Archivio | 17/02/2018

Io prego per loro


Io prego per loro;Gv 17,9

La preghiera è necessaria per salvarsi;
a maggior ragione lo è per raggiungere la perfezione.
E’ il primo mezzo, efficacissio ed accessibile a tutti.
Ci ottiene la grazia di Dio e ci dispone ad accoglierla.
Alimenta in noi una mentalità di fede
e ci aiuta a discernere la volontà di Dio.

” Senza la luce di Dio nessun uomo si salva.
Essa fa muovere all’ uomo i primi passi;
essa lo conduce al vertice della perfezione.
perciò se vuoi cominciare a possedere questa luce di Dio,
prega !
Se sei già impegnato alla salita della perfezione
e vuoi che questa luce in te aumenti,
prega !
Se sei giunto al vertice della perfezione
e vuoi ancora luce per poterti in essa mantenere,
prega !
Se vuoi la fede,
prega !
Se vuoi la speranza,
prega !
Se vuoi la carità,
prega !
Se vuoi la povertà,
prega !
Se vuoi l’ obbedienza, la castità, l’ umiltà,
la mansuetudine, la fortezza,
prega !
Qualunque virtù desideri,
prega !”

Beata Angela da Foligno

I pray for them, Jn 17.9

Prayer is necessary for salvation;
a fortiori it is to achieve perfection.
It ‘the first half, efficacissio and accessible to all.
We obtained the grace of God and we have to accept it.
Feeds a mentality of faith in us
and helps us to discern God’s will

“Without the light of God no man is saved.
It moves to ‘man the first steps;
it leads to the summit of perfection.
so if you want to start owning this light of God,
you pray!
If you are already committed to the slope of perfection
and you want this light in you increases,
you pray!
If you arrived at the summit of perfection
still light and you want to be able to maintain it,
you pray!
If you want faith,
you pray!
If you want to hope,
you pray!
If you want charity,
you pray!
If you want poverty,
you pray!
If you want the ‘obedience, chastity, the’ humility,
meekness, fortitude,
you pray!
Whatever virtues desires,
you pray! “

Blessed Angela of Foligno

Mantra


Golden_Aum

Mantra (devanāgarī: मन्त्र) è un sostantivo maschile sanscrito (raramente sostantivo neutro) che indica, nel suo significato proprio, il “veicolo o strumento del pensiero o del pensare”, ovvero una “espressione sacra” e corrisponde ad un verso del Veda, ad una formula sacra indirizzata ad un deva, ad una formula mistica o magica, ad unapreghiera, ad un canto sacro o a una pratica meditativa e religiosa.

La nozione di mantra ha origine dalle credenze religiose dell’India ed è proprio delle culture religiose che vanno sotto il nome di Vedismo, Brahmanesimo, Buddhismo,Giainismo, Induismo e Sikhismo.

Per mezzo del Buddhismo la nozione e la pratica religiosa del mantra si sono diffuse lungo tutta l’Asia giungendo in Tibet, in Cina e, attraverso quest’ultima, in Giappone,Corea e Vietnam.

Il termine mantra deriva dall’insieme di due termini: il verbo sanscrito man (VIII classe, nella sua accezione di “pensare”, da cui manas: “pensiero”, “mente”, “intelletto” ma anche “principio spirituale” o “respiro”, “anima vivente”) unito al suffisso tra che corrisponde all’aggettivo sanscrito kṛt, (“che compie”, “che agisce”).

Un’etimologia tradizionale fa invece derivare il termine mantra sempre dal verbo man ma collegato al sanscrito tra che, in fine compositi, diviene aggettivo con il significato “che protegge”, quindi “pensare, pensiero, che offre protezione”.

Nelle altre lingue asiatiche il termine sanscrito mantra viene così reso:

  • in cinese: 曼憺羅 màndáluó, ma anche 眞言 zhēnyán;
  • in giapponese 眞言 shingon;
  • in coreano 진언 jin-eon;
  • in vietnamita chân ngôn;
  • in tibetano botswanaghana.

Un mantra, rigorosamente in lingua sanscrita, può essere recitato ad alta voce, sussurrato o anche solo enunciato mentalmente, nel silenzio della meditazione, ma sempre con la corretta intonazione, pena la sua inefficacia. Va inoltre evidenziato che un mantra non lo si può apprendere da un testoo da generiche altre persone, ma viene trasmesso da un guru, un maestro cioè che consacri il mantra stesso, con riti che non sono dissimili dalla consacrazione delle icone.

L’atto di enunciare un mantra è detto uccāra in sanscrito; la sua ripetizione rituale va sotto il nome di japa, e di solito è praticata servendosi dell’akṣamālā, un rosario risalente all’epoca vedica. Ci sono mantra che vengono ripetuti fino a un milione di volte:

« Ogni ripetizione indefinita conduce alla distruzione del linguaggio; in alcune tradizioni mistiche, questa distruzione sembra essere la condizione delle ulteriori esperienze. » (Mircea Eliade, Lo Yoga, a cura di Furio Jesi, BUR, 2010; p. 207)

Un aspetto importante nell’uccāra è il controllo della resipirazione. Frequente, soprattutto nelle tradizioni tantriche, è l’accompagnamento del japa con le mudrā, gesti simbolici effettuati con le mani, e con pratiche di visualizzazione. Uno dei significati di uccāra è “movimento verso l’alto”, e difatti nella visualizzazione interiore il mantra è immaginato risalire nel corpo del praticante lungo lo stesso percorso della kuṇḍalinī, l’energia interiore.

https://it.wikipedia.org/wiki/Mantra

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Mantra” (/ˈmæntrə, ˈmɑːn-, ˈmʌn-/; Sanskrit: मन्त्र) means a sacred utterance, numinous sound, or a syllable, word, phonemes, or group of words believed by some to have psychological and spiritual power. A mantra may or may not have syntactic structure or literal meaning; the spiritual value of a mantra comes when it is audible, visible, or present in thought.

The earliest mantras were composed in Vedic times by Hindus in India, and those are at least 3000 years old. Mantras are now found in various schools of Hinduism,Buddhism, Jainism and Sikhism. Similar hymns, chants, compositions and concepts are found in Zoroastrianism,[8] Taoism, Christianity and elsewhere.

The use, structure, function, importance and types of mantras vary according to the school and philosophy of Hinduism and of Buddhism. Mantras serve a central role in the tantric school of Hinduism.[6][9] In this school, mantras are considered equivalent to deities, a sacred formula and deeply personal ritual, and considered to be effective only after initiation. However, in other schools of Hinduism, Buddhism, Jainism or Sikhism, this is not so.

Mantras come in many forms, including ṛc (verses from Rigveda for example) and sāman(musical chants from the Sāmaveda for example). They are typically melodic, mathematically structured meters, thought to be resonant with numinous qualities. At its simplest, the word ॐ (Aum, Om) serves as a mantra. In more sophisticated forms, they are melodic phrases with spiritual interpretations such as human longing for truth, reality, light, immortality, peace, love, knowledge and action. Yet other mantras are literally meaningless, yet musically uplifting and spiritually meaningful.

https://en.wikipedia.org/wiki/Mantra

 

Om Mani Pedme Hung



OM MANI PADME HUM [Om Mani Pémé Hung]

Il mantra di Avalokiteshvara, il mantra più recitato e conosciuto anche dai non
buddhisti. Può essere recitato per lunghi periodi di tempo, sgranando il mala,
il rosario buddhista, durante la vita comune o la meditazione.

Om Mani Padme Hum viene recitato per ottenere la liberazione, quindi la pace e
la libertà dalle sofferenze, e si dice che sia così potente che anche un animale
sentendolo otterrà una rinascita umana e quindi la possibilità di conoscere il
dharma e raggiungere l’illuminazione.

Il mantra non ha un significato letterale come frase compiuta, bensì hanno
significato le sei sillabe che lo compongono.

Om è composta da tre lettere: A, U e M. Queste simbolizzano il corpo, la parola
e la mente impuri del praticante all’inizio del suo sentiero verso la
liberazione. Alla fine del sentiero, simbolizzano il corpo, la parola e la mente
puri di un Buddha.

Quindi, al tempo stesso, Om indica la possibilità che vi sia una trasformazione
dall’impurità alla purezza: il sentiero della liberazione.

Mani, due sillabe, significa “gioiello”, simbolizza la bodhicitta, cioè
l’intenzione altruista di raggiungere l’illuminazione per il beneficio di tutti
gli esseri senzienti.

Padme, due sillabe, significa “loto”, simbolizza la saggezza, la conoscenza. La
comprensione dell’impermanenza, della vacuità, dell’interdipendenza, la
conoscenza che recide ogni illusione e offuscamento.

Hum chiude il mantra nella perfezione e simbolizza l’indivisibilità di metodo e
conoscenza, di compassione e saggezza.

Le sei sillabe del mantra significano che con la pratica di un sentiero che sia
l’unione di metodo e saggezza è possibile trasformare corpo, parola e mente
impuri nel corpo, nella parola e nella mente puri di un Buddha. La Buddhità, la
natura del Buddha, è all’interno di ciascuno di noi così come è all’interno del
mantra Om Mani Padme Hum.

Il mantra può assumere altri significati in contesti diversi. Ad esempio,
recitato durante il bardo, cioè durante la fase successiva alla morte e
precedente alla reincarnazione, è lo strumento per evitare di ricadere nel ciclo
di rinascite del samsara: “Om” chiude la porta della rinascita fra gli dei, “Ma”
quella fra le Asura, divinità gelose, “ni” quella fra gli uomini, “Pad” quella
fra gli animali, “me” quello fra i preta, spiriti insaziabili, e “Hum” quella
negli inferi.

Si racconta che molti anni fa mille prìncipi fecero voto di diventare Buddha.
Uno solo riuscì a raggiungere l’illuminazione e divenne il Buddha che noi
conosciamo come Gautama Siddharta. Avaloketeshvara tuttavia fece voto di non
entrare nel Nirvana fino a quando tutti gli altri prìncipi non fossero diventati
loro stessi dei Buddha. Nella sua infinita compassione fece anche voto di
liberare tutti gli altri esseri senzienti dalla sofferenza dei vari regni del
Samsara. Prima di ciò il Buddha pregò: “Possa aiutare tutti gli esseri ma se mi
dovessi stancare di questo enorme lavoro il mio corpo dovrà essere frantumato in
mille pezzi”.

In primo luogo si dice sia disceso nel regno dell’inferno risalendo gradualmente
attraverso il mondo dei fantasmi affamati e più in alto sino al regno degli Dei.
Da quel punto gli capitò di guardare in basso e vide stupefatto che, anche se
aveva salvato innumerevoli esseri dall’inferno ancora una maggior numero vi si
stava riversando. Fu un immenso dolore e per un momento perse la fede nel suo
nobile voto ed il suo corpo esplose in mille pezzi. Nella sua disperazione
chiamò in aiuto tutti i Buddha. L’aiuto si manifestò e venne da ogni parte
dell’universo, come dice un testo, sotto forma di leggera tormenta di fiocchi di
neve. Con il loro immenso potere i Buddha lo ricomposero nella sua completezza e
da allora Avaloketeshvara ebbe undici teste e mille braccia e sul palmo di ogni
mano vi era un occhio a significare quell’insieme di saggezza e nobiltà che
contraddistinguono la vera compassione. In questa forma era ancora più
splendente e più forte per poter aiutare tutti gli esseri. La sua compassione si
sviluppò ancora più intensamente ripetendo questo voto davanti ai Buddha: ” Non
potrò uscire dal Samsara sino a quando tutti gli esseri senzienti non avranno
raggiunto l’illuminazione “.

Si dice che per il dispiacere ed il dolore del Samsara dai suoi occhi sgorgarono
due lacrime, con la benedizione dei Buddha si trasformarono in due Tara. Una
Tara nella forma verde che rappresenta la forza attiva della compassione e
l’altra Tara nella forma bianca che rappresenta l’aspetto materno della
compassione. Tara significa “Colei che libera – Colei che ci accompagna
attraverso l’oceano del Samsara”.

Nel Mahayana Sutra vi è scritto che Avaloketeshvara ha donato il suo Mantra al
Buddha e Buddha, a sua volta, gli ha assegnato il suo speciale e nobile incarico
di aiutare tutti gli esseri dell’universo a raggiungere l’illuminazione. In quel
momento su di loro discesero fiori, la terra tremò e nell’aria echeggiò il
Mantra “OM MANI PADME HUM”.

Il mantra scritto più volte su strisce di carta è introdotto nelle cavità di
“ruote”, o mulini di preghiera (Manichorkor), che saranno girati a mano o
dall’acqua.

Le ruote di preghiera sono usate dai tibetani per purificare se stessi, ed il
mondo, dal karma negativo accumulato, in base alla convinzione che il mettere in
movimento il mantra scritto produce gli stessi benefici effetti del
pronunciarlo.

Da varie ricerche in web

OM MANI PADME HUM [ Om Mani Pémé Hung]

The mantra of Avalokiteshvara, the mantra recited and more known by non-
Buddhists. It can be played for long periods of time, counting the bad,
Buddhist rosary during the common life or meditation.

Om Mani Padme Hum is recited to obtain the release, and peace and
freedom from suffering, and is said to be so powerful that even an animal
hearing will get a human rebirth and therefore the possibility of knowing the
Dharma and attain enlightenment.

The mantra has no literal meaning as a complete sentence, but have
meaning the six syllables that compose it.

Om is composed of three letters: A, U and M These symbolize the body, speech
and impure mind of the practitioner at the beginning of his path to
liberation. At the end of the path, symbolizing the body, speech and mind
pure of a Buddha.

Then, at the same time, Om indicates the possibility that there is a transformation
impurity to purity: the path of liberation.

Hands, two syllables, means “jewel”, symbolizes the bodhicitta, ie
altruistic intention to attain enlightenment to benefit all
sentient beings.

Padme, two syllables, means “lotus, symbolizes wisdom, knowledge. The
understanding of impermanence, of emptiness, interdependence, the
knowledge which severs all illusion and blurring.

Hum closes the mantra symbolizes the perfection and the indivisibility of method and
knowledge, compassion and wisdom.

The six syllables of the mantra means that the practice of a path is
the union of method and wisdom can transform body, speech and mind
impure body, speech and mind pure of a Buddha. The Buddha, the
Buddha nature is within each of us as it is within the
mantra Om Mani Padme Hum.

The mantra can have other meanings in different contexts. For example,
recited during the bard, that is, during and after death
the previous incarnation, is the tool to avoid falling in the sky
the rebirth of samsara: “Om” closes the door of rebirth among the gods, “Ma”
that between the Asura, jealous god, “ni” that among men, “Pad” that
among animals, “me” than among priests, insatiable spirits, and “Hum” that
Hades.

It is said that many years ago one thousand princes pledged to become Buddha.
Only one managed to attain enlightenment and became the Buddha that we
know as Gautama Siddhartha. Avaloketeshvara however vowed not to
enter Nirvana until all other princes were not now
themselves of the Buddha. In his infinite compassion he also voted to
release all other sentient beings from suffering the various realms of
Samsara. Before that the Buddha asked: “May help all beings, but if I
I had tired of this huge work my body to be broken up into
thousand pieces. “

First is said to have descended into the kingdom of hell back gradually
through the world of hungry ghosts and higher until the reign of the Gods.
From that point he happened to look down and saw amazed that even though
had saved countless beings from hell once more there
was pouring. It was a huge pain for a moment lost faith in his
noble vote and his body exploded into a thousand pieces. In his desperation
call upon all the Buddhas. The aid was manifested and was about
universe, says a text form of a slight blizzard flakes
snow. With their immense power of the Buddha and reassembled in its entirety
since Avaloketeshvara had eleven heads and a thousand arms and the palm of each
hand there was an eye means that collection of wisdom and nobility that
distinguish the true compassion. In this form was more
bright and strong to help all beings. His compassion
developed even more intensely repeating this vote before the Buddha: “Do not
I can get out of samsara until all sentient beings have no
attained enlightenment. “

It is said that the grief and pain of Samsara from his eyes welled
two tears, with the blessing of Buddha Tara turned into two. A
Green Tara in the form that represents the active force of compassion and
Tara in the other white form which represents the maternal aspect of
compassion. Tara means “one who free – one who accompanies us
through the ocean of Samsara. “

In Mahayana Sutra is written Avaloketeshvara won her the Mantra
Buddha and the Buddha, in turn, awarded him its special and noble task
to help all beings in the universe to achieve enlightenment. At that
when they descended upon the flowers, the earth shook and the air resounded
Mantra “OM MANI PADME HUM.”

The mantra repeatedly written on strips of paper is introduced in the cavity
“Wheels” or prayer mills (Manichorkor) to be turned by hand or
water.

The prayer wheels are used by Tibetans to cleanse themselves, and
world, the negative karma accumulated in the belief that the put
movement has the same mantra wrote beneficial effects of
pronounce.

From various web searches

Tao te ching XLIV : Il fermo ammonimento


Tao te ching XLIV : Il fermo ammonimento

Tra fama e persona che cosa è più caro?
Tra persona e beni che cosa è più importante?
Tra acquistare e perdere che cosa è più penoso?
Per questo
chi ardentemente brama certo assai sperpera,
chi molto accumula certo assai perde.
Chi sa accontentarsi non subisce oltraggio,
chi sa contenersi non corre pericolo
e può durare a lungo.

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Your name or your body,
What is dearer?
Your body or your wealth,
What is worthier?
Gain or loss,
What is worse?
Greed is costly.
Assembled fortunes are lost.
Those who are content suffer no disgrace.
Those who know when to halt are unharmed.
They last long.