Archivio | agosto 2019

🌸Buona Domenica🌸


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Chi è il mio Maestro?


Chi è il mio Maestro?

Un caro amico in una conversazione circa l’essere nel Dharma mi disse:

” Se mi chiedono se sono buddhista rispondo di non esserlo”.

Comprendo il suo punto di vista e lo sento simile al mio sentire, questo perché se ti rivestono di un’aspettativa o di qualcosa che rientra negli ” ismi” significa che ti stanno imprigionando e una persona in continua evoluzione non è statica ma vive la pratica apprendendo e comprendendo se stessa. Non si segue un dogma ma una via possibile per entrare dentro di sé e per lasciare andare tutti gli atteggiamenti ( in noi) capaci di creare condizioni di sofferenza – in noi e verso gli altri.

Lo stesso vale per il detto ” Se incontri in Buddha uccidilo” dove egli è visti come la zattera che aiuta ad attraversare il fiume ma che in secondo tempo va abbandonata per non avere un peso inutile.

Ottimi gli insegnamenti, i precetti e quanto ci educhi ad un migliore percorso,
ma ” citare a memoria” senza pratica non ha senso alcuno.

La pratica è nella nostra vita – la vita è maestra, con le sue opportunità di applicazione di quanto appreso e di confronto diretto:

Ogni persona è viva e flessibile, capace di scegliere – qui ed ora – la corretta azione agli eventi per non gettare semi non salutari e per comprendere le proprie inclinazioni facendone terreno vivo di apprendimento.

Dove incontri la tua sofferenza puoi incontrare la giusta soluzione per crescere.

Lo stesso vale per il famoso detto di Dogen circa il dito e la luna.

Io apprezzo molto l’esistenza del Maestro, una persona che ha trovato illuminazione e realizzazione ma quella ” buddhità” presente in tutti, che per la scuola Chan o Zen è già ” accesa”, dunque si è già ” nella corrente”, semplicemente si deve manifestare la vera natura, avere un Maestro è avere chi ti scuote per ” accendere l’interruttore”.

Avere eccessivo attaccamento al Maetro, uniformarsi a lui è qualcosa che per chi non ha autostima induce a non lavorare profondamente ed indipendentemente, non si sa lasciare la zattera.

Una storiella buddhista racconta di un Maestro che aveva il vezzo di sollevare il dito per indicare qualcosa di non descrivibile a parole, un suo allievo che lo amava molto iniziò ad imitarlo e dietro alle spalle spesso ripeteva il gesto di alzare il dito.
Un giorno il Maestro se ne accorse e senza dire nulla prese la spada e tagliò il dito al suo allievo: il dolore fu devastante e il ragazzo rimase incredulo, tutti intorno erano sconvolti per quanto il Maestro avesse fatto per un’innocente imitazione.

Il Maestro con calma disse al suo allievo: Adesso solleva il dito mozzo!
Il suo allievo che amava molto il maestro fece un grande sforzo, sopraffatto dal dolore e sollevò il dito mozzo verso il cielo, in quel momento avvenne la sua illuminazione.

Dunque imitare, credersi il maestro perché si scimmiottano le sue gesta non è essere come lui ma se si è capaci di fare cose che imitano ma al contempo sono originali – perché un retto sforzo le alimenta – allora si è nuovi e veri.

Essere nuovi e veri è essere capaci di comprendere cosa sia corretto e manifestarlo attraverso la nostra assimilazione e originalità.

Sii te stesso e sarai felice!

06.12.2009 Poetyca

Who is my Master?

A dear friend of mine in a conversation about being in the Dharma said:

“If you ask me if they are not Buddhist say so.”

I understand your point of view and I feel like I feel,
This is because if you are a ‘expectations or something
falls in the “isms” means that you are imprisoning and
person is not static but constantly evolving live practice
learn and understand itself. Do not follow a dogma but a way
possible to go inside themselves and let go of all
attitudes (in us) that create conditions of suffering – in
us and to others.

The same applies to the saying “If you meet the Buddha kill him” where he is
seen as the raft that helps you cross the river but in
later abandoned it for not having an unnecessary burden.

Excellent teachings, precepts, and how we educate for a better
route
but “to quote from memory” without practice did not make any sense.

The practice is in our life – life is a teacher, with its
opportunity to apply what they learn and direct comparison:

Everyone is alive and flexible, able to choose – here and now –
proper action to events not to throw seeds of unhealthy and
understand their own inclinations, making ground live
learning.

Where to meet your suffering you can meet the right solution for
grow.

The same applies to the famous dictum of Dogen around the finger and the moon.

I appreciate the existence of the Master, a person who found
lighting and production but that “Buddha” in all,
for the Chan or Zen school is already “on”, then it is already “in
current “, you simply must show the true nature, have a
Maestro is you who have shakes for “light switch”.

Have excessive attachment to the grandmaster, he has something to comply
for those without self-esteem leads to not working and deeply
regardless, it is not known to leave the raft. ”

A Buddhist story tells of a teacher who had the habit of
lift a finger to indicate something that is not describable in words, a
his student, who loved and began to imitate him behind his back
often repeated the gesture of raising the finger.
One day the teacher saw it and said nothing and took the sword
cut his finger to his pupil: the pain was devastating, and the boy
remained incredulous, all around were shocked as the Master
had done to an innocent imitation.

The Master calmly told his student: Now raises his finger hub!
His student who loved the Master made a great effort,
overwhelmed by grief and raised his finger to the sky hub, in that
moment was his enlightenment.

Therefore imitate the teacher because he believed mimic his feats
not be like him but if you are able to do things but to imitate
both are original – because a right effort feeds them – then
is new and true.

Being new and true is to be able to understand what is correct and
manifest through our assimilation and originality.

Be yourself and be happy!

06.12.2009 Poetyca

Ci sono nuvole


Ci sono nuvole

Ci sono nuvole
che non sanno piovere

Ci sono vite
che non sanno gemere;

dolori senza voce
che si confondono nella notte

Sogni senza colori
che si disperdono nel nulla
– Passaggi e momenti
di attese vane –
per raccogliere silenzi
e donare nuove opportunità

Ci sono sorrisi da raccontare
ed istanti senza tempo
da portare in cuore…
…per chi ci crede ancora!

05.11.2006 Poetyca


There are clouds

There are clouds
who can not rain

There are lives
who can not moan;

pain voiceless
that blend into the night

Dreams come true colors
that disperse into thin air
– Steps and moments
of waiting in vain –
to collect silences
and give new opportunities

There are smiles to tell
and timeless moments
to take to heart …
… For those who still believe!

05.11.2006 Poetyca

Anicca – Impermanenza


Anicca – Impermanenza

Anicca – l’impermanenza delle cose, la capacità di comprendere
che tutto è senza una durata ” eterna” – sia per il piacere o il dispiacere,
non è una realizzazione, una sorta di traguardo da raggiungere, si tratta
solo di un profondo momento di consapevolezza nel quale, osservando la realtà
si diventa poi capaci di comprendere come sia illusiorio da parte nostra credere
tutto senza una fine. Sapendo questo, comprendendo in profondità che
il dolore, come arriva va via, la gioia come ci inebria è destinata a
finire, possiamo attraversare la nostra vita senza aspettative o attaccamento,
credendo di disegnare una realtà che è più proiezione delle nostre
aspettative che osservazione e apprendimento di uno stato di fatto.

Poi considerando che quanto possa interessare relativamente alla nostra
attenzione è il momento presente – il qui ed ora – poco importano sentimenti legati al
passato,( rabbia, frustrazioni e rimpianti) o legati al futuro ( timore, pre -occupazione ed illusione) spesso carichi di energie che fanno da peso alla nostra ricerca, esse sono una lente deformante per l’osservazione della realtà presente, e ci espongono a disagio e fonte di dolore, ecco che avere chiaro il valore di Anicca
( l’impermanenza ) dukkha ( la sofferenza) e anatta ( l’inconsistenza dell’io) è cogliere che quanto é
impermanente all’esterno ( nella nostra osservazione) è esteso anche a noi stessi – Il nostro io è inconsistente – siamo dunque sogetti ad impermanenza – comprendere questo non è motivo di nichilismo, di pessimismo o peggio di depressione, è una verità che è motivo per renderci liberi da attaccamento ed aspettative, è input per vivere al meglio ogni attimo nella consapevolezza che non possa durare per sempre.
Manifestare – qui ed ora – tutto quello che siamo e desideriamo condividere è opportunità per arricchire e
sperimentare al meglio quel prezioso ed irripetibile attimo che, con consapevolezza, sappiamo non durerà per
sempre.
Compassione, amorevolezza, rispetto di ogni forma vivente non sono azioni che farebbe un depresso, sono invece quelle qualità – quei semi di benevolenza – che sanno dare senso ad un vivere consapevolmente la realtà esattamente come essa è.

27 .06. 2007 Poetyca

Anicca – Impermanence

Anicca – impermanence of things, the ability to understand
that all is not a term “eternal” – both for pleasure or displeasure,
is a realization, a kind of goal to be achieved, it is
only a profound moment of awareness in which, observing the reality
it becomes capable of understanding how illusiorio by our belief
all without an end. Knowing this, including in depth
pain, as it comes on, joy as there is intended to intoxicate
Finally, we can get through life without expectation or attachment
thinking of designing a reality that is our projection
expectations and observations of a learning situation.

Then whereas what is of interest to our relatively
attention is the present moment – the here and now – no matter the feelings associated
past (anger, frustration and regret) or related to the future (fear, pre-employment and delusion) are often full of energy that gives weight to our research, it is a distorting lens for observation of present reality, and expose us a source of pain and discomfort, here have clear value Anicca
(Impermanence), dukkha (suffering) and anatta (the inconsistency of the ego) is to grasp that what is
impermanent outside (our observation) is extended also to ourselves – our self is inconsistent – so we are Subjects to impermanence – understand this is not a cause of nihilism, pessimism, depression or worse, is a truth that is why make free from attachment and expectations, is input to enjoy every moment knowing that can not last forever.
Expressions – here and now – everything we are and wish to share and opportunities to enrich and
experience the best of that precious and unforgettable moment that, with awareness, we know not last
forever.
Compassion, kindness, respect for all living actions would not have a depressed, are instead the qualities – the seeds of benevolence – who can give meaning to living a conscious reality exactly as it is.

27 .06. 2007 Poetyca

Libertà ed amore – Freedom and love – Osho


Libertà ed amore

Qualunque cosa distrugga la libertà
non è amore. Deve trattarsi di altro,
perché amore e libertà vanno a braccetto, sono due ali dello stesso gabbiano.
Ogni volta che vedi il tuo amore in conflitto con la tua libertà, significa che stai facendo qualcos’altro in nome dell’amore.

Osho

Freedom and love

Whatever destroys freedom
it is not love. It must be something else,
because love and freedom go hand in hand, they are two wings of the same seagull.
Every time you see your love in conflict with your freedom, it means that you are doing something else in the name of love.

Osho

Aspettativa ed amore


Aspettativa ed amore

Molte persone hanno paura di essere vulnerabili,
di essere trasparenti, di essere se stesse.
Amare non è una catastrofe, una bomba che ci sconvolge,
amare è una grande opportunità per essere leali,
attenti ad accogliere gli altri come sono,
le loro scelte anche se a volte sono in contrasto
con quello che il nostro cuore desidera. Ma deve essere messo
al primo posto il bene dell’altra persona, un bene che noi
possiamo procurare con il rispetto e con la capacità di
essere ricchi di gioia. Sopratutto amare è dono, offerta
di se stessi, senza aspettarsi nulla. Il dialogo deve essere chiaro,
oerente con il comportamento e senza avere la pretesa
che gli altri siano come noi desideriamo.
Chi soffre perchè crede di non essere amato,
solo perchè conta i gesti apparenti deve riflettere
su due cose: cosa sta donando e cosa si sta aspettando.

17.05.2011 Poetyca

To waiting for and to love

Many people are afraid to be vulnerable,
to be transparent, to be themselves. Love
is not a disaster, a bomb that upsets us,
love is a great opportunity to be loyal,
attentive to accept others as they are,
even if their choices are sometimes at odds
with what our heart desires. But it must be
put first the good of the other person, a good
that we can provide with respect and with the
ability to be full of joy. Above all, love is a gift,
an offering of oneself, without expecting anything.
The dialogue must be clear, consistent with the behavior
and without claiming that others are as we wish.
Who suffers because believe not to be loved, just
because it has the apparent gesture to reflect on two
things: what is donating and what is waiting for.

17.05.2011 Poetyca