Archivio | 1 aprile 2017

Storie da ricucire


  1. L’ultima Thule è il ventiquattresimo ed ultimo album del cantautore italiano Francesco Guccini, uscito il 27 novembre 2012[2]. Come annunciato da Guccini[3], le registrazioni sono avvenute all’interno del Mulino della famiglia Guccini a Pavana.

    Come copertina del disco Guccini ha scelto un veliero fra i ghiacci polari, una foto scattata da Luca Bracali durante i suoi viaggi. “Quando ho visto quella immagine – ha spiegato il cantautore modenese – mi sono detto che era lei”.[4]

    L’edizione digitale contiene anche un video registrato a Pavana in cui Francesco Guccini racconta i giorni della lavorazione de L’ultima Thule.[5]

    Il cantautore ha dichiarato che, dopo questo album, molto probabilmente non scriverà più canzoni, né terrà concerti e che, in passato, meditò spesso di intitolare così l’ultimo lavoro discografico: L’ultima Thule.[6]

    Il disco si è rivelato l’ennesimo successo per Guccini: nel giro di solamente un mese ha infatti venduto più di 100.000 copie, risultando tra i cinque album più venduti in Italia nel periodo natalizio. A fine 2013 la FIMI gli ha attribuito il secondo disco di platino, per le oltre 120.000 copie vendute. Nel corso dello stesso anno è stato realizzato il film Francesco Guccini La mia Thule che documenta la registrazione del disco, in una sala di incisione particolare e creata per l’occasione nel mulino di Chicòn, a Pàvana, in cui il cantautore abitò e a cui sono legati alcuni momenti della sua vita e alcune sue opere letterarie e canzoni.

    Essendosi Guccini ritirato dalle esibizioni live a fine 2011, questo disco non è stato presentato in tournée dall’autore; i suoi storici musicisti, però, con la sola eccezione diEllade Bandini e Roberto Manuzzi, che non hanno preso parte al progetto, hanno portato in tour l’album nel corso del 2013, con l’aggiunta, alla voce, di Danilo Sacco. Il gruppo così costituito, che nei concerti alternava i brani nuovi con quelli storici del cantautore, ha assunto il nome di Danilo Sacco e i Musici.

    http://it.wikipedia.org/wiki/L%27ultima_Thule

Storie da ricucire

Bandiere di luce, storie da ricucire,
un passato che s’intreccia con il presente:
Un giorno d’Aprile che non va dimenticato,
banalizzato o strumentalizzato….
E’ nel sacrificio e nella storia
la traccia indelebile di quest’Italia
da difendere e da amare.

25.04.2015 Poetyca

Stories to mend

Flags of light, stories to mend,
a past that is interwoven with the present:
One day in April that should not be forgotten,
trivialized or exploited ….
And ‘sacrifice and history
the indelible mark of this Italy
to defend and to love.

04/25/2015 Poetyca

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Fare il bene


Nessuno che operi il bene può andare incontro
a un destino sventurato.
Quando muoiono, dopo aver raggiunto
i mondi di coloro che compiono atti meritori
e dopo avervi dimorato per una serie ininterrotta di anni,
costoro rinascono nella casa di persone virtuose e prospere.Bhagavad Gita, 6, 40-41No one who operates the well can meet
to an unfortunate fate.
When they die, after reaching
the worlds of those who do meritorious deeds
and after having resided for an uninterrupted series of years,
they are reborn in the house of virtuous and prosperous.

Bhagavad Gita, 6, 40-41

Il nome che attendevi


Il nome che attendevi

Occhi scossi
e incanto
di tempi perduti
dove nulla esiste
oltre il pianto
d’anime in ricerca

Sorrisi e vacuità
lasciati alle spalle
come formicai
che non nutrono l’anima
come le mosche d’un incubo
che non rivela il senso

Dimmi straniero dei tuoi passi
e se senti ancora il suono
d’un respiro che oltrepassa
questo denso silenzio
e che cosa trattengono le tue mani

Dimmi cosa cerca
quella tua voglia di capire
e se avrai la forza
di scavare ancora
dentro la tua anima stanca
che non conosce la povertà
di chi non possiede nulla

Io ci sarò
come lampada nella notte
come attesa di pioggia
dopo la lunga siccità
e mi riconoscerai
semplicemente
come l’odore di casa

Sarò il nome che attendevi
e non è sorte quel destino
che hai costruito
spalancando consapevolezza
a quel che sei

Sarò vita oltre misura
per portare pace
dentro lo scavo di occhi
che non vedevano
la luce che abbraccia
senza nulla chiedere
allargando il confine
della tua verità

18.04.2005 Poetyca

The name you’ve been waiting

eyes shaken
and charm
of time lost
where nothing exists
cried over
in search of souls

Smiles and emptiness
left behind
as anthills
that nourish the soul
like flies in a nightmare
that reveals the meaning

Tell me stranger of your footsteps
and if you still feel the sound
of a breath that passes
this dense silence
and what to keep your hands

Tell me what to look for
the desire to understand your
and if you have the strength
to dig even
inside your weary soul
that knows no poverty
those who do not possess anything

I’ll be there
as a lamp in the night
as the expectation of rain
after the long drought
and I recognize
just
like the smell of home

I will be the name you’ve been waiting
and it is not fate that destiny
you built
widening awareness
then you’re

I will be life beyond measure
to bring peace
in the excavation of eyes
who did not
the light that embraces
without asking
expanding the boundary
of your truth

18.04.2005 Poetyca

Il suono di una sola mano


21. Il suono di una sola mano

Il maestro del tempio Kennin era Mokurai, Tuono Silenzioso. Aveva un piccolo protetto, un certo Toyo, un ragazzo appena dodicenne. Toyo vedeva che i discepoli più grandi andavano ogni mattina e ogni sera nella stanza del maestro per essere istruiti nel Sanzen o per avere privatamente qualche consiglio, e che il maestro dava loro dei koan per fermare le divagazioni della mente.

Anche Toyo voleva fare il Sanzen.

«Aspetta un poco» disse Mokurai. «Sei troppo giovane».

Ma il piccolo insisteva, e l’insegnante finì con l’acconsentire.

Quella sera, all’ora giusta, il piccolo Toyo si presentò alla porta della stanza Sanzen di Mokurai. Batté il gong per annunciarsi, fece tre rispettosi inchini prima di entrare, poi andò a sedersi in riguardoso silenzio davanti al maestro.

«Tu puoi sentire il suono di due mani quando battono l’una contro l’altra» disse Mokurai. «Ora mostrami il suono di una sola mano».

Toyo fece un inchino e se ne andò nella sua stanza per riflettere su questo problema.

Dalla sua finestra poteva sentire la musica delle geishe.

«Ah, ho capito!» proruppe.

La sera dopo, quando il suo insegnante gli chiese di illustrargli il suono di una sola mano, Toyo cominciò a suonare la musica delle geishe.

«No, no» disse Mokurai. «Questo non serve. Questo non è il suono di una sola mano. Non hai capito niente».

Temendo che quella musica potesse disturbarlo, Toyo si trasferì in un luogo tranquillo.

Riprese a meditare. «Quale può essere il suono di una sola mano?». Per caso sentì gocciolare dell’acqua. «Stavolta ci sono» si figurò Toyo.

Quando tornò davanti al suo insegnante, Toyo imitò il gocciolare dell’acqua.

«Che cos’è?» disse Mokurai. «Questo è il suono dell’acqua che gocciola, non il suono di una sola mano. Prova ancora».

Invano Toyo meditava per sentire il suono di una sola mano. Sentì il respiro del vento.

Ma quel suono venne respinto.

Sentì il grido di un gufo. Anche questo venne rifiutato.

Nemmeno le locuste erano il suono di una sola mano.

Più di dieci volte Toyo andò da Mokurai con suoni diversi. Erano tutti sbagliati. Per quasi un anno si domandò quale potesse essere il suono di una sola mano.

Finalmente il piccolo Toyo entrò nella vera meditazione e superò tutti i suoni. «Non potevo mettere insieme nient’altro,» spiegò più tardi «così ho raggiunto il suono senza suono».

Toyo aveva realizzato il suono di una sola mano.

Tratto da 101 Storie Zen


The Sound of One Hand

The master of Kennin temple was Mokurai, Silent Thunder. He had a little protégé named Toyo who was only twelve years old. Toyo saw the older disciples visit the master’s room each morning and evening to receive instruction in sanzen or personal guidence in which they were given koans to stop mind-wandering.

Toyo wished to do sanzen also.

“Wait a while,” said Mokurai. “You are too young.”

But the child insisted, so the teacher finally consented.

In the evening little Toyo went at the proper time to the threshold of Mokurai’s sanzen room. He struck the gong to announce his presence, bowed respectfully three times outside the door, and went to sit before the master in respectful silence.

“You can hear the sound of two hands when they clap together,” said Mokurai. “Now show me the sound of one hand.”

Toyo bowed and went to his room to consider this problem. From his window he could hear the music of the geishas. “Ah, I have it!” he proclaimed.

The next evening, when his teacher asked him to illustrate the sound of one hand, Toyo began to play the music of the geishas.

“No, no,” said Mokurai. “That will never do. That is not the sound of one hand. You’ve not got it at all.”

Thinking that such music might interrupt, Toyo moved his abode to a quiet place. He meditated again. “What can the sound of one hand be?” He happened to hear some water dripping. “I have it,” imagined Toyo.

When he next appeared before his teacher, he imitated dripping water.

“What is that?” asked Mokurai. “That is the sound of dripping water, but not the sound of one hand. Try again.”

In vain Toyo meditated to hear the sound of one hand. He heard the sighing of the wind. But the sound was rejected.

He heard the cry of an owl. This was also refused.

The sound of one hand was not the locusts.

For more than ten times Toyo visited Mokurai with different sounds. All were wrong. For almost a year he pondered what the sound of one hand might be.

At last Toyo entered true meditation and transcended all sounds. “I could collect no more,” he explained later, “so I reached the soundless sound.”

Toyo had realized the sound of one hand.

By 101 Zen Stories

Canti oltre la rete


Premio Poeta dell’anno 2005
Renato Milleri

Parola

Parola:
frammento di stella
concesso dal cielo
per essere vita
oltre ogni apparire

Vibrazione eterna
che l’immagine cattura
e restituisce in un barlume
di attimi ricevuti
senza interruzione

Scheggia d’anima
che conosce linguaggio
da non poter tracciare
in un percorso
d’mpalpabile polvere
che respira eterno

16.04.2005 © Poetyca

Il nome che attendevi

Occhi scossi
e incanto
di tempi perduti
dove nulla esiste
oltre il pianto
d’anime in ricerca

Sorrisi e vacuità
lasciati alle spalle
come formicai
che non nutrono l’anima
come le mosche d’un incubo
che non rivela il senso

Dimmi straniero dei tuoi passi
e se senti ancora il suono
d’un respiro che oltrepassa
questo denso silenzio
e che cosa trattengono le tue mani

Dimmi cosa cerca
quella tua voglia di capire
e se avrai la forza
di scavare ancora
dentro la tua anima stanca
che non conosce la povertà
di chi non possiede nulla

Io ci sarò
come lampada nella notte
come attesa di pioggia
dopo la lunga siccità
e mi riconoscerai
semplicemente
come l’odore di casa

Sarò il nome che attendevi
e non è sorte quel destino
che hai costruito
spalancando consapevolezza
a quel che sei

Sarò vita oltre misura
per portare pace
dentro lo scavo di occhi
che non vedevano
la luce che abbraccia
senza nulla chiedere
allargando il confine
della tua verità

14.04.2005 ©Poetyca

Ascolto ed Incanti

E’ poesia di vita
è forza contro gli affanni
è sogno che cela il viaggio
di una mente
e della voce del cuore
per essere nel silenzio
cantore d’anima
che tutto accoglie
come dono

E’ bellezza
che si trasfigura
oltre le immagini
di passi tra le pieghe
di questo cammino
a volte difficile
per gli inciampi
di mani vuote
che non contengono
più emozioni

Solo le fronde
compagne d’incanti
sanno ascoltare
ed accogliere
quel che non dice
la voce muta
ma che trapela
dal cuore spalancato

Vibrazioni sottili
che son dialogo
oltre le parole
in danza d’anima
che si proietta
come raggio di sole

15.04.2005 © Poetyca

Word

World:
star fragment
granted from heaven
for life
look beyond

Vibration eternal
that the image capture
and returns in a glimpse
moments of the received
without interruption

Soul shard
who knows the language
they can not track
in a path
mpalpabile of dust
breathing forever

16.04.2005 © Poetyca

The name you’ve been waiting

Eyes shaken
and charm
of time lost
where nothing exists
cried over
in search of souls

Smiles and emptiness
left behind
as anthills
that nourish the soul
like flies in a nightmare
that reveals the meaning

Tell me stranger of your footsteps
and if you still feel the sound
of a breath that passes
this dense silence
and what to keep your hands

Tell me what to look for
the desire to understand your
and if you have the strength
to dig even
inside your weary soul
that knows no poverty
those who do not possess anything

I’ll be there
as a lamp in the night
as the expectation of rain
after the long drought
and I recognize
just
like the smell of home

I will be the name you’ve been waiting
and it is not fate that destiny
you built
widening awareness
then you’re

I will be life beyond measure
to bring peace
in the excavation of eyes
who did not
the light that embraces
without asking
expanding the boundary
of your truth

14.04.2005 © Poetyca

Listening and Incantations

And ‘the poetry of life
is strongly against the worries
it harbors the dream trip
of a mind
and the voice of the heart
to be in silence
soul singer
that all hosts
as a gift

And ‘beauty
that transforms
beyond images
of steps between the lines
of this path
sometimes difficult
for tripping
of empty
that do not contain
more emotions

Only the leaves
companions of charms
know how to listen
and welcome
that it does not say
the voice changes
but that transpires
from the heart wide open

Subtle vibrations
dialogue that are
beyond words
in dance of the soul
which is projected
as a ray of sunshine

15.04.2005 © Poetyca

Canti oltre la rete 2. Premio poeta dell’anno 2005 Renato Milleri (Remil) Di Aa.vv.

Luce di stelle


Luce di stelle
Sul sentiero dei sogni
le stelle brillano sempre
e non possiamo inciampare
nei trabocchetti che la realtà insidiosa nasconde.

26.03.2017 Poetyca

Star Light

On the path of dreams
the stars always shine
and we can not stumble
the pitfalls that hides
the reality insidious.

03/26/2017 Poetyca