Discesa della Supermente – Sri Aurobindo


Discesa della Supermente

[I metodi del passato utilizzarono la mente, o il piano emotivo, o la volontà, o discipline fisiche come strumenti di realizzazione], ma per questo nostro compimento non è ancora stato scoperto il vero metodo e il vero potere specifico dello Spirito nel corpo. Possiamo dire quindi che la Coscienza universale, dopo essere discesa nella Materia, vi ha condotto l’evoluzione lungo due direttrici: una di ascesa alla scoperta del Sé e dello Spirito, l’altra di discesa attraverso i livelli già evoluti della mente, della vita e del corpo così da far discendere anche in questi la coscienza spirituale e portare a compimento qualche segreta intenzione nella creazione dell’universo materiale. Il nostro yoga è nel suo principio un proseguimento, un riassunto e un completamento di questo processo, un tentativo di salire al più alto livello supermentale possibile e riportarne giù la coscienza e il potere nella mente, nella vita e nel corpo.

SA, Lettere, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 18

La discesa della supermente è un processo lungo, o perlomeno un processo che richiede una lunga preparazione; si può dire solo che il lavoro procede a volte con una forte pressione per il suo completamento, a volte ritardato dalle cose che si sollevano dal basso e che devono essere affrontate prima di poter compiere un nuovo progresso. È un processo di evoluzione spirituale, concentrato in un breve periodo; potrebbe farsi in altro modo (attraverso quello che gli uomini considererebbero un intervento miracoloso) solo se la mente umana fosse più flessibile e meno attaccata di quel che è alla sua ignoranza.

Così come la concepiamo, la supermente deve manifestarsi prima in una minoranza e poi estendersi, ma non è probabile che domini la terra in un momento. Non è consigliabile discutere troppo su ciò che farà e come lo farà, perché queste sono cose che stabilirà quella Coscienza stessa, agendo in base alla Verità divina che ha in sé, e la mente non deve cercare di fissare i solchi che dovrà seguire. […]

La discesa della supermente è una necessità inevitabile nella logica degli eventi ed è quindi certa. Poiché non capiscono che cosa sia la supermente o non comprendono il significato dell’emersione della coscienza in un mondo di Materia incosciente, gli uomini sono incapaci di concepire questa inevitabilità.

SA, Lettere, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 22

Una percezione costante e vivida della Forza della Madre che opera in voi, scendendo dall’alto e prendendo possesso dei diversi piani del vostro essere, è spesso una condizione che precede il duplice movimento di ascesa e discesa. Queste cose richiedono molto tempo per divenire percettibili, soprattutto quando la mente è abituata ad essere molto attiva, ma non ad essere silenziosa. Quando il velo di questa attività è presente, molto lavoro dev’essere proseguito dietro lo schermo mobile della mente; il sadhaka pensa che nulla stia succedendo, mentre in realtà è in atto una lunga preparazione.

SA, Lettere, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 273

Nel nostro yoga la coscienza (dopo che il campo inferiore è stato preparato da un certo numero di esperienze psico-spirituali-occulte) viene attirata verso l’alto sopra il brahmarandhra, verso le sfere al di sopra che appartengono alla coscienza spirituale vera e propria, e invece di ricevere semplicemente da quelle sfere, deve vivere in esse e – da lì – cambiare completamente la coscienza inferiore. C’è lì infatti un dinamismo proprio della coscienza spirituale, la cui natura è Luce, Potere, Ananda, Pace, Conoscenza, Vastità infinita, che occorre possedere e che deve discendere nell’intero essere. Altrimenti si può ottenere la mukti, ma non la perfezione o trasformazione – eccetto un relativo cambiamento psico-spirituale. (…).

A questo proposito, posso dire che nelle Upanishad (soprattutto nella Taittiriya) ci sono alcune indicazioni di questi piani superiori e della loro natura e della possibilità di raccogliere l’intera coscienza e innalzarsi fino ad essi. Ma questo è stato poi dimenticato e si è parlato solo della buddhi come cosa più alta, con il Purusha o proprio Sé al di sopra, ma senza una chiara idea di questi piani superiori. Ergo: ascesa possibile nelle regioni celesti sconosciuti e ineffabili in samadhi, ma nessuna discesa possibile, quindi nessun mezzo, nessuna possibilità di trasformazione quaggiù, solo la fuga dalla vita e la mukti in Goloka, Brahmaloka, Shivaloka, o nell’Assoluto.

SA, Lettere, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 119

Non insisto perché tutti passino attraverso la mia esperienza o seguano la Verità che ne deriva. Non trovo da ridire su chi accetti il Mayavada come la Verità della sua anima o la verità della sua mente o il modo di uscire dalla difficoltà cosmica. Ho da ridire solo se qualcuno cerca di farlo ingoiare a me o al mondo come l’unica spiegazione possibile, soddisfacente e onnicomprensiva delle cose. Perché non lo è affatto. Ci sono molte altre possibili spiegazioni; questa non è soddisfacente perché alla fine non spiega nulla, non è minimamente onni-comprensiva, anzi è onni-esclusiva – e deve esserlo per forza, a meno che non si allontani dalla sua stessa logica. […]

L’esclusività e l’unilateralità stessa del Mayavada ne fanno un forte sostegno o un potente stimolo per un tentativo spirituale che intenda essere unilaterale, radicale ed esclusivo. Esso sostiene lo sforzo della Mente per fuggire da se stessa e dalla Vita con una scorciatoia verso la sovra-coscienza. O meglio, è il Purusha della Mente (manomayapurusha) che vuole fuggire dalle limitazioni della Mente e della Vita per entrare nell’Infinito sovra-cosciente. Teoricamente, per riuscirvi, la mente deve negare tutte le proprie percezioni e tutti i desideri del vitale e vederli e trattarli come illusioni. In pratica, quando la mente si ritira da se stessa, entra facilmente in una pace senza relazioni, in cui niente ha importanza (perché nella sua assolutezza non esistono valori mentali o vitali) e da cui può rapidamente avanzare verso quella grande scorciatoia che la porta alla sovra-coscienza, alla trance senza mente, suşupti. Nella misura in cui quel movimento diventa completo, tutte le percezioni che una volta aveva accettato le diventano irreali – illusioni, Maya. È sulla strada che la porta all’immersione.

Il Mayavada quindi, col suo accento esclusivo sul Nirvana, a parte i suoi difetti in quanto teoria mentale delle cose, serve ad un grande fine spirituale e, quale sentiero, può portare molto in alto e molto lontano. Non sarei neppure contrario ad accettarlo come l’unica via di uscita, se la Mente fosse l’ultima parola e non ci fosse altro al di là di essa se non il puro Spirito. Quello infatti che la Mente con le sue percezioni e il vitale con i suoi desideri hanno fatto della vita in questo mondo è un bruttissimo pasticcio, e se non ci fosse niente di meglio da sperare, la scorciatoia più breve per uscirne sarebbe la migliore.

Ma la mia esperienza è che esiste qualcosa al di là della Mente; la Mente non è quaggiù l’ultima parola dello Spirito. La Mente è una coscienza d’ignoranza e le sue percezioni non possono essere altro che false, confuse o imperfette; anche quando sono vere, sono solo un riflesso parziale della Verità e non il corpo vero e proprio della Verità stessa. Ma esiste una Coscienza di Verità, non solo statica e introspettiva, ma anche dinamica e creativa, ed io preferisco raggiungere Quella e vedere ciò che ha da dire sulle cose e ciò che può fare, piuttosto che allontanarmi dalle cose prendendo la scorciatoia offerta dell’Ignoranza come proprio fine.

SA, Lettere, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 62-63

Descent of the Supermind

[The methods of the past used the mind, or emotional, or will, or as a means of achieving physical disciplines], but for that our fulfillment is not yet discovered the true method and the true specific power of the Spirit in the body. We can therefore say that the Universal Consciousness, after descending into matter, has guided the evolution along two lines: an ascent to the discovery of the Self and the Spirit, the other down through the levels already evolved the mind, life and body so as to bring down even in these spiritual consciousness and fulfill some secret intention in creating the material universe. Our yoga is in principle a continuation, a summary and a completion of this process, an attempt to climb to the highest level possible and bring back down the supramental consciousness and the power in the mind, life and body.

SA, Letters, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 18

The descent of the supermind is a long process, or at least a process that requires a long preparation, we can only say that the work goes sometimes with a strong pressure for its completion, sometimes delayed by the things that rise from below and must be addressed before we can make new progress. It is a process of spiritual evolution, concentrated in a short period, could be another way (through what men consider it a miraculous intervention) only if the human mind was more flexible and less attached to what is in his ignorance.

As we understand it, the supermind must occur first and then spread in a minority, but it is not likely to dominate the earth at a time. It is advisable to discuss too much about what they will do and how it will, because these are things that will establish the same consciousness, acting pursuant to the Truth that God has in himself, and the mind should not try to fix the ruts that will follow. […]

The descent of the supermind is an inevitable necessity in the logic of events and then some. Because they do not understand what the supermind or understand the significance of the emergence of consciousness in an unconscious world of matter, men are incapable of conceiving this inevitability.

SA, Letters, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 22

A constant and vivid perception of the Force of the Mother who works in you, coming down from above and taking possession of the different planes of your being, is often a condition that precedes the double movement of ascent and descent. These things take time to become noticeable, especially when the mind is accustomed to being very active, but not to be silent. When the veil of this activity is present, much work must be continued behind the mobile screen of the mind, the sadhaka thinks that nothing is happening, while it is in place a long preparation.

SA, Letters, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 273

In our yoga consciousness (after that the bottom field has been prepared by a number of experiences psycho-spiritual-occult) is drawn upwards above the brahmarandhra, towards the spheres above that belong to the spiritual consciousness real , and instead of simply receiving those spheres, and must live in them – from there – completely change the lower consciousness. In fact there is a dynamism of their own spiritual consciousness, whose nature is Light and Power, Ananda, Peace, Knowledge, Vastness infinite, it is necessary to possess and that he must descend into the whole being. Otherwise you may get mukti, but not perfection or transformation – except for a relative change in psycho-spiritual. (…).

In this regard, I can say that the Upanishads (especially in the Taittiriya) there are some indications of these upper floors, and its nature and the possibility of raising the whole consciousness and rise up to them. But this was forgotten and was only spoken of as something higher buddhi, the Purusha or the Self above, but without a clear idea of ​​these upper floors. Ergo: the rise in the heavenly realms unknown and can be uttered in samadhi, but no descent possible, so no middle, no possibility of change here, the only escape from life and mukti in Goloka, Brahmaloka, Shivaloka, or the Absolute.

SA, Letters, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 119

Do not insist that all pass through my experience and follow the truth it brings. I find no fault with those who accept the Mayavada as the Truth of his soul or the truth of his mind or how to get out of the cosmic difficulties. I have to say if someone tries to swallow it to me or to the world as the only possible explanation, satisfying and all-encompassing of things. Why not be far off. There are many other possible explanations, this is not satisfactory because in the end explains nothing, is in no way all-inclusive, rather it is all-exclusive – and not have to be, unless he moves away from its own logic. […]

The exclusivity and one-sidedness of the same Mayavada make it a strong support and a powerful stimulus for a spiritual attempt wishing to be unilateral, radical and exclusive. It supports the effort of mind to escape from life itself and a shortcut to the supra-consciousness. Or rather, is the Purusha of the Mind (manomayapurusha) who wants to escape the limitations of the Mind and Life to enter into the Infinite supra-conscious. Theoretically, for this, the mind must deny all his perceptions and desires of all life and see them and treat them as illusions. In practice, when the mind withdraws from itself, it easily fits in a peace without relations, in which nothing matters (because there are no absolute values ​​in his mental or vital) and which can rapidly advance toward that great shortcut that leads the supra-consciousness, mindless trance, susupti. To the extent that movement becomes complete, all the perceptions that he had once accepted become unreal – illusion, Maya. It is the road that leads to immersion.

The Mayavada then, with its exclusive emphasis on Nirvana, apart from his shortcomings as a theory of mental things, serves a great purpose and spiritual, which path, can carry very high up and far away. I would not be opposed to even accept it as the only way out, if the mind had the last word and there was nothing beyond it except the pure Spirit. That fact that the mind and its perceptions and life with his desires have made life in this world is an ugly mess, and if there was nothing better to hope, the shortest short cut to get out would be the best.

But my experience is that there is something beyond the mind, the mind is not here the last word of the Spirit. The Mind is a consciousness of ignorance and perceptions can not be anything but false, confusing or imperfect, even when they are true, are only a partial reflection of the truth and not the actual body of the Truth itself. But there is a consciousness of Truth, not only static and introspective, but also dynamic and creative, and I prefer That reach and see what he has to say about things and what they can do rather than taking things away from the offer of short-cut ‘ Ignorance as its end.

SA, Letters, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 62-63

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.