Archivio | 4 ottobre 2017

Polvere dorata


Polvere dorata

Nel silenzio
la resa ed il timore
come tunnel buio
da attraversare
Restiamo ciechi
incapaci di credere
al domani
perché immoti
Polvere dorata
riempie l’aria
e ci accompagna
dove tutto è speranza

06.09.3017 Poetyca

Golden dust

In the silence
yield and fear
as a dark tunnel
to cross
We stay blind
unable to believe
to tomorrow
why we stop
Golden dust
fills the air
and accompanies us
where everything is hope

06.09.3017 Poetyca

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Affrontare le emozioni negative


Affrontare le Emozioni Negative

Tutti noi sappiamo di provare sia emozioni positive che emozioni negative. Non appena sentiamo le parole amore, gentilezza, generosità, le riconosciamo subito come emozioni positive, mentre quando sentiamo parlare di odio, collera, gelosia, depressione, le riconosciamo subito come emozioni sgradevoli.

Dal punto di vista del Buddha è possibile trasformare le nostre menti. Possiamo apprendere a conoscerci meglio, ad osservare la nostra mente e ad acquisire una grande familiarità con ciò che vi si trova.

Il motivo di ordine sostanzialmente pratico che ci spinge a intraprendere questo genere di impresa è che, innanzitutto, ci renderà più felici, e noi sappiamo bene che vogliamo essere felici e, in secondo luogo, semplificherà le nostre relazioni con gli altri.

Lavorare con le emozioni, passo per passo
Noi, di solito, soffochiamo i nostri sentimenti oppure li sbattiamo in faccia agli altri. L’approccio buddhista è di ordine pratico: per nostra, e altrui, fortuna, come abbiamo detto prima, esiste una terza opzione!
Il metodo buddhista di affrontare le emozioni implica il riconoscere di provarle e, quindi, lavorarci sopra.

1. Riconoscere e identificare le emozioni
A volte la nostra mente somiglia ad una giungla fitta di pensieri ed emozioni distruttivi: non è semplice capire veramente cosa bolle in pentola. Con consapevolezza, onestà e intelligenza selettiva, possiamo cominciare a identificare cosa è cosa: “Quella è collera; quello è desiderio; quella è paura” e così via. Una volta che sappiamo contro cosa dobbiamo schierarci, possiamo scegliere i metodi appropriati.

2. Avere un atteggiamento sano ed equilibrato rispetto alle nostre emozioni
Gli atteggiamenti da evitare comprendono il senso di colpa, l’odio verso se stessi o l’autocondanna. Inoltre, dobbiamo smetterla di identificarci con l’emozione, per esempio: “Io sono la mia rabbia”, perché questo ci porta ad esserne ossessionati e a recitare questa parte. Possiamo evitare tutto ciò grazie alla consapevolezza che le afflizioni mentali sono impermanenti, vanno e vengono nella nostra mente come nuvole nel cielo e inoltre, non sono la nostra vera natura.
Secondo il Buddha, la vera natura della nostra mente è pura, libera dalle afflizioni mentali, come un cielo limpido e senza nuvole.

3. Lavorare con l’emozione durante la meditazione, usando uno o più antidoti
Se nella nostra mente si trovano contemporaneamente molte emozioni distruttive diverse, la cosa migliore è iniziare da quella più potente e più molesta: non cercate di affrontarle tutte in blocco! Una volta che siete riusciti ad ottenere un po’ di controllo sulla più ingombrante, allora potete procedere con quella che viene subito dopo in ordine di grandezza.

Antidoti generali per le emozioni

1. Presenza mentale o consapevolezza di sé
Quando riusciamo ad essere coscienti del sorgere di un’emozione nella nostra mente, per esempio la collera, allora possiamo averne controllo e affrontarla in maniera più efficace. A volte potremmo riuscire semplicemente a lasciarla andare. Inoltre, grazie ad una pratica costante della meditazione, la nostra mente sarà più calma e sarà meno propensa a reagire alle situazioni in maniera emotiva.

2. Ricordare la natura della mente
La mente è chiara, non è materiale: è un flusso di eventi mentali che sorge e svanisce. Questi eventi mentali – pensieri, emozioni, ecc. – sono impermanenti: appaiono e scompaiono, vanno e vengono, non sono entità fisse e permanenti. Può risultare efficace immaginare che siano nuvole che vanno e vengono nel cielo, simili a sogni, simili ad arcobaleni, paragonabili al flusso e riflusso delle onde nel mare. Inoltre, è di grande aiuto imparare a non identificarsi con le emozioni: per esempio, invece di pensare “Sono arrabbiato”, pensate “La rabbia è nella mia mente”, in questo modo riduciamo il controllo che le emozioni hanno su di noi e così possiamo affrontarle in maniera più distaccata.

3. Sospendere il giudizio
Certi pensieri e certe emozioni ci piacciono mentre altri non ci piacciono. Questo conduce rispettivamente all’attaccamento/adesione e all’avversione/rifiuto. La nostra mente, quando è in preda all’attaccamento e all’avversione, non è pacifica. Piuttosto che questo, la cosa migliore da fare è coltivare un senso di equanimità: una consapevolezza non-giudicante e amorevole che accetta tutto ciò che sorge nella mente.

4. Fare un’analisi della realtà
Esplorate il concetto di “IO” che si nasconde dietro l’emozione: è qualcosa di concreto, che esiste per forza propria, indipendentemente, dalla propria parte? E’ qualcosa che potete localizzare nel vostro corpo o nella vostra mente? Che cosa è con esattezza?
Un’altra alternativa possibile è quella di esaminare l’oggetto per il quale stiamo provando quella particolare emozione: esiste proprio nel modo in cui ci appare oppure è possibile che ne stiamo avendo una percezione distorta ed erronea?

5. Pensare che i problemi degli altri sono simili ai nostri
Quando ci troviamo a sperimentare una difficoltà emotiva, tendiamo a divenirne ossessionati come se fossimo le uniche persone nell’intero universo ad avere problemi del genere. E’ ovvio che non è così; inoltre, questo modo di pensare rende il problema ancora più grave di quanto realmente sia. Perciò, è utile ricordare a noi stessi che ci sono molte altre persone che hanno un problema uguale o simile al nostro e che alcune persone hanno problemi di gran lunga peggiori dei nostri. Questo riduce il problema dalle dimensioni di una montagna a quelle di un sassolino, così è più facile da sopportare e ci aiuta anche ad essere più compassionevoli nei confronti degli altri.

Antidoti per la Collera

Nella maggior parte dei casi la nostra collera è diretta verso altre persone, ma possiamo anche prendercela con noi stessi o con oggetti inanimati. La collera spazia da una sensazione di irritazione provocata, per esempio, dal modo in cui qualcuno beve il tè, all’odio intenso che induce alla violenza fisica o, addirittura, ad uccidere.
La collera è l’esatto opposto della pazienza, della tolleranza, della compassione e dell’amore. E’ una concezione distorta, una maniera sbagliata di reagire alle situazioni, un’afflizione mentale: ci causa solo problemi e infelicità e non produce il risultato che speravamo di ottenere. Disturba la mente e ci porta a fare del male agli altri, sia con le azioni che con le parole: non è un modo di reagire intelligente ed efficace, in nessuna circostanza.
La pazienza, l’opposto della collera, è uno stato mentale di gran valore perché ci permette di accettare le difficoltà riducendo la sofferenza al minimo. Ma bisogna imparare ad avere pazienza e per svilupparla è necessario applicare gli antidoti per la collera.
L’approccio più efficace è riconoscere la collera o l’irritazione nel momento in cui sorge e affrontarla mentre si trova ancora all’interno della mente. Coglierla immediatamente non appena sorge è già di per sé sufficiente per far sbollire una buona parte dell’energia di collera. Dopodiché dovremmo esaminare l’emozione da diversi punti di vista: da cosa è stata causata? Che cosa speravamo di ricavarne? Come vediamo la situazione? Se abbiamo una comprensione chiara della collera, possiamo tenerla a bada con più risolutezza, perché nel momento in cui ci rendiamo conto di quanto sia insensata, abbiamo meno probabilità di restarne coinvolti.
La collera distorce il nostro modo di percepire le cose. Così, dopo averla analizzata, dovremmo applicare un antidoto, come uno dei metodi esposti qui di seguito, per volgere la mente verso una prospettiva più corretta e più realistica. Però, non è cosa facile. L’energia della collera è davvero intensa e noi non siamo abituati a tentare di controllarla o di trasformarla.
E’ utile applicare ripetutamente questi metodi durante la meditazione, lavorando con le esperienze di collera realmente vissute o con situazioni immaginate; in seguito, quando la collera si presenta nelle nostre relazioni quotidiane, possiamo riportare alla mente qualsiasi intuizione maturata durante le sessioni di pratica e possiamo cercare di sottrarci dal solito vecchio e familiare cliché di arrabbiarci.
Non ci riusciremo ogni volta, è ovvio. A volte, passano addirittura minuti, ore o giorni, prima che ci rendiamo conto di esserci arrabbiati e di aver fatto del male a qualcuno! Ma non è mai troppo tardi per porvi rimedio. Sedetevi, richiamate alla mente la situazione, individuate che cosa è andato storto e cercate di farvi un’idea di come evitare di commettere nuovamente lo stesso errore. Questo genere di analisi è utile anche nel caso di problemi che risalgono a tanto tempo fa. Non è il caso di demoralizzarsi se la collera continua a sorgere con violenza: ci vuole tempo per troncare le abitudini incallite. Ciò che è importante è volere lavorarci sopra e provare a farlo.

1. Contemplate i limiti o svantaggi della collera, in tal modo vi convincerete di quanto è nociva e niente affatto utile e, di conseguenza, non vorrete assecondarla. In primo luogo, considerate gli effetti immediati della collera sulla mente e sul corpo. Come vi sentite quando siete arrabbiati? La vostra mente è pacifica e felice, oppure disturbata e insoddisfatta? Riuscite a pensare con chiarezza, a prendere decisioni sensate, oppure i pensieri si fanno confusi e sconnessi? E quali sono gli effetti sul vostro corpo? Vi sentite calmi e rilassati, oppure agitati e tesi? Studi scientifici hanno dimostrato che la collera è una causa rilevante di certi problemi di salute, quali disturbi cardiaci e cancro, ed è anche causa di morte prematura.
Quali sono gli effetti della vostra collera sulle persone che vi circondano? Se manifestate la collera con parole e azioni, cosa ne risulta? Potrebbe portarvi a fare del male alle persone che amate e a compromettere le relazioni affettive. Ma anche la collera diretta verso i vostri “nemici” – quelli che, secondo voi, il male se lo meritano – potrebbe ricadervi addosso in un secondo momento. E allora vi sembra questo il modo più saggio di affrontare i “nemici”?
Oltre a ciò, la collera produce effetti più sottili, meno evidenti, sulla nostra psiche. In termini di karma, ogni istante di collera lascia nella mente impronte che produrranno esperienze dolorose in futuro: ulteriore sofferenza. Inoltre, distrugge gran parte del karma virtuoso accumulato a costo di un duro lavoro. La collera è uno degli ostacoli maggiori per coltivare le qualità positive come amore, compassione e saggezza, e per fare progressi lungo il sentiero spirituale…
Riconoscete gli effetti nocivi della collera, determinatevi a non permetterle di invadere la vostra mente e imparate, piuttosto, come fare a disinnescarla.

2. Coltivate la gentilezza amorevole. E’ possibile svilupparla attraverso la contemplazione di pensieri quali: “Possano tutti gli esseri stare bene ed essere felici.” Se acquisiamo familiarità con la gentilezza amorevole e lasciamo che la nostra mente ne sia impregnata, la collera tenderà a sbollire in maniera del tutto naturale.

3. Ricordate il karma, causa ed effetto. Se qualcuno vi fa del male in qualche modo – comportandosi in maniera prepotente oppure ostile, ingannandovi o derubandovi, oppure danneggiando cose che vi appartengono – e, secondo voi, non avevate fatto niente per meritarlo, riconsiderate la situazione. Dal punto di vista del Buddhismo, qualsiasi disgrazia ci capiti è il risultato di azioni nocive che abbiamo compiuto nel passato, in questa vita oppure in vite precedenti.
Raccogliamo quel che abbiamo seminato. Quando riusciremo a vedere i nostri problemi sotto questa luce, la nostra capacità di accettarli aumenterà e ce ne assumeremo la responsabilità, invece di scaricare la colpa sugli altri.
Per di più, non appena comprendiamo che, infuriandoci e vendicandoci, non facciamo altro che porre le cause per sperimentare ulteriori problemi in futuro, saremo determinati a essere più pazienti e a stare più attenti al karma che creiamo.

4. Mettetevi al posto degli altri: provate a guardare la situazione dal loro punto di vista. Cosa li spinge a comportarsi così? Sono in uno stato mentale pacifico e felice, oppure confuso, meschino e fuori d’ogni controllo? Sono esseri umani proprio come voi, con problemi e preoccupazioni, anche loro cercano di essere felici e di trarre il meglio dalla vita. Ripensate alle vostre stesse esperienze, alle vostre manifestazioni di collera e di villania, così avrete un’idea più precisa di come se la stanno passando gli altri.
Inoltre, considerate: che tipo di risultato ci sarà se continueranno ad agire seguendo criteri ingannevoli? Saranno felici e soddisfatti, oppure stanno solo creando le condizioni per ulteriori guai e sofferenza?
Se comprendiamo a fondo la confusione e il dolore degli altri, saremo meno propensi a reagire rabbiosamente – cosa che non farebbe altro che accrescere la loro sofferenza – e saremo più propensi a guardarli con compassione.

Considerate la persona oggetto della vostra collera come se fosse uno specchio. Verificate: che cosa non vi piace dell’altra persona o per quale motivo provate rancore nei suoi confronti? Poi domandatevi: “E’ qualcosa che esiste anche dentro di me?” Qui si considera l’ipotesi che ciò che non ci piace degli altri è qualcosa che non ci piace di noi stessi: la soluzione è quella di sviluppare una maggiore accettazione dei nostri stessi difetti e di diventare meno giudicanti.

E’ più probabile che la collera sorga nella nostra mente quando siamo infelici o insoddisfatti. Se vi accorgete di irritarvi e di infuriarvi anche per un nonnulla, sedetevi e verificate che cosa sta succedendo negli strati più profondi della vostra mente. Vi si annidano pensieri tristi e ipercritici relativi a voi stessi o ad aspetti della vostra vita?
Vi state concentrando maggiormente sul lato negativo delle cose piuttosto che su quello positivo? Se è così, allora la meditazione sulla preziosità della vita umana costituisce un ottimo rimedio. Ci sono aspetti positivi che riguardano voi e la vostra vita e, se vi prestate maggiore attenzione, la vostra mente sarà più felice e appagata e sarà meno probabile che reagiate con rabbia anche quando si verificano problemi più gravi.

Le situazioni difficili sono in genere le più proficue in termini di crescita spirituale. Così, una persona che desta la nostra collera ci sta offrendo un’occasione per imparare che abbiamo ancora molto lavoro da fare. Potremmo credere di aver fatto molta strada per quel che riguarda la comprensione e il controllo della nostra mente e che adesso siamo sufficientemente pacifici, invece, ecco che, tutt’a un tratto, sorge la collera! Allora, ne consegue che quando gli altri ci fanno infuriare, ci stanno offrendo l’occasione di servirci della nostra conoscenza e di far crescere la nostra pazienza.
Contemplate tutto ciò e consolidate la decisione di comprendere la collera, portandola sotto controllo e imparando a reagire invece con pazienza. Sarà di beneficio per voi stessi e per gli altri.

Riflettete sulla morte. Dal momento che la morte potrebbe arrivare in qualsiasi momento, è illogico rimanere aggrappati alle differenze con gli altri. Morire con strascichi di collera non risolta crea il caos nella mente e rende impossibile una morte serena. Anche l’altra persona potrebbe morire in qualsiasi momento. Come vi sentireste se ciò accadesse prima che siate riusciti a chiarire i problemi tra voi?
Non c’è dubbio che voi stessi, l’altra persona e la vostra relazione siano cose destinate a finire. Alla luce di ciò, i problemi sono davvero così importanti? Valgono l’angoscia e l’infelicità che ci causano?

9. Tutti i metodi fin qui presentati implicano la meditazione volta ad affrontare la collera per conto nostro; ma è anche possibile risolvere un conflitto dialogando con l’altra persona. Però, in questo caso, bisogna agire con molta cautela. In primo luogo, dobbiamo valutare la disponibilità dell’altra persona al dialogo e se questo dialogo potrebbe produrre risultati positivi. In secondo luogo, dovremmo esaminare molto attentamente la nostra motivazione: vogliamo davvero appianare le nostre differenze con questa persona e arrivare ad una migliore comprensione reciproca, oppure vogliamo soltanto esprimere la nostra irritazione o magari vincere la battaglia?
Se iniziamo a discutere il problema con il desiderio di ferire l’altro oppure con aspettative e pretese, la comunicazione non funzionerà. Perciò, è necessario che le nostre intenzioni siano molto chiare e che siamo davvero sinceri e onesti nell’esprimere i nostri sentimenti. Questo genere di comunicazione aperta è potentissimo e può trasformare i nemici in amici.
Ovviamente, a volte siete talmente infuriati che l’ultima cosa che desiderate fare è sedervi a meditare! Come minimo, allora, dovreste cercare di evitare di rimanerne completamente coinvolti e di parlare aspramente o diventare violenti. Potreste escogitare qualche metodo per dar sfogo alla vostra energia senza fare del male all’altra persona, o potreste provare a diventare assolutamente insensibili, come foste fatti di pietra o di legno, finché la collera non sbollisce. In un secondo momento, quando la mente si sarà calmata, potrete meditare sul problema e applicare uno degli antidoti.
Un problema che si ripresenta con una certa frequenza, per esempio vi arrabbiate spesso con le persone con le quali vivete o lavorate, può essere affrontato con maggiore efficacia se riconsiderate la situazione nel corso della meditazione e programmate cosa dire e fare la prossima volta che capita. In questo modo, sarete più preparati e sarà meno probabile che siate colti alla sprovvista.

Queste note sono state messe insieme da ven. Sangye Khadro che le ha attinte da diverse fonti appartenenti alla tradizione tibetana. L’autrice ne ha gentilmente concesso l’uso. Leggera revisione di ven. Lobsang Tönden.

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Dealing with Negative Emotions

All we know is to experience positive emotions that negative emotions. As soon as we hear the words love, kindness, generosity, we recognize immediately as positive emotions, but when we hear talk of hatred, anger, jealousy, depression, we recognize immediately as unpleasant emotions.

From the standpoint of the Buddha can transform our minds. We can learn to know ourselves better, to observe our mind and to gain a familiarity with what is there.

The practical reason in essence that drives us to undertake this kind of enterprise is that, first of all, make us happy, and we know that we want to be happy and, secondly, simplify our relationship with others.

Working with emotions, step by step
We usually smother our feelings, or slam them in the face to others. The Buddhist approach is a practical one: for us, and others, luck, as we said before, there is a third option!
The Buddhist method to deal with emotions involves recognizing to try it and then work on it.

1. Recognize and identify emotions
Sometimes our mind is like a jungle full of destructive thoughts and emotions: it is not easy to really understand what’s cooking. With awareness, honesty and intelligence selectively, we can begin to identify what is what: “That is anger, what is desire, that is fear,” and so on. Once we align ourselves against what we know, we can choose the appropriate methods.

2. Having a healthy attitude and in balance with our emotions
The attitudes to be avoided include guilt, the self-hatred or self-condemnation. In addition, we have to stop identifying with the emotion, for example: “I am my anger,” because that leads us to be obsessed and play this part. We can avoid all thanks to the awareness that mental afflictions are impermanent, they come and go in our mind like clouds in the sky and besides, they are not our true nature.
According to the Buddha, the true nature of our mind is pure, free from mental afflictions, such as a sky clear and cloudless.

3. Working with emotion during meditation, using one or more antidotes
If our minds are simultaneously many different destructive emotions, your best bet is to start from the more powerful and more troublesome: do not try to address them all by heart! Once you’ve managed to get a little ‘control on the bulkiest, then you can proceed with what comes next in order of magnitude.

Antidotes for general emotions

1. Mindfulness or awareness of self
When we can be aware of the rise of an emotion in our minds, for example anger, then we can have control and cope more effectively. Sometimes we may be able to simply let go. Moreover, thanks to constant practice of meditation, our mind will be calmer and be less inclined to react to situations emotionally.

2. Recall the nature of the mind
The mind is clear, is not material: it is a stream of mental events that arises and passes away. These mental events – thoughts, emotions, etc.. – Are impermanent: they appear and disappear, come and go, are not fixed entities and permanent. It can be effective is to imagine that clouds that come and go in the sky, like dreams, similar to rainbows, comparable to the flow and ebb of the waves in the sea. Furthermore, it is of great help to learn not to identify with the emotions: for example, instead of thinking “I’m angry”, think “The anger is in my mind”, so we reduce the control that emotions have on us and so we can address them in a more detached.

3. Suspend judgment
Certain thoughts and certain emotions we like and others do not like. This leads respectively to attachment / adhesion and aversion / rejection. Our mind, when it is in the grip attachment and aversion, is not peaceful. Rather than this, the best thing to do is to cultivate a sense of equanimity, a non-judgmental and loving awareness that accepts whatever arises in the mind.

4. Making an analysis of reality
Explore the concept of “I” who hides behind the emotion is something concrete, which exists in its own right, independently, on their side? It ‘something you can find in your body or your mind? What is it exactly?
Another possible alternative is to examine the object for which we are experiencing that particular emotion exists precisely in the way we see it, or you’re having a distorted and erroneous?

5. To think that the problems of others are similar to ours
When we are experiencing an emotional difficulty, we tend to become obsessed like we were the only people in the entire universe to have such problems. It ‘obvious that it is not so, also, this way of thinking makes the problem even more serious than it really is. Therefore, it is useful to remind ourselves that there are many other people who have a problem same as or similar to ours, and that some people have problems far worse than ours. This reduces the problem of the size of a mountain with those of a pebble, so it is easier to bear and also helps us to be more compassionate toward others.

Antidotes to Anger

In most cases, our anger is directed toward other people, but we can also blame ourselves or with inanimate objects. Anger ranges from a feeling of irritation caused, for example, by the way someone drinks the tea, which causes intense hatred or physical harm, even kill.
Anger is the exact opposite of patience, tolerance, compassion and love. It ‘a distorted view, a wrong way to react to situations, mental affliction: we only causes problems and unhappiness and does not produce the result we hoped to achieve. Disturbs the mind and leads us to do harm to others, and to actions than words: it is a way to respond intelligently and effectively, under any circumstances.
Patience, the opposite of anger is a mental state of great value because it allows us to accept the difficulties by reducing the pain to a minimum. But we must learn to have patience and to develop it is necessary to apply the antidotes to anger.
The most effective approach is to recognize the anger and irritation when they arise and deal with it while it’s still within the mind. Seize it immediately as it stands is in itself sufficient to cool off a good part of the energy of anger. Then we should examine the emotion from different points of view on what has been caused? What we were hoping to obtain? As we see the situation? If we have a clear understanding of anger, we can keep it at bay with more decisiveness, because when we realize how foolish we are less likely to restarne involved.
Anger distorts the way we perceive things. So, after having analyzed, we should apply an antidote, as one of the methods described below, to turn the mind towards a more correct and more realistic. However, it is not easy. The energy of anger is very intense and we’re not used to control it or turn it groped.
It ‘s useful to apply these methods repeatedly during meditation, working with the experiences of anger actually experienced or imagined situations, and later, when anger occurs in our everyday relationships, we can bring to mind any insight gained during the practice sessions and We usually try to escape from the old familiar cliché of being angry.
We do not succeed every time, obviously. Sometimes, even spend minutes, hours or days, before we realize that he be angry and hurt someone! But it’s never too late to remedy them. Sit down, call to mind the situation, find out what went wrong and try to get an idea of how to avoid making the same mistake again. This kind of analysis is also useful in case of problems dating back a long time ago. It is not the case of demoralized if the anger continues to rise with violence: it takes time to cut through the hardened habits. What is important is to will work at it and try to do it.

1. Contemplate the limitations or disadvantages of anger, so you will be convinced of what is harmful and not at all useful and, consequently, will not want to second it. First, consider the immediate effects of anger on the mind and body. How do you feel when you are angry? Your mind is peaceful and happy, or disturbed and dissatisfied? Can you think clearly, to make sound decisions, or the thoughts are confused and disconnected? And what are the effects on your body? You feel calm and relaxed, and tense, or agitated? Scientific studies have shown that anger is an important cause of certain health problems such as heart disease and cancer, and is also a cause of premature death.
What are the effects of your wrath on the people around you? If the anger expressed by words and deeds, what is it? It might take you hurt people you love and compromising relationships. But the anger directed toward your “enemies” – who do you think they deserve the bad – could ricadervi him later. And then I think this is the wisest way to deal with “enemies”?
In addition, anger produces effects more subtle, less obvious, on our psyche. In terms of karma, every moment of anger in the mind leaves footprints that will produce painful experiences in the future: more suffering. In addition, destroys much of the virtuous karma accumulated at the cost of hard work. Anger is one of the biggest obstacles to cultivate positive qualities such as love, compassion and wisdom, and to make progress along the spiritual path …
Recognize the harmful effects of anger, determinatevi not allow it to invade your mind and learn, rather, how to defuse it.

2. Cultivate loving kindness. And ‘possible to develop it through the contemplation of thoughts like: “May all beings be well and happy.” If we gain familiarity with loving kindness and let our minds it is impregnated, the anger will tend to cool off in a totally natural .

3. Remember karma, cause and effect. If someone does you wrong in some way – by acting in an arrogant or hostile, or ingannandovi derubandovi or damaging things that belong to you – and you think you had not done anything to deserve it, reconsidered the situation. From the standpoint of Buddhism, any misfortune happens to us is the result of malicious actions that we have done in the past, in this life or previous lives.
We collect what we have sown. When will we see our problems in this light, our ability to grow and we accept them take responsibility, instead of the blame on others.
Moreover, once we understand that, and infuriandoci vendicandoci, we only ask the causes to experience more problems in the future, we will be more patient and determined to be more careful with the karma we create.

4. Put yourself in the place of others: try to look at the situation from their point of view. What drives them to behave like this? They are in a state of mind peaceful and happy, or confused, miserable and out of each check? They are human beings just like you, with problems and concerns, they also seek to be happy and get the best out of life. Think back to your own experiences, your expressions of anger and rudeness, so you’ll have a better idea of how if the others are going through.
Also, consider what kind of result will be if we continue to act on misleading criteria? They will be happy and fulfilled, or are just setting the stage for further trouble and suffering?
If you fully understand the confusion and pain of others, we will be less likely to react angrily – something that would only increase their suffering – and we will be more inclined to look with compassion.

Consider the person the object of your anger as if it were a mirror. Check: what you do not like the other person or why try grudge against him? Then ask yourself: “It ‘something that exists inside of me?” Here we consider the hypothesis that what we do not like the others it is something that we do not like about ourselves: the solution is to develop a greater acceptance of our same flaws and become less judgmental.

It ‘s more likely that anger arises in our mind when we are unhappy or dissatisfied. If you find yourself irritated and even infuriated over nothing, sit back and see what’s happening in the deeper layers of your mind. Lurk there, and hypercritical thoughts sad for yourself or to aspects of your life?
Are you concentrating more on the negative side of things rather than the positive? If so, then meditation on the preciousness of human life is a good remedy. There are positive aspects that pertain to you and your life and, if given more attention, your mind will be happier and more satisfied and less likely to reagiate angrily even when serious problems occur.

Difficult situations are usually the most profitable in terms of spiritual growth. Thus, a person who arouses our anger is giving us an opportunity to learn that we still have much work to do. We may believe that you have come a long way as regards the understanding and control of our mind and we are now peaceful enough, but, lo, suddenly, there is anger! Then, it follows that when others make us angry, we are offering the opportunity to serve in our knowledge and grow our patience.
Contemplate this, and consolidated the decision to understand the anger, bringing under control and learning to react instead with patience. It will be of benefit to yourself and others.

Think about death. Since that death could come at any moment, it is illogical to cling to the differences with others. Dying with a legacy of unresolved anger creates havoc in the mind and makes impossible a peaceful death. The other person could die at any moment. How would you feel if this happened before you were able to clarify the problems between you?
No doubt yourself, the other person and your relationship is destined to end things. In light of this, the problems are really that important? Worth the agony and the misery we cause?

9. All methods presented here involve meditation time to face the wrath of our own, but it is also possible to resolve a conflict through dialogue with the other person. However, in this case, we must act with great caution. First, we must evaluate the person’s willingness to dialogue and if this dialogue could produce positive results. Secondly, we should consider very carefully what motivates us: we really want to iron out our differences with this person and come to a better mutual understanding, or just want to express our irritation or maybe even win the battle?
If we begin to discuss the problem with the desire to injure another or with the expectations and demands, communication will not work. Therefore, it is necessary that our intentions are very clear and we are really sincere and honest in our feelings. This kind of open communication is very powerful and can turn enemies into friends.
Of course, sometimes you are so angry that the last thing you want to do is sit and meditate! At a minimum, then, you should try to avoid being completely involved and speak harshly or become violent. You could devise some method to give vent to your energy without hurting the other person, or you could try to become completely numb, as if you were made of stone or wood, until the anger is not sbollisce. At a later stage, when the mind has calmed down, you can meditate on the problem and apply one of the antidotes.
A problem that occurs with some frequency, for example, often get angry with people with whom you live or work, can be tackled more effectively if they reconsidered the situation in the course of meditation and planned what to say and do the next time it happens . In this way, you’ll be more prepared and will be less likely to be blindsided.

These notes were put together by Fri Sangye Khadro that has gathered from various sources in the Tibetan tradition. The author has kindly allowed the use. Revised slightly to Fri Lobsang Tönden.

Carezza d’anima


Carezza d’anima

Ho parole
stampate
sul cuore
e silenzi
per comunicare
tra nuvole sospese
dove le stelle
illuminano
le nostre notti
Vibrante profondità
coglie di sorpresa
ed accende
fiamma di vita
in palpitante colore
ed in punta di ciglia
quando una lacrima
scivola lieve
accarezza l’anima

21.09.2017 Poetyca

Caress of soul

I have words
printed
on the heart
and silences
to communicate
between hanging clouds
where the stars
light
our nights
Vibrating depth
he catches surprise
and turns on
flame of life
in palpitating color
and eyelashes
when a tear
slips slightly
caresses the soul

21.09.2017 Poetyca

Quella terapia chiamata Compassione


Quella terapia chiamata Compassione

Tutto ciò che è malato nell’uomo nasce dalla mancanza d’amore. Tutto ciò che non va nell’uomo è in qualche maniera collegato con l’amore: o non è stato capace d’amare oppure non è stato capace di ricevere amore. Non è riuscito a condividere il suo essere. Da qui la sofferenza che crea complessi d’ogni genere.

Queste ferite interne possono venire a galla in molti modi: possono diventare disturbi fisici o malattie mentali – ma, di base, ciò di cui l’uomo soffre è la mancanza d’amore. Proprio come il cibo è necessario per il corpo, l’amore lo è per l’anima. Il corpo non può vivere senza nutrimento e l’anima non può vivere senza amore. In realtà, senza amore l’anima non nasce nemmeno – non arrivi nemmeno al punto di pensare alla sopravvivenza.

Se non hai amato, non hai mai conosciuto la tua anima. Solo nell’amore arrivi a comprendere che sei più del corpo, più della mente.

Ecco perché sostengo che la compassione è terapeutica. Ma che cos’è la compassione? È la forma più pura d’amore. Il sesso è la forma più bassa dell’amore, la compassione la più alta. Nel sesso il contatto è soprattutto fisico, nella compassione è soprattutto spirituale. Nell’amore, sesso e compassione sono mescolati, fisico e spirituale sono mescolati. L’amore è a metà strada tra il sesso e la compassione.

Puoi anche chiamare la compassione preghiera, oppure meditazione. È in ogni caso la forma più alta dell’energia. La parola compassione è molto bella: comprende in sé passione — la passione dev’essere raffinata al punto da non essere più passione ma diventare compassione.

Nel sesso, usi l’altro, lo riduci a un mezzo, a un oggetto. Ecco perché nella relazione sessuale ti senti in colpa. Questo senso di colpa non ha nulla a che fare con gli insegnamenti religiosi; va molto più in profondità di questo. In una relazione puramente sessuale ti senti in colpa perché stai riducendo la persona a oggetto, a un qualcosa che puoi usare e poi gettare via.

Nell’amore c’è gratitudine, una riconoscenza profonda. Sai che l’altro non è una cosa, sai che possiede una sua grandezza, una personalità, un’anima, una sua individualità. Nell’amore dai totale libertà all’altro. Certo, dai e prendi; è una relazione di dare e ricevere, ma sempre con rispetto.

Nella compassione, dai solamente; nella tua mente non hai l’idea di ricevere qualcosa in cambio. Non che non ti arrivi nulla in cambio! Ricevi milioni di volte ciò che hai dato, ma solo come effetto collaterale, come conseguenza naturale. Non è una cosa che desideri e che insegui.

La compassione è la forma più alta dell’amore. Riceverai in cambio moltissimo – ti dico, milioni di volte quello che hai dato – ma non è quello il punto, non sei lì ad aspettare. Se non ricevi nulla, non ti lamenti. Se ricevi, ne rimani sorpreso! Se arriva qualcosa, è un fatto quasi incredibile. Se non ricevi nulla, non è un problema – non avevi dato il tuo cuore a qualcuno con l’idea di fare un baratto.
Elargisci ciò che hai perché ce l’hai, perché possiedi così tanto che se non ne dai un po’ ti sentirai oppresso, proprio come una nuvola carica d’acqua deve esprimersi nella pioggia. La prossima volta, quando una nuvola ha distribuito la sua pioggia e la terra l’ha assorbita, osserva in silenzio, e sentirai la nuvola che dice alla terra: “Grazie”. La terra l’ha aiutata a scaricarsi del suo fardello.

Quando un fiore sboccia, deve condividere la sua fragranza con i venti. È naturale! Non è una contrattazione, un affare; è naturale! Il fiore è colmo di fragranza, cosa può farne? Se tenesse per sé tutto il suo profumo si sentirebbe molto teso e angosciato.
L’angoscia più grande nella vita è quella di non riuscire a comunicare, a condividere. L’uomo più povero è colui che non ha nulla da condividere, o che, pur avendo qualcosa, ha perso la capacità, l’arte di condividerla – allora è veramente povero.

L’uomo di compassione è il più ricco di tutti: è in cima al mondo. Non ha né confini, né limiti. Dà, e poi va per la sua strada. Non aspetta neppure che tu gli dica grazie; condivide la sua energia con grandissimo amore. Questo è ciò che chiamo terapeutico.

Buddha diceva ai suoi discepoli: “Dopo ogni meditazione, sii compassionevole – immediatamente dopo – perché, quando mediti, l’amore cresce e il cuore è colmo. Dopo ogni meditazione, prova compassione per il mondo intero; in questo modo potrai condividere il tuo amore e irradiare quest’energia nell’atmosfera dove potrà essere usata da altri”.

Anch’io vorrei dirvi: dopo ogni meditazione, mentre celebri, prova compassione. Senti che la tua energia sta andando ad aiutare la gente, in qualunque modo ne abbia bisogno. Esprimila! Ti sentirai più leggero, rilassato, molto più calmo e tranquillo, e le vibrazioni che hai espresso saranno di aiuto a molti. Termina la tua meditazione sempre con la compassione.

La compassione è incondizionata. Non puoi avere compassione solo per chi è amichevole con te, o solo per chi è in relazione con te. La compassione, di per sé, è onnicomprensiva. Se non riesci a provare compassione per il tuo vicino, la tua meditazione non ha alcun senso, perché la compassione non ha nulla a che fare con una persona in particolare, ma piuttosto con il tuo stato interiore. Devi diventare tu stesso compassione! Una compassione incondizionata, non indirizzata a qualcuno in particolare. Allora potrai essere una forza di guarigione in questo mondo così tribolato.

Osho

That treatment called Compassion

All that is sick man arises from the lack of love. Anything wrong man is in some way connected with love, or was not capable of loving or not was able to receive love. Failed to share his being. Hence the suffering that creates all kinds of complexes.

These internal injuries may come to the surface in many ways: they can become physical or mental illness – but, basically, what man suffers is the lack of love. Just as food is necessary for the body, the love is for the soul. The body can not live without food and the soul can not live without love. In fact, without love the soul does not even born – not even reach the point of thinking about survival.

If you have not loved, you never knew your soul. Just come to understand that you love more than the body, more than the mind.

That’s why I say that compassion is therapeutic. But what is the compassion? It is the purest form of love. Sex is the lowest form of love, compassion, the highest. In sex the contact is mainly physical, compassion is above all spiritual. In love, and compassion are mixed sex, physical and spiritual are blended. Love is halfway between sex and compassion.

You can also call compassion prayer or meditation. However, it is the highest form of energy. The word compassion is very beautiful in itself includes passion – the passion to be refined to the point of no longer become a passion, but compassion.

In sex, the other uses, reduces it to half, to an object. That’s why the sexual relationship you feel guilty. This guilt has nothing to do with religious teachings, goes much deeper than that. In a purely sexual relationship you feel guilty because you’re reducing the person to object to something that you can use and then throw away.

In love there is gratitude, deep gratitude. You know that the other is not one thing, you know that has its own greatness, a personality, a soul, its own individuality. Love the total freedom to another. Sure, give and take, is a relationship of giving and receiving, but always with respect.

In compassion, the only, in your mind does not have the idea of ​​receiving something in return. Not that you do not come for nothing! Get millions of times what you gave, but only as a side effect, as a natural consequence. It’s not something you want and chase.

Compassion is the highest form of love. You will receive in return a great deal – I tell you, millions of times what you gave – but that’s not the point, you’re not there to wait. If you do not receive anything, do not complain. If you receive, it is surprised! If something comes, it is a fact almost incredible. If you do not receive anything, not a problem – you had given your heart to someone with the idea of ​​making a bargain.
Pour out what you have because you’ve got, because you have so much that if you give a little ‘you will feel overwhelmed, just like a cloud full of water must be expressed in the rain. Next time, when a cloud has distributed its rain and the earth soaked it up, keep silent, and hear the cloud to the ground says: “Thanks.” The land has helped to discharge its burden.

When a flower blooms, it must share its fragrance with the winds. It’s natural! It’s not a bargain, a bargain, it is natural! The flower is full of fragrance, what can it? If it were all his own fragrance would feel very anxious and distressed.
The biggest fear in life is to fail to communicate, to share. The poorest man is he who has nothing to share, or who, while having something, has lost the ability, the art of sharing it – then it is really poor.

The man of compassion is the richest of all: it is at the top of the world. It has no borders, no limits. Gives, and then goes his way. Do not even expect you to tell him thanks, shares his power with great love. This is what I call therapy.

Buddha told his disciples: “After each meditation, be compassionate – immediately – because when you meditate, love grows and the heart is full. After each meditation, compassion for the whole world in this way you can share your love and radiate this energy into the atmosphere where it can be used by others. “

I would also like to tell you: after each meditation, while famous, feels compassion. Do you feel that your energy is going to help people in whatever way they need it. Esprimila! You will feel lighter, relaxed, more calm and quiet, and the vibration that you will be given help to many. End your meditation always with compassion.

Compassion is unconditional. You can only have compassion for those who are friendly with you, or just for those in relationship with you. Compassion, in itself, is all-inclusive. If you can not feel compassion for your neighbor, your meditation has no meaning, because compassion has nothing to do with a particular person, but rather with your inner state. You must be compassion for yourself! An unconditional compassion, not addressed to anyone in particular. Then you can be a healing force in this world so troubled.

Osho

Lucciole di niente


Lucciole di niente

Mille lucciole di niente
ripercorrono sentieri
di un amore sfuggito
e nato soltanto ieri

Erano le nostre speranze
con i sogni dipinti
su soffitti di cielo

Mille carezze si rincorrono
di fronte al mistero
di giorni silenti

Erano le nostre gioie
da comunicare
oltre ai sorrivi vivi

Mille lacrime scivolano
come sfioriti ricordi
e l’attesa desidera voce

Per comprendere
per conoscere
per essere qui…ancora

Ma tace il cuore
che attendeva
soltanto una parola

01.02.2004 Poetyca

Fireflies of nothing

A thousand fireflies than nothing
trace paths
a love escaped
and born only yesterday

Our hopes were
with dreams paintings
sky on ceilings

Chase a thousand caresses
before the mystery
days of silent

Were our joys
to communicate
in addition to live Sorrivi

A thousand tears slide
as faded memories
and want to voice the expectation

To understand
to know
to be still here …

But the silent heart
waiting
only a word

01.02.2004 Poetyca

Comunicare


Comunicare

Comunicare è dar vita a un sogno,respiro all’anima che viaggia per raggiungere atmosfere d’infinito.
Mettere le ali ai pensieri e lasciarli catturare da chi li intreccia ai tuoi, desiderando accendere emozioni.

Prendere colori e spargerli nel vento, che possa
restituire senso a quello che era chiuso e diventa libero.

Comunicare è desiderio di donare quello che
attraverso le parole ed il suono sparsi intorno non ti appartene più.

Comunicare è fare il nido nei pensieri di chi t’accoglie
con un sorriso e ti ha aperto il cuore.

Poetyca 19.12.2002

Quando ami


Quando ami

Tratto dal libro “la città della felicità”
Di Nicola Smiraglio

Quando ami, non pensare d’aver trovato l’amore.
L’amore non si può avere, nè trovare, nè perdere.
Perchè l’amore non è nelle cose fuori di te
ma nella tua mente e nel tuo cuore.

Perchè quando ami è così,
non c’è alcuna ragione, nessun perchè
ami e basta.
Perchè l’amore è.

Quando “senti” l’amore,
non ascoltare la mente.
che ti fa vedere il rischio.
L’amore è rischio.

Quando “senti” l’amore,
non ascoltare la ragione
che ti fa pensare a ciò che puoi perdere.
In amore ci si rimette sempre.

Quando vuoi comunicare il tuo amore
Non dire e non fare nulla.
Per dimostrare tutto il tuo amore
non devi agire in modo particolare:
devi semplicemente essere.

Se ami, ogni cosa che fai
trasmetterà amore.
Se non ami, puoi dire
le più sublimi parole d’amore
fare i più bei gesti d’amore,
ma non trasmetterai niente.


When you love

Taken from the book “City of Happiness”
Nicola Smiraglia

When you love, do not think he had found love.
Love you can not have, nor find, nor lose.
Why love is not in things outside yourself
but in your mind and your heart.

‘Cause when love is so,
there is no reason why any
love and nothing else.
Why love is.

When you “feel” love,
do not listen to the mind.
that makes you see the risk.
Love is risk.

When you “feel” love,
do not listen to reason
that makes you think about what you missed.
In love you always call.

When you communicate your love
Do not say and do nothing.
To show all your love
you must not act in a particular way:
simply be.

If you love everything you do
send love.
If you do not love, you can tell
the most sublime words of love
make the most beautiful acts of love,
but does not transmit anything.