Lo scopo della vita


“Dando uno scopo alla nostra vita, ne smorziamo la capacità emotiva. Se la nostra vita ha uno scopo viviamo per un minuto, per un giorno, per un anno, invece di vivere per ogni minuto, per ogni giorno, per ogni anno.”


Oscar Wilde


Il senso della vita

La vita non ha scopo. Non allarmarti. Tutta l’idea di scopo è sbagliata: essa nasce dalla cupidigia. La vita è pura gioia, di festa, divertimento, risate, senza uno scopo. La vita è fine a se stessa, non ha altro scopo. Nel momento in cui comprendi questo, capisci di che cosa tratta il tema della meditazione. Consiste nel vivere la tua vita in modo gioioso, festoso, totalmente, e senza un traguardo finale, senza uno scopo in vista, senza scopo. Proprio come un bambino che gioca sulla riva, raccogliendo conchiglie e pietre colorate: per quale scopo? Non vi è alcuno scopo.

Osho

Da sempre l’uomo va alla ricerca del senso della vita e della felicità, ma qual è il segreto per trovarli? La risposta del maestro spirituale e di meditazione Osho a questa domanda suona densa di significato: la via da seguire non passa per l’accumulo di cose, ricchezze o esperienze, perché la vita stessa è già in sé il dono più grande che ci sia mai stato fatto, e se siamo qui non è certo per merito nostro. L’esistenza è un dono divino e per questo il nostro atteggiamento nei suoi confronti deve essere quello del Baul, il “folle”, che simile a un bambino vive cantando e danzando, celebrando la realtà per quella che è, fino in fondo. Il Baul accoglie ogni aspetto del reale perché Dio è in ogni cosa, dalla più umile e degradata alla più nobile, nel fior di loto come nel fango che lo genera, nel vento, negli alberi e nelle nuvole. Il Baul non ha bisogno di templi e chiese per adorare Dio perché la sua è la religione dell’amore. Non ci saranno allora obiettivi da rincorrere, ideali o concreti, perché possiamo trovare la piena felicità solo dentro di noi, nell’armonia con noi stessi e con il mondo. Amore e meditazione sono gli strumenti che Osho ci indica per vivere una vita autentica e consapevole, libera dalle schiavitù e dagli schemi che il mondo e la società ci impongono

. La Vita è Dono Autore: Osho Editore: DeAgostini

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.. Noi pretendiamo che la vita debba avere un senso: ma la vita ha precisamente il senso che noi stessi siamo disposti ad attribuirle. Poichè l’essere umano vi riesce solo in modo imperfettto, ha cercato con le religioni e le filosofie di rispondere a quell’esigenza in modo consolante. Ma simili richieste portano tutte alla medesima conclusione: la vita acquista un senso unicamente mediante l’amore. Vale a dire: quanto piu’ saremo capaci di amore e di abnegazione, tanto piu’ la nostra vita sarà ricca di significato.

“Il mio credo” Hermann Hesse

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La domanda che ciascuno si pone, non appena l’intelligenza si sviluppa, è questa: “Perché sono qui?” “Qual è lo scopo della mia vita?”

Ciascun essere ha un’idea diversa riguardo a quale sia lo scopo della vita. Alcuni credono che lo scopo della vita consista nell’essere virtuosi, e, tramite la pratica della virtù, essere felici. Ma la virtù, cos’è? Ci sono cose che a noi sembrano molto virtuose, ma che ad altri non sembrano virtuose affatto. Ciò che può essere virtù in una circostanza può essere peccato in un’altra. E quel che sembra molto virtuoso visto dall’esterno, potrebbe essere molto diverso se lo vedessimo dall’interno.

Di un uomo con un rosario in mano, seduto sulle scale del santuario, il mondo dirà: “Costui è molto virtuoso”. Ma anche se fosse interiormente molto virtuoso, il mondo non darà mai del virtuoso a un uomo che passeggia nei bassifondi o siede nei bar; questo per il semplice fatto che egli siede nei bar e passeggia nei bassifondi.

Ci sono gli amanti di Dio e ci sono i venditori di Dio. Se in un tempio siede un uomo con la barba lunga e il rosario fra le mani, tutti andranno da lui, il santone! Costui fa della sua devozione uno spettacolo, un commercio. Poi ci sono gli amanti di Dio. Costoro non professano nessuno amore per Dio. Sta scritto: “Sii un amico al tuo interno; quel che appare non ha alcuna importanza”. Questo comportamento è raro nel mondo.

Vediamo come gli innamorati, agli inizi, nascondano il loro amore. Lei non pronuncia il nome di lui davanti ad altri. Lui non pronuncia il nome di lei davanti ad altri. Quanto più nasconderà ad altri il suo amore colui che inizia ad amare Dio! Egli non nomina il nome di Dio.

C’è chi ritiene sia il potere, lo scopo della vita. Vediamo però che mentre alcuni desiderano il potere, ad altri non interessa affatto. È impossibile che lo scopo di Dio, della Vita, sia qualcosa che non tutti desiderano. E se il potere fosse lo scopo della vita, il più potente dovrebbe essere perennemente felice. Gli animali più potenti sono la tigre e il leone. Se andiamo dove sono le tigri, nella giungla, vediamo come la tigre sia sempre irrequieta, si muova su e giù in continuazione. Il suo potere è tanto grande da non darle requie. Ma se andiamo fra gli agnelli, che sono deboli, innocenti, indifesi, vediamo che gli agnelli giocano. Un agnello non vuol mai averla vinta su un altro agnello. Se lo spaventi, china la testa e va a nascondersi. Se lo nutri si avvicina, mangia, e ti dà fiducia. Quando dorme, dorme tranquillamente. Ma nella giungla, dove sono la tigre e il leone, si sente ruggire tutta la notte. E una tigre non permette ad un’altra tigre di avvicinarsi a lei. Se giunge una seconda tigre, le due combatteranno finché una sia morta, e ne rimanga una sola. Se ti avvicini a loro durante il giorno, noterai come il loro respiro sia affannoso. Quello stesso respiro che rende altri calmi e tranquilli, non le dà pace. Lei non ha pace, non ha calma, non ha riposo. Andate davanti alla gabbia delle tigri, e vedrete.

Se il potere fosse lo scopo della vita, la nazione più felice dovrebbe essere la più potente. Ma è così? C’è chi ritiene sia il piacere, lo scopo della vita: mangiare, bere e divertirsi, ché domani moriremo. Questo è ciò che tutti pensano al termine degli studi: “Divertiamoci e stiamo allegri, ché domani potremmo essere morti”. Ma non riescono mai a soddisfarsi. Se oggi andiamo all’osteria, domani vorremo un ristorante più lussuoso. Se oggi viaggiamo in autobus, domani vorremo un’automobile nostra. Vogliamo, per potercela spassare, tutti i teatri e tutti i ristoranti. E chi ha la salute, o le tasche sempre piene, per tutto questo divertimento? Neanche i ricchi possono, neanche i re. Quanto poco dura un piacere. Una cosa così breve, così imperfetta, non può essere lo scopo di Dio.

Volgiamoci ora alla tradizione, e troveremo nel Corano: “Conosci te stesso e conosci Dio” . Un’altra sura recita: “Conosci Dio nella natura”. Ma nella natura non troviamo nulla di perfetto, nulla che possiamo chiamare Dio, nessun uomo perfetto, nessuna donna perfetta. Chi è molto colto, non è coraggioso. Chi è molto coraggioso, non conosce nulla. Chi ha una grande immaginazione, ignora quanti pence sono contenuti in uno scellino, ed è manchevole sotto questo aspetto. Se lei è bellissima, allora manca di intelligenza e di cultura. Se ha cultura, non ha bellezza. Se ha una personalità forte, non ha intelligenza. Se è molto intelligente allora manca di fascino e non ha personalità.

In quale aspetto della natura possiamo dunque vedere Dio? Puoi vederlo nella tua natura, nell’ego, nel sé. Come possiamo vedere Dio nell’ego? Abbandoniamo la tradizione e guardiamo la cosa dal punto di vista scientifico: vedremo che il sé consiste prima di tutto in carne, sangue, ossa, pelle e nel respiro che tiene insieme il tutto. Il respiro è la vita. Quando il respiro è uscito dal corpo, la vita è andata via. È il respiro che ha dato forma al corpo. E cos’è il respiro? Il respiro è il suono. Quando è pesante, è un suono che le nostre orecchie possono sentire. Quando è leggero, è un suono sottile che le nostre orecchie non possono sentire. Quando una persona dorme profondamente ne sentiamo il russare, il respiro. Se andate vicino a un cavallo o a una mucca, e ascoltate attentamente, dopo poco udrete un suono sottile, il respiro. Ciò dimostra che il respiro è il suono, ed è tramite il suono che tutto divenne. Ecco perché gli indù lo chiamano Wada Brahma, il Dio-suono. Nel Corano è scritto “Kun faya Kun”, “Sii, e divenne”.

Respiro a parte, se guardiamo in noi stessi, vedremo che c’è qualcos’altro. C’è qualcosa che testimonia il respiro. Si tratta della coscienza che, nel suo aspetto individuale, chiamiamo anima. Quindi una persona, tramite il suo intelletto, sa di essere un essere invisibile. Allora dice alla sua anima: “Sei rimasta tanto a lungo delusa da questo corpo. Hai creduto di essere il corpo, ma non lo sei. Tu sei uno spirito”.

Poi però si pensa: “Forse non sono uno spirito. Forse si tratta di immaginazione. Se fossi uno spirito potrei andare in Russia, potrei andare a New York. Ma non posso recarmi in Russia o a New York se non con il vapore e con il treno. E se voglio avere notizie, devo spedire un telegramma”.

Questa è la perfezione di cui parla il Vangelo. “Siate perfetti come è perfetto il vostro Padre Celeste” significa questo: che lo spirito è conscio del corpo, e il corpo è conscio dello spirito. Quando è così, l’uomo è perfetto. L’anima gli dà la vita eterna, il corpo diviene per lui un mezzo di esperienza. Ma gli uomini sono consci solo del corpo, oppure, se consci dello spirito, sono consci solo di quello.

Come divenire consci dello spirito? Zeb-un-Nissa, la nostra grande poetessa Sufi, così si esprime: “Tu sei una goccia nell’oceano. Ma se mantieni il pensiero sull’oceano, anche tu sarai l’oceano”. Se abbiamo coscienza solo del nostro sé saremo come animali, cercando di avere tutto per noi, prendendo tutto per noi. Taluni poi sono consci del loro piccolo gruppo, o della loro famiglia. La loro famiglia, il loro piccolo gruppo, li adorano. Taluni sono consci della loro nazione: la loro nazione li adora. La prosperità della nazione è la loro prosperità, il tracollo della nazione, il loro tracollo. I Maestri invece hanno sempre l’umanità intera davanti agli occhi. È dell’intera umanità che sono coscienti. Essi pensano: “Se io non ho mangiato, ma il mio fratello ha mangiato, va tutto bene. Se io non ho avuto nulla, ma il mio fratello ha avuto, tutto è a posto”. Tramite la coscienza del tutto, l’anima acquista la sua libertà. Non è costretta in alcun luogo, non è costretta da alcuna condizione. Più ci apriamo, più realizziamo lo scopo della vita.

Ho conosciuto personalmente un giudice, a Hyderabad, che sedeva tutto il giorno in tribunale, e durante il pranzo udì un ragazzo cantare in strada. In India ai ragazzi piace molto cantare in strada. Il ragazzo cantava una canzone molto volgare. Il giudice mandò a chiamare il ragazzo e gli fece cantare la canzone. Gliela fece cantare una seconda volta, poi una terza, e poi ancora, tantissime volte. Era una canzone molto comune. Le parole non erano composte da un poeta, né la musica era composta da un musicista. Era un innamorato che cantava alla sua ragazza: “Mi guardi come se volessi mangiarmelo”: un’espressione molto volgare. Il giudice vedeva ogni giorno come nel mondo ciascuno cerchi di divorare l’altro, di prendergli il meglio, e la canzone lo commosse a tal punto che da quel giorno si ritirò a vita privata. Diede via tutto e divenne un derviscio.

Questa fu l’interpretazione del giudice, che il mondo -la ragazza-lo guardava come se volesse mangiarlo. Ciò significa che le attrazioni e le tentazioni del mondo sono tali da consumare la vita di una persona prima che questa possa svegliarsi e realizzare la verità della sua vita. Ma questo non è il vero scopo della vita. Il vero scopo della vita è l’illuminazione. È la sola cosa che abbia valore. Il tempo della vita, tutto lo sforzo dovrebbe essere dedicato a questo. A realizzare, a riconoscere Dio, Colui che è all’interno.

Hali, un poeta indù, così si esprime: “O occhi che desiderate vedere Dio, guardate all’interno, il Dio che voi adorate intorno, è dentro”. Significa che gli occhi dovrebbero essere rivolti all’interno, per vedere Dio dentro noi stessi. Scopo dell’uomo dovrebbe essere riconoscere quel Dio, e, realizzandolo, divenire libero. Per realizzare la sua vita, indipendente ed immortale, libero dalla morte e dal marciume, libero dalle angosce, dalle preoccupazioni e dai dispiaceri del mondo.

Lo scopo della vita (2)

È la vita stessa a dirigere l’uomo verso il suo scopo, ed è colpa dell’uomo se non riesce a realizzare lo scopo della vita. È una confusione che sorge nel vedere la varietà del mondo, quando l’anima si risveglia, dopo la nascita su questa terra. L’uomo si fa perplesso e non riesce a decidere con certezza quali debbano essere la direzione e il sentiero più appropriati per il suo viaggio. Perciò, molto spesso, dalla giovinezza all’età adulta, l’uomo resta in questa perplessità. Egli crede talora che il suo sentiero sia quello spirituale, talora che sia quello commerciale, talora la via politica, talora questo, talora quello. Ma allo stesso tempo non è colpa della vita, né di quello spirito guida che dirige costantemente. In realtà, nella culla e da bambino il sentiero della vita inizia a mostrarsi all’uomo; la via viene mostrata nell’infanzia. La confusione sorge quando l’uomo cresce, dal suo essere attratto da più cose, e dal non sapere cosa è cosa, cosa è giusto, cosa è sbagliato.

Non v’è dubbio che la prima impressione che si riceve del mondo sia un’impressione di falsità. Il bambino apre gli occhi nella sincerità, e la prima impressione è di falsità. Ciò lo confonde, ed egli prende l’abitudine di negare anche ciò che è giusto, e va contro ogni verità religiosa. Non è una sola persona che si rivolta, ma migliaia, milioni di persone. Il bambino nega, perché la prima impressione è di falsità. Cresce nella falsità, senza sapere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, e a volte questa confusione dura fino alla fine della vita.

A questo riguardo, del distinguere quale sia l’oggetto della vita di una persona, Sa’adi offre un verso molto istruttivo: “Ogni anima che viene sulla terra, viene con una luce già accesa in lui, per il suo lavoro sulla terra”, e se non la conosce, la colpa è del mondo che lo circonda, non dello spirito o della natura.

Se indagate tra le maggiori e peggiori tragedie della vita, troverete che nessuna è più grande di questa. Tutta la felicità, tutta la ricchezza, tutto quel che il mondo ha da offrire, tutto equivale a niente. Il potere, i possedimenti, tutto questo ci dà l’illusione che il suo proprietario sia fortunato. Ma nulla di ciò che il mondo ha da offrire è sufficiente. La sola cosa davvero sufficiente è la benedizione del Cielo, quella luce tramite cui l’uomo inizia a vedere il suo sentiero nella vita.

Prima di giudicare l’atteggiamento di un’altra persona dobbiamo fermarci e pensare che diritto abbiamo di giudicare se quella stia andando in una direzione giusta o sbagliata. Possiamo soltanto giudicare noi stessi, se noi stiamo andando in una direzione giusta o sbagliata, quando possiamo vedere la nostra strada davanti a noi. Come ha detto Gesù Cristo “Non giudicare”. Secondo gli indù l’uomo d’abitudine si sente attratto verso quattro oggetti apparenti, e percepisce che una di queste è la sua via: il Dharma, l’Ardh, il Karma, il Moksha.

1) Il Dharma, il dovere. Talvolta una persona dedica l’intera vita e tutto ciò che possiede a qualcuno che ama: un fratello, una sorella, la madre, il padre, il figlio o la figlia, un profeta, un insegnante, una musa, qualcuno verso cui ritiene di avere un dovere. Può essere che la stessa via sia un sentiero giusto, desiderabile, buono e virtuoso per uno, e che per un altro sia una strada sbagliata. Ma chi mai ha il diritto di chiamare sbagliato il sentiero di un altro? Ha un uomo, per quanto evoluto possa essere, il diritto di giudicare la via di un altro? Questo diritto non può averlo, dal momento che a ciascuno compete di risolvere il proprio enigma.

2) L’Ardh, la terra. Tutto ciò che la terra può offrire, ricchezza, possedimenti, posizione o potere, tutto ciò che il mondo può dare; una persona lavora per questo, desidera questo. Egli pensa: “Questa è la via larga, la via pratica; è l’altro a non conoscere la via saggia, la via giusta!” e se riusciamo a vedere il rovescio della medaglia, le maggiori beneficenze vengono da coloro che hanno lavorato in questo modo, e dato. Come si può giudicare e dire che questa non è la via giusta? Forse la via tramite la quale uno è asceso a quella posizione o ricchezza da dove comanda, non può, per la maggior parte dell’umanità, definirsi sbagliata.

3) La via della felicità, del comfort, del piacere. La persona che persegue la felicità, il piacere, il comfort, molto spesso pensa agli altri, o perlomeno ne comprende i desideri. Colui che dorme in una foresta di pietre ignora ciò che il mondo vuole, ma colui che cerca la felicità divide questa felicità con gli altri. Colui che tortura sé stesso non può dividere la felicità con gli altri, dal momento che sta torturando sé stesso. Quando riusciremo a vedere le cose da questo punto di vista, la tolleranza e l’indulgenza sorgeranno in noi nei confronti di tutti.

4) Moksha, la via lungo la quale avanzano tutte le persone religiose e pie. Essi cercano di conseguire una ricompensa, una felicità, in una vita futura. Essi pensano: “Se la vita in questo mondo è scoraggiante, se la nostra devozione, se il nostro servizio qui sono inutili, avremo una ricompensa nell’aldilà”. A qualunque religione, a qualunque fede essi appartengano, fintanto che rimangono sul loro sentiero senz’altro realizzeranno qualcosa, forse più di chi si aspetta una ricompensa per domani mattina. Pensate alla pazienza che hanno ed alle buone azioni che compiono. E mentre una persona che fa del bene e spera in una ricompensa immediata rischia di abbandonare la buona strada, colui che attende una ricompensa nell’al di là, al contrario, rimane sul buon cammino.

Le parole di Cristo, “Non giudicare” vengono in nostro aiuto nel dimostrare la profondità del problema. Maggiore sarà la nostra comprensione e meglio vedremo come i sentieri siano accordati ai temperamenti. Uno va per un sentiero, uno per un altro, ma tutti vanno verso un obiettivo. L’obiettivo non è diverso, è solo il sentiero ad essere diverso. E tutte queste controversie e lotte tra persone di diverse religioni, ciascuna delle quali dice: “Il mio sentiero è giusto”, come può essere giusto, come può essere questa l’idea di Cristo? Appena giudichiamo una persona spezziamo non solo l’insegnamento ma anche la vita di Cristo. Egli non ha solo insegnato, ha anche vissuto ciò che insegnava. A lui venivano portate persone con ogni tipo di difetti, e verso tutte mostrava tolleranza e indulgenza. Cristo disse: “Non chiamatemi buono”.

La più grande responsabilità che abbiamo nella vita è quella di trovare il nostro proprio sentiero, l’oggetto della nostra vita, non di perdere tempo con gli altri. Immaginate che qualcuno abbia un miglior scopo di vita, e che sia nostro amico, non dobbiamo tirarlo indietro. Se una persona ha uno scopo di vita che sembra essere peggiore, lasciamo che ce 0l’abbia, non dobbiamo tirarlo verso di noi. Non importa se al momento ci sembra un pessimo scopo, chissà che egli non abbia una lezione da imparare anche dal pessimo scopo. Nella vita impariamo molte cose dai nostri sbagli ed errori. Se una persona cade, impara dalla caduta. Se una persona ha creduto erroneamente ad un oggetto, seguendolo sinceramente arriverà infine al traguardo verso cui l’anima guida ogni individuo.

C’è una cosa che deve essere compresa. Di regola l’uomo mostra di avere, nella sua natura, un certo infantilismo. Questo infantilismo è la dipendenza. Ciò che vuole è qualcun altro che gli indichi lo scopo della vita, che gli dica cosa è buono. In primo luogo, nessuno ha il diritto di dirglielo. Anche se, per caso, l’altro è suo padre, sua madre, il suo insegnante, il loro primo dovere consiste nel risvegliare in lui lo spirito atto a realizzare lo scopo della sua vita, non dirgli: “Questo è lo scopo della tua vita”, perché l’anima è libera. Jelal-ud-Din Rumi dice “L’anima è imprigionata nel corpo mortale, ed è suo obiettivo costante di essere libera e di sperimentare quella libertà che è la sua vera natura”. E finché una persona nella posizione di padre, o madre, o insegnante, o guardiano, non ha compreso questo principio, che ogni anima deve essere libera di scegliere, non è davvero in grado di aiutare un altro.

Nella natura umana c’è anche un altro difetto oltre all’infantilismo. Senza dubbio sembra un difetto naturale. L’uomo in genere non sa qual è il suo problema. Chiedete a un medico, e vi dirà che su cento pazienti, a malapena uno è in grado di dirgli cos’ha che non vada. Lasciano al medico il compito di scoprirlo, compito impossibile. Nessuno può conoscere l’altrui voglia, pena, ambizione, desiderio, l’altrui continua nostalgia. Il lavoro di colui che aiuta, consiglia, guida un altro deve consistere nel rendere quella persona capace di conoscersi. Un bravo medico renderà quella persona capace di esprimere, percepire, realizzare cosa veramente non va in lui. Fin quando una persona non ha compreso pienamente il suo problema, non può essere aiutata.

E per finire, cosa ci insegna questo soggetto? Cosa ci suggerisce? Che dobbiamo coltivare in noi stessi quel senso atto a comprendere i nostri bisogni, afflizioni, il nostro lavoro, il nostro scopo. Senza dubbio gli obiettivi, buoni o cattivi che sembrino, sono passeggeri. Il vero obiettivo e scopo di tutte le anime, buone o malvagie che appaiano, sagge o stolte che sembrino, è quella nostalgia interiore e quell’impulso verso l’ obiettivo solo ed unico, la realizzazione dell’ideale spirituale. Un poeta indù dice “Non c’è nulla nel mondo che possa soddisfarti perfettamente, sebbene ci siano cose che possono soddisfarti momentaneamente”. Quindi la soddisfazione perfetta rimane comunque dipendente dall’ideale spirituale. E che importa il nome con cui viene chiamata, sia esso Dio o Bhagwan? Egli è lo spirito unico, nel Quale ed in Quale viviamo e ci muoviamo.

E se prendiamo l’ideale spirituale come nostro obiettivo riconosciuto, questo ideale ci aiuterà in tutti i nostri desideri e necessità ed in tutte le afflizioni, ed allo stesso tempo sarà questo ideale a sollevarci dalla densità che talora ci tiene legati. Non importa per quale via l’anima progredisca, sia essa la devozione,la religione, o un’altra via, fintanto che quell’ideale spirituale rimanga davanti a noi, fintanto che abbiamo davanti a noi quel porto verso cui convergono tutte le anime; quella pace; quella gioia costante; quell’Amico mai partito; quel Padre, sempre Padre, qui e là; quella Madre, la Madre di tutta l’umanità; quell’Ideale di perfetta bellezza. E mantenere quell’ideale davanti a noi, così che venga riflesso nel nostro cuore, è davvero il modo migliore per realizzare il vero scopo della vita umana.

Hazrat Inayat Khan

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“Giving a purpose to our lives, it dampens the emotional capacity. If our life has a purpose to live a minute for a day for one year, instead of living for every minute, every day, every year. “

Oscar Wilde

The Meaning of Life

Life has no purpose. Do not panic. The whole idea of purpose is wrong: it comes from greed. Life is pure joy, of celebration, fun, laughter without a purpose. Life is an end in itself, has no other purpose. The moment you realize this, you know what is the theme of meditation. Is to live your life in a joyful, festive, totally, and without a final goal, no purpose in view, no purpose. Just like a child playing on the shore, collecting shells and colored stones: for what purpose? There is no purpose.

Osho

Always the man goes in search of the meaning of life and happiness, but what is the secret to find them? The response of the spiritual master Osho and meditation to this question sounds dense with meaning: the way ahead does not go for the accumulation of things, wealth or experience, because life itself is in itself the greatest gift we ever been done, and if we are here is not to our merit. Existence is a divine gift and that is why our attitude to it must be that of Baul, the maniac, who lives like a child singing and dancing, celebrating the reality for what it is, to the end. The Baul welcomes every aspect of reality because God is in everything, from the most humble and degraded the noblest, the lotus in the mud as it generates, in the wind, trees and clouds. The Baul has no need of temples and churches to worship God because his is the religion of love. There will then be chasing goals, ideals or solid, because we can all find happiness only within ourselves, in harmony with ourselves and the world.Love and meditation are the tools that Osho tells us to live an authentic life and conscious, free from slavery and drawings that the world and society impose on us

. Life is a Gift Author: Osho Publisher: De Agostini

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.. We claim that life must have meaning, but life is precisely the sense that we ourselves are willing to give it. As human beings we can only so imperfettto, tried with other religions and philosophies to meet that requirement so comforting. But such requests all lead to the same conclusion: life acquires meaning only through love. That is to say, as much as ‘we are capable of love and devotion, the more’ our life will be full of meaning.

“My belief” Hermann Hesse

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The question that everyone asks as soon as intelligence is developed, is this: “Why am I here?” “What is the purpose of my life?”

Each being has a different idea about what the purpose of life. Some believe that the purpose of life consists in being virtuous, and, through the practice of virtue, be happy.But virtue, is it? There are things that we seem to be very virtuous, but others do not seem at all virtuous. What may be a virtue in fact may be a sin in another. And it seems very virtuous from the outside, it might be very different if you were to see inside.

Of a man with a rosary in his hand, sitting on the stairs of the sanctuary, the world will say: “He is very virtuous.” But even if it was inwardly very virtuous, the world will never give the virtuous a man who’s walking in the shallows or sitting in bars, for the simple fact that he sits in bars and walking in the slums.

There are lovers of God, and there are vendors If God in a temple sits a man with a long beard and a rosary in his hands, all will go to him, the holy man! He makes a show of his devotion, a business. Then there are those who love God no They do not profess love for God is written: “Be a friend to your extension, what is not important.”This behavior is rare in the world.

Let’s see how the lovers at the beginning, hiding their love. She does not pronounce his name in front of others. He does not pronounce her name in front of others. The longer hide his love to others who begins to love God! He does not mention the name of God

Some people believe has the power, the purpose of life. We see, however, that while some want power, others do not care at all. It is impossible that the purpose of God, Life, is something that not everyone wants. And if the power was the purpose of life, the most powerful should be eternally happy. The animals most powerful are the tiger and the lion. If we go where the tigers in the jungle, we see that the tiger is always restless, moves up and down continuously. Its power is so great as to give it rest. But if we go among the lambs, which are weak, innocent, defenseless, we see that the lambs play. A lamb does not want to ever have won on another lamb. If it scares, bows his head and goes into hiding. If you feed him approaching, eat, and gives you confidence. When he sleeps, he sleeps peacefully. But in the jungle where the tiger and the lion is heard roaring through the night. And a tiger does not allow another tiger to approach her. If you get a second tiger, the two will fight until one is dead, and it remains one. If you approach them during the day, you’ll see how their breathing is labored. That same breath that makes it more quiet and peaceful, does not give peace. She has no peace, no peace, no rest. Go in front of the cage of tigers, and you’ll see.

If power was the purpose of life, the happiest nation should be the most powerful. But is this so? Some believe it is the pleasure, the purpose of life: eat, drink and be merry, for tomorrow we die. This is what everyone thinks at the end of the studies: “Let’s have fun and let us be merry, for tomorrow we may be dead.” But they can never be satisfied. If we go to the inn today, tomorrow we will want a more luxurious restaurant. If we travel by bus today, tomorrow we want our car. We want to potercela walk, all the theaters and all the restaurants. And who has health, or pockets always full, for all this fun? Even the rich can, not even the king. How long is a little pleasure.Something so short, so imperfect, can not be the purpose of God

Let us turn now to the tradition, and we will find in the Qur’an: “Know yourself and know God.” Another measure reads: “Know God in nature.” But in nature we do not find anything perfect, nothing we can call God, no perfect man, no perfect woman. Who is well educated, is not brave. Who is brave, knows nothing. If you have a great imagination, ignore those who are content pence in a shilling, and is deficient in this respect. If she is beautiful, then lack of intelligence and culture. If culture is not beauty.If you have a strong personality, not intelligence. If you are very intelligent so lacking in charm and has no personality.

In what aspect of nature so we can see God? You can see it in your nature, the ego, the self. As we can see God in the ego? Abandon tradition and look at it from the scientific point of view: we shall see that the self is first of all flesh, blood, bones, skin and breath holding everything together. The breath is life. When the breath left the body, life went on. It is the breath that gave shape to the body. And what is your breath? The breath is the sound. When it’s heavy, it is a sound that our ears can hear.When it is light, is a subtle sound that our ears can not hear. When a person we feel asleep snoring, breathing. If you go near a horse or a cow, and listen carefully, after a while you hear a subtle sound, breath. This shows that the breath is the sound, and it is through sound that was all. That’s why Hindus call it Brahman Wada, God-sound. In the Koran it is written “Kun faya Kun”, “Be, and became”.

Breath aside, if we look at ourselves, we will see that there is something else. There is something that bears witness to the breath. It is the consciousness that, in its individual aspect, we call soul. So a person, through his intellect, he knows to be an invisible being. Then he says to his soul: “You stayed so long frustrated by this body. You believed to be the body, but you’re not. You are a spirit.”

But then you think: “Maybe I’m not a spirit. Maybe it’s imagination. If I were a spirit I could go to Russia, I could go to New York. But I can not go to Russia or New York than with the steam and the train. And if I want to have news, I send a telegram. “

This is the perfection of which the Gospel speaks. “Be perfect as your heavenly Father is perfect” means this: that the spirit is conscious of the body and the body is conscious of the spirit. When so, the man is perfect. The soul gives eternal life, the body becomes for him a means of experience. But men are conscious only of the body, or, if aware of the spirit, are only aware of that.

How to become aware of the spirit? Zeb-un-Nissa, our great Sufi poet, puts it this way: “You are a drop in the ocean. But if you keep thinking of the ocean, you will also be the ocean.” If we are aware only of our own as we are animals, trying to get everything to us, taking everything for us. Some also are conscious of their small group, or their families. Their family, their small group, worship them. Some are aware of their nation, their nation loves them. The prosperity of the nation is their prosperity, the collapse of the nation, their collapse. The Masters always rather have the whole of humanity in sight. You are aware that the whole of humanity. They think: “If I have not eaten, but my brother has eaten all is well. If I did not have anything, but my brother had, everything is fine.” Through the consciousness of the whole, the soul acquires its freedom. It is not forced in any place, is not constrained by any conditions. The more we open, the more we realize the purpose of life.

I personally met a court in Hyderabad, who sat all day in court, and during lunch she heard a boy singing in the street. In India the kids really enjoy singing in the street. The boy sang a song very vulgar. The judge sent for the boy and made him sing the song.He did sing it to him a second time, then a third, and again, many times. It was a very common song. The words were composed by a poet, nor the music was composed by a musician. He was a lover singing to his girlfriend: “You look at me like I want to eat it” very vulgar expression. The judge saw every day as the world tries to devour each other, to take the best, and the song moved him so much that from that day he retired to private life. He gave it all away and became a dervish.

This was the interpretation of the court, that the world-the-girl looked at him as if he wanted to eat it. This means that the attractions and temptations of the world are likely to consume the life of a person before it can wake up and realize the truth of his life.But this is not the true purpose of life. The true purpose of life is enlightenment. It’s the only thing that has value. The time of life, every effort should be devoted to it. To realize, to recognize God, who is inside.

Hali, a Hindu poet, puts it thus: “O eyes that you want to see God, look within, the God you worship around, is inside.” It means that the eyes should be facing inside, to see God within ourselves. The aim should be to recognize the God of man, and, realizing it, become free. To realize his life, independent and immortal, free from death and decay, free from anxieties, worries and sorrows of the world.

The purpose of life (2)

It is life itself to be the lead man to his end, and the man’s fault if it fails to achieve the purpose of life. It is a confusion that arises in seeing the variety of the world, when the soul wakes up after the birth on this earth. The man is perplexed and can not determine with certainty which should be the direction and the path most appropriate for your trip. So, very often, from youth to adulthood, this man remains in doubt. He believes that his path is sometimes spiritual, sometimes it is the commercial one, sometimes the way politics, sometimes this, sometimes that. But at the same time is not the fault of life, nor the spirit guide who runs constantly. In fact, in the cradle and the path of life a child begins to show the man, the way is shown in childhood. The confusion arises when man grows his being attracted by many things, and do not know what’s what, what is right, what is wrong.

There is no doubt that the first impression one gets an impression of the world is false. The boy opens his eyes in the sincerity and the first impression is false. This confuses him, and he also began the habit of denying what is right, and goes against every religious truth. Not a single person who is addressed, but thousands, millions of people. The child denies it, because the first impression is false. He grew up in falsehood, not knowing what is right and what is wrong, and sometimes this confusion lasts until the end of life.

In this regard, the distinguish which is the subject of a person’s life, Sa’ad offers a very instructive to “Every soul that is on earth, comes with a light already burning in him, for his work on earth” and if you do not know it, the fault lies with the world around him, not the spirit or nature.

If you inquire among the largest and worst tragedies of life, you will find that none is bigger than this. All the happiness, all wealth, all that the world has to offer, everything amounts to nothing. Power, possessions, everything that gives us the illusion that its owner is lucky. But nothing that the world has to offer is enough. The only thing really is just the blessing of Heaven, that light by which a person begins to see his path in life.

Before you judge the attitude of another person we must stop and think that we have the right to judge whether that is going in one direction, right or wrong. We can only judge ourselves, if we are going in a direction right or wrong, when we see our way ahead. As Jesus said “Judge not”. According to the Hindu custom of man are you attracted to four apparent objects, and feels that one of these is his life: Dharma, the Ardh, Karma, the Moksha.

1) The Dharma, duty. Sometimes a person devotes his whole life and everything he has someone who loves a brother, sister, mother, father, son or daughter, a prophet, a teacher, a muse, someone to believe in have a duty. It may be that the same path is a path right, desirable, good and virtuous one, and that another is a wrong way. But who has the right to call the wrong path of another? He is a man, how advanced it may be, the right to judge the path of another? This right can not have it, since everyone competes to solve the enigma.

2) The Ardh the earth. All that the earth can offer, wealth, possessions, position or power, all that the world can give, a person works for this, like this. He thinks: “This is the broad way, the practical way, the other is wise not to know the way, the right way!”and if we see the downside, major charities come from those who have worked in this way, and given. As you can judge and say that this is not the right way? Perhaps the way through which one has ascended to that position or wealth from where commands can not, for most of humanity, defined wrong.

3) The Way to Happiness, comfort, pleasure. The person seeking happiness, pleasure, comfort, often thinks of others, or at least it includes the like. He who sleeps in a forest of stone not know what the world wants, but one who seeks the happiness divide this happiness with others. He tortures himself can not share the happiness with others, since it is torturing himself. When will we see things from this point of view, tolerance and indulgence will arise in us towards all.

4) Moksha, the path along which we can advance all the religious and pious people.They seek to achieve a reward, happiness, in a future life. They think: “If life in this world is daunting, if our devotion, if our service here is useless, we will have a reward in the hereafter.” In any religion, any faith they belong to, as long as they remain on the path certainly accomplish something, perhaps more than those who expect a reward for tomorrow morning. Think of the patience you have and the good deeds they perform. And while a person who does good and is hoping for a reward of immediate danger of abandoning the right road, one who expects a reward in the hereafter, by contrast, remains on the right path.

Christ’s words, “Judge not” come to our aid in demonstrating the depth of the problem. The greater our understanding and we will see how the paths are granted to the temperaments. One is a path, one for another, but all go toward a goal. The goal is no different, it’s just the path to be different. And all these disputes and conflicts between people of different religions, each of which says: “My path is right, how can it be right, how can this be the idea of Christ? As soon as we judge a person break not only teaching but also the life of Christ. He has not only taught, she also lived what he taught. To him were brought people with all kinds of defects, and showed tolerance towards all and indulgence. Christ said: “Do not call me good.”

The greatest responsibility we have in life is to find our own path, the object of our lives, not waste time with others. Imagine that someone has a better purpose in life, and it is our friend, we must not pull back. If a person has a purpose in life seems to be worse, let us 0l’abbia, we must not pull it toward us. It does not matter whether at the time it seems a bad end, who knows that he has no lesson to be learned even from bad purpose. In life we learn many things from our mistakes and errors. If a person falls, learn from the fall. If a person mistakenly believed to an object, following sincerely finally arrive at the goal toward which the soul guides every individual.

One thing must be understood. As a rule of having the man show, in its nature, a certain childishness. This is childish dependence. What he wants is someone else that indicates the purpose of life, to tell him what is good. First, nobody has the right to tell him. Even if, by chance, the other is his father, his mother, his teacher, their first duty is to awaken in him the spirit capable of achieving the purpose of his life, saying, “This is the purpose of your life “, because the soul is free. Jelal-ud-Din Rumi says, “The soul is imprisoned in the mortal body, and it is his constant goal to be free and experience the freedom that is his true nature.” And as long as a person in the position of father or mother or teacher, or guardian, did not understand this principle, that every soul should be free to choose, not really able to help another.

In human nature there is also another defect as well all’infantilismo. No doubt it seems a natural defect. The man usually does not know what is your problem. Ask a doctor, and he says that in a hundred patients, hardly one can tell what did not go. They leave the task to the doctor to find out, impossible task. No one can know another’s desire, pain, ambition, desire, the longing of others continues. The work of the one who helps, advises, guides another must be to make that person capable of knowing. A good doctor will make that person able to express, perceive, realize what’s really wrong with him. Until a person has fully understood the problem, can not be helped.

And finally, what do we learn this subject? What do you suggest? We must cultivate in ourselves to act that way to understand our needs and afflictions, our work, our purpose. No doubt the goals that seem good or bad, are passengers. The real aim and purpose of all souls, good or evil appearing, wise or foolish that they seem, is that nostalgia and inner impulse towards’ one and only goal, the realization of the spiritual.A Hindu poet says, “There is nothing in the world that could meet the criteria perfectly, although there are things that can satisfy you at the moment.” So perfect is still dependent on the satisfaction by the ideal spiritual. And who cares the name by which it is called, be it God or Bhagwan? He is the only spirit in which and how we live and move.

And if we take the spiritual ideal as our objective recognized, this ideal will help us in all our wants and needs and in all afflictions, and at the same time this will be ideal to lift us from the density that sometimes keeps us connected. No matter which way the soul progresses, it is devotion, religion, or another way, as long as the ideal spiritual remains before us, as long as we have before us that the port towards which converge all souls; that peace, that joy constant that friend never left, that Father, Father always, here and there, that Mother, the Mother of all humanity, the ideal of perfect beauty. And keep that ideal before us, so that is reflected in our heart, is really the best way to realize the true purpose of human life.

Hazrat Inayat Khan

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