La via della Conoscenza Sri Aurobindo


La via della Conoscenza Sri Aurobindo

Assorbiti nella routine degli atti quotidiani,
i nostri occhi si fissano sulla scena esteriore;
ascoltiamo il frastuono delle ruote della Circostanza
e perdiamo la causa nascosta delle cose.
Eppure una Conoscenza preveggente potrebbe essere nostra,
se potessimo prendere dimora nel nostro spirito, dentro,
se potessimo ascoltare la voce soffusa del nostro genio.

(Savitri, I, IV, 240-6)

Per conoscenza intendiamo nello yoga non un concetto o certe idee riguardo a cose spirituali, bensì una comprensione psichica dall’interno e un’illuminazione spirituale dall’alto. La conoscenza interiore infatti viene dall’interno e dall’alto – sia dal Divino nel cuore, sia dal Sé in alto – e, perché venga, l’orgoglio che la mente e il vitale traggono dalle idee mentali di superficie e la loro insistenza nel conservarle devono andarsene. Si deve sapere di essere ignoranti, prima di cominciare a sapere. (Lettere, IV, 176-7)

La conoscenza spirituale è l’esperienza cosciente della Verità, vista, sentita e vissuta nell’intimo; è anche una percezione spirituale – più diretta e concreta di quella intellettuale – del vero significato delle cose, che può esprimersi tramite il pensiero e la parola, pur non essendo dipendente da questi. (Lettere, V, 28)

Quando la mente personale è silenziosa, è la Forza divina a compiere qualsiasi azione mentale necessaria. Essa infatti genera ogni pensiero indispensabile, e lo trasforma a poco a poco facendo scendere in esso un piano di percezione e di conoscenza sempre più elevato.
È nel silenzio della mente che può venire l’azione più potente e più libera. Quando la mente è attiva, interferisce con l’ispirazione, vi introduce le sue piccole idee che si mescolano o solleva pensieri da un livello inferiore, o semplicemente interrompe del tutto l’ispirazione con il gorgoglìo delle proprie suggestioni di ogni genere. Nel silenzio della mente è più facile per la conoscenza venire dal di dentro o dall’alto, dallo psichico o dalla coscienza superiore.
L’assenza di pensieri è proprio la cosa giusta, perché la vera coscienza interiore è silenziosea e non è costretta ad elaborare pensieri, ma riceve dall’alto o dall’interno la giusta percezione, comprensione e conoscenza in modo spontaneo, e parla o agisce secondo quella. È la coscienza esteriore ad essere costretta a dipendere dalle cose esterne e a pensare ad esse, appunto perché non ha questa guida spontanea. (Lettere, V, 20)

Finché la mente esteriore non è calma, è impossibile che l’intuizione cresca. La vera conoscenza e la vera comprensione possono venire solo se si smette di porre domande con la piccola mente di superficie e si permette a una coscienza più profonda e più vasta, che è lì dentro di noi, di venire fuori e crescere. Otterremo allora la vera risposta e la vera guida. (…) Ma per questo la mente deve essere calma e cedere il posto a una comprensione, a un’intuizione diretta. (Lettere, V, 29)

La cosa più importante è sempre lasciare agire la Pace e la Forza divina, e non permettere alla mente di rincorrere ogni sorta di cose, lasciandosi turbare da esse. Tutti i valori della mente sono costruzioni dell’ignoranza, ed è solo quando l’essere psichico viene in primo piano che avete la vera conoscenza, perché l’essere psichico sa.
Dovete solo lasciare che la coscienza cresca; all’inizio ci saranno errori così come idee vere, ma quando la coscienza sarà cresciuta abbastanza e la Forza e la Conoscenza della Madre Divina agiranno direttamente in voi, la comprensione delle cose sarà sempre più corretta; non solo, ma avrete la certezza. Finché cercherete di comprendere con la mente non illuminata, commetterete inevitabilmente errori e inevitabilmente non capirete.
A mano a mano che la Pace e la Forza prenderanno direttamente e completamente possesso della vostra coscienza, tutto cambierà, la coscienza crescerà sempre più salda e con una luce maggiore. (Lettere, V, 30-31)

Non ‘meditando’ sulla realtà totale, ma solo con un cambiamento di coscienza si può passare dell’ignoranza alla Conoscenza – quella Conoscenza con cui si diviene ciò che si conosce. Passare dalla coscienza esteriore a una coscienza interiore, intima e diretta; allargare la propria coscienza oltre i limiti dell’ego e del corpo; sollevarla grazie ad una volontà e aspirazione interiore e aprirla alla Luce finché, nella sua ascesa, oltrepassi la mente; provocare una discesa del Divino mediante il dono di sé e la sottomissione, con una conseguente trasformazione della mente, della vita e del corpo: questa è la strada integrale verso la Verità. È questa che qui chiamiamo Verità, e questo è lo scopo cui mira il nostro yoga. (Lettere, II, 36-7)

Finché non conosciamo la Verità – non mentalmente, ma per esperienza, per cambiamento di coscienza – abbiamo bisogno della fede dell’anima per sostenerci e rimanere fedeli alla Verità; quando viviamo nella conoscenza, questa fede si trasforma in conoscenza. Naturalmente, parlo di conoscenza spirituale diretta. La conoscenza mentale non può sostituire la fede: finché c’è solo conoscenza mentale, la fede è ancora necessaria. (Lettere, I, 214)

E’ sicuramente colui che cerca che deve per prima cosa cercare e amare, seguitare la ricerca e appassionarsi per Colui che cerca; soltanto allora il velo verrà rimosso, apparirà la Luce e si manifesterà il Volto che solo può appagare l’anima dopo il lungo soggiorno nel deserto. (…) Il Divino guarda nel cuore e rimuove il velo nel momento che Egli sa essere quello giusto. (Lettere, II, 223)

Lo stato di conoscenza che lo yoga prevede non è una semplice concezione intellettuale o un chiaro discernimento della verità, e neppure un’esperienza psicologica illuminata dei modi del nostro essere. È una “realizzazione” nel pieno senso della parola; si tratta di rendere reale per noi e dentro di noi il Sé, il Divino trascendente e universale, eliminando conseguentemente la possibilità di vedere i modi dell’essere se non nella luce del Sé e nel loro vero aspetto, quale flusso del Suo divenire nelle condizioni psicologiche e fisiche della nostra esistenza nel mondo. Questa realizzazione consiste di tre movimenti successivi: la visione interiore, la piena esperienza interiore, e l’identità.

La visione interiore (dristi) è un potere a cui gli antichi saggi attribuivano un altissimo valore, in quanto trasformava un semplice pensatore in un Veggente (Rishi); è una specie di luce che scaturisce dall’anima e rende le cose invisibili così evidenti e reali per l’anima (non solamente per l’intelletto) come l’occhio fisico rende evidenti le cose fisiche. Nel mondo fisico esistono due modi di conoscere: il modo diretto e quello indiretto. Quando un oggetto è situato fuori del nostro raggio visivo, siamo necessariamente obbligati a formarcene un’idea per deduzione, immaginazione, analogia, affidandoci alle descrizioni di coloro che l’hanno visto o attraverso lo studio delle sue rappresentazioni, o altro. Una volta però che vediamo l’oggetto coi nostri occhi, lo possediamo, lo realizziamo, esso si trova solidamente ancorato nel nostro essere, che ne è pienamente soddisfatto perché ora fa parte di noi stessi, della nostra conoscenza.

La stessa regola è valida per le cose di carattere psichico e per il Sé. Possiamo ascoltare i filosofi, i maestri, le antiche Scritture che ci parlano del Sé in termini chiari e luminosi; possiamo, attraverso il pensiero, la deduzione, l’immaginazione, l’analogia o qualsiasi altro mezzo a nostra disposizione, tentare di farcene un’idea o una concezione mentale; possiamo fissare solidamente questa concezione nel nostro pensiero e conservarla mediante una concentrazione totale ed esclusiva, ma con questo non avremo ancora realizzato il Sé, non avremo visto Dio.

Solamente dopo che con una lunga e perseverante concentrazione, o con altri mezzi, il velo mentale si è allentato o dissipato, solamente quando un fiotto di luce si riversa nella mente risvegliata e i concetti lasciano il posto ad una conoscenza-visione in cui il Sé è così presente e così reale come potrebbe esserlo un oggetto fisico per l’occhio fisico, solamente allora possediamo la conoscenza, perché vediamo.

Dopo questa rivelazione la luce potrà ancora svanire, periodi di oscurità potranno rattristare l’anima, ma ciò che è stato posseduto una volta non andrà più irreparabilmente perduto. L’esperienza si rinnoverà inevitabilmente, divenendo sempre più frequente, e fissandosi infine in modo permanente; la rapidità della conclusione dipende dalla nostra devozione e dalla tenacia con cui ci atteniamo al sentiero e facciamo del nostro essere, mediante la volontà e l’amore, la sede della Divinità nascosta.

(Sintesi, II, 24-25)

The Way of Knowledge Sri Aurobindo

Absorbed into the routine of everyday acts,
our eyes are fixed on the external scene;
hear the noise of the wheels of Circumstance
and we lose the hidden cause of things.
Yet a prescient knowledge could be ours,
if we were able to stay in our spirit inside
if we could hear the soft voice of our genius.

(Savitri, I, IV, 240-6)

To understand knowledge of yoga is not a concept or some ideas about spiritual things, but from a psychological understanding and spiritual enlightenment from above. The inner knowing it comes from within and from above – by the Divine is in the heart, both from the self at the top – and, because it is the pride that the mind and mental life derive from the ideas of surface and their insistence on must keep them away. You should know to be ignorant, before you begin to know. (Letters, IV, 176-7)

Spiritual knowledge is the conscious experience of Truth, views, felt and lived in the depths, is also a spiritual perception – the most direct and concrete than the intellectual – the true meaning of things, which can be expressed through the thought and speech, while not being dependent on these. (Letters, V, 28)

When staff is quiet the mind, is the Divine Force to take any action necessary mental. It generates all thought it necessary, and turns it slowly, lowering it a plane of perception and knowledge is always higher.
It is the silence of the mind that action can be more powerful and free. When the mind is active, it interferes with the inspiration, brings her little ideas that blend or raises thoughts from a lower level, or just stop completely inspired by the gurgling of its suggestions of all kinds. In the silence of the mind for knowledge is easier to come from within or from above, from the psychic or the higher consciousness.
The absence of thoughts is the right thing, because the real inner consciousness is silenziosea and is not forced to have thoughts, but receives from top or from the right perception, understanding and knowledge in a spontaneous way, and speaks or acts according to that. It is the outer consciousness to be forced to depend on external things and think of them, precisely because this guide did not spontaneous. (Letters, V, 20)

As long as the outer mind is not calm, it is impossible that intuition grows. True knowledge and true understanding can only come when you stop asking questions with the small surface mind and allows a wider and deeper consciousness, which is inside of us, to come out and grow. Then we will get the true answer and true leadership. (…) But for this the mind must be calm and give way to an understanding, in a direct intuition. (Letters, V, 29)

The most important thing is always leave on Peace and Divine force, and not allow the mind to chase after all sorts of things, leaving disturbed by them. All values ​​are constructions of the mind of ignorance, and it is only when the psychic is in the foreground that you have the true knowledge, that the psychic knows.
Just leave that consciousness grows, there will be errors at the beginning as well as true ideas, but when the awareness has grown enough and the force and the knowledge of the Divine Mother will act directly to you, the understanding of things will always be more correct, not only, but you can be sure. As long as you try to understand with the unenlightened mind, inevitably commit errors and do not necessarily understand.
As the Peace and the Force will take direct and full possession of your consciousness, everything will change, the awareness will grow ever stronger and more light. (Letters, V, 30-31)

Do not ‘meditating’ on the whole reality, but only with a change of consciousness can pass ignorance to knowledge – the knowledge with which one becomes what one knows. Moving from outer consciousness to the inner consciousness, intimate and direct, expand their consciousness beyond the limits of ego and body lift thanks to a will and aspiration and open to the inner light until, in its ascent, it goes beyond the mind, causing a descent of the Divine through the gift of self and submission, with a consequent transformation of the mind, life and body: this is the full path to Truth. This is what we call truth here, and this is the goal sought by our yoga. (Letters, II, 36-7)

Until we know the truth – not mentally, but from experience, for a change of consciousness – the soul of the faith we need to sustain and remain faithful to the truth, when we live in knowledge, this faith is transformed into knowledge. Of course, I talk about direct spiritual knowledge. Mental knowledge can not replace faith, until there is just mental knowledge, faith is still required. (Letters, I, 214)

It ‘s definitely one who seeks it must first seek and love, continue research and develop a love for the Seeker, only then the veil is removed, the light will appear and manifest itself in the face, which alone can satisfy the soul after a long living in the desert. (…) The Divine looks on the heart and removes the veil at the time that he knows to be right. (Letters, II, 223)

The state of knowledge that yoga provides is not a mere intellectual conception or a clear discernment of truth, and even lit a psychological way of our being. It is a “realization” in the full sense of the word is to be made real to us and within us, the Self, the Divine transcendent and universal, thus eliminating the possibility of seeing the ways of being, if not in light of the Self and their true appearance, which flow into becoming your physical and psychological conditions of our existence in the world. This implementation consists of three successive movements: the inner vision, the full inner experience, and identity.

The inner vision (Dristi) is a power which the ancient sages placed a high value, in that transformed a simple thinker in a Seer (Rishi) is a kind of light that comes from within and makes things visible and invisible so soul for real (not just the intellect) as the physical eye makes obvious physical things. In the physical world there are two ways of knowing: the direct and the indirect one. When an object is located out of our sight, we are necessarily obliged to formarcene idea by inference, imagination, analogy, relying on the descriptions of those who have seen it, or through the study of its representations, or otherwise. But once we see the object with our eyes, we have it, we realize, it is firmly anchored in our being, which is fully satisfied because now part of ourselves, of our knowledge.

The same rule applies to the things of nature and the psychic self. We can listen to the philosophers, the teachers, the ancient Scriptures that speak of the self in a clear and bright, we can, through thought, deduction, imagination, analogy, or any other means at our disposal, groped for a farcene ‘idea or a mental conception, we can firmly establish this concept in our thinking and keep using a total concentration and exclusive, but with this we still have not realized the Self, we have seen God

Only after a long and persevering concentration, or by other means, the veil of mind has come loose or dissipated, only when a flood of light pours into the awakened mind and concepts give way to a knowledge-vision in which the self is so present and so real as it could be a physical object to the physical eye, then you only have the knowledge, because we see.

After this revelation, the light will fade away again, periods of darkness may grieve the soul, but what was once owned should no longer be irreparably lost. The experience will be renewed inevitably becoming more frequent, and finally fixing itself permanently, the speed of the conclusion depends on our devotion and tenacity with which we adhere to the path and do our being, through will and love, the seat of the Deity hidden.

(Summary, II, 24-25)

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