Archivio | 2 aprile 2017

★★。¸.☆☆Buonanotte¸.☆☆


notte55

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Shoun e sua madre


laotzu4base

15. Shoun e sua madre

Shoun diventò un insegnante di Zen Soto. Faceva ancora i suoi studi quando gli era morto il padre, lasciando la vecchia madre affidata alle sue cure.

Tutte le volte che andava in una sala di meditazione Shoun portava con sé la madre. Da quando essa lo accompagnava, però, lui nei monasteri non poteva più vivere coi monaci. Sicché le costruiva una casetta e si prendeva cura della madre. Copiava sutra e poesie buddhiste, e in questo modo guadagnava quel poco di che vivere.

Quando Shoun comprava un po’ di pesce per la madre, la gente rideva di lui, perché a un monaco è vietato mangiare pesce. Shoun non se ne curava. Ma a sua madre dispiaceva che gli altri ridessero del figlio. E infine disse a Shoun: «Credo che mi farò monaca. Posso diventare vegetariana anch’io». Così fece, e cominciarono a studiare insieme.

Shoun era appassionato di musica ed era un virtuoso dell’arpa, strumento che anche sua madre suonava. Nelle notti di plenilunio avevano l’abitudine di suonare insieme.

Una notte una giovane signora passò davanti alla sua casa e udì la musica. Profondamente commossa, invitò Shoun la sera dopo in casa sua perché suonasse per lei. Shoun accettò l’invito. Dopo qualche giorno incontrò per la strada la giovane signora e la ringraziò della sua ospitalità. Gli altri risero di lui. Era andato in casa di una donna di piacere.

Un giorno Shoun andò a fare una conferenza in un tempio lontano. Tornò a casa dopo qualche mese e trovò che la madre era morta. Gli amici non sapevano dove rintracciarlo, e il funerale si stava celebrando in quel momento.

Shoun si avvicinò e picchiò sulla bara col bastone. «Mamma, tuo figlio è tornato» disse. «Sono contenta di vedere che sei tornato, figlio» rispose Shoun per la madre.

«Sì, sono contento anch’io» disse Shoun. Poi annunciò a quelli che stavano intorno a lui: «La cerimonia funebre è finita. Potete seppellire il corpo».

Quando fu vecchio, Shoun sapeva che la sua fine era prossima. La mattina chiese ai suoi discepoli di radunarsi intorno a lui e disse che sarebbe morto a mezzogiorno. Bruciando incenso davanti ai ritratti di sua madre e del suo vecchio maestro, scrisse una poesia:

Ho vissuto sessant’anni come meglio potevo

Facendo la mia strada in questo mondo.

Ora la pioggia è cessata, le nubi scompaiono,

Il cielo azzurro ha una luna piena.

I suoi discepoli si raccolsero intorno a lui recitando un sutra, e Shoun spirò durante l’invocazione.

tratto da 101 Storie Zen 

Shoan and His Mother

Shoun became a teacher of Soto Zen. When he was still a student his father passed away, leaving him to care for his old mother.

Whenever Shoun went to a meditation hall he always took his mother with him. Since she accompanied him, when he visited monasteries he could not live with the monks. So he would build a little house and care for her there. He would copy sutras, Buddhist verses, and in this manner receive a few coins for food.

When Shoun bought fish for his mother, the people would scoff at him, for a monk is not supposed to eat fish. But Shoun did not mind. His mother, however, was hurt to see the others laugh at her son. Finally she told Shoun: “I think I will become a nun. I can be a vegaterian too.” She did, and they studied together.

Shoun was fond of music and was a master of the harp, which his mother also played. On full-moon nights they used to play together.

One night a young lady passed by their house and heard music. Deeply touched, she invited Shoun to visit her the next evening and play. He accepted the invitation. A few days later he met the young lady on the street and thanked her for her hospitality. Others laughed at him. He had visited the house of a woman of the streets.

One day Shoun left for a distant temple to deliver a lecture. A few months afterwards he returned home to find his mother dead. Friends had not known where to reach him, so the funeral was then in progress.

Shoun walked up and hit the coffin with his staff. “Mother, your son has returned,” he said.

“I am glad to see you have returned, son,” he answered for his mother.

“Yes, I am glad too,” Shoun responded. Then he announced to the people about him: “The funeral ceremony is over. You may bury the body.”

When Shoun was old he knew his end was approaching. He asked his disciples to gather around him in the morning, telling them he was going to pass on at noon. Burning incense before the picture of his mother and his old teacher, he wrote a poem:

For fifty-six years I lived as best I could,
Making my way in this world.
Now the rain has ended, the clouds are clearing,
The blue sky has a full moon.

His disciples gathered about him, reciting a sutra, and Shoun passed on during the invocation.

Taken from 101 Zen Stories

Lo Zen di ogni istante


35. Lo Zen di ogni istante

Gli studenti di Zen stanno coi loro maestri almeno dieci anni prima di presumere di poter insegnare a loro volta. Nan-in ricevette la visita di Tenno, che dopo aver fatto il consueto tirocinio era diventato insegnante. Era un giorno piovoso, perciò Tenno portava zoccoli di legno e aveva con sé l’ombrello. Dopo averlo salutato, Nan-in disse: «Immagino che tu abbia lasciato gli zoccoli nell’anticamera. Vorrei sapere se hai messo l’ombrello alla destra o alla sinistra degli zoccoli».

Tenno, sconcertato, non seppe rispondere subito. Si rese conto che non sapeva portare con sé il suo Zen in ogni istante. Diventò allievo di Nan-in e studiò ancora sei anni per perfezionare il suo Zen di ogni istante.

Every-Minute Zen

Zen students are with their masters at least two years before they presume to teach others. Nan-in was visited by Tenno, who, having passed his apprenticeship, had become a teacher. The day happened to be rainy, so Tenno wore wooden clogs and carried an umbrella. After greeting him Nan-in remarked: “I suppose you left your wooden clogs in the vestibule. I want to know if your umbrella is on the right or left side of the clogs.”

Tenno, confused, had no instant answer. He realized that he was unable to carry his Zen every minute. He became Nan-in’s pupil, and he studied six more years to accomplish his every-minute Zen.

Recita


“ Recita”
E sono sempre i sogni
che colorano
l’anima.

Ed è sempre il tempo
che più va avanti
e più si sbriciola.

Le mani
sono vuote
ferite e piagate,
stanche di
non afferrare nulla.

Crescono i pensieri
in cerca di
ricordi:
tutte le storie
di ieri.

Con le vecchie cicatrici
assomiglio a un pirata,
ed io che volevo
afferrare la luna.
Sembra tutto finto
in questo nuovo
smarrimento.
Non cancello Il sorriso
malgrado il tormento.
Martellano le emozioni
a ricordare storie
a contare cadute.
Ed ora quel che resta
è la voglia di scappare.
Me la trovo in tasca:
tra i biglietti usati,
le lacrime e il sudore.
Dopo questa caduta
non credo sia finita:
mi posso rialzare
come le altre
mille volte.
Ed ora che ci penso
è tutto sempre uguale.

Conosco già il copione:
anche oggi si deve recitare.

09.05.2002 Poetyca


“Recital”

And they are always dreams
that color
the soul.

And it’s always time
that more goes on
and the more it crumbles.

Hands
are empty
wounds and sores,
tired of
not grasp anything.

Grow your thoughts
seeking
Memories:
all stories
yesterday.

With old scars
looks like a pirate
and I wanted
grab the moon.
It seems all fake
in this new
loss.
Does not erase the smile
despite the pain.
Pound the emotions
remember stories
count falls.
And now what remains
is the desire to escape.
I find it in your pocket:
between the used tickets,
tears and sweat.
After this fall
I do not think it’s over:
I can raise
like other
a thousand times.
And now that I think
it’s all the same.

I already know the script:
even today you should read.

09.05.2002 Poetyca

Chiamami ti prego con i miei veri nomi



Video

CHIAMAMI, TI PREGO, CON I MIEI VERI NOMI

Non dire che partiro’ domani
perche’ anche oggi continuo ad arrivare.

Guarda in profondita’ arrivo ogni secondo
e sono una gemma su un ramo in primavera,
sono un uccellino, dalle ali ancora fragili,
e imparo a cantare nel mio nuovo nido,
sono un bruco nel cuore di un fiore,
sono un gioiello che si nasconde in un sasso.

Sto ancora arrivando, per ridere e per piangere,
per avere paura e per sperare,
il ritmo del mio cuore e’ la nascita e la morte
di tutti coloro che sono vivi.

Sono un’effimera in metamorfosi sulla
superficie del fiume
e sono l’uccello che, quando arriva la primavera,
arriva in tempo per mangiarsi l’effimera.

Sono una rana che nuota felice nell’acqua chiara di uno stagno,
e sono una biscia che si avvicina
in silenzio e si nutre della rana.

Sono un bambino ugandese, tutto pelle e ossa,
le mie gambe sono sottili come canne di bambu’,
e sono il mercante che vende armi mortali all’Uganda.

Sono una bambina di dodici anni, profuga su una piccola imbarcazione,
che si getta nell’oceano dopo essere stata violentata da un pirata del mare,
e sono il pirata, dal cuore ancora incapace di vedere e di amare.

Sono un membro del Politburo, e ho molto potere nelle mie mani,
e sono l’uomo che paga il suo “debito
di sangue” alla sua gente,
e muoio lentamente in un campo di lavori forzati.

La mia gioia e’ come una sorgente calda che fa
sbocciare fiori in tutti i sentieri della vita.
Il mio dolore e’ come un fiume di lacrime,
tanto in piena
che riempie i quattro oceani.

Ti prego, chiamami con i miei veri nomi,
perche’ possa svegliarmi

e la porta del mio cuore possa restare
aperta, la porta della compassione.

^ ^ ^

Call Me by My True Names

Do not say that I’ll depart tomorrow
because even today I still arrive.

Look deeply: I arrive in every second
to be a bud on a spring branch,
to be a tiny bird, with wings still fragile,
learning to sing in my new nest,
to be a caterpillar in the heart of a flower,
to be a jewel hiding itself in a stone.

I still arrive, in order to laugh and to cry,
in order to fear and to hope.
The rhythm of my heart is the birth and
death of all that are alive.

I am the mayfly metamorphosing on the surface of the river,
and I am the bird which, when spring comes, arrives in time
to eat the mayfly.

I am the frog swimming happily in the clear pond,
and I am also the grass-snake who, approaching in silence,
feeds itself on the frog.

I am the child in Uganda, all skin and bones,
my legs as thin as bamboo sticks,
and I am the arms merchant, selling deadly weapons to
Uganda.

I am the twelve-year-old girl, refugee on a small boat,
who throws herself into the ocean after being raped by a sea
pirate,
and I am the pirate, my heart not yet capable of seeing and
loving.

I am a member of the politburo, with plenty of power in my
hands,
and I am the man who has to pay his “debt of blood” to, my
people,
dying slowly in a forced labor camp.

My joy is like spring, so warm it makes flowers bloom in all
walks of life.
My pain if like a river of tears, so full it fills the four oceans.

Please call me by my true names,
so I can hear all my cries and laughs at once,
so I can see that my joy and pain are one.

Please call me by my true names,
so I can wake up,
and so the door of my heart can be left open,
the door of compassion.

Thich Nhat Hahn 1978

Il Karmapa


Il Karmapa

La storia dei Karmapa inizia prima di questo mondo. Il Karmapa si manifestò nelle sue vite precedenti in molte forme differenti e sotto nomi molto differenti. Mantenne l’attitudine del Bodhisattva per lunghissimo tempo per poter beneficiare tutti gli esseri senzienti. Durante la meditazione, i Bodhisattva ai più alti livelli vedono molte cose chiaramente nella propria mente, per esempio, quale sarà la loro attività nel futuro. Nel contesto del Dharma riferirsi all’ attività significa sempre beneficiare tutti gli esseri. In una certa epoca, il Karmapa meditò sul Monte Meru e la sua meditazione durò dieci milioni di anni. Tutti gli altri Bodhisattva riconobbero che egli sarebbe stato di straordinario beneficio per tutti gli esseri e gli diedero il nome di “Karmapa”, che significa attività di tutti i Buddha.
In quello stesso momento apparvero centomila Dakini che gli offrirono uno simbolo speciale, un segno di vittoria. Crearono una corona con i loro capelli e la offrirono al Karmapa. Questa corona non è fisica ma esprime le qualità senza tempo del Karmapa. Da quel momento in poi il suo nome fu Karmapa e il suo simbolo la Corona Nera. Egli rappresenta l’attività di tutti i Buddha. Nel futuro, il sesto Buddha continuerà l’attività del Karmapa.
Il Buddha Sakyamuni era il quarto Buddha storico; il prossimo sarà Maitreya. Il sesto Buddha porterà il nome Singhe, che significa “Leone”. Così il Karmapa apparirà sotto il nome di Singhe. Insegnerà nello stesso modo del Buddha Sakyamuni , mantenendo la sua forma di Bodhisattva. Quando il Buddha Shakyamuni, dopo la sua illuminazione, dava insegnamenti, molte migliaia di persone che erano suoi studenti, raggiunsero l’Illuminazione in pochissimo tempo. Lo stesso è detto negli insegnamenti sul Karmapa come sesto Buddha. Le persone che hanno perso tutte le possibilità e non hanno raggiunto fino ad ora l’Illuminazione, possono fare auspici di rinascere in quel tempo come suoi principali studenti. / …


Da un articolo di Lama Jigme Rinpoche

♥♥♥

The Karmapa

The story of the Karmapa began before this world. The Karmapa was manifested in his previous lives in many different forms and under many different names. He maintained the attitude of the Bodhisattva for a long time in order to benefit all sentient beings. During meditation, the Bodhisattva of the highest levels seen many things clearly in their mind, for example, what will be their business in the future. In the context of Dharma refers to ‘business means always benefit all beings. At one time, the Karmapa meditated on Mount Meru and its meditation lasted for ten million years. All other Bodhisattva recognized that he would have been of extraordinary benefit to all beings and gave him the name “Karmapa”, which means the activities of all Buddhas.
At the same moment appeared one hundred thousand Dakini who offered him a special symbol, a sign of victory. They created a circle with their hair and offered the Karmapa. This crown is not physical but expresses the timeless quality of the Karmapa. From that moment on, the Karmapa was his name and his symbol the Black Crown. He represents the activity of all Buddhas. In the future, the sixth Buddha will continue the activities of the Karmapa.
The Buddha Sakyamuni was the fourth historical Buddha, Maitreya will be the next. The sixth Buddha will take the name Singh, which means “Lion.” Thus, the Karmapa will appear under the name of Singh. Teach in the same way as the Buddha Sakyamuni, Bodhisattva of maintaining its shape. When the Buddha Shakyamuni after his enlightenment, he gave lessons, many thousands of people who were his students, reached enlightenment in no time. The same is said in the teachings of the Buddha as the sixth Karmapa. People who have lost all possibilities and have not achieved so far enlightenment, can make wishes to be reborn at that time as his main students. / …


From an article by Lama Jigme Rinpoche

Sogni nuovi


Sogni nuovi
Sul sentiero
dei ricordi
serve a poco
ogni rimpianto
Coltiva adesso
il tuo domani
e con buon intento
puoi dare spazio
a sogni nuovi

27.03.2017 Poetyca

New dreams

On the trail
of memories
It is not important
any regrets
Grow now
your tomorrow
and with good intent
You can make room
new dreams

03/27/2017 Poetyca