Non fuggirò la sofferenza


Riflettendo…

La Riflessione

Create l’intenzione di fare attenzione.

Invece di sognare ad occhi aperti o di rincorrere i vostri pensieri,
concentrate la mente sul compito del momento.

Insegnante di Dharma

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Portare attenzione all’adesso
è non rincorrere il passato,
è non attendere un futuro che non conosciamo
ma partecipare attimo per attimo
al miglior modo di essere presenza mentale.

Qui ed ora è opportunità,
fare attenzione è il seme,
essere in armonia il frutto.

Poetyca

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L’insegnamento

Non fuggirò la sofferenza

I momenti in cui soffrite possono essere quelli in cui siete più aperti
e là dove siete più vulnerabili può essere dove si trova la vostra maggior forza.

Dite a voi stessi:

“Non fuggirò da questa sofferenza. Voglio usarla nel modo migliore e più profondo
per diventare più compassionevole ed essere maggiormente di aiuto agli altri.”

La sofferenza, dopo tutto, può insegnarci la compassione.
Se soffrite, saprete anche come si sentono gli altri quando soffrono.
E, se saprete come aiutare gli altri, sarà perché avrete imparato
la comprensione e la compassione attraverso la vostra stessa sofferenza.

Sogyal Rinpoche

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Nella sofferenza – tu non stringere il pugno,
tu non barricare la mente nel tuo orgoglio
ma tu sii aperto e capace di lasciare andare
ogni causa ed ogni dolore.

Apri la mano e la mente/cuore
per abbracciare in profondità
la tua capacità di comprendere e provare compassione
per te stesso e per chi soffre intorno a te.

La sofferenza trova legame in chi
riceve sofferenza e in chi la produce in altri,
poichè nessuno è separato e noi possiamo abbracciare
la nostra e l’altrui sofferenza con cuore aperto
e gentilezza amorevole per far cadere ogni attaccamento e timore.

Poetyca

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25.01.2009 Poetyca

Testi tratti da: http://www.bodhidharma.it

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3 thoughts on “Non fuggirò la sofferenza

  1. Non credere di essere piu’
    veloce della tua sofferenza
    perche’ hai imparato a seminarla
    su brevi tratti e con le piccole
    fughe .

    Innanzi tutto ce l’ hai sempre
    alle costole, c’ e’ sempre un
    metro di distanza per cui
    non ti raggiunge, non di piu’ .

    Poi piu’ la fuggi e piu’ sei stanco,
    lei no il contrario, ecco che al
    primo cenno di fatica ti travolge .

    Quello che rende schiave
    molte persone nei piu’ diversi
    contesti ho visto che non e’ la sofferenza in se, ma la paura di
    soffrire .
    E’ la paura ed incredulita’
    assieme che rende forte una
    sofferenza anche piccola,
    che talora vien pure taciuta
    o nascosta ed e’ questa la
    sua vittoria !!!
    Se fosse affrontata con
    animo ben bilanciato magari
    si risolverebbe anche con
    poco .

    Manca una educazione al
    corretto approccio alla
    sofferenza, credo si possa
    parlare di una mancanza di
    addestramento .

    Ciao.

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