Le Forze Avverse Sri Aurobindo


Le Forze Avverse 3 Sri Aurobindo

3. Il giusto atteggiamento

Riguardo al contatto con il mondo e le forze ostili, questa è naturalmente sempre una delle principali difficoltà del sadhaka; ma la trasformazione del mondo e delle forze ostili è un’impresa troppo grossa, e la trasformazione individuale non può aspettare che quella sia compiuta. Ciò che si deve fare è vivere nel Potere in cui queste cose, questi elementi perturbatori non possono penetrare o, se vi riescono, non possono disturbare – ed esserne così purificati e rafforzati da non avere in sé la minima reazione alle forze ostili. Se c’è un involucro protettivo, se c’è, nell’essere interiore, una discesa purificatrice e, come risultato, la coscienza superiore si stabilisce in esso sostituendosi alla fine alla vecchia coscienza ignorante anche nelle parti più in superficie ed esteriormente attive – allora il mondo e le forze ostili non avranno più importanza, almeno per la propria anima; dovranno infatti essere affrontate nell’ambito di un lavoro più vasto e non personale; ma questo non deve essere al momento la preoccupazione maggiore. (Lettere, vol. III, p. 56)

Sono i movimenti della natura inferiore che devono essere purificati. Gli Asura non si trasformano così facilmente! Non è affatto sorprendente che siano potenti nel nostro mondo di ignoranza, poiché basta che persuadano gli uomini a seguire la tendenza innata della loro natura inferiore. Il Divino, invece, richiede sempre una trasformazione della natura. Non ci si deve meravigliare quindi che l’Asura abbia il compito più facile e abbia un maggiore successo momentaneo nelle sue macchinazioni. Ma questo successo temporaneo non condiziona il futuro.
Le forze malvagie sono perversioni della Verità causate dall’Ignoranza; in una trasformazione completa devono scomparire e la Verità dietro ad esse deve venire liberata. In questo senso si può dire che vengono trasformate mediante la distruzione. (Lettere, vol. III, p. 56)

I comuni difetti umani sono una cosa – sono il risultato della natura inferiore dell’Ignoranza – mentre l’azione delle forze ostili è invece un intervento particolare che suscita violenti conflitti interiori, depressioni anormali, pensieri e impulsi che possono facilmente essere individuati come istigazioni […], suggestioni apparentemente inevitabili, impulsi irrazionali e così via. Sono cosa di un genere diverso dalle comuni debolezze umane.
(Lettere, vol. III, p. 59)

Qualunque punto le forze avverse scelgano per l’attacco, per quanto piccolo possa sembrare alla mente umana esteriore, diventa un punto critico, e cedere su quello può significare cedere ad esse una delle chiavi della fortezza. Anche se è soltanto una piccola porta di servizio, a loro basta per entrare. Niente in realtà è piccolo e senza importanza sul Grande Sentiero. In particolare, quando la lotta discende al livello fisico, queste distinzioni non hanno più valore; lì, infatti, le cose “insignificanti” hanno un valore non facilmente calcolabile e sono di grande importanza. A quel livello, perdere la più piccola posizione può significare perdere sicuramente la battaglia decisiva. (Lettere, vol. III, p. 63)

Ci sono due cose che rendono loro [alle forze ostili] impossibile portare a termine, anche temporaneamente, un qualsiasi attacco sulla mente o sul vitale: innanzitutto, un amore, una devozione e una fiducia totali che niente possa scuotere; in secondo luogo, una calma e un’equanimità nel vitale così come nella mente, che siano divenute il carattere fondamentale della natura interiore. Le suggestioni possono sempre venire, le cose all’esterno andare per il verso sbagliato, ma l’essere rimane invulnerabile. L’una o l’altra di queste due cose di per sé basta, e a mano a mano che crescono, anche l’esistenza delle forze ostili diventa sempre meno un fenomeno della vita interiore – anche se possono sempre rimanere nell’atmosfera esteriore.
(Lettere, vol. III, p. 66)

Attacchi ci sono sempre, ed è questo un periodo in cui si abbattono su molti.
Questo stato che cerca di imporsi su di voi e di afferrarvi non fa parte del vostro vero sé, ma è un’influenza estranea. Respingetela sempre, quando viene, anche se ne sentite fortemente il contatto; apritevi nella mente e nell’anima al Divino, conservate la volontà e la fede, e la vedrete indietreggiare. Anche se ritornerà con ostinazione, siate ugualmente e più che mai ostinato nei suoi confronti, fermo nel rifiuto; questo la scoraggerà ed esaurirà, alla fine diverrà debole, un’ombra di se stessa, e scomparirà. Siate sempre fedele al vostro vero sé – questa è la sincerità. (Lettere, vol. III, p. 76)

Esse [le forze ostili] sperano di sfinirvi con la loro insistenza o di entrare in voi con la mera ostinazione, o almeno di ritardare la realizzazione con i loro attacchi. Questo è sempre il loro metodo. Se riescono a scuotere la fede, la pace e la samata, si ritengono ampiamente ricompensate.
L’unica cosa sbagliata sarebbe lasciarsi sopraffare. Se rimanete saldi in voi stessi, potete respingere l’attacco, oppure esso si esaurirà e passerà. In simili circostanze dovete essere come uno scoglio battuto dal mare in tempesta, ma mai sommerso. (Lettere, vol. III, p. 76)

Se si sa come trarre profitto dall’esperienza, persino le Forze ostili e i loro attacchi possono essere utili anche se, naturalmente, ciò non significa che si debba provocarli. Ciò che essi fanno è premere con tutta la loro forza su qualche punto debole della natura, ma se si sta all’erta ci si può accorgere di questa debolezza e respingerla. Solo che il metodo di attacco di queste Forze è troppo violento e sconvolgente e mette in pericolo anche le cose buone che sono in noi, come la fede, la pace, ecc. per cui bisogna stare attenti a salvaguardarle contro tutti gli attacchi.
Gli esseri ostili, quando non riescono a rovinare lo yoga con mezzi concreti, con tentazioni o rivolte vitali, sono pronti a farlo in maniera negativa: prima con la depressione, poi con il rifiuto sia della vita ordinaria sia della sadhana.
Gli attacchi indiretti […] non consistono in una violenta irruzione e obnubilazione da parte delle forze ostili: vengono fatti attraverso suggestioni mascherate, semiverità, semifalsità, tentativi di rappresentare la menzogna in veste di Verità divina o di mescolare abilmente la coscienza inferiore con quella superiore. Il loro tentativo è di fuorviare con l’astuzia più che vincere con la forza. (Lettere, vol. III, p. 75)

Le vie della natura sono piene di trappole, i travestimenti dell’ego sono innumerevoli, le illusioni dei Poteri delle Tenebre sono straordinariamente astute; la ragione è una guida insufficiente e spesso ci tradisce; il desiderio vitale è sempre con noi, istigandoci a seguire qualunque richiamo allettante. Per questo motivo insistiamo tanto in questo yoga su ciò che chiamiamo Samarpana, tradotto piuttosto inadeguatamente con la parola sottomissione. Se il centro del cuore è completamente aperto ed è lo psichico a guidarci sempre, allora non c’è problema, tutto è al sicuro. Ma lo psichico può ad ogni momento essere velato da un sollevamento inferiore. Soltanto pochi sono esenti da questi pericoli e sono proprio quelli per i quali la sottomissione avviene facilmente. La guida di qualcuno che sia, per identità, il Divino o rappresenti il Divino, è imperativa e indispensabile in questa difficile impresa. (Lettere, vol. IV, p. 229)

Dopo aver superato un attacco [delle forze ostili], l’atmosfera interiore viene sempre purificata. Non si deve permettere all’attacco di riguadagnare forza, e per questo la mente deve sempre seguire le suggestioni che vengono dallo psichico, rifiutandosi di ospitare quelle opposte, e allo stesso tempo mantenersi aperta alla Forza della Madre, così che possa discendervi, pervaderla e agire su di essa. (Lettere, vol. V, p. 101)

Le forze che ostacolano la sadhana sono quelle della natura inferiore mentale, vitale e fisica. Dietro di esse sono i poteri avversi dei mondi mentale-vitale-fisico sottile. Solo dopo che la mente e il cuore siano orientati e concentrati unicamente nell’aspirazione al Divino si può lottare con successo contro tali poteri avversi.
(Lettere, vol. I, p. 270)

Queste forze, quando vengono rigettate, si ritirano quindi nella coscienza circostante e vi rimangono nascoste, e ad ogni occasione sferrano un attacco sui centri abituati a riceverle (mentale esteriore, emotivo esteriore) e vi entrano. […] Ad un certo stadio, gli attacchi piombano pesantemente sul corpo perché le forze contrarie trovano più difficile di prima sconvolgere direttamente la mente e il vitale, e quindi piombano sul fisico sperando di farcela in questo modo, essendo il fisico più vulnerabile. Ma il fatto che il fisico sia sensibile agli attacchi non è prova di incapacità, non più di quanto lo sia nel caso della mente o del vitale; tutto questo può, nel tempo dovuto, essere superato. (Lettere, vol. VI, p. 32)

L’aumento di samatā [equanimità] è solo una prima condizione. Solo quando, sulla base di questa samatā, potrà essere usata una Forza intelligente per rendere vani gli attacchi [delle forze avverse], questi diventeranno impossibili. I loro attacchi sulla sfera fisica li si può prevenire solo impiegando una Forza superiore contro di loro.
Questo è il corretto atteggiamento interiore di equanimità: rimanere imperturbati qualunque cosa accada all’esterno. Ma per il successo nel campo esteriore (se non ricorrete ai mezzi umani della diplomazia e della tattica), occorre il potere di trasmettere con calma una Forza capace di modificare l’atteggiamento degli uomini e le circostanze, e rendere ogni azione esteriore giusta ed efficace ad un tempo.
Per i sadhaka, le lotte, i dispiaceri e le calamità esteriori non sono che un mezzo per vincere l’ego e il desiderio rajasico, e arrivare ad una completa sottomissione. Fintanto che si insiste sul successo, si lavora, almeno in parte, per l’ego. Le difficoltà e i fallimenti esteriori vengono per far capire questo, e portare all’assoluta equanimità. Ciò non significa che non si debba acquisire il potere di vincere, ma non è il successo nel lavoro del momento ciò che più conta; deve essere sviluppato il potere di ricevere e trasmettere una visione giusta e una Forza interiore sempre più grande, e questo deve essere fatto con la massima calma e pazienza, senza esaltarsi o turbarsi per la vittoria o il fallimento temporaneo. (Lettere, vol. II, p. 154)

Esistono forze superiori e forze inferiori; queste ultime devono essere vinte mediante il contatto con quelle superiori, e in questo processo a volte si sollevano o a volte scompaiono, finché non si ha più a che fare con esse. Il fatto che si sollevino non è necessariamente dovuto a qualche errore o colpa.
Tutte le difficoltà sono destinate a sparire con il tempo sotto l’azione della Forza. Sorgono sì, perché se non sorgessero l’azione non sarebbe completa: occorre infatti affrontarle ed eliminarle tutte affinché non rimanga niente che possa sollevarsi in seguito. (Lettere, vol. VI, p. 134-5)

Forces 3 Adverse Sri Aurobindo

3. The right attitude

Regarding the contact with the world and hostile forces, this is of course always one of the main difficulties of the sadhaka, but the transformation of the world and is unfortunately a large hostile forces, and individual transformation can not be expected, that is accomplished. What you must do is live in the power that these things, these disruptive elements can not penetrate or, if you can, can not disturb – and be purified and strengthened so as not to have in himself the slightest reaction to hostile forces. If there is a protective cover, if any, in the inner cleansing and a descent, as a result, the higher consciousness is established in it at the end replacing the old consciousness ignorant to even the most active in the area and externally – then the world and hostile forces will not have more importance, at least for one’s own soul will indeed be addressed as part of a larger work and not personal, but this should not be the biggest concern right now. (Letters, vol. III, p 56).

Are the movements of the lower nature that must be purified. Asuras do not turn so easily! It is hardly surprising that they are powerful in our world of ignorance, because that just persuade people to follow the inherent tendency of their lower nature. The Divine, however, always requires a transformation of nature. Do not be surprised therefore that the Asura has the task easier and has greater momentary success in its machinations. But this temporary success does not affect the future.
The evil forces are perversions of the truth caused by Ignorance, in a complete transformation must disappear and the truth behind them should be freed. In this sense we can say that they are processed through the destruction. (Letters, vol. III, p 56).

The common human failings are one thing – are the result of the lower nature of Ignorance – while the action of hostile forces is rather a special action that provokes violent internal conflicts, depression, abnormal thoughts and impulses that can easily be identified as an incitement [ …] suggestions seemingly inevitable, irrational impulses, and so on. They do a different kind from the common human frailties.
(Letters, vol. III, p. 59)

Choose any point on the opposing forces for the attack, however small it may seem to the human mind outward, becomes critical, and dispose of what they may mean giving in to one of the keys of the fortress. Even if only a little back door, just to get them. Nothing is really small and unimportant on the Great Path. In particular, when the fight comes down to the physical level, these distinctions have no value; there, in fact, things are “insignificant” have a value not easily calculable and are of great importance. At that level, losing the smallest position can certainly mean losing the decisive battle. (Letters, vol. III, p. 63)

There are two things that make them [the insurgents] impossible to accomplish, even temporarily, any assault on the mind or vital: first, a love, devotion and total confidence that nothing can shake, and secondly, a calm and equanimity in life as in the mind, which became the fundamental character of the inner nature. The suggestions can always come, things go out the wrong way, but it remains to be invulnerable. The one or other of these two things in themselves enough, and as they grow, even the existence of hostile forces becomes less and less a phenomenon of the inner life – although they may always remain in the atmosphere outside.
(Letters, vol. III, p. 66)

Attacks are always there and this is a period in which it brings about many.
This was trying to impose itself on you and grab you is not part of your true self, but it is alien influence. Always reject it, when, even if you feel strongly the contact, open up the mind and soul to the Divine will and kept the faith, and you’ll see it back. Although back stubbornly, be equally and more stubborn than ever against him, still in denial, and this will discourage the fade and eventually become weak, a shadow of itself and disappear. Be faithful to your true self – this is sincerity. (Letters, vol. III, p. 76)

They [the insurgents] are hoping to sfinirvi with their insistence or enter you by sheer stubbornness, or at least delay the implementation with their attacks. This is always their method. If they can shake the faith, peace and Samata, you feel amply rewarded.
The only wrong thing would be overwhelmed. If you stand firm in yourself, you can repel the attack, or it will be spent. In such circumstances you must be like a rock hit from the storm at sea, but never overwhelmed. (Letters, vol. III, p. 76)

If you know how to profit from the experience, even the hostile forces and their attacks can be useful even if, of course, this does not mean you have to provoke them. What they do is push with all their strength on any weakness of nature, but if you’re alert you can become aware of this weakness and should be dismissed. Only the method of attachment of the Forces is too violent and disturbing and threatening even the good things that are in us, like faith, peace, etc.. so one must be careful to safeguard them against all attacks.
Hostile beings, when they can not ruin yoga with practical ways, with or facing temptations of life, are ready to do so in a negative way: the first with depression, then the rejection of both the ordinary life of sadhana is.
The indirect attack […] does not consist in a violent raid and obfuscation by forces hostile are made through suggestions masked semiverità, facetted semi, attempts to represent falsehood as truth of divine consciousness or less cleverly mixing with the upper . Their attempt to mislead by guile rather than win by force. (Letters, vol. III, p. 75)

The ways of nature are full of traps, the disguises of the ego are innumerable, the illusions of the Powers of Darkness are extraordinarily clever, and the reason is a poor guide, and often betrays us, the desire of life is always with us, to follow any istigandoci call attractive. For this reason we insist so much in this yoga on what we call Samarpana, rather inadequately translated with the word submission. If the center of the heart is completely open and is the psychic to guide us forever, then no problem, everything is safe. But the psychic may be veiled at all times by a lower lifting. Only a few are free from these dangers and are precisely those for which the submission is easy. The guidance of someone who is, by identity, the Divine or represents the Divine, is imperative and necessary in this difficult undertaking. (Letters, vol. IV, p. 229)

After passing an attack [of hostile forces], the inner atmosphere is always purified. We must not allow the attack to regain strength, and therefore the mind must always follow the suggestions that come from the psychic, by refusing to accommodate the opposite, and at the same time remain open to the Force of the Mother, so that it may descend, and infuse it act on it. (Letters, vol. V, p. 101)

The forces that hinder the sadhana are those of the lower nature of mind, vital and physical. Behind them are the powers of the adverse mental-vital-physical worlds thin. Only after the mind and heart are focused and concentrated only in the aspiration to the Divine can successfully deal with these adverse powers.
(Letters, vol. I, p. 270)

These forces, when they are rejected, then retire in environmental consciousness and remain hidden, and for every occasion mounted an attack on the centers used to receive (outward mental, emotional, external) and enter it. […] At some stage, the attacks plunge heavily on the body because the opposing forces are more difficult than before upsetting directly the mind and life, and then swoop down on the body, hoping to make it in this way, being the most physically vulnerable. But the fact that your body is sensitive to the attacks is not proof of failure, any more than it is in the case of mind or life, all this may, in due time, be passed. (Letters, vol. VI, p 32).

The increase of Samata [equanimity] is only a first condition. Only when, on the basis of this Samata, an intelligent Force could be used to frustrate attacks [of hostile forces], these will become impossible. Their physical attacks on the ball they can be prevented only by using a higher force against them.
This is the correct inner attitude of equanimity: remain undeterred by anything that happens outside. But to succeed in the external field (if you do not resort to human means of diplomacy and tactics), you need the power to transmit a steady force that can change the attitude of men and circumstances, and make every action outward fair and effective at a time.
For the sadhaka, the struggles, sorrows and calamities are only outward half to overcome the ego and the desire rajasic, and come to a complete submission. As long as we insist on the success, it works, at least in part, for the ego. The difficulties and failures are external to understand this, and bring the absolute equanimity. This does not mean that you should acquire the power to win, but it is not success in the work of the moment what is most important, must be developed to receive and transmit a vision of a just and ever greater inner strength, and this must be done with the utmost calm and patience, not exalted or disturbed by the temporary success or failure. (Letters, vol. II, p. 154)

There are higher forces and lower forces, the latter must be won through contact with those above, and this process sometimes raise or sometimes disappear, until it has more to do with them. The fact that you raise is not necessarily due to some error or fault.
All difficulties are expected to disappear with time under the action of the Force. Arise so, why does not arise if the action would not be complete: it must confront and eliminate all that does not get anything that would rise further. (Letters, vol. VI, p. 134-5)

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