Archivio | 15/09/2019

★★。¸.☆☆Buonanotte¸.☆☆


notte71

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Grazie vita


Grazie Vita

Ringrazio oggi la vita
per tutto quel che ha dato:
le gioie e i dolori
che non sempre ho compreso.
i sogni e i desideri,
le albe e i tramonti.
I giorni lieti e quelli stanchi.
Ringrazio le speranze
che vestono colori,
le mille sfumature
che nutrono emozioni.
Tutto il tempo andato
senza rimpianto alcuno
e quello che verrà
senza lasciarmi solo.
Le ottime parole
d’un amico vero,
il cuore impazzito
per ogni nuovo amore.
Le volte in cui
nel cielo grigio
nasceva arcobaleno.
Le delusioni e la rabbia,
anche loro hanno insegnato
che non per tutti
un ideale è mito.
Le idee diverse
tra confronto e accettazione
di chi non crede
o vuole comprensione.
Le ore in ascolto
del mio impercettibile sentire
oppure della pioggia lieve.
Di tante cose ancora
sono qui per ringraziare.
Elevo oggi un canto
a cui non servono parole,
basta leggere negli occhi
tutta la mia emozione.
“ GRAZIE VITA!”

06.05.2002 Poetyca

Thanks Life

I thank the lives
for all he has given:
the joys and pains
I have not always understood.
dreams and desires,
the sunrises and sunsets.
The happy days and those tired.
Thank hopes
that dress color
the many shades
that feed on emotions.
All the time went
without any regret
and what will
not leave me alone.
The good words
of a true friend,
crazy heart
for each new love.
The times
into the gray sky
Rainbow was born.
The disappointment and anger,
they also taught
that not all
ideal is a myth.
Different ideas
Comparison between acceptance and
those who do not believe
or want to understand.
The hours listening
I hear the subtle
or the light rain.
Of all the things yet
I’m here to thank.
Today I raise a hand
which do not need words,
just read in your eyes
all my emotion.
“THANKS LIFE!”

06.05.2002 Poetyca

Autorità e rispetto


Autorità e Rispetto

La base di tutto parte dal rispetto, appare una parola limitante, confusa come ” essere assogettati ad un autorità ”
– poi tra autorità ed autoritario – passa un’altra differenza.
Si crede ad esempio di dover essere capaci di porgere di tutto per colmare ed ” essere vicini “, che ci si debba adeguare ai tempi e spesso non è¨ una vera presenza la nostra ma un imporre e proporre cose, un volere mostrare solo il nostro punto di vista senza sforzarci a comprendere cosa l’altro abbia vissuto, cosa colga la sua sensibilità e quali pietre miliari segnino il suo cammino interiore.
Allora si educano i figli ad avere tutto, persino quello che non è mai stato chiesto, che non era nel loro interesse e si gareggia a dimostare la grande conoscenza che possano avere, con amici e conoscenti – lontana da cultura e da assimilazione- si diviene assuefatti , incapaci di mettere in moto la curiosità, la vigilanza e la voglia di seguire una via precisa – tutto è talmente superficiale e troppo vasto da non cogliere essenzialità oppure, come per le specializzazioni, diviene talmente – parte del tutto – da non avere più la conoscenza generale.
Di sicuro era meglio la cultura di un tempo.
Non credo sia possibile una ” libertà” di comportamento senza tenere conto degli altri (il mancato rispetto), di quello che l’agire in forma “anarchica” possa comportare nel calpestare altrui sensibilità, in fondo abbiamo tutti delle linee guida, penso che relativamente al tenere conto del ” giudizio”, che lego a confronto o paragone con gli altri al voler credere che alcune reazioni siano giustificabili,denoto che spesso giudicare è¨ pre-meditare qualcosa non sempre inerente ad una comprensione degli atteggiamenti degli altri ma ergersi come ” migliori “. Esiste un migliore, quando in fondo abbiamo tutti un diverso cammino? Non è¨ la competizione, il saper lasciare indietro gli altri a renderci ” al di sopra”, la saggezza è¨ in colui che se lo desidera sa anche aspettare e non decidere di andare oltre i gradini della competizione, sa cogliere opportunità e conoscenza da quello che vive attimo per attimo. Anche questo è¨ modo per setacciare ” verità ” e tra i dubbi trovare il senso delle cose .
Rispetto è scandire il proprio valore e quello altrui attraverso la consapevolezza e la fuga dall’ovvietà delle cose, è cogliere piccole sfumature che nobilitino se stessi e gli altri per farne compagni di viaggio se li troviamo a noi affini.
E’ dialogo e capacità di trovare negli altri gli elementi che li caratterizzino, semplicemente accogliendone la loro unicità.

07.05.2005 Poetyca

Authority and Respect

 

The basis of all the respect, it is a word boundary, confused as “the goodwill to be an authority”
– Then between authority and authoritarian – passing another difference.
It is believed for example that they must be able to give everything to fill and “being close”, that we should adapt to the times and often is ° a real presence but we propose and impose things, will only show our point of view without trying harder to understand what others have experienced, what captures her sensitivity and what milestones will mark his inner journey.
Then they raise their children to have everything, even what he has never asked, that was not in their interest to compete and can show the great knowledge which may have, with friends and acquaintances – away from culture and assimilation, it becomes addicted, unable to start the curiosity, attention and the desire to steer a clear – everything is so superficial and too vast to grasp essential or not, as specializations, it becomes so – the part of all – they no longer general knowledge.
It was certainly better the culture of the past.
I do not think there is a “freedom” to conduct without taking into account other (non-compliance) of what the act as “anarchist” could result in trampling other people’s sensibilities, basically we have all the guidelines, I think relatively to take into account the “opinion”, tying compare or comparison with others to want to believe that some reactions are justifiable, denotes that often pre-judge is ° not always reflect something inherent to an understanding of the attitudes of others but stand as ” best “. There is better when the end we all have a different way? ¨ It is not competition, the ability to leave behind the others to make “above”, ¨ in wisdom is one who knows even if they want to wait and decide not to go beyond the steps of competition, knows how to seize opportunities and knowledge one who lives moment to moment. This is also s no way to sift the “truth” among the doubts find the meaning of things.
Respect is articulate its value and that of others through awareness and flight dall’ovvietà of things, is to capture small nuances that nobilitino themselves and others to make traveling companions if they are related to us.
And ‘dialogue and ability to find other elements that characterize them, just accept their uniqueness.

07.05.2005 Poetyca

Sulle Forze Avverse Sri Aurobindo


Sulle Forze Avverse Sri Aurobindo

1. Cosa sono, qual è il loro scopo

È un fatto da sempre noto a tutti gli yogi e occultisti, che dovunque si pratichi lo yoga o lo yajña [sacrificio del Purusha], le Forze ostili vi si radunano per interromperlo con ogni mezzo. È noto che esistono una natura inferiore e una natura spirituale superiore; è noto che esse premono in direzioni diverse e che quella inferiore è più forte all’inizio e quella superiore in seguito. È noto che le Forze ostili approfittano dei movimenti della natura inferiore e attraverso di essi cercano di rovinare, distruggere o ritardare la siddhi [perfezione]. Ciò è stato detto sin dai tempi delle Upanishad: “Difficile è il sentiero da percorrere, affilato come la lama di un rasoio”; è stato detto più tardi dal Cristo: “Dura è la strada e stretta la porta per cui si entra nel regno dei cieli”; e anche: “Molti sono i chiamati, pochi gli eletti” – proprio a causa di queste difficoltà. Ma è anche da sempre noto che gli uomini sinceri e che rimangono fedeli nel loro cuore, e quelli che si affidano al Divino, arriveranno nonostante tutte le difficoltà, gli inciampi e le cadute. (Lettere, vol. III, p. 59)

La Menzogna è un’estrema conseguenza di Avidya. È creata da un Potere asurico che interviene in questa creazione e che non solo è separato dalla Verità, e quindi limitato nella propria coscienza e aperto all’errore, ma in rivolta contro di Essa, oppure abituato ad afferrarla al solo fine di pervertirla. Questo Potere, l’oscura Shakti asurica o Maya rakshasica, presenta la propria coscienza pervertita come conoscenza vera, e le proprie deliberate distorsioni o travisamenti della Verità come verità delle cose. Sono i poteri e le personalità di questa coscienza pervertita e pervertitrice che chiamiamo esseri ostili. Ogni volta che queste perversioni da essi create dall’Ignoranza vengono presentate come la Verità delle cose, si ha la Menzogna nel suo senso yogico, mithyā, moha. (Lettere, vol. III, p. 40-41)

Queste Forze, naturalmente, non si possono sentire o conoscere finché si vive nella mente ordinaria e nelle sue idee e percezioni; in quel caso, infatti, si possono riconoscere solo due categorie di influenze: le idee-sensazioni-azioni proprie e altrui, e l’azione dell’ambiente circostante e delle forze fisiche. Ma una volta che si cominci ad ottenere la visione interiore delle cose, è diverso. Si comincia a sentire che tutto è un gioco di Forze: forze di Prakriti tanto psicologiche quanto fisiche, che agiscono sulla nostra natura; queste sono forze coscienti o sorrette, dietro, da una coscienza o da più coscienze. Siamo nel mezzo di un enorme gioco di Forze universali. […] Coloro che hanno sviluppato la visione interiore delle cose sul piano vitale hanno una grande esperienza delle forze ostili. (Lettere, vol. III, p. 52)

Gli uomini sono costantemente invasi dagli esseri ostili, e c’è un gran numero di essi che è in parte o totalmente sotto la loro influenza. Alcuni ne sono posseduti, altri (una minoranza) sono incarnazioni di tali esseri. Al momento attuale sono attivissimi su tutta la terra.
Naturalmente, nel mondo esteriore non c’è una coscienza come quella che viene sviluppata nello yoga, con cui gli uomini possano divenire consapevoli degli attacchi o respingergli coscientemente: la lotta in loro fra lo psichico e la forza ostile si svolge soprattutto dietro il velo o, nella misura in cui avviene in superficie, non è compresa dalla mente. Il primo tentativo dell’entità che vuole possedere un uomo è di fare in modo che egli si separi dal proprio psichico, ed è questo a creare il conflitto. (Lettere, vol. III, p. 63-4)

Appena si entra nel sentiero della vita spirituale, il vecchio destino predeterminato comincia a ritirarsi: interviene un fattore nuovo, la Grazia divina, l’aiuto di una Forza divina superiore, diversa dalla forza del Karma, che può sollevare il sadhaka oltre le possibilità attuali della sua natura. Il proprio destino spirituale è allora la scelta divina che assicura il futuro. L’unico dubbio è sulle vicissitudini del sentiero e sul tempo che occorre per il passaggio. È qui che le forze ostili, che giocano sulla debolezza della natura passata, si sforzano di impedire la rapidità del progresso e di rimandare la realizzazione. Quelli che cadono, non cadono a causa degli attacchi delle forze vitali, ma perché si mettono dalla parte della Forza ostile preferendo un’ambizione o desiderio vitale alla siddhi spirituale. (Lettere, vol. VI, p. 222)

Non è vero che gli yogi o altri non siano attaccati dalle forze circostanti. Che abbiano per mèta moksha [la liberazione] o la trasformazione, tutti vengono attaccati, perché le forze vitali non vogliono né la liberazione né la trasformazione.
Le forze ostili attaccano ogni sadhaka, alcuni ne sono coscienti, altri no. Il loro obiettivo è di influenzare il sadhaka o servirsene o rovinarne la sadhana e il lavoro, o qualunque altro motivo del genere. Il loro scopo non è mettere alla prova, ma il loro attacco può essere usato come una prova dal potere che guida.
(Lettere, vol. III, p. 65-6)

Riguardo agli attacchi e all’azione delle forze cosmiche, questi attacchi molto comunemente si fanno violenti quando il progresso sta diventando rapido e si avvia al compimento; specialmente se scoprono di non poter aggredire l’essere interiore in modo efficace, cercano di indebolirlo con assalti esteriori. Bisogna considerare tali attacchi una prova di resistenza, un’occasione per raccogliere tutte le proprie capacità di calma e di apertura alla Luce e al Potere divini, così da farsi strumenti per la vittoria del Divino sul non-Divino, della Luce sulle tenebre, nel groviglio di questo mondo. È con questo spirito che dovete far fronte a queste difficoltà, finché in voi le cose superiori non saranno così salde da far sì che queste forze non potranno più attaccare.
(Lettere, vol. III, p. 68)

Questo Yoga è una battaglia spirituale; il fatto stesso di intraprenderlo solleva ogni sorta di forze avverse e si deve essere pronti ad affrontare difficoltà, sofferenze, rovesci di ogni genere in uno spirito calmo e risoluto.
(Lettere, vol. VI, p. 93)

***

Senza dubbio odiare e maledire non sono l’atteggiamento giusto. Osservare tutte le cose e le persone con una visione chiara e calma, ed essere distaccati e imparziali nei propri giudizi è indubbiamente l’atteggiamento yogico più appropriato. Una perfetta samatā [equanimità] può stabilirsi, nella quale tutti gli uomini sono visti in modo uguale, amici e nemici, e non si è turbati da ciò che fanno e da ciò che accade. Il problema è sapere se questo è tutto ciò che ci viene richiesto. Se così fosse, l’atteggiamento generale sarebbe una neutra indifferenza nei confronti di tutto. Ma la Gita, che insiste con forza su una perfetta e assoluta samatā, prosegue dicendo: “Combatti, distruggi l’avversario e vinci”. Se non ci viene richiesto alcun genere di azione generale, alcuna lealtà nei confronti della Verità in opposizione alla Menzogna (tranne che nella propria sadhana), allora basta la samatā dell’indifferenza.

Ma qui c’è un lavoro da compiere, una Verità da fondare, contro la quale sono schierate forze immense, forze invisibili che possono usare, come propri strumenti, cose, persone e azioni visibili. Se si è discepoli, cercatori di questa Verità, occorre mettersi dalla parte della Verità, opporsi alle forze che l’attaccano e cercano di soffocarla. Arjuna non voleva schierarsi da nessuna delle due parti, voleva astenersi da ogni azione di ostilità contro gli stessi assalitori; Sri Krishna, che tanto insisteva sulla samatā, condannò con forza il suo atteggiamento e insisté perché combattesse l’avversario. “Abbi samatā – disse – e, vedendo chiaramente la Verità, combatti”.

Perciò, schierarsi dalla parte della Verità, rifiutare di fare qualunque concessione alla Menzogna che attacca, essere di una lealtà a tutta prova, opporsi ai nemici e agli aggressori, non contraddice l’equanimità. Il sentimento personale ed egoistico deve essere rigettato, l’odio e la malevolenza vitale devono essere respinti. Ma la lealtà e il rifiuto di accettare compromessi con gli aggressori e i nemici, o di perdere tempo ad ascoltare le loro idee e richieste dicendo che “dopo tutto, possiamo in qualche modo concedere quanto ci chiedono”, o accettarli come compagni e considerarli dei nostri, tutto questo ha una grande importanza. Se l’attacco minacciasse fisicamente il lavoro, chi lo guida e chi lo compie, lo si noterebbe subito. Ma è giusto un atteggiamento passivo solo perché l’attacco è di tipo più sottile?

Si tratta qui di una battaglia spirituale interiore ed esteriore; con la neutralità e il compromesso, o persino la passività, si rischia di lasciare passare le forze nemiche e permettere loro di schiacciare la Verità e i suoi figli. Guardate la cosa da questo punto di vista e vedrete che se l’equanimità spirituale interiore è giusta, la lealtà attiva e la ferma presa di posizione sono altrettanto giuste; le due cose non possono essere incompatibili.

Naturalmente, ho trattato il problema in generale, escludendo ogni caso particolare o questione personale. È un principio d’azione che va visto nella sua giusta luce e nelle sue giuste proporzioni.

(Lettere, Vol. I, p. 299-300)

Adverse Forces on Sri Aurobindo

1. What are they, what is their purpose

It’s always been a fact known to all yogis and occultists, that wherever you practice yoga or yajna [sacrifice of Purusha], the hostile forces will come together to stop it by any means. It is known that there are a lower nature and a higher spiritual nature; is known that they pulling in different directions and that the lower one is stronger at the beginning and the upper later. It is known that the hostile forces take advantage of the movements of the lower nature, and through them seek to ruin, destroy or delay the siddhis [perfection]. This has been said since the time of the Upanishads: “It is difficult to follow the path, sharp as a razor’s edge” was later told by Christ: “Hard is the road and close the door through which we enter into the kingdom of heaven, “and also:” Many are called but few are chosen “- precisely because of these difficulties. But it is also always known that men who are faithful and sincere in their hearts, and those who rely on the Divine, will come despite all the difficulties, the stumbles and falls. (Letters, vol. III, p. 59)

The Lie is an extreme result of Avidya. It is created by a power asurico involved in this creation and that not only is separated from the Truth, and therefore limited in their consciousness and open to error, but turned against it, or used to grab the sole purpose of pervertirla. This power, the dark asuric Shakti or Maya rakshasica, presents his own conscience perverted as true knowledge, and their deliberate distortion or misrepresentation of the truth as the truth of things. Are the powers and personalities of this consciousness that we call perverted and perverting hostile beings. Whenever these perversions they create Ignorance is presented as the truth of things, it has the Lie in his yogic sense, Mithya, moha. (Letters, vol. III, p. 40-41)

These forces, of course, you can not hear or know until you live in the ordinary mind and its ideas and perceptions, in that case, you can recognize only two categories of influences: ideas-feelings-his and others’ actions, and the action of the environment and physical forces. But once you start to get the inner vision of things is different. You begin to feel that everything is a game of forces: forces of Prakriti much psychological as physical, that affect our nature, and these forces are aware of it or supported behind by a conscience or multiple consciousnesses. We are in the middle of a huge game of universal forces. […] Those who have developed the inner vision of things on the vital level have extensive experience of hostile forces. (Letters, vol. III, p. 52)

Men are constantly invaded by hostile beings, and there is a large number of them that is partly or wholly under their influence. Some are owned, others (a minority) are embodiments of such beings. These are currently very active in all the earth.
Of course, in the outside world there is a consciousness as that which is developed in yoga, in which men can become consciously aware of the attacks or respingergli: the fight in them between the psychic and the hostile force is primarily behind the veil or , to the extent that occurs on the surface, is not understood by the mind. The first attempt of the entity that wants to possess a man is to make sure that he is separated from his psyche, and this is creating the conflict. (Letters, vol. III, p. 63-4)

As soon as you enter the path of spiritual life, the old pre-determined destiny begins to retreat: a new factor intervenes, the grace of God, the help of a divine force higher than the force of Karma, which can raise the sadhaka than the current possibilities of his nature. The spiritual destiny then is the divine choice that secures the future. The only doubt is about the vicissitudes of the path and the time needed for passage. It is here that the hostile forces that play upon the weakness of nature past, strive to prevent the rapid progress and postpone the execution. Those who fall, do not fall because of the attacks of the vital forces, but because they put themselves on the hostile force preferring ambition or desire to vital spiritual siddhis. (Letters, vol. VI, p. 222)

It is true that yogis and other are not affected by the surrounding forces. Which have as their goal, moksha [liberation] or processing, all are attacked, because the life forces want neither liberation nor the transformation.
The hostile forces attack each sadhaka, some are conscious, others not. Their goal is to influence the sadhaka or use it or ruin the sadhana and work, or any other such reason. Their purpose is not to test, but their offense can be used as evidence by the power that drives.
(Letters, vol. III, p. 65-6)

With regard to the attacks and the action of cosmic forces, these attacks very commonly become violent when progress is becoming faster and you start to completion, especially if they find they can not attack the inner being, effectively, try to weaken it with attacks outward. We must consider these attacks a test of endurance, an opportunity to gather all his ability to calm opening to the Light and Power divine, so as to become instruments for the victory of the Divine non-Divine Light over darkness, in entanglement of this world. It is in this spirit that must cope with these difficulties, until higher things in you will not be so strong as to make these forces will no longer attack.
(Letters, vol. III, p. 68)

This Yoga is a spiritual battle, the very fact of undertaking it raises all sorts of hostile forces and must be ready to face difficulty, pain, chance of any kind in a spirit of calm and resolute.
(Letters, vol. VI, p. 93)

***

Without doubt, hate and curse not the right attitude. Observe all things, and people with a clear and calm, and be detached and impartial in their judgments is undoubtedly the most appropriate yogic attitude. A perfect Samata [fairness] may be established, in which all men are viewed equally, friends and enemies, and you are not troubled by what they do and what happens. The question is whether this is all that is required of us. If so, the general attitude would be a neutral indifference to everything. But the Gita, who strongly insisted on a perfect and absolute Samata, goes on to say: “Fight, destroy the opponent and win.” If there is need for any kind of general action, no loyalty to the truth in opposition to Falsehood (except in his own sadhana), then just the Samata indifference.

But here’s a job to do, to establish a Truth, which are arrayed against the immense forces, unseen forces that can be used as their tools, things, people and visible actions. If you are disciples, seekers of this Truth, you must take the side of Truth, oppose the forces that attack and try to choke her. Arjuna did not want to take sides with neither party wanted to refrain from any act of hostility against the same assailants, Sri Krishna, who both insisted on Samata, strongly condemned his attitude and insisted they were fighting the enemy. “Have Samata – he said – and, seeing clearly the truth, fight”.

Therefore, taking the side of truth, refuse to make any concession to Lie attacking, be of a loyalty to any test, standing up to enemies and aggressors, not inconsistent with equanimity. The personal and selfish feelings must be rejected, hatred and malice of life must be rejected. But the loyalty and refusal to compromise with the aggressors and the enemies, or waste time listening to their ideas and requests, saying that “after all, we can somehow give what we ask,” or accept them and treat them as companions of our , all this is very important. If the attack threatened the physical work, who guides him and who does it, you would notice immediately. But it is just a passive attitude just because the camera has a more subtle?

Here it is a spiritual battle within and without, with neutrality and compromise, or even a liability, you are likely to let pass the enemy forces and allow them to crush the truth and his children. Look at it from that point of view and you will see that if the inner spiritual equanimity is just, fair and firm active stance are just right, the two are not incompatible.

Of course, I dealt with the problem in general, excluding any particular case or personal issue. It is a principle of action that should be seen in its true light and in its true proportions.

(Letters, Vol I, p. 299-300)

Essere assertivi


 

Essere assertivi

 

Una delle principali dimensioni dell’assertività è la capacità di entrare in contatto con gli altri riuscendo a stabilire relazioni interpersonali in grado di tutelare non solo i nostri diritti ma anche quelli degli altri.

Andare incontro all'”altro”, radicalmente diverso da me e altrettanto unico sarà sempre un mistero, un viaggio affascinante da fare in punta di piedi, la cui strada maestra è la comunicazione , che ci consente di avvicinarci alle persone a patto che ci sia un atteggiamento di com-prensione e di ascolto.

Se cambiamo sguardo possiamo cercare di andare oltre le apparenze e correre il rischio di incontrare l’altro nella sua profondità e nella sua complessità. Guardarlo negli occhi e fare in sé il silenzio per poterlo accogliere…..

Tornando all’Assertività essa fa parte di quelle competenze relazionali che ci consente di riconoscere le proprie emozioni e i propri bisogni e di comunicargli agli altri nel rispetto reciproco.

Ecco allora che l’acquisizione di uno stile assertivo ha a che fare con lo sviluppo di una serie di abilità comunicative che possono consentire di rapportarsi agli altri in modo spontaneo, naturale, autentico e soddisfacente.

La comunicazione è molto importante e bisogna usarla in modo assertivo affinchè sia realmente efficace. Essa spesso, invece, viene vissuta come un evento “che accade” e sul quale è possibile esercitare poco controllo.

Nonostante il linguaggio sia considerato il mezzo comunicativo per eccellenza, la comunicazione non è fatta solo di parole, numerosi sono gli elementi non verbali e para-verbali essenziali alla reciproca comprensione che molto spesso risultano più adeguati a trasmettere ciò che si vuole esprimere.

La comunicazione verbale implica l’uso della parola, attraverso la quale esprimiamo il contenuto delle nostre azioni, cioè cosa voglio fare e come voglio farlo.

La comunicazione non-verbale si attua attraverso le espressioni del corpo, cioè quell’insieme di tutti quei segnali che trasmettiamo attraverso i gesti, la mimica, le espressioni facciali e rappresenta il contenuto emotivo della comunicazione. Nel raccontare qualcosa le nostre mani si muovono, le nostre braccia possono incrociarsi, le nostre gambe possono accavallarsi o stare comodamente distese, i nostri occhi possono ricercare lo sguardo dell’altro oppure guardare altrove, il nostro volto può trasmettere l’emozione relativa al contenuto del discorso, come rabbia oppure gioia, felicità, stupore….

La comunicazione para-verbale è rappresentata dal modo di parlare, dal tono, dal ritmo, dalla velocità dell’eloquio. In linea generale una persona ansiosa tenderà a parlare più in fretta e con un tono più elevato, al contrario una persona depressa parlerà più lentamente e con un tono di voce più basso.

Occupiamoci ora della comunicazione verbale e di alcune strategie per favorire l’assunzione di un atteggiamento più assertivo:

  • Uso dei pronomi personali: è buona norma per incrementare la nostra assertività fare affermazioni che iniziano con “Io” in modo da assumerci la piena responsabilità delle nostre affermazioni e azioni.
  • Cambiare i verbi usando quelli più incisivi: prova a mettere al posto di “non posso” “non farò” in modo, anche in questo caso, di prenderti la piena responsabilità di ciò che in realtà puoi e/o non puoi fare. Sostituisci “ho bisogno” in “voglio” per differenziare il desiderio dalla necessità. Usa “scelgo di…” al posto di “devo” e “potrei” al posto di “dovrei” per sottolineare la piena consapevolezza e convinzione di quello che affermi.
  • Passare dall’atteggiamento passivo a quello attivo: una persona recita un ruolo passivo quando è convinta che le cose capitino proprio a lei, quasi fosse la vittima designata di un mondo crudele. Divenire più assertivi significa anche riconoscere che siamo responsabili di ciò che ci accade. Quindi è meglio dire:” Io permetto alle persone di approfittare di me e questo mi fa arrabbiare”, piuttosto che:2 ciò che mi accade, mi fa arrabbiare”.
  • Cambiare le domande in affermazioni: domande del tipo: “Non credi che? ..” sono spesso dei modi impliciti e a volte manipolatori per affermare: “ciò che penso é…”. Per essere assertivi con se stessi e quindi con gli altri, è bene fare affermazioni chiare e dirette.
Being assertive 

One of the principal dimensions of assertiveness is the ability to make contact with others succeeded in establishing personal relationships can protect not only our rights but also those of others. 

Reaching out to the ‘other’, radically different from me and equally unique will always be a mystery, a fascinating journey to go on tiptoe, whose road is communication, which allows us to get close to people as long as there is an attitude of understanding and listening. 

If we change we can try to look beyond appearances and run the risk of encountering the other in its depth and complexity. Look into his eyes and make him welcome him to the silence ….. 

Returning assertiveness it is one of those soft skills that allows us to recognize their emotions and needs and to communicate with others in mutual respect. 

Here then is that the acquisition of an assertive style has to do with the development of a range of communication skills that can help you relate to others in a spontaneous, natural, authentic and satisfying. 

Communication is very important and we must use in order for it to be really effective assertive. It often, however, is perceived as an event “happens” and on which you can exercise little control. 

Although the language is regarded as the ultimate means of communication, the communication is not just words, there are many non-verbal and para-verbal essential for mutual understanding which often are best suited to convey what you want to express. 

Verbal communication involves the use of the word, through which we express the content of our actions, that is what I do and how I want to do it. 

The non-verbal communication is conducted through the expressions of the body, the set of all those signals that pass through gestures, facial expression, facial expressions and is the emotional content of communication. In telling anything with our hands move, can cross our arms, our legs can overlap or be comfortably stretched out, our eyes can find the gaze or look elsewhere, our face can convey the excitement on the content of speech, such as anger or joy, happiness, surprise …. 

The para-verbal communication is represented by way of speaking, tone, rhythm, speed of speech. In general, an anxious person tends to speak more quickly and with a higher tone, unlike a depressed person will speak more slowly and with a tone lower. 

Let us now turn to some of the verbal communication and strategies to encourage the recruitment of a more assertive: 

Use of personal pronouns: it is a good idea to increase our assertiveness making statements that begin with “I” in order to take full responsibility for our statements and actions. 
Change the verbs using the more restrictive rules: try putting in place of “can not” “I will not do” so, again, to take full responsibility for what in reality you and / or can not do. Replace “I need” to “want” to distinguish desire from need. Use “I choose …” instead of “I” and “I” instead of “I” to emphasize the full awareness and conviction of what it says. 
Go to the active passive attitude: a person plays a passive role when it is convinced that the right things happen to her, as if he were the victim of a cruel world. Becoming more assertive also means recognizing that we are responsible for what happens to us. So it is better to say: “I beg people to take advantage of me and makes me angry,” rather than: 2 what happens to me, makes me angry. ” 
Change the statements in questions: questions like “Do not you think? ..” are often implicit and sometimes manipulative ways to say “what I think is …”. To be assertive with yourself and then with others, it is good to make statements clear and direct. 
http://ri-trovarsi.myblog.it/tag/assertivit% C3% A0

Il ritorno del passato


Il ritorno del passato

La memoria fa ricordare cose a volte sepolte,
esse vengono richiamate anche in forma inconsapevole
in condizioni simili ad una precedente esperienza,
allora non emerge solo un accadimento ( a volte in forma distorta)
ma anche le sensazioni di disagio provate, questo accende
la paura oppure, se si tratta di sensazioni piacevoli
fa scattare la molla del desiderio. Dobbiamo imparare
a capire cosa è realmente legato all’Adesso e cosa è solo
il braccio del passato che si proietta nel vissuto di oggi
perché non saremmo in grado di comprendere la realtà
o di fare scelte se siamo suggestionati dal passato.

19.05.2011 Poetyca

The return of the past

The memory is remembering things sometimes buried
they are called in unconscious form
under conditions similar to a previous experience,
then it shows only one event (sometimes in distorted form)
but also the feelings of discomfort, it turns
fear, or, if it is pleasurable sensations
triggers the spring of desire. We must learn
to understand what is really linked to the now and what is just
the boom of the past that is projected through the life of today
because we would not be able to understand the reality
or to make choices if we are influenced by the past.

19.05.2011 Poetyca

L’amore – J. Krishnamurti


L’amore

(…) Cos’è l’amore? La parola è talmente falsata e contaminata che non mi va granché di usarla. Tutti parlano di amore – ogni rivista e ogni giornale, ogni missionario parla incessantemente di amore. Amo il mio paese, il mio re, qualche libro, quella montagna, il piacere, mia moglie, Dio. L’amore è una idea? Se lo è può essere coltivata, nutrita, accarezzata, comandata a bacchetta, alterata come volete. Quando dite di amare Dio cosa significa? Significa che amate una proiezione della vostra immagine, una proiezione di voi stessi sotto certe spoglie di rispettabilità secondo quello che credete sia nobile e santo. (…) L’amore può essere l’ultima soluzione a tutte le difficoltà, i problemi e le pene dell’uomo, dunque come faremo a scoprire cos’è l’amore? Limitandoci a definirlo? La chiesa lo ha definito in un modo, la società in un altro, e c’è una gran quantità di deviazioni e di interpretazioni sbagliate. Adorare qualcuno, dormirci insieme, lo scambio emotivo, l’amicizia – è questo quello che intendiamo per amore? (…) L’amore può essere diviso in sacro e profano, umano e divino, o c’è solamente amore? L’amore appartiene a uno e non a molti? Se dico, “Ti amo”, esclude forse ciò l’amore dell’altro? L’amore è personale o impersonale? Morale o immorale? E’ qualcosa di intimo o no? Se amate l’umanità potete amare il particolare? L’amore e un sentimento? E’ una emozione? E’ piacere e desiderio? Tutte queste domande indicano – non è vero? – che abbiamo delle idee sull’amore, idee su ciò che dovrebbe e non dovrebbe essere; un modello o un codice maturato nella cultura in cui viviamo. Così per approfondire la questione di cosa sia l’amore dobbiamo come prima cosa liberarci dalle incrostazioni dei secoli, mettere da parte tutti gli ideali e le ideologie su ciò che dovrebbe o non dovrebbe essere. Dividere qualsiasi cosa in quello che dovrebbe essere e in ciò che è, è il modo più ingannevole di vivere. Dunque, come farò a scoprire cos’è questa fiamma che chiamiamo amore – non per esprimerlo a qualcun altro ma per sapere cosa esso sia in se stesso? Come prima cosa devo respingere quello che la chiesa, la società, i miei genitori e amici, quello che ogni persona e ogni libro ha detto su di esso, perché voglio scoprire da solo cosa è. (…) Il governo dice: “Va’ e uccidi per amore del tuo paese”. È amore questo? La religione dice: “Dimentica il sesso per amore di Dio”. E’ amore questo? L’amore è desiderio? Non dite di no. Per la maggior parte di noi lo è – desiderio e piacere, il piacere che è derivato dai sensi, dalla attrazione sessuale e dalla soddisfazione. Non sono contrario al sesso, ma cercate di vedere cosa in esso sia implicato. Quello che il sesso vi dà momentaneamente è il totale abbandono di voi stessi, poi finite per ritornate alla vostra confusione e così volete ripetere e ripetere quello stato in cui non c’è preoccupazione, problema, io. (…) L’appartenere a un altro, l’essere psicologicamente nutrito da un altro, dipendere da un altro – in tutto ciò deve esserci sempre ansietà, paura, gelosia, colpa, e finché c’è paura non c’è amore; una mente oppressa dal dolore non saprà mai cos’è l’amore; il sentimentalismo e l’emotività non hanno assolutamente niente a che fare con l’amore. E così l’amore non ha niente a che fare con il piacere e il desiderio. L’amore non è un prodotto del pensiero che è il passato. Il pensiero non può assolutamente coltivare l’amore. L’amore non è limitato o intrappolato dalla gelosia poiché la gelosia appartiene al passato. L’amore è sempre attivo presente. Non è “Amerò” oppure “Ho amato”. Se conoscete l’amore non seguirete nessuno, l’amore non obbedisce. Quando amate non c’è rispetto né irriverenza. Non sapete cosa realmente vuol dire amare qualcuno – amare senza odio, senza gelosia, senza rabbia, senza volere interferire con quello che l’altro fa o pensa, senza condannare, senza far paragoni – non sapete cosa vuol dire? Dove c’è amore c’è paragone? Quando amate qualcuno con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutto il corpo con tutto il vostro essere c’è paragone? Quando vi abbandonate completamente a quell’amore allora non c’è l’altro. Forse che l’amore ha delle responsabilità e dei doveri e ne fa uso? Quando fate qualcosa al di fuori del dovere, c’è amore? Nel dovere non c’è amore. La struttura del dovere in cui l’essere umano è intrappolato lo va distruggendo. Finché sarete costretti a fare qualcosa perché è vostro dovere non amerete quello che fate. Quando c’è amore non c’è dovere o responsabilità. (…) Se ci fate caso potete vedere che tutto ciò accade dentro di voi, Potete vederlo con pienezza, completamente, in uno sguardo, senza sprecare tempo a farci su delle analisi. Potete vedere in un momento l’intera struttura e natura di questa piccola cosa senza valore chiamata “io”, le mie lacrime, la mia famiglia, la mia nazione, la mia fede, la mia religione – tutte queste brutture sono dentro di voi. Quando ve ne renderete conto con il cuore non con la mente, quando ve ne renderete conto dal più profondo del cuore, allora avrete la chiave che potrà mettere fine al dolore. (…) Quando chiedete cos’è l’amore, potreste essere troppo spaventati per vedere la risposta. Essa potrebbe significare un cambiamento radicale; potrebbe frantumare la famiglia; potreste scoprire di non amare vostra moglie o vostro marito o i vostri bambini – no? – potreste dover distruggere la casa che avete costruito, potreste non tornare più al tempio. Ma se volete ancora scoprirlo, vedrete che la paura non è amore, che dipendere non è amore, la gelosia non è amore, la possessività e il desiderio di dominare non sono amore, la responsabilità e il dovere non sono amore, l’autocommiserazione non è amore, l’angoscia di non essere amato non è amore, amore non è l’opposto di odio più di quanto umiltà non sia l’opposto di vanità. (…) E così siamo arrivati al punto: può la mente incontrare l’amore senza bisogno di disciplina, pensiero, sforzo, senza alcun libro o maestro o guida – incontrarlo come si incontra un bel tramonto? (…) Una mente che ricerca non è una mente appassionata e incontrare l’amore senza cercare è l’unico modo per trovarlo – incontrarlo ignari, e non come risultato di uno sforzo o di una esperienza. Questo amore, scoprirete non appartiene al tempo; questo amore è sia personale che impersonale, appartiene sia ad uno che a molti. Come per un fiore profumato che voi potete odorare o trascurare. Quel fiore è lì per chiunque, anche per colui che si prende la pena di odorarlo profondamente e di guardarlo con piacere. Sia egli molto vicino nel giardino o molto lontano, per il fiore è la stessa cosa, essendo ricco di quel profumo lo distribuisce a tutti. L’amore è qualcosa di nuovo, fresco, vivo. Non ha ieri né domani. E’ al di là della confusione del pensiero. Solo la mente innocente sa cosa sia l’amore, e la mente innocente può vivere nel mondo che innocente non è. E’ possibile scoprire questa cosa straordinaria che l’uomo ha cercato eternamente, nel sacrificio, nell’adorazione, nel rapporto, nel sesso, in ogni forma di piacere e di dolore, solamente quando il pensiero arriva a comprendere se stesso e giunge naturalmente a fine. (…) Potete leggere queste parole ipnotizzati e incantati, ma andare al di là del pensiero e del tempo realmente – cioè andare al di là del dolore – vuol dire essere consapevoli che c’è un’altra dimensione chiamata amore. Ma non sapete come raggiungere questa straordinaria sorgente – cosa fate dunque? Se non sapete che fare, non fate niente, non è vero? Assolutamente niente. Allora intimamente voi siete nel più completo silenzio. Capite cosa vuoi dire? Vuol dire che non cercate non volete, non andate a caccia di qualcosa; non c’è assolutamente un centro. Allora c’è amore.

Estratto dal libro:

J. Krishnamurti – Libertà dal conosciuto – Ed. Ubaldini Editore – Roma
© 1969 Krishnamurti Foundation London
© 1973 Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma

Love
(…) What is love? The word is so distorted and contaminated much that I’m not going to use it. All about love – every magazine and every newspaper, every missionary talks incessantly about love. I love my country, my king, a few books, that mountain, the pleasure, my wife, God’s love is an idea? If it can be cultivated, nourished, cherished, pushed around, altered as you wish. When you say you love God what does this mean? It means you love a projection of your image, a projection of yourself under some guise of respectability according to what they think is noble and holy. (…) Love can be the ultimate solution to all the difficulties, problems and sorrows of man, then how do we discover what love is? Enough to call it? The church called him in a way, society to another, there is a lot of detours and misunderstandings. Adoring someone, sleeping together, the emotional exchange, friendship – that’s what we mean by love? (…) Love can be divided into sacred and profane, human and divine, or is there only love? Love belongs to one and not many? If I say, “I love you”, except perhaps that the love of the other? Love is personal or impersonal? Moral or immoral? And ‘something intimate or not? If you love mankind can you love the most? The love and feelings? It ‘s a thrill? And ‘pleasure and desire? All these questions show – is not it? – We have ideas about love, ideas about what should and should not be, a model or a code developed in the culture in which we live. So to explore the question of what love is how we must first free ourselves from the scale of centuries, put aside all the ideals and ideologies on what should or should not be. Divide anything into what should be and what it is, is the most deceptive of life. So, how will I find out what this flame we call love – not to express it to someone else but to know what it is in itself? First I must reject what the Church, society, my parents and friends, what every person and every book says about it, because I want to find out just what it is. (…) The government says: ‘Go and kill for the sake of your country. ” Is this love? Religion says: “Forget the sex for love of God.” And ‘love this? Is love desire? Do not say no. For most of us it is – desire and pleasure, the pleasure is derived from the senses, the sexual attraction and satisfaction. I am not against sex, but try to see what is involved in it. What sex gives you momentarily is the total abandonment of yourself, then finished to return to your confusion and so you repeat and repeat that state where there is concern, problem, myself. (…) The belong to another, being psychologically nourished by another, depend on others – this must always be anxiety, fear, jealousy, guilt, fear and as long as there is no love; a mind oppressed with grief will never know what love, sentimentality and emotion have absolutely nothing to do with love. And so love has nothing to do with pleasure and desire. Love is not a product of thought that is the past. Thought can not possibly cultivate love. Love is not limited or trapped by jealousy because jealousy of the past. Love is always on this. It is not “America” or “I loved.” If you know love will not follow anyone, love does not obey. When you love there is no respect or disrespect. Do not really know what it means to love someone – love without hate, without jealousy, without anger, without wanting to interfere with what the other person does or thinks, without condemning, without comparing – do not know what that means? Where there is love there is no comparison? When you love someone with all your heart, with all his mind, his whole body with your whole being is no comparison? When you abandon completely love then there is another. Perhaps that love has responsibilities and duties, and uses it? When you make something out of duty, there is love? In duty there is no love. The structure of duty in which the human being is caught is destroying him. Until you are forced to do something because it is your duty not you love what you do. When there is love there is no duty or responsibility. (…) If you notice you can see that everything happens within you, You can see the full, complete, at a glance, without wasting time on us for analysis. You can see in a moment the whole structure and nature of this worthless little thing called “me”, my tears, my family, my nation, my faith, my religion – all this ugliness is within you. When you know it with your heart not your mind when you realize the depths of my heart, then you have the key that will put an end to pain. (…) When you ask what love is, you might be too scared to see the answer. It could mean a radical change, could shatter the family, you might not love your wife or your husband or your children – right? – You have to destroy the house that you built, you could never come to the temple. But if you still want to find out, you will see that fear is not love, that dependence is not love, jealousy is not love, possessiveness and desire for domination are not love, responsibility and duty are not love, not self-pity is love, the anguish of not being loved is not love, love is not the opposite of hate any more than humility is the opposite of vanity. (…) So we got to the point: can the mind find love without discipline, thought, effort, without any book or teacher or guidance – see him as he meets a beautiful sunset? (…) A mind that research is not a passionate mind and without trying to find love is the only way to find him – see him unwary, and not as a result of effort or expertise. This love, you will discover not of time, this love is both personal and impersonal, is one that belongs to many. Like a fragrant flower that you can smell or neglect. That flower is there for anyone, even for one who takes the trouble to look and smell deeply with pleasure. He is very close or very far in the garden, the flower is the same thing, being rich in the aroma gives it to everyone. Love is something new, fresh and alive. It has no yesterday or tomorrow. And ‘beyond the confusion of thought. Only the mind knows what love is innocent and the innocent mind can live in the world is not innocent. And ‘possible to discover this extraordinary thing which man has ever attempted, sacrifice, adoration, in the relationship, sex, in any form of pleasure and pain, only when the thought comes to understand itself and comes naturally end. (…) You can read these words mesmerized and enchanted, but go beyond the thought and time really – that go beyond the pain – it means being aware that there is another dimension called love. But do not know how to reach this remarkable source – what do you do then? If you do not know what to do, do nothing, is not it? Absolutely nothing. Then inwardly you are in complete silence. Know what I mean? It means that you do not want do not try, do not go hunting for something, there is absolutely a center. Then there is love.

Excerpts:

J. Krishnamurti – Freedom from the known – Ed Ubaldini Publisher – Rome
© 1969 Krishnamurti Foundation London
© 1973 Publishing House Astrolabe – Ubaldini Editore, Rome