Il Purna Yoga e gli altri yoga – Sri Aurobindo


Il Purna Yoga e gli altri yoga – Sri Aurobindo

Il Veda e il Vedanta rappresentano solo un aspetto dell’Unica Verità; il tantra, con l’importanza che dà alla Shakti, un altro; in questo yoga sono raccolti tutti gli aspetti della Verità, non nelle forme sistematiche ad essi attribuiti in passato, ma nella loro essenza, e portati al significato più completo e più alto. Il Vedanta tratta soprattutto i principi e i caratteri essenziali della conoscenza divina e di conseguenza molta della sua conoscenza ed esperienza spirituale è stata ripresa in blocco sulla nostra rivista Arya. Il tantra si occupa invece più delle forme, dei processi e dei poteri organizzati; ora, tutto ciò non poteva essere preso così com’era, perché lo Yoga Integrale ha bisogno di sviluppare le sue forme proprie e i suoi processi; ma l’ascesa della coscienza attraverso i centri e altri elementi della conoscenza tantrica sono presenti dietro il processo di trasformazione cui attribuiamo così tanta importanza – anche la verità che niente si può fare se non tramite la Forza della Madre.

SA, Lettere, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 83

Se spirituale e supermentale fossero la stessa cosa, come dite che i miei lettori immaginano, allora tutti i saggi, i devoti, gli yogi e i sadhaka di tutte le epoche sarebbero stati degli esseri supermentali e tutto quanto ho scritto sulla supermente non sarebbe altro che sciocchezze superflue, inutili ed oziose. Chiunque avesse avuto esperienze spirituali sarebbe dunque un essere supermentale; l’Ashram sarebbe pieno di essere supermentali ed anche ogni altro Ashram in India. Le esperienze spirituali possono stabilirsi nella coscienza interiore e cambiarla, trasformarla se volete; si può realizzare il Divino ovunque, il Sé in tutto e tutto nel Sé, realizzare la Shakti universale che compie ogni cosa; ci si può sentire fusi nel Sé cosmico o pieni di bhakti estatica o di Ananda. Ma nelle parti esteriori della Natura si può continuare, e di solito si continua, a pensare con l’intelletto o tutt’al più con la mente intuitiva, a volere con una volontà mentale, a sentire gioia e dolore alla superficie del vitale, a subire le afflizioni fisiche e a soffrire a causa della lotta della vita nel corpo contro la morte e la malattia. L’unico cambiamento sarà allora che il sé interiore osserverà tutto ciò senza esserne agitato o sconvolto, con un’equanimità perfetta, considerandolo parte inevitabile della Natura – inevitabile almeno finché non ci si ritiri nel Sé uscendo dalla Natura. Questa però non è la trasformazione che abbiamo in vista: il cambiamento supermentale deve portare tutto un altro potere di conoscenza, un altro genere di volontà, un’altra natura luminosa di emozione e di percezione estetica, infine un’altra organizzazione della coscienza fisica.

SA, Lettere, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 33

L’idea della supermente, della Coscienza di Verità, è presente nel Rig Veda secondo l’interpretazione data da Sri Aurobindo [parla in terza persona], e in uno o due passi delle Upanishad, ma qui si trova solo in germe nella concezione dell’essere di conoscenza, vijñānamaya puruşa, che supera l’essere mentale, vitale e fisico; nel Rig Veda l’idea è presente solo in quanto principio, non è sviluppata, e persino il suo principio è scomparso dalla tradizione hindu.
Sono queste cose, fra le altre, che costituiscono la novità del messaggio di Sri Aurobindo raffrontato alla tradizione: l’idea che il mondo non è né una creazione di Maya, né soltanto un gioco, līlā, del Divino, né un ciclo di nascite nell’Ignoranza dal quale dobbiamo fuggire, ma un campo di manifestazione in cui c’è un’evoluzione progressiva dell’anima e dalla natura nella Materia e, dalla Materia, attraverso la Vita e la Mente, a ciò che è al di là della Mente fino a raggiungere la completa rivelazione di Satcitananda nella vita. È questa la base dello yoga, che dà un nuovo senso alla vita.

SA, Lettere, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 79-80

Non mi risulta che nessuno, ad eccezione di pochissimi grandi yogi, abbia realmente trasformato la sua natura esteriore. In tutti gli Ashram ho visto persone che erano proprio come le altre se non per certi specifici controlli morali posti su certi tipi di azione esteriore (cibo, sesso, ecc), ma la natura generale restava la natura umana. È persino una teoria dei vecchi yoga che il prārabdha karma, e quindi necessariamente gli elementi permanenti del carattere esteriore, non cambiano; si ottiene soltanto la realizzazione interiore, e ci si libera da questo carattere esteriore così che esso cada al momento della morte come un vestito sporco e lasci lo spirito libero di entrare nel Nirvana. Il nostro scopo è una trasformazione spirituale e non semplicemente un controllo etico, ma questa può venire solo e innanzitutto con un rifiuto spirituale dall’interno, seguito da una discesa supermentale dall’alto.

Ho detto che questo yoga è ‘nuovo’ perché mira all’integralità del Divino in questo mondo e non solo al di là di esso, e ad una realizzazione supermentale. Ma ciò non giustifica un disprezzo saccente per la realizzazione spirituale, che è lo scopo di questo yoga quanto di ogni altro yoga.
La realizzazione del Sé e dell’essere cosmico (senza cui la realizzazione del Sé è incompleta) sono tappe essenziali nel nostro yoga; rappresentano la meta degli altri yoga, ma sono, per così dire, l’inizio del nostro, il punto cioè dove cominciano le sue realizzazioni caratteristiche.

SA, Lettere, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 105-6-7

The Purna Yoga and other Yoga – Sri Aurobindo

The Vedas and the Vedanta are only part of the One Truth, Tantra, with its emphasis on Shakti, another, this yoga is collected in all aspects of the Truth, not in systematic forms attributed to them in the past, but in their essence, and taken to the most comprehensive and highest meaning. The Vedanta is especially the principles and essential characteristics of divine knowledge and thus much of his knowledge and spiritual experience was taken up en masse in our journal Arya. Tantra deals instead of multiple forms, processes and powers organized and now, this could not be taken as it was, because the Integral Yoga needs to develop its own forms and processes, but the rise of consciousness through the centers and other elements of tantric knowledge are behind the process of transformation which we attach so much importance – even the truth that nothing can be done except through the force of the Mother.

SA, Letters, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 83

If spiritual and supramental being the same thing as saying that my readers imagine, then all the sages, devotees, yogis and sadhaka of all ages would be supramental beings and everything that I wrote on supermind would be nothing but nonsense unnecessary, useless and idle. Anyone who had had spiritual experiences would therefore be a supramental, the Ashram would be full of supramental and also any other Ashram in India. Spiritual experiences can settle in the inner consciousness and change it, transform it if you want, anywhere you can realize the Divine, the Self in all and all in self, achieve universal Shakti who does all things, you may feel full or merged in the Cosmic Self of ecstatic bhakti or Ananda. But in the outer parts of nature you can go, and usually continues to think with the intellect, or at most with the intuitive mind, a mental will to want to feel joy and pain to the surface of life, to suffer the physical afflictions and to suffer because of the struggle of life in the body against death and disease. The only change will be then that the inner self will observe everything without being agitated or upset, with perfect equanimity, considering it an inevitable part of nature – inevitable at least until we retire in coming out from the Self Nature. But this is not the transformation that we have in view: the supramental change must bring a whole new power of knowledge, another kind of will, another luminous nature of emotion and aesthetic perception, finally, another organization of the physical consciousness.

SA, Letters, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 33

The idea of ​​supermind, the Consciousness of Truth, is present in the Rig Veda as interpreted by Sri Aurobindo [speaks in third person], and one or two passages of the Upanishads, but here is only a germ in the design of ‘be aware, vijnanamaya Purusha, which exceeds the mental, vital and physical, in the Rig Veda the idea is presented only as a principle, is not developed, and even its principle has disappeared from the Hindu tradition.
These things, among others, that constitute the novelty of the message of Sri Aurobindo as compared to the tradition: the idea that the world is neither a creation of Maya, or just a game, Lila, the Divine, or a cycle of births Ignorance from which we must escape, but a field event in which there is a progressive evolution of the soul and the nature of Matter and from Matter, through the Life and Mind, that which is beyond the mind up to reach the complete detection of Sachchidananda in life. This is the basis of yoga, which gives new meaning to life.

SA, Letters, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 79-80

To my knowledge, nobody, except the very few great yogis, has really transformed his outer nature. In all the Ashram I saw people who were just like other controls except for certain specific moral positions on certain types of external action (food, sex, etc.), but the general nature of human nature remained. It is even a theory that the old prarabdha karma yoga, and therefore necessarily the permanent elements of the exterior character, do not change and you get only the inner realization, and we are freed from this external character so that it falls at the time of death as a dirty clothes and let the spirit free to enter into Nirvana. Our goal is spiritual transformation, not just an ethical control, but this can only come with a first rejection and the spiritual from the inside, followed by a supramental descent from above.

I said that this yoga is ‘new’ because it aims to the entirety of the Divine in this world and not just beyond it, and a supramental realization. But this does not justify a contempt for pedantic spiritual realization, which is the purpose of this yoga as any other yoga.
Self-realization and the cosmic (without which the realization of the Self is incomplete) are milestones in our yoga are the other half of yoga, but are, so to speak, the beginning of our, that is the point where begin his accomplishments characteristics.

SA, Letters, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 105-6-7

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