Archivio | 7 aprile 2017

Compagno


Compagno

L’erba ormai alta
t’arriva al petto
mentre annusi l’aria
e diligente mi segui
Scodinzoli e corri
in salti e capriole
per la gioiosa scoperta
d’un pezzo di prato
Compagno fedele
che gusti condivisione
d’uno scampolo verde
ancora intatto
Mi lasci afferrare
senza disturbo
ogn’emozione
della natura dono
Quando mi senti esultare
non serve alcun cenno
perchè ci nutriamo
dello stesso silenzio
Mi leggi negli occhi
e m’accarezzi lieve
con un tuo sguardo
che brilla al sole

27.02.2003 Poetyca

Companion

The grass is now high
Give yourself up to the chest
and sniff the air
and diligent follow me
Wags your tail and run
in leaps and somersaults
the joyful discovery
of a piece of grass
Faithful companion
tastes that share
a scrap of green
intact
Let me grab
without disturbance
every emotion
gift of nature
When you hear me cheer
do not need no mention
because we eat
the same silence
I read in your eyes
and slight caress
with your eyes
shining in the sun

27.02.2003 Poetyca

Scelte


Scelte

Se per te sono
sogno,
svegliati o resta illuso.

Se per te sono
paura,
affrontami o trema.

Se per te sono
prigione,
liberati o accetta resa.

Se per te sono
malattia,
guarisci o soccombi.

Se per te sono
speranza,
credi o resta scettico.

Se per te sono
amore,
ama e lasciati amare.

20.01.2002 Poetyca

Choices

If for you
I m dream
wake up or is deluded.

If  for you
I m fear,
combact me or trembles.

If for you are
I m prison
released or accept surrender.

If for you
I m disease,
heal or succumb.

If  for you
I m hope,
believe or are skeptical.

If for you
I m love,
love and be loved.

20.01.2002 Poetyca

Gioco


Gioco

Amico mio
conosci il gioco della vita
ma a volte inganna
e ti mette alla prova

Mai finita
la partita
con regole sempre nuove

Inutile puntare
su carte o colori
quando la sorte
cerca d’ingannare

Quattro assi
o dadi truccati
non servono
e devi imparare
che solo un passo per volta
ti potrà regalare
la pace che cerchi

Mille saltimbanchi
sfidano la ragione
e sono convinti
di trovare
tra i fili del nulla
ogni valore

Nessun trucco
nessun inganno
potranno mai restituire
quel tempo rubato
ai tuoi passi nel buio
eppure eri solo
ed hai superaro
ogni ingannevole confine

Lascia che giochino
lascia che credino
di vincere sempre tutto
poi lo sai
si sceglie e si paga
nel silenzio

09.01.2003 Poetyca

Game

My friend
you know the game of life
but sometimes misleading
and puts you to the test

Never finished
the game
Always with new rules

Needless to point
on paper or color
when the fate
tries to cheat

Four aces
or loaded dice
are not
and you have to learn
that only one step at a time
you can give
the peace you seek

Mille acrobats
defy reason
They believe
to find
between the threads of nothing
each value

No makeup
no deception
will never return
that time stolen
in your footsteps in the dark
but were only
and you superaro
any misleading border

Let me play
let credino
to always win everything
then you know
you choose and pay
silence

09.01.2003 Poetyca

Soave


Soave

E mentre
a vibrare è il cuore,
la brezza sfiora, carezza.
I tumulti, si riposano ora
e da sottili armonie
sono soffusa.

Raggiante luce e lieve brezza
mi trasportano oltre confine.
Ecco è certezza.

15.2.2002 Poetyca


Sweet

And while
to vibrate is the heart,
the breeze touches, caresses.
The turmoil, rest hours
and subtle harmonies
are soft.

Radiant light and gentle breeze
I carry across the border.
Here is uncertain.

15/02/2002 Poetyca

L’ego e il falso centro


L’ego: il falso centro

Come prima cosa, si deve comprendere cos’è l’ego.

Un bimbo nasce.

Egli viene al mondo senza alcuna cognizione, né coscienza del suo sé. E quando un bimbo nasce la prima cosa di cui diventa consapevole non è se stesso: come prima cosa diventa consapevole dell’altro. E’ naturale, perché gli occhi si aprono verso l’esterno, le mani toccano gli altri, le orecchie ascoltano gli altri, la lingua sente il sapore del cibo e il naso sente gli odori esterni. Tutti questi sensi sono aperti verso l’esterno.

Nascere significa questo.

Nascita significa venire in questo mondo: il mondo di ciò che sta fuori. Per cui, quando nasce un bambino, egli nasce a questo mondo. Apre gli occhi, vede gli altri.

Gli “Altri” significano il tu. Egli dapprima diventa consapevole della madre. Poi, un po’ alla volta, diventa consapevole del suo corpo. Anche questo è l’altro, anche questo appartiene al mondo esterno. Ha fame e sente il suo corpo; il suo bisogno viene soddisfatto,

ed egli si dimentica del corpo.

E’ così che un bimbo cresce.

Prima diventa consapevole dell’altro, e poi, a poco a poco, in contrasto con l’altro, diviene consapevole di se stesso.

Tale consapevolezza è una consapevolezza riflessa. Egli non è consapevole di chi lui sia. E’ semplicemente consapevole della madre e di ciò che lei pensa di lui. Se sorride, se gli fa dei complimenti, se gli dice: “Quanto sei bello”, se lo abbraccia e lo bacia, il bimbo è soddisfatto di sé.

In questo modo, è nato l’ego.

Attraverso i complimenti, l’amore, le cure, egli si sente bene, sente di essere apprezzato, sente di avere un significato. Nasce un centro.

Ma questo centro è un centro riflesso. Non è il suo vero essere. Egli non sa chi è; sa solo quello che gli altri pensano di lui.

E questo è l’ego: il riflesso, ciò che pensano gli altri. Se nessuno pensa che lui sia utile, se nessuno gli fa i complimenti, se nessuno gli sorride, anche in questo caso nasce un ego: un ego malato, triste, rifiutato, simile a una ferita; un ego che si sente inferiore, indegno. Anche questo è ego. Anche questo è un riflesso.

Dapprima viene la madre, e all’inizio la madre rappresenta tutto il mondo. Poi alla madre si uniscono gli altri, e il mondo continua a crescere. E più il mondo cresce, più l’ego diventa complesso, perché vi si riflettono le opinioni di molte altre persone.

L’ego è un fenomeno di accumulazione, un sottoprodotto della vita vissuta con gli altri. Se un bambino vive completamente solo, non accadrà che in lui cresca un ego. Ma questo non aiuta affatto. Egli rimarrà come un animale. Questo non vuol dire che arriverà a conoscere il suo autentico sé, per nulla!

Il reale può essere conosciuto solo attraverso il falso, quindi l’ego è necessario. Bisogna passarci attraverso. E’ una disciplina. Il reale può essere conosciuto solo attraverso l’illusione. Non potete conoscere la verità direttamente. Prima dovete conoscere ciò che non è vero. Prima dovete scontrarvi con il falso: questo incontro, vi aiuterà a conoscere la verità. Se conoscete il falso in quanto tale, la verità sorgerà in voi.

L’ego è una necessità; è una necessità sociale, è una conseguenza della società. La società è tutto ciò che vi circonda: non siete voi, ma quello che vi sta intorno.

Tutto, eccetto voi, è la società. E tutti riflettono. Andrai a scuola e il maestro rifletterà chi sei. Diventerai amico di altri bambini, e gli altri bambini rifletteranno chi sei. Pian piano, tutti quanti aggiungono qualcosa al tuo ego, e tutti cercano di modificarlo, in modo tale che tu non divenga un problema per la società.

Gli altri non si preoccupano di te.

Il loro unico interesse è la società.

La società si preoccupa di se stessa, e così dev’essere.

A loro non importa che tu divenga un conoscitore di te stesso. A loro importa che tu divenga una parte efficiente del meccanismo della società: devi adattarti allo schema.

Quindi, cercano di darti un ego compatibile con la società.

Ti insegnano una morale. La morale comporta il darti un ego compatibile con la società. Se sei immorale, in un modo o nell’altro, sarai sempre un disadattato.

Ecco perché mettiamo i criminali in prigione: non perché abbiano fatto qualcosa di sbagliato; non perché la prigione possa aiutarli a migliorare, anzi… semplicemente, essi non sono compatibili. Sono fonte di problemi. Hanno ego particolari, che la società non approva. Se la società li approvasse, tutto andrebbe bene.

Un uomo ammazza qualcuno: è un assassino.

E lo stesso uomo, in tempo di guerra, uccide migliaia di persone… e diventa un grande eroe. La società non è disturbata da un delitto, però il delitto deve essere commesso negli interessi della società: in questo caso è pienamente accettato. La società non si preoccupa della moralità.

La moralità presuppone semplicemente che tu ti debba adattare alla società.

Se la società è in guerra, la morale cambia.

Se la società è in pace, esiste una morale diversa.

La morale è politica sociale. E’ diplomazia. E ogni bambino deve essere allevato ed educato in maniera tale, da rientrare negli schemi della società: questo è tutto, in quanto alla società interessa avere componenti efficienti.

Alla società non interessa che tu raggiunga la conoscenza di te stesso.

La società crea un ego, perché l’ego può essere controllato e manipolato. Il sé non potrà mai essere né controllato né manipolato. Nessuno ha mai sentito parlare di un società che controlli il sé: non è possibile.

E il bambino ha bisogno di un centro; il bambino è totalmente inconsapevole del suo centro. La società gli dà un centro, e il bambino a poco a poco, si convince che quello sia il suo vero centro: l’ego che gli dà la società.

Un bambino torna a casa: se è risultato il primo della classe, tutta la famiglia è felice. Lo abbracciate e lo baciate, ve lo prendete sulle spalle, lo fate ballare, e gli dite: “Figlio bello! Siamo orgogliosi di te.” Gli state dando un ego, un ego sottile. E se il bambino torna a casa deluso, sconfitto, una frana — non ce l’ha fatta, oppure lo hanno messo nell’ultimo banco — allora nessuno gli fa complimenti, ed egli si sente rifiutato… la prossima volta ci metterà più impegno, perché il suo centro è stato scosso.

L’ego è sempre agitato, è sempre in cerca di alimento, in cerca di qualcuno che gli faccia delle lodi. E’ per questo motivo che chiedete continuamente attenzione.

Ho sentito raccontare:

Mulla Nasruddin e sua moglie stavano uscendo da un cocktail party, e Mulla disse: “Cara, nessuno ti ha mai detto che sei affascinante, che sei bella, che sei stupenda?”

Sua moglie si sentì salire alle stelle, era felicissima. Rispose: “Mi domando come mai nessuno me l’abbia mai detto.”

Nasruddin replicò: “E allora, cosa te lo fa pensare… ?”

Tu prendi dagli altri l’idea di chi sei.

Non è un’esperienza diretta.

Sono gli altri a darti l’idea di chi sei. Essi danno forma al tuo centro. Questo centro è falso, perché porti in te stesso il tuo vero centro.

Nessun altro può metterci voce…. non sono affari suoi!

Nessun altro gli può dare una forma… vieni al mondo con quel centro.

Tu sei nato con lui.

Quindi, tu hai due centri. Un centro tuo, che ti è dato dall’esistenza stessa: questo è il sé. E l’altro creato dalla società: questo è l’ego. E’ una cosa falsa… ed è in se stesso un grandissimo stratagemma. Attraverso di esso la società ti controlla: devi comportarti in un certo modo, perché solo in questo caso la società ti apprezza.

Devi camminare in un certo modo; devi ridere in un certo modo; devi assumere un certo comportamento, avere una morale, un codice. Solo così la società ti apprezzerà, e se ciò non accade, il tuo ego ne sarà sconvolto. E quando l’ego viene scosso, tu non sai più dove sei, non sai più chi sei.

Gli altri ti hanno dato quell’idea.

Quell’idea è l’ego.

Cercate di capirlo quanto più profondamente possibile, perché questa è una cosa che si deve gettare via. E a meno che non la gettiate via, non potrete mai raggiungere il sé… perché voi tutti siete dipendenti dal centro: non potete muovervi, e di conseguenza non siete in grado di guardare nella direzione del sé.

E ricordate: ci sarà un periodo di transizione, un intervallo di tempo, durante il quale l’ego sarà fatto a pezzi; voi non saprete più dove siete né chi siete, e tutti i confini si confonderanno.

Sarete confusi, nel caos.

In questo caos, avrete paura di perdere il vostro ego, ma deve essere così. Bisogna passare attraverso il caos per arrivare a toccare il vero centro. Se avrete coraggio, questo periodo sarà breve.

Se invece avete paura e ricadete nell’ego, e ricominciate ancora una volta a organizzarlo, allora ci vorrà moltissimo tempo, forse addirittura intere vite.

Una volta un bambino andò a far visita ai nonni; aveva solo quattro anni. La sera, quando la nonna lo mise a letto, improvvisamente si mise a gridare, a piangere: “Voglio andare a casa, ho paura del buio.”

La nonna allora gli disse: “So bene che anche a casa dormi al buio, non ho mai visto la luce accesa, perché allora qui hai paura?”

Il bambino rispose: “E’ vero, ma quello è il mio buio; questo buio qui, invece, non lo conosco.”

Anche dell’oscurità si pensa: “Questa è la mia”.

All’esterno… un’oscurità sconosciuta. Con l’ego la sensazione è: “Questa è la mia oscurità.”

Può anche essere difficoltoso; può creare molte sofferenze, tuttavia si pensa: è mio. Qualcosa da afferrare; qualcosa a cui aggrapparsi; qualcosa sotto i piedi… non siete in un limbo, nel vuoto. Puoi anche essere infelice, ma perlomeno esisti. Persino l’essere sofferente ti dà il senso di “Io sono”. Se te ne allontani, arriva la paura; inizi a temere l’oscurità che non conosci e il caos… perché la società è riuscita a far luce solo su una piccola parte del tuo essere.

E’ come entrare in una foresta: fai un po’ di pulizia, liberi un piccolo spazio, lo recinti, costruisci una capanna, un giardinetto, un prato… e sei soddisfatto. Oltre la siepe, la foresta, il mondo selvaggio. Qui tutto è a posto: hai pianificato tutto. E’ accaduta la stessa cosa.

La società ha fatto un po’ di pulizia nella vostra consapevolezza. Ha ripulito perfettamente una piccola parte e l’ha recintata. E lì dentro tutto è a posto.

E’ questo che fanno tutte le vostre università. Tutta la cultura e tutti i condizionamenti, servono solo a ripulire quella piccola porzione del vostro essere in modo tale da farvi sentire a casa.

Ma ecco che vi spaventate.

Oltre la siepe c’è il pericolo.

Voi esistete oltre la siepe, così come esistete al suo interno, e la vostra mente cosciente è appena una parte, un decimo di tutto il vostro essere. Gli altri nove decimi sono in attesa, nell’oscurità, e in questi nove decimi è nascosto, da qualche parte, il vostro centro reale.

E’ necessario rischiare… essere coraggiosi.

Occorre fare un passo nell’ignoto.

Per un attimo, tutti i confini spariranno.

Per un attimo, avrete le vertigini.

Per un attimo, sarete spaventati e sconcertati, come se fosse avvenuto un terremoto.

Ma se siete coraggiosi e non tornate indietro, se non ricadete di nuovo nell’ego e continuate ad andare avanti… dentro di voi esiste un centro, che possedete da vite intere.

Questa è la vostra anima, il vostro sé.

Quando vi ci avvicinerete, tutto cambierà, tutto si organizzerà di nuovo. Ma questa volta l’assestamento non sarà opera della società. Ora ogni cosa diventerà un tutto organico e armonico, non un caos: nascerà un nuovo ordine.

Ma questo non è più l’ordine della società: è l’ordine stesso dell’esistenza: è ciò che Buddha, chiama Dhamma; Lao Tzu, Tao; Eraclito, Logos. Non è fatto dall’uomo: è l’ordine stesso dell’esistenza.

Ecco che allora, all’improvviso, tutto sarà di nuovo bello; anzi, per la prima volta, è davvero bello, perché le cose fatte dall’uomo non possono essere belle. Al massimo se ne può nascondere la bruttezza, ma niente di più. Si può cercare di renderle attraenti, ma non potranno mai essere belle.

La differenza è la stessa che esiste tra un fiore vero e uno di plastica o di carta. L’ego è un fiore di plastica, morto. Sembra un fiore, ma non lo è. Di fatto, non lo si può chiamare fiore. Anche da un punto di vista linguistico è sbagliato, perché un fiore è qualcosa che fiorisce, mentre questo oggetto di plastica è solo un oggetto, non può fiorire. E’ morto, in lui non c’è vita alcuna.

Tu hai, dentro di te, un centro in fiore. E’ per questo che gli hindu lo chiamano Fior di Loto, perché è qualcosa che fiorisce. Lo chiamano il loto dai mille petali.” Mille”, significa “infiniti petali”. E continua a fiorire, non si ferma mai, non muore mai.

Voi però, vi accontentate di un ego di plastica.

E sono molti i motivi per cui vi accontentate. Con una cosa morta ci sono molti vantaggi. Il primo, è che una cosa morta non muore mai. Non può… non è mai stata viva. Quindi, potete comprare fiori di plastica; sotto un certo aspetto vanno bene: durano molto… non sono eterni, ma durano a lungo.

Il fiore vero, che spunta in giardino, è eterno, ma non dura a lungo. E ciò che è eterno ha un suo modo di esserlo. E questa è la via di ciò che è eterno: nascere e morire continuamente. Con la morte si ricrea, torna a essere di nuovo giovane.

A noi sembra che il fiore vero sia morto… non muore mai, cambia semplicemente corpo, e in questo modo è sempre fresco.

Lascia il vecchio corpo e entra in quello nuovo. Fiorisce da qualche altra parte… e continua a fiorire.

Ma noi non siamo in grado di cogliere questa continuità, perché è invisibile: vediamo solo un fiore e poi un altro fiore… non vediamo mai la continuità.

E’ lo stesso fiore che è sbocciato ieri.

E’ lo stesso sole… ma con un abito diverso.

L’ego ha una sua qualità: è morto, è una cosa di plastica. Ed è molto facile averlo, perché sono gli altri a dartelo. Non hai bisogno di cercarlo, non è richiesta nessuna ricerca. Ecco perché solo diventando un ricercatore dell’ignoto, potrai essere un individuo, altrimenti non lo sarai mai.

Tu sei solo parte della folla. Sei tu stesso una folla.

Se non hai un centro reale, come farai a essere un individuo?

L’ego non è dell’individuo. E’ un fenomeno sociale, appartiene alla società, non è tuo. Ti dà però una funzione nella società, ti inserisce in una gerarchia. E se ti accontenti di questo, perderai ogni occasione di trovare il tuo “sé”. Ed è per questo che sei così infelice. Con un vita artificiale, come puoi essere felice?

Con una vita falsa, come puoi vivere in estasi e in beatitudine? Ed ecco che questo ego crea molte sofferenze, milioni di sofferenze.

Tu non lo puoi vedere, perché è la tua stessa oscurità e tu sei identificato con essa.

Non hai mai notato che tutti i tipi di infelicità penetrano in te attraverso l’ego? Non ti può rendere beato, può solo renderti infelice.

L’ego è l’inferno.

Ogni volta che soffri, cerca semplicemente di osservare, di analizzare… e scoprirai, che è l’ego, in qualche modo, la causa di tutto. Inoltre, esso continua a scoprire nuovi motivi di sofferenza.

Una volta mi trovavo a casa di Mulla Nasruddin, e la moglie diceva cose terribili su di lui in modo rabbioso, villano, aggressivo, era quasi sul punto di scoppiare, con violenza. Il Mulla se ne stava però seduto in silenzio, e ascoltava. All’improvviso la moglie si voltò verso di lui e gli disse: “E così, hai ancora da ridire, vero?”

Mulla rispose: “Ma se non ho aperto bocca.”

“Lo so”, rispose la moglie, “ma stai ascoltando in modo molto aggressivo.”

Sei un egoista, come tutti. Alcuni problemi sono grossolani, superficiali, e non presentano troppe difficoltà. Altri invece sono sottili, profondi e sono questi i veri problemi.

L’ego lotta in continuazione con gli altri, perché non ha nessuna confidenza con se stesso; non può averne, è qualcosa di falso. Quando non hai niente in mano e invece pensi di avere qualcosa, ecco che nasce il problema. Se qualcuno dice: “Non c’è niente”, comincerà subito la lotta, perché anche tu senti che non c’è niente… l’altro ti rende cosciente di questa evidenza.

L’ego è falso, è nulla, e questo lo sai anche tu. Come puoi non saperlo? E’ impossibile. Un essere consapevole, come può non sapere che il suo ego è semplicemente falso? Gli altri gli dicono che non c’è niente, e tutte le volte che gli altri ti dicono che non c’è niente, ti feriscono, dicono la verità, e niente colpisce come la verità. Devi difenderti: se non lo fai, se non stai sulla difensiva, che cosa accadrà di te?

Ti perderai. La tua identità si spezzerà.

Per questo devi difenderti e lottare: qui nasce il conflitto.

Chi è centrato nel suo sé, non è mai in conflitto. Possono essere gli altri a lottare con lui, ma lui non si metterà mai in conflitto con nessuno.

Una volta, mentre un maestro Zen camminava per la strada, un uomo si precipitò su di lui e lo colpì duramente. Il maestro cadde, poi si rialzò, e riprese a camminare nella stessa direzione di prima, senza neppure voltarsi indietro.

Un discepolo che era con il maestro rimase molto colpito e chiese: “Chi è quell’uomo? Che cosa vuol dire tutto questo? Nessuno può voler uccidere un essere che vive come te; e tu non lo hai neppure guardato. Chi è, e perché l’ha fatto?”

Il maestro rispose: “E’ un problema suo, non mio.”

Puoi metterti a combattere con un illuminato, ma sarà un tuo problema, non suo. E se tu rimani ferito in quella lotta, anche questo sarà un tuo problema, non suo. L’illuminato non può colpirti. E’ come picchiare contro un muro: ti potrai anche ferire, ma non è il muro che ti colpisce.

L’ego è sempre alla ricerca di guai. Perché? Perché se nessuno ti presta attenzione, il tuo ego inizia a sentirsi affamato.

Vive sull’attenzione degli altri.

Perciò, anche se qualcuno lotta ed è in collera con te, questo ti va bene: per lo meno ti ha prestato attenzione. Se qualcuno ti ama tutto va bene; ma se nessuno ti ama, ti va bene anche la rabbia. Perlomeno sei oggetto di attenzione. Se però questa attenzione non esiste, se nessuno pensa che sia importante, che tu sia qualcuno, come farai a nutrire l’ego?

E’ necessaria l’attenzione degli altri… e tu cerchi di attirarla in mille modi: ti vesti in un certo modo, cerchi di farti bello, ti comporti in modo educato, cerchi di cambiare. Quando percepisci che la situazione è di un certo tipo, ti adegui immediatamente, in modo che la gente ti presti attenzione.

Questo è vero e proprio mendicare.

Un vero mendicante è colui che ricerca e chiede attenzione. E un vero imperatore è colui che vive di se stesso, che ha un proprio centro e non dipende da nessun’altro.

Buddha è seduto sotto l’albero del bodhi… se il mondo di colpo scomparisse, farebbe forse qualche differenza per lui? No, per nulla. Se il mondo intero scomparisse, non farebbe alcuna differenza, perché egli ha conseguito il proprio centro.

Tu invece, se tua moglie scappa, divorzia, va con qualcun altro, vai in pezzi, resti completamente sconvolto: lei, infatti, ti prestava attenzione, si dedicava a te, ti amava, ti stava sempre attorno, ti faceva sentire qualcuno. Ora, il tuo impero è completamente perduto, sei semplicemente distrutto. Cominci a pensare al suicidio. Ma perché? Perché se la moglie ti lascia, dovresti suicidarti? Perché se il marito ti lascia, dovresti suicidarti? Perché non hai nessun centro che sia davvero tuo. Erano il marito o la moglie a dartelo.

Questo è il modo in cui la gente vive. Questo è il modo in cui si diventa dipendenti dagli altri. E’ una vera e propria schiavitù, ed è molto profonda. L’ego deve essere schiavo: dipende dagli altri. Solo una persona priva di ego è per la prima volta un maestro, non più uno schiavo. Cerca di capirlo.

Inizia a cercare l’ego: non negli altri — che non ti riguarda — ma in te stesso. Tutte le volte che ti senti infelice, meschino, chiudi immediatamente gli occhi: cerca di scoprire dove ha origine questa infelicità, e ogni volta scoprirai che il tuo falso centro è entrato in conflitto con qualcuno.

Ti aspetti qualcosa… e non succede niente. Ti aspetti qualcosa… e accade tutto il contrario: il tuo ego ne rimane sconvolto, cadi nell’infelicità più nera. Limitati ad osservarlo: quando ti senti infelice prova a scoprirne il motivo.

Le cause non stanno al di fuori di te.

Il motivo fondamentale è dentro di te, ma tu guardi sempre al di fuori, chiedi sempre: chi mi rende così infelice?

Chi provoca questa mia rabbia, questa mia angoscia?

Se guardi all’esterno, non lo scoprirai mai.

Limitati a chiudere gli occhi e a guardare sempre dentro di te.

La fonte di ogni miseria, rabbia, angoscia, è nascosta dentro di te: è il tuo ego.

E se trovi la fonte, sarà facile andare oltre. Se riesci a vedere che il tuo stesso ego è la causa di ogni sofferenza, preferirai abbandonarlo, perché nessuno può portarsi dietro la causa della propria sofferenza, una volta che la conosce.

E ricordarti che non c’è bisogno di lasciar cadere l’ego. Non puoi farlo. Se ci provi, arriverai ad avere un ego più raffinato che dirà: “Sono diventato umile”.

Non cercare di essere umile. Di nuovo sarà una maschera dell’ego, ancora non sarà morto. Non cercare di essere umile.

Nessuno può darsi da fare per essere umile; e nessuno lo può diventare attraverso lo sforzo. Quando l’ego non c’è più, in te nasce l’umiltà. Non è una creazione: è l’ombra del vero centro.

Un uomo davvero umile, non è né umile né egoista.

E’ unicamente semplice.

Non è neppure consapevole di esser umile.

Se si è consapevoli di essere umili, l’ego esiste ancora.

Guarda le persone umili… ce ne sono a milioni che credono di esserlo. Si inchinano molto profondamente, ma osservali: sono gli egoisti più elusivi. Ora si nutrono alla fonte dell’umiltà. Dicono: “Sono umile”, e poi ti guardano e aspettano la tua approvazione.

“Come sei umile!” vorrebbero sentirti dire. “Sei davvero l’uomo più umile del mondo; nessuno è umile come te.” E osserva il sorriso che compare sui loro volti.

Che cos’è l’ego? L’ego è una gerarchia che si fonda sull’idea: ” Nessuno è come me”, e che può benissimo alimentarsi con l’umiltà. “Nessuno è come me, sono il più umile di tutti gli uomini.”

Una volta, accadde che un fachiro, un mendicante, pregasse in una moschea, la mattina presto, quando era ancora buio. Era una festa religiosa per i mussulmani, e lui pregava dicendo: “Non sono nessuno, sono il più povero dei poveri, il più peccatore tra i peccatori.”

All’ improvviso, un’altra persona cominciò a pregare. Era l’imperatore di quel Paese, che non si era accorto che qualcun altro stava pregando — era ancora buio — e anche lui cominciò a dire: “Non sono nessuno, non sono niente. Sono semplicemente vuoto, un mendicante che bussa alla tua porta.” E quando si accorse che qualcun altro stava dicendo la stessa cosa, sbottò: “Smettila! Chi è che cerca di superarmi? Chi sei? Come osi dire davanti al tuo imperatore che non sei nessuno, mentre anche lui lo sta dicendo?”

Ecco come funziona l’ego. E’ così sottile e astuto, che bisogna stare molto, molto attenti: solo così lo si può vedere.

Non cercare di essere umile, cerca semplicemente di capire che tutta l’infelicità e l’angoscia nascono dall’ego.

Osserva semplicemente! Non c’è bisogno di lasciarlo cadere, non si può. Chi ci riuscirà? A quel punto, colui che lo lascerà cadere, diventerà un nuovo ego, perché l’ego ritorna sempre.

Qualunque cosa tu faccia, limitati a metterti in disparte e osserva, guarda: non fare altro.

Qualunque cosa tu faccia — umiliarti, renderti modesto e semplice — niente ti sarà di aiuto. Puoi solo fare una cosa: limitarti a osservare che l’ego è la fonte di ogni miseria. Ma non dirlo, non ripeterlo, osserva. Perché dire che è la fonte di ogni infelicità, e continuare a ripeterlo, non serve a niente. Tu devi arrivare a capirlo. Ogni volta che ti senti infelice, chiudi semplicemente gli occhi: non cercare di scoprirne le cause all’esterno; prova a vedere da dove viene questa disperazione.

E’ il tuo stesso ego.

Se continui a sentire e a capire, se questa comprensione che l’ego ne sia la causa, si radica profondamente in te, un giorno, all’improvviso, ti accorgerai che l’ego è semplicemente scomparso. Nessuno lo lascia cadere; nessuno è in grado di lasciarlo cadere. Puoi semplicemente osservare che, a un certo punto, è scomparso, perché la comprensione stessa che sia l’ego a creare ogni sofferenza, lo fa cadere. Questa profonda comprensione, è la caduta stessa dell’ego.

Ma tu sei bravissimo a vedere l’ego degli altri; anche se nessuno, in realtà, è in grado di vedere l’ego di un altro…. quando invece riguarda te, nasce il problema, perché non conosci questa regione, non l’hai mai attraversata.

Il vero sentiero verso il divino, verso l’assoluto, deve passare attraverso la regione dell’ego. Bisogna riconoscere come falso ciò che è falso. Bisogna riconoscere la fonte della nostra sofferenza in quanto tale, e a questo punto l’ego cade da solo, semplicemente.

Quando ti rendi conto che è un veleno, cade da sé. Quando ti rendi conto che è fuoco, cade da sé. Quando ti rendi conto che è l’inferno, cade da sé. Quindi non affermare mai: “Ho lasciato cadere l’ego”. Ridi semplicemente di tutto, del fatto che eri tu stesso l’autore di tutta la tua sofferenza.

Stavo guardando dei fumetti di Charlie Brown. In uno di questi, gioca con i cubi, per costruirsi una casa. E’ seduto al centro, e monta le pareti… a un certo punto, si trova chiuso dentro: ha costruito pareti tutt’intorno a sé, e si mette a gridare: “Aiuto! Aiuto!”

E’ stato lui a fare tutto! E ora è chiuso dentro, imprigionato. E’ un atteggiamento infantile, ma è quello che avete fatto tutti voi, finora. Avete costruito una casa tutto intorno a voi, e ora gridate: “Aiuto! Aiuto!” E la sofferenza aumenta a dismisura, perché colui che dovrebbe portarvi aiuto, si trova sulla stessa barca.

Una donna bellissima va dallo psicanalista per la prima seduta, e lui, d’acchito, le chiede: “Per favore si avvicini”. E non appena la paziente gli si avvicina, il dottore le salta addosso, stringendosela tra le braccia e baciandola.

La donna rimane esterrefatta. Lo psicanalista continua: “Ora si segga pure. Questo risolve i miei problemi… adesso parliamo dei suoi!”

Il problema diventa complesso, perché chi dovrebbe portare aiuto, si trova sulla stessa barca. Ed è, inoltre, felice di aiutare, perché in questo modo l’ego si sente molto, molto bene: sei di grande aiuto, sei un guru, un maestro, stai aiutando una infinità di persone; e quanto più numerosi sono i tuoi seguaci, tanto meglio ti senti.

Ma tu sei sulla stessa barca: non puoi aiutarli.

Anzi, li danneggerai.

Chi ha ancora i propri problemi, non può essere di grande aiuto. Solo chi non ne ha più, può aiutarti. Solo allora, avrà la chiarezza per vedere attraverso di te: una mente che non ha problemi propri, può vederti: per lei diventi trasparente.

Una mente che non ha problemi, può vedere dentro di sé, ed è per questo che è in grado di vedere attraverso gli altri.

In Occidente, esistono numerose scuole di psicoanalisi, ma non sono di aiuto alle persone, anzi sono piuttosto un danno. E questo perché chi aiuta gli altri, o cerca di aiutarli, o si propone in quanto aiuto, in realtà si trova sulla stessa barca di coloro che vorrebbe salvare.

E’ difficile vedere il proprio ego.

E’ molto facile vedere quello degli altri. Ma non è questo il punto, tu non li puoi aiutare.

Prova a vedere il tuo ego.

Osservalo semplicemente.

E non avere fretta di lasciarlo cadere, osservalo semplicemente. Quanto più lo osservi, tanto più sarai in grado di osservarlo. E un giorno, all’improvviso, ti accorgerai che è semplicemente caduto. E quando cade per conto suo, solo in questo caso cade veramente. Non c’è altro modo. Non puoi farlo cadere prima del tempo.

Cade esattamente come una foglia secca.

L’albero non fa niente: basta un soffio di vento, qualcosa che accade… e la foglia secca semplicemente si stacca. L’albero non si accorge nemmeno che la foglia secca sia caduta. Non fa rumore, non pretende niente, proprio niente.

La foglia secca cade semplicemente, e non fa altro che frantumarsi sul terreno. Proprio così…

Quando, attraverso la comprensione e la consapevolezza, maturerai, e avrai realizzato davvero che l’ego è la causa di tutta la tua sofferenza, un giorno vedrai semplicemente cadere quella foglia secca.

Si poserà a terra, morirà per conto suo, senza che tu abbia fatto nulla, senza la pretesa di essere stato tu a farla cadere. Ti accorgerai che l’ego è semplicemente scomparso, e in quel momento emergerà il vero centro.

Questo vero centro è l’anima, il sé, dio, la verità o qualsiasi altro nome gli vogliate dare.

E’ senza nome, per cui gli si può dare qualunque nome.

Puoi dargli tu stesso il nome che preferisci.

Osho, Tratto da: Oltre le Frontiere della mente.

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Ego – The False Center

From Beyond the Frontier of the Mind by Osho

The first thing to be understood is what ego is. A child is born. A child is born without any knowledge, any consciousness of his own self. And when a child is born the first thing he becomes aware of is not himself; the first thing he becomes aware of is the other. It is natural, because the eyes open outwards, the hands touch others, the ears listen to others, the tongue tastes food and the nose smells the outside. All these senses open outwards.

That is what birth means. Birth means coming into this world, the world of the outside. So when a child is born, he is born into this world. He opens his eyes, sees others. ‘Other’ means the thou. He becomes aware of the mother first. Then, by and by, he becomes aware of his own body. That too is the other, that too belongs to the world. He is hungry and he feels the body; his need is satisfied, he forgets the body.

This is how a child grows. First he becomes aware of you, thou, other, and then by and by, in contrast to you, thou, he becomes aware of himself.

This awareness is a reflected awareness. He is not aware of who he is. He is simply aware of the mother and what she thinks about him. If she smiles, if she appreciates the child, if she says, “You are beautiful,” if she hugs and kisses him, the child feels good about himself. Now an ego is born.

Through appreciation, love, care, he feels he is good, he feels he is valuable, he feels he has some significance.

A center is born.

But this center is a reflected center. It is not his real being. He does not know who he is; he simply knows what others think about him. And this is the ego: the reflection, what others think. If nobody thinks that he is of any use, nobody appreciates him, nobody smiles, then too an ego is born: an ill ego; sad, rejected, like a wound; feeling inferior, worthless. This too is the ego. This too is a reflection.

First the mother – and mother means the world in the beginning. Then others will join the mother, and the world goes on growing. And the more the world grows, the more complex the ego becomes, because many others’ opinions are reflected.

The ego is an accumulated phenomenon, a by-product of living with others. If a child lives totally alone, he will never come to grow an ego. But that is not going to help. He will remain like an animal. That doesn’t mean that he will come to know the real self, no.

The real can be known only through the false, so the ego is a must. One has to pass through it. It is a discipline. The real can be known only through the illusion. You cannot know the truth directly. First you have to know that which is not true. First you have to encounter the untrue. Through that encounter you become capable of knowing the truth. If you know the false as the false, truth will dawn upon you.

Ego is a need; it is a social need, it is a social by-product. The society means all that is around you – not you, but all that is around you. All, minus you, is the society. And everybody reflects. You will go to school and the teacher will reflect who you are. You will be in friendship with other children and they will reflect who you are. By and by, everybody is adding to your ego, and everybody is trying to modify it in such a way that you don’t become a problem to the society.

They are not concerned with you.

They are concerned with the society.

Society is concerned with itself, and that’s how it should be.

They are not concerned that you should become a self-knower. They are concerned that you should become an efficient part in the mechanism of the society. You should fit into the pattern. So they are trying to give you an ego that fits with the society. They teach you morality. Morality means giving you an ego which will fit with the society. If you are immoral, you will always be a misfit somewhere or other. That’s why we put criminals in the prisons – not that they have done something wrong, not that by putting them in the prisons we are going to improve them, no. They simply don’t fit. They are troublemakers. They have certain types of egos of which the society doesn’t approve. If the society approves, everything is good.

One man kills somebody – he is a murderer.

And the same man in wartime kills thousands – he becomes a great hero. The society is not bothered by a murder, but the murder should be commited for the society – then it is okay. The society doesn’t bother about morality.

Morality means only that you should fit with the society.

If the society is at war, then the morality changes.

If the society is at peace, then there is a different morality.

Morality is a social politics. It is diplomacy. And each child has to be brought up in such a way that he fits into the society, that’s all. Because society is interested in efficient members. Society is not interested that you should attain to self-knowledge.

The society creates an ego because the ego can be controlled and manipulated. The self can never be controlled or manipulated. Nobody has ever heard of the society controlling a self – not possible.

And the child needs a center; the child is completely unaware of his own center. The society gives him a center and the child is by and by convinced that this is his center, the ego that society gives.

A child comes back to his home – if he has come first in his class, the whole family is happy. You hug and kiss him, and you take the child on your shoulders and dance and you say, “What a beautiful child! You are a pride to us.” You are giving him an ego, a subtle ego. And if the child comes home dejected, unsuccessful, a failure – he couldn’t pass, or he has just been on the back bench – then nobody appreciates him and the child feels rejected. He will try harder next time, because the center feels shaken.

Ego is always shaken, always in search of food, that somebody should appreciate it. That’s why you continuously ask for attention.

You get the idea of who you are from others.

It is not a direct experience.

It is from others that you get the idea of who you are. They shape your center. This center is false, because you carry your real center. That is nobody’s business. Nobody shapes it.

You come with it.

You are born with it.

So you have two centers. One center you come with, which is given by existence itself. That is the self. And the other center, which is created by the society, is the ego. It is a false thing – and it is a very great trick. Through the ego the society is controlling you. You have to behave in a certain way, because only then does the society appreciate you. You have to walk in a certain way; you have to laugh in a certain way; you have to follow certain manners, a morality, a code. Only then will the society appreciate you, and if it doesn’t, you ego will be shaken. And when the ego is shaken, you don’t know where you are, who you are.

The others have given you the idea.

That idea is the ego.

Try to understand it as deeply as possible, because this has to be thrown. And unless you throw it you will never be able to attain to the self. Because you are addicted to the center, you cannot move, and you cannot look at the self.

And remember, there is going to be an interim period, an interval, when the ego will be shattered, when you will not know who you are, when you will not know where you are going, when all boundaries will melt.

You will simply be confused, a chaos.

Because of this chaos, you are afraid to lose the ego. But it has to be so. One has to pass through the chaos before one attains to the real center.

And if you are daring, the period will be small.

If you are afraid, and you again fall back to the ego, and you again start arranging it, then it can be very, very long; many lives can be wasted.

I have heard: One small child was visiting his grandparents. He was just four years old. In the night when the grandmother was putting him to sleep, he suddenly started crying and weeping and said, “I want to go home. I am afraid of darkness.” But the grandmother said, “I know well that at home also you sleep in the dark; I have never seen a light on. So why are you afraid here?” The boy said, “Yes, that’s right – but that is MY darkness.” This darkness is completely unknown.

Even with darkness you feel, “This is MINE.”

Outside – an unknown darkness.

With the ego you feel, “This is MY darkness.”

It may be troublesome, maybe it creates many miseries, but still mine. Something to hold to, something to cling to, something underneath the feet; you are not in a vacuum, not in an emptiness. You may be miserable, but at least you ARE. Even being miserable gives you a feeling of ‘I am’. Moving from it, fear takes over; you start feeling afraid of the unknown darkness and chaos – because society has managed to clear a small part of your being.

It is just like going to a forest. You make a little clearing, you clear a little ground; you make fencing, you make a small hut; you make a small garden, a lawn, and you are okay. Beyond your fence – the forest, the wild. Here everything is okay; you have planned everything. This is how it has happened.

Society has made a little clearing in your consciousness. It has cleaned just a little part completely, fenced it. Everything is okay there. That’s what all your universities are doing. The whole culture and conditioning is just to clear a part so that you can feel at home there.

And then you become afraid.

Beyond the fence there is danger.

Beyond the fence you are, as within the fence you are – and your conscious mind is just one part, one-tenth of your whole being. Nine-tenths is waiting in the darkness. And in that nine-tenths, somewhere your real center is hidden.

One has to be daring, courageous.

One has to take a step into the unknown.

For a while all boundaries will be lost.

For a while you will feel dizzy.

For a while, you will feel very afraid and shaken, as if an earthquake has happened. But if you are courageous and you don’t go backwards, if you don’t fall back to the ego and you go on and on, there is a hidden center within you that you have been carrying for many lives.

That is your soul, the self.

Once you come near it, everything changes, everything settles again. But now this settling is not done by the society. Now everything becomes a cosmos, not a chaos; a new order arises.

But this is no longer the order of the society – it is the very order of existence itself.

It is what Buddha calls Dhamma, Lao Tzu calls Tao, Heraclitus calls Logos. It is not man-made. It is the VERY order of existence itself. Then everything is suddenly beautiful again, and for the first time really beautiful, because man-made things cannot be beautiful. At the most you can hide the ugliness of them, that’s all. You can decorate them, but they can never be beautiful.

The difference is just like the difference between a real flower and a plastic or paper flower. The ego is a plastic flower – dead. It just looks like a flower, it is not a flower. You cannot really call it a flower. Even linguistically to call it a flower is wrong, because a flower is something which flowers. And this plastic thing is just a thing, not a flowering. It is dead. There is no life in it.

You have a flowering center within. That’s why Hindus call it a lotus – it is a flowering. They call it the one-thousand-petaled-lotus. One thousand means infinite petals. And it goes on flowering, it never stops, it never dies.

But you are satisfied with a plastic ego.

There are some reasons why you are satisfied. With a dead thing, there are many conveniences. One is that a dead thing never dies. It cannot – it was never alive. So you can have plastic flowers, they are good in a way. They are permanent; they are not eternal, but they are permanent.

The real flower outside in the garden is eternal, but not permanent. And the eternal has its own way of being eternal. The way of the eternal is to be born again and again and to die. Through death it refreshes itself, rejuvenates itself.

To us it appears that the flower has died – it never dies.

It simply changes bodies, so it is ever fresh.

It leaves the old body, it enters a new body. It flowers somewhere else; it goes on flowering.

But we cannot see the continuity because the continuity is invisible. We see only one flower, another flower; we never see the continuity.

It is the same flower which flowered yesterday.

It is the same sun, but in a different garb.

The ego has a certain quality – it is dead. It is a plastic thing. And it is very easy to get it, because others give it. You need not seek it, there is no search involved. That’s why unless you become a seeker after the unknown, you have not yet become an individual. You are just a part of the crowd. You are just a mob.

When you don’t have a real center, how can you be an individual?

The ego is not individual. Ego is a social phenomenon – it is society, its not you. But it gives you a function in the society, a hierarchy in the society. And if you remain satisfied with it, you will miss the whole opportunity of finding the self.

And that’s why you are so miserable.

With a plastic life, how can you be happy?

With a false life, how can you be ecstatic and blissful? And then this ego creates many miseries, millions of them.

You cannot see, because it is your own darkness. You are attuned to it.

Have you ever noticed that all types of miseries enter through the ego? It cannot make you blissful; it can only make you miserable.

Ego is hell.

Whenever you suffer, just try to watch and analyze, and you will find, somewhere the ego is the cause of it. And the ego goes on finding causes to suffer.

You are an egoist, as everyone is. Some are very gross, just on the surface, and they are not so difficult. Some are very subtle, deep down, and they are the real problems.

This ego comes continuously in conflict with others because every ego is so unconfident about itself. Is has to be – it is a false thing. When you don’t have anything in your hand and you just think that something is there, then there will be a problem.

If somebody says, “There is nothing,” immediately the fight will start, because you also feel that there is nothing. The other makes you aware of the fact.

Ego is false, it is nothing.

That you also know.

How can you miss knowing it? It is impossible! A conscious being – how can he miss knowing that this ego is just false? And then others say that there is nothing – and whenever the others say that there is nothing they hit a wound, they say a truth – and nothing hits like the truth.

You have to defend, because if you don’t defend, if you don’t become defensive, then where will you be?

You will be lost.

The identity will be broken.

So you have to defend and fight – that is the clash.

A man who attains to the self is never in any clash. Others may come and clash with him, but he is never in clash with anybody.

It happened that one Zen master was passing through a street. A man came running and hit him hard. The master fell down. Then he got up and started to walk in the same direction in which he was going before, not even looking back.

A disciple was with the master. He was simply shocked. He said, “Who is this man? What is this? If one lives in such a way, then anybody can come and kill you. And you have not even looked at that person, who he is, and why he did it.”

The master said, “That is his problem, not mine.”

You can clash with an enlightened man, but that is your problem, not his. And if you are hurt in that clash, that too is your own problem. He cannot hurt you. And it is like knocking against a wall – you will be hurt, but the wall has not hurt you.

The ego is always looking for some trouble. Why? Because if nobody pays attention to you, the ego feels hungry.

It lives on attention.

So even if somebody is fighting and angry with you, that too is good because at least the attention is paid. If somebody loves, it is okay. If somebody is not loving you, then even anger will be good. At least the attention will come to you. But if nobody is paying any attention to you, nobody thinks that you are somebody important, significant, then how will you feed your ego?

Other’s attention is needed.

In millions of ways you attract the attention of others; you dress in a certain way, you try to look beautiful, you behave, you become very polite, you change. When you feel what type of situation is there, you immediately change so that people pay attention to you.

This is a deep begging.

A real beggar is one who asks for and demands attention. And a real emperor is one who lives in himself; he has a center of his own, he doesn’t depend on anybody else.

Buddha sitting under his bodhi tree…if the whole world suddenly disappears, will it make any difference to Buddha? -none. It will not make any difference at all. If the whole world disappears, it will not make any difference because he has attained to the center.

But you, if the wife escapes, divorces you, goes to somebody else, you are completely shattered – because she had been paying attention to you, caring, loving, moving around you, helping you to feel that you were somebody. Your whole empire is lost, you are simply shattered. You start thinking about suicide. Why? Why, if a wife leaves you, should you commit suicide? Why, if a husband leaves you, should you commit suicide? Because you don’t have any center of your own. The wife was giving you the center; the husband was giving you the center.

This is how people exist. This is how people become dependent on others. It is a deep slavery. Ego HAS to be a slave. It depends on others. And only a person who has no ego is for the first time a master; he is no longer a slave. Try to understand this.

And start looking for the ego – not in others, that is not your business, but in yourself. Whenever you feel miserable, immediately close you eyes and try to find out from where the misery is coming and you will always find it is the false center which has clashed with someone.

You expected something, and it didn’t happen.

You expected something, and just the contrary happened – your ego is shaken, you are in misery. Just look, whenever you are miserable, try to find out why.

Causes are not outside you. The basic cause is within you – but you always look outside, you always ask:

Who is making me miserable?

Who is the cause of my anger?

Who is the cause of my anguish?

And if you look outside you will miss.

Just close the eyes and always look within.

The source of all misery, anger, anguish, is hidden in you, your ego.

And if you find the source, it will be easy to move beyond it. If you can see that it is your own ego that gives you trouble, you will prefer to drop it – because nobody can carry the source of misery if he understands it.

And remember, there is no need to drop the ego.

You cannot drop it.

If you try to drop it, you will attain to a certain subtle ego again which says, “I have become humble.”

Don’t try to be humble. That’s again ego in hiding – but it’s not dead.

Don’t try to be humble.

Nobody can try humility, and nobody can create humility through any effort of his own – no. When the ego is no more, a humbleness comes to you. It is not a creation. It is a shadow of the real center.

And a really humble man is neither humble nor egoistic.

He is simply simple.

He’s not even aware that he is humble.

If you are aware that you are humble, the ego is there.

Look at humble persons…. There are millions who think that they are very humble. They bow down very low, but watch them – they are the subtlest egoists. Now humility is their source of food. They say, “I am humble,” and then they look at you and they wait for you to appreciate them.

“You are really humble,” they would like you to say. “In fact, you are the most humble man in the world; nobody is as humble as you are.” Then see the smile that comes on their faces.

What is ego? Ego is a hierarchy that says, “No one is like me.” It can feed on humbleness – “Nobody is like me, I am the most humble man.”

It happened once:

A fakir, a beggar, was praying in a mosque, just early in the morning when it was still dark. It was a certain religious day for Mohammedians, and he was praying, and he was saying, “I am nobody. I am the poorest of the poor, the greatest sinner of sinners.”

Suddenly there was one more person who was praying. He was the emperor of that country, and he was not aware that there was somebody else there who was praying – it was dark, and the emperor was also saying:

“I am nobody. I am nothing. I am just empty, a beggar at our door.” When he heard that somebody else was saying the same thing, he said, “Stop! Who is trying to overtake me? Who are you? How dare you say before the emperor that you are nobody when he is saying that he is nobody?”

This is how the ego goes. It is so subtle. Its ways are so subtle and cunning; you have to be very, very alert, only then will you see it. Don’t try to be humble. Just try to see that all misery, all anguish comes through it.

Just watch! No need to drop it.

You cannot drop it. Who will drop it? Then the DROPPER will become the ego. It always comes back.

Whatsoever you do, stand out of it, and look and watch.

Whatsoever you do – humbleness, humility, simplicity – nothing will help. Only one thing is possible, and that is just to watch and see that it is the source of all misery. Don’t say it. Don’t repeat it – WATCH. Because if I say it is the source of all misery and you repeat it, then it is useless. YOU have to come to that understanding. Whenever you are miserable, just close the eyes and don’t try to find some cause outside. Try to see from where this misery is coming.

It is your own ego.

If you continuously feel and understand, and the understanding that the ego is the cause becomes so deep-rooted, one day you will suddenly see that it has disappeared. Nobody drops it – nobody can drop it. You simply see; it has simply disappeared, because the very understanding that ego causes all misery becomes the dropping. THE VERY UNDERSTANDING IS THE DISAPPEARANCE OF THE EGO.

And you are so clever in seeing the ego in others. Anybody can see someone else’s ego. When it comes to your own, then the problem arises – because you don’t know the territory, you have never traveled on it.

The whole path towards the divine, the ultimate, has to pass through this territory of the ego. The false has to be understood as false. The source of misery has to be understood as the source of misery – then it simply drops.

When you know it is poison, it drops. When you know it is fire, it drops. When you know this is the hell, it drops.

And then you never say, “I have dropped the ego.” Then you simply laugh at the whole thing, the joke that you were the creator of all misery.

I was just looking at a few cartoons of Charlie Brown. In one cartoon he is playing with blocks, making a house out of children’s blocks. He is sitting in the middle of the blocks building the walls. Then a moment comes when he is enclosed; all around he has made a wall. Then he cries, “Help, help!”

He has done the whole thing! Now he is enclosed, imprisoned. This is childish, but this is all that you have done also. You have made a house all around yourself, and now you are crying, “Help, help!” And the misery becomes a millionfold – because there are helpers who are also in the same boat.

It happened that one very beautiful woman went to see her psychiatrist for the first time. The psychiatrist said, “Come closer please.” When she came closer, he simply jumped and hugged and kissed the woman. She was shocked. Then he said, “Now sit down. This takes care of my problem, now what is your problem?”

The problem becomes multifold, because there are helpers who are in the same boat. And they would like to help, because when you help somebody the ego feels very good, very, very good – because you are a great helper, a great guru, a master; you are helping so many people. The greater the crowd of your followers, the better you feel.

But you are in the same boat – you cannot help.

Rather, you will harm.

People who still have their own problems cannot be of much help. Only someone who has no problems of his own can help you. Only then is there the clarity to see, to see through you. A mind that has no problems of its own can see you, you become transparent.

A mind that has no problems of its own can see through itself; that’s why it becomes capable of seeing through others.

In the West, there are many schools of psychoanalysis, many schools, and no help is reaching people, but rather, harm. Because the people who are helping others, or trying to help, or posing as helpers, are in the same boat.

…It is difficult to see one’s own ego.

It is very easy to see other’s egos. But that is not the point, you cannot help them.

Try to see your own ego.

Just watch it.

Don’t be in a hurry to drop it, just watch it. The more you watch, the more capable you will become. Suddenly one day, you simply see that it has dropped. And when it drops by itself, only then does it drop. There is no other way. Prematurely you cannot drop it.

It drops just like a dead leaf.

The tree is not doing anything – just a breeze, a situation, and the dead leaf simply drops. The tree is not even aware that the dead leaf has dropped. It makes no noise, it makes no claim – nothing.

The dead leaf simply drops and shatters on the ground, just like that.

When you are mature through understanding, awareness, and you have felt totally that ego is the cause of all your misery, simply one day you see the dead leaf dropping.

It settles into the ground, dies of its own accord. You have not done anything so you cannot claim that you have dropped it. You see that it has simply disappeared, and then the real center arises.

And that real center is the soul, the self, the god, the truth, or whatsoever you want to call it.

It is nameless, so all names are good.

You can give it any name of your own liking.

From Beyond the Frontier of the Mind by Osho

Oltre l’illusione


budda2

Se lasci cadere l’illusione
che è l’io ad agire, e credi invece
che il vero io è il divino,
arriverai allora alla pienezza,
ti accorgerai che il Tutto è in te
e tu sei nel Tutto.

Bhagavad Gita

If you drop the illusion
which is the self to act, and believe instead
that the true self is the divine,
then you will come to the fullness,
you will realize that the All is in you
and you are in the All.

Bhagavad Gita