Coscienza cosmica


Coscienza cosmica

Il Maestro parlava carezzevolmente, desideroso di confortarmi. Il Suo sguardo calmo era impenetrabile. “Il desiderio del tuo cuore sarà esaudito”. Raramente Sri Yukteswar si permetteva di parlare per enigmi. Ero confuso. Mi toccò lievemente il petto, sopra il cuore.
Il mio corpo divenne immobile e come radicato al suolo. Non respiravo più, come se un immenso magnete avesse ritirato l’aria dai miei polmoni. Anima e mente perdettero all’istante i loro vincoli fisici e uscirono come un’ondata di fluida e penetrantissima luce da ogni mio poro. La carne era come morta, eppure nella mia intensa consapevolezza sentivo che mai, prima d’allora, ero stato pienamente vivo.
Il mio senso di identità non era più limitato da un corpo, ma abbracciava tutti gli atomi circostanti. La gente in strade lontane sembrava si muovesse dolcemente nella mia remota periferia. Le radici delle piante e degli alberi mi apparivano attraverso un’opaca trasparenza del suolo; distinguevo il fluire della loro linfa.
Tutto quello che mi era vicino era nudo davanti a me. La mia abituale visione frontale s’era mutata in una vasta vista sferica che percepiva tutto simultaneamente. Attraverso la parte posteriore della mia testa, vedevo le persone camminare lontano sulla via Rai Ghat e mi accorsi anche di una mucca bianca che si avvicinava lentamente; quando giunse sullo spiazzo dinanzi al cancello aperto dell’ashram, la osservai come con i miei occhi fisici. Quando passò dietro il muro di mattoni del cortile, la vidi ancora con perfetta chiarezza.
Tutti gli oggetti nel raggio della mia visuale panoramica tremolavano e vibravano come figure sullo schermo. Il mio corpo, quello del Maestro, il cortile dai pilastri, i mobili e il pavimento, gli alberi e i raggi del sole a volte si agitavano con violenza sino a che tutto si fondeva in un mare luminoso, come cristalli di zucchero messi in un bicchiere d’acqua si sciolgono dopo essere stati agitati. La luce unificatrice si alternava con le materializzazioni delle forme, e le metamorfosi rivelavano la legge di causa e effetto presente nella creazione.
Un’oceanica gioia scoppiò sulle rive calme infinite dell’anima mia. Realizzai che lo Spirito di Dio è inesauribile Beatitudine. Il Suo corpo è fatto di innumerevoli tessuti di luce. Una luce gloriosa che si espandeva sempre più dentro di me cominciò ad avviluppare città, continenti, la terra, i sistemi solari e stellari, le tenui nebulose e i fluttuanti universi. L’intero cosmo dolcemente luminoso, simile ad una città che si scorga lontana nella notte, scintillava nell’infinità del mio essere. L’abbagliante luce al di là dei profili sferici acutamente incisi si attenuava un poco agli estremi limiti, dove potevo scorgere una morbida radiazione che non diminuiva mai. Essa era indescrivibilmente sottile; i quadri planetari erano formati da una luce più densa.
La divina diffusione di raggi scaturiva da un’Eterna Sorgente che fiammeggiava in galassie, trasfigurate da auree ineffabili. Incessantemente vedevo i raggi creatori condensarsi in costellazioni e poi risolversi in lembi di trasparente fiamma; con ritmica inversione, miriadi di mondi si tramutavano in diafana luminescenza; poi il fuoco divenne firmamento.
Conobbi il centro dell’empireo quale punto di percezione intuitiva nel mio cuore. Uno splendore irradiante sorgeva dal mio nucleo e si distendeva su ogni parte della struttura universale. La divina amrita, nettare dell’immortalità, pulsava attraverso me con una fluidità d’argento vivo. Udii la Voce creativa di Dio risuonare come Om, la vibrazione del motore Cosmico.
A un tratto l’aria ritornò nei miei polmoni e respirai di nuovo. Con una delusione quasi insostenibile, capii di aver perduto la mia immensità infinita. Di nuovo ero costretto nella umiliante gabbia di un corpo, che difficilmente si adatta allo spirito. Come un figliol prodigo ero fuggito dalla mia casa macrocosmica e avevo imprigionato me stesso in uno stretto e meschino microcosmo.
Il mio Guru era immobile dinanzi a me. Stavo per prostrarmi ai suoi sacri piedi, pieno di gratitudine per quell’esperienza di coscienza cosmica così a lungo e appassionatamente cercata. Egli me lo impedì e parlò con calma e semplicità: “Non devi troppo inebriarti d’estasi. Molto lavoro ti resta ancora da fare nel mondo. Vieni, spazziamo il balcone, poi andremo a passeggiare sulle sponde del Gange”.

Paramahansa Yogananda


Cosmic Consciousness

The Master spoke caressingly, wanting to comfort me. His calm gaze was unfathomable. “The desire of your heart will be fulfilled.” Sri Yukteswar seldom allowed himself to speak in riddles. I was confused. I lightly touched his chest, over his heart.
My body became still and somehow rooted to the ground. I breathed no more, as if a huge magnet had withdrawn the air from my lungs. Soul and mind instantly lost their physical constraints, and came as a wave of fluid and light from my every pore penetrantissima. The meat was as if dead, yet in my intense awareness I felt that never before had I been fully alive.
My sense of identity was no longer limited by a body, but embraced all the surrounding atoms. People on distant streets seemed to be moving slowly in my remote periphery. The roots of plants and trees appeared to me through an opaque transparency of the soil could make out the flow of their sap.
All that was near me was naked in front of me. My ordinary frontal vision had turned into a vast spherical sight he perceived all at once. Through the back of my head, I saw people walking out on the road Rai Ghat and I noticed also a white cow who approached slowly, and when he arrived in the courtyard before the gates opened the ashram, as I watched with my physical eyes . When he passed behind the brick wall of the courtyard, I saw her again with perfect clarity.
All objects within my panoramic view trembled and vibrated like figures on the screen. My body, that of the Master, the pillared courtyard, the furniture and the floor, the trees and the sun sometimes violently agitated until all melted into a bright sea, like sugar crystals placed in a glass of water dissolve after being shaken. The unifying light alternated with materializations of form, and the metamorphoses revealing the law of cause and effect present in creation.
Un’oceanica joy broke out on the calm endless shores of my soul. I realized that the Spirit of God is inexhaustible bliss. Your body is made up of countless tissues of light. A glorious light that spread more and more inside of me began to envelop towns, continents, earth, solar and stellar systems, tenuous nebulae, and the floating universes. The entire cosmos, gently luminous, like a city that sees it far into the night, shining in the infinitude of my being. The dazzling light beyond the sharply etched spherical profiles ebbed a little to the extreme limits, where I could see a soft radiation that never decreases. It was indescribably subtle; the planetary pictures were formed by a light denser.
The spread of the divine rays sprang from an Eternal Source, which blazed into galaxies, transfigured with ineffable auras. I saw the rays incessantly creators condense into constellations, then resolve to strips of transparent flame with rhythmic inversion, myriads of worlds are transformed into translucent glow, then the fire became firmament.
I knew the center of the empyrean as a point of intuitive perception in my heart. A glow radiating from my core and stood on stretched every part of the universal structure. The divine amrita, the nectar of immortality, pulsed through me with a quicksilver fluidity. I heard the voice of God’s creative sound like Om, the vibration of the Cosmic Motor.
Suddenly the air back into my lungs and breathed again. With a disappointment almost unbearable, I realized I had lost my infinite immensity. Again I was forced into the humiliating cage of a body, which hardly fits the spirit. Like a prodigal son had run away from my macrocosmic home and imprisoned myself in a strait and narrow microcosm.
My guru was still in front of me. I was going to prostrate myself at his holy feet, full of gratitude for the experience of cosmic consciousness for so long and passionately sought. He would not let me and spoke quietly and simply: “You do not have too intoxicated with ecstasy. Much work remains to be done to you in the world. Come, sweep the balcony, then go for a walk on the banks of the Ganges.”

Paramahansa Yogananda

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