Archivio | 25/10/2019

★★。¸.☆☆Buonanotte¸.☆☆


notte52

Che faccenda strana…


Che faccenda strana…

Avanzando
amorose
proposte
all’amata
che attraente
ti sfiora
con le dita
Incantato
e scottato
mi stendo
mi avvicina
alla luna
col fiato
Ora perso
sul serio
imbarazzato
Le rammento
che sono sposato
non si cura
del particolare
e nel suo abbraccio
quasi mi soffoca
Che faccenda strana
l’amore…

Giuseppe Bustone

Irrazionale


Irrazionale

Rivoluzione nascente
che riprende il flusso
denigrato e sfuggente
di caos e contro bilanciamento
di contingenti irriverenti
di irrazionale ed ancestrale
cammino controcorrente

Putrescenti occasi
che liquidano nel nulla
le mosse inquiete
di rapaci sospiri
per immolare il tempo :
controcultura corrente
d’irriverente progetto

Tutto avanza
perdendo valore
di nitide memorie
– abrasa mente –
simulacro nesciente

Lenta immolazione
con l’inganno che illude
ed elude la vita
che rinnega se stessa

29.03.2004 Poetyca

Irrational

Nascent revolution
which incorporates the flow
disparaged and fleeting
of chaos and balance against
quotas irreverent
irrational and ancestral
way upstream

Putrescent occas
dismiss that nothing in
moves restlessly
sighs of prey
to sacrifice time:
counter-current
disrespectful of the project

All forward
losing value
vivid memories of
– Abraded mind –
simulacrum nescient

Slow immolation
by deception that deceives
and circumvents the life
who denies herself

29.03.2004 Poetyca

Scaglie d’emozione


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Scaglie d’emozione

Anche a te
sia dolce il sognare
l’estendere pensieri
in luoghi
non ancora nati
 
Sia presente
la delicata brezza
che disegna immagini
dietro le ciglia
 
Passi di danza
tra un palpito
che silenzioso sovrasta
nel silenzio delle notti
 
Esanime resta
l’incanto di colori
se non soffi
sulle fantasie vive
 
Lontano s’effonde
il suono del cuore
se in ascolto
ti poni ancora
 
Nessuno rimane
mai solo
se raccoglie
scaglie d’emozione

 08.06.2003 Poetyca

Scales of emotion

Same to you
sweet is the dream
extend the thoughts
in places
the unborn

Both present
the gentle breeze
that draws images
behind the lashes

Dance Steps
between one heartbeat
which dominates noise
in the silence of nights

Lifeless remains
the magic of colors
if it does not blow
fantasies about the lives

Faraway poured out
the sound of the heart
if listening
you ask again

Nobody stays
never alone
if it collects
scales of emotion

08.06.2003 Poetyca

 

La pace e la non mente


La pace e la non mente

Il problema, che è alla base di tutti i problemi, è la mente stessa. Quindi, come prima cosa, è necessario sapere che cosa sia la mente; di che materiale sia fatta, se sia un’entità o solo un processo; se sia sostanziale o solo un’apparenza. E, a meno che non conosciate la natura della mente, non riuscirete mai a risolvere nessun problema della vostra vita. Potete sforzarvi, ma se cercate di risolvere problemi singoli, individuali, siete destinati a fallire. Infatti, non esiste un solo problema individuale: la mente è il problema. Anche se risolvi questo o quel problema, non servirà a nulla, perché la radice rimane intoccata. E’ proprio come potare i rami di un albero, sfrondarlo senza sradicarlo. Nuove foglie spunteranno, nuovi rami cresceranno, anche più di prima; la potatura aiuta l’albero a diventare più rigoglioso. Distruggerai te stesso, non l’albero. In quella lotta, sprecherai energia, tempo, vita, e l’albero diventerà sempre più forte, più fitto e più folto. Non cercare di risolvere i singoli problemi separatamente: non ne esistono; la mente in quanto tale è il problema. Ma la mente è nascosta sottoterra; per questo dico che è la radice: non si vede. Quando ti trovi ad affrontare un problema, questo è alla luce del sole, puoi vederlo, e per questo t’inganna. Ricorda sempre che ciò che si vede non è mai la radice: la radice rimane sempre invisibile, è sempre nascosta. Non lottare mai con ciò che è manifesto, perché ti troverai a lottare con delle ombre. Se osservi la tua vita, puoi capire ciò che intendo dire. Non sto parlando della mente su un piano teorico, ma della sua realtà pratica. Questo è il fatto: la mente dev’essere dissolta. Le persone vengono da me e mi chiedono: “Come si può arrivare ad avere una mente serena?” E io rispondo: “Non esiste niente di simile. Mente serena? Non ne ho mai sentito parlare.” La mente non è mai serena, la pace è non-mente. La mente di per sé, non può mai essere serena, silenziosa. Per sua stessa natura, la mente è in tensione, è in uno stato di confusione. La mente non può mai essere limpida; non può avere chiarezza, perché per sua natura è confusione, annebbiamento. La chiarezza è possibile senza la mente; la pace è possibile senza la mente; il silenzio è possibile senza la mente. Perciò, la prima cosa da fare è comprendere la natura della mente. Se provi a osservare, vedrai che non ti imbatti mai in qualcosa di simile alla mente. Non è una cosa, assomiglia a una folla. Esistono pensieri individuali, ma si agitano così velocemente che è impossibile vedere gli intervalli tra l’uno e l’altro. L’insieme dei pensieri — milioni di pensieri — ti danno l’illusione che la mente esista. E’ proprio come una folla: milioni di persone che si affollano; esiste qualcosa che possa essere definibile “folla”? Puoi dire che una folla esiste, al di là di un insieme di individui che sono raccolti in uno stesso luogo? Ma il loro stare insieme, il fatto che sono raccolti in gruppo, ti dà la sensazione che esista qualcosa che puoi definire “folla”. Questo è il primo passo nella comprensione della mente. Osserva e troverai i pensieri, ma non incontrerai la mente. E se questa osservazione diventa davvero una tua esperienza diretta, molte cose inizieranno a cambiare. Osserva la mente, e guarda dov’è, che cos’è. Scoprirai che i pensieri galleggiano, e che esistono spazi intermedi fra l’uno e l’altro. E se prolunghi la tua osservazione, ti accorgerai che gli intervalli sono più numerosi dei pensieri, perché ogni pensiero deve essere separato dall’altro; di fatto, ogni parola è separata dall’altra. E più vai a fondo, e più intervalli troverai, e sempre più ampi. Vedrai un pensiero che galleggia, poi uno spazio dove non c’è alcun pensiero; quindi verrà un altro pensiero, poi un altro spazio ancora. Se sei inconsapevole, non puoi scorgere questi intervalli: salti da un pensiero all’altro, non vedi mai quell’intervallo. Se acquisti consapevolezza, vedrai spazi sempre più numerosi; se diventi del tutto consapevole, allora ti si riveleranno spazi immensi. E proprio in quegli spazi, la verità bussa alla tua porta. In quegli spazi si realizza dio, o in qualsiasi altro modo tu voglia chiamare questa esperienza. Accade proprio come con le nuvole: le nuvole si muovono, e possono essere così dense, da non permettere di vedere il cielo nascosto dietro di loro. Si è perduta l’azzurra vastità del cielo; sei completamente avvolto dalle nuvole. In questo caso continua a osservare: una nube si muove e un’altra non è ancora entrata nel tuo campo visivo e… all’improvviso, uno squarcio nell’azzurro del cielo infinito. La stessa cosa accade dentro di te: tu sei l’azzurra vastità del cielo, e i pensieri sono come nubi che si librano sopra di te, ti riempiono. Questa è dunque la prima cosa: la mente non esiste come entità separata, solo i pensieri esistono. La seconda cosa: i pensieri esistono indipendentemente da te; non sono un tutt’uno con la tua natura, ma vanno e vengono, mentre tu continui a esistere, permani. Tu sei come il cielo: è sempre là, né viene, né va. Le nubi invece passano; sono un fenomeno di pochi attimi, non durano in eterno. Anche se cerchi di attaccarti a un pensiero, non puoi trattenerlo a lungo: deve andare, perché nasce e muore. I pensieri non sono tuoi, non ti appartengono. Sono visitatori, ospiti, ma non sono i padroni di casa. Osserva profondamente, e a quel punto sarai davvero il padrone e i pensieri saranno gli ospiti. E finché rimangono tali sono belli, ma se ti dimentichi completamente di essere il padrone di casa, ed essi prendono il tuo posto, allora sarai nei pasticci. Ecco cos’è l’inferno: tu sei il padrone di casa, la casa ti appartiene, ma i padroni sono gli ospiti… ricevili, prenditene cura, ma non ti identificare con loro, altrimenti diventeranno i padroni. La mente diventa il problema, perché i pensieri sono così profondamente radicati in te, che hai scordato completamente le distanze fra te e loro, ha scordato che sono solo dei visitatori che vanno e vengono. Ricorda sempre colui che dimora in te: quella è la tua natura. Stai sempre attento a ciò che mai va e mai viene, proprio come il cielo. Cambia la “gestalt”: non ti fissare sui visitatori; rimani radicato nella consapevolezza di essere il padrone: gli ospiti potranno andare e venire. Il mattino, il giorno, la sera, vengono e poi se ne vanno; arriva la notte e poi ancora il mattino. Tu permani (non in quanto “tu”, perché anche questo è un pensiero) in quanto pura consapevolezza; non il tuo nome, anche questo è un pensiero; non la tua forma, anch’essa è un pensiero; non il tuo corpo, perché un giorno ti accorgerai che anch’esso è un pensiero: solo pura consapevolezza, senza nome, senza forma. Solo la purezza, l’assenza di forma e di nome; solo il fenomeno reale dell’essere consapevole; solo questo permane. Se ti identifichi, diventi la mente. Se ti identifichi, diventi il corpo. Se ti identifichi diventi il nome e la forma, e a questo punto il padrone si è perso e tu dimentichi l’eterno e ciò che è momentaneo acquista importanza e rilievo. Ciò che è momentaneo è il mondo, l’eterno è divino. Questa è la seconda intuizione a cui devi giungere: riconoscere che tu sei il padrone e i pensieri sono gli ospiti. Se continui a osservare, presto arriverai al terzo punto: ti accorgerai, cioè, che i pensieri sono stranieri, intrusi, estranei. Nessun pensiero ti appartiene: entrano sempre dall’esterno; tu sei solo un passaggio. Un uccello entra in casa da una porta e vola via da un’altra. Proprio come un pensiero entra e esce da te. Un pensiero è altrettanto esterno a te, quanto un oggetto. Esiste una qualità dell’essere completamente diversa, che nasce dal non pensiero: non pensieri positivi o negativi, semplicemente uno stato di non pensiero. Limitati ad osservare, rimani consapevole, ma non pensare. E se qualche pensiero entra… ed entrerà sicuramente, perché i pensieri non sono tuoi, galleggiano nell’aria. Tutt’intorno esiste una noosfera, una sfera del pensiero che ti circonda completamente. Così come l’aria, il pensiero è tutt’intorno a te, e continua a entrare in te per conto suo: si ferma solo col crescere della tua consapevolezza. Allorché diventi più consapevole, il pensiero scompare semplicemente, si dissolve, perché la consapevolezza crea un’energia più forte del pensiero. La consapevolezza è come il fuoco per il pensiero. Quando accendi una lampada in casa, l’oscurità non riesce più a entrare; la spegni, e da ogni parte il buio si diffonde: in meno di un attimo ti avvolge. L’oscurità non entra in una casa con le luci accese; i pensieri sono come l’oscurità: entrano soltanto se all’interno non c’è luce. La consapevolezza è un fuoco: più diventi consapevole, meno pensieri entrano in te. Se ti integri veramente nella tua consapevolezza, i pensieri non entrano in te: diventi come una cittadella inespugnabile, niente può penetrarvi. Ciò non significa essere chiusi, anzi, vuol dire essere incondizionatamente aperti, ma la stessa energia della consapevolezza diventa la tua roccaforte. E se i pensieri non possono entrare in te, ti gireranno intorno e se ne andranno. Li vedrai arrivare e, semplicemente, non appena ti arrivano vicini, prenderanno un’altra strada. A quel punto potrai andare ovunque, niente potrà sfiorarti più. Questo è ciò che intendiamo per illuminazione.

Osho

The peace and the not mind

The problem, which is the basis of all problems, is the mind itself. So, first thing you need to know what is the mind, what material is made, whether an entity or just a process, whether substantive or only an appearance. And, unless you know the nature of mind, you will never solve any problem in your life. You may strive, but if you try to solve individual problems, individual, you are destined to fail. In fact, there is one particular problem: the mind is the problem. Even if you solve this or that problem, it will not help, because the root remains untouched. It ‘just like pruning the branches of a tree, prune without eliminating it. Sprout new leaves, new branches will grow, even more than before, pruning helps the tree to become more lush. Destroy yourself, not the tree. In that struggle, wasting energy, time, life, and the tree will become stronger, thicker and thicker. Do not attempt to solve individual problems separately: they do not exist, the mind itself is the problem. But the mind is hidden underground, which is why I say that is the root: not seen. When you’re facing a problem, this is the sunlight, you can see it, and so deceived. Always remember that what you see is never the root: the root is always invisible, it is always hidden. Do not fight with what ever it is manifest, because you’ll be fighting with shadows. If you look at your life, you can understand what I mean. I’m not talking about the mind on a theoretical level, but its practical reality. Here’s the thing: the mind must be dissolved. People come up to me and ask: “How can you get to have a peaceful mind?” And I say, “There is nothing like it. Mind serene? I’ve never heard of.” The mind is never quiet, peace is no-mind. The mind in itself, can never be peaceful, quiet. By its very nature, the mind is in tension, is in a state of confusion. The mind can never be clear, can not be clear, because by its nature is confusion, blurred. Clarity is possible without the mind, peace is possible without the mind, the silence is possible without the mind. So the first thing to do is understand the nature of the mind. If you try to look, you’ll see that you come into something like the mind. It is one thing, looks like a crowd. There are individual thoughts, but you shake so fast that it is impossible to see the intervals between one and another. The set of thoughts – thoughts of millions – they give you the illusion that the mind exists. It ‘just like a crowd: millions of people who flock; there something that can be defined as “crowd”? You can say that there is a crowd, beyond a set of individuals who are gathered in one place? But their being together, that are gathered in groups, it gives you the feeling that there is something you can define “crowd”. This is the first step in understanding the mind. Look and you will find thoughts, but do not meet the mind. And if this observation becomes truly your own experience, many things begin to change. Observe your mind and see where that is. You’ll find that the thoughts float, and that there are spaces between the intermediate and the other one. And if you prolong your observation, you will see that the intervals are more numerous than thought, because every thought must be separated from the other, in fact, each word is separate. And more, go to the bottom, and you’ll find more than one range, and larger and larger. You will see a thought that floats, then a space where there is no thought, then it will be another thought, then another space again. If you are unaware, you can not see these intervals: jumping from one thought to another, you never see that range. If you purchase awareness, you will see more and more space, if you become fully aware, then you will prove immense spaces. And in those spaces, the truth is knocking at your door. God is realized in those spaces, or in any other way you want to call this experience. It happens just like the clouds: the clouds are moving, and can be so dense as not to allow to see the sky behind them. He lost the blue vastness of the sky, you are completely enveloped in clouds. In this case goes on to observe: a cloud moves and another has not yet entered in your field of view e. .. suddenly, a glimpse into the blue of the endless sky. The same thing happens inside you that you are the blue vastness of the sky, and thoughts are like clouds that hover above you, they give you. So this is the first thing the mind does not exist as separate entities, there are only thoughts. The second thing: the thoughts exist apart from you are not one with your nature, but come and go, while you continue to exist, remains. You are like the sky is always there, nor is, nor should we. The clouds pass instead, are a phenomenon of a few moments, do not last forever. Even if you try to cling to a thought, you can not keep him down: it’s going, because it is born and dies. The thoughts are not yours, do not belong. Visitors, guests, but they are the hosts. Look deeply, at which point you will be truly the master and thoughts will be the guests. And as long as these remain are beautiful, but if you forget entirely to be the landlord, and they take your place, then you will be in trouble. That’s what hell is: you are the owner of the house, the house belongs to you, but the owners are the guests … receive them, Take care of it, but do not identify with them, otherwise this will become the masters. The mind becomes the problem, because thoughts are so deeply rooted in you that you have completely forgotten the distance between you and them, has forgotten that they are only visitors who come and go. Always remember the one who dwells in you: that is your nature. Always be careful what you never and never will be, just as the sky. Change the “Gestalt” do not lay down on the visitors, remain rooted in the awareness of being the master, guests can come and go. The next morning, day, evening, come and then leave, come the night and then again in the morning. You remain (not as “you”, because this is a thought) as pure consciousness, not your name, this is a thought, not your form, it too is a thought, not your body, because one day you will realize that it is also a thought: only pure consciousness, nameless, formless. Only the purity, the absence of form and name, only the real phenomenon of being conscious; only this remains. If you identify with, the mind becomes. If you identify with, becomes the body. If you identify the name and becomes the form, and at this point the master is lost and you forget what is eternal and the momentary gains importance and relevance. What is the world is momentary, the eternal is divine. This is the second insight that you have come to recognize that you are the master and thoughts are the guests. If you continue to see, soon you will come to the third point: you will see, that is, that thoughts are foreign intruders, strangers. No thought is yours: always enter from the outside, you’re just a step. A bird enters the house through a door and flies away from another. Just as a thought comes in and goes out to you. A thought is just outside of you, as an object. There is a quality of being completely different, that comes from not thinking, not thoughts, positive or negative, is not simply a state of mind. Limited to observing, stay aware but not thinking. And if some thought enters … and surely will, because they are not your thoughts, floating in the air. All around there is a noosphere, a sphere of thought that surrounds you completely. Just as the air, the thought is all around you, and you still get in on his own: just stop with the growth of your consciousness. When becoming more aware, thinking simply disappear, dissolve, because consciousness creates stronger energy of thought. Awareness is like fire to the thought. When you light a lamp at home, the darkness can no longer enter, turn it off, and the darkness spread all over in less than a second you wrap. The darkness does not go into a house with the lights on, the thoughts are like the darkness: enter only if there is no light inside. Awareness is a fire: more aware you become, the less thoughts come into you. If you really integrate into your awareness, thoughts do not come in you: become like an impregnable citadel, nothing can penetrate it. This does not mean to be closed, rather, is to be unconditionally open, but the same energy awareness becomes your stronghold. And if the thoughts you can not get in, you will turn around and leave. You’ll see them coming, and just as soon as you get close, take another route. Then you can go anywhere, nothing can more touching you. This is what we mean by enlightenment.

Osho

Samadhi – Sri Aurobindo


Samadhi – Sri Aurobindo

Nel nostro yoga il Nirvana è l’inizio della Verità superiore, giacché è il passaggio dall’Ignoranza alla Verità superiore. L’Ignoranza dev’essere estinta affinché possa manifestarsi la Verità. (…)
Per questo yoga (e si potrebbe anche aggiungere: nell’ordine naturale e completo della manifestazione) l’esperienza del Nirvana può essere solo uno stadio o un passaggio verso la completa realizzazione. Ho anche detto che esistono molte porte attraverso cui si può passare per giungere alla realizzazione dell’Assoluto (Parabrahman), e il Nirvana è una di esse, ma in nessun modo l’unica. Forse ricordate che Ramakrishna diceva che i Jivakoti possono salire la scala, ma non tornare, mentre gli Ishvarakoti possono salire e scendere a volontà. Se è così, i Jivakoti potrebbero essere quelli che descrivono solo la curva che dalla Materia va, attraverso la Mente, nel Brahman silenzioso, mentre gli Ishvarakoti quelli che raggiungono la Realtà integrale e possono di conseguenza combinare l’Ascesa con la Discesa e contenere nel loro singolo essere i ‘due estremi’ dell’esistenza.
La realizzazione di questo yoga non è inferiore, ma superiore al Nirvana o al nirvikalpa samadhi.

SA, Lettere, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 69

In genere, come nello yoga tantrico, si parla della coscienza che si solleva fino al brahmarandhra, la sommità del capo, come il culmine. Il Rajayoga naturalmente pone l’accento sul samadhi come il solo mezzo per raggiungere l’esperienza suprema. Ma evidentemente, se non si ha la brāhmī sthiti nello stato di veglia, la realizzazione non è completa. La Gita parla chiaramente dell’essere samāhita (che equivale ad essere in samadhi) e della brāhmī sthiti come di uno stato di veglia in cui si vive e si compiono tutte le azioni.

SA, Lettere, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 118

Accade che le persone possano avere la discesa senza notare che è una discesa perché percepiscono solo il risultato. Lo yoga ordinario non va oltre la mente spirituale: le persone percepiscono alla sommità della testa l’unione con il Brahman, ma non sono consapevoli di una coscienza al di sopra della testa. Allo stesso modo, nello yoga ordinario si percepisce l’ascesa della coscienza inferiore risvegliata (kundalini) verso il brahmarandhra, dove la Prakriti si unisce alla coscienza di Brahman, ma non si percepisce la discesa. Alcuni possono aver avuto queste cose, ma non mi risulta che ne abbiano compreso la natura, il principio o il posto che occupano in una sadhana completa. Per lo meno, non ho mai sentito parlare di queste cose da altri prima di scoprirle attraverso la mia esperienza personale. La ragione è che gli antichi yogi, quando andavano al di sopra della mente spirituale, entravano in samadhi, il che significa che non tentavano di divenire coscienti su questi piani superiori, in quanto il loro scopo era andarsene nel piano Sovracosciente, e non di far discendere il Sovracosciente nella coscienza di veglia, che è lo scopo del nostro yoga.

SA, Lettere, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 119

Perché mai gli yogi dei sentieri tradizionali dovrebbero sentire qualche pressione della discesa della Supermente, dal momento che sono soddisfatti della realizzazione che hanno? Essi vivono nella mente spirituale; ma la natura della mente è di separare, e nel loro caso si tratta di separare un certo aspetto o stato elevato del Divino e di ricercarlo escludendo tutto il resto. È quanto fanno tutte le filosofie spirituali e scuole di yoga. Se vanno oltre, è nell’Assoluto che vanno; ora, la mente non può concepire l’Assoluto se non come qualcosa, appunto, di inconcepibile, neti-neti. Inoltre, per ottenere il samadhi, si concentrano su un’unica idea e ciò che raggiungono è ciò che tale idea rappresenta; il samadhi è essenzialmente una concentrazione esclusiva su un’idea. Quindi, perché dovrebbe dar loro un’apertura su qualcos’altro? Solo pochi sono abbastanza plastici da sfuggire a questa limitazione che la sadhana impone a se stessa; si deve entrare in contatto cosciente e illuminante con la supermente, o almeno averne un barlume – e questo significa passare oltre la mente spirituale.

SA, Lettere, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 150-1

Nel nostro yoga le grandi realizzazioni permanenti non vengono di solito in trance, bensì grazie alla perseveranza nella sadhana allo stato di veglia.
[Nel samadhi] il corpo si fa quieto, la mente fisica è in uno stato di torpore e la coscienza interiore è allora lasciata libera di continuare con le sue esperienze. Lo svantaggio è che la trance diventa indispensabile e il problema della coscienza di veglia non viene risolto: essa rimane imperfetta.

SA, Lettere, ed. Arka, 1988, vol. VI, p. 20 e 118

Samadhi – Sri Aurobindo

In our yoga Nirvana is the beginning of higher Truth, since it is the passage from Ignorance to Truth more. Ignorance must be extinguished so that the truth can be revealed. (…)
For this yoga (and you might even add, in the natural order and complete the event) the experience of Nirvana may be just a step or a step towards full implementation. I also said that there are many doors through which you can move on to promote the realization of the Absolute (Parabrahman), and Nirvana is one of them, but by no means the only one. You may remember that Ramakrishna said that Jivakoti can climb the ladder, but not return, while Ishvarakoti can get on and off at will. If so, the Jivakoti may be those that describe only the curve of the matter goes through the mind, the silent Brahman, while Ishvarakoti those who reach the full reality and can therefore combine with the Ascent and Descent contain the Their single to be the ‘extremes’ of existence.
The realization of this yoga is not less but more than Nirvana or Nirvikalpa Samadhi.

SA, Letters, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 69

Typically, as in tantric yoga, speaks of the consciousness that rises up to brahmarandhra the top of the head, as the culmination. The course focuses on Rajayoga samadhi as the only means to achieve the ultimate experience. But obviously, if you do not have the Brahmi sthiti in the waking state, the implementation is not complete. The Gita speaks clearly being samahita (which is equivalent to being in samadhi) and Brahmi sthiti as a waking state where you live and perform all actions.

SA, Letters, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 118

It happens that people can be down without noticing that it is a descent because they perceive only the result. Yoga does not go beyond the ordinary mind, spiritual people feel at the top of the head the union with Brahman, but are not aware of a consciousness above the head. Likewise, yoga is ordinarily perceive the rise of the lower consciousness awakened (kundalini) to the brahmarandhra, where the Prakriti is joined to the consciousness of Brahman, but we do not perceive the descent. Some may have had these things, but my understanding is that they have understood the nature, the principle or the place they occupy in a complete sadhana. At least, I never heard of these things to others before you discover them through my personal experience. The reason is that the ancient yogis, when they went above the spiritual mind, went into samadhi, which means not trying to become aware of these upper floors, as their purpose was to get in the plane Superconscient, and not to down the Superconscient in waking consciousness, which is the purpose of our yoga.

SA, Letters, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 119

Why yogis of the traditional paths should feel some pressure of the descent of the Supermind, since they are satisfied with the realization that they have? They live in the spiritual mind, but the nature of mind is to separate, and in their case is to separate a certain aspect of the Divine, or high status and search for the exclusion of everything else. This is what they all do the spiritual philosophies and schools of yoga. If they go beyond that range is in the Absolute and now, the mind can not conceive the Absolute as something if not, indeed, inconceivable, neti-neti. Furthermore, to achieve samadhi, focuses on one idea and that reach is what this idea represents, samadhi is essentially an exclusive concentration on an idea. So, why should it give them an opening to something else? Only a few have enough plastic to escape this limitation requires that the sadhana itself, you should get in touch with the supermind conscious, enlightening, or at least have a glimmer – and this means moving beyond the spiritual mind.

SA, Letters, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 150-1

In our yoga large permanent achievements are not usually in a trance, but his perseverance in sadhana in the waking state.
[In samadhi] the body becomes quiet, the physical mind is in a state of torpor and the inner consciousness is then left free to continue with his experiences. The disadvantage is that the trance becomes indispensable and the problem of waking consciousness is solved: it remains imperfect.

SA, Letters, ed. Arka, 1988, vol. VI, p. 20 and 118