa e distorta. E’ una mappa paranoide, che vede ostacoli e nemici ovunque.
Aiutare una persona significa fondamentalmente questo: favorire l’apertura del suo cuore attraverso l’apertura del proprio nella presenza e nella consapevolezza.
Il primo passo da compiere in questa direzione è liberarsi dai sensi di colpa, inadeguatezza, indegnità. Tutti radicali nevrotici che dipendono dalla pratica del giudizio, del criticismo, delle doverizzazioni, attraverso i quali la cultura oppressiva ed egoica indebolisce i suoi appartenenti, rendendoli schiavi di false percezioni e di bisogni indotti, certamente incapaci di una rivoluzione che vada al centro dei problemi: smascherare la natura impersonale e perversa dell’Ego e del potere dominio.

Mauro Scardovelli

Tratto da http://www.aleph.ws/news/news.phtml?indice=19

Happiness
The most important ethical commitment is to be happy in the now, moment by moment, content with what there is, as it is.
An unhappy person is basically a prey to his ego. As such it does not love anyone, but it feeds on contempt, from contempt for him.
Love your neighbor as yourself is only possible if you are happy inside, that is, if you are free from the domination of the ego.
Happiness, as opposed to popular belief, is not the result of the circumstances of life, more or less favorable. Rather, it arises naturally from the daily practice of the quality of being, as the appreciation, gratitude, generosity, integrity, compassion.
Who is happy radiate positive and do good to all people around. And given the nature of the interaction-be, do good to others is to do well for themselves.
In turn, the unhappiness stems from the practice of mental pollutants, such as anger, resentment, ingratitude, contempt, envy, suspicion and repression. The pollutants are the means that the ego uses to increase his power over the person. Of course to pursue this strategy, it must make the unaware: the person must not have even a suspicion that it is committing itself to pursue with all its evil. On the contrary, must believe he is doing the right moves to “defend”, “protection”, “pursue their own interests.” This is why the ego is the fundamental characteristic distortion of reality, or, in other words, the systematic falsehood. Lying is necessary to keep the person in ignorance. But the individual Ego can not do everything alone. Would not be able. The individual Ego is constructed through the collective internalization of the ego. That’s why it is so important, to dissolve their own neuroses begin to become aware of its cultural and collective determinants.

From the physical point of view, the misery is a train of negative waves, which produces discomfort or illness. It ‘a music tune, that hurts the ear and heart. As the wave train, unhappiness spreads into the surrounding environment, contaminating the people around, unless you have developed sufficient knowledge to avoid the phenomenon of resonance. The presence of a group can make an unhappy depressed. Everyone feels less well, and to avoid this disappointment, easily make counter moves (see below).

Who is happy is an example that it is desirable to follow.
Of course there may be those who see a threat in the happiness of others: a threat to their power to impose his bad mood, and through that influence relatives, friends and acquaintances. In other words, leaders are rooted in the quality of being unpopular leaders from negative ego.

The happy parents have much more power in educating children. Who is happy means that values ​​happiness. Parents happy with what they value in their children may promote happiness: love, presence, empathy, love. Therefore did not need to compensate for their deficiencies, spoil, to give in to blackmail. In addition, parents of children seen in models of how they themselves can become in the future following their example. If the parents are sad and moody, the children will not want to follow. If they try to teach them anything, fail to leadership. The children will oppose: I do not want to be like you!

The internal parts of less developed, the sub-personalities, they behave like children: they have no intention to follow the directives of a self-governing miserable! Refuse his leadership. Will oppose and will continue to do their own heads. But as tiny as a mental age, their contribution is hardly noticeable, if not downright harmful or destructive. All things that will power the misery of poor self-government, less and less capable of governing and increasingly willing to complain and suffer.

In our philosophy, happiness has often been confused with pleasure, without looking at the effects that different kinds of pleasure traveling with you.
Some pleasures are actually full of poison, and obscure the possibility of being happy.
If a wound feels itchy, scratching offers a momentary pleasure. But if I continue to scratch, what will happen? If I’m feeling down, I seek relief in alcohol or food. But in the long run, this choice takes me?

In the Buddhist view, happiness is the joy of being, without cause, without condition. Sukha, ananda, are not dependent on performance, appearance, success, health, although they may be affected.

From our point of view, the bad mood is one form, one of the most subtle, of racketeering, mob psychology that is, through which a person steals the energy to another, without becoming happy.
In other words, is an equivalent aggressive, passive-aggressive form: evil is hiding his destructive nature. Since it is a very widespread, it is easy for the practitioner to avoid feedback and discussion. In this way it can continue on this road for years, without having the slightest awareness, and spreading around him many seeds of unhappiness.
The ego, which feeds on misery in this form is a simple and effective way to increase his power over the person, the couple, the family, where the group can exercise it.
The people around, especially those prone to suffer from feelings of guilt, those who believe that the happiness of others depends on their behavior, so they fall into a trap very risky: to escape the weight of the bad mood of a companion or a friend, begin to investigate their unmet needs, obtaining a sequence in response to complaints: I miss that, I need that, there is this terrible thing that I can not delete etc.. They will then feel obliged to ease the pain of the other, beginning to act on his behalf or making promises that often require a commitment far more than expected, given the passivity of the sufferer.
Every promise becomes debt. And so the relationship with the other whining or bad mood becomes a kind of work that becomes increasingly heavy. From fraternal relationship, help, becomes a parasitic relationship, where one of the two continues to make, and the other to receive and disperse in the wind. Before there was an unhappy person, now there are two. The ego can both celebrate.

Helping each other is never to do things in his place, his take on the load, its commitments and take responsibility. This only weakens the other, making it ever more dominated and fueling his anger and resentment. That is precisely those pollutants that prevent him from seeing reality as it is, in its infinite possibilities.
The aid is that only if accompanied by all the quality of being. Love in the first place. And to love a person means promote its evolution, its psychological and spiritual growth. To encourage that development of its resources and an inner government inspired by the messages of the soul, rather than by the propaganda of the Ego. Here is the difference between pity and compassion. Piety sees in her only problems. Compassion, in addition to the problems, he sees his strengths and resources. He sees only the symptoms of problems in the distorted way of looking at the world. Piety means that we replace the other: you are a poor man, I am superior in terms of your very best. Compassion sees the suffering of a reflection of your pain: I, at a deep level, I’m like you, a twig floating in the great river of life. I have my limits, as you have yours. But I know there’s something bigger that can help us both: the growth of awareness and openness of heart.
When the heart is closed, the eyes do not really see the reality, but invented out of whole cloth. Map that guides our lives are so profoundly false and distorted. It ‘a map paranoid who sees obstacles and enemies everywhere.
Helping a person is basically this: to promote the opening of his heart through the opening in your presence and awareness.
The first step in this direction is to get rid of guilt, inadequacy, unworthiness. All neurotic radical-dependent practice of judging, of criticism, of doverizzazioni through which culture is oppressive and ego weakens its members, making them slaves of false perceptions and induced needs certainly incapable of a revolution which goes to the heart of the problems : unmasking the impersonal nature of the ego and power and perverse domination.

Mauro Scardovelli

Taken from http://www.aleph.ws/news/news.phtml?indice=19