Archivio | 16/10/2019

★★。¸.☆☆Buonanotte¸.☆☆


pensieriang11

Anni e senni


Anni e senni

Apro la porta sul cielo
vedo abbondanti le stelle
mentre verrà presto il gelo
comunicandolo a quelle
che non vedranno sparire
loro sì giovine cera
che in su la faccia abbelliva
ruga che prima non c’era
ed i lor padri ingannare
Se il lor ragazzo tornava
ad ammirare bellezze
di formidabile dama
segreti amori perduti
verginità pure insieme
gli anni migliori son stati
ormai non più lo si speme
rimirar domani

Giuseppe Bustone

Adattamento e interconnessione


Adattamento e interconnessione

Tutte le cose vicine o lontane
segretamente sono legate le une alle altre
e non si può cogliere un fiore
senza disturbare una stella

Gregory Bateson

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“Ciò che caratterizza la vita è il fatto di non essere mai la
stessa: la vita scorre, circola e si trasforma, spostando gli
esseri e le cose. Oggi avevate un problema da risolvere e ci
siete riusciti impiegando un certo metodo; ma ecco che l’indomani
si presenta un altro evento e voi non potete affrontarlo
utilizzando gli stessi metodi e mantenendo lo stesso
atteggiamento del giorno prima: siete costretti ad adattarvi alla
nuova situazione.
È così: la vita vi presenterà sempre problemi diversi da
risolvere, e ciascuno richiederà una soluzione particolare. Ieri,
per esempio, la soluzione consisteva in un gesto di bontà, di
generosità. Oggi invece avete un altro problema da risolvere, e
questa volta ad aiutarvi saranno il ragionamento, la fermezza o
perfino l’ostinazione. Un’altra volta sarà l’indifferenza o la
volontà di dimenticare… Cercate dunque ogni giorno come
adeguarvi. “

Omraam Mikhaël Aïvanhov

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“Dopo un tempo di declino viene il punto di svolta…
… il movimento è naturale, sorge spontaneamente, perciò la trasformazione di ciò che è invecchiato diventa facile. Il vecchio viene rifiutato e da esso subentra il nuovo… (I Ching)”.

“Qualunque sia il limite del Nirvana
quello è il limite dell’esistenza ciclica.
Non c’è nemmeno la più lieve differenza fra loro,
o la cosa più sottile”
“La Pacificazione di ogni oggettivizzazione
e la pacificazione dell’illusione:
Nessun dharma è mai stato insegnato dal Buddha
in nessun tempo, in nessun luogo, a nessuna persona”

(Nagarjuna, Mulamadhyamakakarika 25)

Un giorno morì un uomo che viveva nelle vicinanze del Tempio di Chang Chou. Dogo, il Maestro del tempio, si recò, insieme al suo discepolo Zengen, a fare le condoglianze alla famiglia.

Durante la visita Zengen colpì la bara e chiese: “È vivo o morto?”.
Dogo rispose: “Non dico che è vivo, non dico che è morto”.
Zengen disse: “Perché non vuoi dirlo?”.
Dogo ripetè: “Non lo dirò, non lo dirò”.

Sulla via del ritorno, Zengen chiese ancora: “Vi prego, Maestro, ditemi chiaramente se era vivo o morto. Se non me lo direte io vi picchierò”.

Il Maestro rispose: “Picchiami se vuoi, ma io non lo dirò”.

Zengen lo colpì.

Passarono gli anni e un giorno Dogo morì; Zengen, ancora tormentato dal dilemma, andò a visitare Sekiso, un Maestro molto conosciuto; gli raccontò come molti anni prima avesse picchiato il suo vecchio Maestro perché non aveva risposto alla domanda sulla vita e sulla morte. Poi ripetè la stessa domanda a Sekiso. Sekiso disse: “Non dico che è vivo, non dico che è morto. Non lo dirò, non lo dirò”.

In quel momento Zengen raggiunse l’illuminazione; lasciò subito il Maestro e, con una vanga in spalla, andò nella sala principale del monastero mettendosi a camminare in su e in giù.

Sekiso lo vide e gli chiese: “Che cosa stai facendo?”.

Zengen rispose: “Sto cercando le reliquie del mio vecchio Maestro”.

Sekiso disse: “C’è un grande fiume con immense onde che riempiono l’intero universo. Le reliquie del tuo Maestro non saranno trovate in nessun posto.”

[…]

Commento del Maestro Philip Kapleau[1]

Che cosa sta realmente chiedendo Zengen?
Ovviamente lui sa che la persona che è nella bara è morta. Quindi qual è la vera domanda? Forse è: “Che cosa accade dopo la morte?” o “Che cos’è la morte?” o “Che cosa accadrà di me dopo la morte?” o “Esiste veramente la morte?” o “Se quest’uomo è morto, allora che cos’è l’immortalità?”.

Forse il suo tormento interiore – quello che veramente gli sta a cuore, come il suo comportamento successivo dimostra – si sviluppò o si intensificò recitando il Sutra del Cuore: “…niente nasce e niente muore, niente è puro e niente è impuro, niente cresce o diminuisce. Niente deperisce e niente muore e non esiste né deperimento né morte”.
Che cosa vogliono dire queste parole?
Noi, come ogni praticante dello Zen, recitiamo tutti giorni questo grande Sutra. Bene, che cosa significano realmente queste parole?

Zengen era profondamente turbato dal problema della vita e della morte. Ma, in ultima analisi, non è così per tutti? Il nostro comune modo di vivere, tuttavia, nasconde l’ansia esistenziale con innumerevoli mezzi: cinema, televisione, video, computer, settimanali, quotidiani, shopping. Abbiamo a disposizione un numero talmente ampio, per non dire illimitato, di modi per distrarci, per non pensare, che dovremmo essere al riparo; ma non è così; le ansie esistenziali sono così forti che superano facilmente il muro dietro cui tentiamo di proteggerci.

L’antica credenza nell’armonia delle sfere celesti è stata distrutta dall’evidenza delle catastrofi che avvengono normalmente e casualmente nello spazio cosmico. Lo stesso accade a noi, qui sulla terra; siamo quotidianamente colpiti da notizie di morte di esseri viventi, di distruzione di foreste, di inquinamento dell’atmosfera e dei mari, di orribili pulizie etniche e cresce il terrore di destabilizzazioni politiche ed economiche prodotte, almeno in parte, dalla rapida e stupefacente evoluzione tecnologica. Quando, ogni giorno, apriamo il giornale, l’impermanenza ci colpisce in volto. Le nostre distrazioni, i nostri meccanismi di difesa, si moltiplicano allora di conseguenza, rendendo così arduo affrontare le vere questioni esistenziali e, in particolare, l’eterno dilemma che assedia tutta l’umanità: perché sono nato?

[…]

Possiamo dire che questo koan [2] era il suo koan, che naturalmente cresceva nel suo animo; un koan che sorge spontaneamente dalle esperienze della propria vita può essere il migliore per raggiungere la comprensione. Ovviamente il Maestro era consapevole della profondità della domanda di Zengen e non volle cedere di fronte alla sua sofferenza, non lo volle placare con una risposta rassicurante. Non gli ha detto: “Non ti preoccupare. Tutto va bene. La tua rinascita sarà influenzata dagli effetti karmici delle tue azioni passate, mentali o corporee” ma gli ha detto: “Non dico che è vivo, non dico che è morto”.
Perché no?

Il suo discepolo era fortemente turbato dalla questione della nascita e della morte, in particolare su che cosa accade dopo che uno muore.
Una volta un monaco chiese al Buddha: “Che cosa accade a una persona illuminata dopo la morte? Esiste dopo la morte o no?”. Il Buddha si rifiutò di rispondere.

Un illuminato è una persona che ha purificato la propria mente a tutti i più profondi livelli di consapevolezza, liberandola da ogni macchia di avidità, di rabbia, di egoismo e desiderio. Così, che cosa accade a un tipo del genere dopo la morte? Accade la stessa cosa che agli altri? Il testo dice che Buddha “rimase in un nobile silenzio”. C’è una buona ragione per un tipo di risposta del genere, e il koan lo rende molto chiaro.

Sulla via del ritorno Zengen era ancora molto agitato. La domanda tormentava la sua mente. Egli aveva visto un cadavere nella sua rigidità. L’immagine era vivida. Dov’era finito colui che era nel corpo? “Perché non lo dici?” domandò al suo insegnante. E Dogo ripetè enfaticamente: ”Non lo dirò, non lo dirò”. Zengen lo implorò “Vi prego, Maestro, ditemi con franchezza se era morto o era vivo!”.
Allora, disperato, gridò:“Se non me lo direte, vi picchierò”. In questo si può vedere quanto profondamente sentisse la questione e che rischi era disposto a correre. Picchiare la propria guida spirituale è fatto molto grave, con profonde implicazioni karmiche. Uno studente può alzare una mano mimando di colpire il Maestro, per esempio, nel dare una dimostrazione di un koan. Ma è raro che uno studente picchi davvero il proprio Maestro ed è considerato un evento molto grave.
Yasutani Roshi disse una volta che se un monaco dovesse picchiare il Maestro ciò avrebbe delle gravi ripercussioni su tutto il monastero. Ma Dogo rimase imperturbabile di fronte alle minacce di Zengen e semplicemente rispose: “Picchiami se vuoi ma non lo dirò”.

[…]

Proviamo a immaginare un insegnante di oggi che a uno zelante studente che gli chiede una spiegazione su qualcosa di importante, risponda: ”Non te lo dirò”. Verrebbe considerato un’offesa allo studente e in contrasto con il nostro concetto di educazione.

“Ma voi siete il Maestro!” potrebbe esclamare lo studente “Il vostro lavoro è rispondere alle domande! Perché non volete rispondere alla mia?” Ma Maestri Zen come Dogo e Sekiso dicono “Tu puoi picchiarmi, tu puoi anche uccidermi ma io non lo spiegherò. Tu devi risolvere questo da solo. Non ti priverò della lotta interiore che ti appartiene e della tua personale risposta”.
Giobbe, il patriarca della Bibbia, che soffrì a lungo tormenti di questo tipo, dette una risposta simile. Tutte le sue profonde, laceranti domande sarebbero state lasciate irrisolte da una risposta convenzionale. Soltanto la diretta esperienza della voce di Dio che parlò attraverso il turbine risolse i suoi dubbi. Solo quella rispose a tutto.

I praticanti Zen di ogni epoca hanno espresso una profonda gratitudine ai propri Maestri per aver avuto la saggezza e la compassione di non spiegare troppo. Questa gratitudine non era mero “formalismo” e sorse nel loro cuore dopo una lunga e durissima lotta interiore. Il Maestro Zen Dogen dice, in effetti, che il Buddismo non è altro che affrontare e risolvere il problema della morte. Lo Zen ci insegna come andare oltre i concetti e le nozioni ordinari, oltre le interpretazioni dei dati dei sensi che costruiscono una visione del mondo basata su “me qui e ogni altra cosa là fuori”. Questa visione è incompleta e falsa. Poiché è falsa e incompleta, noi soffriamo terribilmente, come può soffrire un pesce in una vasca troppo piccola e piena di acqua stagnante e torbida. I Maestri di molte tradizioni sono d’accordo che il nostro mondo, il mondo nel quale viviamo normalmente è, come dice il sutra del Diamante, come un miraggio, un sogno, una bolla di sapone. Ovvero non ha sostanza, tutto passa e non ha realtà durevole.

Questo mondo di nascita e morte muta costantemente. La pratica e lo studio dello Zen ci insegnano come non essere coinvolti e avvinti in questo eterno cambiamento, fino a precipitarci. Come vivere nel mutamento costante e adattarsi liberamente al nostro ambiente, senza sforzi, costrizioni, o ansietà è l’essenza dello studio e della comprensione Zen. Il buddismo Zen non è né pessimista né nichilista. Piuttosto guarda correttamente ai fatti, e poi ci apre la via per vivere veramente, senza ricreare continuamente sofferenza.
Ancora, l’insegnamento del buddismo riguardo la rinascita può essere mal compreso dalla cultura materialista del nostro tempo. Il buddismo insegna che siamo morti e rinati innumerevoli volte e che moriremo e rinasceremo ancora innumerevoli volte. Negli scritti dei Maestri viene detto che possiamo nascere in uno dei sei regni: il regno degli uomini, degli dei, degli spiriti guerrieri, degli spiriti affamati, degli esseri demoniaci, degli animali. Possiamo nascere in un regno o nell’altro, in una forma di vita “alta” o “bassa”. Qualche volta questo viene interpretato psicologicamente. Nella mia esperienza in Giappone ho constatato che i Maestri più anziani erano meno inclini a una spiegazione psicologica. Tendevano a un’interpretazione prettamente mitica, accettando pienamente che ci sono molti mondi, dimensioni e regni. Gli insegnanti più giovani tendevano invece a darne una lettura psicologica. In realtà, la questione non è se l’approccio al problema è psicologico, mitico, fisico o da altro punto di vista. Si arriva sempre allo stesso punto: in verità, tutto è in costante cambiamento. E, tuttavia, dentro quel cambiamento c’è sia quello che non cambia sia quello che rende possibili tutti i cambiamenti. Questo non è qualcosa che accade solamente dopo la morte, dopo quello che chiamiamo la scomparsa del corpo fisico. In ogni momento, in ogni respiro, c’è la vita e c’è la morte. Nella vita c’è la morte, nella morte c’è la vita. La vita intera si ricrea dalla propria fine. Tutta la vita è rinascita. Come allora possiamo parlare di una vita e di una morte definitiva? Dogen dice che nella vita c’è solo vita, nella morte solo morte. Così, quando voi siete vivi, voi siete uno con la vostra vita; nella morte voi siete uno con la vostra morte. Prendete una candela che brucia: bruciare è sia la sua vita sia la sua morte.

Perché Zengen, dopo l’illuminazione, porta con sé una vanga sulla spalla e cammina in su e in giù nella sala principale del tempio? Che significa questo? Voleva onorare le spoglie del suo Maestro, mostrare gratitudine per quello che Dogo aveva provato così risolutamente a mostrargli? Sekiso lo vede marciare avanti e indietro e gli chiede “Che stai facendo?”, Zengen risponde “Sto cercando le reliquie del mio vecchio maestro”.

[…]

Sekiso risponde “C’è un grande fiume con immense onde che riempiono tutto l’universo. Le ceneri del Maestro non saranno trovate da nessuna parte”.
Come dobbiamo comprendere questo?

Ci sono delle collane buddiste utilizzate per il rosario, chiamate juzu, che sono scolpite nella forma di un teschio. I teschi rappresentano la vera Mente, che, come un teschio, rimane dopo la morte. Il teschio rappresenta anche la realtà della morte, dell’universale impermanenza. Il teschio è veramente un’immagine concentrata essendo sia un simbolo di ciò che possiamo chiamare l’aspetto relativo della morte e del cambiamento sia anche di quello che possiamo chiamare l’Assoluto, il non nato, l’eterno.
Dicendo che sta cercando le ossa o le reliquie del suo vecchio Maestro, quello, cioè, che rimane dopo la morte e la cremazione del corpo, Zengen ci sta suggerendo che la Mente del suo Maestro deve ancora essere trovata? Sta dicendo che le sue reliquie sono effettivamente in ogni luogo, in tutte le direzioni? ”Immense onde riempiono l’intero universo” può simbolizzare la nostra vita quotidiana. Ogni onda riempie l’immensità di ogni cosa. Cosa c’è fuori di essa? Essere uno con la propria vita quotidiana, mangiando, piangendo, lavorando, dormendo, amando, facendo ogni cosa con un cuore puro, con mente pura, è una grande onda che riempie l’universo, fino alle stelle. Questa non è una teoria, non è un’astrazione, passato, presente, futuro, non è una valutazione. E’ questo! Che cosa c’è da cercare ancora!

[…]

Per dimostrare la propria comprensione di un koan non si può parlare di esso. Non si può fare della teoria. Si deve dimostrare lo spirito del koan, che, in questo caso, significa lo spirito della nascita e della morte. Questo koan, possiamo dire, è solo uno fra i molti che trattano del problema cruciale della vita e della morte e che dimostra lo spirito fondamentale dello Zen.
Non è tanto importante quanto noi possiamo provare ad accettare che il morire è una cosa semplice, ordinaria, naturale, quanto possiamo credere che sia una alta esperienza spirituale – “una conclusione che dovremmo augurarci a mani giunte” – come Shakespeare fa dire ad Amleto – noi tutti, se siamo onesti con noi stessi, dobbiamo ammettere che ne abbiamo paura. E’ un territorio sconosciuto, come dice Amleto, dal quale nessuno è tornato. E’ la fine di tutto quello che conosciamo, di tutto quello che sogniamo o a cui siamo attaccati.
E così può essere terrificante.

Anche il Maestro Mumon, nel suo commento al koan numero trentacinque del Mumonkan, intitolato “Sei e la sua anima sono separati”, dice che noi passiamo da un minuto all’altro, da un giorno all’altro, da una vita all’altra come un viaggiatore passa da un albergo a un altro o come una fiamma che attraversa, bruciandoli, differenti fastelli di legna, rimanendo però sempre se stessa. Così è che questa energia, che chiamiamo “nostra”, continua a manifestarsi prendendo così molte forme. Allora Mumon aggiunge che se noi non sappiamo realmente questo – cioè ne facciamo diretta esperienza – noi saremo al momento della morte come un granchio dentro l’acqua bollente. E’ una immagine orribile – tutte queste gambe che si contorcono senza controllo.
Mumon conclude: ”Non dire che non ti avevo avvertito”.

Carl Jung, l’eminente psicologo, scrisse che non aveva mai avuto un paziente oltre i quaranta anni per il quale il reale problema non fosse radicato nella paura di morire – ovvero per cui il riconoscimento della necessità di lasciare ciò che aveva conquistato con difficoltà, di lasciare la vita, non fosse l’ostacolo reale alla pace della mente. Ognuno può sentire molti discorsi riguardo la vita e la morte e leggere molti libri ma fino a quando non si ha una qualche esperienza della continuità della vita, di quello che è al di là della vita e della morte eppure non è separato da esse, permane necessariamente una certa vulnerabilità. La potenza trasformativa e liberatoria di questa verità esperenziale è al cuore di questo koan.

Naturalmente, più si ascolta riguardo il tema della rinascita, più facilmente si può accettare l’idea di una eterna continuità. Più uno legge riguardo l’esperienza della Vera Natura, più un qualche senso del reale contesto può entrare dentro di lui. Così ascoltare e partecipare a conferenze, impiegando tempo a leggere, può essere d’aiuto fino a quando la nostra personale esperienza potrà confermarlo. Tuttavia, una tale fiducia intellettuale, per quanto utile, è limitata. Non ci eviterà di svegliarci nel cuore della notte con la terribile consapevolezza che la mattina non farà altro che avvicinarci di un giorno alla ineludibile realtà della nostra propria inevitabile morte.

Lo Zen è al cuore dell’insegnamento del Buddha e come tale ha a che fare con il più importante problema dell’essere, la nascita e la morte, un mistero che ogni essere umano deve risolvere. Alla gente non è data la possibilità di scegliere se occuparsi o meno di questo. E’ la nostra natura, la natura della vita, che ci obbliga ad affrontare questi problemi. E’ l’insegnamento degli insegnamenti, perchè è inevitabile. Per quanto noi possiamo desiderare di evitarlo, non possiamo. I koan non sono, come molti pensano, enigmi bizzarri. Essi ci indirizzano alla realtà, all’eterna verità, alla nostra vita quotidiana. Essi rivelano l’insegnamento fondamentale del Buddha, che era un grande pragmatico. Egli non inventava le verità. Egli sperimentava e insegnava su quello che aveva sperimentato. Ma i koan rivelano queste verità in un modo unico e creativo. Piuttosto che descrivere semplicemente o parlare di esse, i koan ci spingono a sperimentare da noi stessi queste verità. E ci spingono a sentire e vivere questa esperienza. Piuttosto che aumentare la nostra conoscenza, essi ci trasformano.

Dobbiamo essere molto grati per i semplici misteri che sono al cuore del vivere e del morire; e dobbiamo essere riconoscenti per la pratica e per gli insegnamenti che abbiamo potuto conoscere.

Ma se voi mi chiedeste: “Quanto?” o “Perché?” io potrei soltanto rispondere: “Non lo dirò, non lo dirò”.

Traduzione di Massimo Squilloni Shido[3].

Philip Kapleau (1912-2004), americano, studia legge diventando cronista giudiziario. Segue i lavori del Tribunale Militare Internazionale di Norimberga e poi i processi per crimini di guerra in Giappone. Gli orrori della guerra provocano in lui una profonda crisi esistenziale; si avvicina allo Zen attraverso le lezioni di filosofia buddista tenute da Daisetz Suzuki alla Columbia University. Nel 1953 diventa discepolo del Maestro Zen Hakuun Yasutani con il quale pratica in Giappone per oltre tredici anni. Nel 1966 ritorna negli Stati Uniti e fonda il Rochester Zen Center di New York. Autore di libri di grande successo, che hanno contributo ad avvicinare europei e americani allo Zen (fra gli altri, I tre pilastri dello Zen, La nascita dello Zen in Occidente, ambedue pubblicati da Ubaldini Editore), è stato una delle figure di riferimento dello Zen occidentale.

Note

1] P. Kapleau commenta il caso (koan) n. 55 di uno dei classici dello Zen: “La Raccolta della Roccia Blu”.

2] In cinese la parola koan aveva il significato di “caso pubblico”, con valenza giuridica; nello Zen, in particolare nello Zen Rinzai, il koan è utilizzato come pratica di meditazione e mezzo di realizzazione della propria natura; può avere diverse strutture: un dialogo tra discepolo e Maestro, una singola frase o una parte di un discorso di un Maestro, brani dai Sutra o da altri insegnamenti. Logicamente impenetrabile, il Koan nasconde in sè la visione Zen di un aspetto della vita dell’uomo; sta al discepolo dimostrare al Maestro, nel corso di incontri one to one, lo spirito del koan, il suo significato segreto.

3] Ringrazio Stephen Bush e Paola Di Felice per i suggerimenti nella traduzione; grazie anche a Marco Di Stasio, autentico “Maestro di Office”.

http://www.zenshinji.org/home/?p=220

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Adaptation and interconnection  

All things both near and far
secretly are linked to each other
and you can not pick a flower
without disturbing a star

Gregory Bateson

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“What characterizes the fact that life is never the
same: life goes on, it circulates and is transformed by moving
beings and things. Today you had a problem to be solved and we
you have succeeded by using a certain method, but then the next day
there is another event and you can not deal with it
using the same methods and maintaining the same
attitude of the day before you are forced to adjust to
new situation.
It is this: life will always present problems different from
solve, and each requires a particular solution. Yesterday
For example, the solution consisted in a gesture of kindness,
generosity. But today you have another problem to solve, and
this time will help to reasoning, or firmness
even stubbornness. Another time it will be indifference or
will therefore seek to forget … every day as
adapt. ”

Mikhael Omraam Aïvanhov

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“After a time of decline is the turning point …
… the movement is natural, naturally arises, therefore, the transformation of what is old becomes easy. The old is discarded and it takes over again … (I Ching). ”

“Whatever the limit of Nirvana
what is the limit of cyclic existence.
There is even the slightest difference between them,
or the most subtle ”
“The Pacification of all objectification
and the pacification of illusion:
No dharma has never been taught by the Buddha
at any time, anywhere, to any person ”

(Nagarjuna, Mulamadhyamakakarika 25)

One day he died a man who lived near the Temple of Chang Chou. Dogo, the Master of the Temple, went along with his disciple Zengen, to make their condolences to the family.

During the visit Zengen hit the coffin and asked, “Is he alive or dead?”.
Dogo said, “I’m not saying he is alive, do not say it’s dead.”
Zengen said, “Why will not you tell?”.
Dogo repeated: “I will not tell, I will not tell.”

On the way back, Zengen asked again: “Please, Master, tell me clearly if he was alive or dead. If I did not say I will beat you. ”

The master replied: “Beat me if you want, but I will not tell.”

Zengen struck him.

Years passed and one day Dogo died; Zengen, still tormented by the dilemma, he went to visit Sekiso, a well known teacher, told him how many years before he had beaten his former master because he had not answered the question about life and death. Then he repeated the same question Sekiso. Sekiso said: “I’m not saying he is alive, do not say it’s dead. I will not tell, I will not tell. ”

At that moment Zengen attained enlightenment and he left immediately and the Master, with a spade on his shoulder, went into the main hall of the monastery started walking up and down.

Sekiso saw him and asked, “What are you doing?”.

Zengen said: “I am looking for the remains of my old master.”

Sekiso said: “There is a big river with huge waves that fill the entire universe. The relics of your Master will not be found anywhere. ”

[…]

Commentary by Master Philip Kapleau [1]

What is really asking Zengen?
Obviously he knows that the person is dead in the coffin. So what’s the real question?Perhaps it is, “What happens after death?” Or “What is death?” Or “What will happen to me after death?” Or “Is there really death?” Or “If this man is dead , then what is immortality? “.

Maybe his inner torment – that he really care about, like his subsequent behavior shows – developed or intensified by reciting the Heart Sutra: “… nothing is born and nothing dies, nothing is pure and nothing is impure, nothing grows or decreases.Nothing wastes away and nothing dies and there is no decay or death. ”
What do these words mean?
We, as every practitioner of Zen, we pray every day this great Sutra. Well, what do these words really mean?

Zengen was deeply troubled by the problem of life and death. But ultimately, it is not for everyone? Our common way of life, however, conceals the existential anxiety with many mediums: film, television, video, computer, weekly, daily, shopping. We have a number so large, if not unlimited, of ways to distract, not to think that we should be safe, but it is not so, the existential angst are so strong that they easily outweigh the wall behind which we try to protect us.

The ancient belief in the harmony of the spheres has been destroyed by the evidence of catastrophes that normally occur randomly and in outer space. The same happens to us here on earth, we are daily affected by news of the death of living things, destruction of forests, pollution of the atmosphere and seas, of horrific ethnic cleansing and terror of growing political and economic destabilization produced, at least in part, by the rapid and amazing technological change. When, every day, open the newspaper, impermanence strikes us in the face. Our distractions, our defense mechanisms, then multiply accordingly, thus making it difficult to address the real issues of existence and, in particular, the eternal dilemma that besiege all mankind: why was I born?

[…]

We can say that this koan [2] was his koan, which grew naturally in his mind, a koan that arises spontaneously from the experiences of his life may be the best way to reach understanding. Obviously the teacher was aware of the depth of the application for Zengen and would not yield in the face of his suffering, did not want him buried with a reassuring response. Did not tell him: “Do not worry. Everything is fine. Your birth will be influenced by the karmic effects of your past actions, mental or bodily, “but said:” I’m not saying he is alive, do not say it’s dead. ”
Why not?

His disciple was deeply troubled by the question of birth and death, particularly on what happens after one dies.
Once a monaco asked the Buddha: “What happens to an enlightened person after death? Exist after death or not? “. The Buddha refused to answer.

An enlightened man is one who has cleansed his mind to all the deeper levels of awareness, freeing her from any taint of greed, anger, selfishness and desire. So, what happens to a guy like after death? It happens the same thing to others? The text says that Buddha was a noble silence. ” There is good reason for such a type of response, and the koan makes it very clear.

On the way back Zengen was still very agitated. The question nagged his mind. He had seen a dead body in its rigidity. The image was vivid. Where was he who was in the body? “Why do not you say?” Asked his teacher. Dogo And he repeated emphatically, “I will not tell, I will not tell.” Zengen pleaded “Please, Master, tell me frankly if he was alive or dead.”
Then, in desperation, he shouted: “If I did not say, I beat you.” In this you can see how deeply he felt the matter and was willing to take risks. Beating their spiritual leader is very serious, with profound implications karmic. A student may raise a hand to strike mimicking the teacher, for example, in giving a demonstration of a koan. But it is rare that a student really peaks his master and is considered a very serious event.
Yasutani Roshi once said that if Monaco were to beat the master of this would have serious repercussions throughout the monastery. Dogo but remained unflappable in the face of threats of Zengen and simply said, “Beat me if you want but I will not tell.”

[…]

Imagine a teacher today that a zealous student who asks for an explanation of something important, answer: “Do not tell.” The student would be considered offensive and contrary to our concept of education.

“But you are the Master!” The student might exclaim, “Your job is to answer questions! Why do not you answer my? “But as the Zen Master Dogo Sekiso and say,” You can hit me, you can even kill me but I’ll explain. You have to solve this alone.Do not deprive it of inner struggle that belongs to you and your personal response. ”
Job, the patriarch of the Bible, which long suffered such torments, gave a similar response. All of his deep, piercing questions were left unresolved by a conventional response. Only the direct experience of God’s voice speaking through the turbines resolved his doubts. Only one answer to everything.

Zen practitioners of all ages have expressed deep gratitude to their teachers for having the wisdom and compassion not to explain too much. This gratitude was not mere “formalism” and rose in their hearts after a long, hard struggle. Zen Master Dogen says, in effect, that Buddhism is nothing more than to face and solve the problem of death. Zen teaches us how to go beyond the ordinary concepts and notions, as well as interpretations of sense data that construct a worldview based on “me here and everything else out there.” This view is incomplete and false. Since it is false and incomplete, we suffer terribly, may suffer as a fish in a tank too small and full of stagnant water and muddy. The masters of many traditions agree that our world, the world we live normally, as the Diamond Sutra, like a mirage, a dream, a soap bubble. That has no substance, all past and did not really durable.

This world of birth and death is constantly changing. The practice and study of Zen does not teach us how to get involved and engrossed in this eternal change, up to rush. How to live freely in the constant change and adapt to our environment, without effort, coercion, or anxiety is the essence of the study and understanding of Zen. Zen Buddhism is neither pessimistic nor nihilistic. Rather than look at the facts correctly, and then opens the way to true life, without constantly re-create suffering.
Still, teaching about the revival of Buddhism can be misunderstood by the materialistic culture of our time. Buddhism teaches that we have died and been reborn countless times and who will die and be reborn again and again. In the writings of the Masters are told that we are born into one of six realms: the realm of men, gods, spirits of warriors, of the hungry ghosts, demonic beings, animals. We can be born in a kingdom or another, in a form of life “high” or “low”. Sometimes this is interpreted psychologically. In my experience in Japan I found that the older teachers were less prone to psychological explanation. They tended to interpret purely mythical, fully accepting that there are many worlds, dimensions and realms. The younger teachers tend to give a psychological reading. In reality, the question is not whether the approach to the problem is psychological, mythical, physical or other point of view. It always ends the same point: in truth, everything is constantly changing.And yet, in that change there is what never changes is what makes possible all changes. This is not something that happens only after death, after what we call the death of the physical body. In every moment, every breath, there is life there is death.In life there is death, death is life. All of life is recreated from their end. All life is rebirth. How then can we talk about life and death final? Dogen says that in life there is only life, death, only death. So when you’re alive, you are one with your life, in death you are one with your death. Take a candle burning: burning is both his life and his death.

Why Zengen, after enlightenment, carrying a spade on his shoulder and walking up and down the main hall of the temple? What does this mean? He wanted to honor the remains of his master, to show gratitude for what Dogo had tried so vigorously to show? Sekiso sees him marching back and forth and asked “What are you doing?” Zengen answers “I’m looking for the remains of my old master.”

[…]

Sekiso says, “There is a big river with huge waves that fill the whole universe. The ashes of the Master will not be found anywhere. ”
How should we understand this?

We are used to the Buddhist rosary necklaces, juzu calls, which are carved in the shape of a skull. The skulls represent the true mind, which, like a skull, remains after death. The skull is also the reality of death, the universal impermanence. The skull is really focused image being both a symbol of what we call the aspect of death and change is also what we call the Absolute, the unborn, the eternal.
Saying that is looking for bones or relics of his old master, that is, that remains after death and cremation of the body, there is suggesting that Zengen the mind of his Master is yet to be found? Are you saying that his relics are indeed everywhere, in all directions? “Huge waves fill the whole universe” can symbolize our daily lives. Each wave fills the immensity of everything. What’s outside it? Be one with their daily lives, eating, crying, working, sleeping, loving, doing all things with a pure heart, with pure mind, is a big wave that fills the universe, to the stars. This is not a theory, not an abstraction, past, present and future, is not an evaluation. And ‘this! What is there to try again!

[…]

To demonstrate their understanding of a koan can not speak of it. You can not do theory. It should demonstrate the spirit of the koan, which in this case, means the spirit of birth and death. This koan, we can say, is just one of many dealing with the critical issue of life and death, and demonstrates that the fundamental spirit of Zen.
It is not as important as we try to accept that dying is a simple, ordinary, natural, how can we believe that it is a high spiritual experience – “a conclusion that we hope with folded hands” – as Shakespeare is said to Hamlet – all of us, if we are honest with ourselves, we must admit that we are afraid. E ‘uncharted territory, as Hamlet says, from which none returned. ‘S the end of everything we know, everything that we dream or we are attached.
And so it can be terrifying.

The Master Mumon, in his commentary on the koan number thirty-five Mumonkan, entitled “You and her soul are separated,” says that we pass from one minute to another, from one day to another, from one life to another as a traveler went from one hotel to another, or like a flame passing through burning, different bundles of wood, yet always remaining herself. So is this energy that we call “our”, continues to manifest itself by taking so many forms. Mumon then adds that if we do not really know this – that we do with direct experience – we will be at the time of death as a crab into the boiling water. It ‘s a horrible image – all of these legs twitch uncontrollably.
Mumon concludes: “Do not say I did not warn you.”

Carl Jung, the eminent psychologist, wrote that he had never had a patient over forty years for which the real problem was not rooted in fear of dying – or for which recognition of the need to leave what he had achieved with difficulty, to leave the life, not the real obstacle to peace of mind. Everyone can hear a lot of talk about life and death, and read many books but until you have some experience of the continuity of life, of what is beyond life and death and yet is not separate from them, remainsnecessarily a certain vulnerability. The transformative and liberating power of this experiential truth is at the heart of this koan.

Of course, the more you hear about the theme of rebirth, you can more easily accept the idea of an eternal continuity. The more one reads about the experience of the True Nature, plus a few real sense of context can get inside of him. So listen and attend conferences, take time to read, can help as long as our personal experience can confirm this. However, such an intellectual confidence, however useful, is limited. We will refrain from waking up in the middle of the night with the terrible knowledge that the morning will only bring us closer to a day at the inescapable reality of our own inevitable death.

Zen is at the heart of the teaching of Buddha and as such has to do with the most important problem being, the birth and death, a mystery that every human must answer. People are not given the opportunity to choose whether or not this deal. It ‘s our nature, the nature of life, which forces us to address these issues. E ‘teaching of lessons, because it is inevitable. As we want to avoid it, we can not. Koans are not, as many think, bizarre puzzles. They direct us to the reality, the eternal truth to our everyday lives. They reveal the fundamental teaching of the Buddha, who was a great pragmatist. He did not invent the truth. He experimented with and taught about what they had experienced. But koans reveal these truths in a unique and creative. Rather than simply describe or talk about them, the koan we push ourselves to experience these truths. And lead us to feel and live this experience. Rather than increase our knowledge, they transform us.

We must be very grateful for the simple mysteries that lie at the heart of life and death and we must be grateful for the practice and the lessons that we have known.

But if you asked me: “How much?” Or “Why?” I could only reply: “I will not tell, I will not tell.”

Translated by Massimo Squilloni Shido [3].

Kapleau Philip (1912-2004), American, studied law making police reporter. Following the work of the International Military Tribunal at Nuremberg, and then the war crimes trials in Japan. The horrors of war provoke in him a deep existential crisis, is close to the Zen Buddhist philosophy through the lessons taught by Daisetz Suzuki at Columbia University. In 1953 he became a disciple of Zen Master Hakuun Yasutani with whom practice in Japan for more than thirteen years. Back in 1966 the United States and founded the Rochester Zen Center in New York. Author of best selling books, which have contributed to bring Europeans and Americans Zen (among others, The Three Pillars of Zen, The Birth of Zen in the West, both published by Ubaldini Publisher), was one of the leading figures of the Zen West.

Notes

1] P. Kapleau comments on the case (koan) No 55 one of the classics of Zen: “The Harvest of Blue Rock.”

2] In Chinese, the word had koan means “public case”, with legal value, in Zen, particularly in the Rinzai Zen, the koan is used as a meditation practice and means of implementing its nature, can have different structures: a dialogue between master and disciple, a single sentence or part of a speech by a teacher, or other songs from Sutra teachings. Logically impenetrable, the Koan hides itself in the vision of a Zen aspect of human life, the disciple is to demonstrate to the teacher during one to one meetings, the spirit of the koan, its secret meaning.

3] I thank Stephen Bush and Paola Di Felice for advice in the translation, thanks to Marco Di Stasio, a true “Master of the Office.”

http://www.zenshinji.org/home/?p=220

Manifestazione per mezzo della preghiera di Neville Goddard


Manifestazione per mezzo della preghiera, di Neville Goddard

Neville Goddard ha sviluppato una metodologia per manifestare attraverso la preghiera e ne ha parlato in tutti i suoi libri. Concettualmente si tratta di sentire il desiderio come realizzato, il testo che segue sviluppa questa idea in tutti i suoi aspetti.

“La preghiera è l’esperienza più straordinaria che un essere umano possa fare ma non ha nulla a che vedere con il quotidiano mormorio della maggior parte dell’Umanità, intenta a cercare di attirare l’attenzione di Dio ripetendo vuote litanie. La preghiera è l’estasi di un matrimonio spirituale celebrato nella profonda e silenziosa immobilità della consapevolezza.” (Neville)
“La preghiera è quindi riconoscere sé stessi essere ciò che si desidera piuttosto che implorare Dio di realizzare i propri desideri.” (Neville)

“Se la preghiera non ottiene risposta si sta sbagliando qualcosa. Solitamente ci si mette troppo sforzo, l’errore più comune è riconoscere la preghiera come un atto di volontà. La regola fondamentale è non fare alcun sforzo, se ci riuscirete vi troverai intuitivamente nel giusto stato d’animo.” (Neville)

“Non si attrae ciò che che si vuole ma ciò che si crede essere vero.” (Neville)

Il cuore del processo è creare uno stato mentale in cui si sente di aver già ottenuto ciò che si desidera; sia che si tratti di qualcosa di materiale, un tratto caratteriale od il contatto con il divino dentro di voi. La propria immaginazione deve riconoscere ciò che si desidera come già realizzato; nonostante i sensi fisici possano suggerire alla mente il contrario, bisogna vivere in uno stato mentale in cui ciò già esiste.
Una volta che questo stato mentale è raggiunto nell’immaginazione, Neville ci spiega che è solo una breve questione di tempo perché il mondo fisico esterno rifletta il nostro mondo interiore.

I 10 ASPETTI DEL CORRETTO MODO DI PREGARE

1. DORMIRE
“Portare l’azione nel sonno concretizza la fantasia in realtà.” (Neville)
Neville menziona frequentemente quanto sia potente addormentarsi immaginando realizzato il proprio desiderio.
Quando ci si trova sdraiati a letto alla fine della giornata e si perde coscienza, si ha la possibilità di creare con il minor sforzo possibile la scena mentale che vede realizzato il proprio desiderio.
Attenzione però a non metterci troppo sforzo, diversamente l’Ego rimarrà presente e non si riuscirà ad addormentarsi.
Perché questa tecnica funziona tanto bene?
Abraham, canalizzato da Esther Hicks, spiega che se portate un’idea nel sonno avete otto ore di incoscienza in cui non potrete disfare o negare questa manifestazione.
Neville dice qualcosa di simile in “Resurrezione”: “Un uomo addormentato non ha libertà di scelta, è dominato dall’ultimo pensiero avuto da cosciente, quindi si dovrebbe sempre assumere una sensazione di realizzazione e soddisfazione prima di addormentarsi.”
E’ inoltre probabile riuscire a trasformare in un sogno la situazione di appagamento portata nel sonno ed il sogno è un’esperienza sensoriale completa al pari della realtà – quale miglior occasione per sentire il desiderio esaudito che viverlo in un sogno?

2. MEDITARE

“Di fatto difficilmente è possibile veder dirompere le più straordinarie energie della mente se il corpo non è immobile e le porte dei sensi chiuse al mondo esterno.” (Neville)
Neville parla del raggiungimento di una sorta di “sogno lucido” nel quale si è in grado di mantenere il sentimento in cui si avverte il desiderio esaudito senza le distrazioni del sensi corporei; privati degli stimoli sensoriali ci si connette in maniera più profonda con la propria capacità di manifestazione.
“E’ uno stato nel quale si è coscienti e appena in grado di muoversi o aprire gli occhi ma semplicemente non si desidera farlo.” (Neville)
“Il dormiveglia facilita il cambiamento perché induce uno stato di attenzione senza sforzo alcuno ma non deve esser spinto fino al sonno perché a quel punto viene perso il controllo. Il modo più efficacie per materializzare un desiderio è di sentirlo già realizzato e quindi, in uno stato di rilassato dormiveglia, ripetere poche parole, come una cantilena. Dire “Grazie, grazie, grazie” rivolgendosi ad un Potere Superiore e ringraziandolo per aver esaudito il proprio desiderio.” (Neville)
“Si può cambiare il proprio futuro controllando i propri pensieri poco prima di addormentarsi perché in quel momento lo sforzo è ridotto la minimo e l’attenzione rilassata ma controllata dal sentimento, senza sforzo cosciente.” (Neville)
“Quando il corpo è immobile bisogna percepirsi agire dall’interno del proprio corpo fisico. Se si vorrà camminare come salire le scale, non bisognerà immaginarsi nell’atto di camminare o salire le scale ma provare le sensazioni che si provano camminando o salendo le scale.” (Neville)
“L’altro modo di pregare è semplicemente sentirsi grati. Se desidero qualcosa per me stesso o per qualcun altro, immobilizzo il mio corpo e, spingendomi in uno stato vicino al sonno, provo gioia e gratitudine. Quindi mi addormento con la mente assorbita nella sensazione di aver appagato il mio desiderio.” (Neville)

3. VISUALIZZARE
“Adesso spiegherò cosa intendo per Sensazioni Spirituali. Immaginate di tenere in mano una rosa ed annusarla, ne sentite il profumo? Bene, se di fatto la state solo immaginando cosa state odorando? Attraverso le Sensazioni Spirituali (vista, udito, olfatto, gusto e tatto immaginari) siete in grado di regalare vividità sensoriale a ciò che immaginate. Facendo questo, l’intero Universo cospirerà per aiutarvi e, di riflesso, scoprirete quanto sono sottili le trame che conducono al raggiungimento del vostro obiettivo.” (Neville)
Più sensi riusciamo a coinvolgere mentalmente meglio riuscirà il processo di visualizzazione, qualsiasi cosa può aiutarci in questo. Se volete trasferirvi in una nuova città, portate sempre con voi una fotografia di questa città. Durante la giornata ogni tanto fermatevi e date un’occhiata alla fotografia immaginando cosa provereste se viveste lì – guardatevi intorno nelle strade, annusate gli odori nell’aria sentendone temperatura ed umidità, ascoltatene i suoni.
“Per mezzo delle Sensazioni Spirituali – vista, udito, olfatto, tatto e gusto immaginari – darete alla vostra fotografia la necessaria vividità sensoriale per riflettere quell’immagine nel mondo fisico fuori di Voi.” (Neville)
“Il mondo è uno specchio nel quale ognuno vede riflesso sé stesso. Il mondo fisico riflette le credenze della mente dell’uomo. C’è chi è più portato per le immagini visive, chi per immaginare i suoni, altri ancora per visualizzare i movimenti. Cominciate coltivando la forma di attività mentale che trovate più congeniale per focalizzare tutta la Vostra attenzione in una direzione, finché riuscirete ad utilizzare tutte le Sensazioni Spirituali contemporaneamente.” (Neville)

4. PREGARE IN OGNI MOMENTO
“In ogni istante della Vita, che se ne sia coscienti o meno, si prova un sentimento.” (Neville)
Quando si comprende che in ogni istante si assume un determinato stato mentale, si vede immediatamente l’importanza di tenere sotto controllo la propria mente ed i propri pensieri. E’ controproducente consentire alla nostra mente di indulgere in pensieri negativi o improduttivi.
Neville chiama questa attenzione “investire nei propri pensieri”. Abitualmente la mente rimbalza da un pensiero all’altro sulla base di spunti associativi, “investire nei pensieri” significa tenerli sotto controllo. Riuscire a mantenere a lungo e frequentemente lo stato mentale prefissato è garanzia di una rapida manifestazione del proprio desiderio.
“Il desiderio che si realizza ha sempre catalizzato molta attenzione perché un’idea prende forza proporzionatamente al grado di attenzione che gli si rivolge.” (Neville)
“Diventiamo ciò che desideriamo ricordandoci costantemente i nostri obiettivi ed identificandoci con questi.” (Neville)
“E’ necessario definire un preciso obiettivo o diversamente la mente continuerà a vagare e vagando farà proprio ogni suggerimento negativo che troverà sul suo cammino.” (Neville)
“Una volta che si prova il sentimento con il quale si riconosce appagato il proprio desiderio, non bisogna considerare l’esperienza terminata ma portarla con sé quasi fosse un fragrante profumo.
Anziché dimenticare il lavoro svolto è necessario che rimanga nell’aria a condizionare ogni nostra azione o reazione.” (Neville)
“Riempite la vostra mente con una sola sensazione e camminate come se i vostri desideri fossero già realtà.” (Neville)
“Se volete pregare con successo, un solo sentimento deve dominare la vostra mente.” (Neville)
“Un pensiero ardente e concentrato, focalizzato in un’unica direzione, mette a tacere ogni altra sensazione e la fa scomparire. Dovete solo concentrarvi su ciò che desiderate per vederlo realizzato.” (Neville)
“Riconoscendo la potenza del sentimento, dovete sempre porre molta attenzione al vostro stato d’animo ed ai vostri atteggiamenti.” (Neville)
“Tutto quanto viene detto e fatto nella propria testa è di gran lunga più importante delle proprie azioni nel mondo fisico, e può essere cambiato. Se non si sono mai osservate in maniera acritica le proprie reazioni agli accadimenti della Vita significa che non si è a conoscenza della loro causa. Ma quando si prende coscienza dei propri pensieri allora li si può cambiare.” (Neville)
“La padronanza e l’autocontrollo dei propri pensieri e sentimenti è la massima conquista umana.
Tuttavia, fintanto che non si raggiunge un autocontrollo tanto raffinato da riuscire a provare sempre ciò che si desidera provare, sono utili il sonno e la preghiera per riuscire a raggiungere lo stato desiderato. Queste sono le due porte che conducono all’inconscio.” (Neville)
“L’uomo dotato di una disciplina perfetta non si abbandona mai ad un sentimento che non contribuisca alla sua felicità.” (Neville)

5. PROVARE IL SENTIMENTO
“Bisogna provare il sentimento caratteristico della realizzazione del proprio desiderio fintanto che se ne è posseduti e questo sentimento affolla ogni altra idea che si presenta alla coscienza.” (Neville)
“Se si desidera veramente qualcosa, quando la si ottiene si raggiunge una sorta di picco emozionale. Immaginando di ricevere ciò che si desidera, si può concentrarsi su questo stato emotivo ed amplificarlo fino a che l’unica cosa di cui si ha coscienza sia questo meraviglioso sentimento di realizzazione.” (Neville)
“Nella mente di ogni uomo c’è una precisa sensazione associata ad ogni singola idea.” (Neville)
“Il sentimento è l’unico mezzo che consente alle idee di essere condotte nell’inconscio. Ne segue che colui che non ha il controllo sui propri sentimenti può facilmente portare l’inconscio in stati indesiderati. Controllare i propri sentimenti non significa limitarli o sopprimerli ma piuttosto disciplinarsi al fine di immaginare e concepire solo i sentimenti in grado di contribuire alla propria felicità.” (Neville)
“Qualsiasi cosa la mente conscia di un uomo può concepire e sentire come vero, l’inconscio può e deve conseguentemente manifestarlo.” (Neville)
“Ogniqualvolta ci si trova completamente immersi in uno stato emotivo, si sta assumendo, in quel preciso momento, un sentimento di appagamento di quello stato. Se si mantiene quello stato, qualsiasi cosa su cui si ha riversato carica emotiva si manifesterà nel mondo fisico. I primi momenti di profondo interesse, durante i quali la propria attenzione si concentra, sono l’inizio di quanto si raccoglierà successivamente. Durante questi istanti si esercita il Potere Creativo, l’unico che esista veramente.” (Neville)
“Il sentimento è il segreto affinché una preghiera venga esaudita. E’ necessario sentirsi nella situazione in cui la propria preghiera ha avuto risposta, vivendo e comportandosi sulla base di questa convinzione. Il sentimento dispiega lentamente le nascoste capacità dell’Animo, è il lievito senza il quale non è possibile alcuna creazione.” (Neville)

6. RIMUOVERE LA NEGATIVITA’
“Si sfrondi la propria immaginazione distogliendo l’attenzione da tutte le idee spiacevoli e distruttive e concentrandosi su ciò che si desidera ottenere.” (Neville)
Uno dei temi fondamentali insegnati nella Scuola è la rimozione della negatività. La negatività, nella quale spesso ci si concede di indulgere, impedisce alla propria energia di elevarsi sopra il livello di base dei quotidiani drammi umani. La negatività sulla quale si pone la propria attenzione, attraverso la Legge della Manifestazione, si farà strada nella vostra Vita e perpetuerà condizioni avverse. Questo è un punto di partenza privilegiato dal quale cominciare a mettere in pratica il lavoro di Neville assumendo una prospettiva positiva e vedendo il meglio in ciascuno ed in ogni cosa indipendentemente dalle nostre credenze.
Da adesso in poi, quando vi sentirete prossimi ad abbracciare un pensiero od un’emozione negativa, sentirete tutta la vostra forza nel poter scegliere con cosa nutrire la vostra mente. Vi renderete conto che avete veramente la capacità di apportare dei cambiamenti in voi stessi e nella vostra Vita, state cominciando ad osservare gli automatismi nel vostro comportamento e diventare coscienti di questo processo.
“Cominciate con il disciplinare la vostra mente osservando i vostri pensieri, guardateli durante l’intero corso della giornata e rifiutatevi di accettare qualsiasi pensiero che non sia carico di Amore.” (Neville)
Un altro buon motivo per eliminare ogni forma di negatività è l’effetto boomerang di quella che Neville chiama la REGOLA D’ORO.
“L’avvertimento è stato dato agli uomini per mezzo della famosa REGOLA D’ORO: fate agli altri ciò che vorreste fosse fatto a voi. Potreste desiderare qualcosa per voi stessi o per qualcun altro ma se il vostro desiderio riguarda qualcun altro assicuratevi che ciò che desiderate sia accettabile per quella persona. La ragione di questo avvertimento è che la vostra stessa coscienza coincide con Dio, colui che dispensa ogni cosa. Ne segue che ciò che sentite o credete vero per qualcun altro è un regalo che gli state facendo e un regalo che non viene accettato torna a chi lo ha donato. Siate quindi veramente sicuri che voi stessi desiderereste quel regalo perché se accettate come vera dentro di voi una credenza riguardo a qualcun altro ma lui non riconosce questa come una verità per sé stesso, allora questo regalo rifiutato si materializzerà nel vostro mondo. Abbiate sempre cura di intendere ed accettare vero qualcosa per qualcuno solo se lo desiderereste anche per voi stessi. In questo mondo state costruendo il Paradiso in Terra.” (Neville)
Quando si indirizzano pensieri negativi verso qualcun altro è molto probabile che ritornino al mittente ed almeno con una parte della negatività questo avviene regolarmente.
“Una persona che pensa con malizia di qualcun altro sarà ferito dai suoi stessi pensieri se non riesce ad accettare a livello inconscio l’altra persona. Ciò che seminate, raccoglierete. Inoltre quello che desiderate e credete per gli altri, può essere desiderato e creduto per voi – voi non avete il potere di rifiutarlo se chi lo ha desiderato per voi lo accetta come verità anche per sé stesso. La sola possibilità che avete per rifiutare qualcosa è essere incapaci di desiderarla per qualcun altro – dare presuppone la capacità di ricevere.” (Neville)
Diversamente quando si rivolgono pensieri positivi verso qualcuno è ragionevole aspettarsene i benefici.
“Tutto il bene che accettate come vero per gli altri non sarà manifestato solo da loro ma si realizzerà anche per voi, pienamente condiviso.” (Neville)

7. CONTROLLARE IL DIALOGO INTERNO
“Il vostro dialogo interno si manifesta continuamente in ciò che accade attorno a voi. Diventerete autodidatti quando imparerete a mettere in relazione gli accadimenti nel mondo con il vostro dialogo interno.” (Neville)
E’ importante rendersi conto dei pensieri che passano per la testa. Osservare la propria mente è difficile ma è un traguardo che può essere raggiunto attraverso un’osservazione distaccata del proprio Sé senza alcun giudizio.
“Un’osservazione acritica del dialogo interno dentro di noi ci rivela le credenze attraverso le quali vediamo il mondo.” (Neville)
“Prendetevi per mano e osservate i vostri pensieri e il modo che avete di reagire agli accadimenti, senza criticarvi. Non condannate i vostri pensieri ma mantenetene il controllo.” (Neville)
Si cominciate dall’osservare la negatività, è importante distogliere l’attenzione da tutti i pensieri negativi. Quando uno di questi trova posto nella nostra mente, anziché indulgere ed identificarvi con questo pensiero, allenatevi a spostare immediatamente la vostra attenzione su qualcosa di positivo. Si può approfittare di questo riflesso per ritornare all’IO SONO, alla propria idea di Dio o per cambiare la propria prospettiva cercando di trovare un aspetto positivo di qualcosa percepito come negativo.
“Per negare qualcosa bisogna distogliervi la propria attenzione. Rilasciando dalla propria consapevolezza un pensiero od un problema ci si confronta direttamente con la divinità che dimora nel proprio Sé che si chiama IO SONO.” (Neville)
“Dal momento che lo stato con cui ci identifichiamo si specchia nel nostro dialogo interiore, per cambiare lo stato che ormai fa parte di noi dobbiamo innanzitutto modificare questo dialogo interno.” (Neville)
“Fermate il vostro vecchio, meccanico e negativo dialogo interiore per cominciarne uno positivo e
costruttivo basato sulla premessa che i vostri desideri siano completamente soddisfatti.” (Neville) “Potete realizzare cose che sembrano miracoli semplicemente controllando il vostro dialogo interno e basandolo sulla sensazione che i vostri desideri siano esauditi.” (Neville)
“Tutti noi possiamo realizzare i nostri obiettivi con il saggio uso della mente e della parola. La maggior parte di noi è completamente ignara della propria attività mentale ma per vivere una Vita di soddisfazione bisogna esserne consci perché è questo dialogo interiore la causa di tutti gli accadimenti che si manifestano nella nostra Vita.” (Neville)

8. VIVERE IL MOMENTO PRESENTE

Tutto accade in questo preciso istante; persino quando si ricorda qualcosa, di fatto si sta vivendo nel presente una memoria di un evento passato. Ogni preghiera deve essere formulata al tempo presente: è necessario immergersi nella sensazione di provare il proprio desiderio realizzato nel momento che si sta vivendo, non in un qualche lontano futuro.
“Dovete sforzarvi di essere. Per poter fare è necessario prima innanzitutto essere. Il desiderare ardentemente sfocia definitivamente nell’essere.” (Neville)
“Quando dite IO SONO, state dichiarando voi stessi essere in prima persona e al tempo presente, non c’è alcun futuro. Riconoscersi nell’IO SONO significa aver coscienza del proprio essere, la consapevolezza è l’unica strada.” (Neville)
“Non visualizzate mai voi stessi in un lontano futuro nello spazio e nel tempo. Fate in modo che la
vostra azione avvenga nel Qui-ed-Ora! La differenza tra sentirvi agire qui ed ora e visualizzarvi in azione come in un film, fa la differenza tra successo e fallimento.” (Neville)

9. ATTENDERE IL TEMPO NECESSARIO
“C’è sempre un intervallo di tempo tra l’impressione e la sua espressione, tra la richiesta cosciente e la sua realizzazione. Questo intervallo è chiamato Sabath, il periodo della quiete e dell’assenza di sforzo.” (Neville)
Nel suo libro “La vostra Fede è la vostra Fortuna”, Neville mette in evidenza l’intervallo temporale
necessario ad ogni manifestazione. Per quanto il tempo non sia altro che un’illusione, vi ci dobbiamo confrontare fino al momento in cui non trascenderemo i limiti del mondo fisico. Il tempo necessario per manifestare qualcosa dipende dall’intensità del sentimento e dalla determinazione con cui si applica il praticante.
“Se ci si applica correttamente, un’azione immaginata si concretizza immediatamente nella realtà.
Diversamente si realizza nel corso di un processo temporale.” (Neville)
“Gli uomini sono schiavi del tempo al punto che, se raggiungono uno stato di coscienza appropriato
per realizzare nel mondo qualcosa di nuovo ma questo non si manifesta immediatamente, perdono
la Fede nella realizzazione della loro richiesta, vi rinunciano e si riportano nel loro precedente stato d’essere. Proprio a causa di questa limitazione tanto diffusa, è molto utile aspettarsi fin dall’inizio un determinato intervallo di tempo tra la richiesta e la sua manifestazione.” (Neville)
“Adesso la mia coscienza si sposta avanti nel tempo e lì si prepara a ricevere.” (Neville)
“Ben compreso questo, è opportuno decidere quale potrebbe essere un intervallo di tempo ragionevole necessario alla realizzazione del proprio desiderio. Non cercate di ridurre la vostra attesa perché siete ansiosi di ricevere quanto desiderate, scegliete un tempo che appaia naturale.
Nessuno può dirvi quanto dovrete aspettare, solo voi potete dire quanto dovrà prolungarsi la vostra attesa perché sia un evento naturale.” (Neville)
“Una consapevole fiducia in sé stessi riduce sempre considerevolmente il tempo di attesa. Colui che è abituato a grandi successi, si aspetterà manifestazioni molto più rapide di chi viene abitualmente sconfitto.” (Neville)

10. CORREGGERE I PROPRI RICORDI
Neville scrive che, se mai dovrà esser ricordato per qualcosa, sarà per la “Tecnica di Correzione”, si riferisce alla modifica, nella propria memoria, degli eventi della Vita vissuta. L’idea di base è trasformare un brutto ricordo di un nostro vissuto, indiscutibilmente negativo, in qualcosa di piacevole utilizzando la fantasia di un evento positivo.
La “Correzione”, utilizzata comunemente nel mondo della PNL e discussa anche da Seth, funziona sostituendo ad una memoria un evento immaginario ugualmente valido.
“La sera rivivete tutti gli episodi, gli eventi, le conversazioni e gli incontri della giornata. Nel ricordarveli, riscrivete quelli che vorreste cambiare correggendoli. Rivivete ogni scena fino al punto che appaia tanto reale da lasciarvi credere di averla realmente vissuta. Scoprirete che, revisionando le vostre giornate, i vostri domani cambieranno. Coloro con cui vi siete scontrati oggi, vi incoraggeranno domani perché avrete modificato la loro stessa natura – gli altri testimonieranno il cambiamento avvenuto dentro di voi, il diverso modo con cui appaiono ai vostri occhi.” (Neville)

LO STATO IN CUI SI HA TUTTO CIO’ CHE SI DESIDERA
Assumere uno stato di estasi sembra essere il modo più meraviglioso per avere tutto ciò che si può desiderare attraverso la preghiera; trattenendovi in questo stato vedrete il mondo esterno rifletterlo.
“Nel corso della giornata potete immaginare molte cose ma, invece di immaginare molte piccole cose, vi consiglio di immaginare qualcosa di tanto grande da includere tutte le piccole cose. Invece di immaginare abbondanza, salute e buone relazioni, immaginate di trovarvi in uno stato di estasi. Se siete in estasi non potete soffrire o esser spaventati e, al contrario, se non state sperimentando pieno Amore ed appaganti relazioni non potete trovarvi nello stato di estasi. Cosa provereste a trovarvi in uno stato di estasi senza sapere cosa vi ha condotto in questo stato? Riducete il concetto di estasi ad una sola sensazione: NON E’ MERAVIGLIOSO? Non permettete alla coscienza, la vostra mente razionale, di chiedervene la ragione perché, se comincerà a ricercarne le cause, perderete questa sensazione. Piuttosto continuate a ripetervi più e più volte NON E’ MERAVIGLIOSO? Sospendete ogni giudizio nel chiedervi cosa sia meraviglioso.” (Neville)

IL PROSSIMO PASSO
Per quanto abbiate avuto tutto quanto credevate di desiderare dalla Vita, ancora sentite che vi manca qualcosa.
“La sofferenza è insita nella natura di chi è fatto di carne ed ossa, questa è la strada dell’uomo.
Non cercate di migliorare la vostra Vita, commettereste un grave errore. Per quanto non ci sia
dubbio che, utilizzando il Pensiero Positivo e la vostra mente, voi potreste credere di migliorare la vostra Vita, dovete ricordare che vivete in un mondo di dualità: per ogni sopra c’è un sotto, per ogni passo avanti uno indietro, per ogni bene un male. Per questo, qualsiasi miglioramento possiate conseguire, durerà solo un istante per poi venir meno e voi tornerete miserabili quanto prima. Comincerete quindi di nuovo a combattere per i vostri diritti e lottare per la sopravvivenza, per poi tornare ad essere felici nel momento in cui otterrete ciò che desideravate. Siete come uno yo-yo, andate su e giù. E non importa quante volte io ve lo possa ripetere, andrete avanti inevitabilmente a comportarvi in questo modo.” (Robert Adams, “Il Silenzio del Cuore”) Ad un certo punto vi renderete conto che un reale senso di realizzazione non può provenire dall’esterno.
“Ma se ci metterete tutta la vostra volontà, se lo praticherete ogni qualvolta ne avrete l’opportunità e ne farete il primo obiettivo della vostra Vita, avrete risultati stupefacenti. Risultati stupefacenti. Ma dovrete metterlo al primo posto nella vostra Vita. Pensateci adesso. Cosa c’è ora al primo posto nella Vostra Vita? Non ditemelo ma pensatelo. Qual’è il vostro primo obiettivo? Potrete portarlo con voi alla vostra morte?” (Robert Adams, “Il Silenzio del Cuore”)

Neville spiega come i nostri veri obiettivi debbano essere qualcosa che trascenda il successo in
questo mondo fisico.
“Inizialmente ogni vostra impresa sarà un successo. I vostri guadagni aumenteranno e vi potrete permettere tutto quanto desiderate. Ma dopo un po’ di tempo vi renderete conto che state comprando solo dei giocattoli per divertirvi in attesa che lo spirito di Cristo si risvegli dentro di voi. A quel punto capirete che non vi trovate qui per accumulare una fortuna ma per redimere il mondo.” (Neville)
Il fine ultimo è l’unione con il divino, il risveglio del Cristo dentro di voi. Neville racconta in diversi
libri il giorno in cui si è “risvegliato dal sogno della Vita”. Una volta risvegliati non si avverte più la
necessità di accumulare beni materiali e l’interesse si sposta sul mondo interiore di cui quello fisico è solo un’ombra.
“Addomesticate la violenza che alberga in voi, trascendetela! Non lottate contro le avversità, si
limitano a riflettere il tumulto dentro di voi, il loro osservatore. Distogliete da loro la vostra attenzione come quando voltate la schiena a qualcosa che non volete guardare.” (Neville)
“E’ importante imparare a distinguere tra la propria identità (il proprio IO) e lo spazio che si occupa nel mondo fisico.” (Neville)
“Dio non si trova là fuori. Egli è nella vostra mente e sogna di essere voi.” (Neville)
“Riportate quindi in Vita il Perfettissimo provando il sentimento di essere il Cristo perché il Cristo è il concetto di Sé attraverso il quale vedere senza veli la realtà dell’eternità.” (Neville)
“Invece di credere in Dio o in Gesù, dovete credere di essere voi stessi Dio o Gesù.” (Neville)


manifested through prayer, Neville Goddard

Neville Goddard has developed a methodology to manifest through prayer and spoke in all his books. Conceptually it is like to feel the desire realized, the text that follows develops this idea in all its aspects.

“Prayer is the most extraordinary experience that a human can do but it has nothing to do with the daily hum of most of humanity, intent on trying to attract God’s attention by repeating litanies empty. Prayer is the spiritual ecstasy of a marriage celebrated in the deep and silent stillness of awareness. “(Neville)
“Prayer is therefore recognize themselves to be what you want rather than beg God to make their wishes.” (Neville)

“If prayer is not answered you are doing something wrong. Usually you put too much effort, the most common mistake is to recognize prayer as an act of will. The basic rule is not making any effort, if you can find it intuitively in the right state of mind. “(Neville)

“You attract what you want but what you believe to be true.” (Neville)

The heart of the process is to create a state of mind where he feels he has already achieved what you want, whether it be of something material, a character trait or contact with the divine within you. Their imagination to recognize what you want as already done, and despite the physical senses can suggest to the mind the contrary, we live in a state of mind where it already exists.
Once this mental state is achieved in the imagination, Neville explains that there is only a short matter of time before the external physical world reflects our inner world.

The 10 ASPECTS OF THE RIGHT WAY TO PRAY

1. ACCOMMODATION
“Take concrete action in their sleep fantasy into reality.” (Neville)
Neville frequently mentions how powerful images taken their desire to fall asleep.
When you are lying in bed at the end of the day and you lose consciousness, you have the ability to create with as little effort as possible the mental scene that has her own desire.
But do not put too much effort, unlike the ego, and this will not be able to sleep.
Because this technique works so well?
Abraham, channeled by Esther Hicks, explains that if you take an idea that you sleep eight hours of unconsciousness in which you can not undo or deny this event.
Neville says something similar in “Resurrection”: “A sleeping man has no freedom of choice, is dominated by the last thought had to be conscious, then you should always assume a sense of accomplishment and satisfaction before falling asleep.”
It ‘also likely to be able to turn a dream situation to reach fulfillment in his sleep and the dream is like a total sensory experience of reality – what better opportunity to feel the desire to live in a dream come true?

2. PONDER

“In fact you can hardly see the most extraordinary energy bursts of mind if the body is at a standstill and closed the doors of the senses to the outside world.” (Neville)
Neville speaks of achieving a kind of “lucid dreaming” where you can keep the feeling that there is a desire fulfilled without the distractions of the bodily senses; deprived of sensory input you connect more deeply with their own capacity of the event.
“It ‘s a state in which he is conscious and barely able to move or open her eyes but you just do not want to do it.” (Neville)
“The half-sleep facilitates change because it induces a state of attention without any effort but should not be forced to sleep because at that point is out of control. The most effective way to materialize a desire to hear it is already created and then, in a relaxed state of half-sleep, repeat a few words, like a lullaby. Saying “Thank you, thank you, thank you” when addressing a Higher Power and thanking him for having fulfilled his desire. “(Neville)
“You can change your future by controlling their thoughts just before going to sleep because then the effort has reduced the minimum and the relaxed but carefully controlled by the feeling, without conscious effort.” (Neville)
“When the body is immobile perceived need to act from their physical body. If you want to walk like climbing stairs, will not have to imagine the act of walking or climbing stairs, but try the feeling you get walking or climbing stairs. “(Neville)
“The other way is simply to pray to feel grateful. If I want something for myself or for someone else, my body immobilized, and pushing me in a state close to sleep, I feel joy and gratitude. Then I fall asleep with your mind absorbed in the feeling of having fulfilled my desire. “(Neville)

3. VIEW
“Now I’ll explain what I mean by spiritual feeling. Imagine that you hold a rose and smell it, you feel the smell? Well, if in fact you are just imagining what you’re smelling? Through the spiritual sensations (sight, hearing, smell, taste and touch imaginary) are able to give vivid sensory what you imagine. By doing this, the whole universe conspire to help you and, consequently, discover what are the subtle textures that lead to the achievement of your goal. “(Neville)
The more senses we involve mentally better manage the process of view, anything can help us do this. If you want to move to a new city, always carry a picture of this city. During the day, occasionally stop and look at the photo imagining would you feel if you lived there – look around in the streets, smell the odors in the air temperature and humidity hearing them, ascoltatene sounds.
“Through the spiritual sensations – sight, hearing, smell, touch and taste imagery – will give your photo the vivid sensory necessary to reflect that image in the physical world outside of Vol” (Neville)
“The world is a mirror in which everyone sees itself reflected. The physical world reflects the beliefs of the mind of man. Some people are more inclined to visual images, some to imagine the sounds, still others to see the movements. Start cultivating the form of mental activity that are more congenial to focus all your attention in one direction, while able to use all the spiritual sensations at once. “(Neville)

4. PRAY AT ALL TIMES
“In every moment of life, that it is conscious or not, you feel a feeling.” (Neville)
When we understand that at all times assume a certain state of mind, you see immediately the importance of controlling one’s mind and thoughts. E ‘counterproductive to allow our minds to indulge in negative thoughts or unproductive.
Neville calls attention to this “investing in their own thoughts.” Usually the mind bounces from one thought to another on the basis of associative cues, “investing in things” means to control them. Being able to maintain a long and frequently the state of mind set is the guarantee of an early manifestation of their desire.
“The desire has always realized that catalyzed a lot of attention because an idea gains strength in proportion to the degree of attention that is directed.” (Neville)
“We become what we want constantly reminding our goals and identifying with them.” (Neville)
“It ‘s necessary to define a clear objective or otherwise the mind will continue to roam and wander its negative any suggestion that it will find its path.” (Neville)
“Once you try the feeling with which recognized their wish fulfilled, we must consider the experience ended, but take it with you if it were a fragrant scent.
Instead of forgetting the work must remain in the air to affect our every action or reaction. “(Neville)
“Fill your mind with one walk and feel as if your wishes were already a reality.” (Neville)
“If you want to pray successfully, one must overcome the feeling your mind.” (Neville)
“A thought ardent and concentrated, focused in one direction, puts to rest any sense and makes it disappear. You just concentrate on what you want to see it done. “(Neville)
“Recognizing the power of feeling, you must always pay close attention to your mood and your attitude.” (Neville)
“Everything that is said and done in your head is far more important for their actions in the physical world, and can be changed. If you have never seen uncritically their reactions to the events of life means that you are not aware of their cause. But when we become aware of your thoughts then you can change them. “(Neville)
“The mastery and self-control of their thoughts and feelings is the greatest human achievement.
However, until it reaches a self-control so fine to be able to try what ever you want to try, are useful sleep and pray to be able to reach the desired state. These are two doors leading to the unconscious. “(Neville)
“The man has a perfect discipline not to abandon a feeling that does not contribute to his happiness.” (Neville)

5. TRY THE FEELING
“You have to try the feeling of the characteristic development of its desire as long as it is held and this feeling crowded every other idea that comes to consciousness.” (Neville)
“If you really want something, you get when you reach a sort of emotional peak. Imagine getting what you want, you can concentrate on the emotional state and amplify it until the only thing you are aware this is a wonderful feeling of achievement. “(Neville)
“In the mind of every man there is a distinct feeling associated with each individual idea.” (Neville)
“The feeling is the only medium that allows ideas to be carried out unconscious. It follows that he who has no control over their feelings can easily lead to undesirable states in the unconscious. Check your feelings does not mean restriction or withdrawal of discipline but rather to imagine and conceive of the feelings only able to contribute to their happiness. “(Neville)
“Whatever the conscious mind of man can conceive and feel as true, the subconscious can and must therefore manifest it.” (Neville)
“Whenever you find yourself completely immersed in an emotional state, you are taking, at that precise moment, a feeling of fulfillment of that state. If you maintain that state, anything that you have poured emotion will manifest in the physical world. The first moments of deep interest, during which its attention is focused, are the beginning of what you collect subsequently. During these moments, the Creative Power is exercised, the only one that really exists. “(Neville)
“The feeling is the secret to prayer is heard. E ‘need to feel in a situation where their prayers had been answered, living and acting on the basis of this conviction. The feeling slowly unfolds the hidden capacities of the soul, is the yeast without which there can be no creation. “(Neville)

6. REMOVE negativity ‘
“They prune their imagination by diverting attention from all unpleasant and destructive ideas and focusing on what you want to get.” (Neville)
One of the key topics taught in schools and the removal of negativity. Negativity, which often allows us to indulge you, to prevent their energy to rise above the base level of everyday human drama. The negativity on which God has their attention, through the Law of the event, will the road in your life and actual adverse conditions. This is an ideal starting point from which to start putting into practice the work of Neville taking a positive perspective and seeing the best in everyone and everything regardless of our beliefs.
From now on, when you feel coming to embrace a thought or a negative emotion, you’ll hear all your strength in being able to choose what to feed your mind. You will find that you have really the ability to make changes in yourself and in your life, you are beginning to see the automatic in your behavior and become aware of this process.
“Start with the specification of your mind watching your thoughts, look at them during the entire course of the day and refuse to accept any thought that is not full of love.” (Neville)
Another good reason to eliminate all forms of negativity is the boomerang effect of what Neville called the Golden Rule.
“The warning was given to men by the famous Golden Rule: do unto others what you want done to you. You might want something for yourself or for someone else but if your desire to respect someone else you want to make sure that what is acceptable for that person. The reason for this warning is that your own consciousness coincides with God, who dispenses everything. It follows that what you feel or believe someone else is a true gift that you are doing and will not accept a gift that comes back to who won. So be really sure that you yourself would you want that gift because if accepted as true in you a belief about someone else but he does not recognize this as a truth for himself, then refused this gift will materialize in your world. Always remember to truly understand and accept something for someone else only if you wish for yourself. In this world you are building heaven on Earth. “(Neville)
When negative thoughts are directed towards someone else is very likely to return to the sender and at least a part of the negativity that happens regularly.
“A person who thinks with malice of someone else will be hurt by his own thoughts, if it fails to accept the other person at an unconscious level. What you sow, you reap. In addition to what you want and believe in others, may be desired and thought for you – you do not have the power to reject it if those who wanted you to accept it as truth for himself. The only chance you have to deny something is to be unable to lust for someone else – means being able to receive. “(Neville)
Unlike when positive thoughts are directed towards someone is reasonable to expect the benefits.
“All the good that you accept as true for the others will be revealed only to them but will come for you too, is fully shared.” (Neville)

7. CHECK THE INTERNAL DIALOGUE
“Your internal dialogue occurs constantly in what is happening around you. Become self-taught when you learn to relate the events in the world with your inner dialogue. “(Neville)
It ‘important to be aware of the thoughts that go through your head. Observe your mind is difficult but it is a goal that can be achieved through detached observation of one’s self without any bias.
“Uncritical observation of the internal dialogue within us reveals the beliefs through which we view the world.” (Neville)
“Take your hands and keep your thoughts and how you react to events without criticizing. Do not condemn your thoughts but mantenetene control. “(Neville)
You begin to observe the negativity, it is important to draw attention away from all negative thoughts. When one of these finds place in our minds, instead of indulging and identify yourself with this thought, train yourself to immediately move your attention on something positive. You can take advantage of this reflex to return to the IO AM, to the idea of God or to change one’s perspective, trying to find a positive aspect of something perceived as negative.
“To deny something should distract his attention. Releasing from their consciousness a thought or a problem you are confronted directly with the divinity that dwells in one’s self is called I AM. “(Neville)
“As we identify with the state is reflected in our inner dialogue, to change the state which is now part of this we must first change the internal dialogue.” (Neville)
“Stop your old, manual and negative inner dialogue to begin a positive and
construction based on the premise that your desires are fully satisfied. “(Neville)” You can achieve things that seem miracles simply by controlling your inner dialogue and basing it on the feeling that your wishes are fulfilled. “(Neville)
“We can all achieve our goals with the wise use of the mind and speech. Most of us are totally unaware of their mental activity, but to live a life of satisfaction must be aware of this inner dialogue because it is the cause of all the events that occur in our lives. “(Neville)

8. LIVING THE MOMENT
Everything happens at this very moment, even when you remember something, you are actually living in the present memory of a past event. Every prayer should be made to the present time it is necessary to immerse yourself in the feeling of proving their desire fulfilled when you are living, not in some distant future.
“You must strive to be. To be able to do is first necessary to be first. The craving finally ends in being. “(Neville)
“When you say I AM, you are declaring yourself to be in first person and present tense, there is no future. Government recognized in BE means being aware of one’s being, consciousness is the only way. “(Neville)
“Never show yourself in a distant future in space and time. Make sure that the
Your action takes place in the here-and-Now! The difference between feel and act here and now show them in action like a film, makes the difference between success and failure. “(Neville)

9. Allow sufficient time
“There is always a time lag between the impression and expression, between the conscious and demand its implementation. This interval is called Sabath, the period of quiet and lack of effort. “(Neville)
In his book “Your Faith is Your Fortune,” Neville highlights the time interval
necessary for each event. As time is nothing but an illusion, there we have to face up to the time when they transcend the limits of the physical world. The time required to manifest something of the feeling depends on the intensity and determination with which the practitioner applies.
“If you apply successfully, action is realized immediately imagined into reality.
Otherwise occurs during a temporal process. “(Neville)
“Men are slaves of time so that, if they reach an appropriate state of consciousness
to create something new in the world but this does not occur immediately, they lose
Faith in the realization of their request, you give up and are shown in their previous state of being. Precisely because of this limitation is so widespread, it is very useful from the start to expect a certain amount of time between the request and its manifestation. “(Neville)
“Now my conscience is moved forward in time and there is preparing to receive.” (Neville)
“Ben understood this, you should decide what would be a reasonable amount of time necessary for the realization of their desire. Do not try to reduce your wait because you are anxious to receive what you want, choose a time that appears natural.
No one can tell you what you need to wait, only you can say what he will extend your wait for it to be a natural occurrence. “(Neville)
“A conscious self-confidence always considerably reduces the waiting time. One who is accustomed to great accomplishments, events will expect much faster than those who are usually defeated. “(Neville)

10. CORRECT YOUR MEMORIES
Neville says that if they ever will be remembered for something, it will be for the “Technical Correction” refers to the change in its memory, the events of the life lived. The basic idea is to transform a bad memory of one of our experienced, unquestionably negative, something nice using the imagination of a positive event.
The “correction”, commonly used in the world of NLP and discussed by Seth, works by replacing a memory an imaginary event equally valid.
“At night you can relive all the episodes, events, conversations and meetings of the day. In memory, rewrite correcting those who would like to change. Relive every scene to the point that it looks so real to give the impression of having truly lived. You’ll find that, by reviewing your day, your tomorrows will change. Those with whom you have clashed today, will encourage you tomorrow because you have changed their nature – the other witnesses to the change that occurred in you, the different way in which they appear to your eyes. “(Neville)

THE STATE IN WHICH IT HAS EVERYTHING ‘YOU WISH
Take a state of ecstasy seems to be the most wonderful way to have everything you could want through prayer by holding it in this state will see the outside world reflect this.
“During the day you can imagine many things, but instead of imagining a lot of little things, I suggest you think of anything big enough to include all the little things. Instead of imagining abundance, health and good relationships, imagine you are in a state of ecstasy. If you are in pain or ecstasy can not be frightened and, conversely, if you are not experiencing the full love and fulfilling relationships you can not be in a state of ecstasy. What would you try to be in a state of ecstasy without knowing what has led you in this state? Reduce the concept of ecstasy to a single feeling: NOT ‘wonderful? Do not let the conscience, your rational mind, to ask the reason why, if you begin to investigate the causes, you will lose that feeling. Rather than continue to repeat over and over NOT ‘wonderful? Suspend all judgments in asking what is wonderful. “(Neville)

THE NEXT STEP
As you thought you had everything you want in life, yet you feel that you are missing something.
“The suffering is inherent in the nature of who is flesh and blood, this is the way of man.
Do not try to improve your life, making a big mistake. As there is no
doubt that positive thinking and using your mind, you might think to improve your life, you have to remember that you live in a world of duality: for every one over there below, for every step forward one step back, for all the good bad. Therefore, any improvement can be achieved, will only take a moment and then be less miserable and you will return soon. Then begin again to fight for your rights and fight for survival, then return to be happy when you get what you want. You’re like a yo-yo, going up and down. And no matter how many times I can repeat it to you, you will inevitably continue to behave this way. “(Robert Adams,” The Silence of the Heart “) At some point you will realize that a real sense of achievement can not come from ‘ outside.
“But if you put all your will, if you practice it whenever you have the opportunity and do the first goal of your life, you will have amazing results. Amazing results. But you have to put it first in your life. Think about it now. What’s now in first place in your life? Think of it but do not tell me. What is your primary objective? You can take it with you to your death? “(Robert Adams,” The Silence of the Heart “)

Neville explains how our real objectives are to be successful in something that transcends
this physical world.
“Initially your company will be a success. Your earnings will increase and you can afford everything you want. But after a while ‘time you will realize that you are buying toys for fun just waiting to wake up the spirit of Christ within you. Then you’ll know you’re not here to make a fortune but to redeem the world. “(Neville)
The ultimate goal is union with the divine, the awakening of the Christ within you. Neville recounts in several
books on the day was “awakened from the dream of Life.” Once you feel more awake
need to accumulate material goods and the interest moves to the inner world of which the physical is only a shadow.
“To tame the violence that dwells in you, trascendetela! Do not fight against the odds, you
merely reflect the turmoil within you, an observer. Divert your attention from them as when you turn your back on something you do not want to watch. “(Neville)
“It ‘s important to learn to distinguish between their identity (their IO) and the space it occupies in the physical world.” (Neville)
“God is not out there. He is in your mind and dreams of being you. “(Neville)
“Bring the perfect life and then in a sense trying to be Christ because Christ is the concept of self through which to see the naked reality of eternity.” (Neville)

“Instead of believing in God or in Jesus, you believe yourself to be God or Jesus” (Neville)

Mauna – Una Sorgente di Silenzio e di Energia


“Mauna” o “Mouna”
in sanscrito vuol dire: silenzio.
E’ uno stato ampio di benessere,di ritorno al centro dell’armonia.
E’ il silenzio come ascolto di noi stessi, della nostra voce interiore, ascolto
delle energie dentro e fuori.
Il silenzio “Mauna” non è concentrazione o memorizzazione o ricerca…
ma “abbandono” all’accadere della realtà così come è,senza nostre interpretazioni,
un fluire nell’ascolto della autenticità…
Termine sanscrito: Mauna
Mauna è il silenzio interiore, da non confondersi con il silenzio inespressivo o consenziente.
Mauna è il silenzio dell’ascolto della dimensione dell’essere.
In India e altre zone dell’est asiatico, mauna rappresentava la parte essenziale della meditazione,
o meglio del “Dhyana” disciplina yogica meditativa basata sul “silenzio interiore.
Termini Sanscrito: Dhyana Mauna
Mauna è uno stato di quiete mentale, dove le voci della propria personalità, del vivere quotidiano o dei legami sociali,vengono placate.
Tali voci rappresentano un rumore costante che non permette l’ascolto della nostra vera essenza,e del nostro io più profondo.In ultimo approccio “Mauna” diventa una porta per l’accesso ad una reale visione delle cose con la propria fonte di chiarezza e intuizione.
Il primo ostacolo alla fruizione del “mauna” sono le istanze abitudinali fisiche o mentali, che escludono l’intervento di uno stato sereno e quieto del vivere,per favorire una fibrillazione costante della mente e dell’angosciata ricerca mentale.
Questo flusso incalzante di pensieri,emozioni,ricordi,regole,e “istruzioni” ereditate,rappresentano un labirinto per la nostra vita,senza chiarezza del senso e dei valori.
Inoltre l’identificazione in un “ego” porta a una difesa dei confini,alla lotta con tutti e con tutto,
con risultati come contrasti,guerre,aparteid,razzismi,angosce ed infine l’autodistruzione..
A tutto questo si oppone l’energia del silenzio: mauna shakti
Mauna
è infatti, anche un vettore di energia,o “ki”, o “Prana”, o “Orgone”, o “Energia Quantica” che permette di unificarsi in armonia con lo stato delle cose e la loro energia.
Lo stato di unione o “Oneness” o “EkaIsta” con l’energia universale o cosmica,con le dinamiche energetiche personali e dell’intera umanità, spinge a coinvolgere se stessi in un viaggio reale di benessere e armonia col tutto.
Lo stato della persona in “mauna” è uno stato di pace, chiaro,cosciente e quindi anche trascendente il normale mentale. Lo stato di pace esperienziato si chiama” shantim”.
La energia di questo stato,rinnova la proria vita e le relazioni in benefico sviluppo di benessere e positività.
Mauna è in ultima istanza, l’accesso autentico alla nostra libertà e consapevolezza
Mauna – Una Sorgente di Silenzio e di Energia
I grandi pensatori sono stati anche grandi parlatori?
L’essere spiritualmente evoluto si riconosce dal fiume di parole con cui annega chiunque si avvicini a lui?
Le parole crociate ci aiutano veramente a sviluppare l’intelligenza o rappresentano uno dei più pericolosi “vampiri” di energia mentale? Sappiamo davvero come dovremmo utilizzare al meglio la nostra energia mentale?
Una volta, molto tempo fa, un discepolo di nome Bahashkali si avvicinò al suo guru che si chiamava Bhava e gli chiese: dov’è l’Eterno e il Supremo Assoluto Brahman (Dio Padre) di cui parlano le Upanishad? Il maestro però non gli rispose e rimase in profondo silenzio.
Il discepolo continuò e glielo domandò nuovamente, ma nonostante ciò il maestro non gli rispose in nessun modo, continuando a rimanere zitto e immobile. Solo alla fine gli disse: “Io ti ho già risposto ogni volta, ma tu non sei stato capace di capire. Cosa posso fare? Brahman (Dio Padre), l’Assoluto o l’Eterno, non può essere spiegato con le parole! Solo in un profondo silenzio pieno di aspirazione e amore qualcuno può conoscerLo. Non esiste luogo in cui Egli possa essere trovato al di fuori del profondo piacere del Sé Supremo (Atman)! Questo Atman è prima di tutto eterno Silenzio”.
La pace oltre il suono è Dio
Dio Padre o Brahman è prima di tutto eterno silenzio. L’anima nel suo profondo è silenzio. La pace mentale è silenzio. Atman (il Sé Supremo) è silenzio. Il Silenzio è il linguaggio essenziale di Dio l’Eterno Misterioso. Il Silenzio è il linguaggio profondo del cuore e inoltre è il vero linguaggio del saggio, perché in primo luogo il silenzio rappresenta un potere immenso, costituendo una prova viva della verità eloquente di Dio.
Il silenzio profondamente coscientizzato è Dio. Di conseguenza è il substrato ultimo o l’essenza di questo corpo, del prana e della mente. Il silenzio è il fondale su cui si proietta tutto l’universo dei sensi, è una misteriosa realtà. Quella pace profonda beatifica che trascende ogni comprensione razionale è il vero silenzio. L’essenza della vita ma anche il fine dell’intera nostra esistenza è il silenzio. Oltre tutti i rumori e tutti i suoni si trova il silenzio. Esso è la caratteristica di quelle coscienze che percepiscono direttamente la realtà attraverso un’esperienza intuitiva estatica. È in realtà il tuo essere profondo. Essere sprofondato nel silenzio significa di fatto aprirti completamente, per essere tutt’uno con Dio. Proprio per questo lo scopo ultimo della vita può essere considerato (senza errori) la reintegrazione perfettamente cosciente nel silenzio misterioso ed intenso beatifico di Dio. In questo senso troviamo molti esempi, come: il messaggio del deserto del Sahara è silenzio; il messaggio dei monti Himalaya è silenzio; il messaggio del saggio Avadhota che vive nudo sul lago ghiacciato Kangotri o Kailash è silenzio. Quando il tuo cuore è pieno di amore di Dio e quando sei circondato dall’estasi allora sei nel silenzio. Chi può descrivere a parole la gloria del silenzio?
Non esiste balsamo guaritore più buono del silenzio per quegli uomini che hanno il cuore indurito a causa degli insuccessi, delle delusioni o delle perdite. Non esiste miglior rimedio del silenzio per quelli che hanno i nervi tesi al massimo a causa delle loro vite tumultuose, dello stress e dei litigi di ogni tipo.
Ogni volta in cui raggiungiamo lo stato di sonno profondo e senza sogni sperimentiamo il misterioso ed ineffabile stato di silenzio, ma il velo dell’ignoranza (avidya) nasconde alle nostre coscienze questa esperienza. Il silenzio che raggiungiamo durante il sonno profondo e senza sogni, come il silenzio che si diffonde naturalmente in tutta la natura quando appare la notte, sono prove dell’esistenza di quell’oceano misterioso ed infinito di silenzio o Brahman (Dio Padre).
Dal silenzio fisico lo stato di riposo perfetto della mente
Nel caso dell’uomo comune la mente è quasi permanentemente turbata o stuzzicata da almeno uno degli undici “organi” (indriya) ad essa subordinati (questi sono i cinque organi della conoscenza: olfatto, gusto, vista, udito, tatto; i cinque organi di azione: le corde vocali, le mani, le gambe, l’organo di escrezione e gli organi sessuali; e alla fine il mentale inferiore (manas) che agisce come un sui generis filtro di interfaccia tra i sensi e la coscienza dell’ego). Per ottenere il pieno controllo sulla mente è necessario quindi calmare la volontà di attività di questi organi. Solo allora in noi si rivelerà il silenzio.
Al livello della comprensione intellettuale comune, rimanere zitto per un certo periodo di tempo senza parlare con nessuno significa ritirarti nel silenzio, ma per estensione questa esperienza può essere applicata anche ad altri ambiti. Ad esempio se il tuo migliore amico non ti scrive per un lungo periodo di tempo penserai “il mio amico manifesta un lungo periodo di silenzio non so perché”; se durante una conferenza l’oratore si ferma per alcuni momenti durante una lettura appassionante potremmo interpretare questa cosa nel seguente modo “c’è stato un attimo di silenzio quella sera alla conferenza”; se fossi in India e ti incontri con due uomini che hanno raggiunto lo stato di santità (sadhu) è possibile che uno di loro ti dica “questo uomo santo (sadhu) è costantemente nel silenzio (mauna). È mio amico e rispetta rigorosamente questo tapas da sei anni”.
Tutto ciò rappresenta il silenzio fisico.
Se invece decidi di non vedere più, chiudendo gli occhi, e ti allontani in modo costante dagli oggetti, con la pratica di pratyahara o dama (il perfetto controllo degli organi di senso) ciò attira a sé il silenzio di un indriya, la vista. Se decidi di non sentire più suoni significa che hai ottenuto il silenzio di un altro indriya, l’udito. Allo stesso modo il digiuno alimentare completo nei giorni santi di festa presuppone un silenzio di un altro organo di azione (indriya), la lingua. Se non fai nessun movimento e pratichi la postura del loto (padmasana) per tre ore otterrai la calma dell’attività delle mani e dei piedi. Tutte queste cose sono utili ma quello che è da desiderare più di tutto è il silenzio dall’agitazione mentale. Possiamo rispettare rigorosamente il tapas del silenzio fisico e ciò nonostante la nostra mente può generare di continuo sempre nuove immagini.
In questo modo il pensiero (chitta) potrà portare di nuovo nel campo della nostra coscienza ogni tipo di ricordo. L’immaginazione, la motivazione, il riflesso e altre varie funzioni della mente non si fermeranno in modo obbligatorio dall’attività solo rispettando strettamente il giuramento del silenzio fisico. Dunque dobbiamo capire che solo attraverso questo tipo di silenzio non possiamo avere la garanzia di raggiungere una reale pace e un perfetto stato di silenzio interiore!
In questo caso la sola soluzione è che l’intelletto rallenti a poco a poco il suo funzionamento quando non abbiamo bisogno indispensabile di lui. Questa funzione del corpo astrale dovrebbe essere quindi in uno stato di riposo perfetto per poter passare più facilmente oltre di essa. È necessario far sì che tutte le fluttuazioni della mente siano completamente bloccate. La nostra mente deve riposarsi quindi nell’oceano del misterioso Silenzio o Brahman (Dio Padre). Solo allora possiamo percepire veramente la reale ed eterna calma misteriosa.
quattro giuramenti
Il senso letterario della parola mauna è giuramento del silenzio, ma in realtà esistono molti tipi di mauna:
1. il controllo completo della parola è chiamato vak mauna. Di conseguenza se mantieni l’organo di azione della parola (vak indriya) perfettamente zitto questo è vak mauna;
2. il completo arresto di tutte le azioni fisiche volontarie è coshta mauna. Lo stato perfetto di coshta mauna è estremamente utile a maggior ragione per gli aspiranti che cercano la rivelazione del Sé Supremo (Atman) non si deve muovere neanche la testa. Non devi far nessun segno. Non devi scrivere niente su carta e non devi esprimere idee non conta in che modo. Con lo stato di vak mauna e di coshta mauna non sono ancora stoppate le azioni mentali;
3. un punto di vista perfettamente uguale su tutte le cose esseri e fenomeni di come mantenere ferma in mente l’idea che tutto è in fondo nient’altro che Dio Brahman (Dio Padre) rappresenta susupti mauna (susupti significa in realtà il modo di funzionare della coscienza umana in uno stato di sonno profondo senza sogni) allontanare quasi totalmente dalla mente tutti i problemi dopo la realizzazione ferma del carattere illusorio di questo mondo è susupti mauna. La conclusione giusta che l’intero macrocosmo non è nient’altro che il corpo di Brahman (Dio Padre) è quindi susupti mauna;
4. Brahman (Dio Padre) è chiamato maha mauna perché Lui è l’impersonificazione suprema del silenzio. Possiamo dire che il maha mauna è il vero mauna.
Per questo motivo vak mauna rappresenta solo una tappa nella via per raggiungere maha mauna, essendo il motivo per cui mauna della mente è molto superiore a vak mauna o mauna della parola.
Parlando si mantiene l’anima in errore
Vak indriya, o l’organo di azione della parola è di fatto una grande arma del mondo fenomenale illusorio (maya) per mantenere in errore l’animo vivo (jiva) perturbando di continuo la mente. La parola provoca cosi una continua esteriorizzazione della mente. Litigi, dispute, ecc. appaiono spesso dovute al turbolento gioco di questo vak indriya. In simili situazioni la lingua può essere considerata come una spada e le parole come frecce. In questo modo noi feriamo spesso i sentimenti degli altri e facciamo apparire risentimenti.
Lo studio approfondito dei domini scientifici, come ad esempio la letteratura, il diritto, la lingua sanscrita, ecc. rende alcuni uomini molto loquaci, sentendosi quasi forzati ad entrare in discussioni (molto spesso inutili) per mostrare, spinti dall’orgoglio, la conoscenza scolaresca. La pedanteria o l’esporre malamente ciò che si è imparato è un attributo specifico degli studenti immaturi ed orgogliosi.
In questo senso è molto significativa una metafora dell’antica saggezza che paragona il comportamento di un giovane ed entusiasta aspirante sulla via spirituale con il rumore fatto dall’aria che esce forzatamente per far entrare l’acqua in una bottiglia vuota messa sott’acqua. In questo specifico caso, il comportamento di un aspirante che ha quasi raggiunto la realizzazione del Sé Supremo (Atman) è analogicamente parlando paragonato al rumore impercettibile che fa l’aria quando la bottiglia è quasi piena: una volta che questa sia piena completamente (quando si raggiunge la realizzazione del Sé Supremo – Atman) si diffonde poi il silenzio…
Il vak indriya è molto spesso impetuoso e turbolento e per questo è considerato molto dannoso. Quando inizieremo a controllarlo cercherà di non sottomettersi. Dobbiamo invece cercare di essere convinti e coraggiosi. In queste situazioni non dobbiamo lasciare che ci venga in mente niente, assolutamente niente, attraverso il vak indriya. Proprio per questo è necessario che pratichiamo mauna. Lo sforzo perseverante, costante e distaccato ci aiuterà. Quando il successo si mostra sapremo che abbiamo allontanato un’importante sorgente di agitazione. In caso di riuscita, le orecchie (o in altre parole il senso dell’udito) potranno così essere molto più facilmente controllate in quanto, se riusciamo a controllare vak indriya, possiamo dire che già controlliamo la metà della mente.
La forza che cura malattie senza medicina
Si perde molta energia psico-mentale con parole inutili e pettegolezzi. Gli uomini abituali non si accorgono di questo in nessun caso. Mauna ci permette di conservare energie e potremo così praticare in modo efficiente e, resistendo sempre di più in ogni attività benefica fisica o mentale, chi si trova sulla via spirituale potrà ottenere in questo modo molte meditazioni coronate dal successo. Mantenere mauna per giorni interi ha una buona influenza sul cervello e sui nervi. Con la pratica sistematica di mauna l’energia sottile della parola è gradatamente sublimata in ojas shakti o energia spirituale.
In più mauna sviluppa considerevolmente il potere della volontà ed aumenta il controllo sull’immaginazione (sankalpa) aiutando così a trasformarla in una forza creatrice e, inibendo con il controllo l’impulso delle parole stupide e incontrollate, permette di far apparire la pace mentale. Mauna ci è di grande aiuto per rispettare tenacemente la libertà come anche per il controllo delle manie. Le emozioni sono così facilmente controllabili, la suscettibilità sparisce come per incanto. Con l’aiuto di mauna non mentiremo più e sempre grazie ad esso potremo acquisire la capacità di sopportazione. Quando qualcuno soffre, mauna gli darà in modo graduale la pace mentale; condizione in cui ogni sofferenza è più facilmente sopportabile. In più l’essere umano rispettivo si potrà mobilitare così molto più facilmente per lottare con la malattia o eliminare la causa della sua sofferenza.
Chi applica spesso mauna attinge ad uno stato di pace, forza e felicità che sono completamente sconosciuti agli uomini abituali. Acquisterà un’infinita energia perché il silenzio è la sorgente di grandi forze: saggezza, pace profonda, felicità, equilibrio e beatitudine. Sempre nel silenzio scopriamo la vera libertà ed affettività.
Se praticheremo, otterremo pace profonda e forza spirituale
Gli uomini molto occupati con attività che necessitano di grandi sforzi di comunicazione dovrebbero praticare mauna almeno 1 ora al giorno; se possono fare questo per 2 ore giornaliere, ancor meglio. Sabato e domenica possiamo praticare mauna 6 ore o per l’intera giornata. Comunque gli uomini ci disturberanno di meno in questi momenti. Così come si abituano al fatto che alcuni vanno regolarmente ad uno spettacolo, inizieranno ad abituarsi anche al fatto che noi pratichiamo mauna in alcune ore della giornata. Poco a poco, tra amici e membri della nostra famiglia non si dispiaceranno più e non ci distrarranno se gli annunceremo prima le nostre intenzioni. E’ l’ideale se utilizziamo questo periodo di mauna all’inizio per la preghiera e poi, man mano che avanzeremo nella nostra pratica spirituale, per il laya yoga o per le meditazioni. Se vogliamo praticare mauna in un modo molto intenso dobbiamo essere sufficientemente impegnati nella meditazione o nella pratica spirituale in generale. In un simile periodo non ci aiuterà in nessun modo di mischiarci insieme agli uomini con preoccupazioni esclusivamente materialiste.
Dobbiamo allo stesso modo non lasciare per molto tempo il luogo della pratica spirituale. Perché cosi l’energia sottile della parola sarà sublimata ed utilizzata in un modo elevato. Solo allora potremo gioire veramente di serenità, di pace profonda, di calma e di un grande potere spirituale.
Quando pratichiamo mauna non dobbiamo leggere nessun giornale. Leggere i giornali (o seguire le trasmissioni alla televisione) porta nella coscienza, insieme a nuove informazioni, anche alla riattivazione di impressioni latenti di precisi pensieri dalla mente subcosciente (samskara) e così la pace mentale sarà disturbata. Anche se viviamo in pace e in serenità sul monte Himalaya, ma continuiamo, allo stesso tempo a leggere i giornali, la nostra mente sarà, praticamente, sempre nella società. Procedendo così non otterremo grandi benefici dalla pratica di mauna, e la meditazione spirituale sarà seriamente disturbata. Per capire correttamente questo contesto, merita riflettere profondamente sul contenuto dei versetti (sutra) 62-64 della Bhagavad Gita, capitolo 2: “Quando si porta l’attenzione agli oggetti dei sensi nasce un attaccamento. Dall’attaccamento emerge il desiderio e dal desiderio insoddisfatto l’irascibilità. Dall’irascibilità procede lo smarrimento, dallo smarrimento la perdita della memoria, dalla perdita della memoria la diminuzione della ragione e l’uomo privo di ragione corre verso la sua rovina.”
Il grande saggio e liberato Sri Balayogi (tradotto il bambino yogi) nel momento cruciale della sua esistenza terrestre (l’entrata in decine d’anni di estasi divina ininterrotta, samadhi, il 27 marzo 1949) ha pronunciato uno dei suoi aforismi più celebri: “Si può meditare su Dio onnipotente anche quando compi i tuoi doveri quotidiani, anche quelli di un re, ma come puoi allora raggiungere una perfetta stabilità mentale? L’agitazione non disparirà mai completamente. Di quando in quando, l’essere dovrà far fronte a delle sofferenze, che gli sembreranno senza fine. Non sarà mai pieno completamente della grazia infinita di Dio se non con il trascendere completamente questi problemi o pensieri”.
Quando pratichiamo mauna è necessario scrivere meno biglietti possibile e fare pochissimi gesti o azioni con cui cerchiamo di esprimere pensieri verso quelli che ci stanno attorno. È consigliato anche trattenere il riso.
Quando l’orientamento cosciente dell’essere inizia ad essere in modo preponderante diretto verso il sé (Atman) anche mauna verrà al Sé, naturalmente, in modo euforico. Quando arrivi a vivere nella Verità, mauna viene totalmente dal Sé (Atman); in quel momento saremo nella pace assoluta di Dio e vivremo pienamente lo stato di glorificazione.
Parlate poco e ascoltate molto!
Dobbiamo cercare di essere una persona che pratica mauna solo per un bisogno ed una convenzione interna e non perché è una tecnica yoga nuova che adesso va di moda. Con mauna cerchiamo di divenire uomini che misurano con saggezza le parole. Mauna ci aiuta ad imparare ad evitare facilmente lunghe discussioni inutili, accese, passionali ed in generale tutte le discussioni che non sono indispensabili o che si trovano essere fin dall’inizio sterili. Mauna ci permette di allontanarci facilmente dalla società di quelli che privi di discernimento si perdono sempre in simili dibattiti. In questo modo potremo vedere quanto è utile e pratica questa tecnica per noi.
Nelle fasi superiori di pratica mauna ci permetterà di seguire con attenzione ogni parola. Questa può diventare in modo graduale un’alta disciplina mentale. Così avremo la rivelazione che di fatto le parole rappresentano una grande forza di cui ognuno dovrebbe diventare cosciente.
Mauna ci insegna ad utilizzare con molta attenzione le parole, ci aiuta a controllare il discorso e ci offre la possibilità di non lasciare la lingua parlare senza freno. Chi ha praticato sufficientemente a lungo, e così come si deve, mauna controlla le proprie parole prima che arrivino alle labbra. Parla poco e ascolta molto. Ha imparato a tacere. L’utilizzo prevalente di parole erudite e complicate provoca una preoccupazione per il linguaggio esaustivo ed è molte volte sterile. Un simile modo di parlare è molto stancante. Usando parole semplici e intensamente sentite riusciamo a conservare così la nostra energia. È ammirevole conservare la nostra energia per amare di più Dio ed è essenziale consacrare mano a mano sempre maggior tempo alla vita interiore di meditazione, di introspezione e di contemplazione del nostro Sé Supremo (Atman).
È molto importante purificare la mente e meditare. Grazie a mauna scopriamo la voce misteriosa del silenzio e ci diamo così e vediamo come il Sé Supremo (Atman) in ognuno di noi è uno con Dio. Praticando in modo corretto mauna calmiamo la mente, calmiamo i pensieri e sublimiamo facilmente le emozioni passeggere. Mauna ci aiuta ad addentrarci nelle profondità misteriose del nostro cuore ed a rallegrarci pienamente della sua pace oceanica. Misteriosa ed euforica è questa quiete. Grazie a lei si entra nel silenzio.
Ogni uomo che aspira a conoscere veramente Dio Padre onnipotente deve conoscere questo silenzio. Allora egli è così il silenzio stesso e in questo modo diventa maha mauna, realizzando Dio Padre qui e ora.
prof. di Yoga Gregorian Bivolaru
tratto da: http://www.yoga-integrale.it/index.htm
“Mauna” or “Mouna”
in Sanskrit means: silence.
It ‘a state of well-being, return to the center of harmony.
And ‘silence as listening to ourselves, our inner voice, listening
energy in and out.
The silence “Mauna” is not concentration or memory, or search …
but “abandoned” the incident of reality as it is, without our interpretations,
listening to the authenticity of a flow …
Sanskrit: Mauna
Mauna is the inner silence, not to be confused with the silent consent, or blank.
Mauna is the silence of the dimension of being.
In India and other parts of East Asia, Mauna represented the essential part of meditation,
or rather the “Dhyana” meditative yogic discipline based on “inner silence.
Terms Sanskrit: Dhyana Mauna
Mauna is a state of mental stillness, where the voices of their own personality, daily living or social ties, are placated.
These items are a constant noise that does not allow listening to our true essence, and I most of our last approach profondo.In “Mauna” becomes a door for access to a real view of things with their own source of clarity and intuition.
The first obstacle to the use of “Mauna” are instances abitudinali physical or mental, which exclude the intervention of a state of calm and quiet life, to promote fibrillation constant anguish of mind and mental search.
This relentless stream of thoughts, emotions, memories, rules, and “instructions” inherited, are a maze for our lives, without clarity of meaning and values.
Moreover, the identification in a “self” leads to a defense of the borders, the fight with everyone and everything
outcomes such as conflict, wars, apartheid, racism, anxiety and ultimately self-destruction ..
All this is opposed to the energy of silence, mauna shakti
Mauna
in fact, also a carrier of energy, or “ki”, or “prana”, or “Orgone”, or “Quantum Energy” which allows to unify in harmony with the state of things and their energy.
The state of union or “Oneness” or “EkaIsta” with the universal energy or cosmic energy dynamics with the personal and of all humanity, urges to involve themselves in a real journey of wellness and harmony with all.
The status of the person “mauna” is a state of peace, clear, conscious and therefore transcends the normal mind. The experiential state of peace called “shantim”.
The energy of this state, he renews the life and relationships in the prow beneficial development of well-being and positivity.
Mauna is a last resort, access to real freedom and our awareness
Mauna – A Source of Energy and Silence
The great thinkers have also been big talkers?
Being spiritually evolved is recognized by the river of words with which to drown anyone who approaches him?
Crosswords really help us to develop intelligence, or are one of the most dangerous “vampires” of mental energy? We know how we should really make the best use of our mental energy?
Once, long ago, a disciple named Bahashkali approached his guru called Bhava, and asked: Where is the Lord and the Supreme Absolute Brahman (God Father) spoken of in the Upanishads? But the teacher did not answer and remained in deep silence.
The disciples went and asked him again, but despite what the teacher did not answer in any way, continuing to remain silent and motionless. Only at the end said: “I have already answered every time, but you have not been able to understand. What can I do? Brahman (God Father), the Absolute, or the Lord, can not be explained with words! Only in deep silence, full of aspiration and love someone can know Him. There is no place where He can be found outside the profound pleasure of the Supreme Self (Atman)! This Atman is first of all eternal silence. “
Peace is God besides the sound
God the Father or Brahman is first of all eternal silence. The soul is in its deep silence. Peace of mind is silent. Atman (the Self Supreme) is silence. Silence is the essential language of God, the Eternal Mystery. Silence is the language of your heart and is also the true language of the essay, because first the silence is an immense power, creating a living proof of God’s truth telling
The silence is God intimately deep As a result, the substrate or the last essence of this body, prana and mind. Silence is the backdrop on which projects the entire universe of the senses, is a mysterious reality. That deep peace which transcends all understanding beatific rational is the real silence. The essence of life but also the end of our entire existence is silence. Besides all the sounds and all sounds is the silence. It is the hallmark of those minds that perceive reality directly through an intuitive ecstatic. It is actually your deepest being. Being buried in the silence actually means open yourself completely, to be one with God’s why the ultimate goal of life can be considered (without errors) restitution fully conscious and intense in the mysterious silence of God beatific In this sense we find many examples, such as the message of the Sahara Desert is silence and the message of the Himalaya mountains is silence, the message of the essay Avadhota living naked on the frozen lake or Kangotri Kailash is silence. When your heart is full of love of God and then you’re in ecstasy when you’re surrounded in silence. Who can describe in words the glory of silence?
There is more good healing balm of silence for those men whose hearts are hardened because of failures, disappointments or losses. There is no better remedy of silence for those who have the nerves to the max because of their tumultuous lives, stress and strife of all kinds.
Whenever we reach a state of deep sleep without dreams and experience the mysterious and ineffable state of silence, but the veil of ignorance (avidya) hides this experience to our consciences. The silence that reach deep sleep without dreams, like the silence that spreads naturally in all of nature when it appears at night, is evidence of that ocean of silence and mystery and infinite Brahman (God Father).
From the state of physical silence perfect rest of mind
In the case of the common man’s mind is almost constantly teased or disturbed for at least one of the eleven “bodies” (indriya) subordinated to it (these are the five organs of knowledge: smell, taste, sight, hearing, touch, the five organs Action: the vocal cords, hands, legs, body and sexual organs of excretion, and eventually the lower mental (manas), which acts as a sui generis filter interface between the senses and the ego-consciousness ). To gain full control over the mind is therefore necessary to appease the will of activity of these organs. Only then we will prove the silence.
At the level of the common intellectual understanding, to remain silent for a certain period of time without talking to anyone means to retreat into silence, but by extension this experience can be applied to other areas. For example, if your best friend you do not write for a long period of time you will think “my friend shows a long period of silence do not know why” at a conference when the speaker stops for a few moments during a reading exciting we could interpret do this in the following way “there was a moment of silence that evening at the conference” if I were in India and you meet two men who have attained the state of holiness (sadhus) it is possible that one of them tell you “this holy man (sadhu) is constantly in silence (mauna). He is my friend and strictly adhere to this tapas to six years. “
All this represents the physical silence.
If you choose not to see more, closing his eyes, and you walk away from the objects consistently with the practice of pratyahara or drafts (perfect control of the sense organs) what attracts to itself the silence of a indriya, the view. If you decide not to hear more sounds means you’ve got the silence of another indriya, hearing. Similarly, the fast food full of celebration in the holy days requires a silence of another organ of action (indriya), the language. If you do not make any movement and practicing the lotus posture (Padmasana) for three hours you’ll get the calm of the hands and feet. All these things are useful but what is to be desired most of all is the silence of mental agitation. We adhere strictly to the tapas of physical silence and yet your mind can always generate continuously new images.
In this way thought (chitta) can bring back into the field of our consciousness every type of memory. The imagination, motivation, reflection and various other functions of the mind will not stop the activity in an obligatory manner only in strict accordance with the oath of physical silence. So we must understand that only through this kind of silence can not be guaranteed to reach a real peace and a perfect state of inner silence!
In this case the only solution is that the intellect gradually slow down its operation when necessary we do not need him. This feature of the astral body should then be in a state of perfect rest in order to more easily move beyond it. It is necessary to ensure that all the fluctuations of the mind are completely blocked. Our mind must rest in the ocean so the mysterious Silence or Brahman (God Father). Only then can we feel truly real and eternal calm mysterious.
four oaths
The literal sense of the word is Mauna oath of silence, but in reality there are many types of Mauna:
1. complete control of the word is called vak mauna. Therefore if you keep the organ of action of the word (vak indriya) vak mauna this is perfectly quiet;
2. complete stop of all voluntary physical actions is coshta mauna. The perfect state of mauna coshta more so is extremely useful for candidates who seek the revelation of the Supreme Self (Atman) must not move your head even. You must not make any sign. You should not write anything on paper and do not have to express their ideas does not matter how. With the state of vak mauna mauna coshta and blocks are not mental acts;
3. a point of view on all things perfectly equal beings and phenomena of how to keep firmly in mind the idea that everything is basically nothing that God Brahman (God Father) is Mauna Sushupti (Sushupti actually means how to operate the human consciousness in a state of deep dreamless sleep) almost completely away from the mind all the problems stopped after the realization of the illusory nature of this world is Mauna Sushupti. The correct conclusion that the whole macrocosm is nothing but the body of Brahman (God Father) is then Sushupti mauna;
4. Brahman (God Father) is called Maha Mauna because He is the supreme embodiment of silence. We can say that the maha is the real mauna mauna.
For this reason vak mauna is only one step on the path to reach maha mauna, mauna being the reason why the mind is much higher than vak mauna mauna or the word.
Talking keeps the soul in error
Indriya Vak, or organ of action of the word is actually a great weapon of the phenomenal world an illusion (maya) failure to keep alive the spirit (jiva) continually disrupting the mind. The word thus causes a continuous externalization of the mind. Quarrels, disputes, etc.. are often due to a turbulent game of this vak indriya. In such situations, the language can be considered as a sword and words like arrows. In this way, we often we hurt the feelings of others and we look resentments.
The study of scientific domains, such as literature, law, Sanskrit, etc.. makes some people very talkative, feeling almost forced to enter into discussions (often unnecessary) to show, driven by pride, the knowledge of schoolchildren. The pedantry or ill expose what has been learned is a specific attribute of immature students and proud.
In this sense it is very significant metaphor that compares the behavior of the ancient wisdom of a young and enthusiastic aspirant on the spiritual path with the noise from the air that comes out forcibly made to let the water into an empty bottle placed under water. In this specific case, the behavior of an aspirant who has almost reached the realization of the Supreme Self (Atman) is compared analogically speaking inaudible noise that makes the air when the bottle is almost full: once it is completely full (when you reach the realization of the Supreme Self – Atman) then spreads the silence …
The vak indriya is often impetuous and turbulent, and this is considered very harmful. As we begin to control it will not submit. Instead, we must try to be confident and courageous. In these situations we must not allow ourselves to come to mind nothing, absolutely nothing, through the vak indriya. For this it is necessary that we practice mauna. Persistent effort, constant and will help us posted. When success shows we will know that we have removed an important source of agitation. If successful, the ears (or in other words, the sense of hearing) may thus be more easily controlled because, if we can control indriya vak, we can say that already control half of the mind.
The strength that cures diseases without medicine
You lose a lot of energy psycho-mental unnecessary words and gossip. Men usually do not notice this in any case. Mauna allows us to conserve energy and we can practice efficiently and, more and more in resisting any activity beneficial physical or mental, who is on the spiritual path can be obtained in this way many meditations crowned with success. Keep Mauna for days has a good influence on the brain and nerves. With systematic practice of mauna the subtle energy of the word is gradually sublimated into ojas shakti or spiritual energy.
In addition Mauna develops considerably increases the power of the will and control on the imagination (sankalpa), helping to transform it into a creative force and, with the control by inhibiting the impulse of the words stupid and uncontrolled, can bring up the peace of mind. Mauna there is a great help to respect the freedom as well as fiercely for control of delusions. The emotions are so easily controlled, the susceptibility vanishes as if by magic. With the help of Mauna not to lie again and again thanks to it we can gain the ability to endure. When someone suffers, Mauna gradually will give peace of mind, a condition in which all suffering is more easily bearable. In the more human beings than we can mobilize so much easier to fight with the disease or eliminate the cause of his suffering.
About Mauna draws often applied to a state of peace, strength and happiness that are completely unknown to regular people. Acquire infinite energy because the silence is the source of great forces: wisdom, deep peace, happiness, balance and bliss. Still in silence, we find true freedom and affection.
If we practice, we get deep peace and spiritual strength
The men are very busy with activities that require large communication efforts should practice Mauna least 1 hour per day if they can do this for 2 hours a day, even better. Saturday and Sunday we practice mauna 6 hours or all day. However, we will disturb less than men in these moments. So how do you get used to the fact that some regularly go to a show, start to get used to the fact that we practice in a few hours of the day mauna. Little by little, friends and members of our family was sorry over and if we do not distract first announce our intentions. And ‘ideal if we use this period of Mauna early for prayer and then, as we advance in our spiritual practice, the Laya Yoga or meditation. If we are practicing in a very intense Mauna must be sufficiently engaged in meditation or spiritual practice in general. In such a time will not help us in any way to mix with men with only materialistic concerns.
We must not leave the same way for a long time the place of spiritual practice. Why so the subtle energy of the word will be sublimated and used in a way high. Only then can we really enjoy the serenity of deep peace, calm and a great spiritual power.
When we practice Mauna we should not read any newspaper. Read the paper (or follow the broadcasts on television) brings into consciousness, along with new information, including reactivation of latent impressions of precise thoughts from the subconscious mind (samskara), and so the peace of mind will be disturbed. Even though we live in peace and serenity on the mountain Himalayas, but we continue at the same time reading the newspapers, our minds are practically always in the company. Because of that we will not get great benefits from the practice of mauna, spiritual and meditation will be seriously disturbed. To properly understand this context, it is worth thinking deeply about the content of the verses (sutras) 62-64 of the Bhagavad Gita, Chapter 2: “When you bring attention to the objects of the senses comes an attachment. Emerges from attachment desire and be desired by the irascibility. Dall’irascibilità proceeds the confusion, the bewilderment of memory loss, memory loss from the decline of reason and the man devoid of reason runs to his downfall. “
The great sage Sri Balayogi and released (translated Yogis the child) at the crucial moment of his earthly existence (the entry into decades of uninterrupted divine ecstasy, Samadhi, March 27, 1949) gives one of his most famous aphorisms: “You can meditate on God Almighty even when you turn your daily duties, even those of a king, but as you can then get a perfect mental stability? The agitation disparirà never completely. From time to time, the being will face the suffering, that will seem endless. It will never be completely full of infinite grace of God, but with completely transcend these problems or thoughts. “
When we practice Mauna not need to write tickets as possible and make a few gestures or actions with which we try to express thoughts to those around us. It is also recommended retaining the rice.
When the orientation is beginning to be conscious of being predominantly directed toward the self (Atman) is also at Mauna Self, of course, so euphoric. When you get to live in Truth, mauna is totally out of the Self (Atman), at which time we will be in absolute peace of God and live fully the state of glorification.
Talk little and listen a lot!
We must try to be a person who practices only to a need and Mauna own convention and not because it is a new yoga technique that now goes out of fashion. With Mauna try to become men who measure words wisely. Mauna helps us to learn how to easily avoid unnecessary lengthy discussions, heated, passionate, and in general all topics that are not essential or are beginning to be sterile. Mauna allows us to easily move away from the company of those who undiscerning get lost in such discussions. In this way we can see how this technique is useful and practical for us.
In the upper stages of practice Mauna allow us to follow every word carefully. This may gradually become a high mental discipline. So we have the revelation that in fact the words are a great strength that everyone should become conscious.
Mauna teaches us to use the words very carefully, helps us to control the speech and gives us the ability to not let the language speak without restraint. Those who have practiced long enough, and as it should, check the Mauna own words before they reach the lips. Talk little and listen much. He learned to keep quiet. The prevalent use of words learned and complicated causes a concern for the language is limited and often sterile. Such a manner of speaking is very tiring. Using simple words and hard to maintain so we can feel our energy. It is admirable to keep our energy to love God more and is essential to devote time, gradually increasing the interior life of meditation, introspection and contemplation of our Supreme Self (Atman).
It is very important to purify the mind and meditate. With Mauna discover the mysterious voice of the silence and give us so and we see how the Supreme Self (Atman) within each of us is one with God Doing properly Mauna calm the mind, calm the thoughts and emotions passing easily sublimate. Mauna helps us delve into the mysterious depths of our hearts and rejoice in his peace fully oceanic. Mysterious is this calm and euphoric. Thanks to you we enter into silence.
Every man who aspires to truly know God the Father Almighty must know this silence. Then he is so silence itself and thus becomes maha mauna, making God the Father here and now.
prof. Yoga Gregorian Bivolaru
Taken from: http://www.yoga-integrale.it/index.htm

Cercami


collagepoetyca

Cercami 1983

Cercami negli occhi stupiti di un bimbo,
cercami tra i liberi voli di un gabbiano
cercami nel mare in tempesta.
cercami nel vento e nei colori d’Autunno,
cercami nel sole d’Estate,
cercami tra mille pensieri.
Cercami nel cuore di un naufrago
che pensa all’amore lontano.
Cercami nell’ora tranquilla
che scorre piano.
Cercami nel silenzio di un giardino.
Cercami tra felici ricordi,
cercami seduta in riva al mare,
cercami guardando un fiore,
cercami allungando la tua mano,
non sono lontana.
Cercami dentro di te,nel battito
del tuo cuore,io sono la vita

© Poetyca

Find me 1983

Find me in the eyes of an astonished child,
find me between the free flight of a gull
Find me in the stormy sea.
Find me in the wind and the colors of Autumn,
Find me in the summer sun,
Find me a thousand thoughts.
Find me in the heart of a drowning
who thinks love away.
Find me a quiet hour
flowing floor.
Find me in the silence of a garden.
Find me in happy memories,
find me sitting by the sea,
find me watching a flower,
find me stretched out your hand
are not far away.
Find me inside you, in the heart
your heart, I am life

© Poetyca

Essere una buona persona


buddha1

Essere una buona persona

alcuni pensieri fondamentali sulla comunicazione umana di

S.E. LODEN SHERAB DAGYAB RIMPOCHE

I FONDAMENTI.

Voglio essere una buona persona!

Non esiste essere umano che desideri essere cattivo.

Perciò, sarà importante che tutti i giorni

io sia consapevole dei punti seguenti:

1 – Considerazioni generali

1. Ogni mattina devo iniziare con una buona motivazione. Ciò sarà di duplice beneficio durante la giornata, per me e per gli altri. La sera, dovrei guardarmi interiormente riesaminando lo svolgimento della mia giornata. Dovrei riconoscere le azioni malsane compiute e rallegrarmi delle azioni salutari, mie e altrui.

2. “Se puoi cambiare le cose che ti preoccupano, non c’è bisogno di preoccuparsi. Se non puoi modificare le cose che ti preoccupano, non ha senso preoccuparsi”. Il Maestro indiano Shantideva ha affrontato la questione con molta precisione!

3. Se in me sorge la collera, sono io l’unico responsabile. E se la assecondo, sarà ancora peggio. Se non la assecondo e invece pratico interiormente la pazienza, la collera svanirà e non arrecherà ulteriori turbamenti a me e agli altri.

4. “Nessuno è perfetto”, ma gli atteggiamenti e i concetti errati che non percepiscono la realtà così come è non sono la vera natura della mente.

5. Se riconosco chiaramente tutte le mie mancanze, non per questo devo avvilirmi. I sensi di colpa, in questo caso, sono fuori luogo. Ciò di cui ho bisogno sono il coraggio e la determinazione.

6. Pur sapendo che i concetti sono un’estensione dei veleni mentali, sono incapace di osservare imparzialmente i miei concetti.

7. Non cerco la felicità all’esterno, ma dentro di me.

8. Se mi trovassi davvero in contrasto con gli altri, dovrei chiedere il parere di amici capaci di vedere le difficoltà da un punto di vista esterno. Io dovrei restare interiormente calmo e osservare la mia mente.

9. Ho ancora molta strada da fare, prima di arrivare al traguardo finale. Sfortunatamente non esiste un conseguimento del vero obiettivo che sia rapido e sicuro al 100%, perciò è molto importante che io pratichi la pazienza e conduca una vita tranquilla, priva di agitazioni e stress.

10. Nella vita esistono molte zone grigie, perciò è limitante pensare “o tutto o niente”; forse sarebbe meglio considerare più spesso “entrambi e il resto”.

11. L’ottimismo è costruttivo e di sostegno, il pessimismo mi ostacola.

12. Parlare senza consapevolezza è pericoloso, perciò è utile che rifletta sulle mie intenzioni e sul mio modo di esprimerle, prima di parlare e mentre lo sto facendo, e non chiacchierare troppo. “La parola è d’argento, il silenzio è d’oro”. Il maestro indiano Atisha ha detto: “Quando sei solo, osserva i tuoi pensieri. Quando sei con gli altri, osserva le tue parole”.

13. Le mie affermazioni non sono l’unico modello esistente, altri possono sapere di più e meglio di me.

14. Se devo prendere delle decisioni, devo prenderle sempre sulla base di una buona motivazione, tenendo conto del bene del gruppo, di cui io sono soltanto un SINGOLO membro.

15. E’ importante che io impari ad ascoltare e provi a capire davvero la persona che mi sta di fronte.

16. E’ sicuro che posso cambiare molte più cose di quanto non creda, sia nel mio comportamento sia nel mio modo di parlare e pensare. Tutto ciò di cui ho bisogno è il coraggio.

17. Esasperare la mia sofferenza e fissarmi su di essa non farà altro che aumentarla e deprimermi.

2 – Nemici/Amici

18. “L’amore è il modo migliore per domare l’opponente/nemico”, ha detto il geshe kadampa Khamlungpa. Ciò include l’attitudine verso me stesso.

19. Come posso occuparmi degli altri se non sono nemmeno capace di occuparmi di me stesso? Per prima cosa ho bisogno di imparare cosa è giusto e sano per me. Ma sarebbe un errore pensare che devo tenermi stretto al mio ego, perché non mi può offrire nessun tipo di sostegno.

20. Perché è così importante occuparsi degli altri? Perché sarà soltanto a MIO beneficio. Tutte le mie opportunità, tutta la mia felicità, dipendono dal sostegno degli altri.

21. Mi fa piacere quando gli altri sono gentili e amichevoli, e quando mi comprendono, mi tengono in considerazione, altrettanto quando si mettono nei miei panni e mi manifestano buon cuore. Per questo motivo dovrei essere altrettanto premuroso, amichevole e così via con gli altri. “Riceverai ciò che dai”. Sarebbe molto più saggio se coltivassi dentro di me un atteggiamento amichevole senza mostrare una maschera di ipocrisia.

22. Se io fossi costretto ad avere nemici, dovrei di sicuro considerarli con ostilità… se per me fosse di beneficio. MA è veramente di beneficio per me?

23. E’ possibile che all’inizio io debba sforzarmi di essere amichevole. Non ha importanza. Un tal genere di amichevolezza ad un certo punto diventerà autentica semplicemente per la forza dell’abitudine.

24. La benevolenza, l’attenzione e l’apertura mentale sono qualità della mente autentiche e naturali, perché sono qualità pacifiche. Gli atteggiamenti opposti sono artificiali ed avventizi, nascono da cause occasionali e sono distruttivi.

25. Ogniqualvolta aiuto qualcuno, lo faccio molto volentieri. Tuttavia non dovrei aspettarmi niente in cambio, nemmeno un grazie, altrimenti renderei inevitabile un danno. L’amicizia non è una operazione commerciale!

26. Troppe aspettative o un eccessivo scetticismo sono ostacoli.

27. E’ sbagliato smettere di aiutare gli altri non appena non mi sento apprezzato da loro.

28. Aiutando gli altri, pongo le cause per essere aiutato dagli altri in futuro.

29. Se parlo male di qualcuno, in realtà mostro che io stesso sono una persona con bassa autostima.

30. Se veramente non avessi altra soluzione che allontanarmi da qualcuno, dovrei farlo sempre senza usare parole dure e senza odio (verso lui o lei).

31. Prima di guardare gli errori degli altri, dovrei osservare i miei.

32. Dovunque mi trovi e con chiunque mi trovi, la causa dei miei problemi è dentro di me. Nel passato, ho seminato i semi delle mie relazioni con gli altri: adesso devo far fronte al raccolto.

33. Non riconosco i miei errori più gravi, ma individuo quelli più lievi degli altri. Dal momento che per prima cosa mi concentro sui difetti degli altri, vedo soprattutto le loro mancanze. Comportandomi in questo modo, ignoro o minimizzo le loro qualità buone. Nello stesso tempo, con gli amici, vedo di più le buone qualità e ignoro o sottovaluto le loro mancanze. Non è forse una sciagura?

3 – Egocentrismo

34. E’ essenziale per me sviluppare fiducia in me stesso e forza interiore. Tuttavia, se continuo ad essere egocentrico, sarà impossibile che io guadagni una tale sicurezza.

35. Fino ad oggi ho seguito i dettami dei miei concetti egoici. Troppo a lungo mi sono costantemente dedicato ad attività fondate sull’ego (trappole con migliaia di concetti, paura, illusione di proteggere me stesso etc). Non ho mai trovato veramente il tempo di pensare a me stesso, cioè alla mia forza interiore, alla pace, alla chiarezza della mente. E tutto ciò ha provocato tutti i miei conflitti. Da questo momento devo perlomeno provare a prendere il controllo della mia mente.

36. l’ego è sempre legato all’ansia e perciò genera grande insicurezza, impedendo alla persona di aprirsi. Esattamente per questo motivo, è assolutamente necessario abbattere la falsa distanza, i pregiudizi e le barriere verso gli altri.

37. Ho pensato al mio ego come ad una funzione apparentemente protettiva, ma non è vera protezione; è piuttosto una posta aperta a tutte le complicazioni.

38. La mia protezione è l’apertura, non l’ego. Questo è l’unico modo per tenere i miei piedi ben saldi a terra. Soltanto così potrò aiutare veramente gli altri.

39. Quando sono aperto, non ho più paura e la mia forza interiore si rivela. In questo modo, posso sviluppare tutte le mie capacità, la gioia, la sicurezza eccetera. Mi sento immediatamente più sicuro, perché capisco che in realtà non c’è niente da perdere. Solo attraverso questa esperienza posso acquistare fiducia in me stesso e forza interiore.

40. Finchè seguirò i dettami dell’ego – cosa che ho fatto fino ad ora – non riuscirò mai a pensare a me stesso in modo sano.

41. Non dovrei prender tanto sul serio questo mio piccolo ego, ma invece tener conto della situazione nel suo insieme. Se mi comporterò in conseguenza di ciò, sarò senz’altro molto più felice.

42. Se parlo sempre di me stesso, vuol dire che mi sto comportando da grande egocentrico. (Ci vuole) più “NOI” al posto di “io”.

43. Se dico “Dopo tutto, anche io ho il mio orgoglio”, sto sostenendo l’ego, con il risultato che mi invischierò in ulteriori problemi.

44. La sensibilità (nel senso di restare facilmente offeso o colpito) è il segno di una reazione dell’ego, perché è sorta in me la sensazione di non aver ricevuto quanto meritavo. La sensibilità (nel senso dell’empatia verso i sentimenti e i desideri degli altri) e un salutare pragmatismo sono strumenti infinitamente migliori per emergere da questa situazione.

4 – Odio

45. La mia aggressività ed il mio odio non mi renderanno mai felice. Essi distruggono la ragione e l’armonia dentro di me, negli altri e nella società.

46. Alla fine, le mie parole aspre mi distruggeranno. Sono come un boomerang. Sono soltanto capaci di far sorgere TURBAMENTI in entrambe le parti coinvolte, nient’altro.

47. Un linguaggio gentile, chiaro, onesto e costruttivo mi permette praticamente di portare a termine qualsiasi cosa.

48. Se qualcuno mi dice A, non risponderò B.

5- Arroganza

49. Anche se godo di una eccellente reputazione sociale, in definitiva è soltanto una facciata. In realtà non sono altro che un piccolo, sperduto essere umano. L’arroganza, quindi, è solo menzogna.

50. L’arroganza blocca lo sviluppo di tutte le buone qualità. Nel momento in cui ho la sensazione di sapere qualcosa, mentre in realtà ho solo colto un frammento dell’argomento, è il momento in cui sorge l’arroganza. E’ molto pericoloso! “La poca conoscenza è una cosa pericolosa”.

51. E’ una vera disgrazia che io rimanga arrogante ed egocentrico nonostante tutto. (Specialmente) se sono una persona intelligente ed esperta, così sono un pessimo esempio delle qualità e dei valori umani.

52. Sarà un buon segno se si rafforza in me il senso di quanto ancora poco conosca, man mano che si approfondisce la mia conoscenza delle qualità interiori.

In breve, non voglio restare così stupido come sono stato fin ad ora.

NOTA FINALE.

Nella mia attuale fragile condizione mentale e spirituale, posso far fronte a tutti questi compiti? Sono sicuro che la mia forza ed energia mentale e spirituale migliorerà tramite essi. Tutto dipende dal comprendere ed apprezzare questo fatto, e per questo ho bisogno di una mente sana. Se non riesco ad uscire dal circolo vizioso della mia mentalità complicata, dovrò cercare un aiuto psicologico. Il che non è una disgrazia!

E’ molto meglio mettere in atto questi propositi piuttosto che apparire una pia persona, in realtà priva della base fornita dai punti che ho citato sopra.

Si dice “l’insegnamento che ha colpito la cattiva coscienza”. Se dovessi sentirmi urtato ascoltando o leggendo i punti esposti sopra, non dovrei offendermi. Dovrei piuttosto essere sicuro che l’insegnamento mi ha raggiunto.

Being a good person

some thoughts on the fundamental of human communication

S.E. Sherab Rinpoche LODEN DAGYAB

THE FOUNDATIONS.

I want to be a good person!

There is no human being who desires to be bad.

Therefore, it is important that every day

I am aware of the following points:

1 – General Considerations

1. Every morning I start with a good motivation. This will be of dual benefit during the day for me and for others. In the evening, I should look inwardly reviewing the performance of my day. Should I recognize the unhealthy actions of wholesome actions performed and rejoice, mine and others.

2. “If you can change the things that worry you, there is no need to worry. If you can not change the things you care about, no sense worrying. ” The Indian master Shantideva has addressed the issue with great accuracy!

3. If anger rises in me, I am solely responsible. And if indulged, would be even worse. If you do not practice internally and instead favors the patience, the anger will dissipate and would not cause further disturbance to me and to others.

4. “Nobody’s perfect”, but the attitudes and misconceptions that do not perceive reality as it is not the true nature of mind.

5. If I recognize clearly all my shortcomings, so I need not degrade. Feelings of guilt, in this case, are misplaced. What I need is the courage and determination.

6. Even knowing that the concepts are an extension of the mental poisons, are unable to impartially observe my concepts.

7. I do not seek happiness outside, but inside of me.

8. If I were really at odds with others, should seek the advice of friends able to see the problems from a perspective outside. I should be inwardly calm and keep my mind.

9. I still have a long way to go before reaching the finish line. Unfortunately, there is a real achievement of the goal that is fast and 100% secure, so it is very important that I practice patience and lead a quiet life, free from agitation and stress.

10. In life there are many gray areas, so it’s limiting to think “all or nothing”, perhaps we should consider more often “both and the rest.”

11. Optimism is constructive and supportive, pessimism hinders me.

12. Speak without knowledge is dangerous, so it is useful to reflect on my intentions and my way of expressing them, before speaking, and while I’m doing, and not talking too much. “Speech is silver, silence is golden”. The Indian master Atisha said: “When you are alone, keep your thoughts. When you’re with others, keep your words. “

13. My statements are not the only existing model, others may know more and better than me.

14. If I have to make decisions, I always take them on the basis of a good motivation, taking into account the good of the group, of which I have only a single member.

15. It ‘important that I learn to listen and try to really understand the person who stands before me.

16. It ‘sure I can change a lot more things than you think, in both my behavior in my way of speaking and thinking. Everything I need is courage.

17. Exacerbate the stare of my suffering and it will only increase and depressed.

2 – Enemies / Friends

18. “Love is the best way to subdue the opponent / enemy,” said the Kadampa Geshe Khamlungpa. This includes the attitude towards myself.

19. How do I take care of others if they are not even able to take care of myself? First I need to learn what is right and healthy for me. But it would be a mistake to think that I have to keep close to my ego, because I can offer any kind of support.

20. Why is it so important to take care of others? Because it will be only for my benefit. All my opportunities, all my happiness depend on the support of others.

21. I enjoy it when others are kind and friendly, and as I understand, I take into account, so when you put yourself in my shoes and I show a good heart. For this reason I should be just as caring, friendly, and so on with others. “You will get what you give.” It would be much wiser to cultivate in me a friendly attitude without showing a mask of hypocrisy.

22. If I were forced to have enemies, I would certainly consider them with hostility … if it was beneficial for me. MA is really beneficial for me?

23. It ‘possible that at first I should make an effort to be friendly. It does not matter. This kind of friendliness at some point become true simply by the force of habit.

24. The kindness, attention and openness are qualities of mind, authentic and natural, as they are peaceful. The opposing attitudes are artificial and adventitious, arising from accidental causes and are destructive.

25. Whenever you help someone, I do it gladly. But I should not expect anything in return, not even a thank you, otherwise make inevitable damage. Friendship is not a business transaction!

26. Too many expectations or excessive skepticism are obstacles.

27. And ‘the wrong stop helping others when I do not feel appreciated by them.

28. By helping others, I put the cause to be helped by others in the future.

29. If I speak ill of anyone, in fact show that I am a person with low self-esteem.

30. If I had really no choice but to get away from someone, I always do it without using harsh words, and without hatred (towards him or her).

31. Before looking at the mistakes of others, should I keep my.

32. Wherever I am and with whomever I find the cause of my problems is within me. In the past, I sowed the seeds of my relationships with others: I now have to cope with the harvest.

33. I do not recognize my worst mistakes, but milder than those of the other person. Since I focus first on the failings of others, see especially their shortcomings. Behaving in this way, ignoring or downplaying their good qualities. At the same time, with friends, I see more good qualities and ignore or underestimate their shortcomings. Is not it a disaster?

3 – Egocentrism

34. It ‘important for me to develop my self-confidence and inner strength. However, if I continue to be egocentric, impossible that I will gain such confidence.

35. To date I have followed the dictates of my ego concepts. For too long I have constantly devoted to ego-based activities (traps with thousands of concepts, fear, illusion of protecting myself, etc.). I never really found the time to think to myself, that is, to my inner strength, peace, clarity of mind. And all this has caused all my conflicts. From this moment I have to at least try to take control of my mind.

36. the ego is always linked to anxiety and therefore creates great insecurity, preventing the person from opening. Exactly for this reason, it is absolutely necessary to kill the false distance, prejudice and barriers to others.

37. I thought about my ego as a function apparently protective, but protection is not true, it is rather an open email to all the complications.

38. My guard is opened, not the ego. This is the only way to keep my feet firmly on the ground. Just so I can really help others.

39. When I opened, I am not afraid and my inner strength is revealed. In this way, all I can develop my skills, joy, security and so on. I immediately feel more secure, because I understand that in reality there is nothing to lose. Only through this experience I can gain confidence in myself and inner strength.

40. As long as you follow the dictates of the ego – which I did until now – I will never think of myself in a healthy way.

41. I should not take this so seriously my little ego, but rather to take into account the situation as a whole. If I behave as a result of this, I am definitely much happier.

42. If you always speak of myself, to say that I’m behaving like a very self-centered. (We want) more “WE” instead of “I”.

43. If I say “After all, even I have my pride,” I’m supporting the ego, with the result that I invischierò into further problems.

44. The sensitivity (in the sense of being easily offended or hit) is the sign of a reaction of the ego, because it arose in me the feeling of not having received what I deserved. The sensitivity (in the sense of empathy toward the feelings and desires of others) and a healthy pragmatism are infinitely better tools to emerge from this situation.

4 – I hate

45. My aggression and my hatred, I never make happy. They destroy reason and harmony within myself, in others and in society.

46. In the end, I will destroy my harsh words. They are like a boomerang. Are only capable of giving rise TURBO for both parties, nothing else.

47. A language polite, clear, honest and constructive allows me to accomplish virtually anything.

48. If someone tells me to, I will not answer B.

5 – Arrogance

49. Although I enjoy a good social reputation, ultimately it is only a facade. In reality nothing more than a small, remote human being. The arrogance, then, is just a lie.

50. Arrogance blocks the development of all good qualities. The moment I feel I know something, when in fact I only caught a snippet of the subject, is the time at which the arrogance. It ‘very dangerous! “The little knowledge is a dangerous thing.”

51. It ‘a disgrace that I remain arrogant and egotistical after all. (Especially) if you are an intelligent and experienced, so I’m a bad example of the quality of human values.

52. It will be a good sign if it is reinforced in me the meaning of what is still little known, as it deepens my knowledge of the inner qualities.

In short, I will not be as stupid as I was until now.

FINAL NOTE.

In my current fragile state of mind and spiritual, I can deal with all these tasks? I am sure that my mental and spiritual strength and energy improve through them. Everything depends on the understanding and appreciation of this fact, and for this I need a healthy mind. If I can not escape the vicious circle of my mind complicated, I will have to seek psychological help. This is not a disgrace!

It ‘much better to implement these plans rather than appearing a pious person, without actually provided by the basic points that I mentioned above.

It says “the teaching that hit the evil conscience.” If I had to feel hurt hearing or reading the points outlined above, I should not offend me. I should rather be sure that the teaching has reached me.