Archivio | 04/12/2019

A scuola per …imparare


A scuola per …imparare

Conoscete il Digital Marketing?
Ne sto sostenendo l’esame,
ed è la quarta volta
che non lo supero.
Spero proprio di riuscire a farcela.
Il fatto è che non so dove ho sbagliato e non posso prepararmi
in modo mirato ed adeguato.
Per fortuna
posso ancora ripeterlo.
Auguratemi il meglio. 🤗

La magia è uno stato di consapevolezza


La magia è uno stato di consapevolezza

In diverse occasioni don Juan tentò di dare un nome alla sua conoscenza, a mio beneficio. A suo parere il termine più adatto era nagualismo, anche se un po’ oscuro. Dire semplicemente “conoscenza” rendeva tutto troppo vago, e chiamarla “negromanzia” era spregiativo. “La padronanza dell’intento” era troppo astratto e “la ricerca della libertà totale” troppo lungo e metaforico. Alla fine, non riuscendo a trovare un lemma più appropriato, la chiamò “magia”, pur ammettendo una certa inaccuratezza.
Nel corso degli anni egli mi aveva fornito varie definizioni della magia, ma aveva sostenuto che le definizioni cambiano con il crescere della conoscenza. Verso la fine del mio apprendistato, mi sentii in grado di apprezzare una definizione più chiara, così gli posi la domanda ancora una volta.
«Dal punto di vista dell’uomo comune» disse don Juan «la magia è un insieme di sciocchezze, oppure uno spaventoso mistero che travalica la sua comprensione. E qui non sbaglia – non perché sia una verità assoluta, ma perché l’uomo comune non ha l’energia sufficiente per trattare con la magia.»
Fece un attimo di pausa, prima di continuare. «Gli esseri umani nascono con una quantità di energia limitata,» proseguì don Juan «un’energia spiegata sistematicamente a partire dal momento della nascita, in modo da essere usata con il maggior vantaggio dalla modalità del tempo.»
«Cosa intendi per “modalità del tempo”?» chiesi io.
«La modalità del tempo è il fascio preciso dei campi di energia recepiti» mi rispose. «Credo che la percezione umana sia cambiata nel tempo. Il tempo reale decide il modo; il tempo decide quale fascio preciso di campi di energia sarà usato, scegliendo tra una quantità incalcolabile. Tutta l’energia a nostra disposizione viene assorbita dal contatto con la modalità del tempo – quei pochi, scelti campi di energia – non lasciandoci nulla che possa esserci di aiuto a usare un qualsiasi altro campo di energia.»
Con un impercettibile inarcare delle sopracciglia mi spronava a considerare il tutto.
«Ecco cosa intendo quando dico che all’uomo comune manca l’energia necessaria per aver a che fare con la magia» continuò. «Se usa solo l’energia che ha, non può percepire i mondi creati dagli stregoni. Gli stregoni, infatti, per farlo, si servono di un insieme di campi di energia che di solito non sono usati. Naturalmente, se l’uomo comune intende percepire quei mondi e comprendere la percezione dei maestri dell’occulto, deve per forza usare lo stesso insieme usato da quelli, e ciò non è materialmente possibile, in quanto egli ha già spiegato tutta la sua energia.»
S’interruppe, quasi cercasse la parola più appropriata a esprimere il concetto.
«Mettiamola così» riprese. «Non è tanto che si apprenda la magia col tempo, quanto che si apprenda ad accumulare energia. Questa energia ti metterà in grado di maneggiare alcuni campi di energia che al momento ti sono inaccessibili. La magia è dunque l’abilità di usare campi di energia non necessari per la percezione del mondo di tutti i giorni, che noi conosciamo. La magia è uno stato di consapevolezza. È l’abilità di concepire qualcosa che sfugge alla percezione ordinaria.
«Quel che ti ho mostrato,» continuò don Juan «tutto ciò che ho sottoposto alla tua attenzione, non era che un accorgimento per convincerti che c’è più di quanto appaia a un primo sguardo. Non c’è bisogno che venga qualcuno a insegnarti la magia, perché in realtà non c’è nulla da imparare. Occorre solo che un maestro ci convinca dell’incalcolabile potere che abbiamo sulla punta delle dita. Che strano paradosso! Ogni guerriero sulla via della conoscenza crede, una volta o l’altra, di star acquisendo cognizioni magiche, ma tutto quello che fa è lasciarsi convincere dal potere nascosto dentro di sé, che riuscirà a raggiungere.»
«È quel che stai facendo con me, don Juan? Mi stai convincendo?»
«Proprio così. Sto cercando di convincerti che puoi raggiungerlo, quel potere. Ci sono passato anch’io. Ed ero duro da convincere, come te ora.»
«Una volta raggiunto, cosa ne facciamo esattamente, don Juan?»
«Nulla. Una volta raggiunto, esso si servirà per conto suo dei campi di energia che sono a nostra disposizione, ma inaccessibili. Questa è magia, come ho già detto. Allora cominciamo a vedere – cioè, a percepire – qualcos’altro, non immaginario, ma reale e concreto. Così cominciamo a conoscere senza dover usare le parole. Quel che ognuno di noi fa con l’accresciuta percezione, con quella conoscenza silenziosa, dipende dal carattere individuale.»
In una diversa occasione, mi diede una spiegazione di altro genere. Stavamo discutendo di tutt’altro quando, di punto in bianco, cambiò argomento e cominciò a raccontarmi una barzelletta. Rise, e con mano leggera mi diede dei colpetti sulla schiena, fra le scapole, quasi fosse affetto da grande timidezza e ritenesse da parte sua molto sfacciato toccarmi. La mia reazione nervosa lo fece ridacchiare.
«Come sei sensibile» disse, scherzando, e mi assestò una pacca sulla schiena con maggior forza.
Mi ronzarono le orecchie. Per un istante mi mancò il fiato, quasi mi avesse colpito ai polmoni. Respiravo con grande fatica, eppure, dopo aver tossito più volte, come soffocando, le mie vie nasali si aprirono e mi ritrovai a fare dei respiri profondi, rasserenanti. Provavo una tale sensazione di benessere che non me la presi affatto con lui per il colpo che mi aveva dato, benché fosse stato forte e inaspettato.
Poi don Juan iniziò una spiegazione davvero notevole. In termini chiari e concisi mi fornì una definizione più precisa della magia.
Ero entrato in un meraviglioso stato di consapevolezza! Avevo una lucidità di mente tale che riuscii a comprendere e assimilare tutto quello che don Juan stava dicendo. Diceva che nell’universo c’era una forza indescrivibile e smisurata che gli stregoni chiamavano intento, e che in assoluto tutto quel che esiste nell’intero cosmo è unito all’intento da un anello di collegamento. Gli stregoni o guerrieri, come li chiamava lui, si dedicavano a discutere, capire e utilizzare quell’anello di collegamento. Erano particolarmente occupati a liberarlo dagli stordimenti provocati dalle ordinarie preoccupazioni della vita quotidiana. La magia a questo livello poteva definirsi come il procedimento di ripulitura del proprio anello di collegamento con l’intento. Don Juan sottolineò che era molto difficile capire e imparare a praticare questo “procedimento di ripulitura”. Per questo gli stregoni dividevano il loro insegnamento in due categorie. Una comprendeva le lezioni per lo stato di consapevolezza della vita di ogni giorno, nelle quali il procedimento si presentava sotto alterate spoglie. L’altra comprendeva le lezioni per gli stati di consapevolezza intensa, come quello che stavo sperimentando al momento, nelle quali gli stregoni raggiungevano la conoscenza direttamente dall’intento, senza fastidiosi interventi della lingua parlata.
Don Juan spiegò che, usando la consapevolezza intensa per migliaia di anni di lotte dolorose, gli stregoni avevano acquisito una comprensione specifica dell’intento, e che avevano trasmesso questi nuclei di conoscenza diretta di generazione in generazione, fino al presente. Disse che era compito della magia prendere questa conoscenza, all’apparenza incomprensibile, e renderla comprensibile ai livelli di consapevolezza della vita di ogni giorno.
Dopo mi chiarì il ruolo della guida nella vita degli stregoni. Mi spiegò che una guida era chiamata “nagual” e che il nagual era una persona, uomo o donna, con un’energia straordinaria, un maestro dotato di sobrietà, resistenza, fermezza, che i veggenti vedevano come una sfera luminosa formata d quattro comparti, simili a quattro globi luminosi pressati l’uno contro l’altro. Grazie a questa straordinaria energia, i nagual erano intermediari. La loro energia permetteva loro di incanalare pace, armonia, allegria e conoscenza direttamente dalla fonte, dall’intento, e di trasmetterle ai loro compagni. I nagual avevano la responsabilità di fornire ciò che gli stregoni chiamavano “la possibilità minima”, la consapevolezza del proprio collegamento con l’intento.
Gli dissi che la mia mente afferrava tutto quello che lui mi stava spiegando e che l’unica parte della sua spiegazione ancora poco chiara era perché mai fossero necessarie due categorie di insegnamento. Riuscivo a capire con facilità tutto ciò che diceva del suo mondo, mentre egli me l’aveva descritto come un processo irto di difficoltà.
«Ti ci vorrà tutta la vita per ricordare quanto hai appreso oggi» affermò «perché si trattava nella quasi totalità di conoscenza silenziosa. Fra qualche istante avrai dimenticato tutto. È questo uno degli insondabili misteri della percezione.»
Don Juan allora mi fece cambiare livelli di consapevolezza, dandomi un colpetto sul lato sinistro, proprio all’estremo della gabbia toracica. All’istante persi la straordinaria chiarezza di mente, e non fui in grado di ricordare di averla mai avuta…

– da “Il Potere del Silenzio” di Carlos Castaneda –

Magic is a state of awareness

Don Juan on several occasions tried to give a name to his knowledge, for my benefit. In his opinion, the more appropriate term was nagualism, although a little ‘obscure. To simply say “knowledge” made it all too vague, and call it “necromancy” was derogatory. “The mastery of intent” was too abstract and “the search for total freedom” too long and metaphorical. In the end, failing to find a more appropriate motto, called it “magic”, while admitting a certain inaccuracy.
Over the years he provided me with various definitions of magic, but he argued that the definitions change with the growth of knowledge. Towards the end of my apprenticeship, I was able to appreciate a clearer definition, so I asked the question again.
“From the point of view of the common man,” said Don Juan, “the magic is a collection of nonsense, or a frightening mystery that goes beyond his understanding. It is not wrong here – not because it is an absolute truth, but because the common man does not have enough energy to deal with magic. “
He paused a moment before continuing. “Humans are born with a limited amount of energy,” don Juan went on, “explained an energy systematically from the moment of birth, to be used with the greatest advantage of the mode of the time.”
“What do you mean by” time mode “?” I asked.
“The mode of the time the beam is accurately incorporated the fields of energy,” he said. “I believe that human perception has changed over time. The real-time decides the way, the time it decides which precise beam of energy fields will be used, choosing from a number incalculable. All the energy available to us is absorbed by the contact mode of the time – the few chosen fields of energy – not leaving anything that might help us to use any other field of energy. “
With an imperceptible arch of the eyebrows urged me to consider everything.
“That’s what I mean when I say that the common man lacks the energy to have anything to do with magic,” he continued. “If only the energy it uses, can not perceive the worlds created by sorcerers. The sorcerers, in fact, to do this, you need a set of energy fields that are not usually used. Of course, if the common man wants to receive those worlds and understand the perception of the masters of the occult, must necessarily use the same set used by those, and this is not practicable, since he has already explained all of its energy. “
He paused, as though trying the most appropriate word to express the concept.
“Put it this way” he continued. “It is not so much that you learn the magic over time, as you learn to store energy. This energy you will be able to handle some fields of energy when you are inaccessible. The magic is thus the ability to use energy fields are not required for the perception of the world everyday, we know. Magic is a state of awareness. It is the ability to conceive of something beyond the ordinary perception.
“What I showed you,” don Juan continued, “all that I have brought to your attention, it was only a trick to convince you that there is more than it appears at first glance. You need not be someone to teach you the magic, because in reality there is nothing to learn. You only need to convince us that a master dell’incalcolabile power we have at your fingertips. What a strange paradox! Every warrior on the path of knowledge thinks, at one time or another, acquiring knowledge of star magic, but all it does is swayed by the hidden power within himself, that he will achieve. “
“That’s what you’re doing with me, don Juan? You’re convinced? “
“Exactly. I’m trying to convince you that you can get that power. I’ve been there too. And it was hard to convince, as you now. “
“Once reached, what do we do exactly, Don Juan?”
“Nothing. Once achieved, it will use on his own field of energy that are available to us, but inaccessible. This is magic, as I said. Then we begin to see – that is, to perceive – something else, not imaginary, but real and concrete. So we begin to know without having to use words. What each of us does with the increased perception, with the silent knowledge, depends on the individual character. “
On a different occasion, I gave an explanation of another kind. We were talking about anything when all of a sudden, changed the subject and began to tell me a joke. He laughed, with a light hand and patted me on the back between the shoulder blades, as if suffering from shyness and considered great by its very cheeky touch. My reaction made him nervous giggle.
“You’re so sensitive,” he said, joking, and I struck a pat on the back with greater force.
I buzzed my ears. For a moment I caught my breath, I almost had hit the lungs. I was breathing with great difficulty, but after you cough several times, such as choking, my nasal passages were opened and I found myself doing some deep breaths, calming. I felt such a feeling of well being that I did not mind at all with him for the blow that had given me, although it was strong and unexpected.
Don Juan then began a remarkable explanation. In clear and concise gave me a more precise definition of magic.
I walked into a wonderful state of consciousness! I had a clarity of mind that could understand and absorb everything that Don Juan was saying. He said that the universe was indescribable and immeasurable force which sorcerers call intent, and that absolutely everything that exists in the entire cosmos is the intent joined by a connecting link. The wizards and warriors, as he called them, were devoted to discuss, understand and use the ring connection. They were particularly busy dizziness caused by release from the ordinary concerns of daily life. The magic at this level could be defined as the process of cleaning your connecting link with intent. Don Juan remarked that it was very difficult to understand and learn to practice this “cleansing process”. For this sorcerers shared their teaching in two categories. One included the lessons for the state of awareness of everyday life, in which the procedure is presented in altered guise. The included lessons for other states of consciousness intense as what I was experiencing at the moment, in which sorcerers knowledge directly reached by the intention, without annoying intervention of the spoken language.
Don Juan explained that by using intense awareness for thousands of years of painful struggle, the sorcerers had acquired a detailed understanding of the intent, and that these nuclei had direct knowledge transmitted from generation to generation, until the present. He said it was up to take this knowledge of magic, seemingly incomprehensible, and make it understandable to the levels of awareness of everyday life.
After I explained the role of leadership in the lives of sorcerers. He explained that help was called a “nagual” and that the nagual was a person, man or woman, with extraordinary energy, with a master of simplicity, strength, firmness, that the visionaries saw a ball of light as consisting of four compartments , similar to the four globes of light pressed against each other. Thanks to this extraordinary energy, nagual were intermediaries. Their energy allowed them to channel peace, harmony, happiness and knowledge directly from the source, the intent, and to transmit them to their classmates. The nagual had a responsibility to provide what the sorcerers called “the minimum possible,” awareness of their link with intent.
I told him that my mind grasped everything he was explaining to me that the only part of his explanation was unclear why they need two categories of teaching. I could easily understand everything he said of his world, as he had described me as a process fraught with difficulty.
“It will take a lifetime to remember what you learned today,” he said, “because it was almost entirely silent knowledge. In a few moments you’ll have forgotten everything. This is one of the unfathomable mysteries of perception. “
Don Juan then made me change levels of awareness, giving me a pat on the left side, right end of the rib cage. I instantly lost the extraordinary clarity of mind, and I was not able to remember to have ever had …

– From “The Power of Silence” by Carlos Castaneda –

Stato di consapevolezza


“Nello stato di consapevolezza non si è solo rilassati e felici, ma vigili e svegli. La meditazione non è evasione, è un incontro sereno con la realtà “. Thich Nhat Hanh, Il miracolo della Consapevolezza

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“In mindfulness one is not only restful and happy, but alert and awake. Meditation is not evasion; it is a serene encounter with reality.”

Thich Nhat Hanh, The Miracle of Mindfulness

Anapanasati Sutta: Discorso sulla consapevolezza del respiro



ANAPANASATI SUTTA Discorso sulla consapevolezza del respiro

La presenza mentale del respiro, monaci, coltivata e regolarmente praticata, è di gran frutto e di gran beneficio. La presenza mentale del respiro, coltivata e regolarmente praticata, porta a compimento i quattro fondamenti della presenza mentale; i quattro fondamenti della presenza mentale, coltivati e regolarmente praticati, portano a compimento i sette fattori di illuminazione; i sette fattori di illuminazione, coltivati e regolarmente praticati, portano a compimento la saggezza e la liberazione.
E in che modo coltivata e regolarmente praticata, la presenza mentale del respiro è di gran frutto e beneficio?
Quanto a questo, monaci, un monaco, recatosi nella foresta, ai piedi di un albero o in un luogo deserto, siede con le gambe incrociate, mantiene il corpo eretto e l’attenzione vigile. Consapevole inspira, e consapevole espira.

I. Prima tetrade (Contemplazione del corpo)

1. Inspirando un lungo respiro, egli sa, “Io inspiro un lungo respiro”; espirando un lungo respiro, egli sa, “Io espiro un lungo respiro”.
2. Inspirando un breve respiro, egli sa, “Io inspiro un breve respiro”; espirando un breve respiro, egli sa, “Io espiro un breve respiro”.
3. “Sperimentando l’intera estensione (del respiro) io inspirerò”, così egli si esercita; “Sperimentando l’intera estensione (del respiro) io espirerò”, così egli si esercita.
4. “Calmando la funzione corporea (della respirazione) io inspirerò”, così egli si esercita; “Calmando la funzione corporea (della respirazione) io espirerò”, così egli si esercita.

II. Seconda tetrade (Contemplazione delle sensazioni)

5. “Sperimentando l’estasi io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
6. “Sperimentando la felicità io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
7. “Sperimentando le funzioni mentali io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
8. “Calmando le funzioni mentali io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.

III. Terza tetrade (Contemplazione della mente)

9. “Sperimentando la mente io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
10. “Rallegrando la mente io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
11. “Concentrando la mente io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
12. “Liberando la mente io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.

IV. Quarta tetrade (Contemplazione degli oggetti mentali)

13. “Contemplando l’impermanenza io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
14. “Contemplando il distacco io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
15. “Contemplando la cessazione io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
16. “Contemplando la rinuncia io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.

In tal modo, monaci, coltivata e regolarmente praticata, la presenza mentale del respiro porta gran frutto e grande beneficio.

Perfezionare i fondamenti della presenza mentale

E coltivata in che modo, regolarmente praticata in che modo, la presenza mentale del respiro porta a perfezione i quattro fondamenti della presenza mentale?
I. Ogni volta che un monaco, mentalmente presente, inspira ed espira un lungo respiro o un breve respiro; o quando si esercita a inspirare ed espirare mentre sperimenta la funzione corporea (della respirazione); o ancora, mentre calma questa funzione, in quel momento, monaci, egli dimora praticando la contemplazione del corpo sul corpo, ardente, chiaramente comprendendo e mentalmente presente, avendo vinto il desiderio e l’angoscia nei riguardi del mondo. Poiché appunto, monaci, inspirare ed espirare rientra fra i processi corporei.
II. Ogni volta che il monaco si esercita a inspirare ed espirare mentre sperimenta l’estasi, o mentre sperimenta la felicità, o mentre sperimenta le funzioni mentali, o mentre calma le funzioni mentali, in quel momento, monaci, egli dimora praticando la contemplazione della sensazione sulle sensazioni, ardente, chiaramente comprendendo e mentalmente presente, avendo vinto il desiderio e l’angoscia nei riguardi del mondo. Poiché appunto la piena attenzione all’inspirare e all’espirare rientra fra le sensazioni.
III. Ogni volta che un monaco si esercita a inspirare ed espirare mentre sperimenta la mente, o mentre rallegra la mente, o mentre concentra la mente, o mentre libera la mente, in quel momento egli dimora praticando la contemplazione della mente sulla mente, ardente, chiaramente comprendendo e mentalmente presente, avendo vinto il desiderio e l’angoscia nei riguardi del mondo. Poiché appunto, chi difetta di presenza mentale e di chiara comprensione, non può sviluppare la presenza mentale del respiro.
IV. Ogni volta che un monaco si esercita a inspirare ed espirare contemplando l’impermanenza, il distacco, la cessazione o la rinuncia, in quel momento egli dimora praticando la contemplazione degli oggetti mentali sugli oggetti mentali, ardente, chiaramente comprendendo e mentalmente presente, avendo vinto il desiderio e l’angoscia nei riguardi del mondo. Avendo saggiamente lasciato cadere desiderio e angoscia, osserva con perfetta equanimità.
La presenza mentale del respiro, monaci, coltivata e regolarmente praticata in questo modo, porta a perfezione i quattro fondamenti della presenza mentale.
E in che modo i quattro fondamenti della presenza mentale, coltivati e regolarmente praticati, portano a perfezione i sette fattori di illuminazione?
Ogni volta che un monaco dimora nella contemplazione del corpo, delle sensazioni, della mente e degli oggetti mentali, ardente, chiaramente comprendendo e mentalmente presente, si stabilisce in lui una presenza mentale inoffuscata, in quel momento si instaura in lui il fattore di illuminazione ‘presenza mentale’; in quel momento il monaco sviluppa il fattore di illuminazione ‘presenza mentale’; in quel momento raggiunge la perfezione nello sviluppo del fattore di illuminazione ‘presenza mentale’.
Permanendo in un tale stato di presenza mentale, egli accortamente indaga, esplora ed esamina in dettaglio il rispettivo oggetto; così facendo, si instaura nel monaco il fattore di illuminazione ‘investigazione della realtà’; in quel momento il monaco sviluppa il fattore di illuminazione ‘investigazione della realtà’; in quel momento raggiunge la perfezione nello sviluppo del fattore di illuminazione ‘investigazione della realtà’.
Mentre egli accoratamente indaga, esplora ed esamina in dettaglio quell’oggetto, si instaura un’instancabile energia. E quando si instaura un’instancabile energia, in quel momento il monaco sviluppa il fattore di illuminazione ‘energia’; in quel momento egli raggiunge la perfezione nello sviluppo del fattore di illuminazione ‘energia’.
In chi è dotato di energia si produce un’estasi spirituale. E quando in un monaco dotato di energia si produce un’estasi spirituale, in quel momento si instaura in lui il fattore di illuminazione ‘estasi’; in quel momento il monaco sviluppa il fattore di illuminazione ‘estasi’; in quel momento egli raggiunge la perfezione nello sviluppo del fattore di illuminazione ‘estasi’.
Il corpo e la mente di chi è rapito dall’estasi si acquietano. E quando il corpo e la mente di chi è rapito dall’estasi si acquietano, in quel momento si instaura in lui il fattore di illuminazione ‘quiete’; in quel momento il monaco sviluppa il fattore di illuminazione ‘quiete’.
La mente di qualcuno che gode di quiete gioiosa diventa concentrata. E quando la mente di un monaco che gode di quiete gioiosa diventa concentrata, in quel momento si instaura in lui il fattore di illuminazione ‘concentrazione’; in quel momento il monaco sviluppa il fattore di illuminazione ‘concentrazione’; in quel momento egli raggiunge la perfezione nello sviluppo del fattore di illuminazione ‘concentrazione’.
Alla mente così concentrata egli guarda con perfetta equanimità. E mentre guarda alla sua mente con perfetta equanimità, in quel momento si instaura in lui il fattore di illuminazione ‘equanimità’; in quel momento il monaco sviluppa il fattore di illuminazione ‘equanimità’, in quel momento egli raggiunge la perfezione nello sviluppo del fattore di illuminazione ‘equanimità’.
I quattro fondamenti della presenza mentale, coltivati e regolarmente praticati in questo modo, portano a perfezione i sette fattori di illuminazione.
E in che modo i sette fattori di illuminazione, coltivati e regolarmente praticati, portano a perfezione la saggezza e la liberazione?
Quanto a questo, monaci, un monaco sviluppa i fattori di illuminazione presenza mentale, investigazione della realtà, energia, estasi, quiete, concentrazione ed equanimità, fondati sulla serenità, fondati sul distacco, fondati sulla cessazione, culminanti nella rinuncia.
I sette fattori di illuminazione, coltivati e regolarmente praticati in questo modo, portano a perfezione la saggezza e la liberazione.
Così parlò il Sublime. Lieti in cuore, i monaci gioirono delle parole del Beato.

http://www.lameditazionecomevia.it/anapanasatisutta.htm

MN 118 PTS: M iii 78
Anapanasati Sutta: Mindfulness of Breathing

translated from the Pali by
Thanissaro Bhikkhu
© 2006–2011
I have heard that on one occasion the Blessed One was staying at Savatthi in the Eastern Monastery, the palace of Migara’s mother, together with many well-known elder disciples — with Ven. Sariputta, Ven. Maha Moggallana, Ven. Maha Kassapa, Ven. Maha Kaccana, Ven. Maha Kotthita, Ven. Maha Kappina, Ven. Maha Cunda, Ven. Revata, Ven. Ananda, and other well-known elder disciples. On that occasion the elder monks were teaching & instructing. Some elder monks were teaching & instructing ten monks, some were teaching & instructing twenty monks, some were teaching & instructing thirty monks, some were teaching & instructing forty monks. The new monks, being taught & instructed by the elder monks, were discerning grand, successive distinctions.

Now on that occasion — the Uposatha day of the fifteenth, the full-moon night of the Pavarana ceremony — the Blessed One was seated in the open air surrounded by the community of monks. Surveying the silent community of monks, he addressed them:

“Monks, I am content with this practice. I am content at heart with this practice. So arouse even more intense persistence for the attaining of the as-yet-unattained, the reaching of the as-yet-unreached, the realization of the as-yet-unrealized. I will remain right here at Savatthi [for another month] through the ‘White Water-lily’ Month, the fourth month of the rains.”

The monks in the countryside heard, “The Blessed One, they say, will remain right there at Savatthi through the White Water-lily Month, the fourth month of the rains.” So they left for Savatthi to see the Blessed One.

Then the elder monks taught & instructed the new monks even more intensely. Some elder monks were teaching & instructing ten monks, some were teaching & instructing twenty monks, some were teaching & instructing thirty monks, some were teaching & instructing forty monks. The new monks, being taught & instructed by the elder monks, were discerning grand, successive distinctions.

Now on that occasion — the Uposatha day of the fifteenth, the full-moon night of the White Water-lily Month, the fourth month of the rains — the Blessed One was seated in the open air surrounded by the community of monks. Surveying the silent community of monks, he addressed them:

“Monks, this assembly is free from idle chatter, devoid of idle chatter, and is established on pure heartwood: such is this community of monks, such is this assembly. The sort of assembly that is worthy of gifts, worthy of hospitality, worthy of offerings, worthy of respect, an incomparable field of merit for the world: such is this community of monks, such is this assembly. The sort of assembly to which a small gift, when given, becomes great, and a great gift greater: such is this community of monks, such is this assembly. The sort of assembly that it is rare to see in the world: such is this community of monks, such is this assembly — the sort of assembly that it would be worth traveling for leagues, taking along provisions, in order to see.

“In this community of monks there are monks who are arahants, whose mental effluents are ended, who have reached fulfillment, done the task, laid down the burden, attained the true goal, laid to waste the fetter of becoming, and who are released through right gnosis: such are the monks in this community of monks.

“In this community of monks there are monks who, with the wasting away of the five lower fetters, are due to be reborn [in the Pure Abodes], there to be totally unbound, destined never again to return from that world: such are the monks in this community of monks.

“In this community of monks there are monks who, with the wasting away of [the first] three fetters, and with the attenuation of passion, aversion, & delusion, are once-returners, who — on returning only once more to this world — will make an ending to stress: such are the monks in this community of monks.

“In this community of monks there are monks who, with the wasting away of [the first] three fetters, are stream-winners, steadfast, never again destined for states of woe, headed for self-awakening: such are the monks in this community of monks.

“In this community of monks there are monks who remain devoted to the development of the four frames of reference… the four right exertions… the four bases of power… the five faculties… the five strengths… the seven factors for awakening… the noble eightfold path: such are the monks in this community of monks.

“In this community of monks there are monks who remain devoted to the development of good will… compassion… appreciation… equanimity… [the perception of the] foulness [of the body]… the perception of inconstancy: such are the monks in this community of monks.

“In this community of monks there are monks who remain devoted to mindfulness of in-&-out breathing.

“Mindfulness of in-&-out breathing, when developed & pursued, is of great fruit, of great benefit. Mindfulness of in-&-out breathing, when developed & pursued, brings the four frames of reference to their culmination. The four frames of reference, when developed & pursued, bring the seven factors for awakening to their culmination. The seven factors for awakening, when developed & pursued, bring clear knowing & release to their culmination.

Mindfulness of In-&-Out Breathing
“Now how is mindfulness of in-&-out breathing developed & pursued so as to be of great fruit, of great benefit?

“There is the case where a monk, having gone to the wilderness, to the shade of a tree, or to an empty building, sits down folding his legs crosswise, holding his body erect, and setting mindfulness to the fore.[1] Always mindful, he breathes in; mindful he breathes out.

“[1] Breathing in long, he discerns, ‘I am breathing in long’; or breathing out long, he discerns, ‘I am breathing out long.’ [2] Or breathing in short, he discerns, ‘I am breathing in short’; or breathing out short, he discerns, ‘I am breathing out short.’ [3] He trains himself, ‘I will breathe in sensitive to the entire body.'[2] He trains himself, ‘I will breathe out sensitive to the entire body.’ [4] He trains himself, ‘I will breathe in calming bodily fabrication.'[3] He trains himself, ‘I will breathe out calming bodily fabrication.’

“[5] He trains himself, ‘I will breathe in sensitive to rapture.’ He trains himself, ‘I will breathe out sensitive to rapture.’ [6] He trains himself, ‘I will breathe in sensitive to pleasure.’ He trains himself, ‘I will breathe out sensitive to pleasure.’ [7] He trains himself, ‘I will breathe in sensitive to mental fabrication.'[4] He trains himself, ‘I will breathe out sensitive to mental fabrication.’ [8] He trains himself, ‘I will breathe in calming mental fabrication.’ He trains himself, ‘I will breathe out calming mental fabrication.’

“[9] He trains himself, ‘I will breathe in sensitive to the mind.’ He trains himself, ‘I will breathe out sensitive to the mind.’ [10] He trains himself, ‘I will breathe in satisfying the mind.’ He trains himself, ‘I will breathe out satisfying the mind.’ [11] He trains himself, ‘I will breathe in steadying the mind.’ He trains himself, ‘I will breathe out steadying the mind.’ [12] He trains himself, ‘I will breathe in releasing the mind.’ He trains himself, ‘I will breathe out releasing the mind.'[5]

“[13] He trains himself, ‘I will breathe in focusing on inconstancy.’ He trains himself, ‘I will breathe out focusing on inconstancy.’ [14] He trains himself, ‘I will breathe in focusing on dispassion [literally, fading].’ He trains himself, ‘I will breathe out focusing on dispassion.’ [15] He trains himself, ‘I will breathe in focusing on cessation.’ He trains himself, ‘I will breathe out focusing on cessation.’ [16] He trains himself, ‘I will breathe in focusing on relinquishment.’ He trains himself, ‘I will breathe out focusing on relinquishment.’

“This is how mindfulness of in-&-out breathing is developed & pursued so as to be of great fruit, of great benefit.

The Four Frames of Reference
“And how is mindfulness of in-&-out breathing developed & pursued so as to bring the four frames of reference to their culmination?

“[1] On whatever occasion a monk breathing in long discerns, ‘I am breathing in long’; or breathing out long, discerns, ‘I am breathing out long’; or breathing in short, discerns, ‘I am breathing in short’; or breathing out short, discerns, ‘I am breathing out short’; trains himself, ‘I will breathe in…&… out sensitive to the entire body’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out calming bodily fabrication’: On that occasion the monk remains focused on the body in & of itself — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world. I tell you, monks, that this — the in-&-out breath — is classed as a body among bodies, which is why the monk on that occasion remains focused on the body in & of itself — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world.

“[2] On whatever occasion a monk trains himself, ‘I will breathe in…&…out sensitive to rapture’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out sensitive to pleasure’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out sensitive to mental fabrication’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out calming mental fabrication’: On that occasion the monk remains focused on feelings in & of themselves — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world. I tell you, monks, that this — careful attention to in-&-out breaths — is classed as a feeling among feelings,[6] which is why the monk on that occasion remains focused on feelings in & of themselves — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world.

“[3] On whatever occasion a monk trains himself, ‘I will breathe in…&…out sensitive to the mind’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out satisfying the mind’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out steadying the mind’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out releasing the mind’: On that occasion the monk remains focused on the mind in & of itself — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world. I don’t say that there is mindfulness of in-&-out breathing in one of lapsed mindfulness and no alertness, which is why the monk on that occasion remains focused on the mind in & of itself — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world.

“[4] On whatever occasion a monk trains himself, ‘I will breathe in…&…out focusing on inconstancy’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out focusing on dispassion’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out focusing on cessation’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out focusing on relinquishment’: On that occasion the monk remains focused on mental qualities in & of themselves — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world. He who sees with discernment the abandoning of greed & distress is one who watches carefully with equanimity, which is why the monk on that occasion remains focused on mental qualities in & of themselves — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world.

“This is how mindfulness of in-&-out breathing is developed & pursued so as to bring the four frames of reference to their culmination.

The Seven Factors for Awakening
“And how are the four frames of reference developed & pursued so as to bring the seven factors for awakening to their culmination?

“[1] On whatever occasion the monk remains focused on the body in & of itself — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world, on that occasion his mindfulness is steady & without lapse. When his mindfulness is steady & without lapse, then mindfulness as a factor for awakening becomes aroused. He develops it, and for him it goes to the culmination of its development.

“[2] Remaining mindful in this way, he examines, analyzes, & comes to a comprehension of that quality with discernment. When he remains mindful in this way, examining, analyzing, & coming to a comprehension of that quality with discernment, then analysis of qualities as a factor for awakening becomes aroused. He develops it, and for him it goes to the culmination of its development.

“[3] In one who examines, analyzes, & comes to a comprehension of that quality with discernment, persistence is aroused unflaggingly. When persistence is aroused unflaggingly in one who examines, analyzes, & comes to a comprehension of that quality with discernment, then persistence as a factor for awakening becomes aroused. He develops it, and for him it goes to the culmination of its development.

“[4] In one whose persistence is aroused, a rapture not-of-the-flesh arises. When a rapture not-of-the-flesh arises in one whose persistence is aroused, then rapture as a factor for awakening becomes aroused. He develops it, and for him it goes to the culmination of its development.

“[5] For one enraptured at heart, the body grows calm and the mind grows calm. When the body & mind of a monk enraptured at heart grow calm, then serenity as a factor for awakening becomes aroused. He develops it, and for him it goes to the culmination of its development.

“[6] For one who is at ease — his body calmed — the mind becomes concentrated. When the mind of one who is at ease — his body calmed — becomes concentrated, then concentration as a factor for awakening becomes aroused. He develops it, and for him it goes to the culmination of its development.

“[7] He carefully watches the mind thus concentrated with equanimity. When he carefully watches the mind thus concentrated with equanimity, equanimity as a factor for awakening becomes aroused. He develops it, and for him it goes to the culmination of its development.

(Similarly with the other three frames of reference: feelings, mind, & mental qualities.)

“This is how the four frames of reference are developed & pursued so as to bring the seven factors for awakening to their culmination.

Clear Knowing & Release
“And how are the seven factors for awakening developed & pursued so as to bring clear knowing & release to their culmination? There is the case where a monk develops mindfulness as a factor for awakening dependent on seclusion, dependent on dispassion, dependent on cessation, resulting in relinquishment. He develops analysis of qualities as a factor for awakening… persistence as a factor for awakening… rapture as a factor for awakening… serenity as a factor for awakening… concentration as a factor for awakening… equanimity as a factor for awakening dependent on seclusion, dependent on dispassion, dependent on cessation, resulting in relinquishment.

“This is how the seven factors for awakening are developed & pursued so as to bring clear knowing & release to their culmination.”

That is what the Blessed One said. Gratified, the monks delighted in the Blessed One’s words.

Notes

1.
To the fore (parimukham): The Abhidhamma takes an etymological approach to this term, defining it as around (pari-) the mouth (mukham). In the Vinaya, however, it is used in a context (Cv.V.27.4) where it undoubtedly means the front of the chest. There is also the possibility that the term could be used idiomatically as “to the front,” which is how I have translated it here.
2.
The commentaries insist that “body” here means the breath, but this is unlikely in this context, for the next step — without further explanation — refers to the breath as “bodily fabrication.” If the Buddha were using two different terms to refer to the breath in such close proximity, he would have been careful to signal that he was redefining his terms (as he does below, when explaining that the first four steps in breath meditation correspond to the practice of focusing on the body in and of itself as a frame of reference). The step of breathing in and out sensitive to the entire body relates to the many similes in the suttas depicting jhana as a state of whole-body awareness (see MN 119).
3.
“In-&-out breaths are bodily; these are things tied up with the body. That’s why in-&-out breaths are bodily fabrications.” — MN 44.
4.
“Perceptions & feelings are mental; these are things tied up with the mind. That’s why perceptions & feelings are mental fabrications.” — MN 44.
5.
AN 9.34 shows how the mind, step by step, is temporarily released from burdensome mental states of greater and greater refinement as it advances through the stages of jhana.
6.
As this shows, a meditator focusing on feelings in themselves as a frame of reference should not abandon the breath as the basis for his/her concentration.
See also: SN 54.8.

Provenance: ©2006 Thanissaro Bhikkhu. Transcribed from a file provided by the translator. This Access to Insight edition is ©2006–2011.
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How to cite this document (one suggested style): “Anapanasati Sutta: Mindfulness of Breathing” (MN 118), translated from the Pali by Thanissaro Bhikkhu. Access to Insight, 25 September 2010,

http://www.accesstoinsight.org/tipitaka/mn/mn.118.than.html  . Retrieved on 25 August 2011.

Fasi dell’illuminazione -Stages of enlightenment – Swami Dhyan Giten


Fasi dell’illuminazione

“Queste sono le tre fasi dell’illuminazione, i tre scorci del satori.

1. La prima fase dell’illuminazione:
Uno scorcio del tutto

Il primo stadio dell’illuminazione è un breve sguardo da lontano del tutto. È un breve scorcio dell’essere.
Il primo stadio dell’illuminazione è quando, per la prima volta, per un solo momento la mente non funziona. L’ego ordinario è ancora presente al primo stadio dell’illuminazione, ma sperimenta per un breve periodo che c’è qualcosa oltre l’ego.
C’è un vuoto, un silenzio e un vuoto, dove non c’è pensiero tra te e l’esistenza.
Tu e l’esistenza vi incontrate e vi unite per un momento.
E per la prima volta il seme, la sete e il desiderio, l’illuminazione, l’incontro tra te ed esistenza, cresceranno nel tuo cuore.

2. Il secondo stadio dell’illuminazione:
Silenzio, Relax, Insieme, Essere interiore

Il secondo stadio dell’illuminazione è un nuovo ordine, un’armonia, dall’interno, che proviene dall’essere interiore. È la qualità della libertà.
Il caos interiore è scomparso ed è sorto un nuovo silenzio, relax e solidarietà.
La tua saggezza interiore è sorta.
Un ego sottile è ancora presente nel secondo stadio dell’illuminazione.
Gli indù hanno tre nomi per l’ego:
1. Ahamkar, che è l’ego ordinario.
2. Asmita, che è la qualità dell’Amicizia, senza ego. È un ego molto silenzioso, non aggressivo, ma è pur sempre un ego sottile.
3. Atma, la terza parola è Atma, quando anche l’Amnità viene persa. Questo è ciò che il Buddha chiama non-sé, puro essere.
Nel secondo stadio dell’illuminazione diventi capace di essere nell’essere interiore, nello spazio, nella qualità meditativa interiore, nel silenzio e nel vuoto.
Per ore, per giorni, puoi rimanere nel vuoto, nella totale solitudine, in Dio.
C’è ancora bisogno di sforzi per rimanere nel buco, e se si abbandona lo sforzo, lo spazio scomparirà.
Amore, meditazione e preghiera diventano il modo per aumentare lo sforzo nella ricerca di Dio.
Quindi il secondo stadio diventa uno sforzo più consapevole. Ora conosci la strada, ora la direzione.

3. La terza fase dell’illuminazione:
Oceano, totalità, non-sé, essere puro

Al terzo stadio dell’illuminazione, al terzo gradino del Satori, il nostro fiume individuale che scorre silenziosamente, raggiunge improvvisamente l’oceano e diventa tutt’uno con l’oceano.
Al terzo Satori, l’ego è perso, e c’è Atma, essere puro. Tu sei, ma senza confini. Il fiume è diventato l’oceano, il tutto.
È diventato un immenso vuoto, proprio come il cielo puro.
Il terzo stadio dell’illuminazione avviene quando sei diventato capace di trovare l’essere interiore, la qualità meditativa all’interno, lo spazio vuoto, il silenzio interiore e il vuoto, in modo che diventi una qualità naturale.
Puoi trovare il divario quando vuoi.
Questo è il tantra chiamato Mahamudra, il grande orgasmo, ciò che il Buddha chiama Nirvana, ciò che Lao Tzu chiama Tao e ciò che Gesù chiama il regno di Dio.
Hai trovato la porta di Dio.
Sei tornato a casa. ”

Swami Dhyan Giten

Stages of enlightenment

“These are the three stages of enlightenment, the three glimpses of satori.

1. The first stage enlightenment:
A Glimpse of the Whole

The first stage of enlightenment is short glimpse from faraway of the whole. It is a short glimpse of being.
The first stage of enlightenment is when, for the first time, for a single moment the mind is not functioning. The ordinary ego is still present at the first stage of enlightenment, but you experience for a short while that there is something beyond the ego.
There is a gap, a silence and emptiness, where there is not thought between you and existence.
You and existence meet and merge for a moment.
And for the first time the seed, the thirst and longing, for enlightenment, the meeting between you and existence, will grow in your heart.

2. The second stage of enlightenment:
Silence, Relaxation, Togetherness, Inner Being

The second stage of enlightenment is a new order, a harmony, from within, which comes from the inner being. It is the quality of freedom.
The inner chaos has disappeared and a new silence, relaxation and togetherness has arisen.
Your own wisdom from within has arisen.
A subtle ego is still present in the second stage of enlightenment.
The Hindus has three names for the ego:
1. Ahamkar, which is the ordinary ego.
2. Asmita, which is the quality of Am-ness, of no ego. It is a very silent ego, not aggreessive, but it is still a subtle ego.
3. Atma, the third word is Atma, when the Am-ness is also lost. This is what Buddha callas no-self, pure being.
In the second stage of enlightenment you become capable of being in the inner being, in the gap, in the meditative quality within, in the silence and emptiness.
For hours, for days, you can remain in the gap, in utter aloneness, in God.
Still you need effort to remain in the gap, and if you drop the effort, the gap will disappear.
Love, meditation and prayer becomes the way to increase the effort in the search for God.
Then the second stage becomes a more conscious effort. Now you know the way, you now the direction.

3. The third stage of enlightenment:
Ocean, Wholeness, No-self, Pure being

At the third stage of enlightenment, at the third step of Satori, our individual river flowing silently, suddenly reaches to the Ocean and becomes one with the Ocean.
At the third Satori, the ego is lost, and there is Atma, pure being. You are, but without any boundaries. The river has become the Ocean, the Whole.
It has become a vast emptiness, just like the pure sky.
The third stage of enlightenment happens when you have become capable of finding the inner being, the meditative quality within, the gap, the inner silence and emptiness, so that it becomes a natural quality.
You can find the gap whenever you want.
This is what tantra callas Mahamudra, the great orgasm, what Buddha calls Nirvana, what Lao Tzu calls Tao and what Jesus calls the kingdom of God.
You have found the door to God.
You have come home.”

Swami Dhyan Giten

Allan Wallance – Meditazione sulla gioia empatica – Allan Wallance – Meditation on empathic joy


Allan Wallance – Meditazione sulla gioia empatica

Assumete una posizione comoda, mantenendo la colonna vertebrale diritta. Stabilizzate il corpo nel suo stato di riposo, e lasciate che sia pervaso delle tre qualità del rilassamento, della calma e della vigilanza. Pensate a una persona di vostra conoscenza che emani un senso d’allegria e benessere, e riflettete sul suo aspetto fisico, sulle sue parole e azioni. Mentre vi concentrate sulla gioia di questa persona, aprite il cuore al suo stato d’animo e deliziatevene. Ciò vi sarà facile se già le siete molto legati.

Ora richiamate alla mente un’altra persona, a cui di recente o in passato sia accaduto qualcosa di meraviglioso. Rivivete la sua felicità e condividetela. Adesso pensate a qualcuno che sia per voi fonte d’ispirazione per le sue doti di generosità, gentilezza o saggezza. Compiacetevi di queste qualità positive, per il bene per quella persona, per voi stessi e per tutti coloro che ne beneficiano.

Ora volgete la consapevolezza alla vostra vita. È infatti assai importante provare la gioia empatica anche per le proprie virtù, sebbene spesso non sia tenuta nella giusta considerazione. Pensate a periodi della vostra esistenza che sono stati fonte d’ispirazione per voi e forse anche per altri. Concentratevi sulle occasioni in cui avete incarnato i vostri stessi ideali e gioite delle vostre qualità. Non occorre vantarsi o provare orgoglio e arroganza. Richiamando alla mente le persone e le circostanze che vi hanno permesso di vivere serenamente e di godere il frutto dei vostri sforzi, potrete anzi sperimentare un profondo senso di gioia e gratitudine. Ciò v’impedirà di cadere in un futile senso di autocompiacimento e superiorità.

Alcune pratiche sono difficili, ma non quella della gioia empatica. Per tutto il giorno, quando rileverete le qualità o la fortuna di qualcuno oppure ne sentirete parlare, gioitene in modo empatico. Ciò vi risolleverà il morale, oltre ad aiutarvi a riemergere dai cedimenti emotivi causati da depressione e scarsa autostima.

Da: Alan Wallace,La rivoluzione dell’attenzione. Liberare il potere della mente concentrata “

Astrolabio Ubaldini, 2008.

Allan Wallance – Meditation on empathic joy

Take a comfortable position, keeping the spine straight. Stabilize the body in its state of rest, and let it be imbued with the three qualities of relaxation, calm and alertness. Think of a person of your knowledge who emanates a sense of happiness and well-being, and reflect on his physical appearance, his words and actions. As you focus on the joy of this person, open your heart to your state of mind and delight in it. This will be easy if you are already very attached to it.
Now call to mind another person, to whom something wonderful has happened recently or in the past. Relive his happiness and share it. Now think of someone who is your source of inspiration for his gifts of generosity, kindness or wisdom. Take pleasure in these positive qualities, for the good for that person, for yourself and for all those who benefit from it.
Now turn awareness to your life. It is indeed very important to try empathic joy also for one’s own virtues, although often it is not held in proper consideration. Think of periods of your existence that have been an inspiration to you and perhaps others. Focus on the occasions when you have embodied your own ideals and enjoy your qualities. There is no need to boast or feel pride and arrogance. By recalling the people and circumstances that have allowed you to live serenely and enjoy the fruits of your efforts, you can even experience a deep sense of joy and gratitude. This will prevent you from falling into a futile sense of complacency and superiority.
Some practices are difficult, but not that of empathic joy. All day long, when you detect someone’s qualities or good fortune, or you’ll hear about it, enjoy it empathically. This will raise your morale, as well as help you re-emerge from the emotional failures caused by depression and low self-esteem.
From: Alan Wallace, “The revolution of attention. Freeing the power of the concentrated mind “, Astrolabio Ubaldini, 2008.