Archivio | 20/09/2019

La qualità della pratica


Riflettendo…

La Riflessione

In verità, non ci sono individui.
Siamo uno, insieme con l’infinito.

Il filo d’erba, il nostro maestro,
il sassolino nella nostra scarpa, il nostro insegnante.

Impariamo.

Rev. Dr. So Daiho-roshi

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Nulla è separato,
solo la nostra mente
in una visione duale
pone giudizio e si aggrappa.

Nulla è esterno o distante,
solo il nostro ego alza la voce
in una incessante ricerca
di attenzione e di individualità.

Ma se tu sai fare scorrere ogni cosa,
tu impari ad abbracciare tutto
in unità ed amorevolezza,
per comprendere che tutto è
quello che è, senza conflitto.

Poetyca

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L’insegnamento

La qualità della pratica

Sapendo pochissimo di Dhamma
ma vivendo in sincero accordo con esso
trasformando le passioni
l’avidità, l’odio, la confusione.

Liberandosi da ogni attaccamento
al presente e al futuro
si gustano i benefici
del percorrere la Via.

(Dhammapada 20)

In questa strofa di nuovo il Buddha ci ricorda di mettere l’accento
sulla qualità anziché sulla quantità.

Stiamo vivendo con tutto il cuore “in accordo” con quel che abbiamo già imparato?
Questa è una linea di riflessione più utile che non chiedersi:

“Quando posso andare a un altro ritiro”, oppure:
“ Se solo mi mettessi di buona lena a studiare di più.” o:
“Dove posso trovare un insegnante che mi istruisca opportunamente?”

Teorizzare riguardo alla retta pratica o a come gestire una comunità spirituale,
o qualsiasi altra cosa nella nostra vita, non è lo stesso di viverla.

Bhikkhu Munindo

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Respirando, con consapevole attenzione,
camminando, attimo dopo attimo,
sulla via del percorso interiore,
con sereno accordo di intenti,
con retto sforzo per essere presenti
in questo nostro essere qui ed ora,
è il saggio praticare quel che troppe parole,
troppe spiegazioni, troppe separazioni
dettate dalla mente critica non sapranno donare.

Poetyca

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22.03.2009 Poetyca

testi tratti da: http://www.bodhiddharma.it

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Presenza mentale


Presenza Mentale

Tutte le grandi tradizioni spirituali sono percorse da un tema comune, al quale vengono dati molti nomi diversi: risveglio, ricordo, presenza mentale, dhyana, zhikr, presenza, oppure che resta senza nome; si tratta di uno stato di coscienza che arricchisce di altre dimensioni il nostro essere nel mondo, e si situa oltre la stretta fascia di consapevolezza comunemente accettata come “conscio”; è una facoltà che è la chiave di volta per accedere al nostro potenziale umano latente.

In alcune tradizioni, come nel Buddismo, la pratica della presenza mentale è il fattore centrale; nell’Islam, ciò che qualifica ogni attività è il Ricordo (Ricordo di Dio, dell’Essere, del Sé essenziale); nel Cristianesimo ci si ispira all’esperienza dei grandi mistici, e alla preghiera del cuore. Ma in tutte le autentiche psicologie spirituali, questo stato di coscienza resta un’esperienza e un requisito fondamentale.

Kabir Edmund Helminski

 

Mindfulness

Todas las grandes tradiciones espirituales están cubiertos por un tema común, que se dan muchos nombres diferentes: el despertar, conmemoración, mindfulness, dhyana, zhikr, presencia, o que permanece sin nombre; es un estado de conciencia que enriquece las otras dimensiones de nuestro ser en el mundo, y se encuentra más allá de la estrecha banda de conciencia comúnmente aceptados como “consciente”; es un poder que es la clave para acceder a nuestro potencial humano latente.

En algunas tradiciones, como el budismo, la práctica de la atención plena es el factor central; Islam, lo califica cada actividad Remembrance (Recuerdo de Dios, el Ser, el Ser esencial); En el cristianismo no se inspira en la experiencia de los grandes místicos, y la oración del corazón. Pero en todas las psicologías espirituales genuinos, este estado de conciencia y la experiencia es un requisito previo.

Kabir Edmund Helminski

Le due rane


 

Le due rane

Un gruppo di rane stavano viaggiando attraverso la foresta quando due di loro caddero dentro una buca profonda. Quando le altre rane videro quanto era profonda la buca, suggerirono a quelle finite lì dentro che erano spacciate.

Le due rane ignorarono i commenti e cercarono di saltare fuori dalla buca con tutte le loro forze. Le compagne nel bosco continuavano a dire loro che era inutile tentare di saltar fuori, perché tanto erano spacciate. Alla fine, una delle due rane si rassegnò alle predizioni delle compagne e smise di cercare di uscire. Estenuata, morì.

L’altra rana continuò a saltare più forte che poteva. Ancora una volta, la folla di rane alla cima della buca gridava di rassegnarsi, smettere di soffrire e lasciarsi morire. La rana saltò con ancora maggior forza e alla fine ce la fece ad uscire.

Quando fu fuori, le altre rane le chiesero, “Ma non hai sentito quello che ti gridavamo?”. La rana spiegò loro che era sorda. Pensava che le sue compagne, per tutto il tempo, la stessero incoraggiando.

La storia ci insegna due lezioni:

1. C’è potere di vita e di morte in ciò che diciamo. Una parola incoraggiante a chi sta perdendo la speranza può aiutarlo a tirare avanti e continuare a lottare.

2. Una parola distruttiva a chi sta perdendo la speranza può essere quello che serve per farlo definitivamente arrendere.

Il mondo che ci circonda quando siamo bambini può forgiare la nostra capacità di reagire alle situazioni difficili e di perseverare nonostante le condizioni avverse. Situazioni familiari, culturali e ambientali diverse possono renderci arrendevoli e pessimisti piuttosto che tenaci e focalizzati sulle possibilità.

In quale ambiente familiare sei cresciuto? Gli adulti nella tua famiglia, i maestri a scuola, gli altri bambini con cui giocavi ti infondevano fiducia nelle tue capacità, sostenendo i tuoi sforzi e dimostrando di credere che potevi farcela oppure ti scoraggiavano minimizzando i tuoi sforzi, sottolineando i tuoi punti di debolezza e suggerendoti di lasciar perdere?

In quale modo, ora, sei tu a scoraggiare chi ti sta intorno (o addirittura te stesso!), ad usare parole demotivanti, a concentrarti sulle difficoltà e sulle possibili conseguenze negative?

Poni attenzione a quello che dici.

Offri energia vitale a te stesso e a coloro che attraversano la tua strada. Molte volte è difficile comprendere che una parola incoraggiante può avere degli effetti tanto positivi. Chiunque può parlare in modo da privare qualcuno dello spirito che serve per affrontare tempi difficili. Diventa speciale la persona che si prende il compito di incoraggiare gli altri.

Autore sconosciuto

Two frogs

A group of frogs were traveling through the woods, and two of them
fell into a deep pit. When the other frogs saw how deep the pit
was, they told the two frogs that they were as good as dead. The
two frogs ignored the comments and tried to jump up out of the pit
with all their might. The other frogs kept telling them to stop,
that they were as good as dead. Finally, one of the frogs took
heed to what the other frogs were saying and gave up. He fell down
and died.

The other frog continued to jump as hard as he could. Once again,
the crowd of frogs yelled at him to stop the pain and just die. He
jumped even harder and finally made it out. When he got out, the
other frogs said, “Did you not hear us?” The frog explained to
them that he was deaf. He thought they were encouraging him the
entire time.

This story teaches two lessons:

1. There is power of life and death in the tongue. An encouraging
word to someone who is down can lift them up and help them make it
through the day.

2. A destructive word to someone who is down can be what it takes
to kill them.

Be careful of what you say. Speak life to those who cross your
path. The power of words… it is sometimes hard to understand
that an encouraging word can go such a long way. Anyone can speak
words that tend to rob another of the spirit to continue in
difficult times. Special is the individual who will take the time
to encourage another.

Author Unknown

Non fuggire dal dolore


Non fuggire dal dolore

Quando c’è dolore, il sistema nervoso subisce un grande shock, è un enorme colpo sia per la parte fisiologica che per quella psicologica dell’essere. Di solito cerchiamo di vincere il dolore prendendo qualche sostanza, dandoci al bere o attraverso qualche forma di religione. Oppure diventiamo cinici e accettiamo le cose come inevitabili. Possiamo approfondire questa questione seriamente? È possibile non fuggire affatto dal dolore? Mio figlio è morto e c’è un dolore immenso, un grande shock, e scopro di essere veramente solo. Non posso affrontare questa cosa, non posso sopportarla, e cerco qualche fuga. Ci sono molti modi per fuggire da questo stato: mondani, religiosi o filosofici e questa fuga è uno spreco di energia. È possibile non fuggire di fronte a nessun dolore? Il dolore della solitudine, dell’angoscia, di uno shock, ma rimanere completamente con l’evento, con questa cosa chiamata sofferenza, è possibile? Possiamo sostenere qualsiasi problema, stare lì senza cercare di risolverlo, cercando di guardarlo e di tenerlo fra le mani come se fosse un bellissimo e prezioso gioiello? La bellezza di quel gioiello è talmente affascinante, talmente magnetica che continuiamo a guardarlo. Allo stesso modo, se potessimo tenere completamente il nostro dolore, senza il minimo movimento di pensiero o di fuga, l’atto stesso di non fuggire da quel fatto porta a un totale scioglimento di ciò che ha causato dolore. –

Jiddu Krishnamurti -That Benediction is Where You Are, pp 60-61

Do not run away from the pain

When there is pain, the nervous system undergoes a major shock, is a huge blow for both the physiological to the psychological being. Usually try to overcome the pain by taking some substance, giving us to drink or through some form of religion. Or become cynical and accept things as inevitable. We investigate this issue seriously? You can not run away from the pain at all? My son is dead and there’s a huge pain, a great shock, and I find to be truly alone. I can not face this thing, I can not bear it, and try some escape. There are many ways to escape from this state: worldly, religious or philosophical and this escape is a waste of energy. You can not run from no pain? The pain of loneliness, anxiety, a shock, but remain completely with the event, with this thing called suffering, is it possible? We can support any problem, be there without trying to solve it, trying to look at it and to keep it in his hands as if it were a beautiful and precious jewel? The beauty of this jewel is so fascinating, so magnetic that we continue to look at him. Similarly, if we could keep our pain completely, without any movement of thought or escape, the act of not escape from this fact leads to a total dissolution of what caused pain. –

Jiddu Krishnamurti-That Benediction is Where You Are, pp 60-61

Lacrime di cielo


🌸Lacrime di cielo🌸

Lacrime
di cielo
lentamente
scivolano
a lavare
anime smarrite
Pioggia
come danza
senza confine
a nutrire
ancora una volta
questa vita

08.09.2019 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Tears of heaven

Tears
of heaven
slowly
slip
to wash
lost souls
Rain
as a dance
without border
to feed
once again
this life

08.09.2019 Poetyca

Le ultime volontà e il testamento


54. Le ultime volontà e il testamento

Ikkyu, un famoso maestro di Zen dell’era Ashikaga, era figlio dell’imperatore. Quando era molto giovane, sua madre lasciò il palazzo e andò a studiare lo Zen in un tempio. Così anche il principe Ikkyu diventò studente. Quando sua madre morì, gli lasciò una lettera.

Diceva così:

«A Ikkyu:

«Io ho finito il mio compito in questa vita e ora sto per tornare nell’Eternità. Voglio che tu divenga un bravo studente e che realizzi la tua natura-Buddha. Saprai se sono all’inferno e anche se sono sempre con te oppure no.

«Se diventi un uomo capace di comprendere che il Buddha e il suo seguace Bodhidharma sono i tuoi servi, puoi smettere di studiare e puoi lavorare per l’umanità. Il Buddha ha predicato per quarantanove anni e in tutto quel tempo non ha ritenuto necessario dire una sola parola. Tu dovresti sapere perché. Ma se non lo sai, e tuttavia desideri saperlo, evita di pensare inutilmente.

Tua madre,

Non nata, non morta.

Il primo di settembre

«P.S. L’insegnamento di Buddha aveva soprattutto lo scopo di illuminare gli altri. Se tu ti fai condizionare dall’uno o dall’altro dei vari metodi, non sei che un insetto ignorante. Ci sono 80000 libri sul Buddhismo, e se tu li leggessi tutti e continuassi a non vedere la tua natura, non capirai nemmeno questa lettera. Questa è la mia ultima volontà e il mio testamento».

Tratto da 101 Storie Zen

The Last Will and Testament

Ikkyu, a famous Zen teacher of the Ashikaga era, was the son of the emperor. When he was very young, his mother left the palace and went to study Zen in a temple. In this way Prince Ikkyu also became a student. When this mother passed on, she left him a letter. It read:

To Ikkyu:

I have finished my work in this life and am now returning into Eternity. I wish you to become a good student and to realize your Buddha-nature. You will know if I am in hell and whether I am always with you or not.

If you become a man who realizes that the Buddha and his follower Bodhidharma are your own servants, you may leave off studying and work for humanity. The Buddha preached for forty-nine years and in all that time found it not necessary to speak one word. You ought to know why. But if you don’t and yet wish to, avoid thinking fruitlessly.

Your Mother,

Not born, not dead.

September first.

P.S. The teaching of Buddha was mainly for the purpose of enlightening others. If you are dependent on any of its methods, you are naught but an ignorant insect. There are 80,000 books on Buddhism and if you should read all of them and still not see your own nature, you will not understand even this letter. This is my will and testament.

Taken by 101 Zen Stories

Lettera a Dio


Lettera a Dio

Caro Dio,
questa e’ la mia testimonianza scritta di eterna gratitudine a Te.
Mi hai dato una nascita in una rispettabile famiglia Hindu, ma non cosi in alto nella societa’ da rendermi superbo.
Mi hai dato un bel corpo, ammirato per la sua perfezione, ma abbastanza piccolo affinche’ mi mantenessi modesto.
Mi hai dato un’ottima educazione che mi reso la vita agevole, ma non cosi agevole da rendermi presuntuoso.
Mi hai dato molte soddisfazioni nella pratica sportiva, abbastanza per esserne soddisfatto ma non orgoglioso.
Mi hai dato una carriera importante per la quale sono stato ammirato* ma non cosi importante da rendermi arrogante.
Mi hai dato una moglie e una famiglia per la quale ti saro’ sempre grato, ma non mi hai risparmiato alcune esperienze dolorose per non farmi dimenticare cio’ che tuttavia la vita e’, ed esserti sempre grato per cio’ (che mi hai dato).
Non ti sei dimenticato di sottopormi a un adeguato numero di tentazioni nella mia vita in modo che io non potessi essere critico verso gli altri che avevano a che fare con le loro proprie tentazioni.
Ora ho 84 anni e forse l’unico desiderio che mi e’ rimasto e’ che la lunga vita che mi hai donato giunga al suo termine senza tribolazioni, ma qualora anche ci fossero so che mi darai la forza per proseguire.
Mi hai dato molto per mostrarmi quanto poco sia necessario per essere soddisfatti e quanto invece possa essere donato.
E indubbiamente, piu’ importante di tutto, come se tutto cio’ che mi hai donato non fosse abbastanza, hai coronato la tua opera usando questo apparato corpo-mente per convogliare al mondo il piu’ importante messaggio dell’Advaita.
Veramente io, sono benedetto.
Oppure, in verita’, mio amato, non hai benedetto te stesso?!
‘Infine, mi viene da pensare, se Tu avessi progettato per Te Stesso una vita nel fenomenico, avrebbe potuto essere tanto diversa da questa?’
E per questo pensiero, non ci sono abbastanza lacrime per lavare i tuoi Noumenici piedi.

Ramesh Balsekar

Letter to God

This is Ramesh Balsekar’s letter to God, which was published in the book ‘The Ultimate Understanding’

Dear God,

This is my record of eternal gratitude to You.

You gave me birth in a most respected Hindu family,
but not high enough in social status to make me proud.

You gave me a physical form well-admired for its perfection,
but it was small enough to keep me humble.

You gave me education high enough to be most useful in life,
but not high enough to make me proud.

You gave me success in sports high enough to be satisfied,
but not proud.

You gave me a career in which You took me high enough to be
admired, but not high enough to make me arrogant.

You gave me a wife and family for which I have always been
eternally grateful, but You did not spare me some grief to remind
me not to forget what life is all about, and to be always grateful
for what I do have.

You did not forget to place an adequate number of temptations in
my way so that I may not be too critical of others who have to face
their own temptations.

I am now 84, and perhaps the only wish that remains is that the
long life You have given me will not carry a burden at the end.
But in that case, I know You will also give me the necessary
courage to go with it.

You gave me a lot to show me how little is needed to be content
and how much could be given away.

And, undoubtedly, the most important of all – as if the bounty
You have showered on me were not enough – You crowned Your
achievement by using this psychosomatic apparatus to convey to
the world the most important message of Advaita. Truly I am
blessed. Or, indeed, my Beloved, have You not blessed Yourself?!

Finally, it occurs to me, if You were to design for Yourself a life in
phenomenality, could it have been much different from this one?

And, for this thought, no tears are enough to wash Your
Noumenal feet.

Ramesh Balsekar