Archivio | 07/09/2017

La ricerca interiore


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Colui che pratica solo la devozione è come un cieco che non sa dove andare e nel suo entusiasmo vaga in ogni direzione. Colui che pratica solo la filosofia, d’altro canto, è come un paralitico che, sebbene possa vedere la meta lontana, poiché la sua comprensione rimane solo teorica, non riesce ad avvicinarsi di un solo passo. Comunque, se l’amore e l’energia del devoto si combinano con la saggezza e la discriminazione del filosofo, si può star certi che una tal persona arriverà alla meta.

Allegoria tradizionale

 

One who practices only devotion is like a blind man who does not know where to go and vague in his enthusiasm in every direction. He who practices only philosophy, on the other hand, is like a paralytic, although it can see the distant goal, as his understanding remains only theoretical, can not approach a single step. However, if the energy of love and devotion are combined with the wisdom of the philosopher and discrimination, you can be sure that such a person will arrive at the destination.

Traditional allegory

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Riflettere sulla sofferenza


buddha1

 

Nella cornice della pratica buddista, riflettere sulla sofferenza ha un’enorme importanza, perché è comprendendo la natura della sofferenza che si matura una più ferma risoluzione a por termine a tutte le cause di sofferenza, e ai comportamenti come alle azioni insalutari che la incrementano, e ad aumentare l’entusiasmo necessario per intraprendere quelle azioni e comportamenti salutari che arrecano felicità e gioia.

Tenzin Gyatzo, XIV Dalai Lama

In the framework of Buddhist practice, reflect on the suffering is of crucial importance, because it is understanding the nature of suffering that a more mature firm resolution to put an end to all the causes of suffering, and behaviors as actions that increase insalutari, and increase the enthusiasm needed to take those actions and behaviors which are causing health happiness and joy.

Tenzin Gyatzo, XIV Dalai Lama

Insegnamento sul respiro


L’insegnamento

Insegnamento sul respiro

Quando sei consapevole del tuo repiro
sei totalmente impegnato ad imparare te stesso.

Stai imparando come il tuo Corpo-Mente reagisce
nel suo personale ed unico modo.

Desboo-ngoh

————————————–

Possiamo essere aperti, liberi da condizionamenti
e concentrati su Corpo – Mente
nelle sue azioni e reazioni,
per poi apprendere la manifestazione di quel che siamo.
Fare pratica è condurre l’attenzione al momento presente.
è viverci,per comprendere la nostra unicità,
un percorso limpido e non condizionato.

Poetyca

07.07.2010 Poetyca
testo tratto  da

Teaching on the breath
Teaching

Teaching on the breath

When you are aware of your breath
you are totally committed to learning yourself.

You’re learning how your body-mind
  reacts in his personal and unique way.

Desboo-ngoh

————-

We can be open, free from conditioning
and concentrates on the Body – Mind
in his actions and reactions,
then learn the manifestation of what we are.
Practice is to conduct the focus at present.
is live, to understand our uniqueness,
clear a path and not conditional.

Poetyca

07.07.2010 Poetyca
text from

The Flower of Bodhidharma

Il Fiore di Bodhidharma

La natura della sofferenza


La natura della sofferenza
 

Nella cornice della pratica buddista,
riflettere sulla sofferenza
ha un’enorme importanza,
perche’ e’ comprendendo
la natura della sofferenza
che si matura una piu’ ferma risoluzione
a por termine a tutte le cause di sofferenza,
e ai comportamenti
come alle azioni insalutari
che la incrementano,
e ad aumentare l’entusiasmo necessario
per intraprendere quelle azioni
e comportamenti salutari
che arrecano felicita’ e gioia.
 
                                 Dalai Lama

The nature of suffering
 

In the framework of Buddhist practice,
reflect on the suffering
has enormous importance,
why ‘and’ understanding
the nature of suffering
that a more mature ‘firm resolve
to put an end to all causes of suffering,
and behaviors
as to the actions insalutari
that the increase,
and increase the enthusiasm necessary
to take those actions
and healthy behaviors
that bring happiness’ and joy.
 
                                  Dalai Lama

Eterno presente


Eterno presente

Non fugge
e non decade
come sabbia
nella clessidra
Non fa promesse
poi rese vane
dalla corsa
e dal pugno stretto
Tempo spezzato
afflato senza rintocchi
nel tuffo nella pozza
di eterno presente

04.09.2017 Poetyca

Eternal present

It does not flee
and does not decay
like sand
in hourglass
It does not promise
then turned it off
from the race
and tight fist
Broken time
afflicted without rattling
in the dive in the puddle
of eternal present

04.09.2017 Poetyca

Entrare in contatto


Quando entriamo in contatto con l’altra persona, i nostri pensieri e le azioni dovrebbero esprimere la nostra mente compassionevole, anche se quella persona dice e fa cose che non sono facili da accettare.Dobbiamo mettere in pratica questo modo finché non vedremo chiaramente che il nostro amore non è subordinato a come l’altra persona sia amabile.

Thich Nhat Hanh
★…★…★♥.♥…★…★…★
When we come into contact with the other person, our thoughts and actions should express our mind of compassion, even if that person says and does things that are not easy to accept. We practice in this way until we see clearly that our love is not contingent upon the other person being lovable.

Thich Nhat Hanh

 

Consapevolezza e paura


Consapevolezza e Paura

Stando con te stesso… Osservandoti nella vita quotidiana con attento interesse, con l’intenzione di capire piuttosto che di giudicare, nell’accettazione completa di qualunque cosa possa emergere, per il solo fatto che è lì, tu dai modo a ciò che è profondo di venire in superficie e di arricchire la tua vita e la tua coscienza con le sue energie imprigionate. Questo è il grande lavoro della consapevolezza: rimuove gli ostacoli e libera le energie tramite la comprensione della natura della vita e della mente. L’intelligenza è la porta della libertà e l’attenzione cosciente è la madre dell’intelligenza.

Nisargadatta Maharaj

☸ڿڰۣ–☀☼★ ♥☀ ☼★ ♥

“Consapevolezza e paura”

Vi è un momento in cui decidiamo di proteggere il nostro silenzio; sediamo in una posizione stabile e comoda, oppure ci sdraiamo completamente rilassati, o ancora iniziamo a camminare lentamente. L’attenzione è tutta sul flusso calmo e regolare del respiro, sulla madre Terra che con amore gravitazionale ci stringe a sé, su un mantra che risuona silenzioso nelle buie profondità poste oltre la percezione. È la meditazione, la nostra meditazione. È l’attimo senza tempo in cui ogni aspetto contingente si dissolve e la consapevolezza tocca il puro esistere, scevro da ogni determinazione.

Per taluni pratica quotidiana, per altri appuntamento saltuario, per tutti ostacolata dall’insopprimibile disposizione della mente a produrre inarrestabili cascate di pensieri. La consapevolezza non richiede alcuna razionalizzazione, lo sfondo mentale dovrebbe quindi essere come il cielo di settembre: intensamente azzurro e senza nuvole. Invece un continuo flusso di ricordi e anticipazioni strappano via l’attenzione dalla sacralità del presente per rivolgerla all’irrealtà di ciò che è accaduto diversamente o che non accadrà nel modo in cui vogliamo o temiamo. Talvolta è la preoccupazione per qualche cosa che riguarda la nostra situazione di vita, l’immaginare noi stessi vincitori o sconfitti, altre volte è il dolore del passato che ritorna, altre ancora si tratta di frammenti del nostro personalissimo mondo, schegge impazzite che occupano il campo dell’attenzione con una danza vorticosa. E poi ansia, smania, sonnolenza, nervosismo… chi può vantare una meditazione che non sia mai inquinata da questi fattori?

Mi sono domandato spesso quale sia la radice profonda di questi ostacoli, per quale motivo qualcosa che ha la sua origine dentro di me interferisca con una scelta che io stesso – e solo io – ho compiuto. Difficilmente si può risolvere questo problema con gli strumenti della comprensione razionale, dato che ciò che capisce e ciò che deve essere capito sono la stessa cosa. Allora, non potendo rimuovere gli ostacoli alla meditazione, la cosa migliore da fare è portarli dentro la meditazione stessa; d’altra parte «Le afflizioni mentali si superano non già in virtù di azioni e parole, bensì vedendole con chiarezza molte volte» (Anguttara Nikāya; 5, 39). Accettare quindi i pensieri, senza opporsi e senza giudicarli, cercando solo di cogliere la loro verità con l’esercizio della trascendenza del sé.

Io non so se il barlume che ho intravisto nelle profondità della mente è qualcosa che riguarda solo la mia personale situazione di vita o ha un carattere più generale, ma voglio comunque condividere il frutto delle mie riflessioni con altri cercatori, con l’auspicio che per qualcuno possa rivelarsi un’utile traccia, ben sapendo tuttavia che nessuno può percorrere il cammino della meditazione al posto di un altro, e che in tale cammino non esistono scorciatoie.
Dunque, mi sembra che la paura giochi un ruolo fondamentale nelle difficoltà che incontriamo a liberarci dai pensieri vuoti e a mantenere l’attenzione concentrata sulla pura consapevolezza. Non si tratta di una paura immediata, cosciente, non ha un oggetto specifico; essa è piuttosto una nebbia densa e uniforme che avvolge la parte più profonda della persona.

La paura è in sé qualcosa di altamente positivo e fondamentale per la sopravvivenza. Nell’approssimarsi di un pericolo tutte le energie fisiche e mentali devono essere mobilitate per superare la situazione critica, ma qui stiamo parlando di uno stato di costante insicurezza nel quale una minaccia indefinita fa sentire i suoi effetti rimanendo al di fuori del campo della coscienza. L’origine di questa forma di paura è da ricercarsi probabilmente nell’educazione (tanto in famiglia che nella scuola è presente una buona dose di violenza, anche se raramente viene esplicitata), in esperienze passate dolorose (e più in generale nella scarsa qualità dei rapporti tra le persone), nell’immagine distorta del mondo fornita dai mezzi di comunicazione di massa. Come risultato di tutti questi fattori ci sentiamo genericamente più o meno insicuri. E come reagisce la mente di fronte ad una insicurezza non consapevole?

Reagisce mantenendo il pensiero in costante attività, come una caserma in stato di preallarme; ecco allora un sottile senso di colpa che ci blocca quando chiediamo al pensiero di fermarsi, anche solo per pochi minuti. In questi voli della mente non è infrequente immaginare situazioni critiche di cui siamo i protagonisti, o comunque nelle quali ci identifichiamo; così facendo ci tranquillizziamo convincendoci di essere in grado di superare le difficoltà. Altre volte invece vediamo noi stessi vincenti e riconosciuti, ma anche il senso di gratificazione che viene da questo genere di fantasie ha la sua origine nella paura; infatti aumentare il credito di cui godiamo nel tessuto sociale in cui siamo inseriti significa accrescere le difese da molte tra le minacce che possono essere rivolte contro di noi. Ancora, i ricordi dolorosi rinforzano la paura mostrando come l’ego possa realmente essere negato; infine, il pensiero anticipatorio legato alla preoccupazione per scadenze effettive si sviluppa vestendo gli eventi futuri con la paura indistinta, riversandovi sopra l’ansia, trasfigurandoli. Insomma, il bisogno di prefigurare, di ricordare, immaginare, o semplicemente di fuggire il silenzio nasce dalla paura profonda e nascosta, sottile e inespressa, che alberga nel nostro intimo. Naturalmente queste considerazioni non vanno prese in maniera troppo categorica; esse sono solo commenti che non possono né spiegare, né dimostrare, né convincere, essendo la via maestra alla comprensione dei propri stati mentali quella che passa per il portare gli ostacoli alla meditazione all’interno della meditazione stessa, nel tentativo di coglierne la profonda verità.

Intravedere la paura è comunque il primo passo per dissolverla. Qual è infatti la causa della paura se non una minaccia? E come può sopravvivere la paura se ci rendiamo conto che non esistono minacce? Quando sediamo tranquilli in meditazione non vi è alcun motivo di paura perché non vi sono pericoli né minacce. Questo è quanto ci può dire la consapevolezza, con uno specifico accento sulla sicurezza immediata. In altre parole, quando ci immergiamo nella consapevolezza del momento presente osserviamo esplicitamente la non ostilità di quanto ci circonda, avvertiamo il nostro essere al sicuro, riconosciamo la totale assenza di qualsiasi minaccia per la nostra persona. Al nostro pensiero, allora, verrà meno un’importante molla verso l’attività compulsiva e sarà quindi più facile ottenere quel silenzio interiore che ricerchiamo.

Consapevolezza e paura, dunque, si fronteggiano opponendosi l’una all’altra. La paura è di ostacolo alla consapevolezza spingendo la mente a generare una selva di pensieri che distraggono e stordiscono il meditante, ma la consapevolezza del presente nella sua effettiva realtà, sicura e protetta, dissolve la paura togliendole la stessa ragion d’essere.

Alessandro Cordelli

☸ڿڰۣ–☀☼★ ♥☀ ☼★ ♥

La persona che desidera solo il piacere e rifiuta il dolore consuma un’enorme quantità di energia resistendo alla vita e, nello stesso tempo, va completamente fuori bersaglio. È un’aspirazione destinata ad essere frustrata, dato che, eludendo determinate forme di sofferenza, inevitabilmente cadiamo vittime di altre. Al di sotto della nostra moderna cultura del’ostentato consumo ci sono una malnutrizione e un malessere spirituali così profondi che si manifestano con ogni genere di sintomo: malattie nervose, solitudine, alienazione, mancanza di scopi. Così sopprimendo, sfuggendo, seppellendo la testa nella sabbia o nel videotape, a lungo andare non arriviamo da nessuna parte. Se desideriamo realmente risolvere i nostri problemi – e i problemi del mondo, dato che provengono dalle stesse radici – dobbiamo aprirci e accettare la realtà della sofferenza con piena consapevolezza quando ci colpisce, fisicamente, emozionalmente, mentalmente, spiritualmente nel qui e ora. Allora, per quanto possa sembrare strano, raccogliamo laute ricompense, perché la sofferenza ha il suo lato positivo: da essa deriviamo l’esperienza della profondità  della pienezza della nostra umanità. Ciò ci mette completamente in contatto con l’altra gente e il resto dell’universo.

John Snelling

☸ڿڰۣ–☀☼★ ♥☀ ☼★ ♥

Amore e Paura

Tutte le azioni umane sono motivate al loro livello più profondo da uno o due sentimenti: la paura o l’amore. In effetti esistono soltanto due sentimenti, solo due parole nel linguaggio dell’anima. Esse rappresentano gli estremi opposti della grande polarità che ho creato quando ho dato vita all’universo, e al vostro mondo, come lo conoscete oggi.

Essi costituiscono i due punti, l’Alfa e l’Omega, dai quali è consentito al sistema da voi definito “relatività” di esistere. Senza questi due punti, senza queste due idee circa le cose, nessun altro concetto potrebbe esistere.

Ogni pensiero umano, e ogni azione dell’uomo, si basa sull’amore o sulla paura. Non c’è altra motivazione umana e tutti gli altri concetti derivano unicamente da questi due. Sono soltanto versioni diverse, variazioni sullo stesso tema.

Rifletti con attenzione e vedrai che è vero. E’ questo ciò che ho definito il Pensiero Promotore. Si tratta di un pensiero di amore o di paura. Si tratta del pensiero dietro il pensiero dietro il pensiero. Si tratta del pensiero primario. Si tratta della forza primaria. Si tratta della forza bruta che guida il motore dell’esperienza umana.

E’ la ragione per cui il comportamento umano dà luogo a ripetute esperienze dopo ripetute esperienze; è la ragione per cui l’umanità ama, poi distrugge, poi ama di nuovo: c’è sempre l’oscillazione da un sentimento all’altro. L’amore promuove la paura che promuove l’amore che promuove la paura…..

La prima cosa della quale vi preoccupate dopo aver pronunciato le parole “Ti amo” è di domandarvi se ve le sentirete ripetere in risposta. E se ve le sentite ripetere, cominciate allora subito a preoccuparvi del fatto di poter perdere quell’amore appena trovato. E in tal modo tutte le azioni diventano reazioni, una difesa contro la perdita, anche mentre cercate di difendervi contro la perdita di Dio.

Eppure se sapeste Chi Siete, cioè l’essere più meraviglioso mai creato da Dio, non avreste più timore. Perchè chi potrebbe respingere una così stupenda magnificenza?

Ma non sapete Chi Siete, e vi considerate molto più scadenti.

Avete dimenticato ciò che significa essere amati senza condizioni. Non ricordate l’esperienza dell’amore di Dio. E così cercate di immaginare a che cosa potrebbe essere simile quell’amore, basandovi su quello che vedete dell’amore nel mondo.

La paura è l’energia che costringe, rinchiude, trattiene, trasforma, nasconde, accaparra, danneggia.

L’amore è l’energia che espande, apre, esprime, sopporta, rivela, condivide, risana.

La paura avvolge i vostri corpi con gli abiti, l’amore ci consente di starcene nudi. La paura si avvinghia e si aggrappa a tutto quello che abbiamo, l’amore distribuisce tutto quanto possediamo. La paura tiene costretti, l’amore tiene stretti. La paura afferra, l’amore lascia liberi. La paura affligge, l’amore consola. La paura guasta, l’amore migliora.

Ogni pensiero umano, ogni parola e ogni azione si fondano sull’uno o sull’altro di questi sentimenti. Non avete scelta a tale proposito, poichè non esiste nient’altro tra cui scegliere. Ma avete la possibilità di decidere a quale dei due rivolgervi.

“Conversazioni con Dio” di Donald Walsh

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Awareness and Fear

Being with yourself … Observing them in everyday life with keen interest, with the intention to understand rather than judge, in accepting full of whatever may emerge, simply because it’s there, you give way to what is to come to the surface and deep to enrich your life and your conscience with his energy trapped. This is the great work of awareness: removes obstacles and releases energies by understanding the nature of life and mind. Intelligence is the door to freedom and conscious attention is the mother of intelligence.

Nisargadatta Maharaj

☸ ڿڰ – ☀ ☼ ★ ♥ ☀ ☼ ★ ♥

“Awareness and fear”

There is a time when we decide to protect our silence, we sit in a stable and comfortable, or we lie completely relaxed, or even begin to walk slowly. The focus is on the whole calm and regular flow of breath, with love on Mother Earth that gravity holds us apart, on a mantra that resonates quietly placed in the dark depths beyond perception. It is meditation, our meditation. It is the timeless moment in which every aspect quota dissolves and awareness touches the pure existence, free from any determination.

For some daily practice, for other occasional appointment, for all hampered dall’insopprimibile disposition of the mind to produce unstoppable cascades of thoughts. Awareness does not require a rationalization, the background should be mental as the September sky: deep blue and cloudless. Instead, a continuous flow of memories and anticipations rip attention away from the sacredness of the present to turn it unreality of what happened differently or that will not happen in the way we want or fear. Sometimes the concern is something that concerns our life situation, to imagine ourselves winners or losers, sometimes the pain of the past coming back, yet others are fragments of our personal world, occupying the loose cannon field of attention with a whirling dance. Besides anxiety, mania, drowsiness, nervousness …who can boast a meditation that is never polluted by these factors?

I have often wondered what the root cause of these obstacles, why not something that has its source in me to interfere with a choice that I myself – and I just – I have done.One can hardly solve this problem with the tools of rational understanding, as this and who understands what needs to be understood the same thing. Then, unable to remove the obstacles to meditation, the best thing to do is bring them in meditation itself, on the other hand “The mental afflictions are overcome not by virtue of actions and words, but seeing clearly many times” (Anguttara Nikāya, 5, 39). Then accept the thoughts, without judging and without restricting, just trying to grasp their truth through the exercise of self-transcendence.

I do not know if I saw that glimmer in the depths of the mind is something that only affects my personal life situation or has a more general, but I still want to share the fruit of my thoughts with other seekers, with the hope that anyone can be a useful guide, however, knowing that no one can walk the path of meditation instead of another, and that in this way there are no shortcuts.
So, it seems to me that fear plays a key role in the difficulties we encounter a blank free from thoughts and to keep attention focused on the pure awareness. This is not an immediate fear, conscious, not a specific object, it is rather a dense fog enveloping even the deepest part of the person.

The fear is in itself something very positive and essential for survival. In the run of a danger all the physical and mental energies must be mobilized to overcome the critical situation, but we’re talking about a constant state of insecurity in which a threat indefinite feel its effects remain outside the field of consciousness. The origin of this kind of fear is likely to be found in education (both at home and in school is a good dose of violence, though rarely made explicit), and in painful past experiences (and more generally in the low quality of relationships between people), the distorted picture of the world provided by means of mass communication. As a result of all these factors we feel generally more or less insecure. And how the mind reacts in front of a non-conscious insecurity?

Reacts keeping the thought in constant activity, as a barracks in the state of early warning, then here is a subtle sense of guilt that blocks us when we ask the thought of stopping, even for a few minutes. In these flights of the mind to imagine it is not uncommon in critical situations are the protagonists, or at least in which we identify, by doing so we tranquillizziamo convincing us to be able to overcome the difficulties.Other times we see ourselves winning and recognized, but also the sense of gratification that comes from this kind of fantasy has its origin in fear, because increasing the credit that we enjoy in the social fabric in which we are engaged about raising the defenses of many between the threats that may be made against us. Still, the painful memories reinforce the fear by showing how the ego can actually be denied, and finally, the thought of a concern for anticipatory deadlines actual future events develops clothing with fear indistinct, pouring over the anxiety, transfiguration.In short, the need to anticipate, remember, imagine, or simply to escape the silence born of fear and hidden deep, subtle and unspoken, that dwells within us. Of course, these considerations should not be taken in too categorical, they are only comments that can neither explain or demonstrate, or persuade, as the royal road to understanding the mental states that lead passing through the obstacles to meditation within of meditation itself, in an attempt to grasp the profound truth.

A glimpse of the fear is still the first step to dissolve it. What is in fact the cause of fear if not a threat? And how can it survive the fear if we realize that there are no threats?When we sit quietly in meditation there is no reason to fear because there is no danger or threat. That is what we can say awareness, with a specific emphasis on the immediate safety. In other words, when we immerse ourselves in the knowledge of the present moment we see no explicit hostility to what surrounds us, we feel our be safe, we recognize the total absence of any threat to our person. In our thinking, then, spring will be less important to the compulsive activity and will be easier to get that inner silence we seek.

Awareness and fear, then, facing opposing each other. Fear is an obstacle to awareness of pushing the mind to create a forest of thoughts that distract and stun the meditator, but awareness of this reality in its effective, safe and secure, dissolves fear taking away the very raison d’etre.

Alessandro Cordelli

☸ ڿڰ – ☀ ☼ ★ ♥ ☀ ☼ ★ ♥

The person who wants only pleasure and refuses pain consumes an enormous amount of energy resisting life and at the same time, it should be completely off target. Aspiration is intended to be frustrated, because, by circumventing certain forms of suffering, inevitably fall victim to others. Under our modern consumer culture del’ostentato are malnutrition and a spiritual malaise so deep that occur with all kinds of symptoms: nervous disorders, loneliness, alienation, aimlessness. So suppressing, avoiding, burying our heads in the sand or in the videotape, in the long run does not come from nowhere. If we want to really solve our problems – and the world’s problems, since they come from the same roots – we must reach out and accept the reality of suffering in full awareness when we are struck, physically, emotionally, mentally, spiritually in the here and now. Then, as it may seem strange, we collect lavish rewards, because the suffering has its positive side: it derive from the experience of the depth of the fullness of our humanity. This puts us fully in touch with other people and the rest of the universe.

John Snelling

☸ ڿڰ – ☀ ☼ ★ ♥ ☀ ☼ ★ ♥

Love and Fear

All human actions are motivated at their deepest level by one or two emotions: fear or love. In fact there are only two emotions, only two words in the language of the soul.They represent opposite ends of the great polarity that I created when I created the universe, and your world as we know it today.

They are the two points, the Alpha and the Omega, which have enabled the system you called “relativity” to exist. Without these two points, without these two ideas about things, no other idea could exist.

Every human thought, and every human action is based on love or fear. There is no other human motivation and all other concepts are derived solely from those two. They are only different versions, variations on this theme.

Think carefully and you’ll see it’s true. And ‘this is what I have called the Thought Promoter. This is a thought of love or fear. This is the thought behind the thought behind the thought. This is the primary thought. This is the primary force. This is the brute force that drives the engine of human experience.

It ‘s the reason that human behavior results in repeated experiments after repeated experiences, is the reason why mankind loves, then destroy, then love again: there is always a feeling of the swing to the other. Love promotes the fear that promotes the love that promotes fear …..

The first thing that you care about having uttered the words “I love you” is to ask if you hear repeated in the answer. And if you hear them again, then immediately start to worry about being able to lose that love just found. And so all action becomes reactions, a defense against the loss, even as you seek to defend against the loss of God

Yet if you knew Who You Are, that is, being the most beautiful ever created by God, you’d have more fear. For who could reject such a wonderful magnificence?

But I do not know who you are, and I considered very inferior.

Have you forgotten what it means to be loved unconditionally. Do not remember the experience of God so I try to imagine what it might look like love, basing on what you see love in the world.

Fear is the energy forces, locked up, holds it, transforms it, hiding, hoarding, it hurts.

Love is the energy which expands, opens, expresses, supports, reveals, shares, heals.

Fear envelops your body with clothing, love allows us to just stay naked. Fear clings and clings to everything we have, love gives all that we possess. Fear keeps forced, love held close. Fear grasps, love lets free. Fear plagues, love consoles. The fear fails, the best love.

Every human thought, every word and action are based on one or other of these feelings. You have no choice about that, because there is nothing else to choose from. But you can decide which one to target.

“Conversations with God” by Donald Walsh