Archivio | 14/09/2018

Con Armonia


Due amanti silenziosi somigliano a due arpe con lo stesso diapason e pronte a confondere le voci in una divina armonia. (p. 50)

Jean-Baptiste Alphonse Karr, Aforismi sulle donne, sull’uomo e sull’amore, a cura di Massimo Baldini, Newton Compton, Roma 1993.

Armonia

“Mettete la parola “armonia” nel cuore della vostra esistenza,
custoditela in voi come una sorta di diapason, e non appena vi
sentite un po’ inquieti o turbati, prendete quel diapason e
ascoltatelo in modo da mettere tutto il vostro essere in
consonanza con la vita illimitata, la vita cosmica.
Dite che riuscite già ad armonizzarvi con la vostra famiglia,
con i vostri amici, con i vostri vicini, con i vostri colleghi di
lavoro?… Va bene, ma non è sufficiente. Potete essere in
accordo con la vostra famiglia o con la società, ma essere in
disaccordo con la vita universale, e allora, a poco a poco tale
dissonanza si infiltra in voi e rode il vostro organismo
psichico. Sforzatevi sin da ora di accordarvi con la vita
universale; sarà questa a portarvi la salute, la bellezza, la
luce, la gioia, e a fare di voi, ovunque andrete, un fattore di
armonia.”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

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Dai Discorsi di Thich Nhat Hanh

Sorridere a voi stessi è un atto molto gentile nei vostri confronti, perchè state soffrendo e quando soffrite avete bisogno di amore. Voi siete la prima persona che può offrirvelo, non aspettate che sia un’altra a farlo. La pratica della meditazione è la pratica del guardare in profondità nella natura delle cose. E quando sarete in grado di guardare nella natura delle cose otterrete la comprensione, che può liberarvi dalla vostra sofferenza. Nel buddhismo la liberazione avviene attraverso l’intuizione, non attraverso la grazia, e quell’intuizione non sarà possibile senza la pratica della meditazione e del guardare in profondità. Non perdete neanche un minuto delle vostre giornate, ogni minuto della vostra giornata può essere utilizzato per generare l’energia della presenza mentale:camminando, respirando, sedendo. Inspirate, godetevi il vostro respiro e dite:”Sono arrivato”. Lo scopo è smettere di correre. Quando espirate dite:”Sono a casa”, e la vostra casa comincerà a rivelarvisi. Dovrebbe esserci sempre al vostro interno una specie di dialogo permanente con voi stessi, così che possiate scoprire qual è il sentiero da percorrere. E, quando conoscerete il vostro sentiero, smetterete di soffrire. Quando fate qualcosa per far sentire un altro sollevato, improvvisamente vi sentite molto felice. Se non avete la possibilità di fare qualcosa per dar sollievo a qualcun altro ma desiderate essere in grado di farlo, già quella voglia vi renderà più felice. Chi non ha l’energia dell’amore, chi non ha nessuna voglia di amare, è perso, molto solo e molto infelice.

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La retta parola

Nel Vinaya leggiamo queste istruzioni: «Chiunque
stia per ammonire un altro deve suscitare in sé
cinque qualità prima di aprir bocca, in modo da
poter dire così: “Parlerò a tempo debito, non nel
momento sbagliato. Dirò la verità, non bugie.
Parlerò soavemente, non con severità. Parlerò a
suo vantaggio, non a suo danno. Parlerò con
intento gentile, non con rabbia”».

Parlare rettamente è sopratutto mantenere una costante attenzione
al proprio modo di esprimersi in ogni circostanza,
perchè la parola è manifestazione del proprio essere.

Una delle cose importanti è il non parlare vanamente,
l’essere prudenti e misurati andando a verificare le fonti,
perchè non si trasmetta ad altri qualcosa di non vero,
che propagasse ignoranza (nel senso di falsa conoscenza).

Sopratutto nell’evitare di sovraccaricare gli altri
di troppe parole che non sempre sono utili.
Si deve sviluppare un processo di sintesi
per trasmettere l’essenza e dare spazio agli altri
nella ricerca ed ascolto interiore.

Non è la mente che deve parlare e soppesare
ma il nostro accostarci con amorevolezza
e compassione, in questo modo cade il giudizio
e la rabbia per mantenere sempre posizioni di supremazia.

Essere duali è percorrere la strada della competizione
e non ci sono giudici e gare.

Si apprende molto osservando ad ascoltando,
mentre non si ha nulla da insegnare a nessuno imponendo
delle proprie opinioni. Meglio tenerle per se stessi
o chiedersi se sono davvero valide o frutto
di condizionamenti della nostra mente.

La ricerca interiore è un giardino che ogni essere
coltiva in prima persona, possiamo solo dare sostegno
e non serve essere concitati ed agitarsi con gli altri
per far capire di essere vicini o di sentirsi distanti.

Meglio un fermo silenzio, addolcito da un sorriso
ed un amorevole accoglienza che il farsi trascinare
da un fiume in piena che non placa la mente.

Non giova sapere se si è approvati o disapprovati
da qualcuno, è importante riflettere e capire
se il passo che compiamo è costruttivo
o arreca danno ad altri esseri, in questo
possiamo essere capaci da soli.

Si è davvero vicino ad una persona restando in silenzio,
per permetterle di leggersi nel profondo,
ed aspettando che quello che noi avevavo compreso,
finalmente trovi chiarezza nell’altro attraverso
la retta visione ed il suo retto sforzo.
Possiamo suggerire con dolcezza, mai sovrapporci
o sostituirci agli altri.

Questo è nella mia esperienza e nel mio
modo di porgere la mia presenza in tanti anni.

Nel nostro rapporto con gli altri
non abbiamo merito alcuno, siamo solo testimoni
del loro sforzo per migliorare.
Ma sopratutto non dobbiamo distrarci
dal lavoro che serve per migliorare noi stessi.

Un sorriso
Poetyca

Vinaya è un termine sanscrito e pāli che significa disciplina e nel Buddhismo indica la raccolta scritturale delle norme di condotte seguite dai monaci (bhiksu, sanscr., bhikkhu, pāli) e dalle monache (bhiksuni, sanscr., bhikkhuni, pāli).
Il vinaya è una delle due categorie degli antichi insegnamenti del Buddha Shakyamuni (o Buddhadharma) insieme al ‘Dharma’ (ovvero dottrina). Un altro termine per indicare il Buddhismo è infatti Dharmavinaya.
Attualmente disponiamo di sette vinaya delle antiche scuole (Buddhismo dei Nikaya).
Il vinaya Theravada, di probabile origine Sthaviravada Vibhajyavada, è conservato nel Canone pāli ed è suddiviso in tre parti:

Suttavibhanga, le regole di condotta fondamentali dei monaci e delle monache (patimokkha) con le storie all’origine di ciascuna regola;
Khandhaka, a sua volta suddiviso in:
Mahavagga, altre regole di condotta e di etichetta per il sangha insieme ad altri discorsi e insegnamenti del Buddha;
Cullavagga, elaborazioni sull’etichetta e le norme dei monaci e delle monache e la trattazione di come vadano affrontati i casi di infrazione delle regole monastiche;
Parivara, una ricapitolazione delle sezioni precedenti riportante in sunto le regole classificate in vari modi a scopo didattico.

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Harmony

Two lovers are like two harps silent with the same pitch and ready to confuse the entries in a divine harmony. (P. 50)Jean-Baptiste Alphonse Karr, aphorisms on women, man and love, by Massimo Baldini, Newton Compton, Roma 1993.Harmony

“Put the word” harmony “in the heart of your existence,
Guard them in you as a kind of tuning fork, and as soon as you
feel a bit ‘anxious or upset, take this fork and
listen to put your whole being in
consonance with unlimited life, cosmic life.
You say you have failed to harmonize with your family,
with your friends, your neighbors, your colleagues
work? … Okay, but not enough. You may be
agreement with your family or society, but be
disagreement with the universal life, and then, little by little this
dissonance seeps into you and eats your body
psychic. Make an effort from now to agree with the life
universal, this will take you to the health, beauty,
light, joy, and to you, wherever you go, a factor
harmony. “

Mikhael Omraam Aïvanhov

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Speeches by Thich Nhat Hanh

Smiling to yourself is an act very kind to you, because you are suffering and suffering when you need love. You are the first to offer it can not wait until it is another to do so.The practice of meditation is the practice of looking deeply into the nature of things.And when you’re able to look at the nature of things will get understanding, which can free you from your suffering. In Buddhism, liberation is through intuition, not through the grace and intuition will not be possible without the practice of meditation and deep looking. Do not miss a minute of your day, every minute of your day can be used to generate the energy of mindfulness: walking, breathing, sitting. Breathe, enjoy your breath and say, “I came.” The aim is to stop running. When you exhale say, “I’m home, and your home will begin to rivelarvisi. There should always be your kind of interior permanent dialogue with yourself, so you can find out what path to take. And, when you know your path, stop suffering. When you do something to make another raise, suddenly you feel very happy. If you do not have the opportunity to do something to give relief to someone else but would like to be able to do so, that should already make you happier. Who has the energy of love, who has no desire to love is lost, very lonely and very unhappy.

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Right speech

In the Vinaya read these instructions: “Whoever
is to warn another to be perceived as such
five qualities before opening his mouth, so
I can say this: “I will in due course, not in
wrong time. Tell the truth, not lies.
I will speak softly, not with severity. I’ll talk to
his advantage, not to their detriment. I’ll talk to
kind intent, not with anger. “

Speak directly above is to maintain a consistent focus
its mode of expression in all circumstances,
because the word is a manifestation of his being.

One of the important things is to not speak in vain,
being cautious and measured by checking the sources,
why do not you send to others something that is not true,
that propagates ignorance (in the sense of false consciousness).

Above all, avoid overloading the other
too many words that are not always useful.
We must develop a synthesis process
to convey the essence and give space to others
in research and inner listening.

It is the mind that has to speak and weigh
but our approach with kindness
and compassion, so that falls on court
and anger to maintain positions of supremacy.

Being dual is the path of competition
and there are judges and competitions.

You learn a lot by watching to listening,
while you have nothing to teach anyone requiring
of their views. Better to keep it for themselves
or whether they are really valid or fruit
of conditioning of our mind.

The research is an inner garden that every
grow personally, we can only give support
and no need to be excited and agitated with the other
to understand to be near or distant feel.

Better a still silence, softened by a smile
and a loving welcome that being dragged
by a swollen river that calms the mind.

Not useful to know whether you approve or disapprove
by someone, it is important to reflect and understand
if the step you take is constructive
or causes harm to other beings, in this
we may be able by themselves.

It was really close to a person remaining silent,
to enable it to read in depth,
and waiting for what we had understood,
finally find clarity in the other through
the right view and its right effort.
We suggest gently, never sovrapporci
or replace them with others.

This is in my experience and my
way to extend my presence in many years.

In our relationship with others
we have no merit, we are only witnesses
of their effort to improve.
But above all we must not distract us
the work they need to improve ourselves.

A smile
Poetyca

Vinaya is a Sanskrit word that means discipline and Pali and in Buddhism means the collection of scriptural standards of conduct of monks (bhiksu, Skt., Bhikkhus, poles) and nuns (bhiksuni, Skt., Bhikkhuni, poles).
The Vinaya is one of two categories of the ancient teachings of Buddha Shakyamuni (or Buddhadharma) together with the ‘Dharma’ (ie doctrine). Another term for Buddhism is in fact Dharmavinaya.
Currently we have seven schools of the ancient Vinaya (the Buddhist Nikaya).
The Theravada Vinaya, probably from Sthaviravada Vibhajyavada, is preserved in the Pali Canon and is divided into three parts:

Suttavibhanga, the fundamental rules of conduct of monks and nuns (Patimokkha) with the origin stories of each rule;
Khandhaka in turn divided into:
Mahavagga, other rules of conduct and label for the sangha with other discourses and teachings of the Buddha;
Cullavagga, processing and labeling standards of monks and nuns and the discussion of how to be dealt with breaches of monastic rules;
Parivara, a recapitulation of the previous sections showing in summary the rules classified in various ways for teaching purposes.

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Piccole cose nel respiro del tempo


Piccole cose nel respiro del tempo

Camminare su di un ramo
nel timore di precipitare;
ricerca d’equilibrio e di quella mano
che ci possa sostenere.

Sognare che svaniscano paure
per scorgere d’improvviso
ali che non si sapeva d’avere,
ali forti che ci sollevino in volo.

Essere consapevoli adesso
con un sorriso nel cuore
raccolto tra luci ed ombre
del valore profondo di piccole cose.

Del respiro del tempo
che rincorre il percorso
e ci ha insegnato a guardare
oltre le apparenze ed il nostro timore.

© Poetyca

Uno spazio vuoto


Riflettendo…

La Riflessione

L’esperienza personale, calma e chiara,
è l’unico modo per essere sicuri
di ciò che sperimentiamo.

Altrimenti,
la nostra comprensione delle persone, delle idee, delle cose,
sono solo percezioni superficiali.

Suona come una meditazione?
La realtà ultima si comprende
solo attraverso una profonda meditazione!

Shian

———————–

In attesa ed in silenzio
tutto è più chiaro,
ricercando l’attenzione
il flusso calmo della mente
offre di sè pace e comprensione.

Non ti attaccare a nulla,
lascia fluire e sorridi
perchè vacuità ed impermanenza
sono traccia del cammino.

Poetyca

———————–

L’insegnamento

Uno spazio vuoto

Nella nostra mente ordinaria, percepiamo il flusso dei pensieri come un continuo,
ma, in realtà, non è così.
Scoprirete da soli che fra due pensieri, c’è uno iato, uno spazio vuoto.

Quando l’ultimo pensiero è passato e il prossimo pensiero non è ancora sorto,
troverete sempre uno spazio vuoto nel quale la natura della mente si rivela.

Così, il lavoro della meditazione è far sì che i pensieri rallentino,
in modo da rendere questo spazio sempre più evidente.

Sogyal Rinpoche

“Fra un pensiero e l’altro, c’è un vuoto.
In quel vuoto TU sei.”

Raphael

————————
Respira calmo e lascia
che il cerchio s’allarghi,
allenta la tensione
ed osserva senza trattenere
un pensiero che sorge,
un pensiero che va.

Tra un respiro e l’altro
è il vuoto da non temere,
ricco di chiarezza
dove in profondità
sai accogliere la realtà.

Non trattenere nulla
e tutto svanisce
facendoti dono
di un vuoto che è ricchezza
perchè è la casa
della tua vera natura.

Poetyca

———————–

25.05.2008 Poetyca

Testi tratti da: http://www.bodhidharma.it

I Tre Rifugi


I Tre Rifugi / Il Tesoro Triplice

Le Tre Gemme
Thich Nhat Hanh

Quando diciamo “Prendo rifugio nel Buddha” dobbiamo anche capire che “Il Buddha si rifugia in me”, perché senza la seconda parte la prima parte non è completa. Il Buddha ha bisogno di noi per il risveglio, la comprensione e l’amore per essere cose reali e non solo concetti. Devono essere vere le cose che hanno effetti reali sulla vita. Ogni volta che dico: “Mi rifugio nel Buddha,” sento “Buddha si rifugia in me.”

Siamo tutti Buddha, perché solo attraverso di noi può essere la comprensione e l’amore diventano tangibili ed efficaci. Thich Thanh Van è stato ucciso durante il suo tentativo di aiutare gli altri. Era un buon buddista, era un buon Buddha, perché era in grado di aiutare decine di migliaia di persone, vittime della guerra. Grazie a lui, il risveglio, la comprensione e l’amore sono cose reali. Così possiamo chiamarlo un corpo di Buddha, in sanscrito Buddhakaya. Per il Buddismo per essere reale, deve esserci un Buddhakaya, una forma di realizzazione di attività risvegliato. In caso contrario, il buddismo è solo una parola. Thich Thanh Van era un Buddhakaya. Shakyamuni era un Buddhakaya. Quando ci rendiamo conto di risveglio, quando siamo capire e amare, ognuno di noi è un Buddhakaya.

La gemma seconda è il Dharma. Dharma è ciò che il Buddha ha insegnato. E ‘il modo di comprensione e di amore – come comprendere, come amare, come fare la comprensione e l’amore nelle cose reali. Prima che il Buddha è morto, disse ai suoi studenti: “Cari, il mio corpo fisico non sarà qui domani, ma il mio corpo docente sarà sempre qui per aiutare. Potete considerare come il tuo insegnante, un insegnante che non lascia mai te “. Questa è la nascita del Dharmakaya. Il Dharma ha un corpo inoltre, il corpo di insegnamento, o il corpo del modo. Come si può vedere, il significato del Dharmakaya è abbastanza semplice, anche se le persone in Mahayana hanno reso molto complicato. Dharmakaya significa solo l’insegnamento del Buddha, la strada per realizzare la comprensione e l’amore. In seguito divenne qualcosa di simile al terreno ontologico dell’essere.

Tutto ciò che può aiutare a svegliare ha la natura di Buddha. Quando sono sola e un uccello mi chiama, io ritorno a me stesso, io respiro, e sorrido, e qualche volta mi chiama ancora una volta. Io sorrido e dico a l’uccello, “Sento già.” Non solo suona, ma luoghi in grado di ricordare per tornare al tuo vero sé. Al mattino, quando si apre la finestra e vedere la luce in streaming, è possibile riconoscere come la voce del Dharma, e diventa parte del Dharmakaya. Ecco perché le persone che stanno svegli vedono la manifestazione del Dharma in ogni cosa. Un sasso, un albero di bambù, il pianto di un bambino, tutto può essere la voce della chiamata Dharma. Dovremmo essere in grado di praticare in quel modo. . .

Dharmakaya non è solo espresso in parole, in suoni. Essa può esprimersi in un solo essere. A volte, se non facciamo nulla, aiutiamo più che se facciamo un sacco. Chiediamo che la non-azione. E ‘come la persona calma su una piccola barca in una tempesta. Quella persona non ha bisogno di fare molto, basta essere se stesso, e la situazione può cambiare. Anche questo è un aspetto del Dharmakaya: non parlare, non insegnando, solo di essere. . . .

Il Sangha è la comunità che vive in armonia e consapevolezza. Sanghakaya è un nuovo termine sanscrito.

Il Sangha ha bisogno di un corpo anche. Quando si è con la famiglia e si pratica sorridere, respirare, riconoscendo il corpo di Buddha in voi stessi ed i vostri figli, allora la vostra famiglia diventa un Sangha. Se si dispone di una campana in casa, la campana entra a far parte della vostra Sanghakaya, perché la campana aiuta ad esercitare. Se si dispone di un cuscino, poi il cuscino diventa anche parte del Sanghakaya. Molte cose ci aiutano a praticare. L’aria, per respirare. Se si dispone di un parco o di un fiume vicino a casa vostra, siete molto fortunati perché si può godere la pratica della meditazione a piedi. Devi scoprire il tuo Sanghakaya-invitare un amico a venire a praticare con voi, avete la meditazione tè, sedersi con voi, unirsi a voi per la meditazione camminata. Tutti questi sforzi sono per stabilire la vostra Sanghakaya a casa. La pratica è più facile se si dispone di un Sanghakaya. . . .

Praticare il Buddismo, la meditazione è la pratica per noi essere sereno e felice, capire e amare. In questo modo di lavorare per la pace e la felicità della nostra famiglia e della nostra società. Se guardiamo da vicino, i Tre Gioielli sono in realtà uno. In ciascuno di essi, gli altri due sono già lì. Nel Buddha, c’è Buddha, c’è il corpo di Buddha. In Buddha c’è il corpo del Dharma perché senza il corpo del Dharma, non avrebbe potuto diventare un Buddha. Nel Buddha c’è il corpo Sangha perché aveva colazione con l’albero della Bodhi, con gli altri alberi, e uccelli e l’ambiente. In un centro di meditazione, abbiamo un corpo Sangha, Sanghakaya, perché il modo di comprensione e compassione è praticato. Pertanto, il corpo del Dharma è presente, il modo in cui l’insegnamento è presente. Ma l’insegnamento non può diventare reale senza la vita e il corpo di ciascuno di noi. Così il Buddhakaya è anche presente. Se Buddha e Dharma non sono presenti, non è un Sangha. Senza di te, il Buddha non è reale, è solo un’idea.

Senza di te, il Dharma non può essere praticata. Deve essere praticata da qualcuno. Senza ognuno di voi, il Sangha non può essere. Ecco perché quando diciamo: “Mi rifugio nel Buddha,” abbiamo anche sentito, “Il Buddha si rifugia in me.” “Prendo rifugio nel Dharma. Il Dharma si rifugia in me. Prendo rifugio nel Sangha. Il Sangha si rifugia in me.”

The Three Refuges / The Triple Treasure

The Three Gems
Thich Nhat Hanh

WHEN WE SAY, “I take refuge in the Buddha” we should also understand that “The Buddha takes refuge in me,” because without the second part the first part is not complete. The Buddha needs us for awakening, understanding, and love to be real things and not just concepts. They must be real things that have real effects on life. Whenever I say, “I take refuge in the Buddha,” I hear “Buddha takes refuge in me.”

We are all Buddhas, because only through us can understanding and love become tangible and effective. Thich Thanh Van was killed during his effort to help other people. He was a good Buddhist, he was a good Buddha, because he was able to help tens of thousands of people, victims of the war. Because of him, awakening, understanding, and love were real things. So we can call him a Buddha body, in Sanskrit Buddhakaya. For Buddhism to be real, there must be a Buddhakaya, an embodiment of awakened activity. Otherwise Buddhism is just a word. Thich Thanh Van was a Buddhakaya. Shakyamuni was a Buddhakaya. When we realize awakening, when we are understanding and loving, each of us is a Buddhakaya.

The second gem is the Dharma. Dharma is what the Buddha taught. It is the way of understanding and love – how to understand, how to love, how to make understanding and love into real things. Before the Buddha passed away, he said to his students, “Dear people, my physical body will not be here tomorrow, but my teaching body will always be here to help. You can consider it as your own teacher, a teacher who never leaves you.” That is the birth of Dharmakaya. The Dharma has a body also, the body of the teaching, or the body of the way. As you can see, the meaning of Dharmakaya is quite simple, although people in Mahayana have made it very complicated. Dharmakaya just means the teaching of the Buddha, the way to realize understanding and love. Later it became something like the ontological ground of being.

Anything that can help you wake up has Buddha nature. When I am alone and a bird calls me, I return to myself, I breathe, and I smile, and sometimes it calls me once more. I smile and I say to the bird, “I hear already.” Not only sounds, but sights can remind you to return to your true self. In the morning when you open your window and see the light streaming in, you can recognize it as the voice of the Dharma, and it becomes part of the Dharmakaya. That is why people who are awake see the manifestation of the Dharma in everything. A pebble, a bamboo tree, the cry of a baby, anything can be the voice of the Dharma calling. We should be able to practice like that. . . .

Dharmakaya is not just expressed in words, in sounds. It can express itself in just being. Sometimes if we don’t do anything, we help more than if we do a lot. We call that non-action. It is like the calm person on a small boat in a storm. That person does not have to do much, just be himself, and the situation can change. That is also an aspect of Dharmakaya: not talking, not teaching, just being. . . .

The Sangha is the community that lives in harmony and awareness. Sanghakaya is a new Sanskrit term.

The Sangha needs a body also. When you are with your family and you practice smiling, breathing, recognizing the Buddha body in yourself and your children, then your family becomes a Sangha. If you have a bell in your home, the bell becomes part of your Sanghakaya, because the bell helps you to practice. If you have a cushion, then the cushion also becomes part of the Sanghakaya. Many things help us practice. The air, for breathing. If you have a park or a riverbank near your home, you are very fortunate because you can enjoy practicing walking meditation. You have to discover your Sanghakaya-invite a friend to come and practice with you, have tea meditation, sit with you, join you for walking meditation. All those efforts are to establish your Sanghakaya at home. Practice is easier if you have a Sanghakaya. . . .

Practicing Buddhism, practicing meditation is for us to be serene and happy, understanding and loving. In that way we work for the peace and happiness of our family and our society. If we look closely, the Three Gems are actually one. In each of them, the other two are already there. In Buddha, there is Buddhahood, there is the Buddha body. In Buddha there is the Dharma body because without the Dharma body, he could not have become a Buddha. In the Buddha there is the Sangha body because he had breakfast with the bodhi tree, with the other trees, and birds and environment. In a meditation center, we have a Sangha body, Sanghakaya, because the way of understanding and compassion is practiced there. Therefore the Dharma body is present, the way, the teaching is present. But the teaching cannot become real without the life and body of each of us. So the Buddhakaya is also present. If Buddha and Dharma are not present, it is not a Sangha. Without you, the Buddha is not real, it is just an idea.

Without you, the Dharma cannot be practiced. It has to be practiced by someone. Without each of you, the Sangha cannot be. That is why when we say, “I take refuge in the Buddha,” we also hear, “The Buddha takes refuge in me.” “I take refuge in the Dharma. The Dharma takes refuge in me. I take refuge in the Sangha. The Sangha takes refuge in me.”

L’eterna ricerca dell’uomo


L’eterna ricerca dell’uomo

di Paramahansa Yogananda


Ciò che attira gli altri viene dall’interno

Ognuno dovrebbe imparare ad analizzare se stesso e gli altri per
determinare il perché alcune persone piacciono a tutti e altre no. Persino
fra i bambini ne vediamo alcuni che vengono guardati da tutti con affetto,
e altri che vengono totalmente ignorati. Una delle prime conclusioni
che si possono trarre da queste analisi è questa: se una persona vuole
diventare più piacevole, deve sviluppare dall’interno il modo di essere più
attraente. Talvolta anche la persona fisicamente più bella può destare
repulsione a causa della bruttezza interiore che si riflette
nelle sue parole e nelle sue azioni.

Un tempo, il segreto della popolarità si supponeva fosse quel certo non so
che, una specie di attrazione e di magnetismo fisici. Ma il fatto di avere
questa caratteristica non rende necessariamente piacevole la persona.

Sono le nostre caratteristiche buone, o cattive, a determinare chi
attraiamo,
o respingiamo. Il male attira il male, il bene attira il bene. Non è “quel
certo non so che” che dovremmo desiderare, ma il tipo di magnetismo
che ci attirerà il bene, che procurerà sinceri amici e ammirazione meritata.

Esteriorità come i vestiti, un viso bello o grazioso, possono forse
fornirci questo tipo di attrazione? No. Esso deve essere creato dentro di
noi.

Evitate il cattivo umore. L’essere seri non è sgradevole, ma quando
siete di umore nero la vostra espressione è ben differente. Il volto è uno
specchio che rivela ogni mutamento di umore. I vostri pensieri e le vostre
emozioni, come onde, affluiscono nei muscoli facciali e ne defluiscono,
alterando continuamente il vostro aspetto. Tutti quelli che incontrate
vedono queste espressioni facciali che rivelano ciò che interiormente
pensate e reagiscono ad esse. Voi potete riuscire a controllare abbastanza
bene i vostri occhi e il vostro sorriso e a nascondere così i vostri
sentimenti a qualcuno, ma non a tutti. Lincoln diceva giustamente: “E’ vero
che potete ingannare tutti qualche volta, potete perfino ingannare sempre
alcune persone, ma non potete ingannare sempre tutti”.

Nei nostri occhi c’è la storia intera della nostra vita. Essa non può
essere nascosta a chi sappia leggerla. Ci sono occhi spirituali, occhi
spirituali a metà, occhi disonesti, occhi sensuali. Quello che facciamo è
scritto là. Se volessi analizzare ciò che vedo negli occhi di una persona
questa si stupirebbe della mia esattezza.

Non fate nulla che macchi la vostra mente. Le azioni cattive causano
vibrazioni mentali negative, o malvage che si riflettono in tutto il vostro
aspetto e nella vostra personalità. Impegnatevi nelle azioni e nei pensieri
che alimentino le buone qualità che vorreste avere. Se vi condurrete in
accordo con le verità che vi dico, troverete la vostra vita
meravigliosamente trasformata.

———————-

– L’uomo può essere tutto ciò che vuole –

L’uomo, mediante la concentrazione, può cambiare la propria natura
sia interiore che esteriore. Una persona dalla mente forte può essere ciò
che vuole essere. La limitata personalità umana può venire enormemente
allargata mediante la meditazione. Quando, chiudendo gli occhi, potrete
sentire la vastità dell’anima dentro di voi, e sarete in grado di far durare
questa consapevolezza, avrete quella personalità che Dio vuole che abbiate.

L’esperienza dello stato di veglia è divenuta predominante nella vostra
coscienza. Ma durante il sonno profondo, quando viene concessa all’uomo
la libertà dalle limitazioni della carne, voi siete in contatto con la
Verità, con la vostra vera personalità. Il vostro atteggiamento muta in
questa realizzazione subcosciente e supercosciente: “Io sono infinito.
Sono parte del tutto”.

Man mano che la vostra coscienza si espande nella divina comprensione,
la vostra personalità diviene sempre più piacevole e potente.

Quando il vostro carattere cresce spiritualmente, potete assumere quasi
ogni sfumatura di qualsiasi personalità che desiderate avere. La mente è
illimitata. Man mano che vi evolvete spiritualmente la vostra vita interiore
si separa dalla coscienza del corpo e voi cessate di sentire l’egoistico
attaccamento alla carne divenendo, così, consapevoli di
una libertà ineffabile.

Non dovreste identificarvi con alcun tipo particolare d’individuo.Piuttosto,
siate capaci di cambiare la vostra personalità ogni volta che lo vogliate.

Nella mia vita, io ho fatto molte cose diverse, per puro divertimento. Ho
investito del denaro, ho fatto il lavoro di musicista, di imprenditore,
di cuoco. In verità, è possibile compiere qualsiasi cosa, se non si
accettano limitazioni identificandosi con la propria personalità presente.

Quando mi dite di non essere in grado di fare questo, o quello, io non
vi credo. Qualunque cosa decidiate di fare, voi potete farla. Dio è la
somma di tutte le cose, e la Sua immagine è in voi. Egli può fare qualsiasi
cosa, e così potete fare voi, se imparerete a identificarvi
con la Sua natura inesauribile.

Anche se avete salute, ricchezza e tutto ciò che volete dal mondo, ci
sarà pur sempre qualche delusione che vi rattristerà. Nessuna cosa che
appartenga alla terra è duratura; solo Dio è duraturo. Se svilupperete
l’individualità che è espressione della Sua presenza in voi, presenza che è
il vostro vero Sé, sarete capaci di attirare a voi qualsiasi cosa vogliate.

Ogni altra personalità che cercherete di sviluppare (sia quella di un
artista, di un uomo d’affari, o di uno scrittore) porterà nella sua scia il
disincanto, perché tutte le espressioni umane hanno i loro limiti. Potrete
inseguire il successo, il denaro o la gloria, e raggiungerli; ma, sempre
qualche difetto, sia mancanza di salute, d’amore o di qualcos’altro, vi farà
soffrire. La cosa migliore è pregare: “Signore, rendimi felice dandomi la
consapevolezza di Te. Concedimi la liberazione da tutti i desideri terreni
e, soprattutto, donami la Tua gioia che sopravvive a tutte le esperienze,
felici o tristi che siano, della vita”.

——————-

L’amicizia universale comincia da casa propria –

L’amicizia dovrebbe iniziare dalla propria casa. Se c’è nella vostra
famiglia una persona con la quale siete particolarmente in armonia,
sviluppate l’amicizia prima di tutto con quella persona. Se, poi, vi sentite
attratti verso chi, tra le conoscenze che avete, condivide i vostri ideali,
sviluppate quel rapporto. Eliminate tutti i desideri nati dall’egoismo o da
uno stimolo sessuale. Nel dare amicizia pura vedrete la guida di Dio.

Sviluppate l’amicizia con gente buona, e quanto più mediterete, tanto più
riconoscerete gli amici del passato. La meditazione risveglia “memorie
dormienti di amici che lo saranno ancora”. Molte persone viste nelle
visioni le ho incontrate più tardi, e qui in America ne ho trovate molte fra
quelle che mi apparvero in visione su quella nave che, per la prima volta,
mi portava in questo paese nel 1920.

L’amicizia è una grande forza universale. Quando il desiderio di amicizia
in voi è abbastanza forte, anche se una persona che sia spiritualmente
in sintonia con voi, vive al Polo Sud, il magnetismo dell’amicizia vi
attirerà l’una verso l’altra. Solo l’egoismo può distruggere quel magnetismo
in noi. Chi pensa continuamente a se stesso fa naufragare l’amicizia.

Tali persone non possono attrarre amici, perché sono incapaci di espandersi
e ricevere il bene nella vita.

Dio vi ha dato una famiglia perché imparaste ad amare altre persone e
foste poi in grado di dare questo tipo di amore a tutti. I nostri cari ci
vengono strappati dalla morte e da altre circostanze per farci imparare
che non dobbiamo amare le persone secondo un rapporto puramente
umano, ma dobbiamo essere innamorati dell’Amore stesso, che è Dio,
l’Essere che si nasconde dietro tutte le maschere umane. “Quando l’uomo
vede tutti gli esseri separati esistere nell’Uno che ha espanso Se stesso
nei molti, si immerge in Brahma”. (Bhagavad Gita, tredicesimo, 31).

Amicizia significa porre il proprio amore là dove non ci sia alcun
pregiudizio derivante da relazioni umane. Nel matrimonio c’è lo stimolo
del sesso e nella vita familiare la spinta degli istinti ereditari. Ma
nell’amicizia non c’è alcuna costrizione.

Diamo a tutti il nostro amore. Preghiamo di poter incontrare i nostri amici
del passato e provare la nostra amicizia per loro, così da poter, alla fine,
comprendere e meritare l’amicizia di Dio. Finché non ci sentiremo uniti con
tutti i Suoi figli in uno spirito d’amicizia, non saremo uniti a Dio.

Io non conosco estranei. Quale grande stato di felicità e di gioia è
questo! Nemmeno il peggiore nemico può farmi sentire che non sono suo
amico. Quando si verifica questo risveglio, siete innamorati di tutti. Vi
rendete conto che tutti sono figli del Padre vostro, e l’amore che provate
per tutti gli esseri non morirà mai. Esso cresce, si espande finché non
realizzerete, nell’amore degli amici, il divino amore di Dio.

L’eterna ricerca dell’uomo
Di Paramahansa Yogananda.

Edizioni Astrolabio Ubaldini, Roma, pp. 456

Dominare la collera


Dominare la collera
“Chi non sa dominare la propria collera ignora che quella forza
viene da molto più lontano e vuole introdursi in lui. Crede
persino, almeno per un momento, che quella corrente potente gli
trasmetta qualche cosa della propria potenza. Ma è un’illusione,
perché è la corrente stessa ad essere potente, e non chi viene
attraversato dalla corrente. Così, dopo il suo passaggio, il
povero infelice si ritrova talmente debole che in lui tutto
trema: mascelle, gambe, mani.
Il discepolo di una Scuola iniziatica ha compreso che dominando
la collera che sente salire dentro di sé e cercando di
trasformarla, acquisisce la vera potenza. Avviene la stessa cosa
con l’energia sessuale: dominandola, ci si rinforza
considerevolmente. Ecco perché gli Iniziati, che hanno imparato a
dominare l’istinto di aggressività, così come l’istinto sessuale,
possiedono tante energie per pensare e parlare, al fine di
illuminare gli esseri.”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

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Saggio è colui che sa dominare la collera

Prof.ssa Alessandra Graziottin
Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano

“Adirarsi è facile. Ma farlo con chi si deve, nella misura giusta, al momento opportuno, con lo scopo e nel modo convenienti, non è da tutti né facile. Ed è per questo che il farlo bene è cosa rara, degna di lode e bella”.
Il concetto cardinale illustrato più di 2500 anni fa dal saggio Aristotele, nell’Etica Nicomachea, era uno solo: la differenza tra il lasciarsi dominare dall’ira, in uno spontaneismo dilagante, oggi più di ieri, e l’essere protagonisti dell’ira. Nel senso di essere così capaci di mantenere saldo il controllo razionale di sé e della situazione, da riuscire a scegliere in modo mirato come e quando adirarsi, con chi e perché. In modo così elegante da arrivare ad un’estetica dell’ira. Con il risultato di essere capaci di finalizzare la collera, come un puntatore laser, così da renderla mirata, efficace e costruttiva – o distruttiva, se necessario – ma sempre sotto il lucido controllo di una visione lungimirante del suo significato. Una visione che aiuta a scegliere le argomentazioni più efficaci, le parole più appropriate, l’obiettivo più strategico e la modalità espressiva più rigorosa. In taluni momenti e contesti, questo tipo di collera può arrivare a elevarsi a indignazione sacra. In questo senso, perfino degna di lode. Perché è quella forma di sdegno profondo e risonante, che nasce dal riconoscere l’indegnità – in genere etica – di un comportamento e di una situazione che ci fa dire in fondo al cuore: “Fosse anche l’ultimo giorno della mia vita, su questo non posso tacere”. E che fa dire tutto quello che non va “apertis verbis”, con parole aperte e chiare, e con il coraggio che viene dal cuore. Perché questa indignazione non nasce dalla frustrazione di bisogni personali, come la collera di bassa lega, ma da un senso alto della vita e dei suoi valori. A costo anche di attirarsi antipatie, controaggressioni o ritorsioni di vario tipo e livello.
Sull’impulsività e sullo spontaneismo, sulle ondate di parole vomitate e laide, sotto l’influsso di una collera informe e bruta, su questo è bene riflettere. Viviamo in tempi che hanno osannato il diritto di lasciarsi andare alle emozioni e all’espressione di ogni moto dell’animo, con picchi di furore che trovano nel mezzo televisivo l’amplificazione più destruente. Assistiamo allora ad un’espressione di collera non filtrata dall’intelligenza e dall’educazione, né dal senso del tempo e della misura. La propria “verità”, fino all’insulto, viene lanciata in faccia, possibilmente in pubblico, in un gusto perverso – nel senso di distruttivo – dell’esibizione di quanto di più magmatico esista nell’animo e nel cervello umani. Di fatto diventando preda dell’emozione più distruttiva per sé e per gli altri.
L’uomo, e la donna, che sentano una profonda emozione di collera, sono come il cavaliere, o l’amazzone, sul cavallo di razza, ma ombroso. Come il cavaliere, che sa controllare e indirizzare l’energia e la forza del suo cavallo, può costruire un’unità di pensiero e di azione straordinarie, così l’uomo che sa indirizzare la sua collera può incidere sul contesto in cui vive, sul suo tempo, anche scardinando obsoleti equilibri e opportunismi, se la esplosiva energia vitale che si libera resta governata e indirizzata. Così fece Alessandro Magno con lo straordinario Bucefalo, montato a pelo  e volto sgroppante verso il sole, sotto gli occhi terrorizzati del padre e dei cortigiani, che vedevano in quell’animale, che era bellezza e forza della natura allo stato puro, un rischio mortale per il giovane principe. Eppure Alessandro, con la forza lucida del suo corpo e il vigore intelligente della sua anima, fece sentire a Bucefalo che nessun’altro avrebbe saputo indirizzare la sua energia in modo migliore. E il cavallo divenne un tutt’uno con il suo cavaliere. Così racconta Plutarco. E così è l’uomo che sa vivere la sua collera con quell’intelligenza forte e lucida al punto da farne un tutt’uno con il suo io, in tempo di pace e di guerra. Nel senso di saper tenere calma e pronta la sua arma migliore. La soddisfazione per l’efficacia con cui riesce a portarla sull’obiettivo nei modi e con il tempismo appropriato di nuovo assomiglia alla squisita concentrazione di forza e leggerezza con cui il cavaliere porta il suo cavallo sull’ostacolo più alto, raccolto e potente nell’attacco, e poi disteso nell’arrivare oltre l’ostacolo, in perfetto e apparentemente rilassato controllo.
Questa capacità è naturale? No. E’ bene dirlo con chiarezza. Nasce da un esercizio continuo. Non ci si improvvisa cavalieri perfetti e potenti, come non ci si può improvvisare nell’uso lucido della propria collera, l’emozione che con più probabilità può disarcionare e fracassare l’uomo – o la donna – che credano di dominarla facilmente.
Fin da bambini dovremmo essere educati  a saper governare quest’emozione antica e potente. Il che non significa reprimere, come tanti a torto pensano, ma indirizzare, canalizzare, rendere efficace. Un esercizio straordinario, utile sia nel migliorare la capacità di abitare anche i propri astratti o concreti furori, sia nel diventare sempre più incisivi. Ma richiede esercizio nell’arte di pensare con efficacia, di dialogare, di scegliere le parole che meglio vestano il proprio sentire.
Nella collera tutto va a mille: e il pensiero confuso porta fuori strada, e dalla parte del torto assoluto, l’uomo che si faccia dominare dal proprio istinto più cieco. Non a caso letto come vizio.
Ancora una volta, ecco un apprendimento al saper vivere che dovrebbe iniziare con il caffelatte, fin dai primi anni di vita, quando cresce in noi anche il senso etico della vita. E allora potremmo dire che esiste nell’adirarsi una dimensione etica: cui si può attingere solo se l’emozione abbia decantato tutte le proprie impurità istintuali e sia forza pura e passione limpida, al servizio di una causa che meriti la nostra energia e il nostro cuore.

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RABBIA : la emozione a tinte fortidi Vittoria Nervi

Ero arrabbiato con il mio amico, gli dissi della mia rabbia, la rabbia sparì. Ero arrabbiato con il mio nemico Non gli dissi della mia rabbia, la mia rabbia aumentò. William Blake
La nostra salute ne risente e specialmente il nostro sistema immunitario che e’ la combat zone dei conflitti che si agitano dentro di noi.Somatizziamo.Io non mi arrabbio, non sono bravo ad esprimere l’ira. È uno dei problemi che ho.Interiorizzo, invece; mi allevo un tumore”.Woody Allen, “Manhattan”Spesso le persone non sono consapevoli dei conflitti  perche’ sono nel profondo del nostro inconscio o ormai di vecchia data e ormai sepolti.Sembrano all’apparenza tranquille quindi non si rendono conto per esempio di essere arrabbiate. L’EMOZIONE ROSSA
La rabbia è una emozione antica, primitiva, presente sin dall’infanzia dell’uomo oltre che nel regno animale
E’ una reazione alla frustrazione .Ci  arrabbiamo per vari motivi:
1  quando c’e’ un ostacolo tra noi e un possibile bisogno. 2 situazioni fisiche che possono minacciare l’incolumità di se stessi e dei propri beni3 disturbi o ostacoli alle proprie attività o che non ci permettono di concentrarci4 ingiustizie nei confronti nostri o altrui,accuse ingiustificate5 una persona che continua ad irritarci con il suo atteggiamento6 qualcuno che non ha mantenuto una promessa7 una minaccia di fallimento, sconfitta, perdita di sicurezza in sé, una paura della propria inadeguatezza nell’affrontare situazioni difficili.Spesso la collera improvvisa  che ci porta a  sfogare tutto il nostro rancore e la nostra rabbia, è il risultato del senso di impotenza nel realizzare i propri desideri o raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissi  per incapacità decisionale. In questo caso riversiamo addosso agli altri la nostra rabbia,diamo loro la colpa o a volte al resto del mondo8 Paura della sconfitta e della perdita (gelosia)9  quando viene minacciata l’immagine di sé ,la propria autostima10  quando sentiamo che qualcosa o qualcuno a cui teniamo si oppone volutamente alla realizzazione di un nostro bisogno,Lo fa di proposito per ferirci . La nostra rabbia e’ maggiore contro le persone alle quali teniamo  per due motivi :a)perché le nostre aspettative nei loro confronti sono molto elevate, e quindi inevitabilmente  possiamo subire una delusioneb)perché sappiamo che siccome provano amore,affetto per noi non si vendicheranno Con gli estranei ci arrabbiamo molto di meno perché li frequentiamo poco e abbiamo quindi poche occasioni possibili di scontro.Con le persone che non sopportiamo o  odiamo perché tendiamo a  tenerle a distanza. Possiamo arrabbiarci contro un oggetto/persona che ci provoca la frustrazione o  con un altro oggetto/persona sostitutivi perche’ non abbiamo il coraggio di affrontare, ma su un obiettivo meno temibile o più facilmente raggiungibile: il capro espiatorio. Oppure prendercela con noi stessi,autopunirci ,colpevolizzarci,criticarci perché non troviamo  altro  su cui orientare il proprio scontento. La rabbia si esprime anche in altri modi piu’ mascherati:con la calunnia, l’ironia, le insinuazioni e le critiche denigratorie per mettere in cattiva luce l’altra persona,svalutarla o farla sentire in colpa. La rabbia è quindi una maniera di far valere i propri diritti basilar .
Secondo Lowen quelli basilari sono:
il diritto di esistere il diritto di sicurezzail diritto all’autonomia e all’indipendenza il diritto di desiderare e soddisfare i propri bisogni.  Chi non esprime in alcun modo i propri sentimenti di rabbia tende a viverli per un tempo più lungo. Spesso reprimiamo la rabbia perche’ esprimere questa emozione va contro le regole educative e sociali e perche’ abbiamo paura di perdere il controllo e provocare danni o la rottura irreparabile di una amicizia o di un rapporto.Non riuscendo ad esprimerla o far valere i nostri diritti in maniera assertiva ci sentiamo deboli e accumuliamo altra rabbia (escalation della rabbia)
La depressione è la rabbia senza entusiasmo
LE RABBIE
Vi sono vari tipi di rabbia:
1 la rabbia primaria In questo caso c’e’ stata una reale violazione dei propri diritti.Invece di reagire spesso in questo caso vengono adottate diverse strategie a seconda del tipo di persona e del suo vissuto- crollo emozionale, accompagnato da lacrime e senso di impotenza – minimizzazione-razionalizzazione- lamentoLa rabbia diventa disadattiva: quando e’ la risposta non a una violazione reale del presente ma ad una situazione che ci riporta indietro ad eventi simili del passato accompagnati da rabbia (es: mi arrabbio con te ORA….perche’ mi ricordi mia madre,mio padre quando mi diceva…)  2 la rabbia secondaria: la rabbia copre un’ altra emozione piu’ profonda  per esempio una delusione o una preoccupazione(es qualcuno che aspettavamo non chiama..) oppure la tristezza( la rabbia cancella il dolore).E’ importante allora non fermarsi alla rabbia ma capire cosa si cela sotto questa emozione e rielaborarla con la consapevolezza o facendosi aiutare da un/una professionista .A volte ci si arrabbia con se stessi perche’ avremmo dovuto fare…..o non avremmo dovuto dire…  o perche’ non accettiamo alcune parti di noi stessi.La depressione e’ spesso rabbia rivolta contro se stessi.3 la rabbia strumentale: in questo caso la rabbia diventa un mezzo per controllare gli altri e convincerli a fare cio’ che noi vogliamo.La reazione degli altri e’ di solito: amarezza, risentimento e distacco.4 la collera conseguente al sentirsi ignorati nei propri bisogni fondamentali.5 l’ira è la rabbia di essere stati invasi ed ha come obiettivo il ristabilireconfini adeguati.6 il litigio come discussione e’ una forma di rabbia che ha a che fare col non aver avuto adeguate informazioni; il suo scopo è di ottenere le informazioni che servono per capire il senso di determinate regole o modi di agire. 7 il risentimento è un tipo di rabbia legata all’essere fraintesi o malcompresi rispetto ad un sentimento importante per la persona. Il suo obiettivo è di far sentire l’altro responsabile di tale errata comprensione
A cosa serve la rabbia?
Diamo alla rabbia una connotazione  negativa quindi  da rimuovere,inutile. In realtà è un segnale che ci avverte che dobbiamo farci valere e ci dà la motivazione per farlo. L’espressione della rabbia è spesso più convincente di qualsiasi discorso e permette talvolta di ottenere quel che si chiede, di affrontare e risolvere situazioni di sopruso e di riaffermare se stessi e il proprio mondo dei valori. Ma per questo ci vuole la “giusta misura”, ,cosa che non c’e’ quando siamo alterati  dalla rabbia. Spesso ci viene insegnato che bisogna controllarsi per educazione ed evitare di esprimere la rabbia.Questa e’ piu’ una regola sociale che un bisogno vero poiche’ Il trattenere, il reprimere situazioni di disagio può portare a sofferenze fisiche e mentali serie.La gestione  della rabbia è un problema fondamentale nella nostra società. L’incapacità di auto-controllarsi porta a  situazioni spesso drammatiche che tutti noi sentiamo durante i TG. o leggiamo sulle pagine di cronaca nera. E’ fondamentale, quindi che ognuno riconosca i segnali della propria rabbia e di quella altrui e si  chieda da dove viene  quella rabbia  e come nella maniera più adeguata.

come fare per gestire la rabbia ?
Ecco alcuni suggerimenti.Quando qualcuno e’ arrabbiato con noi spesso re-agiamo istintivamente con la stessa emozione di rabbia il che’ non fa che innescare l’escalation e peggiorare la situazione.Riuscire a mantenere la calma non e’ facile quando ci sentiamo offesi,feriti e attaccati, Se riusciamo a mantenere la calma e capire quali possono essere  le cause della rabbia dell’altro, saremo  sulla buona strada.- LA RABBIA IMPEDISCE DI capire quale e’ il problema reale da risolvereSe siamo arrabbiati/e una buona tecnica e’ quella delTIME OUT : la tecnica dello spostamento utile per ridurla rimandare la discussione,cambiare argomento,andar via a far quattro passi o sdrammatizzare con delicatezzaSe e’ l’altra persona che e’ arrabbiata con noi cerchiamo di farle capire che la sua rabbia ci impedisce di capire o risolvere il problema .Diamole modo di ‘svuotare il cestino’ senza ribattere e cerchiamo di riportare la discussione al nocciolo del problema senza allargare il campo ( pero’ tu quella volta….ecco,sei sempre il solito..pero’ tu..)Spesso si alza la voce ma chi urla non e’ mai il piu’ forte. – SPAZIO RABBIA
questa tecnica  e’ utile se ci troviamo a contatto con persone che spesso ci fanno arrabbiare.Programmiamo dei momenti in cui ciascuno e’ libero di sfogarsi.Sapremo che in quei momenti sono fatti per quello.  1. Stabiliamo quando e dove farlo senza altre persone che ci ascoltino e chiariamo con precisione su che cosa vogliamo discutere.Non coinvolgere parenti o amici.Peggiorano  la situazione creando ulteriori malintesi.2. Stabiliamo la durata di questo spazio rabbia (in genere vanno bene 15/20 minuti)3. Lasciamo parlare l’altra persona senza interromperla4. A turno prendiamo la parola per un tempo stabilito come fanno nei dibattiti in tv (non più  5 minuti)5. Facciamo delle pause se l’altro ne ha bisogno 6 evitiamo l’ uso della violenza verbale e fisica facendo notare all’altra persona i limiti da non superare e difendendo  i propri confini altrimenti ci allontaneremo (usciamo di casa,andiamo in un’altra stanza…..).7  stiamo nel qui e oraDurante la discussione non andate a rinvangare altri momenti  simili per sostenere la vostra ragione. Non si rinfacciano i litigi passati. Tirare in ballo genitori e parenti (a meno che non siano motivo della discussione) sono proibiti quindi evitare il ‘sei come tua madre ecc’Questo allarga il fronte della discussione e allontana dalla soluzione dei problemi confondendo entrambi.Quindi lasciate perdere i ‘pero’ tu quella volta mi hai detto,hai fatto…’.Non confondete il problema con la persona8  win-windiscutere non e’ una gara per vincere e imporre il proprio punto di vista, né per dimostrare la propria superiorità o per dare una lezione all’altra persona.Evitiamo di svalutare l’altra persona o usare il sarcasmo perche’  porta solo a  una reazione aggressiva.Cerchiamo un punto in comune e una soluzione creativa.Ognuno ha il suo punto di vista sulle cose.Rimanere ostinatamente rigidi sulle proprie posizioni senza mai cercare di mettersi nei panni dell’altra persona porta solo ad altre discussioniRinegoziare i compiti in casa,riguardo ai figli, i propri spazi per rilassarsi,per rimanere insieme ecc  invece di far finta e serbare rancore o mettere in atto ripicche inutili.Si parla con sincerità senza usare il silenzio come un’arma  o tenere il muso per farsi chiedere “cos’hai”  o per far sentire in colpa l’altra persona9 le parole “sempre” e “mai” sono ASSOLUTAMENTE PROIBITE (invece di “non mi stai mai a sentire” dite ” ora  non mi hai ascoltata” invece di “non mi fai mai un complimento ” dite “da qualche giorno non mi dici niente di gentile”
BIBLIOTERAPIASimionato, Anderson Terapia d’urto. La comunicazione come strumento per gestire le proprie emozioni Franco Angeli W. Davies Dominare la rabbia ArmeniaH. Lerner La danza della rabbia    TEA Pratica

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Bonno, l’inganno delle passioni
Scopi e trappole del buddhismo
di Cristiano Martorella

Il buddhismo è l’insegnamento esposto dal saggio della famiglia Shakya, Siddhartha (563-483 a.C.) detto il Buddha(1). La pratica e l’applicazione dell’insegnamento buddhista hanno lo scopo di liberare gli esseri umani dal giogo del dolore e della sofferenza, e quindi sviluppare pienamente le loro vite. Però lo stesso Buddha predisse che col tempo il suo insegnamento sarebbe stato corrotto, frainteso e degenerato(2). Questa profezia trova conferma in un’analisi puntuale delle pratiche del buddhismo nei paesi più lontani dall’originario insegnamento, ossia Cina e Giappone. Quest’ultimo paese conobbe anche un vivace scontro, spesso violento e feroce, fra i riformatori del buddhismo.Tuttavia è stato proprio il conflitto delle passioni a rendere il buddhismo giapponese(3) più attivo e interessante, nonostante il travisamento dell’insegnamento originario. Ciò spiega anche il successo in Europa e negli Stati Uniti delle sette giapponesi in tutte le loro forme (comunità di monaci, associazioni di laici, centri di studio accademici, etc.). Per comprendere adeguatamente il buddhismo giapponese è necessario penetrare criticamente nei princìpi che regolano le pratiche buddhiste.
Il termine giapponese bonno indica le passioni e le illusioni che dominano la nostra vita. La parola bonno traduce il vocabolo sanscrito klesa che significa appunto passione ingannevole, illusione che avvince l’animo umano. Il termine bonno è composto da bon (letto anche come wazurawashii significa complesso, problematico, difficoltoso) e no (nella forma verbale nayamu significa soffrire, tormentarsi, angosciarsi). Da un punto strettamente psicologico è chiaro il senso di questa teoria. Le passioni ed emozioni forti sono capaci di provocare una distorsione cognitiva che altera le percezioni della realtà. Viceversa le emozioni sono necessarie per creare le motivazioni, e dunque non possono essere eliminate completamente. Ciò che propone Buddha è una moderazione ed una consapevolezza che rende manifesto ogni aspetto del reale piuttosto che le false aspettative. La questione della distorsione cognitiva(4) è cruciale sia dal punto di vista psicologico, sia nel contesto della corretta pratica religiosa. Il buddhismo non nega la realtà del mondo, ma propone un migliore rapporto con essa, più autentico e verace. Il buddhismo è nichilismo nel senso che distrugge e annienta le illusioni, svelando la verità dell’essere.
La questione della distorsione cognitiva è ripresa anche in un altro insegnamento buddhista, presente in quasi tutte le sette giapponesi: i tre veleni (sandoku). I tre veleni che inquinano l’animo umano sono il desiderio (musabori), la collera (ikari) e l’ignoranza (oroka). L’affrancamento dai tre veleni avviene tramite le tre porte che conducono alla liberazione: non desiderio, non sé, non forma. Praticamente nell’esercizio di trasformare (hendoku iyaku) i tre veleni. Si trasforma così il desiderio in compassione, la collera in forza vitale, l’ignoranza in saggezza. Purtroppo i tre veleni sono capaci di infiltrarsi dappertutto e assumere aspetti insospettabili. La stessa pratica buddhista è contaminata dai tre veleni, come dimostrano i numerosi tradimenti e scismi, e Buddha spronava sempre gli adepti a non abbassare la guardia nei confronti delle insidie dei falsi maestri e delle dottrine nocive. Chi usa il buddhismo per i suoi meschini scopi personali reca grave danno a sé e agli altri. Lo scopo del buddhismo è la liberazione ed è esattamente il contrario dell’asservimento autoritario praticato in molte sette, scuole e associazioni che ne usano il nome.
Per questo motivo, molte tecniche mistiche sono nocive piuttosto che benefiche. L’adorazione di un oggetto di culto(5), il gohonzon, è una pratica contraria e opposta all’insegnamento di Siddhartha. Chi venera un oggetto di culto non ne è mai libero, ma ne è lo schiavo. Ci si aspetta dall’oggetto di culto miracoli o interventi divini, benefici e protezione. Però quello che si ottiene è l’alimentazione e la diffusione dei tre veleni (sandoku). La dinamica psicologica di questo processo è chiara ed evidente. Si crede ciecamente nei poteri miracolosi di un oggetto di culto venerato come un idolo. Ciò avviene per ignoranza, superstizione, stupidità (oroka). Si esprime il desiderio (musabori) e si prova rabbia e collera (ikari) perché non esaudito. L’oggetto di culto diventa così lo strumento di tortura che produce i tre veleni in questa sequenza: l’ignoranza, il desiderio e la collera. In conclusione si ottiene l’effetto contrario a quanto auspicato. Paradossalmente chi crede di praticare il buddhismo anche sbagliando finisce inevitabilmente per dimostrare la pericolosità delle passioni che ingannano la mente, ossia la correttezza dell’analisi del Buddha storico, Siddhartha.

Note

1. Il titolo Buddha significa “risvegliato” o “illuminato”, ossia colui che si è liberato dell’ignoranza e conosce la verità circa l’esistenza. Siddhartha (563-483 a.C.) nacque a Kapilavastu, località attualmente in Nepal, ma all’epoca regno indipendente di tipo repubblicano gentilizio. Secondo la cronologia più attendibile sarebbe nato nel 563 a.C. e morto nel 463 a.C. circa. Tuttavia altre datazioni spostano le coordinate temporali in maniera rilevante. Secondo la cronologia singalese sarebbero 663-543 a.C. circa, le date secondo la tradizione nell’India settentrionale sarebbero 463-383 a.C. circa.
2. In giapponese l’epoca in cui l’insegnamento di Buddha è divenuto incomprensibile è chiamato mappo. Attualmente l’epoca moderna in cui viviamo sarebbe nel periodo del mappo.
3. Le scuole giapponesi più importanti sono Hosso, Kegon, Tendai, Shingon, Rinzai, Soto, Obaku, Ritsu, Nichiren e Jodo.
4. Le analisi più interessanti sulla distorsione cognitiva sono state pubblicate da Jon Elster. Cfr. Elster, Jon, Più tristi ma più saggi? Razionalità ed emozioni, Anabasi, Milano, 1994. Si veda anche il volume Uva acerba. Cfr. Elster, Jon, Uva acerba. Versioni non ortodosse della razionalità, Feltrinelli, Milano, 1989.
5. L’oggetto di culto, in giapponese gohonzon, è presente in molte sette buddhiste. Nella setta della Terra Pura (Jodo) è rappresentato da statue di Amida, mentre per la setta di Nichiren è un mandala costituito da un rotolo con l’iscrizione dei nomi di divinità sovrannaturali e il titolo del Sutra del Loto. Al contrario, Bodhidharma proibiva l’uso di oggetti di culto, perciò le sette zen giapponesi ne sono privi.

Bibliografia

Botto, Oscar, Buddha, Mondadori, Milano, 1985.
Conze, Edward, Scritture buddhiste, Astrolabio-Ubaldini, Roma, 1973.
Conze, Edward, Breve storia del Buddhismo, Rizzoli, Milano, 1985.
Coomaraswami, Ananda, Vita di Buddha, SE, Milano, 2000.
Filippani Ronconi, Pio, Il buddhismo, Newton Compton, Roma, 1994.
Filippani Ronconi, Pio, Buddha. Aforismi e discorsi, Newton Compton, Roma, 1994.
Filippani Ronconi, Pio, Canone buddhista, UTET, Torino, 1976.
Forzani, Giuseppe, I fiori del vuoto, Bollati Boringhieri, Torino, 2006.
Martorella, Cristiano, Gioco linguistico e satori. Relazione del corso di filosofia del linguaggio, Facoltà di Lettere e Filosofia, Genova, 1999.
Martorella, Cristiano, Affinità fra il Buddhismo Zen e la filosofia di Wittgenstein, in “Quaderni Asiatici”, anno XX, n. 61, marzo 2003.
Martorella, Cristiano, La verità e il luogo, in “Diogene Filosofare Oggi”, n. 4, anno II, giugno-agosto 2006.
Martorella, Cristiano, Filosofare da cuore a cuore, in “Diogene Filosofare Oggi”, n. 4, anno II, giugno-agosto 2006.
Oldenberg, Hermann, Budda. La vita, gli insegnamenti e il retaggio dell’illuminato, TEA, Milano, 1998.
Puech, Henri-Charles, Storia del buddhismo, Arnoldo Mondadori, Milano, 1992.
Puech, Henri-Charles, Le religioni dell’Estremo Oriente, Laterza, Roma-Bari, 1988.

 

׺°”˜`”°º×׺°”˜`”°º×★ ☆ ENGLISH★☆ ★׺°”˜`”°º×׺°”˜`”°º×

Mastering anger

“Those who can not control his anger ignores that the force
comes from much further away and wants to break into it. He believes
even, at least for a moment, that’s the current powerful
convey something of its power. But it is an illusion,
because it is the current itself to be powerful, not who is
current passes through it. Thus, after its passage, the
poor wretch is so weak that he found all
tremble jaws, legs, hands.
The initiation of a school pupil has understood that dominating
the rage he feels rising within himself and trying to
turn, becomes the true power. It is the same
with sexual energy: domination, there is strengthened
considerably. That’s why the Initiates, who have learned to
dominate the instinct of aggression, as well as the sexual instinct,
have so much energy to think and talk in order to
light beings. ”

Mikhael Omraam Aïvanhov

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Wise is he who can control the anger

Prof. Alessandra Graziottin
Director of the Center of Gynecology and Medical Sexology H. San Raffaele Resnati, Milan

“Angry is easy. But who should do it in the right size, when appropriate, with the purpose and as convenient, not everyone is not easy. And that is why the do it right is rare, praiseworthy and beautiful. ”
The cardinal concept shows more than 2500 years ago by the sage Aristotle, Nicomachean Ethics, there was only one: the difference between letting yourself be overcome by anger, in a rampant spontaneity, today more than ever, and being the protagonists of anger. So as to be able to maintain balance the rational control of self and situation to be able to choose how and when to target angry, with whom and why.In such an elegant way to arrive at an aesthetic of anger. With the result of being able to finalize the rage, like a laser pointer, so as to make targeted, effective and constructive – destructive or, if necessary – but always under the control of a polished farsighted vision of its meaning. A vision that will help you choose the most effective arguments, the more appropriate words, the goal more strategic and more rigorous way of expression. In certain moments and contexts, this kind of anger can get to rise in indignation sacred. In this sense, even praiseworthy. Why is that form of anger and deep resonance that comes from recognizing the indignity – in general ethics – a behavior or a situation that makes us say in his heart “was also the last day of my life, on this can not be silent. ” And that is to say everything that is wrong “in words”, words with open and clear, and the courage that comes from the heart. Why the anger is born from the frustration of personal needs, such as anger, low alloy, but by a high sense of life and its values. At the risk of incurring even dislikes, controaggressioni or retaliation of various kinds and levels.
Sull’impulsività on spontaneity and, on the waves of vomit and ugly words, under the influence of a formless anger and brute is good to reflect on this. We live in times that have celebrated the right to indulge in emotion and expression of each movement of the soul, with peaks of rage that found in television amplification more destructive.Then we witness an expression of anger is not filtered by the intelligence and education, nor the sense of time and measurement. Its “truth”, to insult, is thrown in your face, preferably in public, in a perverse taste – in the sense of destructive – the exhibition of the most chaotic and there is soul in the human brain. In fact most destructive emotion becoming prey for themselves and others.
The man and the woman, who feel a deep emotion of anger, they are like the knight, ol’amazzone on the horse race, but shady. Like the knight, who knows how to control and direct the energy and the strength of his horse, can build a unit of thought and action, amazing, so the man who knows how to direct its anger can affect the context in which he lives, on their time, even breaking up obsolete balances and relevant, whether the explosive life energy that is released is governed and directed. So did Alexander the Great to the extraordinary Bucephalus, mounted bareback and sgroppante face towards the sun, under the terrified eyes of his father and his courtiers, who saw the creature, that was the beauty and power of nature at its best, a life-threatening risk for the young prince. Yet Alexander, with the strength of its shiny body and intelligent force of his soul, he felt that nobody would know Bucephalus to direct its energy in a better way. And the horse became one with his rider. So says Plutarch. And so is the man who knows how to live his anger with loud and clear that intelligence to the extent that it becomes one with his ego, in peacetime and war. In the sense of being able to keep calm and ready for his best weapon. The satisfaction with the effectiveness with which it manages to bring the lens in the manner and with the appropriate timing of new looks to the exquisite concentration of power and ease with which the rider takes his horse over the obstacle highest in the harvesting and powerful ‘ attack, and then spread over the obstacle in arriving, apparently relaxed and in perfect control.
This ability is natural? No. ‘should be said clearly. It comes from constant practice.There is sudden and powerful knights perfect as you can not improvise in the use of polished his anger, the emotion that most likely can throw and smash the man – or woman – who think they control it easily.
Since children should be educated to know how to govern this emotion ancient and powerful. This does not mean suppress, as many wrongly think, but direct, channel, to be effective. An exercise extraordinary, useful in improving the ability to also live their fury abstract or concrete, is becoming increasingly effective. But the art takes practice to think effectively, to communicate, to choose appropriate words to adorn his own feelings.
In anger all goes to a thousand: and the muddled thinking is misleading and absolutely in the wrong, the man who is made to dominate by their instincts more blind. Not by chance read as vice.
Again, here is a learning experience that should be able to start with the coffee, from the earliest years of life, it grows in us the sense of ethical life. And then we could say that there is an ethical dimension nell’adirarsi: that can be drawn only if the emotion has praised all its impurities and instinctual power is pure passion and clear in the service of a cause that deserves our energy and our heart.

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ANGER: The emotion strong colors  di Vittoria Nervi

I was angry with my friend, I told him of my anger, the anger was gone. I was angry with my foe did not tell him of my anger, my anger grew. William Blake
Our health is affected and especially our immune system and ‘the combat zones of conflict that move within noi.Somatizziamo.Io not get angry, I’m not good at expressing anger. It is one of the problems ho.Interiorizzo, however, brought me up a tumor. “Woody Allen’s” Manhattan “Often people are not aware of the conflicts’ cause I’m deep in our unconscious or long-standing and now all sepolti.Sembrano’seemingly quiet so they do not realize, for example, to be angry. THE THRILL RED
Anger is an emotion ancient, primitive, this man since childhood as well as in the animal kingdom
It ‘a reaction to frustration. We get angry for several reasons:
1 when there is’ an obstacle between us and a possible need. Two physical situations that can threaten the safety of themselves and their beni3 disturbances or obstacles to their activities or do not allow us to concentrarci4 injustices against us or others, accusations ingiustificate5 a person who continues to annoy us with his atteggiamento6 someone did not maintain a promessa7 a threat of failure, defeat, loss of self-confidence, a fear of their own inadequacy in dealing with situations difficili.Spesso sudden anger that leads us to give vent to all our grievances and our anger is the result the sense of helplessness in achieving their desires or achieve the goals we have set ourselves for inability to make decisions. In this case, the other poured upon our anger, guilt or sometimes we give them the rest of the mondo8 Fear of defeat and loss (Jealousy) 9 when it is threatened self-image, their autostima10 when we feel that something or someone we care about is deliberately opposed to the realization of our need, He does it on purpose to hurt us. Our anger and ‘higher against the persons to whom we hold for two reasons: a) because our expectations are very high for them, and then we will inevitably suffer a delusioneb) because we feel that as love, affection for us not to retaliate With strangers we get angry a lot less because they did not spend much and have so few opportunities possible scontro.Con people who do not endure or hate because we tend to keep them away.We can get angry against an object or person that causes us frustration or with another object / person substitutes’ cause we do not have the courage to face, but on a goal less fearful or more easily accessible: the scapegoat. Or take ourselves, autopunirci, blame, criticize us because we do not find much on which to orient their discontent. Anger is expressed in other ways more ‘masked: the slander, irony, innuendo and smear critics to put the other person look bad, devalue or make her feel guilty. Anger is thus a way of asserting their basic right.
According to Lowen basic ones are:
the right to exist the right to sicurezzail right to autonomy and independence and want the right to meet their own needs. Who does not in any way express his feelings of anger tends to experience them for a longer time. Often repress anger because ‘to express this emotion goes against the rules and social and educational’ cause we are afraid to lose control and cause irreparable damage or breakdown of a friendship or a rapporto.Non able to express or enforce our rights assertive in a way we feel weak and accumulate more anger (anger escalation)
Depression is anger without enthusiasm
THE ANGER
There are various types of anger:
A primary rabies in this case there ‘was a real violation of their diritti.Invece to react in this case are often adopted different strategies depending on the type of person and experiences-emotional collapse, accompanied by tears and a sense of Impotence – minimization, rationalization-lamentoLa anger becomes maladaptive when and ‘the answer is not a real violation of this but to a situation that brings us back to similar events of the past accompanied by anger (eg, I get angry with you now. … because ‘I remember my mother, my father when he told me …) 2 secondary anger: anger covers an’ other emotions’ such as a deep disappointment or concern (eg someone who does not call waiting ..) or sadness (the anger clears the pain). It ‘important, then look beneath the anger but to understand what lies beneath this emotion and rework it with the knowledge or with assistance from a / a professional. Sometimes we get angry with yourself’ cause we had to do … .. or not … or why we should say ‘we do not accept some parts of us stessi.La depression’ is often anger turned against rabies if stessi.3 instrumental in this case, anger becomes a means to control others and convince them to do this ‘that we vogliamo.La reaction of others and’ the usual bitterness, resentment and anger caused by the distacco.4 feel ignored in their needs fondamentali.5 anger is the anger of having been invaded and its aim is theristabilireconfini adeguati.6 the discussion and argument as’ a form of anger that has to do with not having adequate information, its purpose is to get the information you need to understand the meaning of certain rules or ways of acting. 7, the resentment is a type of anger related to being misunderstood or badly understood important than a feeling for the person. Its goal is to make you feel more responsible for this misunderstanding
What is anger?
We give a negative connotation to anger and then to remove and useless. It’s actually a sign that warns us that we must assert ourselves and gives us the motivation to do so. The expression of anger is often more convincing than any words and can sometimes get what you ask, to address and resolve situations of abuse and to reassert themselves and their world of values. But for this we need the “right size”, which is not there ‘when we are affected by anger. Often we are taught that education should check for and avoid expressing rabbia.Questa and ‘more’ a social rule that a real need since ‘detention, suppressing the uncomfortable situations can lead to mental and physical sufferings serie.La management Anger is a fundamental problem in our society. The inability of self-control often leads to dramatic situations that we all feel during the TG. or read on the pages of crime. E ‘therefore important that everyone recognize the signs of his anger and that of others and ask where it comes from and how that anger is most appropriate.

how to manage anger?
Here are some suggerimenti.Quando someone ‘angry with us often re-act instinctively with the same emotion of anger which’ does nothing but worsen the trigger and escalate situazione.Riuscire to remain calm and not ‘easy when we feel offended , attacked and wounded, If we can keep calm and understand what may be the causes of the anger of others, we are on track .- PREVENT RABIES to understand what is’ the real problem by risolvereSe we are angry / and a good technique and ‘that delTIME OUT: useful technique to reduce the displacement postpone the debate, change the subject, go away to make a walk or play down with delicatezzaSe and’ the other person who is’ angry with us trying to make them understand that his angerprevents us from understanding or solving the problem. let us give way to ‘empty the trash’ without reply and try to bring the discussion to the core of the problem without enlarging the field (but ‘you this time. … here, you’re still the same though .. ‘you ..) often raises his voice but not shouting’ ever more ‘strong. – AREA RAGE
this technique and ‘useful if we are in contact with people who are often times when each arrabbiare.Programmiamo and’ free sfogarsi.Sapremo that in those moments are made for that. 1. Identify when and where other people do not listen to us and let’s be clear on exactly what we want to involve relatives or discutere.Non amici.Peggiorano the situation by creating more malintesi.2. State the duration of this space rage (usually 15-20 minutes is good) 3. Let the other person talk without interromperla4. In turn, we take the floor for a set time as they do in the debates on TV (not more than 5 minutes) 5. We pauses if the other has avoided the need 6 ‘use of verbal and physical violence to another person by pointing out the limits are not exceeded and defending its borders or we turn away (we leave the house, go to another room … ..) .7 oraDurante we are in the here and the discussion does not go rinvangare other similar moments to support your reason. Do not reproach the squabbles in the past. To bring in parents and relatives (unless they are a matter of debate) is prohibited thereby avoid the ‘you’re like your mother ecc’Questo broadens the debate and facing away from the solution of the problems confounding entrambi.Quindi let go of the’ but ‘ you that time you told me, did you …. ‘Do not confuse the issue with the win-persona8 windiscutere not’ a race to win and impose their point of view, nor to demonstrate its superiority or to give a lesson to ‘ other persona.Evitiamo to devalue the other person or use sarcasm because ‘only leads to a reaction aggressiva.Cerchiamo a common point and a solution creativa.Ognuno has its own views on cose.Rimanere stubbornly rigid on their position without never try to take the role of the other person just leads to other discussioniRinegoziare tasks at home, in regard to children, their own space to relax, to stay together so instead of pretending and keep grudges or resentments implement inutili.Si speaks honestly without the use of silence as a weapon or keep its nose to get to ask “what have you” or to feel guilty about the other persona9 the words “always” and “never” are absolutely prohibited (instead of “I do not you never hear “you say” now I’ve heard “instead of” You never make me a compliment, “you say” some days I do not say anything nice ”
BIBLIOTERAPIASimionato, Anderson Anger Management. Communication as a tool to manage their emotions Franco Angeli W. Davies Dominate ArmeniaH anger.Lerner The Dance of Anger TEA Practice

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Bonno, deception of the passions
Aims and traps of Buddhism
Cristiano MartorellaBuddhism is the teaching expounded by the sage of the Shakya family, Siddhartha (563-483 BC) known as the Buddha (1). The practice and application of Buddhist teaching are designed to liberate human beings from the yoke of pain and suffering, and then develop their full lives. But the Buddha himself predicted that in time his teaching would have been corrupted, misunderstood and degenerate (2). This prophecy is confirmed by a detailed analysis of the practices of Buddhism in countries further from the original teaching, namely China and Japan.The latter country also enjoyed a lively battle, fierce and often violent, between buddhismo.Tuttavia reformers was precisely the conflict of passions to make Japanese Buddhism (3) more active and interesting, despite the misrepresentation of the original teaching. This also explains the success in Europe and the United States of the seven Japanese in all their forms (community of monks, lay associations, academic centers of learning, etc.).. To fully understand Japanese Buddhism is critically necessary to penetrate in the principles that govern the Buddhist practices.
The Japanese word Bonno indicates the passions and illusions that dominate our lives. Bonno The word translates the Sanskrit word which means “passion klesa misleading illusion that captivates the human soul. The term Bonn is composed of bon (bed also means wazurawashii complex, difficult, difficult) and not (in verbal form nayamu means suffering, torment, anguish). From a strictly psychological explain the reason of this theory. The passions and emotions are capable of causing a cognitive distortion that alters the perceptions of reality. In contrast, the emotions are necessary to establish the motives, and therefore can not be eliminated completely. This suggests that the Buddha is a restraint and an awareness that demonstrates every aspect of the real rather than false expectations. The issue of cognitive distortion (4) is crucial both from the psychological point of view, both in the context of proper religious practice. Buddhism does not deny the reality of the world, but offers a better relationship with it, most authentic and true. Buddhism is nihilism in the sense that it destroys and destroys the illusion, revealing the truth of being.
The issue of cognitive distortions and resumed in another Buddhist teaching, present in almost all the sects in Japan: the three poisons (sandoku). The three poisons that pollute the human soul is the desire (musabori), anger (Ikari) and ignorance (Orok).The freeing of the three poisons with the three doors leading to the release, not desire, not themselves, not form. The exercise of virtually transform (hendoku iyaku) the three poisons. It becomes so desire into compassion and anger in life force, ignorance into wisdom. Unfortunately, the three poisons are able to penetrate everywhere and assume unexpected dimensions. The Buddhist practice itself is contaminated by the three poisons, as evidenced by the numerous schisms and betrayals, and Buddha urged their followers to always remain vigilant against the dangers of false teachers and doctrines harmful. Who is using Buddhism for his petty personal use causes serious harm to himself and others. The aim of Buddhism is liberation and that is exactly the opposite dell’asservimento authoritarian practiced in many sects, schools and associations that use the name.
For this reason, many mystical techniques are detrimental rather than beneficial. The worship of a cult (5), the Gohonzon, it is a practice that is contrary and opposed to the teachings of Siddhartha. Who worships an object of worship is not never free, but it is the slave. We expect miracles from the object of worship or divine intervention, benefits and protection. But what you get is the power and the spread of the three poisons (sandoku). The psychological dynamic of this process is clear and obvious.He blindly believes in the miraculous powers of a venerated object of worship as an idol. This is done out of ignorance, superstition, stupidity (Orok). It expresses the desire (musabori) and try fury and anger (Ikari), why not fulfilled. The object of worship becomes the instrument of torture that produces this sequence in the three poisons: ignorance, desire and anger. Finally you get the opposite effect to what is desired.Paradoxically, those who believe they practice Buddhism also inevitably prove wrong the dangers of the passions that deceive the mind, namely the correctness of the historical Buddha, Siddhartha.

Notes

1. The title Buddha means “awakened” or “enlightened”, ie one who has freed himself of ignorance and know the truth about existence. Siddhartha (563-483 BC) was born in Kapilavastu locations currently in Nepal, but then independent kingdom of noble republican type. According to the most reliable history was born in 563 BC and died in 463 BC about. However, other dates moving time coordinates in a significant way.According to the Sri Lankan history would be 663-543 BC about the dates according to the tradition in northern India would be 463-383 BC about.
2. In Japanese, the time when the teachings of Buddha has become incomprehensible is called map. Currently, the modern age in which we live would be the time of the map.
3. The Japanese schools are more important Hoss, Kegon, Tendai, Shingon, Rinzai, Soto, Obaku, Ritsu, Jodo and Nichiren.
4. The most interesting analysis on the cognitive distortions have been published by Jon Elster. See Elster, Jon, sadder but wiser? Rationality and emotions, Anabasis, Milan, 1994. See also the volume of sour grapes. See Elster, Jon, sour grapes.Unorthodox versions of rationality, Feltrinelli, Milano, 1989.
5. The object of worship, the Gohonzon in Japanese, is present in many Buddhist sects. In the Pure Land sect (Jodo) is represented by statues of Amida, while the Nichiren sect is a mandala made up of a scroll with the inscription of the names of supernatural deity and the title of the Lotus Sutra. On the contrary, Bodhidharma forbade the use of religious objects, so the Japanese Zen sect do not.

Bibliography

Botto, Oscar, Buddha, Mondadori, Milano, 1985.
Conze, Edward, Buddhist Scriptures, Astrolabe-Ubaldini, Rome, 1973.
Conze, Edward, A Short History of Buddhism, Rizzoli, Milano, 1985.
Coomaraswami, Ananda, The Life of Buddha, SE, Milan, 2000.
Filippani Ronconi, Pio, Buddhism, Newton Compton, Rome, 1994.
Filippani Ronconi, Pio, Buddha. Aphorisms and speeches, Newton Compton, Rome, 1994.
Filippani Ronconi, Pio, Buddhist Canon, UTET, Torino, 1976.
Forzani, Joseph, Flowers of emptiness, Boringhieri Bollati, Torino, 2006.
Martorella, Christian, language games and satori. Report of the Philosophy of Language, Faculty of Humanities, Genova, 1999.
Martorella, Christian, affinity between Zen Buddhism and the philosophy of Wittgenstein, in “Quaderni Asians”, year XX, No 61 March 2003.
Martorella, Christian, Truth, and the place, “Diogenes philosophers today,” No 4, year II, from June to August 2006.
Martorella, Christian, Philosophy from heart to heart, “Diogenes philosophers today,” No 4, year II, from June to August 2006.
Oldenberg, Hermann, Buddha. The life, teachings and legacy of the Enlightenment, TEA, Milano, 1998.
Puech, Henri-Charles, History of Buddhism, Arnoldo Mondadori, Milan, 1992.
Puech, Henri-Charles, Eastern Religions, Laterza, Roma-Bari, 1988.

 

Inspirando … espirando – Thich Nhat Hanh


Inspirando … espirando – Thich Nhat Hanh

– Il momento presente –

Arrivare a un intimo contatto è una pratica importante. Noi entriamo in contatto con le mani, gli occhi, gli orecchi e anche con la nostra consapevolezza. La prima pratica che appresi durante il mio noviziato fu quella di inspirare ed espirare, di venire a contatto con ciascun respiro grazie alla mia consapevolezza, di identificare l’inspirazione come inspirazione e l’espirazione come espirazione. Quando mettete in pratica questo metodo, la mente e il corpo si pongono sullo stesso piano, i pensieri errabondi si arrestano e siete nella vostra condizione ottimale. La consapevolezza è la sostanza di un Buddha. Quando penetrate intimamente in questo momento, cogliete la natura della realtà e quest’intuizione vi libera dalla sofferenza e dalla confusione. In una certa misura la pace è già presente: il problema è se sappiamo come attingerla. La respirazione cosciente è la più importante pratica buddhista per attingere la pace. Vorrei proporvi questo breve esercizio:

Inspirando, calmo il corpo.
Espirando, sorrido.
Dimorando nel momento presente,
So che questo è un momento meraviglioso.

“Inspirando, calmo il corpo”. È come bere un bicchiere d’acqua fresca. Sentite la frescura che vi pervade il corpo Quando inspiro e recito questo verso, faccio veramente esperienza del mio respiro che rasserena il mio corpo e la mia mente. Nella meditazione buddista, la mente e il corpo diventano una sola cosa.

“Espirando, sorrido”. Un sorriso può rilassare centinaia di muscoli facciali e rendervi padroni di voi stessi. Quando osservate un’immagine del Buddha, lo vedrete sempre sorridente. Quando sorridete con consapevolezza, vi rendete conto della meraviglia di un sorriso.
“Dimorando nel momento presente”. Recitiamo questo verso quando inspiriamo nuovamente e non pensiamo a nient’altro. Sappiamo esattamente dove siamo.

Di solito diciamo: “Aspetterò fino alla fine della scuola e al conseguimento della laurea, e allora vivrò veramente”. Ma quando abbiamo ottenuto il diploma, diciamo: “Per vivere veramente la vita, devo aspettare fino a quando avrò un lavoro”. Dopo il lavoro, ci serve un auto e dopo l’auto una casa. Non riusciamo ad essere vivi nel momento presente. Differiamo sempre la vita al futuro, non sappiamo esattamente quando. Ci può capitare di non essere mai veramente vivi per tutta la nostra vita. La tecnica, sempre che di una tecnica si debba parlare, è quella di essere nel momento presente, di essere consapevoli di essere qui e ora, che l’unico momento da vivere è il presente. Quando espiriamo, diciamo: “So che questo è un momento meraviglioso”. Essere veramente qui e ora e godere del momento presente, ecco il nostro compito più importante.

Possiamo anche abbreviare i versi in sei parole. Quando inspiriamo, diciamo a noi stessi: “Calmarsi”, e quando espiriamo: “Sorridere”. Quando inspiriamo nuovamente, diciamo: “Momento presente”, e quando espiriamo: “Momento meraviglioso”. Praticare questo metodo ci può aiutare ad attingere immediatamente la pace. Non dobbiamo aspettare la presenza di altre condizioni.

Ecco un altro esercizio che ci aiuta ad attingere la pace e la serenità:

Inspirando, sono consapevole del mio cuore. Espirando, sorrido al mio cuore. Faccio voto di mangiare, bere e agire in modi che in me preservino salute e benessere.

Nel momento in cui diveniamo veramente consapevoli del nostro cuore, proviamo immediatamente una sensazione di conforto e liberazione. Il nostro cuore ha lavorato notte e giorno, pompando migliaia di litri di sangue per nutrire tutte le cellule del corpo e per conservare la nostra pace, e sappiamo che, se il cuore cessa di battere, moriamo. Eppure non ci prendiamo gran cura del nostro cuore. Mangiamo, beviamo e agiamo in modi che sono causa di tensione e stress. Quando veniamo a contatto con il nostro cuore grazie alla consapevolezza, vediamo chiaramente che un cuore in buone condizioni è un elemento di pace e felicità reali, e facciamo voto di vivere in modo tale da conservare il nostro cuore in buone condizioni.

– Fare la pace –

Allo stesso modo possiamo praticare con i nostri occhi. I nostri occhi sono meravigliosi, ma di solito ne diamo per scontata l’esistenza: ogni volta che li apriamo vediamo migliaia di forme e colori meravigliosi. Chi è privo della vista probabilmente sente che, se potesse recuperarla, si troverebbe in paradiso, ma noi che abbiamo gli occhi sani raramente ci ritagliamo del tempo per considerare il fatto che siamo già in paradiso. Se soltanto per un momento ci accostassimo intimamente ai nostri occhi, proveremmo la pace e la gioia autentiche.

Venendo a contatto con ogni parte del nostro corpo nella consapevolezza, facciamo la pace con il nostro corpo e possiamo far lo stesso con le nostre sensazioni. Dentro di noi dimorano numerose sensazioni e idee conflittuali, ed è importante avere una visione profonda e sapere che cosa accade. Quando in noi ci sono dei conflitti interiori, non passerà molto tempo e ci troveremo in guerra con gli altri, persino con coloro che amiamo.

La violenza, l’odio, la discriminazione e la paura nella società innaffiano i semi della violenza, dell’odio, della discriminazione e della paura che ci sono in noi. Se ritorniamo in noi stessi ed entriamo in contatto con le nostre sensazioni vedremo i modi con i quali alimentiamo i nostri conflitti interiori. Innanzi tutto, la meditazione è uno strumento per osservare il nostro stesso territorio in modo tale da poter sapere ciò che accade. Con la forza della consapevolezza, possiamo placare le cose, capirle e ridare armonia agli elementi conflittuali nel nostro intimo. Se riusciamo ad apprendere le vie per attingere la pace, la gioia e la felicità che sono già presenti, diverremo sani e forti, e saremo per gli altri una risorsa.

– Sono qui per te –

Il dono più prezioso che possiamo offrire agli altri è la nostra presenza. Quando la nostra consapevolezza abbraccia coloro che amiamo, costoro sbocceranno come fiori. Se amate una persona, ma vi rendete raramente disponibili a lei, non si tratta di vero amore. Quando la vostra amata soffre, dovete riconoscerne la sofferenza, l’ansia e le preoccupazioni, e questo è già sufficiente a offrire un certo conforto. La consapevolezza dà sollievo al dolore perché è traboccante di comprensione e compassione. Quando siete veramente presenti, mostrando amorevolezza e comprensione, l’energia dello Spirito Santo è in voi.

– La luce che rivela –

Quando Giovanni Battista aiutò Gesù a entrare in comunione con lo Spirito Santo, il Cielo si aprì e lo Spirito Santo scese come una colomba e penetrò nella persona di Gesù. Egli si recò nel deserto e per quaranta giorni si esercitò a rafforzare lo Spirito dentro di Sé. Quando in noi germoglia la consapevolezza, dobbiamo continuare a praticarla se vogliamo consolidarla. Ascoltando veramente il canto di un uccello o osservando veramente un cielo azzurro, tocchiamo il seme dello Spirito Santo dentro di noi.

Da: Un brano tratto dal testo “Il Buddha vivente, il Cristo vivente”, Neri Pozza Editore. Titolo originale: Living Buddha, Living Cristo. Traduzione di Francesco Brunelli. “La prima pratica che appresi durante il mio noviziato fu quella di inspirare ed espirare […]”.

Inhale … exhale – Thich Nhat Hanh

– The present moment –

Reaching an intimate contact is an important practice. We enter into
contact with hands, eyes, ears and even with our
awareness. The first practice I learned during my apprenticeship was
to inhale and exhale, to come into contact with each breath
Because of my awareness, to identify inhalation as
inhalation and exhalation as the exhalation. When put into practice
this method, the mind and body are placed on an equal footing, the
wandering thoughts and stop you in your best condition.
Awareness is the essence of a Buddha. When penetrated
intimately at this time, grasp the nature of reality and
this intuition frees you from suffering and confusion. In a
some extent peace is already there: the problem is if we know how
attaining it. Conscious breathing is the most important practical
Buddhist draw for peace. I would offer this brief exercise:

Inhale and calm the body.
Breathing out, I smile.
Dwelling in the present moment,
I know this is a wonderful time.

“Inhale, calm the body.” It’s like drinking a glass of cool water.
Feel the coolness that pervades the body when you breathe in and recite
this verse, I really experience that soothes my breath
my body and my mind. In Buddhist meditation, the mind and
body become one.

“Breathing out, I smile.” A smile can relax hundreds of muscles
face and make you masters of yourselves. When you look at a picture
Buddha, you will see him always smiling. When you smile with
awareness, you realize the wonder of a smile.
“Abiding in the present moment.” Recite this verse when
breathe again and not think of anything else. We know exactly
where we are.

Usually we say: “I will wait until the end of the school and
graduation, and then really live. “But when we
graduation, we say: “To truly live life, I
wait until I get a job. “After work, we need a car
and after the car home. We can not be alive when
present. Always defer to the future life, we do not know exactly
when. There you may not ever be truly alive for the whole
our lives. The technique, provided that we should speak of a technique is
to be in the present moment, be aware that
here and now, the only time to live is the present. When we breathe,
say: “I know this is a wonderful time. Being here really
and now and enjoy the present moment, that’s our task more
important.

We can also shorten the lines in six words. When you inhale,
say to ourselves: “Calm down,” and when we exhale, “Smiling”. When
breathe again, say: “This Moment,” and when we breathe:
“Wonderful moment”. Practicing this method can help us to
draw immediately the peace. We should not expect the presence of
other conditions.

Here’s another exercise that helps us to draw peace and serenity:

Inhale, I am aware of my heart. Breathing out, I smile at my
heart. I vow to eat, drink and act in ways that preserve me
health and wellness.

When we become truly aware of our hearts,
immediately feel a sense of comfort and liberation. The
Our heart has been working night and day, pumping thousands of gallons of
blood to nourish every cell in the body and preserve our
peace, and we know that if your heart stops beating, we die. Yet
We take great care of our heart. Eat, drink and act
ways which cause tension and stress. When we come into contact with
our hearts through the awareness, we see clearly that a
heart in good condition is an element of peace and real happiness, and
I vow to live in such a way as to preserve our heart
good condition.

– Make Peace –

Similarly we can practice with our own eyes. Our eyes
are wonderful, but it usually take for granted the existence: each
Once we open them we see thousands of beautiful shapes and colors. Who
is devoid of vision probably feels that if she could recover, it
would be in paradise, but we who have healthy eyes we rarely
cut the time to consider the fact that we’re already in paradise.
If only for a moment we approached closely to our eyes,
would feel peace and genuine joy.

Coming into contact with every part of our body’s awareness,
make peace with our bodies and we can do the same with
our feelings. Dwell within us many ideas and feelings
conflict, and it is important to have a deep and knowing that
what happens. When we have inner conflict, it will not
long time and we will be at war with others, even those with
we love.

Violence, hatred, discrimination and fear in society
watering the seeds of violence, hatred, discrimination and
the fear that there are in us. If we return to ourselves and enter
in touch with our feelings we will see the ways in which
feed our inner conflicts. First of all, meditation is
a tool to observe our own territory so that
to know what happens. With the power of awareness, we can
pacify things, understand them and restore harmony to the conflicting elements in
ourselves. If we can learn ways to draw the peace
the joy and happiness that are already present, will become healthy and strong, and
we are a resource for others.

– I am here for you –

The most precious gift we can offer others is our
presence. When our consciousness embraces those we love,
they will bloom like flowers. If you love someone, but you realize
rarely available to you, this is not true love. When the
your loved one is suffering, you must acknowledge the pain, anxiety and
concerns, and this is enough to offer some comfort.
Awareness gives pain relief because it is overflowing
understanding and compassion. When you are truly present, showing
kindness and understanding, the energy of the Holy Spirit is in you.

– The light that reveals –

When John the Baptist helped Jesus to come into communion with the Spirit
Holy, Heaven opened and the Holy Spirit descended like a dove and
entered in the person of Jesus in the desert and he went for forty
days exerted to strengthen the spirit within the self. When we
sprouts awareness, we must continue to practice if we
consolidated. Really listening to the song of a bird watching or
a really blue sky, touch the seed of the Holy Spirit within
us.

From: An excerpt from the text “living Buddha, the living Christ”
Blacks Pozza Editore. Original title: Living Buddha, Living Christ.
Translated by Francesco Brunelli. “The first practice I learned during
my novitiate was to inhale and exhale […]”.