Archivio | luglio 2018

Il Purna Yoga e gli altri yoga – Sri Aurobindo


Il Purna Yoga e gli altri yoga – Sri Aurobindo

Il Veda e il Vedanta rappresentano solo un aspetto dell’Unica Verità; il tantra, con l’importanza che dà alla Shakti, un altro; in questo yoga sono raccolti tutti gli aspetti della Verità, non nelle forme sistematiche ad essi attribuiti in passato, ma nella loro essenza, e portati al significato più completo e più alto. Il Vedanta tratta soprattutto i principi e i caratteri essenziali della conoscenza divina e di conseguenza molta della sua conoscenza ed esperienza spirituale è stata ripresa in blocco sulla nostra rivista Arya. Il tantra si occupa invece più delle forme, dei processi e dei poteri organizzati; ora, tutto ciò non poteva essere preso così com’era, perché lo Yoga Integrale ha bisogno di sviluppare le sue forme proprie e i suoi processi; ma l’ascesa della coscienza attraverso i centri e altri elementi della conoscenza tantrica sono presenti dietro il processo di trasformazione cui attribuiamo così tanta importanza – anche la verità che niente si può fare se non tramite la Forza della Madre.

SA, Lettere, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 83

Se spirituale e supermentale fossero la stessa cosa, come dite che i miei lettori immaginano, allora tutti i saggi, i devoti, gli yogi e i sadhaka di tutte le epoche sarebbero stati degli esseri supermentali e tutto quanto ho scritto sulla supermente non sarebbe altro che sciocchezze superflue, inutili ed oziose. Chiunque avesse avuto esperienze spirituali sarebbe dunque un essere supermentale; l’Ashram sarebbe pieno di essere supermentali ed anche ogni altro Ashram in India. Le esperienze spirituali possono stabilirsi nella coscienza interiore e cambiarla, trasformarla se volete; si può realizzare il Divino ovunque, il Sé in tutto e tutto nel Sé, realizzare la Shakti universale che compie ogni cosa; ci si può sentire fusi nel Sé cosmico o pieni di bhakti estatica o di Ananda. Ma nelle parti esteriori della Natura si può continuare, e di solito si continua, a pensare con l’intelletto o tutt’al più con la mente intuitiva, a volere con una volontà mentale, a sentire gioia e dolore alla superficie del vitale, a subire le afflizioni fisiche e a soffrire a causa della lotta della vita nel corpo contro la morte e la malattia. L’unico cambiamento sarà allora che il sé interiore osserverà tutto ciò senza esserne agitato o sconvolto, con un’equanimità perfetta, considerandolo parte inevitabile della Natura – inevitabile almeno finché non ci si ritiri nel Sé uscendo dalla Natura. Questa però non è la trasformazione che abbiamo in vista: il cambiamento supermentale deve portare tutto un altro potere di conoscenza, un altro genere di volontà, un’altra natura luminosa di emozione e di percezione estetica, infine un’altra organizzazione della coscienza fisica.

SA, Lettere, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 33

L’idea della supermente, della Coscienza di Verità, è presente nel Rig Veda secondo l’interpretazione data da Sri Aurobindo [parla in terza persona], e in uno o due passi delle Upanishad, ma qui si trova solo in germe nella concezione dell’essere di conoscenza, vijñānamaya puruşa, che supera l’essere mentale, vitale e fisico; nel Rig Veda l’idea è presente solo in quanto principio, non è sviluppata, e persino il suo principio è scomparso dalla tradizione hindu.
Sono queste cose, fra le altre, che costituiscono la novità del messaggio di Sri Aurobindo raffrontato alla tradizione: l’idea che il mondo non è né una creazione di Maya, né soltanto un gioco, līlā, del Divino, né un ciclo di nascite nell’Ignoranza dal quale dobbiamo fuggire, ma un campo di manifestazione in cui c’è un’evoluzione progressiva dell’anima e dalla natura nella Materia e, dalla Materia, attraverso la Vita e la Mente, a ciò che è al di là della Mente fino a raggiungere la completa rivelazione di Satcitananda nella vita. È questa la base dello yoga, che dà un nuovo senso alla vita.

SA, Lettere, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 79-80

Non mi risulta che nessuno, ad eccezione di pochissimi grandi yogi, abbia realmente trasformato la sua natura esteriore. In tutti gli Ashram ho visto persone che erano proprio come le altre se non per certi specifici controlli morali posti su certi tipi di azione esteriore (cibo, sesso, ecc), ma la natura generale restava la natura umana. È persino una teoria dei vecchi yoga che il prārabdha karma, e quindi necessariamente gli elementi permanenti del carattere esteriore, non cambiano; si ottiene soltanto la realizzazione interiore, e ci si libera da questo carattere esteriore così che esso cada al momento della morte come un vestito sporco e lasci lo spirito libero di entrare nel Nirvana. Il nostro scopo è una trasformazione spirituale e non semplicemente un controllo etico, ma questa può venire solo e innanzitutto con un rifiuto spirituale dall’interno, seguito da una discesa supermentale dall’alto.

Ho detto che questo yoga è ‘nuovo’ perché mira all’integralità del Divino in questo mondo e non solo al di là di esso, e ad una realizzazione supermentale. Ma ciò non giustifica un disprezzo saccente per la realizzazione spirituale, che è lo scopo di questo yoga quanto di ogni altro yoga.
La realizzazione del Sé e dell’essere cosmico (senza cui la realizzazione del Sé è incompleta) sono tappe essenziali nel nostro yoga; rappresentano la meta degli altri yoga, ma sono, per così dire, l’inizio del nostro, il punto cioè dove cominciano le sue realizzazioni caratteristiche.

SA, Lettere, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 105-6-7

The Purna Yoga and other Yoga – Sri Aurobindo

The Vedas and the Vedanta are only part of the One Truth, Tantra, with its emphasis on Shakti, another, this yoga is collected in all aspects of the Truth, not in systematic forms attributed to them in the past, but in their essence, and taken to the most comprehensive and highest meaning. The Vedanta is especially the principles and essential characteristics of divine knowledge and thus much of his knowledge and spiritual experience was taken up en masse in our journal Arya. Tantra deals instead of multiple forms, processes and powers organized and now, this could not be taken as it was, because the Integral Yoga needs to develop its own forms and processes, but the rise of consciousness through the centers and other elements of tantric knowledge are behind the process of transformation which we attach so much importance – even the truth that nothing can be done except through the force of the Mother.

SA, Letters, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 83

If spiritual and supramental being the same thing as saying that my readers imagine, then all the sages, devotees, yogis and sadhaka of all ages would be supramental beings and everything that I wrote on supermind would be nothing but nonsense unnecessary, useless and idle. Anyone who had had spiritual experiences would therefore be a supramental, the Ashram would be full of supramental and also any other Ashram in India. Spiritual experiences can settle in the inner consciousness and change it, transform it if you want, anywhere you can realize the Divine, the Self in all and all in self, achieve universal Shakti who does all things, you may feel full or merged in the Cosmic Self of ecstatic bhakti or Ananda. But in the outer parts of nature you can go, and usually continues to think with the intellect, or at most with the intuitive mind, a mental will to want to feel joy and pain to the surface of life, to suffer the physical afflictions and to suffer because of the struggle of life in the body against death and disease. The only change will be then that the inner self will observe everything without being agitated or upset, with perfect equanimity, considering it an inevitable part of nature – inevitable at least until we retire in coming out from the Self Nature. But this is not the transformation that we have in view: the supramental change must bring a whole new power of knowledge, another kind of will, another luminous nature of emotion and aesthetic perception, finally, another organization of the physical consciousness.

SA, Letters, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 33

The idea of ​​supermind, the Consciousness of Truth, is present in the Rig Veda as interpreted by Sri Aurobindo [speaks in third person], and one or two passages of the Upanishads, but here is only a germ in the design of ‘be aware, vijnanamaya Purusha, which exceeds the mental, vital and physical, in the Rig Veda the idea is presented only as a principle, is not developed, and even its principle has disappeared from the Hindu tradition.
These things, among others, that constitute the novelty of the message of Sri Aurobindo as compared to the tradition: the idea that the world is neither a creation of Maya, or just a game, Lila, the Divine, or a cycle of births Ignorance from which we must escape, but a field event in which there is a progressive evolution of the soul and the nature of Matter and from Matter, through the Life and Mind, that which is beyond the mind up to reach the complete detection of Sachchidananda in life. This is the basis of yoga, which gives new meaning to life.

SA, Letters, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 79-80

To my knowledge, nobody, except the very few great yogis, has really transformed his outer nature. In all the Ashram I saw people who were just like other controls except for certain specific moral positions on certain types of external action (food, sex, etc.), but the general nature of human nature remained. It is even a theory that the old prarabdha karma yoga, and therefore necessarily the permanent elements of the exterior character, do not change and you get only the inner realization, and we are freed from this external character so that it falls at the time of death as a dirty clothes and let the spirit free to enter into Nirvana. Our goal is spiritual transformation, not just an ethical control, but this can only come with a first rejection and the spiritual from the inside, followed by a supramental descent from above.

I said that this yoga is ‘new’ because it aims to the entirety of the Divine in this world and not just beyond it, and a supramental realization. But this does not justify a contempt for pedantic spiritual realization, which is the purpose of this yoga as any other yoga.
Self-realization and the cosmic (without which the realization of the Self is incomplete) are milestones in our yoga are the other half of yoga, but are, so to speak, the beginning of our, that is the point where begin his accomplishments characteristics.

SA, Letters, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 105-6-7

Solo conosco la tua mente


Riflettendo…

La Riflessione

Solo, conosci la tua mente
e comprenderai innumerevoli insegnamenti
ed infiniti sottili significati, senza nemmeno investigare.

Per questo, l’Onorato dal mondo, disse:

“Osservando tutti gli esseri senzienti,
vedo che sono tutti pienamente dotati della sapienza
e della virtù dei Buddha.”

Disse, inoltre:

“Tutti gli esseri viventi,
ed ogni sorta di fenomeno illusorio,
sono tutti nati nella mente sottile e pienamente desta
di coloro che realizzano la realtà così com’è.

Maestro Chinul

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Distinguere la mente desta
da ogni forma di illusione
è aprire un varco verso il cammino
che liberi dai fenomeni,
è capacità di non farsi trascinare
dalle correnti dell’attaccamento,
della paura e dello stato di sogno,
perchè chi è desto sa che in ogni essere
è la natura del buddha.
Nella realtà compresa ed accolta, così com’è
è la traccia del Risveglio.
In noi la capacità di trovare rettitudine.

Poetyca

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L’insegnamento

La rinuncia

La rinuncia ha in sé sia tristezza che gioia:
tristezza perché comprendiamo la futilità delle nostre vecchie abitudini
e gioia perché una più vasta visione inizia ad aprirsi,
quando siamo in grado di lasciarle andare.

Non si tratta di una gioia ordinaria.
È una gioia che dà luce ad una forza nuova e profonda,
una sicurezza, un’ispirazione stabile che proviene dall’aver realizzato che:

non siamo condannati a subire le nostre abitudini,
possiamo effettivamente riemergere sopra di esse,
che possiamo cambiare e diventare molto più liberi.

Sogyal Rinpoche

———

Non siamo esseri passivi,
in ciascuno è presente la capacità del cambiamento,
dell’impegno per modificare quel che nuoce al percorso personale.
Destata l’attenzione, la capacità di raccogliere
alla radice l’attaccamento e l’abitudine,
siamo anche capaci di illuminare la via migliore
per modificare il nostra realtà che finalmente vediamo
senza che nulla si interponga, distorcendola.
Da qui nasce realizzazione, equidistanza e comprensione
per se stessi e per gli altri, consapevoli che essi
attraversano le nostre stesse difficoltà e spesso
tutto è illusione da smascherare senza giudizio.

Poetyca

——–

03.06.2007 Poetyca

testi tratti da http://www.bodhidharma.it

Nel deserto


Nel deserto

Profeta è colui che vede
nella traccia degli eventi
i segni tangibili dalla strada
che senza ritorno conduce
solo all’ineluttabile rovina

Urla nel deserto
da nessuno ascoltate
che tracciano pensieri
di quel che accade
oggi traendolo da ieri
e domani come presagio
senz’articolato suono

15.06.2006 Poetyca

 

In the desert

Prophet is one who sees
in the track events
tangible signs from the road
that no return leads
only inevitable ruin

Screams in the Desert
hear from anyone
that trace thoughts
of what happens
today’s drawing from yesterday
and tomorrow as omen
no articulate sound

15.06.2006 Poetyca

In fondo al tunnel – At the end of the tunnel


🌸In fondo al tunnel🌸

Ogni giorno
sospiro
e rincorro
sogni nuovi
mentre
in fondo
al tunnel
cerco luce
Mi confondo
e cado
tra strade irte
d’illusione
poi in silenzio
apro le ali
e ricamo vita
verso l’orizzonte

23.07.2018 Poetyca
🌸🍃🌸
🌸At the end of the tunnel

Everyday
sigh
and I chase
new dreams
while
At bottom
to the tunnel
I’m looking for light
I get confused
and I fall
between steep streets
of illusion
then in silence
I open the wings
and embroidery life
towards the horizon

23.07.2018 Poetyca

Da dove vengono i pensieri?


 

“Da dove vengono i pensieri?

Dove sono quando ci appaiono? E dove vanno quando scompaiono?

[…] L’immediata risposta potrebbe essere: «I pensieri vengono dalla mia mente». Non è una buona risposta, perché la ‘mia mente’ sono soltanto parole e noi non andiamo in cerca di parole. Cerchiamo l’esperienza diretta.
[…] Parliamo in continuazione della ‘mia mente’ senza avere la più pallida idea di che cosa sia. Dire che i pensieri sono nella mia mente non significa niente. […]
Nel momento in cui qualcosa sorge nella vostra mente (che si tratti di una canzone pop, di un’emozione, di una sensazione) guardatelo come un’apparizione assolutamente nuova e chiedetevi, senza usare il pensiero concettuale, da dove viene. Guardate direttamente il luogo da dove sorge. Viene da qualche luogo?
[…] La risposta è molto semplice: i pensieri non vengono da un luogo. Quando un pensiero appare nella vostra mente, non viene assolutamente da nessun luogo. Poi, quando scompare, non va da nessuna parte. Non esiste un magazzino mentale e neppure un cimitero degli elefanti dei pensieri, semplicemente scompaiono e cessano di esistere.
[…] Mi piace particolarmente un’immagine presa dalle fiabe. Un cacciatore insegue un cervo bianco che scompare dentro una collina delle fate, lo segue e si trova in un mondo completamente diverso. […]
Praticare è un po’ come cercare di prendere qualcosa osservandone i movimenti. Quando ci perdiamo nei ricordi e li consideriamo reali, ricordiamoci che è un’esperienza presente. Ci concentriamo e proseguiamo con la mentalità del cacciatore, non con l’aspettativa di un lampo di comprensione, ma con il desiderio di afferrare il momento. Se, ad esempio, vogliamo scoprire qualcosa sulla vera natura della rabbia, dobbiamo per prima cosa acchiapparla nel momento cui si presenta.
[…]
Tutti sappiamo che la rabbia causa una sensazione fisica. Questa sensazione fa da intermediario, da ponte, tra la rabbia e la risposta dettata dalla rabbia. Non è facile cogliere questa sensazione fisica appena si presenta. È più probabile che non la notiamo finché non siamo nel mezzo dell’esplosione, o ancora dopo. Spesso passiamo direttamente dalla rabbia alla reazione irata senza accorgerci che è la sensazione che ci spinge all’azione. Se riusciamo a stare con la sensazione senza reagire, possiamo vedere in che modo ci spinge all’azione.
[…] Ma la sensazione di rabbia è la stessa cosa della rabbia stessa? No, c’è un momento in cui siamo arrabbiati ma in cui l’esplosione della sensazione non è ancora avvenuta. L’emozione e la sensazione sembrano la stessa cosa perché identifichiamo completamente questi due aspetti. […]
Non stiamo affatto dicendo di reprimere la rabbia. Non neghiamo le sensazioni di rabbia né tentiamo di cancellarle perché non vogliamo ammetterne l’esistenza. In questa pratica lasciamo spazio a queste sensazioni, ma senza sfogarle né permettere che ci spingano all’azione.
C’è qualcosa di molto speciale nel cogliere la rabbia nell’attimo in cui si presenta. Vediamo che sono in atto due cose: la pura emozionalità della rabbia e il nostro attaccamento a essa. […] Il problema sta nel nostro attaccamento alla rabbia e nel fatto che ci lasciamo completamente assorbire da essa. In quel momento siamo così totalmente identificati con la rabbia o l’odio che sembrano essere la nostra stessa vita, e per questo è così difficile lasciarli andare. È quella totale identificazione egocentrica con l’emozione che deve essere recisa”

Rigdzin Shikpo Non rifiutare nulla. Il sentiero buddhista al di là di speranza e paura
pp. 08-113, 118-119).

“Where are your thoughts?”

Where they are when they appear? And where do they go when they disappear?

[…] The immediate answer might be: “The thoughts are my own mind.” It’s not a good answer, because ‘my mind’ are only words and we do not go looking for words. Let the experience.
[…] We talk constantly of ‘my mind’ without having the faintest idea of what it is. To say that thoughts are in my mind does not mean anything. […]
The moment in which something arises in your mind (be it a pop song, an emotion, a feeling) look at it as a completely new appearance and ask yourself, without the use of conceptual thinking, where is. Look directly at the place where it rises. It comes from somewhere?
[…] The answer is very simple: the thoughts are not from one place. When a thought appears in your mind, there is absolutely nowhere. Then, when it disappears, not going anywhere. There is a warehouse of mind and even a cemetery of elephants thoughts simply disappear and cease to exist.
[…] I particularly like an image taken from the fairy tales. A hunter chasing a white stag, which disappears into a fairy hill, follows and is in a completely different world. […]
Practicing is a bit ‘like trying to take something by observing the movements. When we get lost in memories and look at it real, remember that this is an experience. We focus and we continue with the mentality of the hunter, not with the expectation of a flash of understanding, but with the desire to seize the moment. If, for example, we discover something about the true nature of anger, we must first catch it when they are presented.
[…]
We all know that anger causes a physical sensation. This makes sense as an intermediary, a bridge, between anger and the response dictated by anger. It is not easy to take this feeling just comes natural. It is most likely not notice it until we are in the middle of the explosion, or even later. Often we pass directly from the angry reaction to anger without realizing that it is the feeling that drives us to action. If we can stay with the feeling without reacting, we can see how it moves us to action.
[…] But the feeling of anger is the anger of the very same thing? No, there is a time when we are angry, but where the explosion of sensation has not yet occurred. The emotion and feeling the same thing because they seem to completely identify these two aspects. […]
We’re not saying not to repress anger. We do not deny the feelings of anger or try to delete them because they do not want to admit their existence. In this practice, we leave room for these feelings, but without sfogarle or allow move us to action.
There is something very special in capturing the anger in the moment presents itself. We see that two things are in place: the pure emotion of anger and our attachment to it. […] The problem is our attachment to the anger and the fact that we allow ourselves to fully absorb it. In that moment we are so completely identified with the anger or hatred that seem to be our own lives, and why is it so hard to let go. It is the egocentric total identification with the emotion that must be cut “

Rigdzin Shikpo not refuse anything. The Buddhist path beyond hope and fear
pp. 08-113, 118-119).

Il mio cruccio


Il mio cruccio

E’ solo un cruccio che arde in petto
e non ristora il cuore nella speranza ardita
di ricevere ascolto tra mille voci che chiamano.

Chi sono io per avere privilegio
o per essere fucina accesa di questo ardore
che oltrepassa il disegno su di me deciso?

Non so davvero vedere oltre le cortine
di questo smarrimento non sempre inusuale
e raccolgo il mio canto nel silenzio..

Vibrante è l’attesa, studiando le mosse
di queste nubi che lentamente muovono contorni
e ridisegnano nella speranza la resa.

Annullata volontà, ridotta in cenere
che rimescoli la luce e la tenebra
in questa aurora gemente, con me sii clemente!

Riposare io ora devo tutte le membra
che nell’attesa rigenerano la forza
per essere quel che devo per amore del vero.

Allargando sino allo spasimo il cuore
solo adesso che mi rispecchio nella luce
posso placidamente affidarmi a chi da sempre aspetta.

09.09.2009 Poetyca

My gripe

It ‘s just a burning anger in his chest
and restores hope in the heart bold
Listening now to receive a thousand voices calling.

Who am I to have the privilege
or to be switched on to forge this fire
that goes beyond the drawing on me decide?

I can not really see past the curtains
This loss is not always unusual
and picked up my hand in silence ..

Vibrant is the expectation, studying the moves
of these clouds slowly moving boundaries
and redesign in the hope surrender.

Set aside will be reduced to ashes
stirring up the light and darkness
at the dawn moaning, Be merciful to me!

I stand now I have all the members
waiting to regenerate the force
to be what I have to love the truth.

Widening up in agony at the heart
I only now reflected in the light
I trust those who have always quietly waits.

09.09.2009 Poetyca