Sulle Forze Avverse Sri Aurobindo


Sulle Forze Avverse Sri Aurobindo

1. Cosa sono, qual è il loro scopo

È un fatto da sempre noto a tutti gli yogi e occultisti, che dovunque si pratichi lo yoga o lo yajña [sacrificio del Purusha], le Forze ostili vi si radunano per interromperlo con ogni mezzo. È noto che esistono una natura inferiore e una natura spirituale superiore; è noto che esse premono in direzioni diverse e che quella inferiore è più forte all’inizio e quella superiore in seguito. È noto che le Forze ostili approfittano dei movimenti della natura inferiore e attraverso di essi cercano di rovinare, distruggere o ritardare la siddhi [perfezione]. Ciò è stato detto sin dai tempi delle Upanishad: “Difficile è il sentiero da percorrere, affilato come la lama di un rasoio”; è stato detto più tardi dal Cristo: “Dura è la strada e stretta la porta per cui si entra nel regno dei cieli”; e anche: “Molti sono i chiamati, pochi gli eletti” – proprio a causa di queste difficoltà. Ma è anche da sempre noto che gli uomini sinceri e che rimangono fedeli nel loro cuore, e quelli che si affidano al Divino, arriveranno nonostante tutte le difficoltà, gli inciampi e le cadute. (Lettere, vol. III, p. 59)

La Menzogna è un’estrema conseguenza di Avidya. È creata da un Potere asurico che interviene in questa creazione e che non solo è separato dalla Verità, e quindi limitato nella propria coscienza e aperto all’errore, ma in rivolta contro di Essa, oppure abituato ad afferrarla al solo fine di pervertirla. Questo Potere, l’oscura Shakti asurica o Maya rakshasica, presenta la propria coscienza pervertita come conoscenza vera, e le proprie deliberate distorsioni o travisamenti della Verità come verità delle cose. Sono i poteri e le personalità di questa coscienza pervertita e pervertitrice che chiamiamo esseri ostili. Ogni volta che queste perversioni da essi create dall’Ignoranza vengono presentate come la Verità delle cose, si ha la Menzogna nel suo senso yogico, mithyā, moha. (Lettere, vol. III, p. 40-41)

Queste Forze, naturalmente, non si possono sentire o conoscere finché si vive nella mente ordinaria e nelle sue idee e percezioni; in quel caso, infatti, si possono riconoscere solo due categorie di influenze: le idee-sensazioni-azioni proprie e altrui, e l’azione dell’ambiente circostante e delle forze fisiche. Ma una volta che si cominci ad ottenere la visione interiore delle cose, è diverso. Si comincia a sentire che tutto è un gioco di Forze: forze di Prakriti tanto psicologiche quanto fisiche, che agiscono sulla nostra natura; queste sono forze coscienti o sorrette, dietro, da una coscienza o da più coscienze. Siamo nel mezzo di un enorme gioco di Forze universali. […] Coloro che hanno sviluppato la visione interiore delle cose sul piano vitale hanno una grande esperienza delle forze ostili. (Lettere, vol. III, p. 52)

Gli uomini sono costantemente invasi dagli esseri ostili, e c’è un gran numero di essi che è in parte o totalmente sotto la loro influenza. Alcuni ne sono posseduti, altri (una minoranza) sono incarnazioni di tali esseri. Al momento attuale sono attivissimi su tutta la terra.
Naturalmente, nel mondo esteriore non c’è una coscienza come quella che viene sviluppata nello yoga, con cui gli uomini possano divenire consapevoli degli attacchi o respingergli coscientemente: la lotta in loro fra lo psichico e la forza ostile si svolge soprattutto dietro il velo o, nella misura in cui avviene in superficie, non è compresa dalla mente. Il primo tentativo dell’entità che vuole possedere un uomo è di fare in modo che egli si separi dal proprio psichico, ed è questo a creare il conflitto. (Lettere, vol. III, p. 63-4)

Appena si entra nel sentiero della vita spirituale, il vecchio destino predeterminato comincia a ritirarsi: interviene un fattore nuovo, la Grazia divina, l’aiuto di una Forza divina superiore, diversa dalla forza del Karma, che può sollevare il sadhaka oltre le possibilità attuali della sua natura. Il proprio destino spirituale è allora la scelta divina che assicura il futuro. L’unico dubbio è sulle vicissitudini del sentiero e sul tempo che occorre per il passaggio. È qui che le forze ostili, che giocano sulla debolezza della natura passata, si sforzano di impedire la rapidità del progresso e di rimandare la realizzazione. Quelli che cadono, non cadono a causa degli attacchi delle forze vitali, ma perché si mettono dalla parte della Forza ostile preferendo un’ambizione o desiderio vitale alla siddhi spirituale. (Lettere, vol. VI, p. 222)

Non è vero che gli yogi o altri non siano attaccati dalle forze circostanti. Che abbiano per mèta moksha [la liberazione] o la trasformazione, tutti vengono attaccati, perché le forze vitali non vogliono né la liberazione né la trasformazione.
Le forze ostili attaccano ogni sadhaka, alcuni ne sono coscienti, altri no. Il loro obiettivo è di influenzare il sadhaka o servirsene o rovinarne la sadhana e il lavoro, o qualunque altro motivo del genere. Il loro scopo non è mettere alla prova, ma il loro attacco può essere usato come una prova dal potere che guida.
(Lettere, vol. III, p. 65-6)

Riguardo agli attacchi e all’azione delle forze cosmiche, questi attacchi molto comunemente si fanno violenti quando il progresso sta diventando rapido e si avvia al compimento; specialmente se scoprono di non poter aggredire l’essere interiore in modo efficace, cercano di indebolirlo con assalti esteriori. Bisogna considerare tali attacchi una prova di resistenza, un’occasione per raccogliere tutte le proprie capacità di calma e di apertura alla Luce e al Potere divini, così da farsi strumenti per la vittoria del Divino sul non-Divino, della Luce sulle tenebre, nel groviglio di questo mondo. È con questo spirito che dovete far fronte a queste difficoltà, finché in voi le cose superiori non saranno così salde da far sì che queste forze non potranno più attaccare.
(Lettere, vol. III, p. 68)

Questo Yoga è una battaglia spirituale; il fatto stesso di intraprenderlo solleva ogni sorta di forze avverse e si deve essere pronti ad affrontare difficoltà, sofferenze, rovesci di ogni genere in uno spirito calmo e risoluto.
(Lettere, vol. VI, p. 93)

***

Senza dubbio odiare e maledire non sono l’atteggiamento giusto. Osservare tutte le cose e le persone con una visione chiara e calma, ed essere distaccati e imparziali nei propri giudizi è indubbiamente l’atteggiamento yogico più appropriato. Una perfetta samatā [equanimità] può stabilirsi, nella quale tutti gli uomini sono visti in modo uguale, amici e nemici, e non si è turbati da ciò che fanno e da ciò che accade. Il problema è sapere se questo è tutto ciò che ci viene richiesto. Se così fosse, l’atteggiamento generale sarebbe una neutra indifferenza nei confronti di tutto. Ma la Gita, che insiste con forza su una perfetta e assoluta samatā, prosegue dicendo: “Combatti, distruggi l’avversario e vinci”. Se non ci viene richiesto alcun genere di azione generale, alcuna lealtà nei confronti della Verità in opposizione alla Menzogna (tranne che nella propria sadhana), allora basta la samatā dell’indifferenza.

Ma qui c’è un lavoro da compiere, una Verità da fondare, contro la quale sono schierate forze immense, forze invisibili che possono usare, come propri strumenti, cose, persone e azioni visibili. Se si è discepoli, cercatori di questa Verità, occorre mettersi dalla parte della Verità, opporsi alle forze che l’attaccano e cercano di soffocarla. Arjuna non voleva schierarsi da nessuna delle due parti, voleva astenersi da ogni azione di ostilità contro gli stessi assalitori; Sri Krishna, che tanto insisteva sulla samatā, condannò con forza il suo atteggiamento e insisté perché combattesse l’avversario. “Abbi samatā – disse – e, vedendo chiaramente la Verità, combatti”.

Perciò, schierarsi dalla parte della Verità, rifiutare di fare qualunque concessione alla Menzogna che attacca, essere di una lealtà a tutta prova, opporsi ai nemici e agli aggressori, non contraddice l’equanimità. Il sentimento personale ed egoistico deve essere rigettato, l’odio e la malevolenza vitale devono essere respinti. Ma la lealtà e il rifiuto di accettare compromessi con gli aggressori e i nemici, o di perdere tempo ad ascoltare le loro idee e richieste dicendo che “dopo tutto, possiamo in qualche modo concedere quanto ci chiedono”, o accettarli come compagni e considerarli dei nostri, tutto questo ha una grande importanza. Se l’attacco minacciasse fisicamente il lavoro, chi lo guida e chi lo compie, lo si noterebbe subito. Ma è giusto un atteggiamento passivo solo perché l’attacco è di tipo più sottile?

Si tratta qui di una battaglia spirituale interiore ed esteriore; con la neutralità e il compromesso, o persino la passività, si rischia di lasciare passare le forze nemiche e permettere loro di schiacciare la Verità e i suoi figli. Guardate la cosa da questo punto di vista e vedrete che se l’equanimità spirituale interiore è giusta, la lealtà attiva e la ferma presa di posizione sono altrettanto giuste; le due cose non possono essere incompatibili.

Naturalmente, ho trattato il problema in generale, escludendo ogni caso particolare o questione personale. È un principio d’azione che va visto nella sua giusta luce e nelle sue giuste proporzioni.

(Lettere, Vol. I, p. 299-300)

Adverse Forces on Sri Aurobindo

1. What are they, what is their purpose

It’s always been a fact known to all yogis and occultists, that wherever you practice yoga or yajna [sacrifice of Purusha], the hostile forces will come together to stop it by any means. It is known that there are a lower nature and a higher spiritual nature; is known that they pulling in different directions and that the lower one is stronger at the beginning and the upper later. It is known that the hostile forces take advantage of the movements of the lower nature, and through them seek to ruin, destroy or delay the siddhis [perfection]. This has been said since the time of the Upanishads: “It is difficult to follow the path, sharp as a razor’s edge” was later told by Christ: “Hard is the road and close the door through which we enter into the kingdom of heaven, “and also:” Many are called but few are chosen “- precisely because of these difficulties. But it is also always known that men who are faithful and sincere in their hearts, and those who rely on the Divine, will come despite all the difficulties, the stumbles and falls. (Letters, vol. III, p. 59)

The Lie is an extreme result of Avidya. It is created by a power asurico involved in this creation and that not only is separated from the Truth, and therefore limited in their consciousness and open to error, but turned against it, or used to grab the sole purpose of pervertirla. This power, the dark asuric Shakti or Maya rakshasica, presents his own conscience perverted as true knowledge, and their deliberate distortion or misrepresentation of the truth as the truth of things. Are the powers and personalities of this consciousness that we call perverted and perverting hostile beings. Whenever these perversions they create Ignorance is presented as the truth of things, it has the Lie in his yogic sense, Mithya, moha. (Letters, vol. III, p. 40-41)

These forces, of course, you can not hear or know until you live in the ordinary mind and its ideas and perceptions, in that case, you can recognize only two categories of influences: ideas-feelings-his and others’ actions, and the action of the environment and physical forces. But once you start to get the inner vision of things is different. You begin to feel that everything is a game of forces: forces of Prakriti much psychological as physical, that affect our nature, and these forces are aware of it or supported behind by a conscience or multiple consciousnesses. We are in the middle of a huge game of universal forces. […] Those who have developed the inner vision of things on the vital level have extensive experience of hostile forces. (Letters, vol. III, p. 52)

Men are constantly invaded by hostile beings, and there is a large number of them that is partly or wholly under their influence. Some are owned, others (a minority) are embodiments of such beings. These are currently very active in all the earth.
Of course, in the outside world there is a consciousness as that which is developed in yoga, in which men can become consciously aware of the attacks or respingergli: the fight in them between the psychic and the hostile force is primarily behind the veil or , to the extent that occurs on the surface, is not understood by the mind. The first attempt of the entity that wants to possess a man is to make sure that he is separated from his psyche, and this is creating the conflict. (Letters, vol. III, p. 63-4)

As soon as you enter the path of spiritual life, the old pre-determined destiny begins to retreat: a new factor intervenes, the grace of God, the help of a divine force higher than the force of Karma, which can raise the sadhaka than the current possibilities of his nature. The spiritual destiny then is the divine choice that secures the future. The only doubt is about the vicissitudes of the path and the time needed for passage. It is here that the hostile forces that play upon the weakness of nature past, strive to prevent the rapid progress and postpone the execution. Those who fall, do not fall because of the attacks of the vital forces, but because they put themselves on the hostile force preferring ambition or desire to vital spiritual siddhis. (Letters, vol. VI, p. 222)

It is true that yogis and other are not affected by the surrounding forces. Which have as their goal, moksha [liberation] or processing, all are attacked, because the life forces want neither liberation nor the transformation.
The hostile forces attack each sadhaka, some are conscious, others not. Their goal is to influence the sadhaka or use it or ruin the sadhana and work, or any other such reason. Their purpose is not to test, but their offense can be used as evidence by the power that drives.
(Letters, vol. III, p. 65-6)

With regard to the attacks and the action of cosmic forces, these attacks very commonly become violent when progress is becoming faster and you start to completion, especially if they find they can not attack the inner being, effectively, try to weaken it with attacks outward. We must consider these attacks a test of endurance, an opportunity to gather all his ability to calm opening to the Light and Power divine, so as to become instruments for the victory of the Divine non-Divine Light over darkness, in entanglement of this world. It is in this spirit that must cope with these difficulties, until higher things in you will not be so strong as to make these forces will no longer attack.
(Letters, vol. III, p. 68)

This Yoga is a spiritual battle, the very fact of undertaking it raises all sorts of hostile forces and must be ready to face difficulty, pain, chance of any kind in a spirit of calm and resolute.
(Letters, vol. VI, p. 93)

***

Without doubt, hate and curse not the right attitude. Observe all things, and people with a clear and calm, and be detached and impartial in their judgments is undoubtedly the most appropriate yogic attitude. A perfect Samata [fairness] may be established, in which all men are viewed equally, friends and enemies, and you are not troubled by what they do and what happens. The question is whether this is all that is required of us. If so, the general attitude would be a neutral indifference to everything. But the Gita, who strongly insisted on a perfect and absolute Samata, goes on to say: “Fight, destroy the opponent and win.” If there is need for any kind of general action, no loyalty to the truth in opposition to Falsehood (except in his own sadhana), then just the Samata indifference.

But here’s a job to do, to establish a Truth, which are arrayed against the immense forces, unseen forces that can be used as their tools, things, people and visible actions. If you are disciples, seekers of this Truth, you must take the side of Truth, oppose the forces that attack and try to choke her. Arjuna did not want to take sides with neither party wanted to refrain from any act of hostility against the same assailants, Sri Krishna, who both insisted on Samata, strongly condemned his attitude and insisted they were fighting the enemy. “Have Samata – he said – and, seeing clearly the truth, fight”.

Therefore, taking the side of truth, refuse to make any concession to Lie attacking, be of a loyalty to any test, standing up to enemies and aggressors, not inconsistent with equanimity. The personal and selfish feelings must be rejected, hatred and malice of life must be rejected. But the loyalty and refusal to compromise with the aggressors and the enemies, or waste time listening to their ideas and requests, saying that “after all, we can somehow give what we ask,” or accept them and treat them as companions of our , all this is very important. If the attack threatened the physical work, who guides him and who does it, you would notice immediately. But it is just a passive attitude just because the camera has a more subtle?

Here it is a spiritual battle within and without, with neutrality and compromise, or even a liability, you are likely to let pass the enemy forces and allow them to crush the truth and his children. Look at it from that point of view and you will see that if the inner spiritual equanimity is just, fair and firm active stance are just right, the two are not incompatible.

Of course, I dealt with the problem in general, excluding any particular case or personal issue. It is a principle of action that should be seen in its true light and in its true proportions.

(Letters, Vol I, p. 299-300)

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