Archivio | giugno 2017

Accogliere l’impermanenza


Riflettendo…

La Riflessione

Meditazione camminata

La mente va in mille direzioni,
ed io cammino in pace su questo splendido sentiero.

Ad ogni passo soffia un vento fresco,
ad ogni passo sboccia un fiore

Maestro Thich Nhat Hanh

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Portare l’attenzione
al momento presente,
a quanto ci apprestiamo a fare,
a quel che accade intorno
ed alla postura del nostro corpo,
è offrire alla mente l’opportunità
di placare la sua folle corsa:
di pensiero in pensiero,
di timore in timore.

Quante volte, distratti
dalle sue proiezioni
non siamo stati capaci
di lasciare andare?

Ecco, nel respiro profondo
prendo e lascio,
raccolgo amorevolezza
ed abbandono ogni veleno.

Qui ed ora
posso raccogliere il tesoro
che si manifesta
nel camminare con calma,
nella pace dell’essere presente.

Poetyca

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L’insegnamento

Accogliere l’impermanenza

Accogliere nel cuore l’impermanenza, significa liberarsi lentamente dall’attaccamento,

All’inizio ciò è molto difficile da accettare.
Ma, riflettendo e praticando, la nostra Mente-Cuore inizia una graduale trasformazione.
Lasciar andare inizia a sembrarci più naturale e diventa sempre più facile.

Più pratichiamo, più sviluppiamo l’attitudine a lasciar andare.
E’ allora che si verifica un completo mutamento nel nostro modo di guardare la realtà.

Sogyal Rinpoche

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Guardare la realtà
è aprire la mano,
non stringere nulla.
Guardare la realtà
è accogliere quel che accade,
senza giudizio, consapevoli
che tutto cessa,
arriva e ci lascia,
muta come noi stessi mutiamo.

Nulla dura per sempre
ed ogni attimo
contiene il qui ed ora.

Quando comprendiamo questo
si apre la porta alla gioia
per essere testimoni di qualcosa
che non è mai uguale,
la accogliamo e siamo pronti
a lasciarla andare.

Tutto è come un fiore:
nella sua bellezza
sai scorgere che presto
ci deve abbandonare.

Poetyca

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05.04.2008 Poetyca

testi tratti da: http://www.bodhidharma.it

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Briciole


Briciole

E’ la nebbia dell’ ego a nascondere antiche esperienze;
importanti insegnamenti; qualora siano stati acquisiti;
oppure ci sarebbe da ritenere che chi non avesse ancora un
atteggiamento empatico e tendente verso gli altri; in
realtà, abbia ancora molto cammino da fare. A che
servirebbe biasimare gli altri o emarginarli quando se ne
cogliessero i limiti? Non è forse di chi ha maggiore
cammino il prendersi cura degli altri tendendo la mano?
Discriminare, giudicare, mettere da parte non è tanto
diverso da quel comportamento che si attribuisce a chi non
si vedesse proprio pari. Gettare la cenere in aria è
ricoprirsene, offuscando la vista ed il cuore. Dove allora
quel dichiarare; a parole, concetti positivi se poi si
divide con il pre-giudizio e si restasse nella dualità?

Non siamo forse tutti parte dell’Uno e ogni creatura è come
noi? Ogni giudizio è frammentarci in mille parti e non far
combaciare le parole ai fatti. Perchè temiamo l’ombra che
altri proiettano sentendoci superiori ad essa? Oppure,
facendo il confronto con quel che altri raccolgono lungo il
cammino; frutti seminati con sudore; perchè si avrebbe la
pretesa si sentirsene proprietari?

Perché siamo illusi di aver sciolto la nostra ombra; ma la
mente inganna e ci fa credere; nella sua illusione, di aver
superato quello che in realtà abbiamo insabbiato. Ben
vengano le prove, il confronto con le esperienze che
seppure appaiano come attacchi esterni o dolore; sono il
banco di prova per la nostra raggiunta maturità. Ci
colpiscono realmente? Se questo accade significa che siamo
ancora con i ceppi ai piedi; quell’attaccamento ci radica
al terreno. Nulla accade per caso e la vita stessa; o le
nostre scelte non ricordate, sono quanto possa essere utile
per trovare saggezza e sgretolare residui di ego.

Nessun cammino è facile; non è stringendosi all’orgoglio e
all’ego che si possa andare più avanti. Si dovrebbe
rispetto alle altrui scelte; anche le cadute se queste
fossero necessarie; risollevandosi dalla polvere infatti,
si potrebbero avere di fronte nuove opportunità. Nessuno è
immune da questo percorso e se oggi siamo “santi”, un tempo
eravamo “demoni”, perchè mai giudicare? Sarebbe più utile
allungare la mano senza giudizio che indossare vesti che si
sporcano solo per quell’aria di superiorità che allontana…

Combattere contro se stessi; senza avere altri “rivali” è
la vera conquista e la lezione più importante che si possa
apprendere… E’ in noi l’opportunità e la capacità di
cogliere queste briciole di verità.


© Poetyca

Piume nel vento 



Piume nel vento

Sono
piume nel vento
lucciole nella notte
note leggere
davanti
alla porta del cuore
i nostri sospiri
– Accese speranze –
per colorare attimi
ed accompagnare
verso la vita
i nostri pensieri

27.06.2017 Poetyca

Feathers in the wind

They are
feathers in the wind
fireflies in the night
read notes
in front
at the door of the heart
our sighs
– ligth hopes –
for coloring moments
and accompany
towards life
our thoughts

27.06.2017 Poetyca

Una perla al giorno – Ajahn Sumedho


Give_with_your_Heart_by_trishvandenberg

 

La consapevolezza non è personale. L’idea che non siamo consapevoli e la necessità di sviluppare consapevolezza, è essa stessa una creazione.

Ajahn Sumedho

Awareness isn’t personal. The idea that we are not aware & need to develop awareness, is in itself a creation.

Ajahn Sumedho

Chi è il mio Maestro?


Chi è il mio Maestro?

Un caro amico in una conversazione circa l’essere nel Dharma mi disse:

” Se mi chiedono se sono buddhista rispondo di non esserlo”.

Comprendo il suo punto di vista e lo sento simile al mio sentire, questo perché se ti rivestono di un’aspettativa o di qualcosa che rientra negli ” ismi” significa che ti stanno imprigionando e una persona in continua evoluzione non è statica ma vive la pratica apprendendo e comprendendo se stessa. Non si segue un dogma ma una via possibile per entrare dentro di sé e per lasciare andare tutti gli atteggiamenti ( in noi) capaci di creare condizioni di sofferenza – in noi e verso gli altri.

Lo stesso vale per il detto ” Se incontri in Buddha uccidilo” dove egli è visti come la zattera che aiuta ad attraversare il fiume ma che in secondo tempo va abbandonata per non avere un peso inutile.

Ottimi gli insegnamenti, i precetti e quanto ci educhi ad un migliore percorso,
ma ” citare a memoria” senza pratica non ha senso alcuno.

La pratica è nella nostra vita – la vita è maestra, con le sue opportunità di applicazione di quanto appreso e di confronto diretto:

Ogni persona è viva e flessibile, capace di scegliere – qui ed ora – la corretta azione agli eventi per non gettare semi non salutari e per comprendere le proprie inclinazioni facendone terreno vivo di apprendimento.

Dove incontri la tua sofferenza puoi incontrare la giusta soluzione per crescere.

Lo stesso vale per il famoso detto di Dogen circa il dito e la luna.

Io apprezzo molto l’esistenza del Maestro, una persona che ha trovato illuminazione e realizzazione ma quella ” buddhità” presente in tutti, che per la scuola Chan o Zen è già ” accesa”, dunque si è già ” nella corrente”, semplicemente si deve manifestare la vera natura, avere un Maestro è avere chi ti scuote per ” accendere l’interruttore”.

Avere eccessivo attaccamento al Maetro, uniformarsi a lui è qualcosa che per chi non ha autostima induce a non lavorare profondamente ed indipendentemente, non si sa lasciare la zattera.

Una storiella buddhista racconta di un Maestro che aveva il vezzo di sollevare il dito per indicare qualcosa di non descrivibile a parole, un suo allievo che lo amava molto iniziò ad imitarlo e dietro alle spalle spesso ripeteva il gesto di alzare il dito.
Un giorno il Maestro se ne accorse e senza dire nulla prese la spada e tagliò il dito al suo allievo: il dolore fu devastante e il ragazzo rimase incredulo, tutti intorno erano sconvolti per quanto il Maestro avesse fatto per un’innocente imitazione.

Il Maestro con calma disse al suo allievo: Adesso solleva il dito mozzo!
Il suo allievo che amava molto il maestro fece un grande sforzo, sopraffatto dal dolore e sollevò il dito mozzo verso il cielo, in quel momento avvenne la sua illuminazione.

Dunque imitare, credersi il maestro perché si scimmiottano le sue gesta non è essere come lui ma se si è capaci di fare cose che imitano ma al contempo sono originali – perché un retto sforzo le alimenta – allora si è nuovi e veri.

Essere nuovi e veri è essere capaci di comprendere cosa sia corretto e manifestarlo attraverso la nostra assimilazione e originalità.

Sii te stesso e sarai felice!

06.12.2009 Poetyca

Who is my Master?

A dear friend of mine in a conversation about being in the Dharma said:

“If you ask me if they are not Buddhist say so.”

I understand your point of view and I feel like I feel,
This is because if you are a ‘expectations or something
falls in the “isms” means that you are imprisoning and
person is not static but constantly evolving live practice
learn and understand itself. Do not follow a dogma but a way
possible to go inside themselves and let go of all
attitudes (in us) that create conditions of suffering – in
us and to others.

The same applies to the saying “If you meet the Buddha kill him” where he is
seen as the raft that helps you cross the river but in
later abandoned it for not having an unnecessary burden.

Excellent teachings, precepts, and how we educate for a better
route
but “to quote from memory” without practice did not make any sense.

The practice is in our life – life is a teacher, with its
opportunity to apply what they learn and direct comparison:

Everyone is alive and flexible, able to choose – here and now –
proper action to events not to throw seeds of unhealthy and
understand their own inclinations, making ground live
learning.

Where to meet your suffering you can meet the right solution for
grow.

The same applies to the famous dictum of Dogen around the finger and the moon.

I appreciate the existence of the Master, a person who found
lighting and production but that “Buddha” in all,
for the Chan or Zen school is already “on”, then it is already “in
current “, you simply must show the true nature, have a
Maestro is you who have shakes for “light switch”.

Have excessive attachment to the grandmaster, he has something to comply
for those without self-esteem leads to not working and deeply
regardless, it is not known to leave the raft. ”

A Buddhist story tells of a teacher who had the habit of
lift a finger to indicate something that is not describable in words, a
his student, who loved and began to imitate him behind his back
often repeated the gesture of raising the finger.
One day the teacher saw it and said nothing and took the sword
cut his finger to his pupil: the pain was devastating, and the boy
remained incredulous, all around were shocked as the Master
had done to an innocent imitation.

The Master calmly told his student: Now raises his finger hub!
His student who loved the Master made a great effort,
overwhelmed by grief and raised his finger to the sky hub, in that
moment was his enlightenment.

Therefore imitate the teacher because he believed mimic his feats
not be like him but if you are able to do things but to imitate
both are original – because a right effort feeds them – then
is new and true.

Being new and true is to be able to understand what is correct and
manifest through our assimilation and originality.

Be yourself and be happy!

06.12.2009 Poetyca

Ci sono nuvole


Ci sono nuvole

Ci sono nuvole
che non sanno piovere

Ci sono vite
che non sanno gemere;

dolori senza voce
che si confondono nella notte

Sogni senza colori
che si disperdono nel nulla
– Passaggi e momenti
di attese vane –
per raccogliere silenzi
e donare nuove opportunità

Ci sono sorrisi da raccontare
ed istanti senza tempo
da portare in cuore…
…per chi ci crede ancora!

05.11.2006 Poetyca


There are clouds

There are clouds
who can not rain

There are lives
who can not moan;

pain voiceless
that blend into the night

Dreams come true colors
that disperse into thin air
– Steps and moments
of waiting in vain –
to collect silences
and give new opportunities

There are smiles to tell
and timeless moments
to take to heart …
… For those who still believe!

05.11.2006 Poetyca

Aspettativa ed amore


Aspettativa ed amore

Molte persone hanno paura di essere vulnerabili,
di essere trasparenti, di essere se stesse.
Amare non è una catastrofe, una bomba che ci sconvolge,
amare è una grande opportunità per essere leali,
attenti ad accogliere gli altri come sono,
le loro scelte anche se a volte sono in contrasto
con quello che il nostro cuore desidera. Ma deve essere messo
al primo posto il bene dell’altra persona, un bene che noi
possiamo procurare con il rispetto e con la capacità di
essere ricchi di gioia. Sopratutto amare è dono, offerta
di se stessi, senza aspettarsi nulla. Il dialogo deve essere chiaro,
oerente con il comportamento e senza avere la pretesa
che gli altri siano come noi desideriamo.
Chi soffre perchè crede di non essere amato,
solo perchè conta i gesti apparenti deve riflettere
su due cose: cosa sta donando e cosa si sta aspettando.

17.05.2011 Poetyca

To waiting for and to love

Many people are afraid to be vulnerable,
to be transparent, to be themselves. Love
is not a disaster, a bomb that upsets us,
love is a great opportunity to be loyal,
attentive to accept others as they are,
even if their choices are sometimes at odds
with what our heart desires. But it must be
put first the good of the other person, a good
that we can provide with respect and with the
ability to be full of joy. Above all, love is a gift,
an offering of oneself, without expecting anything.
The dialogue must be clear, consistent with the behavior
and without claiming that others are as we wish.
Who suffers because believe not to be loved, just
because it has the apparent gesture to reflect on two
things: what is donating and what is waiting for.

17.05.2011 Poetyca