Archivio | 16/12/2018

Grandi Onde


8. Grandi Onde

All’inizio dell’era Meiji viveva un famoso lottatore che si chiamava O-nami, Grandi Onde. O-nami era fortissimo e conosceva l’arte della lotta. Quando gareggiava in privato, vinceva persino il suo maestro, ma in pubblico era così timido che riuscivano a batterlo anche i suoi allievi.

O-nami capì che doveva farsi aiutare da un maestro di Zen. In un piccolo tempio poco lontano soggiornava temporaneamente Hakuju, un insegnante girovago. O-nami andò a trovarlo e gli spiegò il suo guaio.

«Tu ti chiami Grandi Onde,» gli disse l’insegnante «perciò stanotte rimani in questo tempio. Immaginati di essere quei marosi. Non sei più un lottatore che ha paura. Tu sei quelle ondate enormi che spazzano via tutto davanti a loro, distruggendo qualunque cosa incontrino. Fa’ così, e sarai il più grande lottatore del paese».

L’insegnante lo lasciò solo. O-nami rimase in meditazione, cercando di immaginare se stesso come onde. Pensava alle cose più disparate. Poi, gradualmente, si soffermava sempre più spesso sulla sensazione delle onde. Man mano che la notte avanzava le onde si facevano più grosse. Spazzarono via i fiori coi loro vasi. Sommersero perfino il Buddha nella sua cappella. Prima dell’alba il tempio non era più che il continuo fluire e rifluire di un mare immenso.

Al mattino l’insegnante trovò O-nami assorto in meditazione, con un lieve sorriso sul volto. Gli batté sulla spalla. «Ora niente potrà più turbarti» gli disse. «Tu sei quelle onde. Travolgerai tutto ciò che ti trovi davanti».

Quel giorno stesso O-nami partecipò alle gare di lotta e vinse. E da allora, nessuno in Giappone riuscì più a batterlo.

tratto da 101 storie Zen

 

Great Waves

In the early days of the Meiji era there lived a well-known wrestler called O-nami, Great Waves.

O-nami was immensly strong and knew the art of wresting. In his private bouts he defeated even his teacher, but in public was so bashful that his own pupils threw him.

O-nami felt he should go to a Zen master for help. Hakuju, a wandering teacher, was stopping in a little temple nearby, so O-nami went to see him and told him of his great trouble.

“Great Waves is your name,” the teacher advised, “so stay in this temple tonight. Imagine that you are those billows. You are no longer a wrestler who is afraid. You are those huge waves sweeping everything before them, swallowing all in their path. Do this and you will be the greatest wrestler in the land.”

The teacher retired. O-nami sat in meditation trying to imagine himself as waves. He thought of many different things. Then gradualy he turned more and more to the feeling of waves. As the night advanced the waves became larger and larger. They swept away the flowers in their vases. Even the Buddha in the shrine was inundated. Before dawn the temple was nothing but the ebb and flow of an immense sea.

In the morning the teacher found O-nami meditating, a faint smile on his face. He patted the wrestler’s shoulder. “Now nothing can disturb you,” he said. “You are those waves. You will sweep everything before you.”

The same day O-nami entered the wrestling contests and won. After that, no one in Japan was able to defeat him.

Take from 101 Zen Stories

Richiamo di voci


Richiamo di voci

Molta è la paura
che frena il cammino,
frutto della mente, insicurezza
che non permette di manifestare
il senso profondo della vita: amare.

Tante persone camminano
su strade buie,nel silenzio
le loro voci sono un richiamo
per anima compassionevoli
che le vogliono aiutare.

22.02.2011 Poetyca

 

Recall voices

A lot is fear
that hinders the way,
fruit of the mind, insecurity
that can not express
the deeper meaning of life: love.

So many people walk
on dark streets in silence
their voices are a reminder
for compassionate soul
that want to help.

22.02.2011 Poetyca

Oltre il velo


Oltre il velo

Cosa è il tempo?
Si resta sempre bambini dal cuore innocente
esseri che sanno percepire oltre
ma che tremano di paura
come foglie aggrappate al ramo
che temono di lasciare andare

Un respiro trattenuto
un antico timore
ed è freno che non ci fa guardare:
occhi stretti al buio
sino all’apparire di una luce
che da sempre ci accompagnava

Uno squarcio al velo sul cuore
e tutto è adesso chiaro
ogni cosa vibra in puro bagliore
– è questa la vera vita –
e nell’abbraccio d’amore vivo
la possiamo attraversare

20.11.2010 Poetyca


Beyond the veil

What is time?
It is always innocent children from the heart
beings who can perceive more than
but trembling with fear
like leaves clinging to the branch
that fear of letting go

A breath-hold
an old fear
and brakes that makes us look:
narrow eyes in the dark
until a light
that has always accompanied us

A glimpse of the veil on the heart
and everything is now clear
everything vibrates in a pure glow
– Is this the real life –
and the embrace of love alive
We can cross it

20.11.2010 Poetyca

Quattro cose – Four things


🌸Quattro cose🌸

Ci sono quattro cose
che non tornano più indietro:
Una pietra, dopo averla lanciata.
Una parola, dopo averla detta.
Un’occasione, dopo averla persa.
E il tempo, dopo essere stato sprecato.

Bob Marley
🌸🌿🌸#pensierieparole
🌸Four things

There are four things
that do not come back:
A stone, after having launched it.
A word, after saying it.
An opportunity, after losing it.
And time, after being wasted.

Bob Marley

Mani alzate – Hands up


🌼Mani alzate🌼

Attesa
di un generale
cambiamento
in un mondo
ormai arreso
mani alzate
a coprire il sole
Non fuggono
le ombre
non respira
la voglia di vita
se prima
non inizio io
a fare la differenza
Ora metto
parole in fila
per portare fuori
quello che bussa
e ancora dentro
si fa spazio
in cerca di voce

02.12.2018 Poetyca
🌼🌿🌼#Poetycamente
🌼Hands up

Waiting
of a general
change
in a world
now surrendered
hands up
to cover the sun
They do not flee
shadows
does not breathe
the desire for life
if before
I do not start
make the difference
Now I’ll put it
words in a row
to bring out
what knocks
and still inside
it makes space
looking for a voice

02.12.2018 Poetyca

Riflessioni sull’azione e la reazione


Riflessioni sull’azione e la reazione

Spesso ci accade di vivere situazioni
capaci di creare una tensione emotiva:
senza renderci conto riproduciamo delle reazioni
istintive che erano per noi come meccanismi
innestati da una sorta di “pilota automatico”
dettato dalla mente che crede di intravedere
una condizione di sofferenza dalla quale proteggersi,
malgrado poi alla visione obiettiva dei fatti
la realtà era palesemente neutra.

La mente in questo caso, in forma inconscia
mette in atto da sè una condizione di difesa
“contro” dei fantasmi (solo nostri) ed aggredisce
il mondo esterno perchè ritenuto responsabile del nostro disagio,
questo  atteggiamento disperde una grande quantità di energie che non era necessario
utilizzare perchè,in realtà, non era presente
alcun pericolo, questa reazione è come un girare a vuoto
e non è produttiva perchè non aiuta a risalire alla vera causa
per applicare strategie che riconducano ad azioni
di equilibrio in quella che è la via di mezzo, non solo,
l’energia intrappolata è spesso di rabbia sublimata e non riconosciuta,
capace di produrre anche malattie psicosomatiche.

Questi meccanismi sono simili
agli istinti animali di difesa del territorio.
Secondo Sigmund Freud in uno studio poi ripreso da sua
figlia Anna,i meccanismi di difesa agiscono
per proteggere l’Io” da situazioni di disagio emotivo.
Ecco che viene adottata tutta una serie di strategie,
tra queste la necessità di non trovare la vera
chiave che spinga l’io ad autoproteggersi.
Ma da dove nasce questa necessità di reazione?
Sicuramente dalla paura e dal disagio affettivo.

Certamente la struttura mentale di un essere animale
è più semplice di quella un essere umano, mi sono
trovata spesso ad osservare il modo di comportarsi
della mia cagnolina di due mesi, ho potuto notare
che più è stanca ( sotto stress) e maggiore è la
sua necessità di reagire al gioco con un atteggiamento
aggressivo,riconoscendo in lei la condizione
di stanchezza, le cause che possano determinare
l’effetto del suo disagio è per me più facile
capire quando placarla con delle carezze e farla
addormentare. Per gli umani è tutto più
complicato, gli stimoli e le risposte possono
infatti essere innumerevoli. Credo comunque
che sia necessario, per un discorso di consapevolezza,
assumersi le responsabilità delle proprie azioni piuttosto
che usare il meccanismo di “proiezione” addossandole ad altri.
Per aiutarci ad assumere un comportamente
equidistante e di rispetto verso noi stessi e gli altri,
per essere capaci di azioni costruttive piuttosto
che di reazioni emotive non produttive
sarebbe necessario porre a se stessi alcune domande:
– Sto reagendo a qualcosa?
– Quanto sento di fare danneggia qualcuno incluso me stesso?
– Sono davvero libero nel mio agire o qualcosa mi trascina per difendermi?
La necessità di difesa nasce dalla paura:
– Paura di non essere compresi ed accolti
– Paura di non essere amati
– Paura di essere in una situazione di inferiorità per cui si vuole affermare il proprio “Io”
Non sono gli altri ad emettere sentenze, siamo noi stessi
che sentiamo il disagio, crediamo di non meritare attenzione
e spesso la reazione è la ricerca da parte del nostro”Io” di tale attenzione.
Se imparassimo a meditare, a lasciare andare, a non disperdere energie
per un’inutile difesa, dove spesso la realtà è vista con la lente
deformante dell’io stesso; ma imparassimo ad accettarci per come siamo,
ad accettare gli altri, senza il dualismo che cerca solo il difetto
ed omette gli aspetti di gentilezza amorevole verso noi stessi
e verso gli altri potremmo imparare l’indipendenza del desiderio di
essere approvati, dalla sofferenza che ci faccia sentire esclusi.

Se liberassimo in modo maturo tutta quell’energia di attaccamento
al nostro “Io” saremmo in grado di vedere ed abbracciare la realtà per come essa è,
sopratutto saremmo capaci di amare incondizionatamente.
Sul percorso del Dharma i tre gioielli:
Buddha, Dharma e Shanga sono fondamentali
per poter comprendere noi stessi, per il confronto costruttivo
con gli altri, per saper sciogliere, attraverso un lavoro onesto
di rettitudine tutte le cause della sofferenza.
Avere amorevolezza, gentilezza e compassione è riconoscere
con umiltà il valore di questo legame che ci interconnette,
il rifugio nei tre gioielli è anche la serenità, la fiducia e la
nostra capacità di farci accogliere, di offrire quel che siamo,
consapevoli che la nostra reazione emotiva, se non costruttiva
danneggia non solo noi stessi ma anche gli altri

Fondamentali come guida le virtù morali :
compassione (percepire dentro di sé la gioia e il dolore dell’altro);
amorevolezza verso tutti gli esseri viventi;
letizia e considerazione del lato positivo delle cose;
imparzialità nel considerare la realtà
Il Nobile Ottuplice Sentiero è quanto possa far riflettere su dukkha – la sofferenza, il suo insorgere e il modo per liberarci di essa.

Ma importante è comprendere chi davvero origina la sofferenza
e come potersi liberare di essa e della sua energia che ci imprigiona.
Buon cammino
Poetyca
07.02.2007


Reflections on action and reaction

Often we happen to live situations
able to create emotional tension:
reproduced without realizing reactions
that were instinctive for us as mechanisms
grafted from a sort of “autopilot”
dictated by the mind that thinks glimpse
a condition of suffering from which to protect themselves,
then despite the objective view of the facts
the reality was clearly neutral.

The mind in this case, in an unconscious
put in place by a self-defense condition
“Against” ghosts (only ours) and attacks
the outside world held accountable because of our discomfort,
This approach dissipates a large amount of energy that was not necessary
use because, really, was not present
no danger, this reaction is like a idling
and is not productive because it does not help to trace the real cause
to implement strategies that lead back to action
balance in what is the middle way, not only
the trapped energy is often unrecognized and sublimated rage,
capable of producing even psychosomatic illness.

These mechanisms are similar
the animal instincts of territorial defense.
According to Sigmund Freud in a study later taken by his
daughter Anna, the defense mechanisms acting
to protect the ego “from situations of emotional distress.
Here is adopted in a variety of strategies,
among them the need not to find true
I push the key to protect themselves.
But where does this need to react?
Certainly the fear and emotional distress.

Certainly, the mental structure of an animal being
is simpler than a human being, I
often found to observe the behavior
my dog for two months, I have noticed
who is more tired (stress) and the greater the
its need to respond to the game with an attitude
aggressive, recognizing in her condition
of fatigue, causes that could lead
the effect of his discomfort is easier for me
understand when it settles down with it and caresses
sleep. For humans it’s all more
complicated stimuli and responses can
indeed be endless. But I think
that is necessary for a speech awareness
assume responsibility for their actions rather
that use the mechanism of “projection” pass it to others.

To help us behave
equidistant and respect for ourselves and others,
to be capable of constructive action rather
that emotional reactions to non-productive
would need to ask yourself some questions:

– I’m reacting to something?
– How do I feel hurt anyone including myself?
– I am very free in my work or something drags me to defend myself?

The need for protection stems from the fear:

– Fear of not being understood and accepted
– Fear of not being loved
– Fear of being in a position of inferiority for which you want to say their “I”

Are no others to make judgments, we ourselves
we feel discomfort, we do not deserve attention
and often the reaction is the research part of our “I” of that attention.

If learning to meditate, to let go, not wasting energy
unnecessary for the defense, where often the reality is seen through the lens
deforming the ego itself, but learned to accept as we are,
to accept others without dualism that seeks only the defect
and omits the aspects of loving kindness towards ourselves
and to others could learn of the desire for independence
be approved by the suffering that makes us feel excluded.
If released all that energy in a mature way of attachment
to our “I” would be able to see and embrace the reality as it is,
above would be able to love unconditionally.

On the path of Dharma three jewels:
Buddha, Dharma and Shanga are fundamental
to understand ourselves, for the constructive confrontation
with others, able to melt through honest work
righteousness of all causes of suffering.
Be loving, kindness and compassion is the recognition
with humility the value of this bond that connects us,
refuge in the Three Jewels is the serenity, confidence and
our ability to accommodate us, what we offer,
aware that our emotional reaction, if not constructive
affects not only ourselves but also other

Fundamental for guiding the moral virtues:

compassion (perceive within ourselves the joy and pain of);
kindness to all living beings;
joy and light of the positive side of things;
impartiality in considering the reality

The Noble Eightfold Path is able to reflect on what dukkha – suffering, its onset and how to get rid of it.
But it is important to understand who is really suffering originates
and how they can release it and its energy that imprisons us.

Safe journey
Poetyca

07.02.2007

Albis


Albis

Apri a me le braccia
e non temere
tu leggi negli occhi
ed hai vissuto aurore
che sapienti edulcoravano
la tua memoria

Non ti fermare sulla soglia
ed attraversa questo mondo
senza inganni e false illusioni
tocca nel profondo
luci ed ombre
per scacciare le tue paure

Non sono maschera sul volto
ma pozzo profondo
per specchiare i tuoi occhi
quando tremante di paura
credi che non ci sia più nulla
oltre silenzio ed incertezze

20.07.2011 Poetyca

Albis

You open your arms towards me
while nothing to fear
you read in the eyes
and with dawns lived
that wise sweetened
your memory

You do not stop on the doorstep
and you travel through this world
without deception and false illusions
it touches deeply
lights and shadows
to drive away your fears

I do not have a mask on the face
but I m a deep pit
to mirror your eyes
when you trembling with fear
believe that there is nothing
over silence and uncertainty

20.07.2011 Poetyca