Archivio | 13/09/2018

Dona il tuo cuore


Dona il tuo cuore

Un giorno un’insegnante chiese ai suoi studenti di fare una lista dei nomi degli altri studenti nella stanza su dei fogli dicarta, lasciando un po’ di spazio sotto ogni nome.

Poi disse loro di pensare la cosa più bella c

he potevano dire su ciascuno dei loro compagni di classe e scriverla. Ci volle tutto il resto dell’ora per finire il lavoro, ma all’uscita ciascuno degli studenti consegnò il suo foglio.

Quel sabato l’insegnante scrisse il nome di ognuno su un foglio separato, e vi aggiunse la lista di tutto ciò che gli altri avevano detto su di lui/lei.

Il lunedì successivo diede ad ogni studente la propria lista. Poco dopo, l’intera classe stava sorridendo.

“Davvero?” sentì sussurrare. “Non sapevo di contare così tanto per qualcuno!” e “Non pensavo di piacere tanto agli altri” erano le frasi più pronunciate.

Nessuno parlò più di quei fogli in classe, e la prof non seppe se i ragazzi l’avessero discussa dopo le lezioni o con igenitori, ma non aveva importanza: l’esercizio era servito al suo scopo.

Gli studenti erano felici di se stessi e divennero sempre più uniti.

Molti anni più tardi, uno degli studenti venne ucciso in Vietnam e la sua insegnante partecipò al funerale.

Non aveva mai visto un soldato nella bara prima di quel momento: sembrava così bello e così maturo…

La chiesa era riempita dai suoi amici. Uno ad uno quelli che lo amavano si avvicinarono alla bara, e l’insegnante fu l’ultima a salutare la salma. Mentre stava lì, uno dei soldati presenti le domandò

“Lei era l’insegnante di matematica diMark?”. Lei annuì, dopodiché lui le disse “Mark parlava di lei spessissimo” Dopo il funerale, molti degli ex compagni di classe di Mark andarono insieme al rinfresco.

I genitori di Mark stavano lì, ovviamente in attesa di parlare con la sua insegnante.

“Vogliamo mostrarle una cosa”, disse il padre, estraendo un portafoglio dalla sua tasca. “Lo hanno trovato nella sua giacca quando venne ucciso. Pensiamo che possa riconoscerlo”

Aprendo il portafoglio, estrasse con attenzione due pezzi di carta che erano stati ovviamente piegati, aperti e ripiegati molte volte. L’insegnante seppe ancora prima di guardare che quei fogli erano quelli in cui lei aveva scritto tutti i complimenti che i compagni di classe di Mark avevano scritto su di lui.

“Grazie mille per averlo fatto”, disse la madre di Mark. “Come può vedere, Mark lo conservò come un tesoro”

Tutti gli ex compagni di classe di Mark iniziarono ad avvicinarsi. Charli sorrise timidamente e disse “Io ho ancora la mia lista. E’ nel primo cassetto della mia scrivania a casa”.

La moglie di Chuck disse che il marito le aveva chiesto di metterla nell’album di nozze, e Marilyn aggiunse che la sua era conservata nel suo diario.

Poi Vicki, un’altra compagna, aprì la sua agenda e tirò fuori la sua lista un po’ consumata, mostrandola al gruppo.”La porto sempre con me, penso che tutti l’abbiamo conservata”

In quel momento l’insegnante si sedette e pianse. Pianse per Mark e per tutti i suoi amici che non l’avrebbero più rivisto.

Ci sono così tante persone al mondo che spesso dimentichiamo che la vita finirà un giorno o l’altro. E non sappiamo quando accadrà.

Perciò dite alle persone che le amate e che vi importa di loro, che sono speciali e importanti. Diteglielo prima che sia troppo tardi. E un modo di farlo è: continuare ad inoltrare questo messaggio.

Se non lo invii, avrai perso un’altra bellissima occasione per fare qualcosa di gentile e carino verso gli altri.

Se lo hai ricevuto, è perché per qualcuno sei importante e c’è almeno una persona di cui ti importa.

Se sei “troppo occupato” per prenderti questi pochi minuti sufficienti ad inoltrare il messaggio, è perché è la PRIMA volta che non fai quelle piccole cose che farebbero la differenza in una relazione.

A più persone invii questo messaggio, migliore sarà la tua relazione con gli altri.

Ricorda, “chi semina raccoglie”. Quello che metti nella vita degli altri tornerà a riempire la tua.

Possa il tuo giorno essere fantastico e speciale quanto te!

Tratto dal sito di Fabio Marchesi

♥ ♥ ♥

Donate your heart

One day a teacher asked her students to list the names of the other students in the room on two sheets dicarta, leaving a bit ‘of space between each name.

Then he told them to think the best thing they could say about each of their classmates and write it.

It took the rest of the hour to finish the job, but the output of each student handed in the papers.

That Saturday, the teacher wrote down the name of each on a separate sheet and added a list of everything that the others had said about him / her.

On Monday she gave each student his or her list. Shortly after, the entire class was smiling.

“Really?” He heard whispering. “I knew that I meant anything to anyone!” And “I did not like much to others” were most pronounced.

No one ever mentioned those papers in class and the teacher did not know if the guys they discussed them after class or with igenitori, but it did not matter: The exercise had accomplished its purpose.

The students were happy with themselves and became more and more united.

Many years later, one of the students was killed in Vietnam and his teacher attended the funeral.

He had never seen a military coffin before that looked so handsome, so mature …

The church was packed with his friends. One by one those who loved him took a walk by the coffin, and the teacher was the last one to bless the coffin. While he was there, one of the soldiers asked

“She was a teacher of mathematics Dimark?”. She nodded, then he said: “Mark talked about you a lot” After the funeral, most of Mark’s former classmates went together to a luncheon.

Mark’s parents were there, obviously waiting to speak with his teacher.

“We want to show you something,” his father said, taking a wallet from his pocket. “They found it in his jacket when he was killed. We think you might recognize it “

Opening the billfold, he carefully removed two pieces of paper that had obviously been taped, folded and refolded many times. The teacher knew without looking that the papers were the ones on which she had listed all the compliments of Mark’s classmates had said about him.

“Thanks so much for doing that,” said Mark’s mother. “As you can see, Mark treasured it”

All of Mark’s former classmates started to gather. Charlie smiled rather sheepishly and said, “I still have my list. And ‘in the top drawer of my desk at home. “

Chuck’s wife said her husband had asked her to put her wedding album, and Marilyn said that his was kept in his diary.

Then Vicki, another classmate, reached into his agenda and pulled out his list some ‘consumed, showing it to the group. “I carry this with me, I think we all kept”

That’s when the teacher finally sat down and wept. She cried for Mark and for all his friends who would never see him again.

There are so many people in the world that we often forget that life will end one day or another. And we do not know when it will happen.

So, tell the people you love and you care about them, they are special and important. Tell them, before it’s too late. And one way to do it: go to forward this message.

If you do not send it, you missed another great opportunity to do something kind and nice to others.

If you have received, it is because you are important to someone and there is at least one person that you care.

If you’re “too busy” to take these few minutes sufficient to forward the message, because it is the FIRST time you do not do those little things that make the difference in a relationship.

A more people you send this message, the better your relationship with others.

Remember, “reap what you sow.” What you put into the lives of others will come back to fill your.

May your day be wonderful and special as you!

Taken from the site of Fabio Marchesi

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Cambiamento


tavolozza

Oltre
Oltre il tempo
ed oltre lo spazio
il distinguere del tempo
e l’estinguere di ragioni
per essere …semplicemente

16.10.2005 Poetyca

 

Riflettere per costruire

Riflettere è un passo per comprendere e costruire.
Perchè non si migliora il mondo per i propri figli? In realtà non si rende migliore neppure per noi stessi e per chi coabita in esso, seppure l’essere genitori possa fare leva per una miglore qualità della vita; questo non sembra essere sufficiente anzi a volte spinge a lavorare di più per produrre. Troppe le situazioni che fanno venire meno la fiducia, che pongono dei condizonamenti e non permettono di sentire che; nel proprio piccolo, realmente si possano avere delle soluzioni. Eppure basterebbe un controllo della qualità degli acquisti relativamente a cosa si introduca tra le proprie pareti domestiche ( ci sono più veleni in una casa che in un ambiente risaputo come insalubre), nel nostro piatto, e sulla qualità del tempo che spendiamo
per ” ricaricarci”. Una vita che sia votata solo al lavoro, al produrre qualcosa che sia tangibile e releghi come ” perdita di tempo” la lettura, una passeggiata, il contatto con noi stessi e con un dialogo amorevole con chi ci circonda; spesso producendo sforzi solo per erigere barriere; con la convinzione che le
cose ” astratte” contino poco, allontanando quello che possa distrarre o non coltivando dei rapporti umani costruttivi ed amichevoli per diffidenza o timore, è sicuramente un modo, non solo per seminare male nei confronti di noi stessi ma, di conseguenza per gli altri, non ultimi i nostri figli.
Uno sforzo produttivo nel cercare di non sprecare i beni; come l’acqua, il tempo, il denaro e quanto sia legato alle energie è un modo per essere capaci di collaborare con responsabilità.
Ma importante è la ricerca alla consapevolezza e alla trasformazione per migliorare noi stessi ed il rapporto con gli altri, facendo fiorire : gentilezza, compassione ed amore.
Quando avremo migliorato la qualità del nostro quotidiano, nello sforzo delle piccole cose, saremo in grado di riflettere e cogliere in cosa possiamo migliorare attimo per attimo;il nostro vivere e di conseguenza;saper proiettare serenità e pace interiore senza dualità per essere capaci di farne dono agli altri.. Ecco che si prospetta, a volte un capovolgimento di valori, un rendersi conto che piuttosto che l’accumulo di beni materiali, con conseguente stress e discutibile valore della vita, sai da preferire il rispetto e la conservazione; senza inutili sprechi dei beni esistenti e questo diverrebbe anche uno strumento ( da genitori) di educazione all’ecologia che sia capace di accorgersi di quello che abbiamo la fortuna di avere, ma senza dimenticare di alimentare il valore dell'” essere”; quello strumento che sappia farci condividere e offrire con compassione il nostro sentire.

Un buon cammino
Poetyca

sea


Opposti in ricerca di unità

Nella società e nella visione legata alla struttura delle cose tutto è separato e posto in antagonismo : Luce/Ombra – Giorno/Notte- Buono/Cattivo .Eppure sono aspetti mutabili della stessa cosa a noi comprendere ed integrare. E’ vero che si tende a produrre il disagio della separazione , seppure il mondo sia duale con gli opposti , questo non significa che il campo della ricerca che coinvolga la ” Luce” o quello che appare nascosto e protetto prevalentemente negli stati alterati di coscienza debba essere colto fuori dagli aspetti prettamente “quotidiani” Le cose sono più semplici di quello che appaia e seppure sembra che la capacità di studio, di disciplina o di ricerca di mezzi per trovare la parte legata alla spiritualità o il modo di alterare la coscienza richieda un particolare sforzo e sopratutto l’allontanamento dalla vita comune , è pur vero che si richiede padronanza e consapevolezza proprio nella vita ” ordinaria ” . Si perde altrimenti di vista una cosa importante , non si deve infatti sfuggire il disagio , le paure o le ombre – lo stress del vivere – è invece proprio quello l’ambito che la vita stessa ci presenta per apprendere le nostre lezioni .
Ogni esperienza è opportunità per porre le sue lezioni , a noi il modo di reagire .Ci si offre un piano sottile per comprendere che solo in noi è la capacità di donare amore o rabbia , luce o ombra a noi stessi e agli altri . Importante la legge di causa ed effetto o Karma e se si lasciasse qualcosa di incompiuto per ricercare ” paradisi artificiali” nella vana illusione di progredire , lasciando da parte il tunnel delle ombre , in realtà non andremmo molto lontano .Si deve vedere in faccia la realtà per avere poi la capacità di trasformarla e integrarla come accade con i due emisferi cerebrali ( Ragione e Sentimento ) sono le due parti del nostro piccolo universo e con la Com-passione possiamo amare , perdonare e comprendere noi stessi e gli altri .Utile la disciplina del buddismo – tra le altre – che fa ” osservare e accogliere” sentimenti come la rabbia e ci consente di migliorare la nostra vita .Sopratutto è aprendoci e confrontandoci che possiamo smettere di creare barriere inutili.
© Poetyca

Opposites in search of unity

In society and the vision related to the structure of things everything is separated and placed in antagonism: Light / Shadow – Day/Night – Good / Bad. Yet variable aspects are the same things to us to understand and integrate. It is true that we tend to produce the inconvenience of the separation, although the world is opposed to duality. This does not mean that research involving the “Light” or what is hidden and protected mainly in altered states of consciousness should be strictly picked out “daily” from the aspects. Things are more simple than it appears and although it seems that the ability to study, discipline or research resources to find the part related to spirituality or how to alter the consciousness, requires special effort and especially the separation from common life, the fact remains that it requires knowledge and awareness in their “ordinary” lives. Otherwise you lose sight of something important. It must not escape the discomfort, the fears and shadows – the stress of living – is just to what extent that life itself presents us to learn our lessons.
Every experience is the opportunity to put its lessons to us how to react. It offers a subtle plan to understand that only in us is the ability to give love or anger, or light shade to ourselves and to others. It is important to the law of cause and effect or karma, and if you leave something unfinished to search for “artificial paradises” in the illusion of progress to no purpose, leaving the tunnel of darkness, do not actually go very far. We must see the reality then to have the ability to transform and integrate it as with the two cerebral hemispheres (Reason and Feelings) which are the two parts of our little universe, and the Com-passion to love, forgive and understand ourselves and others. Utile discipline Buddhism – among others – which is “to observe and accept” feelings such as anger that allows us to improve our lives. Especially when opening and comparing them we can stop creating unnecessary barriers.

© Poetyca


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Coraggio e amore


Coraggio e amore

Dammi il supremo coraggio dell’Amore :

Questa è la mia preghiera,

Il coraggio di parlare,

Di agire, di soffrire,

Di lasciare tutte le cose, o di essere lasciato solo.

Temperami con incarichi rischiosi, onorami con il dolore,

E aiutami ad alzarmi ogni volta che cadrò.

Dammi la suprema certezza nell’Amore, e dell’Amore,

Questa è la mia preghiera,

La certezza che appartiene

Alla vita nella morte,

Alla vittoria nella sconfitta,

Alla potenza nascosta nella più fragile bellezza,

A quella dignità nel dolore, che accetta l’offesa,

Ma disdegna di ripagarla

Con l’offesa.

Dammi la forza di Amare sempre e ad ogni costo.

Kahlil Gibran

Il coraggio di vivere coscientemente

Che cos’è il coraggio?

Il coraggio non è l’assenza di paura, ma piuttosto sapere che qualcos’altro è più importante della paura.

– Ambrose Redmoon

Il coraggio è resistenza alla paura, la padronanza della paura – non assenza di paura.

– Mark Twain

Il coraggio è essere spaventati a morte, ma procedere lo stesso.

– John Wayne

Elevare la propria coscienza

La vita si restringe o si espande in proporzione al proprio coraggio.

– Anais Nin

Il coraggio è il prezzo che la vita esige per la concessione di pace.

– Amelia Earhart

Spostarsi dalla paura alla azione, anche se si prevede di fallire

Quando passi risoluto dal giovane fino al bullo grande, il mondo, lo prendi

con coraggio per la barba, egli è spesso sorpreso di trovarci fuori in mano, e che era solo legata allo spaventare gli avventurieri timido.

– Ralph Waldo Emerson

La maggior parte dei nostri ostacoli si scioglierebbe subito se, invece di rannicchiarci davanti a loro, dobbiamo fare camminare la nostra mente con coraggio attraverso di loro.

– Orison Marden Swett

Coraggio e perseveranza hanno un talismano magico, prima che le difficoltà scompaiono e gli ostacoli svaniscono nell’aria.

– John Quincy Adams

La paura non è il tuo nemico. E ‘una bussola che indica le aree di cui si ha bisogno per crescere. Così quando incontri una nuova paura dentro di te, celebrala come occasione di crescita, proprio come si celebra il raggiungimento di un nuovo traguardo per migliorare la forza personale

Intravedere tua grandezza

Ogni individuo ha talento. Ciò che è raro è il coraggio di seguire il talento nel luogo oscuro dove ci porta.

– Erica Jong

Il più alto è il coraggio di osare per sembrare ciò che si è.

– John Lancaster Spalding

Qualunque cosa tu faccia, ci vuole coraggio. Qualunque percorso si decide, c’è sempre qualcuno a dirvi che vi sbagliate. Ci sono sempre delle difficoltà derivanti che invitano a credere le critiche giuste. Per tracciare un percorso di azione e di seguirle sino in fondo richiede un po ‘dello stesso coraggio di cui un soldato ha bisogno. La pace ha le sue vittorie, ma ci vogliono uomini e donne coraggiosi per vincere loro.

– Ralph Waldo Emerson

Quindi, che cosa fate con il vostro coraggio di nuova concezione? Dove lo conduce? La risposta è che vi permetterà di condurre una ben più appagante vita piena di significato. Si comincerà a vivere come un essere umano audace invece di un topo timido. Potrete scoprire e sviluppare il vostro più grande talento. Potrete cominciare a vivere molto più consapevolmente e deliberatamente di quanto abbiate mai fatto prima. Invece di reagire agli eventi, è in modo proattivo fabbricando i tuoi eventi.

Il coraggio è qualcosa che si può solo veramente sperimentare. E ‘una vittoria privata, e no pubblica. Iniziando con il coraggio di ascoltare il vostro più intimo desiderio non è un’attività di gruppo e non il risultato di un consenso con gli altri. Kahlil Gibran scrive in Il Profeta, “La visione di un uomo non presta le proprie ali a un altro uomo”. Lo scopo della tua esistenza è solo vostra, da scoprire. Nessuno sulla terra ha vissuto attraverso le esperienze esattamente le stesse che hai, e nessuno pensa che i pensieri facciano esattamente lo stesso.

Da un lato, questa è una realizzazione solitaria. Sia che si viva da soli o si goda della più profonda intimità con un partner amoroso, in fondo devi ancora affrontare la realtà che la tua vita è tua solo per viverla. Si può scegliere di cedere temporaneamente il controllo della tua vita agli altri, sia che si tratti di una società, un coniuge, o semplicemente per le pressioni della vita quotidiana, ma non si può mai dare via la propria responsabilità personale per i risultati. Sia che si assuma il controllo diretto e consapevole sulla propria vita o semplicemente si reagisca agli eventi mentre accadono a te, e tu da solo devi sopportarne le conseguenze.

Se ci si impegnano a seguire il percorso del coraggio, alla fine si sarà costretto a confrontarsi con quella che è forse la paura più grande di tutti – che è molto più potente e capaci di quanto inizialmente ci si renda conto, che il tuo ultimo potenziale è di gran lunga superiore a qualsiasi cosa mai vissuta in passato, e che con questa potenza si ha una responsabilità tremenda. Potresti non essere in grado di risolvere tutti i mali di questo pianeta, ma se mai volessi impegnarti personalmente al 100% per la realizzazione del tuo vero potenziale, si possono influenzare notevolmente la vita di molte persone, e l’ impatto avrà ondulazioni attraverso il futuro per le generazioni a venire.

Abbracciare l’avventura del dare

Prima di intraprendere qualsiasi percorso porsi la domanda: Questa strada ha un cuore? Se la risposta è no, lo saprete e quindi è necessario scegliere un altro percorso. Il guaio è che nessuno si pone la domanda. E quando un uomo si rende conto finalmente di aver preso un sentiero senza un cuore il percorso è pronto a ucciderlo.

– Carlos Castaneda

Tanto più profondo è il dolore che incide il vostro essere, tanta più gioia potrete contenere. Non è il calice che contiene il vostro vino la coppa stessa che era stata bruciata nel forno del vasaio? E non è il liuto che rasserena il vostro spirito, lo stesso legno scavato dal coltello?

– Kahlil Gibran

Razze inazione dubbi e paure. Azione razze fiducia e coraggio. Se si vuole vincere la paura, non ti sedere a casa e pensare. Vai fuori e datti da fare.

– Dale Carnegie

Come si sviluppa un senso del vostro vero scopo nella vita, si può cominciare a sentirsi a disagio uno scollamento tra la vostra situazione di vita attuale e quella che immaginate Questi due mondi possono sembrare così diversi da voi che non si può concepire mentalmente di come costruire un ponte tra di loro. Come si può bilanciare la realtà pratica di prendersi cura dei vostri obblighi di terza dimensione come guadagnare denaro per pagare le bollette e le tasse far piacere al vostro capo, mantenere la tua famiglia e relazioni sociali con persone che non possono riferirsi anche a quello che si riscontra come nuova visione di se stessi nel disperato desiderio di muoversi verso.una miriade di nuove paure che possono sorgere correlate a questo cambiamento apparentemente impossibile. Come si gestisce? Che ne sarà dei vostri rapporti? Stai deludendo te stesso?

Tratto e tradotto da : http://ezinearticles.com/?The-Courage-to-Live-Consciously&id=98627

Courage and love

Give me the supreme courage of Love:

This is my prayer;

Courage to speak, to act, to suffer.

Strengthen me with perilous tasks,

Honor me with pain,

And help me to stand each time I fall!

Give me the supreme certainty with love,

And of love – this is my prayer,

Certainty which belongs to life in death,

To victory in defeat,

To such dignity in pain,

Which can accept an offence,

But refuses to give an offence in return.

Kahlil Gibran

The Courage to Live consciously

What Is Courage?

Courage Is Not The Absence Of Fear, But Rather The Judgement That something else is more important Than fear.

– Ambrose Redmoon

Courage is resistance to fear, mastery of fear – not fear of Absence.

– Mark Twain

Courage Is Being Scared to Death, But saddling up anyway.

– John Wayne

Raise Your Consciousness

Life Shrinks or expands in Proportion to one’s courage.

– Anais Nin

That Courage is the price Life exacts for granting peace.

– Amelia Earhart

Move From Fear to Action, Even if You Expect to Fail

When a resolute young fellow steps up to the great bully, the world, and boldly by the beard Takes HIM, Often he is surprised to find it comes off in His hand, and That It Was Only tied on to scare away the timid adventurers.

– Ralph Waldo Emerson

Most of Our Would Obstacles melt away if, INSTEAD OF cowering before Them, We Should Our make up minds to walk boldly through Them.

– Orison Swett Marden

Courage and perseverance Have a magical talisman, before Which Difficulties Disappear and Obstacles Vanish into air.

– John Quincy Adams

Fear is not your enemy. It is a compass pointing you to the Areas Where You need to grow. So When you encounter a new fear Within yourself, celebrate it as an opportunity for growth, just as you celebrated Would Reaching a new personal best with strength training.

Catch a Glimpse of Your Own Greatness

Everyone has talent. What is rare is the courage to follow the talent to the dark place Where It Leads.

– Erica Jong

The Highest is to give courage to appear to be what one is.

– John Lancaster Spalding

Whatever you do, you need courage. Whatever course you decide upon, there is always someone to tell you That you are wrong. There are always Difficulties Arising That tempt you to believe your critics are right. To map out a course of action and follow it to an end Requires Some Of The Same That courage a soldier needs. Peace has ITS victories, But It Takes brave men and women to Win Them.

– Ralph Waldo Emerson

So what do you do with your newly Developed courage? Where will it lead you? The answer Is that it will permit you to lead to a more fulfilling and Meaningful Life. You will truly begin living as a human being daring INSTEAD of a timid mouse. You will uncover and Develop your greatest talents. You will begin to living more consciously and Deliberately Than You Ever Have Before. Instead of Reacting to events, you will proactively manufacture your own events.

Courage is something you can only truly experience alone. It is a private victory, not a public one. Summoning the courage to listen to your innermost Desires is not a group activity and does not result from building a consensus with others. Kahlil Gibran writes in The Prophet, “The vision of one man lends not ITS wings to Another Man.” The purpose of your Existence is yours alone to discover. No one on earth has lived through the exact examination Experiences you have, and no one Thinks the Same exact thoughts you do.

On the one hand, this is a lonely realization. Whether you live alone or enjoy the Deepest intimacy with a loving partner, deep down you still must face the reality That your life is yours alone to live. You can choose to Temporarily yield control of your life to others, Whether it be to a company, a spouse, or Simply to the Pressures of daily living, But You can never give away your personal responsibility for the results. Whether you take direct and conscious control over your life or Merely As They react to events happen to you, you and you alone must bear the consequences.

If you commit to Following the path of courage, Ultimately you will be forced to confront what is Perhaps the greatest fear of all – That You Are Far More Powerful Than You Initially Realized and capable, That is your ultimate potential to Greater Than anything you ‘ you experienced in your past, and That with this power comes tremendous responsibility. You May Not Be Able to solve all the Woes of this planet, But if you ever do commit yourself 100% to the fulfillment of your true potential, you can Significantly Impact the lives of many people, and That impact will ripple through the future for Generations to Come.

Embrace the Daring Adventure

Before you embark on Any path ask the question, does this path Have a heart? If the answer is no, you will know it and then you must Choose another path. The trouble is nobody That Asks the question. And When a man finally realizes That he has taken a path without a heart the path is ready to kill HIM.

– Carlos Castaneda

The Deeper sorrow That Carves Into Your Being, the more joy you can contain. Is not the cup That Holds your wine the very cup That Was burned in the potter’s oven? And is not the lute That soothes your spirit, the very wood That Was hollowed with knives?

– Kahlil Gibran

Inaction breeds doubt and fear. Action breeds confidence and courage. If You Want to conquer fear, do not sit home and think about it. Go out and get busy.

– Dale Carnegie

As You Develop a sense of your true purpose in life, May you begin to feel an uneasy disconnect Between your current life situation and the one you envision moving Towards. These two worlds May Seem So Different to you That you can not mentally conceive of how to build a bridge Between Them. How can you balance the Practical reality of taking care of your third-dimensional Obligations like earning money to pay your bills and taxes, pleasing your boss, raising your family, and Maintaining social relationships with people who can not even Relate to what you ‘ King vs experiencing. the new vision of yourself you desperately Want to Move Towards. A whole host of new Fears May crop up related to this seemingly impossible shift. How will you support yourself? What Will Become of your relationships? Are you just deluding yourself?

Taken to: http://ezinearticles.com/?The-Courage-to-Live-Consciously&id=98627

La Quarta via


“La Quarta Via”
G. Gurdjieff

brano tratto da “frammenti di un insegnamento sconosciuto” di P. D. Ouspensky

Gurdjieff: In verità, soltanto l’uomo che possieda i quattro corpi completamente sviluppati può essere chiamato Uomo nel pieno senso della parola. Così, l’uomo compiuto possiede numerose proprietà che l’uomo ordinario non possiede. Una di queste proprietà è l’immortalità. Tutte le religioni e tutti gli insegnamenti antichi contengono l’idea che con l’acquisizione del quarto corpo l’uomo acquista l’immortalità; e tutte indicano delle vie per acquisire il quarto corpo, ossia l’immortalità.

In relazione a ciò, alcuni insegnamenti paragonano l’uomo ad una casa di quattro stanze. L’uomo vive in una sola, la più piccola e la più povera di tutte, senza supporre minimamente, fino a quando non glielo si dice, l’esistenza delle altre, che sono piene di tesori. Quando egli ne sente parlare, incomincia a cercare le chiavi di queste stanze, e specialmente della quarta, la più importante. E quando un uomo ha trovato il mezzo di penetrarvi, diventa realmente il padrone della sua casa, perchè è soltanto allora che la casa gli appartiene completamente e per sempre.

La quarta stanza dà all’uomo l’immortalità e tutti gli insegnamenti religiosi si sforzano di indicargli il cammino verso di essa. Vi è un grandissimo numero di strade, più o meno lunghe, più o meno dure, ma tutte, senza eccezione, conducono o cercano di condurre in una stessa direzione, che è quella dell’immortalità.

L’immortalità non è una proprietà con la quale l’uomo nasce, ma una proprietà che può essere acquisita. Tutte le vie che conducono all’immortalità, quelle che sono generalmente conosciute e le altre, possono essere ripartite in tre categorie:

1. La via del fachiro.
2. La via del monaco.
3. La via dello yogi.

La via del fachiro è quella della lotta con il corpo fisico, è lunga, difficile e incerta. Il fachiro si sforza di sviluppare la volontà fisica, il potere sul corpo. Egli vi riesce attraverso terribili sofferenze, torturando il corpo. Tutta la via del fachiro è fatta di esercizi fisici incredibilmente penosi. Egli sta in piedi, nella medesima posizione, senza un movimento, per ore, giorni, mesi o anni; oppure siede con le braccia tese, su un nudo sasso, al sole, alla pioggia, alla neve; oppure si infligge il supplizio del fuoco o quello del formicaio in cui egli tiene le gambe nude, e così via. Se non cade ammalato o non muore, si sviluppa in lui ciò che può essere chiamato volontà fisica ed egli raggiunge allora la possibilità di formare il quarto corpo. Ma le altre sue funzioni, emozionali e intellettuali, rimangono non sviluppate. Egli ha conquistato la volontà, ma non possiede niente cui applicarla, non può farne uso per acquistare la conoscenza o perfezionare se stesso. In generale, è troppo vecchio per cominciare un lavoro nuovo.

Ma dove vi sono scuole di fachiri, si trovano pure scuole di yogi.
Generalmente gli yogi non perdono di vista i fachiri. E allorché‚ un fachiro raggiunge ciò a cui aspirava, prima di essere troppo vecchio, essi lo prendono in una delle loro scuole, dove per prima cosa lo curano e ricreano in lui il potere di movimento, dopo di che incominciano ad istruirlo. Un fachiro deve imparare di nuovo a parlare e a camminare come un bimbo piccolo. Ma egli possiede ora una volontà che ha superato difficoltà incredibili e che potrà aiutarlo a superare le difficoltà che l’attendono ancora nella seconda parte del suo cammino, allorché‚ si tratterà di sviluppare le sue funzioni intellettuali ed emozionali.

Non potete immaginarvi le prove alle quali si sottomettono i fachiri.
Non so se voi abbiate mai visto veri fachiri. Io ne ho incontrati molti; mi ricordo di uno di essi che viveva nel cortile interno di un tempio indiano; ho perfino dormito al suo fianco. Giorno e notte, per vent’anni, egli si era tenuto sulla punta delle dita dei piedi e delle mani. Non era più capace di raddrizzarsi ne‚ di spostarsi. I suoi discepoli lo portavano a braccia, lo conducevano al fiume dove lo lavavano come un oggetto. Ma un tale risultato non si ottiene in un giorno. Pensate a tutto ciò che aveva dovuto superare, alle torture che aveva dovuto subire per raggiungere quel grado.

E un uomo non diventa fachiro per sentimento religioso, o perché‚ egli comprenda le possibilità e i risultati di questa via. In tutti i paesi d’Oriente dove esistono fachiri, il popolino ha l’usanza di votare ai fachiri un ragazzo nato dopo qualche avvenimento felice. Accade anche che i fachiri adottino degli orfani o acquistino i figli di povera gente. Questi bambini diventano loro allievi e li imitano di buon grado, o vi sono costretti; alcuni lo fanno solo esteriormente, ma altri col tempo diventano realmente fachiri.

Si aggiunga che altri seguono questa via semplicemente per essere stati colpiti dallo spettacolo di qualche fachiro. Accanto a tutti i fachiri che si possono vedere nei templi, si trovano persone che li imitano, sedute o in piedi, nella stessa posizione. Costoro non lo fanno a lungo, certamente, ma a volte per parecchie ore. E accade anche che un uomo, entrato per caso in un tempio in un giorno di festa, dopo aver cominciato ad imitare qualche fachiro che l’aveva particolarmente impressionato, non ritorni a casa mai più ma si aggiunga alla folla dei suoi discepoli; più tardi, col passare del tempo diventerà anche lui un fachiro. Capirete che io in questi casi non do più alla parola ‘fachiro’ il suo senso proprio. In Persia, la parola fachiro indica semplicemente un mendicante; in India. i giocolieri, i saltimbanchi sono soliti chiamare se stessi fachiri. Gli europei, soprattutto gli europei istruiti, danno molto spesso il nome di fachiro agli yogi come pure a monaci erranti di diversi ordini.

Ma in realtà la via del fachiro, la via del monaco e la via dello yogi sono completamente differenti. Non ho parlato finora che dei fachiri.

Questa è la prima via.

La seconda è quella del monaco.
È la via della fede, del sentimento religioso e del sacrificio. Un uomo che non abbia fortissime emozioni religiose e una immaginazione religiosa molto intensa non può diventare un monaco nel vero senso della parola. Pure la via del monaco è molto dura e molto lunga. Il monaco passa degli anni, decine di anni a lottare contro se stesso, ma tutto il suo lavoro è concentrato sul secondo corpo, ossia sui sentimenti. Sottomettendo tutte le altre emozioni a una sola emozione, la fede, egli sviluppa in se stesso l’unità, la volontà sulle emozioni. Ma il suo corpo fisico e le sue capacità intellettuali possono restare non sviluppate. Per essere in grado di servirsi di ciò che egli avrà raggiunto, dovrà coltivarsi fisicamente e intellettualmente. Questo non potrà essere condotto a buon fine se non mediante nuovi sacrifici, nuove austerità, nuove rinunce. Un monaco deve ancora diventare uno yogi e un fachiro. Rarissimi sono coloro che arrivano così lontano; più rari sono ancora coloro che superano tutte le difficoltà. La maggior parte muoiono prima o non diventano monaci che in apparenza.

La terza via è quella dello yogi.
É la via della conoscenza, la via dell’intelletto. Lo yogi riesce a sviluppare il suo intelletto, ma il suo corpo e le sue emozioni restano da sviluppare e, come il fachiro ed il monaco, egli è incapace di trarre profitto da ciò che ha realizzato. Egli sa tutto, ma non può fare nulla. Per diventare capace di fare deve conquistare il dominio sul suo corpo e sulle sue emozioni. Per riuscirvi, deve rimettersi al lavoro ed egli non otterrà alcun risultato se non con degli sforzi prolungati. Però in questo caso ha il vantaggio di comprendere la sua posizione, di conoscere ciò che gli manca, ciò che deve fare e la direzione da seguire. Ma, come sulla via del fachiro e del monaco, rarissimi sono coloro che acquistano una tale conoscenza sulla via dello yogi, ossia raggiungono il livello in cui un uomo può sapere dove va. La maggior parte si arrestano ad un certo grado e non vanno oltre.

Le vie si differenziano l’una dall’altra anche nella loro relazione con il maestro o guida spirituale.

Sulla via del fachiro un uomo non ha maestro nel vero senso di questa parola. Il maestro in questo caso non insegna, serve semplicemente da esempio. Il lavoro dell’allievo consiste nell’imitare il maestro.

L’uomo che segue la via del monaco ha un maestro, e una parte dei suoi doveri, una parte del suo compito, è di avere nel suo maestro una fede assoluta, egli deve sottomettersi assolutamente a lui, in obbedienza. Ma l’essenziale sulla via del monaco è la fede in Dio, l’amore di Dio, gli sforzi ininterrotti per obbedire a Dio e servirlo, anche se nella sua comprensione dell’idea di Dio e del servizio di Dio può esservi una grande parte di soggettività e molte contraddizioni.

Sulla via dello yogi senza un maestro non si può fare nulla e non si deve fare nulla. L’uomo che abbraccia questa via deve, all’inizio, imitare il suo maestro come il fachiro e credere in lui come il monaco. Ma in seguito diviene gradualmente il maestro di se stesso. Egli impara i metodi del suo maestro e si esercita gradualmente ad applicarli a se stesso.

Ma tutte le vie, la via del fachiro come le vie del monaco e dello yogi hanno un punto comune: tutte incominciano da ciò che vi è di più difficile, un cambiamento di vita totale, una rinuncia a tutto ciò che è di questo mondo. Un uomo che ha una casa, una famiglia, deve abbandonarle, deve rinunciare a tutti i piaceri, attaccamenti e doveri della vita, e partire per il deserto, entrare in un monastero o in una scuola di yogi. Fin dal primo giorno, dai primi passi sulla via egli deve morire al mondo; soltanto così egli può sperare di raggiungere qualcosa su una di queste vie.

In una vita ordinaria, per quanto colma di interessi filosofici, scientifici, religiosi o sociali, non vi è nulla e non può esservi nulla che offra le possibilità contenute nelle vie. Infatti, esse conducono o potrebbero condurre l’uomo all’immortalità. La vita mondana, anche la più riuscita, conduce alla morte e non potrebbe condurre a nient’altro. L’idea delle vie non può essere compresa, se si ammette la possibilità di un’evoluzione dell’uomo senza il loro aiuto.

Per cogliere l’essenza di questo insegnamento, è indispensabile comprendere che le vie sono gli unici metodi che possono garantire lo sviluppo delle possibilità nascoste dell’uomo. Ciò mostra d’altronde come un tale sviluppo sia raro e difficile. Lo sviluppo di queste possibilità non è una legge. La legge per l’uomo è una esistenza nel cerchio delle influenze meccaniche., è lo stato di “uomo macchina”. La via dello sviluppo delle possibilità nascoste è una via contro la natura, contro Dio. Ciò spiega le difficoltà e il carattere esclusivo delle vie. Esse sono ardue e strette. Ma al tempo stesso nulla potrebbe essere raggiunto senza di esse. Nell’oceano della vita ordinaria, e specialmente della vita moderna, le vie sono un fenomeno piccolo, appena percettibile, che, dal punto di vista della vita stessa, non ha la minima ragione di essere. Ma questo piccolo fenomeno contiene in se stesso tutto ciò di cui l’uomo può disporre per lo sviluppo delle sue possibilità nascoste. Le vie si oppongono alla vita di tutti i giorni, basata su altri principî e assoggettata ad altre leggi. In ciò consiste il loro potere e il loro significato. In una vita ordinaria, per quanto colma di interessi filosofici, scientifici, religiosi o sociali, non vi è nulla e non può esservi nulla che offra le possibilità contenute nelle vie. Infatti, esse conducono o potrebbero condurre l’uomo all’immortalità. La vita mondana, anche la più riuscita, conduce alla morte e non potrebbe condurre a nient’altro. L’idea delle vie non può essere compresa, se si ammette la possibilità di una evoluzione dell’uomo senza il loro aiuto.

Come regola generale, è duro per un uomo rassegnarsi a quest’idea; essa gli pare esagerata, ingiusta e assurda. Egli ha una povera comprensione del senso della parola ‘possibilità. Si immagina che, se vi sono delle possibilità in lui, debbano svilupparsi e che debbano pur esserci dei mezzi di sviluppo alla sua portata. Da un totale rifiuto di riconoscere in se stesso qualsiasi genere di possibilità, l’uomo, in generale, passa immediatamente a un’esigenza imperiosa del loro sviluppo inevitabile. É difficile per lui abituarsi all’idea che non soltanto le sue possibilità possono restare al loro stadio attuale di sottosviluppo, ma che esse possono atrofizzarsi definitivamente e che d’altra parte il loro sviluppo esige da lui sforzi prodigiosi e perseveranti. In generale, se noi consideriamo le persone che non sono né fachiri, né monaci, né yogi, e delle quali possiamo affermare con sicurezza che non lo saranno mai, siamo in grado di affermare con certezza assoluta che le loro possibilità non possono svilupparsi e non saranno mai sviluppate. É indispensabile persuadersene profondamente per comprendere ciò che sto per dire.

Nelle condizioni ordinarie della vita civilizzata, la situazione di un uomo, anche intelligente, che cerca la conoscenza, è senza speranza, poiché‚ egli non ha la minima possibilità di trovare attorno a se‚ qualcosa che somigli ad una scuola di fachiri o ad una scuola di yogi; quanto alle religioni dell’occidente, esse sono degenerate a tal punto che da molto tempo non vi è più nulla di vivente in esse. Infine dall’occultismo o dallo spiritismo non c’è altro da aspettarsi che qualche ingenua esperienza.

E la situazione sarebbe veramente disperata se non esistesse un’altra possibilità, quella di una quarta via.

La quarta via non richiede che ci si ritiri dal mondo, non esige la rinuncia a tutto ciò che formava la nostra vita. Essa comincia molto più lontano che non la via dello yogi. Ciò significa che bisogna essere preparati per impegnarsi sulla quarta via e che questa preparazione deve essere acquisita nella vita ordinaria, essere molto seria e abbracciare parecchi aspetti differenti. Inoltre un uomo che vuole seguire la quarta via deve riunire nella sua vita condizioni favorevoli al lavoro, o che in ogni caso non lo rendano impossibile. Infatti, bisogna convincersi che sia nella vita esteriore che nella vita interiore di un uomo, certe condizioni possono costituire per la quarta via barriere insormontabili. Aggiungiamo che questa via, contrariamente a quella del fachiro, del monaco e dello yogi, non ha una forma definita. Prima di tutto essa deve essere trovata. É la prima prova. Ed è difficile, poiché‚ la quarta via è ben lontana dall’essere conosciuta quanto le altre tre vie tradizionali. C’è molta gente che non ne ha mai sentito parlare ed altri che negano semplicemente la sua esistenza o anche la sua possibilità.

Tuttavia, l’inizio della quarta via è ben più facile dell’inizio delle vie del fachiro, del monaco e dello yogi. É possibile seguire la quarta via e lavorare su di essa rimanendo nelle condizioni abituali di vita e continuando il lavoro usuale, senza rompere le relazioni che si avevano con la gente, senza abbandonare nulla. Anzi, le condizioni di vita nelle quali un uomo si trova quando inizia il lavoro – dove il lavoro, per così dire, lo sorprende – sono le migliori possibili per lui, perlomeno all’inizio. Infatti, queste condizioni gli sono naturali. Esse sono quell’uomo stesso, poiché‚ la vita di un uomo e le sue condizioni corrispondono a ciò che egli è. La vita le ha create sulla sua misura; di conseguenza ogni altra condizione sarebbe artificiale e il lavoro non potrebbe, in questo caso, toccare contemporaneamente tutti i lati del suo essere.

Così la quarta via tocca tutti i lati dell’essere umano simultaneamente. È il lavoro sulle tre camere contemporaneamente. Il fachiro lavora sulla prima camera, il monaco sulla seconda, lo yogi sulla terza. Quando raggiungono la quarta camera, il fachiro, il monaco e lo yogi lasciano dietro di sè molte cose incompiute e non possono fare uso di ciò che hanno raggiunto, poichè non sono padroni di tutte le loro funzioni. Il fachiro è padrone del suo corpo, ma non delle emozioni, né dai pensieri; il monaco è padrone delle sue emozioni, ma non del corpo, né del suo pensiero; lo yogi è padrone del suo pensiero, ma non del corpo, né delle emozioni.

La quarta via differisce dunque dalle altre in quanto la sua principale richiesta è una richiesta di comprensione. L’uomo non deve fare nulla senza comprendere – salvo a titolo di esperienza – sotto il controllo e la direzione del suo maestro. Più un uomo comprenderà quello che fa, più i risultati dei suoi sforzi saranno validi. É un principio fondamentale della quarta via. I risultati ottenuti nel lavoro sono proporzionali alla coscienza che si ha di questo lavoro. La fede non è richiesta su questa via; al contrario, la fede di qualsiasi tipo costituisce un ostacolo. Sulla quarta via un uomo deve assicurarsi da se‚ la verità di ciò che gli viene detto. E fin quando non avrà acquisito questa certezza, non deve fare nulla.

Il metodo della quarta via è il seguente: mentre si lavora sul corpo fisico, bisogna lavorare simultaneamente sul pensiero e sulle emozioni; lavorando sul pensiero, bisogna lavorare sul corpo fisico e sulle emozioni; mentre si lavora sulle emozioni, occorre lavorare sul pensiero e sul corpo fisico. Ciò che permette di riuscire è la possibilità, nella quarta via, di fare uso di un sapere particolare, inaccessibile nelle vie del fachiro, del monaco e dello yogi. Questo sapere rende possibile un lavoro simultaneo nelle tre direzioni. Tutta una serie di esercizi paralleli sui tre piani: fisico, mentale ed emozionale, servono a questo scopo.
Inoltre, nella quarta via è possibile individualizzare il lavoro di ciascuno; vale a dire, ogni persona deve fare solo ciò che gli è necessario e nulla che sia inutile per lui. Infatti, la quarta via fa a meno di tutto il superfluo che si è mantenuto per tradizione nelle altre vie.

Così, allorché‚ un uomo raggiunge la volontà mediante la quarta via, egli può servirsene, poiché‚ ha acquistato il controllo di tutte le sue funzioni fisiche, emozionali ed intellettuali. Egli ha risparmiato per giunta molto tempo con questo lavoro simultaneo e parallelo sui tre lati del suo essere.

La quarta via è talvolta chiamata la via dell’uomo astuto. “L’uomo astuto” conosce un segreto che il fachiro, il monaco e lo yogi non conoscono. In che modo “l’uomo astuto” abbia appreso questo segreto, non si sa. Forse l’ha trovato in qualche vecchio libro, forse l’ha ereditato, forse l’ha comperato, forse l’ha rubato a qualcuno. Fa lo stesso. L’uomo astuto conosce il segreto, e con il suo aiuto supera il fachiro, il monaco, lo yogi.

“Il fachiro è, tra i quattro, colui che opera nella maniera più grossolana; sa pochissimo e comprende pochissimo. Supponiamo che egli riesca, dopo un mese di intense torture, a sviluppare una certa energia, una certa sostanza che produca in lui determinati cambiamenti. Egli lo fa assolutamente all’oscuro, ad occhi chiusi, non conoscendo ne lo scopo, ne i metodi, ne i risultati, semplicemente per imitazione.

Il monaco sa un po’ meglio ciò che vuole; è guidato dal sentimento religioso, dalla tradizione religiosa, da un desiderio di compiutezza, di salvezza; egli ha fede nel maestro che gli dice ciò che deve fare e crede che i suoi sforzi ed i suoi sacrifici “piacciano a Dio”. Supponiamo che in una settimana di digiuni, di continue preghiere, di privazioni e di penitenze, riesca a raggiungere ciò che il fachiro non aveva potuto sviluppare in sè che in un mese di torture.

Lo yogi ne sa molto di più. Sa ciò che vuole, sa perchè lo vuole, sa come può ottenerlo. Egli sa per esempio che, per arrivare al suo scopo, deve sviluppare in sè una certa sostanza. Egli sa che questa sostanza può essere prodotta in un giorno mediante un certo tipo di esercizio mentale o mediante una concentrazione intellettuale. Così per un giorno intero, senza permettersi una sola idea estranea, tiene l’attenzione fissa sopra questo esercizio ed ottiene ciò di cui ha bisogno. In questa maniera uno yogi riesce a raggiungere in un giorno la stessa cosa che il monaco raggiunge in una settimana, e il fachiro in un mese.

Bisogna ancora notare che oltre a queste vie giuste e legittime, vi sono anche vie artificiali che non danno che risultati temporanei e vie decisamente sbagliate che possono anche dare risultati permanenti, ma nefasti. Pure su queste vie l’uomo cerca la chiave della quarta stanza e qualche volta la trova. Ma ciò che trova nella quarta stanza, non ci è dato sapere.

Accade anche che la porta della quarta stanza venga aperta artificialmente con un grimaldello e in entrambi i casi è possibile che la stanza sia vuota”.

Da: http://www.riflessioni.it/testi/quartavia.htm

 

“The Fourth Way”
G. Gurdjieff

excerpt from “fragments of an unknown teaching” in P. D. Ouspensky

Gurdjieff: In truth, only the man who owns the four bodies fully grown man can be called in the full sense of the word. Thus, man has made a number of properties that the ordinary man does not possess. One of these properties is immortality. All religions and all the ancient teachings include the idea that with the acquisition of the fourth body, man achieves immortality, and all suggest ways to acquire the fourth body, that is immortality.

In this regard, some lessons liken man to a house with four rooms. The man lives in one, the smallest and poorest of all, without assuming any way, until you say it to him, the existence of others, which are full of treasures. When he hears about, begins to look for the keys to these rooms, especially the fourth, the most important. And when a man has found the means to penetrate it, becomes the real master of his house, because it is only then that the house belongs to him completely and forever.

The fourth stanza gives man the immortality and all religious teachings are trying to point the way to it. There is a large number of roads, more or less long, more or less hard, but all, without exception, lead or trying to live in the same direction, which is immortality.

Immortality is not a property with which man is born, but a property that can be gained.All roads that lead to immortality, what are generally known and others, can be divided into three categories:

1. The way of the fakir.
2. The way of Monaco.
3. The way of the yogi.

The way of the fakir is the struggle with the physical body is long, difficult and uncertain. The fakir will seek to develop physical power over the body. He will succeed through tremendous suffering, torturing the body. All the way of the fakir is made of incredibly painful physical exercises. He is standing in the same position, without moving for hours, days, months or years, or sits with her arms outstretched, on a bare stone, sun, rain, snow, or is inflicted the torture of fire or that of the ant hill where he keeps his legs bare, and so on. If you do not fall sick or dies, he developed what may be called natural, and he will then reach the possibility of forming the fourth body. But its other functions, emotional and intellectual, remain undeveloped. He has conquered the desire, but that has nothing to apply it, can not use it to acquire knowledge or improve himself. In general, it is too old to start a new job.

But where there are schools of fakirs, there are also schools of yogis.
Generally, the yogis do not lose sight of the fakirs. And when, a fakir to aspire to reach this before being too old, they take it in one of their schools, where the first thing to look after and re-create in him the power of motion, after which they begin to teach him. A fakir has to relearn to talk and walk like a small child. But he now has a will that has overcome incredible difficulties and that can help overcome the difficulties that are still awaiting the second part of his journey, when, it will develop its intellectual and emotional functions.

You can not imagine the trials to which they submit the fakirs.
I do not know if you’ve ever seen real fakirs. I’ve met a lot of it, I remember one of them who lived in the courtyard of a temple in India, I even stayed at his side. Day and night, for twenty years, he had kept on the tip of the toes and hands. It was no longer able to straighten it, to move. His disciples carried arms, led him to the river where they wash as an object. But such a result is not achieved in one day. Think of all that had to overcome the torture he had endured to reach that rank.

And a man does not become a fakir to religious sentiment, or because he understands the possibilities and results of this street. In all countries of the East where there are fakirs, the populace has the habit of voting for the fakirs a boy born after a happy event. It also happens that the fakirs adopt orphans or purchase the children of poor people. These children become their students and imitate them willingly, or are forced, some do so only externally, but others eventually become really fakirs.

He added that others follow this path simply because they were impressed by the spectacle of some fakir. In addition to all the fakirs who can be seen in the temples, there are people who imitate them, sitting or standing in the same position. They do not do it for a long time, certainly, but sometimes for several hours. It also happens that a man came by chance in a temple on a day of celebration, after they begin to imitate some fakir who had particularly impressed, not to come home but never more to be added to the crowd of his disciples, and later , over time he will become a fakir.I understand that in these cases do not give more to the word ‘fakir’ its true sense. In Persia, the word fakir simply indicates a beggar in India. jugglers, acrobats are wont to call themselves fakirs. The Europeans, especially the European-educated, very often give the name of the fakir yogi as well as wandering monks of different orders.

But in reality the way of the fakir, the way to Monaco and the way of the yogi is completely different. I have not spoken so far that the fakirs.

This is the first street.

The second is that of Monaco.
It is the path of faith, religious sentiment and sacrifice. A man who has very strong religious emotions and a very intense religious imagination can not become a monaco in the true sense of the word. Yet the path of Monaco is very hard and very long. The Monaco over the years, tens of years to fight against himself, but all his work has focused on the second body, that is feelings. By submitting all the other emotions to one emotion, faith, he develops in himself the unity, the will over the emotions. But his physical body and its intellectual capacity may remain undeveloped. To be able to make use of what he has achieved, will have their physical and intellectually. This can not be successfully carried out except through sacrifices, new, new austerity, new sacrifices. Monaco has yet to become a yogi and a fakir. Rare are those who get this far, rarer still are those who overcome all difficulties. Most die before they become monks or in appearance.

The third way is that of the yogi.
It is the way of knowledge, the way of. The yogi is able to develop his intellect, but his body and his emotions remain to be developed and, like Monaco and the fakir, he is unable to profit from what he has accomplished. He knows everything but can not do anything. To be able to do is win the dominion over his body and his emotions. To succeed, he must go back to work and he will not do anything except through a sustained effort. But in this case has the advantage of understanding his position, to know what’s missing, what to do and the way forward. But, as in the way of the fakir and monaco, rare are those who acquire such knowledge on the path of the yogi, or reach the level where a man can know where it goes. Most stop at a certain level and go no further.

The streets are different from each other also in their relationship with the teacher or spiritual guide.

On the way of the fakir a man has no teacher in the truest sense of the word. The teacher does not teach in this case, serves merely as an example. The pupil’s work consists in imitating the master.

The man who follows the path of Monaco has a master, and part of his duties, a part of his task, is to have absolute faith in his teacher, he must absolutely submit to him in obedience. But the main point on the path of Monaco is faith in God, love of God, uninterrupted effort to obey God and serve him, even though in his understanding of the idea of God and the service of God can be a big part of subjectivity and contradictions.

On the way of the yogi without a teacher you can not do anything and you should not do anything. The man who embraces this path must initially imitate his master like the fakir and believe in him as the Monaco. But then it gradually becomes the master of himself. He learns his teacher’s methods and practices to gradually apply them to himself.

But all the streets, the way of the fakir as the streets of Monaco and the yogi’s have a common point: all begin from what is most difficult, a total change of life, a renunciation of all that is of this world. A man who has a home, a family must leave, must give up all pleasures, attachments and duties of life, and leave for the desert, enter a monastery or a school of yogis. From day one, from the first steps on the path he must die to the world, the only way he can hope to achieve something on one of these pathways.

In an ordinary life, as full of philosophical interests, scientific, religious or social, there is nothing and there can be nothing that offers the possibilities contained in the streets. In fact, they lead or could lead man to immortality. Social life, even the most successful, leading to death and could not lead to anything else. The idea of the streets can not be understood if we admit the possibility of human evolution without their help.

To grasp the essence of this teaching, it is essential to understand that the streets are the only methods that can ensure the development of hidden possibilities of man. It shows, moreover, that such a development is rare and difficult. The development of these possibilities is not a law. The law for man is existence in a circle of mechanical influences., Is the state of “human machine”. The way of the development of hidden possibilities is a way against nature, against God This explains the difficulties and the exclusive nature of the streets. They are hard and narrow. But at the same time nothing could be achieved without them. In the ocean of ordinary life, and especially of modern life, the streets are a phenomenon of small, barely perceptible, which, from the perspective of life itself, has not the slightest reason to be. But this little phenomenon contains in itself everything that man can have for the development of its hidden possibilities. The streets are opposed to everyday life, based on other principles and subject to other laws. Therein lies their power and their meaning. In an ordinary life, as full of philosophical interests, scientific, religious or social, there is nothing and there can be nothing that offers the possibilities contained in the streets.In fact, they lead or could lead man to immortality. Social life, even the most successful, leading to death and could not lead to anything else. The idea of the streets can not be understood if we admit the possibility of human evolution without their help.

As a general rule, it is hard for a man to resign himself to this idea, it’s seems exaggerated, unfair and absurd. He has a poor understanding of the meaning of the word ‘possibility. One imagines that if there are possibilities in him, should develop and should even be the means of development within its grasp. From a total refusal to recognize himself in any kind of chance, the man generally goes immediately to a mandatory requirement of their development inevitable. It is difficult for him to get used to the idea that not only his chances may remain at their current stage of underdevelopment, but they definitely can atrophy and the other part of their development requires prodigious efforts by him and persevering. In general, if we consider the people who are neither fakirs, or monks, or yogis, and of which we can safely say that never will be, we can say with absolute certainty that their potential can not develop and will never be developed. It must be convinced to deeply understand what I’m about to say.

In ordinary conditions of civilized life, the situation of a man, even intelligent, that seeking knowledge is hopeless, since he has not the slightest chance of finding around him, something closer to a school or a fakir School yogi, as the religions of the West, they have degenerated to the point that for a long time there is nothing living in them. Finally occultism or spiritualism there is nothing to be expected that some naive experience.

And the situation is really desperate if there were another possibility, that of a fourth way.

The fourth way that does not require us to withdraw from the world, does not require the renunciation of everything that makes up our lives. It begins much farther than the way of the yogi. This means that we must be prepared to engage on the fourth way and this preparation must be acquired in ordinary life, be very serious and embrace many different aspects. Also a man who wants to follow the fourth way is to combine in his life conditions conducive to work, or in any case not make that impossible. In fact, you have to believe that it is in the outer life that in the inner life of a man, certain conditions can be insurmountable barriers for the fourth way. Let us add that this pathway, unlike that of the fakir, the Monaco and the yogi has no definite form. First of all it has to be found. It is the first test. And it is difficult, since the fourth way is far from being known as the other three traditional ways. There are many people who has never heard of and others who simply deny its existence or its possibility.

However, the beginning of the fourth way is much easier to start the ways of the fakir, the Monaco and the yogi. You can follow the fourth way and work on it remaining in the normal way of life and continuing the usual work, without breaking the relationships that you had with people, without leaving anything. Indeed, the living conditions in which a man is when he starts work – where the work, so to speak, I wonder – are the best possible for him, at least initially. In fact, these are the natural conditions. They are the same man as the life of a man and his condition correspond to what he is. Life has created on their measure, so any other condition would be artificial and could not work in this case, simultaneously touch all sides of his being.

Thus, the fourth way touches all sides of the human being simultaneously. It is the work of the three rooms simultaneously. The fakir working on the first room and Monaco on the second, the yogi on the third. When they reach the fourth room, the fakir, the Monaco and the yogi leave behind many things unfinished, and can not make use of what they have achieved, as they are not masters of all their functions. The Fakir is master of his body, but not the emotions or thoughts, Monaco is the master of his emotions, but not the body or of his thought, the yogi is master of his thought, but not the body, or the emotions.

The fourth way differs from the others in so far as its main request is a request for understanding. The man must not do anything without understanding – except by way of experience – under the supervision and direction of his master. The more a man understands what he does, plus the results of his efforts will be valid. It is a fundamental principle of the fourth way. The results obtained in the work are proportional to the consciousness we have of this work. Faith is not required on this road, on the contrary, faith of any kind is an obstacle. The fourth way a man must be sure if the truth of what is being said. And until they have acquired this certainty must not do anything.

The method of the fourth way is: while working on the physical body, we must simultaneously work on thought and emotions, working on the thought, we need to work on the physical body and emotions while working on the emotions, we must work on thinking and physical body. This allows you the opportunity to succeed, the fourth way, to make use of a particular knowledge, inaccessible in the ways of the fakir, the Monaco and the yogi. This knowledge makes it possible to work simultaneously in three directions. A series of parallel operation on three levels: physical, mental and emotional, serve this purpose.
In addition, the fourth way you can individualize the work of each, that is, each person must do only what you need and nothing that is useless for him. In fact, the fourth street does without all the superfluous that is maintained tradition in other ways.

Thus, when a man reaches the will by the fourth street, he may use it, because, he acquired control of all his bodily functions, emotional and intellectual. He has saved too much time with a simultaneous and parallel work on the three sides of his being.

The fourth way is sometimes called the smart man’s way. “Man Smart” knows a secret that the fakir, the Monaco and the yogi do not know. How “smart man” has learned this secret, you do not know. Maybe he found some old book, perhaps inherited, perhaps he bought it, maybe someone stole it. Whatever. The smart man knows the secret, and with his help over the fakir, the Monaco, the yogi.

“The Fakir is among the four, who works in a simpler way, knows little and understands very little. Suppose he succeeds, after a month of intense torture, to develop a certain energy, a substance that produces certain changes in him . He is absolutely in the dark, eyes closed, not knowing its purpose, its methods, its results, simply by imitation.

The Monaco knows a bit ‘better what she wants and is driven by religious sentiment, from the religious tradition, by a desire for perfection, salvation, and he has faith in the teacher who tells him what to do and believes that its efforts and their sacrifices “pleasing to God.” Suppose that in a week of fasting, continuous prayer, penance and deprivation, is able to achieve what the fakir had not been able to develop itself in a month of torture.

The yogi knows much more. He knows what he wants, knows why he wants, knows how can get it. He knows for example that, to achieve its purpose, must develop in itself a substance. He knows that this substance can be produced in a day using some type of mental exercise or by an intellectual concentration. So for a whole day, without afford one alien idea, keeps the attention fixed on this exercise and get what they need. In this way a yogi can achieve in one day the same thing as Monaco reached in a week, and the fakir in a month.

Should also be noted that in addition to these just and legitimate way, there are also artificial means that do not give that much wrong way and temporary results can also give permanent results, but harmful. Even on these streets man seeks the key to the fourth room, and sometimes finds it. But what is in the fourth stanza, we can not know.

It also happens that the door of the fourth room is opened artificially by a pick and in both cases it is possible that the room is empty. ”

From: http://www.riflessioni.it/testi/quartavia.htm

Trovare un diamante su una strada fangosa


Trovare un diamante su una strada fangosa

Gudo era l’insegnante dell’imperatore del suo tempo. Però viaggiava sempre da solo come un mendicante girovago. Una volta, mentre era in cammino verso Edo, il centro culturale e politico del shogunato, si trovò nei pressi di un piccolo villaggio chiamato Takenaka. Era sera e pioveva a dirotto. Gudo era bagnato fradicio. I suoi sandali di paglia erano a pezzi. In una casa colonica vicino al villaggio vide quattro o cinque paia di sandali su un davanzale e decise di comprarne un paio.

La donna che gli vendette i sandali, vedendolo così bagnato, lo invitò a passare la notte lì in casa. Gudo accettò con molti ringraziamenti. Entrò e recitò un sutra davanti al reliquiario della famiglia. Poi la donna lo presentò a sua madre e ai suoi figli. Notando che avevano tutti un’aria afflitta, Gudo domandò se fosse accaduta qualche disgrazia.

«Mio marito gioca d’azzardo ed è un beone» gli spiegò la padrona di casa. «Quando gli capita di vincere si ubriaca e diventa manesco. Quando perde si fa prestare i soldi dagli altri. A volte, quando è ubriaco fradicio, non rincasa nemmeno. Che posso fare?».

«Lo aiuterò io» disse Gudo. «Ecco un po’ di denaro. Procurami un gallone di vino buono e qualcosa di stuzzicante da mangiare. Poi andatevene a dormire. Io resterò in meditazione davanti al reliquiario».

Quando, intorno alla mezzanotte, il marito della donna rincasò completamente ubriaco, si mise a berciare: «Ehi, moglie, io sono a casa. Non c’è niente da mangiare?».

«Qualcosa ce l’ho io» disse Gudo. «Sono stato sorpreso dalla pioggia, e tua moglie mi ha gentilmente invitato a passare qui la notte. Per ringraziarla ho comprato del pesce e un po’ di vino, sicché puoi gustarne anche tu». L’uomo fu tutto contento. Bevve subito il vino e si sdraiò sul pavimento. Gudo rimase in meditazione accanto a lui.

Quando il marito si svegliò la mattina dopo, non ricordava più nulla della sera prima. «Chi sei? Di dove vieni?» domandò a Gudo che stava ancora meditando.

«Sono Gudo di Kyoto e sto andando a Edo» rispose il maestro di Zen.

L’uomo provò un’immensa vergogna. Non la finiva più di scusarsi con l’insegnante del suo imperatore.

Gudo sorrise. «In questa vita tutto è instabile» spiegò. «La vita è brevissima. Se tu continui a giocare e a bere, non ti resterà il tempo di fare altro, e farai soffrire anche la tua famiglia».

Fu come se la coscienza del marito si ridestasse da un sogno. «Come potrò mai compensarti di questo meraviglioso ammaestramento? Lascia che ti accompagni e che porti la tua roba per un pezzo di strada».

«Come vuoi» acconsentì Gudo.

I due si misero in cammino. Dopo tre miglia Gudo disse all’uomo di tornare indietro. «Altre cinque miglia soltanto» lo pregò quello. Continuarono a camminare.

«Ora puoi tornare indietro» disse Gudo.

«Faccio ancora dieci miglia» rispose l’uomo.

«Adesso torna indietro» disse Gudo quando ebbero percorso le dieci miglia.

«Voglio seguirti per tutto il resto della mia vita» dichiarò l’uomo.

In Giappone, gli odierni insegnanti di Zen discendono da un famoso maestro che fu il successore di Gudo. Il suo nome era Mu-nan, l’uomo che non tornò mai indietro.

101 storie Zen

Finding a Diamond on a Muddy Road

Gudo was the emperor’s teacher of his time. Nevertheless, he used to travel alone as a wandering mendicant. Once when he was on his was to Edo, the cultural and political center of the shogunate, he approached a little village named Takenaka. It was evening and a heavy rain was falling. Gudo was thoroughly wet. His straw sandals were in pieces. At a farmhouse near the village he noticed four or five pairs of sandals in the window and decided to buy some dry ones.

The woman who offered him the sandals, seeing how wet he was, invited him in to remain for the night at her home. Gudo accepted, thanking her. He entered and recited a sutra before the family shrine. He then was introduced to the woman’s mother, and to her children. Observing that the entire family was depressed, Gudo asked what was wrong.

“My husband is a gambler and a drunkard,” the housewife told him. “When he happens to win he drinks and becomes abusive. When he loses he borrows money from others. Sometimes when he becomes thoroughly drunk he does not come home at all. What can I do?”

I will help him,” said Gudo. “Here is some money. Get me a gallon of fine wine and something good to eat. Then you may retire. I will meditate before the shrine.”

When the man of the house returned about midnight, quite drunk, he bellowed: “Hey, wife, I am home. Have you something for me to eat?”

“I have something for you,” said Gudo. “I happened to get caught in the rain and your wife kindly asked me to remain here for the night. In return I have bought some wine and fish, so you might as well have them.”

The man was delighted. He drank the wine at once and laid himself down on the floor. Gudo sat in meditation beside him.

In the morning when the husband awoke he had forgotten about the previous night. “Who are you? Where do you come from?” he asked Gudo, who still was meditating.

“I am Gudo of Kyoto and I am going on to Edo,” replied the Zen master.

The man was utterly ashamed. He apologized profusely to the teacher of his emperor.

Gudo smiled. “Everything in this life is impermanent,” he explained. “Life is very brief. If you keep on gambling and drinking, you will have no time left to accomplish anything else, and you will cause your family to suffer too.”

The perception of the husband awoke as if from a dream. “You are right,” he declared. “How can I ever repay you for this wonderful teaching! Let me see you off and carry your things a little way.”

“If you wish,” assented Gudo.

The two started out. After they had gone three miles Gudo told him to return. “Just another five miles,” he begged Gudo. They continued on.

“You may return now,” suggested Gudo.

“After another ten miles,” the man replied.

“Return now,” said Gudo, when the ten miles had been passed.

“I am going to follow you all the rest of my life,” declared the man.

Modern Zen teachers in Japan spring from the lineage of a famous master who was the successor of Gudo. His name was Mu-nan, the man who never turned back.

101 Zen stories

Il mio equilibrio


Il mio equilibrio

Molte volte capita di vivere in modo assolutamente lontano se non opposto a quello in armonia con noi stessi, con la nostra essenza, con la parte più profonda, meno modificabile, più strutturale di noi. La comprensione del fondo di noi stessi non è cosa facile, soprattutto quando coesistono aspetti in contrasto tra loro magari al punto che la presenza di una parte rende molto difficile quella di un’altra. Eppure si può sempre trovare un equilibrio, rinunciando anche a qualcosa di noi, purché non sia quella più importante, vivendo poi molto meglio. Ci sono parti di noi che possiamo e dobbiamo cambiare, altre che possiamo ma non necessariamente dobbiamo cambiare ed altre che, anche volendo, non possiamo proprio cambiare.

L’equilibrio è anche di periodo: ogni persona ha equilibri diversi a seconda dei periodi della sua vita. Ci sono componenti di noi che in un certo periodo vengono particolarmente sacrificate non importa per quale motivo. Il nostro sistema cercherà un equilibrio in questa situazione, ma non è detto che sia sopportabile per sempre. Può darsi che il nostro essere, dopo un certo periodo, non regga più ed abbia bisogno di cambiare, probabilmente soddisfacendo quanto è stato sacrificato fino a quel momento. A questo punto è facile trovarsi davanti a una specie di legge del pendolo con il bisogno di quanto precedentemente sacrificato che emerge in modo particolarmente forte, più forte di quello che sarebbe stato normale per noi, creando una situazione altrettanto squilibrata quanto quello che l’ha causato. Saremo noi a dover cercare di riequilibrare le cose, ma per farlo bisognerà prima di tutto capire che tutto ciò è successo. Ed ecco che torna opportuno abituarsi a pensare, a cercare di capirsi: conosci te stesso non è una frase né inutile né scontata, anche se non bisogna certo passare tutto il proprio tempo a fare solo questo.

A molti sarà capitato, alla fine di un rapporto affettivo d’amore o di amicizia, di domandarsi: ma come ho fatto ad innamorarmi di questa persona? Cosa ci trovavo mai di stupendo? Non capisco! E veramente non riusciamo a spiegarci che cosa ci aveva veramente affascinato in quel modo, perché ora non è più così. E spesso le situazioni a questo punto possono essere veramente pesanti per noi e per gli altri.
Ma come siamo arrivati a questo punto? Come è potuto accadere?
Prima di tutto dobbiamo capire che nel frattempo tutti siamo cambiati e perciò quello che ora diremo per noi vale anche per gli altri. Quando abbiamo incontrato la persona in oggetto eravamo in un certo modo, cioè con le nostre idee ed esigenze di fondo e di periodo (non sono la stessa cosa). Di fondo sono quelle più profonde, che durano tutta la vita. Di periodo sono quelle esigenze legate ad un certo momento della nostra vita e cambiano, o possono cambiare nel tempo. Ad esempio chi ha passato un periodo molto dinamico ha bisogno di un po’ di quiete, dopo molta socialità c’è il bisogno di stare in casa, dopo la varietà e il rischio la tranquillità e la sicurezza, dopo la noia e la ripetitività l’imprevisto, dopo il dedicarsi molto agli altri il pensare un po” a se stessi, e così via. Quando cioè si fa il pieno di qualche cosa a scapito di qualcos’altro, il bisogno schiacciato si fa sentire. Allora il bisogno di forza diciamo 10, dopo la soppressione diventa dominante, di forza 100, sovrastando anche bisogni di fondo che a questo punto vengono sacrificati e diventeranno a loro volta eccessivamente dominanti in futuro. La persona che quindi ci andrebbe bene per come è fatta in un periodo, può essere assolutamente inadeguata in un altro. L’importante perciò è capire in che periodo siamo, quali sono le cose di cui abbiamo bisogno e se sono così importanti solo in questo periodo o se lo sono di fondo. E per capire quali sono le nostre esigenze di fondo dobbiamo prima capire come siamo fatti noi. Se la situazione che stiamo vivendo non risponde ai nostri bisogni di fondo viviamola pure e godiamocela ma non inventiamoci che durerà tutta la vita, perché la delusione sarebbe certa e potrebbe coinvolgere altre persone che non c’entrano nulla, verso le quali dovremmo comportarci in modo responsabile.

A questo proposito dobbiamo sempre diffidare dall’eccesso di rigore generalizzato, totale, perché in realtà non è umano, né possibile, nemmeno per chi lo sostiene. Di solito tanto più rigido è il rigore tanto meno è applicato nelle cose importanti da chi lo propugna. Sicuramente esiste chi è onestamente rigido con se stesso come con gli altri, ma non credo sia la scelta giusta. Non siamo nati per soffrire! No, non c’è nessun motivo per crederlo. Se qualcuno vuole assolutamente soffrire questa è una scelta sua, ma credo che sia immorale, veramente immorale volere portare altri, convincerli, obbligarli in modo più o meno diretto o indiretto o subdolo, o con ricatti più o meno morali a seguire la stessa strada. La vita può essere più gioiosa, più viva, più positiva, migliore da vivere e credo che tutti abbiano il diritto di cercare di viverla meglio. Le difficoltà, i dolori, i dispiaceri fanno già parte del pacchetto, ma non sono le sole componenti. Alcuni cercano di propinare dolore e tristezza perché… hanno dei problemi, hanno rancori, rabbie, invidie, tristezze, sfiducia, fallimenti, insicurezze e cercano di far sì che anche gli altri vivano in qualche modo male come loro. Al contrario, mi sembra più giusto e morale diffondere positività, bene e gioia, cercando di risolvere i problemi esistenti non inventandone di nuovi, magari impossibili da risolvere, in modo che anche gli altri abbiano il loro fallimento. Mal comune mezzo gaudio. E invece no! Invece di rinunciare cercando di portare altri a fare male come noi, possiamo cercare altre strade senza mollare, cercando in noi la forza di vivere, non cercando di farla perdere agli altri.

(Marco Dal Negro)

http://www.mybestlife.com/ita_idee/ilmioequilibrio.htm

My balance

Many times it happens to live in a completely opposite to that far if not in harmony with ourselves, with our essence, with the most profound, less changeable, more structural of us. Understanding the background of ourselves is not easy, especially when aspects coexist in conflict with each other even to the point that the presence of a part that makes it very difficult for another. Yet you can always find a balance, even renouncing something of ourselves, if not the most important, much better then living. There are parts of ourselves that we can and must change, but others may not necessarily have to change and others that, even if they wanted, we really can not change.

The balance is for the period: each person has different balances depending on the period of his life. There are parts of us that in a certain period are particularly sacrificed for whatever reason. Our system will seek a balance in this situation, but not necessarily be viable for ever. It may be that our being, after a certain period, no longer holds and needs to change, probably what has been sacrificed to meet at that time. At this point it is easy to be faced with some sort of law of the pendulum with the needs of what has been sacrificed in order that emerges particularly strong, stronger than what would be normal for us, creating a situation just as unbalanced as the one that has caused. We will have to try to balance things, but to do so we must first understand that all this has happened. And there should be accustomed to thinking back, trying to understand: you know yourself is not a sentence nor useless nor taken for granted, even if some do not have to spend all their time doing just that.

A lot will happen at the end of an emotional relationship of love or friendship, to ask: how did I fall in love with this person? What was a surprise? I do not understand! And we can not really explain what it was really fascinating in that way, because now is not so. And often the situation at this point can be really heavy for us and for others.
But as we got to this point? How could this happen?
First we must understand that in the meantime we are all changed and therefore what I now say to us is also true for the other. When we met the person in question were in a certain way, that is, with our ideas and needs of the fund and the period (not the same thing). Background are the most profound, that last a lifetime. Period requirements are those related to a certain point in our lives and change, or which may change over time. For example, someone who has spent a very dynamic needs a little ‘quiet, after a lot of socializing there is the need to stay at home, after the variety and the risk the peace and security, after the boredom and repetitiveness ‘Unexpected, after much to devote a little more thinking to themselves”, and so on. That is, when it fills up with something at the expense of something else, the need is felt crushed. So the need for drive say 10, after the suppression becomes dominant, 100 strong, dominating even basic needs that at this point are sacrificed themselves and become too dominant in the future. The person should be so good for us as it is in a period, can be absolutely inappropriate in another. The important thing is to understand at what time so we are, what are the things we need and if they are so important only at this time or if they are skiing. And to understand what are our basic needs we must first understand how we are. If the situation we are experiencing does not meet our basic needs as well, and let’s enjoy Let us experience but it’s invent that will last a lifetime, because the disappointment would be certain and may involve other people who have nothing to do, to which we should behave responsible for.

In this regard, we must always be wary of excess generalized rigor, total, because it really is not human, nor possible, even for those who support it. Usually the stiffer penalty is applied in the less important things to those who champions. Surely there who is honest with himself as hard with the other, but I do not think is the right choice. We are not born to suffer! No, there is no reason to believe it. If someone wants to suffer this way is his choice, but I think it’s unethical, immoral, really want to bring others to convince them, force them in a more or less direct, indirect or subtle, or more or less moral blackmail to follow the same path. Life can be more joyous, more alive, more positive, better living and I think that everyone has the right to try to live it better. The difficulties, pains, sorrows, are already part of the package, but are not the only components. Some people try pouring out grief and sadness because … have problems, have grudges, anger, envy, sadness, hopelessness, failure, insecurity and seek to ensure that others live like them in some way evil. On the contrary, it seems to me more just and moral to spread positivity, good and happiness, trying to solve problems not by inventing new ones, maybe impossible to solve, so that other people have their own failure. Trouble shared is trouble halved. But no! Instead of giving up trying to get others to do evil as we are, we can look for other ways to give up without looking at us the strength to live, not trying to lose it to others.

(Marco Dal Negro)

Solo la morte puù morire


 

Solo la morte può morire, non la vita. Ciò che è vivo in te è immortale.
In realtà c’è solo la fonte, scuro di per sé, facendo brillare tutto. Inosservato, provoca la percezione. Impercettibile, provoca sensazione. Impensabile, provoca il pensiero. Non-essere, partorisce all’essere. È lo sfondo immobile di movimento. Una volta che sei lì, sei a casa ovunque.
In realtà non ci sono altri, e per aiutare se stessi vi aiuterà
tutti gli altri.
Ciò che voi siete, il vostro vero io, lo si ama, e tutto ciò che fate, lo fate per la vostra felicità. Per trovarlo, a conoscerlo, ad amare è il vostro impulso di base. Da tempo immemorabile ti ha amato, ma non saggiamente. Usa il tuo corpo e la mente saggiamente al servizio del sé, questo è tutto. Sii fedele a te stesso, ama te stesso assolutamente. Non far finta di amare gli altri come te stesso. A meno che non li hanno realizzati come uno con se stessi, non è possibile amare. Non fingere di essere ciò che non lo sono, non rifiutano di essere quello che sei. Il tuo amore per gli altri è il risultato della conoscenza di sé, non la sua causa. Senza auto-realizzazione, nessuna virtù è genuina. Quando sai di là di ogni dubbio che la stessa vita scorre attraverso tutto ciò che è e tu sei la vita, vi amo tutti naturalmente e spontaneamente. Quando ti rendi conto la profondità e la pienezza di te, sai che ogni essere vivente e l’intero universo sono inclusi nel vostro affetto. Ma quando si guarda a qualcosa di separato da te, non puoi amare se hai paura di esso. Alienazione provoca paura e la paura alienazione si approfondisce. E ‘un circolo vizioso. Solo l’auto-realizzazione può romperlo. Procedi  risolutamente.

 Nisargadatta Maharaj

Only the dead can die, not the living. That which is alive in you is immortal.
In reality there is only the source, dark in itself, making everything shine. Unperceived, it causes perception. Unfelt, it causes feeling. Unthinkable, it causes thought. Non-being, it gives birth to being. It is the immovable background of motion. Once you are there, you are at home everywhere.
In reality there are no others, and by helping yourself you help
everybody else.
That which you are, your true self, you love it, and whatever you do, you do for your own happiness.  To find it, to know it, to cherish it is your basic urge.  Since time immemorial you loved yourself, but never wisely.  Use your body and mind wisely in the service of the self, that is all.  Be true to your own self, love yourself absolutely.  Do not pretend that you love others as yourself.  Unless you have realized them as one with yourself, you cannot love them.  Don’t pretend  to be what you are not, don’t refuse to be what you are.  Your love of others is the result of self- knowledge, not its cause.  Without self-realization, no virtue is genuine.  When you know beyond all doubting that the same life flows through all that is and you are that life, you will love all naturally and spontaneously.  When you realize the depth and fullness of yourself, you know that every living being and the entire universe are included in your affection.  But when you look at anything as separate from you, you cannot love it for you are afraid of it.  Alienation causes fear and fear deepens alienation.  It is a vicious circle.  Only self-realization can break it.  Go for it resolutely.

 Nisargadatta Maharaj

Dal libro I Am That, tradotto da Maurice Frydman da Acorn Press