Siamo quello che pensiamo


Siamo quello che pensiamo

Siamo quello che pensiamo – se il nostro percorso si legasse ad un pessimismo cosmico, ecco che il nostro pensiero attirerebbe a sè mettendo in moto dei campi magnetici e delle vibrazioni come una sorta di potente
calamita tutto quanto sia manifestazione del nostro sentire, pensare e credere – la nostra realtà più
profonda, al punto che spesso non è da noi consapevolmente riconosciuta, da una causa ( il pensiero oscuro) si avrebbe un effetto ( eventi nefasti e dolore), non si tratta di magia o di cose legate ad essa, è una legge che – il simile attira il simile – lo stesso se seminassimo amorevolezza e compassione troveremmo la capacità di produrre qualcosa di radioso. Si è responsabili di quello che troviamo nella nostra realtà, lo stesso discorso vale per quella forma di attrazione verso persone che ci somiglino o per le quali si provi feeling..Essendo sulla stessa frequenza d’onda ( o emissione in herz del cervello), si è in grado di riconoscere delle particolari sensazioni.

Ora cosa ( o chi) sia attratto o cosa ( o chi) attiri, poichè si tratta di similarietà, con pari attributi non credo sia rilevante. Prendere comuque atto che: siamo responsabili delle cause del dolore,per poi agire con
consapevolezza circa il modo di trasformare e migliorare la nostra realtà ( interiore ed esterna) è motivo per lavorare con attenzione.

In fondo, riflettendo, il buddhismo pone l’opportunità di compredere il peso della mente nelle manifestazioni della nostra realtà:

Semina un pensiero e nascerà un’azione. Semina un’azione e nascerà
un’abitudine. Semina un’abitudine e nascerà un carattere. Semina un
carattere e nascerà un destino.

Poiché la mente precede i modi d’essere, originati dalla mente, creati dalla
mente. Nella mente ha origine la sofferenza. Nella mente ha origine la
cessazione della sofferenza.

(Dai detti del Buddha © copyleft perle.risveglio.net)

Noi dunque seminiamo e noi dunque raccogliamo, l’albero si vede dal frutto – la liberazione dal dolore, il nostro risveglio, da come sappiamo riconoscerci capaci di seminare, importante è la nostra volontà e la
consapevolezza dell’impermanenza.

Il Buddha Shakyamuni spiegò che tutti gli esseri sono mossi da un singolo comune obiettivo; sopra ogni cosa cerchiamo di trovare la felicità e di evitare la sofferenza. Il Buddha, avendo ottenuto la comprensione completa del karma, l’insieme delle cause sia dei momenti positivi che di quelli negativi che noi tutti sperimentiamo, cominciò ad insegnare i metodi per ottenere la felicità ed evitare la sofferenza.

Il Buddha spiegò che la natura della realtà, così come viene sperimentata da un essere non illuminato, è continuamente costituita da felicità temporanea e dolore, indissolubilmente connessi con la causalità. Il modo in cui gli esseri sperimentano le loro vite, le loro personali gioie, tristezze ed inevitabili perdite, ha come propria base il pensiero, la parola e l’azione precedentemente e continuamente delusi, in questa e in tutte le vite precedenti.

Andare a ricercare le cause del dolore, per poi impegnarsi, attraverso il Nobile Ottuplice Sentiero verso ma realizzazione di quella consapevolezza che di renda responsabili e capaci, come un bodhisatva di offrire i propri meriti per il benessere di tutti gli esseri senzienti è seminare amorevolezza e compassione.
Attirare a sè o porgere la propria compassione non cambia, l’importante è seminare bene.

03.07.2007 Poetyca

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