Archivio | 07/10/2017

La costanza delle virtù


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La costanza delle virtù

Si sente spesso dire che si deve ” mollare la presa”,
che è meglio abbandonare ogni preoccupazione, accogliendo il flusso degli eventi.
Ma questo abbandonarsi non significa che non si debba alimentare la costanza,
la capacità di mettere nella nostra pratica la retta volontà e il retto agire,
al fine di rendere possibile la realizzazione di quei buoni semi presenti in noi.
Nirvana è liberazione da paura, rabbia e aspettative:
A noi la costanza nel fare di ogni virtù una costante.

07.08.2015 Poetyca

The constancy of the virtues

It is often said that you have to “let go”
it is better to abandon any concern, accepting the flow of events.
But this surrender does not mean we should feed the constancy,
the ability to put in our practice the right will and right action,
in order to make possible the realization of those good seeds present in us.
Nirvana is freedom from fear, anger and expectations:
To us the consistency in doing every virtue a constant.

07/08/2015 Poetyca

Vedere la mente e il corpo tramite il ”conoscitore”


– Vedere la mente e il corpo tramite il ”conoscitore” –

Sati è la capacità di riportarci al presente, come quando ci chiediamo: “Cosa sto facendo?”.
Sampajañña è la consapevolezza che in questo momento sto facendo questo o quest’altro.
Osserviamo l’inspirazione e l’espirazione con sati e sampajañña.
Solo la mente conta.
Ecco perché si dice che bisogna educarla. Ma se la mente è la mente, con quale strumento la educhiamo?
Sostenendo sati e sampajañña con continuità, saremo in grado di conoscerla. Il ‘conoscitore’ è un passo oltre la mente, è ciò che conosce lo stato della mente. La mente è la mente. Ciò che la riconosce semplicemente come tale è ‘il conoscitore’, che trascende la mente. Il conoscitore trascende la mente, ed è per questo che può sorvegliarla e insegnarle cosa è bene e cosa è male. Alla fine tutto si riconduce a questa mente iperattiva.
Quando la mente resta coinvolta nella sua stessa proliferazione, la consapevolezza è assente e la pratica è sterile. Dunque educhiamo la mente per udire il Dhamma, per coltivare il Buddho, la consapevolezza chiara e luminosa, ciò che sorpassa e trascende la mente ordinaria, che ne conosce tutte le vicissitudini. Ecco perché meditiamo sulla parola ‘Buddho’, per conoscere la mente oltre la mente. Osservate tutti i suoi movimenti, buoni o cattivi, finché il conoscitore comprende che la mente è soltanto la mente, non un sé o una persona. È ciò che si definisce cittanupassana, la contemplazione della mente. Contemplando così scopriremo che è impermanente, imperfetta e priva di un proprietario. Che questa mente non ci appartiene.
Riassumendo: la mente è ciò che riconosce gli oggetti dei sensi, i quali sono distinti dalla mente; il conoscitore è ciò che conosce tanto la mente che gli oggetti dei sensi per quelli che sono. Dobbiamo ricorrere a sati per ripulire di continuo la mente.
Tutti hanno sati; anche un gatto, quando va a caccia di topi. Un cane la possiede quando abbaia ai passanti. Anche questa è sati, ma non è quella del Dhamma. Benché tutti la possiedano, ne esistono diversi livelli, come ci sono molti livelli nel modo di guardare le cose. Come quando parlo della contemplazione del corpo; c’è che mi dice: “Ma cosa c’è da contemplare? È sotto gli occhi di tutti. Kesa e loma li vediamo già. E allora? La gente è fatta così. Certo che vede il corpo, ma è una visione distorta, non vede attraverso il Buddho, il conoscitore, il risvegliato.
Vede con gli occhi fisici, alla maniera ordinaria.
Vedere il corpo non è abbastanza. Limitarsi a questo è fonte di guai. Bisogna vedere il corpo dentro il corpo, allora si comincia a capire. Vederlo e basta ci espone ai suoi inganni, al fascino del suo aspetto esteriore. Quando non si vede l’impermanenza, l’imperfezione e l’assenza di un proprietario, si produce kamachanda, il desiderio sensoriale.
Ci si lascia sedurre dalle forme, dai suoni, dagli odori, dai sapori e dalle sensazioni. Vedere così è vedere con gli ordinari occhi di carne, che si spingono all’amore e all’odio e a discriminare fra piacevole e spiacevole. Il Buddha ha insegnato che non basta. Bisogna vedere con gli occhi della mente. Vedere il corpo nel corpo. Provate a guardarci dentro… che disgusto! Ci sono le cose di oggi mischiate alle cose di ieri, non ci si capisce nulla. Vedere in quest’altro modo è molto più rivelante che vedere con gli occhi fisici. Contemplate, guardate con gli occhi della mente, con gli occhi della saggezza. La capacità di comprensione varia da persona a persona. Per alcuni le cinque meditazione non hanno senso.
Cosa c’è da contemplare nei peli, i capelli, le unghie, i denti e la pelle? A sentir loro li vedono già, ma in realtà li vedono solo con l’occhio carnale, con quest’occhio pazzo che guarda solo quello che vuole guardare. Per vedere il corpo nel corpo c’è bisogno di una vista molto più acuta. Con questa pratica si può estirpare alla radice l’attaccamento ai cinque khandha. Sradicare l’attaccamento significa sradicare la sofferenza, dal momento che la sofferenza deriva dall’attaccarsi ai cinque khandha. Non dai cinque khandha in quanto tali, ma dal vederli come qualcosa che ci appartiene. Quando se ne vede chiaramente la natura attraverso la pratica meditativa, la sofferenza non fa più presa, come un bullone svitato.

Ven. Buddhadasa

http://www.buddhismobari.it/Buddhismo.htm

– See the mind and body through the”expert “-

Sati is the ability to bring us back to this, as when we ask, “What am I doing? ‘”.
Sampajañña is the realization that at this moment I’m doing this or that.
We observe the inhalation and exhalation with sati and sampajañña.
Only the mind is important.
That’s why we say that we must educate. But if the mind is the mind, as a tool to educate?
Supporting sampajañña sati and continuously, we will be able to meet you. The ‘expert’ is a step beyond the mind, you know what state of mind. The mind is the mind. This recognizes that this is simply as ‘the knower’, which transcends the mind.The knower transcends the mind, and that is why I can watch over and teach what is good and what is bad. At the end everything comes back to this hyperactive mind.
When the mind is involved in its own proliferation, awareness is absent and the practice is sterile. So we educate the mind to hear the Dhamma, to cultivate the Buddha, bright, clear awareness, which surpasses and transcends the ordinary mind, which knows all the ups and downs. That’s why we meditate on the word ‘Buddha’, to know the mind beyond the mind. Look at all his movements, good or bad, as long as the expert understands that the mind is only the mind, not a self or a person. It is what is called cittanupassana, the contemplation of the mind.Contemplating find that it is impermanent, imperfect, and without an owner. Mind that this does not belong to us.
In summary, the mind is what recognizes the objects of the senses, which are distinct from the mind, is what the knower knows that both the mind and the sense objects for what they are. We need to use sati to clear the mind constantly.
Everybody has sati, even a cat when it hunts for mice. A dog barks when it owns to the passers. This too is sati, but that is not the Dhamma. Although all have it, there are different levels, as there are many levels in the way of looking at things. Like when I speak of contemplation of the body is telling me: “What is there to contemplate? It is in everyone’s eyes. Loma kesa and already we see them. So what? People are like that. Of course I see the body, but it is a distorted view, does not see through the Buddha, the knower, the awakened one.
You see with physical eyes, in the ordinary way.
See the body is not enough. Simply this is a source of trouble. You have to see the body inside the body, then you begin to understand. See it just exposes us to his deception, the charm of his appearance. When you do not see the impermanence, imperfection and the absence of such an owner is produced kamachanda, sensory desire.
We are seduced by forms, sounds, smells, tastes and feelings. See so you see with the eyes of ordinary meat, which is pushing for love and hate and discriminate between pleasant and unpleasant. The Buddha taught that it is not enough. You have to see with the eyes of the mind. See the body in the body. Try to look inside …disgust! There are things to mix things today than yesterday, we do not understand anything. See in that way is much more revealing to see with physical eyes. Look out, look through the eyes of the mind, with eyes of wisdom. The ability of understanding varies from person to person. For some, the five meditation does not make sense.
What is there to provide in hair, hair, nails, teeth and skin? According to them they see them already, but in reality they see only the carnal eye, this eye with a madman who wants to watch only what you watch. To see the body in the body need a much more acute. This practice can eradicate the root attachment to the five khandhas.Eradicating the attachment means to eradicate suffering, because suffering comes from attachment to five khandhas. Not the five khandhas as such, but by seeing them as something that belongs to us. When he sees clearly the nature through the practice of meditation, suffering is no longer taken as a bolt unscrewed.

Fri Buddhadasa

http://www.buddhismobari.it/Buddhismo.htm

Incontri


Incontri

Qualcuno resta
malgrado
il tempo
abbia inciso
solchi indelebili
Molti vanno
scegliendo
diverse strade
prendendo
le distanze
A tutti
la mia gratitudine
per i doni ricevuti
e quanto ho appreso

03.10.2017 Poetyca

Meetings

Someone remains
despite
the time
recorded
indelible grooves
Many go
choosing
different roads
taking
the distances
To everyone
my gratitude
for gifts received
and how much I learned

03.10.2017 Poetyca