Archivio | 12/09/2019

★★。¸.☆☆Buonanotte¸.☆☆


notte57

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Trasformazione irrimandabile


 

“Un’ancora che mi tiene inabissato e privo ormai di tutto il fiato. Penso che non potrò resistere a lungo. E non c’è nessuno ad aiutarmi…”

Penso che anni fa mi sentissi cosi. Avevo due possibilità di scelta: continuare come vivevo andando verso morte certa; cambiare radicalmente, prendendo in mano la mia vita.

Fortunatamente scelsi la seconda. Cominciai con lo smettere di fumare. Dovetti pure correggere alcuni miei comportamenti. (Si trattava di piccoli problemi psicologici che non sto qui ad illustrare non è contestuale)… Arrivarono grandi soddisfazioni. Ma il cammino fu lungo e tortuoso.

Grazie a sane letture di “igiene spirituale”, il mio credo si rafforzò, ed io riuscii a realizzare piccoli e soddisfacenti traguardi.

Se hai bisogno di fare qualcosa di indispensabile, non pensare a come poter fare, con quali dinamiche… Inizia piuttosto ad agire. Perché la maggior parte delle volte abbiamo solo bisogno di “muoverci”.

Giuseppe Bustone

Eros e Thanathos


Eros e Thanatos

Se da una parte amare ci porge la chiave
per aprire porte inaspettate in noi, è anche vero
che ci mette di fronte a tutte le paure che nascondevamo
a noi stessi. Cosa fare? Indossare l’armatura e
con coraggio affrontare i nostri draghi interiori
per avere il cuore della Fanciulla, oppure fuggire e stare male
per il mancato coraggio da aggiungere alla sgradevole visione
delle nostre paure? Quando si entra in conflitto,
credendo di non essere capaci si perde il controllo
degli istinti e si resta incatenati alle proprie Ombre.
Si rischia di fare cose inopportune ” distruggendo”
quello che si teme con violenza

28.04.2011 Poetyca

Eros and Thanatos

While love offers us the key to open unexpected doors in us,
it is also true that confronts us all the fears that hide it from ourselves.
What to do? Wear the armor and courage to face our inner dragons have the heart
of the girl, or run away and feel bad for not dare to add to the disturbing
vision of our fears? When you enter into the conflict, believing that
it is not capable you lose control of the instincts and remain chained
to their shadows. This might do something inappropriate, “destroying”
what is feared by violence

28.04.2011 Poetyca

Stanchezza


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Mercoledi 24 settembre 2014

« Vi sono persone che, quando le si incontra, sanno dire solo: «Ah, come sono stanca!», e in effetti sul loro volto si legge la stanchezza. Quelle persone stanno bene, ma ogni cosa le stanca, e non si rendono conto che continuando a lamentarsi finiranno un giorno completamente estenuate. Ora, è facile osservare che coloro che si lamentano di essere stanchi, raramente sono quelli che lavorano di più. Non si può negare che siano stanchi; non si tratta di una stanchezza immaginaria, no, è reale, solo che non proviene da un eccesso di lavoro ma dal fatto che costoro rimuginano pensieri e sentimenti che li esauriscono. E la stanchezza psichica è contagiosa: quando si incontrano queste persone, dopo alcuni minuti trascorsi con loro, si ha la sensazione di avere un fardello sulle spalle o di venire svuotati delle proprie energie.
Uno dei metodi più efficaci per sbarazzarsi della stanchezza psichica è una sana stanchezza fisica: questo tipo di stanchezza riposa e guarisce. Gli esseri umani possiedono risorse inimmaginabili che devono imparare a sfruttare con uno sforzo di volontà. Quanti sono stanchi semplicemente perché conducono una vita stagnante! »

Omraam Mikhaël Aïvanhov

 

Wednesday, September 24, 2014

« All some people ever say is, ‘Oh, I’m so tired!’ And in fact they do look tired. They are well, but everything makes them tired, and they do not realize that by constantly complaining they will one day end up completely exhausted. And yet, you can easily see that those who complain of being tired are rarely the ones who do the most work. They are undeniably tired; it is not an imaginary tiredness. No, it is quite real, except that it does not come from overwork but from the fact that they dwell on thoughts and feelings that wear them out. And this psychological tiredness is contagious: when you meet these people, after spending a few minutes with them you feel as if you have a load on your shoulders or as if you have no energy left.
One of the most effective methods for getting rid of psychological tiredness is good physical tiredness; this kind of tiredness brings rest and healing. Humans have unsuspected inner resources which they must learn to make the most of by exerting their will. So many are tired quite simply because they lead a sluggish life! »

Omraam Mikhael Aivanhov

Vivimi adesso


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Vivimi adesso

Non chiedermi
dell’amore
ormai andato
di quello che verrà
Vivimi adesso
con tutta la magia
accendimi all’alba
senza mai rimpianti

25.05.2016 Poetyca

Live me now

You do not ask me
about love
now gone
of what will come
Live me now
with all the magic
start me up at dawn
without  regrets

25/05/2016 Poetyca

Non siate impazienti di credere


Non siate impazienti di credere

“Vi sono nel mondo innumerevoli filosofie, dottrine e teorie. A motivo delle proprie teorie, le persone disputano e altercano senza fine. Esistono sessantadue teorie principali su cui si basano migliaia di filosofie e religioni di questo mondo. Considerate dal punto di vista della Via dell’Illuminazione e della Liberazione, tutte e sessantadue sono errate e risultano di impedimento”….”Non siate impazienti di credere a una cosa anche se tutti la ripetono, o se è scritta nei sacri testi o, ancora, affermata da un maestro riverito dal popolo. Accettate solo ciò che si accorda con il vostro giudizio, ciò che i saggi e i virtuosi condividono, ciò che reca realmente frutto e felicità. Abbandonate quanto non si accorda con il vostro giudizio, quanto i saggi e i virtuosi non condividono, quanto non reca realmente frutto e felicità”.

Siddharta il Buddha

 

Do not be impatient to believe

“We are in the world countless philosophies, doctrines and theories. Because of his theories, people argue and squabble endlessly. There are sixty-two main theories that underlie thousands of philosophies and religions of this world. Consider the point of view of the Way Enlightenment and Liberation, and all sixty-two are wrong and are unable to attend “….” do not be impatient to believe in something, even if all the repeat, or if it is written in the sacred texts, or even established a master revered by the people. accept only what agrees with your judgment, what the wise and virtuous share, what really brings fruit and happiness. Give up what does not agree with your opinion, what the wise and virtuous do not share, what really does not bear fruit, and happiness. “

Siddhartha the Buddha

Piccole storie Zen – Amputarsi un braccio in una mattina innevata


AMPUTARSI UN BRACCIO IN UNA MATTINA INNEVATA

Bodhidharma, conosciuto come Daruma san in Giappone, giunse in Cina dopo un viaggio di tre anni dall’India. Gli insegnamenti di Shakyamuni Buddha sono stati trasmessi da maestro a discepolo così come l’acqua si travasa da un recipiente all’altro senza che ne vada persa una goccia. La Luce del Dharma è stata tramandata da Shakyamuni a Mahakashapa, da Mahakashapa ad Ananda e così via fino a Bodhidharma, che rappresenta la ventottesima generazione del lignaggio.

L’intrepido spirito necessario a raggiungere un paese sconosciuto in un’epoca in cui i trasporti non erano sviluppati e, ancora meno, il coraggio di partire in età già avanzata non possono appartenere certo a chi tiene a conservare la propria salute e alla propria vita. Proprio questa, invece, è la nobile pratica dei Buddha il cui cuore pieno di immensa compassione desidera trasmettere fedelmente la Verità e salvare gli esseri senzienti che sono nella confusione.

L’imperatore Wu di Liang venne a sapere dell’arrivo di Bodhidharma a Kwangchow il 21 settembre dell’anno 520 e inviò un emissario per invitarlo nell’attuale Nanchino. L’imperatore chiese a Bodhidharma: “Finora ho fatto costruire templi, copiare sutra e dato il mio appoggio a monaci e monache. Che merito ha ricavato da tutto questo?”.

La risposta di Bodhidharma fu concisa: “Nessun merito!”.

Ciò urtò molto l’imperatore Wu che si aspettava una risposta positiva.

La superficialità avrebbe portato una persona qualsiasi a elogiare l’imperatore ma Bodhidharma, che si era promesso di salvare tutte le creature senzienti, non aveva la minima intenzione di adulare né di scendere a compromessi con nessuno.

Quando Bodhidharma incontrò l’imperatore Wu, che veniva chiamato “il figlio celeste del cuore del Buddha”, capì che questi non era altro che un fanatico alla ricerca di vantaggi temporali. Fu così che Bodhidharma attraversò il fiume Azzurro, entrò nel paese di Wei, si stabilì presso il tempio Shao Lin e praticò zazen per nove anni seduto davanti a una parete. La gente del posto lo chiamava “il brahmano che fissa il muro”.

Il 9 dicembre, un novizio di nome Shen-kuang (Shinko in giapponese) venne a cercare Bodhidharma. Una spessa coltre di neve ricopriva le montagne; Shen-kuang dovette aprirsi un sentiero per seguire la giusta direzione e, finalmente, arrivò al muro di Bodhidharma. Le notti invernali in cima all’alta montagna erano così fredde da spezzare persino il bambu e sembrava impossibile poter resistere all’aperto, ma Bodhidharma non si voltò neppure a guardare. Shen-kuang rimase immobile per tutta la notte senza dormire, sedersi né riposare. La neve che continuava a scendere gli arrivò fino alla vita; le lacrime si ghiacciarono diventando perle gelate e i vestiti si indurirono tanto da fare sembrare il monaco un pezzo di ghiaccio. Il suo corpo era completamente irrigidito dal freddo, ma lo spirito alla ricerca della Via ardeva fervente.

Finalmente, quando dalla notte si cominciava a intravedere l’alba, Bodhidharma si voltò e chiese: “Sei rimasto a lungo immobile nella neve. Cosa stai cercando?”.

“Voglio chiedervi una cosa. Vi prego, abbiate pietà di me e mostratemi i veri insegnamenti buddhisti!”

La risposta di Bodhidharma all’onesta e sincera supplica di Shen-kuang, tuttavia, fu più fredda del ghiaccio. “Una persona va alla ricerca degli insegnamenti del Buddha mette a repentaglio la propria vita. Un ignorante di poca virtù che cerca gli insegnamenti del Buddha in modo avventato e presuntuoso perde solo tempo”.

A queste parole, la determinazione di Shen-kuang si fece ancora più salda. Impugnò una spada affilata, si amputò il braccio sinistro all’altezza del gomito e lo offrì a Bodhidharma.

Bodhidharma capì che Shen-kuang era degno di ricevere gli insegnamenti e lo accettò come discepolo.

Fu così che Bodhidharma divenne il primo patriarca dello zen cinese e Shen-kuang (noto in seguito come Huike o Eka in giapponese) il secondo.

CUTTING OFF YOUR ARM ON A SNOWY MORNING

Bodhidharma, known as Daruma-San in Japanese, came from India to China after traveling for three years. The teachings of Shakyamuni Buddha were handed down from master to disciple just as water is transferred from one vessel to another without any leakage. The Dharma Lamp was passed from Shakyamuni to Mahakashapa, from Mahakashapa to Ananda, and eventually down to Bodhidharma, who was the twenty-eighth generation of this lineage.

The intrepid spirit needed to set out for an unknown country at a time when transportation had not been developed and, moreover, to do it at an advanced age is something which an ordinary man who guards his body and life would not even think of. But this is the noble practice of Buddhas, who from their great compassionate hearts wish to faithfully transmit the Truth and save deluded sentient beings.

Emperor Wu of Liang found out that Bodhidharma had arrived in Kwangchow on September 21, 520, and dispatched an emissary to invite him to what is now Nanking. The emperor inquired of Bodhidharma, “I have up until now built temples, had sutras copied, and supported monks and nuns. What merit is there in these things?”

Bodhidharma curtly replied, “No merit!”

This greatly disappointed Emperor Wu, who was expecting a favorable answer.

The shallow thinking of ordinary people would have dictated flattering the Emperor, but for Bodhidharma, who had vowed to save deluded sentient beings, there was not the slightest intention of flattering or compromising with anyone.

When Bodhidharma met Emperor Wu, who was called “The Son of Heaven of the Buddha Mind”, he realized that the emperor was nothing more than a Buddhist fanatic who was seeking temporal gain. So, Bodhidharma crossed the Yangtze River, entered the country of Wei, settled down at Shao Lin Temple, sat down facing a wall and practiced zazen for nine years. The people of the area referred to him as “The wall-gazing Brahmin”.

On the ninth day of December a monk-in-training called Shen-kuang (Shinko, in Japanese) came looking for Bodhidharma. A deep snow had covered the mountains and Shen-kuang had to break a trail through the snow as he tried to follow the path, but finally he arrived at Bodhidharma’s wall. The winter night on the high mountain peak was so cold that even the joints of the bamboo cracked, and it seemed impossible to stand outdoors, but Bodhidharma did not even turn around to look. Shen-kuang stood stock-still throughout the night without sleeping, sitting, or resting. The falling snow drifted up to his waist; his tears froze into beads of ice; and his robes froze to his body so that he became like a block of ice. His whole body was rigid with cold, but the mind which seeks the Way was burning brightly.

Finally, as the night was turning to dawn, Bodhidharma turned and asked, “You’ve been standing in the snow a long time. What is it you’re looking for?”

“I have a request. Please have mercy on me and show me the true Buddhist teachings!”

But Bodhidharma’s answer to Shen-kuang’s tearfully earnest entreaty was colder than ice. “One seeks the Buddha’s teaching at the risk of one’s life. It is a waste of time for an ignorant person of little virtue to carelessly and conceitedly seek the teachings of the Buddha.”

Hearing this, Shen-kuang made his resolve even firmer. Taking a sharp sword he cut off his left arm at the elbow and presented the severed arm to Bodhidharma.

Bodhidharma realized that this very Shen-kuang was a person worthy of succeeding to the teachings and allowed him to be a disciple.

In this manner, Bodhidharma became the first patriarch of Chinese Zen, and Shen-kuang (later known as Huike, or Eka in Japanese) became the second.