Uscire dalla gabbia


 

Uscire dalla gabbia

Ci è stato insegnato a considerare noi stessi come dei contenitori vuoti, che hanno bisogno di essere gradatamente riempiti. A questo pensano la religione, l’educazione e i tanti condizionamenti che riceviamo in continuazione dalla società e, in generale, dall’ambiente che ci circonda. «Non far questo perché è peccato». «Non dire quello perché non sta bene». «Non fare quell’altro perché è sconveniente».

Quante proibizioni riceviamo fin dall’infanzia! E quante ingiunzioni a fare invece tante altre cose, soltanto perché la morale comune, la moda, l’etichetta, gli usi e costumi richiedono quel determinato comportamento. Siamo come ingabbiati, imprigionati in una rete di “fare” e “non fare”, “dire” e “non dire”, perfino “pensare” e “non pensare”.

Questa rete è stata costruita da altri esseri umani che si sono arrogati il diritto di decidere, stabilire certe norme e sono stati poi così in gamba da farsi ubbidire un po’ da tutti. Così sono nate le consuetudini di vita comune, sia a livello fisico che psicologico e perfino spirituale. Siamo in prigione e ci siamo ormai abituati così bene al nostro stato di prigionieri che non pensiamo neppure alla possibilità di essere liberi padroni di noi stessi e delle nostre scelte.

Tratto da “Il Pensiero Positivo” — di Anthony De Mello

Out of the cageWe have been taught to regard ourselves as empty containers, which need to begradually filled. To think that religion, education and the many influences thatcontinually receive from society and, in general, the environment that surrounds us.”Do not do this because it is sin.” “Do not say that because it is not good.” “Do not do that other because it’s inconvenient.”

How many prohibitions we receive from childhood! And how many injunctions to domany other things instead, only because the common morality, fashion, etiquette,customs and traditions require that specific behavior. We’re like caged, imprisonedin a network of “doing” and “don’ts”, “say” and “say no”, even “think” and “not thinking”.

This network was built by humans who have arrogated to themselves the right to decide, to establish certain standards and have been so good to be obeyed a bit ‘all. Thus arose the custom of common life, both physically and psychologically and even spiritually. We are now in jail and we used so well to our state of the prisoners who do not even think about the possibility of being free, masters of ourselves and our choices.

Taken from “The Positive Thinking” – by Anthony De Mello

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