Il suono di una sola mano


21. Il suono di una sola mano

Il maestro del tempio Kennin era Mokurai, Tuono Silenzioso. Aveva un piccolo protetto, un certo Toyo, un ragazzo appena dodicenne. Toyo vedeva che i discepoli più grandi andavano ogni mattina e ogni sera nella stanza del maestro per essere istruiti nel Sanzen o per avere privatamente qualche consiglio, e che il maestro dava loro dei koan per fermare le divagazioni della mente.

Anche Toyo voleva fare il Sanzen.

«Aspetta un poco» disse Mokurai. «Sei troppo giovane».

Ma il piccolo insisteva, e l’insegnante finì con l’acconsentire.

Quella sera, all’ora giusta, il piccolo Toyo si presentò alla porta della stanza Sanzen di Mokurai. Batté il gong per annunciarsi, fece tre rispettosi inchini prima di entrare, poi andò a sedersi in riguardoso silenzio davanti al maestro.

«Tu puoi sentire il suono di due mani quando battono l’una contro l’altra» disse Mokurai. «Ora mostrami il suono di una sola mano».

Toyo fece un inchino e se ne andò nella sua stanza per riflettere su questo problema.

Dalla sua finestra poteva sentire la musica delle geishe.

«Ah, ho capito!» proruppe.

La sera dopo, quando il suo insegnante gli chiese di illustrargli il suono di una sola mano, Toyo cominciò a suonare la musica delle geishe.

«No, no» disse Mokurai. «Questo non serve. Questo non è il suono di una sola mano. Non hai capito niente».

Temendo che quella musica potesse disturbarlo, Toyo si trasferì in un luogo tranquillo.

Riprese a meditare. «Quale può essere il suono di una sola mano?». Per caso sentì gocciolare dell’acqua. «Stavolta ci sono» si figurò Toyo.

Quando tornò davanti al suo insegnante, Toyo imitò il gocciolare dell’acqua.

«Che cos’è?» disse Mokurai. «Questo è il suono dell’acqua che gocciola, non il suono di una sola mano. Prova ancora».

Invano Toyo meditava per sentire il suono di una sola mano. Sentì il respiro del vento.

Ma quel suono venne respinto.

Sentì il grido di un gufo. Anche questo venne rifiutato.

Nemmeno le locuste erano il suono di una sola mano.

Più di dieci volte Toyo andò da Mokurai con suoni diversi. Erano tutti sbagliati. Per quasi un anno si domandò quale potesse essere il suono di una sola mano.

Finalmente il piccolo Toyo entrò nella vera meditazione e superò tutti i suoni. «Non potevo mettere insieme nient’altro,» spiegò più tardi «così ho raggiunto il suono senza suono».

Toyo aveva realizzato il suono di una sola mano.

Tratto da 101 Storie Zen


The Sound of One Hand

The master of Kennin temple was Mokurai, Silent Thunder. He had a little protégé named Toyo who was only twelve years old. Toyo saw the older disciples visit the master’s room each morning and evening to receive instruction in sanzen or personal guidence in which they were given koans to stop mind-wandering.

Toyo wished to do sanzen also.

“Wait a while,” said Mokurai. “You are too young.”

But the child insisted, so the teacher finally consented.

In the evening little Toyo went at the proper time to the threshold of Mokurai’s sanzen room. He struck the gong to announce his presence, bowed respectfully three times outside the door, and went to sit before the master in respectful silence.

“You can hear the sound of two hands when they clap together,” said Mokurai. “Now show me the sound of one hand.”

Toyo bowed and went to his room to consider this problem. From his window he could hear the music of the geishas. “Ah, I have it!” he proclaimed.

The next evening, when his teacher asked him to illustrate the sound of one hand, Toyo began to play the music of the geishas.

“No, no,” said Mokurai. “That will never do. That is not the sound of one hand. You’ve not got it at all.”

Thinking that such music might interrupt, Toyo moved his abode to a quiet place. He meditated again. “What can the sound of one hand be?” He happened to hear some water dripping. “I have it,” imagined Toyo.

When he next appeared before his teacher, he imitated dripping water.

“What is that?” asked Mokurai. “That is the sound of dripping water, but not the sound of one hand. Try again.”

In vain Toyo meditated to hear the sound of one hand. He heard the sighing of the wind. But the sound was rejected.

He heard the cry of an owl. This was also refused.

The sound of one hand was not the locusts.

For more than ten times Toyo visited Mokurai with different sounds. All were wrong. For almost a year he pondered what the sound of one hand might be.

At last Toyo entered true meditation and transcended all sounds. “I could collect no more,” he explained later, “so I reached the soundless sound.”

Toyo had realized the sound of one hand.

By 101 Zen Stories

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4 thoughts on “Il suono di una sola mano

  1. La risposta è il sasso che picchia contro la ciotola di riso .. questo nel libro ..” La porta senza porta .” perchè non vi era una risposta intellettuale a quella domanda, e quindi mentre la mente del discepolo vacillava per voler dare a tutti i costi una risposta logica a quel quesito postogli dal suo maestro, un bambino scagliò per gioco un sasso contro la ciotola di riso vicino al discepolo. L’urto che arrivò all’improvviso,lo fece come spaventare per l’impatto in quel silenzio di meditazione,( un pò come quando noi siamo assorti e all’improvviso una persona ci viene alle spalle o vicino e battesse le mani in un unico colpo improvviso e quindi inaspettato per chi lo sente) facendoli crollare il mondo intorno a lui facendo inevitavilmente il famoso salto nel vuoto;salto che orami in quelle condizioni mentali esauste non potè evitare.. ma che lo fece diventare il tutto in uno .. questo del koan si pratica nello zen rinzai ..

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    • Grazie Gabriele, la pratica attraverso l’uso dei koan è sicuramente efficace, un percorso per spezzare l’assuefarsi della mente che ne impedisce la pratica. Trascendere la ricerca intellettuale per essere essenziali è molto importante, permette di trovare soluzioni senza aver mai formulato domande, con un’istintiva apertura, come quel sasso che spezza la calma che fa scivolare nell’oblio la vera ricerca.

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