Archivio | 06/12/2019

★★。¸.☆☆Buonanotte¸.☆☆


notte95

Come fare meditazione Zen


Come Fare Meditazione Zen

La meditazione Zen, nota anche con il nome di “Zazen”, è una pratica buddista utilizzata da secoli. La meditazione zen si è diffusa molto anche in occidente ed è praticata anche dai non buddisti per raggiungere uno stato di tranquillità.

1
La meditazione Zen è uno stato di concentrazione mediante il quale si dovrebbe raggiungere la cosiddetta “illuminazione”, dovrebbe far dimenticare di se stessi tanto da portarti ad aprire la mente e fonderla con l’universo. Non ti aspettare di raggiungere risultati così eclatanti dopo le prime esperienze, di certo potrai assicurarti una buona dose di calma e tranquillità.

2
Occorrente

    Un luogo tranquillo

Impegnati per far entrare la meditazione nella tua abituale routine. Stabilisci un tempo ben preciso, meglio se di mattina presto o in tarda notte e assicurati di avere un ambiente tranquillo dove poter meditare. Se non hai abbastanza tempo puoi praticare la meditazione anche solo durante i week end e poi pian piano integrarla nella vita quotidiana.

3 Trova uno spazio abbastanza grande dove poterti sedere con le gambe incrociate, nella classica posizione del Buddha. Meglio se c’è una parete dove poter eventualmente appoggiare la schiena. La posizione dello zazen vuole che incroci le gambe portando i piedi sulle cosce. Se non riesci a tenere esattamente questa posizione puoi scegliere quella del mezzo loto (semplicemente seduta), o qualcosa di molto comodo se hai problemi alle articolazioni o alla schiena.

4 Mantieni la tua postura. Qualunque sia la posizione che hai scelto, è importante non muoversi e mantenerla, tieni la schiena dritta e la testa leggermente inclinata in avanti con il mento rivolto verso il basso. Durante la meditazione dovrai avere gli occhi aperti, ma ovviamente dovrai essere rilassata. La posizione con la testa leggermente inclinata ti porterà a guardare il pavimento, concentrati su di esso e non alzare lo sguardo verso il muro.

5 La posizione delle braccia è altrettanto importante. Tieni le mani in grembo (circa 2 cm sotto l’ombelico), con i palmi rivolti verso l’alto e le dita della mano sinistra appoggiate sulla parte superiore della mano destra. Per capire bene la posizione piramidale della meditazione, osserva una qualsiasi statua del Budda

6 Respira. Durante la meditazione Zen, non vi è un modo corretto di respirare, l’unico requisito è: respira in modo naturale! Non forzare o non tentare di controllare il tuo respiro espandendo i polmoni o respirando rapidamente. La meditazione Zazen prevede diverse pratiche, tutte hanno il medesimo scopo: non farsi prendere dai pensieri e liberare la mente. Per fare questo conta i tuoi respiri, da uno a dieci e poi inizia daccapo. Se perdi il conto prima di arrivare a dieci dovrai necessariamente ripartire da uno.

http://www.saperlo.it/guida/come-fare-meditazione-zen-15958/1

How to Do Zen Meditation

Zen meditation, also known as the “Zazen” is a Buddhist practice used for centuries. Zen meditation is very widespread in the West and is also practiced by non-Buddhists to reach a state of tranquility.

1
Zen meditation is a state of concentration by which you should reach the so-called “enlightenment”, should make us forget about themselves enough to get you to open your mind and merge with the universe. Do not expect to achieve results after the first experience of such magnitude, certainly you can ensure a good dose of calm and tranquility.

2
Necessary

    A quiet place

Committed to bring meditation into your regular routine. Establish a definite time, preferably early morning or late at night and make sure you have a quiet place to meditate. If you do not have enough time to practice meditation even during the weekend and then slowly incorporate it into daily life.

3 Find a space big enough where poterti sit with legs crossed, in the classic position of the Buddha. Better if there is a wall where you can possibly support the back. The position of zazen wants you cross your legs, bringing your feet on the thighs. If you can not hold this position, you can choose exactly the half-lotus (just sitting), or something very handy if you have joint problems or back pain.

4 Keep your posture. Whatever position you choose, it is important not to move and keep it, keep your back straight and head inclined slightly forward with the chin pointing down. During meditation, you should have your eyes open, but obviously you will need to be relaxed. The position with the head slightly inclined will get you to look at the floor, concentrate on it and look up toward the wall.

5 The position of the arms is also important. Keep your hands in your lap (about 2 inches below the navel), with palms facing upwards and the fingers of his left hand resting on top of the right hand. To understand the position of the pyramid meditation, observes any statue of the Buddha

Breathe 6. During meditation, Zen, there is no one correct way to breathe, the only requirement is: breathe naturally! Do not force or groped to control your breath expanding your lungs or breathing rapidly. Zazen Meditation involves different practices, all have the same goal: not to get caught by the thoughts and clear your mind. To do this, count your breaths from one to ten and then start all over again. If you lose count to ten before you arrive you’ll need to start from one.

http://www.saperlo.it/guida/come-fare-meditazione-zen-15958/1

La pratica della meditazione


La pratica della meditazione

La pratica della meditazione non è quel che comunemente si intende per pratica, nel senso di ripetizione intesa a preparare a una qualche prova futura. Può sembrare strano e illogico dire che la meditazione sotto forma di yoga, dhyana o za-zen, come è in uso presso gli induisti e i buddhisti è una pratica priva di scopo nel futuro immediato o lontano, poiché è l’arte dell’essere completamente centrati nel qui e ora. “Io non sono addormentato e non c’è nessun posto in cui voglia andare”.
Viviamo in una cultura totalmente stregata dall’illusione del tempo, in cui il cosiddetto momento presente è sentito come qualcosa di infinitesimale fra un passato potentemente condizionante e un futuro la cui importanza è assoluta. Non abbiamo un presente. La nostra coscienza è quasi totalmente occupata dal ricordo e dall’aspettativa. Non ci rendiamo conto che non c’è mai stata, non c è e non ci sarà mai altra esperienza che quella del presente.
Siamo perciò privi di contatto con la realtà. Confondiamo il mondo di cui si parla, che si descrive e si misura col mondo qual è in realtà. Siamo sotto l’incantesimo di quegli utili strumenti che sono i nomi, i numeri, i simboli, i segni, i concetti e le idee. Ecco dunque che la meditazione è l’arte di sospendere temporaneamente il pensiero verbale e simbolico, un po’ come un pubblico beneducato interrompe le conversazioni quando sta per iniziare un concerto.
Limitatevi a stare seduti, chiudere gli occhi e ascoltare tutti i suoni che possono essere nell’aria, senza provare a identificarli o a definirli. Ascoltate come ascoltereste la musica. Se vi accorgete che il dialogo mentale continua, non cercate di interromperlo con la volontà. Limitatevi a lasciare la lingua rilassata, abbandonata e comoda nella mascella inferiore, e ascoltate i vostri pensieri come ascoltereste gli uccelli che cinguettano fuori dalla finestra, puro rumore nella vostra testa: i pensieri alla fine si placheranno da soli, come uno stagno agitato e fangoso si calma e torna limpido se non lo si disturba.
Ancora, prendete coscienza del vostro respiro e lasciate che i vostri polmoni funzionino al ritmo loro congeniale. E per un po’ restate semplicemente ad ascoltare e sentire il respiro. Ma, se possibile, non chiamatelo così. Limitatevi a vivere l’evento non verbale. Si può obiettare che questa non è meditazione ’spirituale’ ma semplice attenzione al mondo fisico: si dovrebbe però comprendere che spirituale e fisico sono soltanto idee, concetti filosofici, e che la realtà di cui ora avete coscienza non è un’idea. Di più, non c’è in voi un io che ne è cosciente. Anche quella era solo un’idea. Potete udirvi in ascolto?
E adesso cominciate a lasciar ‘cadere’ il vostro respiro all’esterno, lentamente e comodamente. Non sforzate né tendete i polmoni, ma lasciate che il respiro esca allo stesso modo di quando vi abbandonate in un letto accogliente. Lasciatelo semplicemente andare, andare, e andare. Non appena c’è un minimo sforzo, fatelo semplicemente rientrare come un riflesso, senza pressioni o strappi. Non pensate all’orologio. Non pensate a contare. Mantenete semplicemente questo stato tanto a lungo quanto dura il senso di beatitudine che dà.
Usando il respiro in questa maniera, scoprite come produrre energia senza forza. Ad esempio, una delle tecniche (in sanscrito upaya) usate per quietare la mente pensante e il suo meccanico chiacchiericcio è nota come mantra – che è il salmodiare un suono in quanto suono, piuttosto che per il significato. Per cui cominciate a emettere un’unica nota sull’onda dell’espirazione, all’altezza che vi viene più facile. Gli induisti e i buddhisti usano per questa pratica sillabe come OM, AUM (cioè HUNG), e i cristiani possono preferire AMEN O ALLELUIA, i mussulmani ALLAH e gli ebrei ADONAI: sostanzialmente non fa differenza, dal momento che ciò che conta è solo e unicamente il suono. Come i Buddhisti Zen potreste usare semplicemente la sillaba Mu (~). Scegliere questa sillaba, e lasciate che la vostra coscienza sprofondi giù, giù, giù dentro il suono fino a quando non provate più nessun senso di sforzo.
Soprattutto, non puntate a un risultato, a un improvviso cambiamento di coscienza o al satori: l’essenza della pratica della meditazione è tutta nel concentrarsi su ciò che È, non su ciò che dovrebbe o potrebbe essere. Il problema è: non usare la forza per svuotare la mente, o per concentrarsi su un punto di luce o altro, anche se, fatto senza accanimento, queste cose possono essere meravigliose.
Quanto dovrebbe durare tutto ciò? La mia idea, forse non ortodossa, è che lo si possa far durare fintanto che non c’è sensazione di sforzo – e può voler dire arrivare a trenta o quaranta minuti a seduta; dopo di che vorrete tornare allo stato di normale riposo e distrazione.
Sedendo per meditare, è bene mettere sul pavimento un cuscino abbastanza consistente, tenere la spina dorsale diritta ma non rigida, tenere le mani in grembo – a palme in alto – poggiare morbidamente l’una sull’altra e sedere a gambe incrociate nella posizione del Buddha, nella postura del mezzo ‘loro’ o del loto completo, o inginocchiati e seduti all’indietro sui calcagni. ‘Loro’ significa che uno o entrambi i piedi poggiano, con la pianta rivolta verso l’alto, sulla coscia opposta. Queste posture sono leggermente scomode, ma hanno, proprio per questo, il vantaggio di tenervi desti.
Può accadere che nel corso della meditazione abbiate visioni stupefacenti, idee abbaglianti e meravigliose fantasie. Può anche succedervi di avere l’impressione di stare per diventare chiaroveggenti, o di poter lasciare il corpo e viaggiare a volontà. Ma tutto ciò è distrazione. Lasciatelo stare e osservate semplicemente cosa accade ADESSO. Non si medita per acquistare poteri straordinari:
infatti, se riusciste a diventare onnipotenti e onniscienti, che fareste? Non ci sarebbero ad attendervi altre sorprese, e tutta la vostra vita sarebbe come far l’amore con una donna di plastica. Attenti, quindi, a tutti quei guru che promettono ‘meravigliosi risultati’ e altri futuri benefici dal loro insegnamento. Ciò che importa veramente è rendersi conto che il futuro non esiste, e che il vero senso della vita è l’esplorazione dell’eterno presente. FERMATEVI, GUARDATE e ASCOLTATE!
Si racconta che un uomo andò dal Buddha con un’offerta di fiori in ambo le mani. Il Buddha disse: “Lascialo cadere!”. Per cui egli fece cadere i fiori che aveva nella mano sinistra. Il Buddha disse ancora: “Lascialo cadere!”, ed egli lasciò cadere i fiori che teneva nella mano destra. Ma il Buddha disse: “Lascia cadere quello che non hai né a sinistra né a destra ma al centro!”. E l’uomo fu di colpo illuminato.
È meraviglioso avere la sensazione che tutto ciò che vive e che si muove sta cadendo o segue la gravità. Dopotutto, la terra sta cadendo intorno al sole, e a sua volta il sole sta cadendo intorno a qualche altra stella. Poiché l’energia è semplicemente il prendere la via della minima resistenza. L’energia è nella massa. La potenza dell’acqua è nel seguire il suo stesso peso. Tutto viene a colui che ha peso.

Un brano tratto dal testo di Alan Watts, “La via della liberazione”.

The practice of meditation

The practice of meditation is not what is commonly meant by practice, in the sense of repetition in order to prepare some future trial. It may seem strange and illogical to say that meditation in the form of yoga, dhyana or zazen, as is used by Hindus and Buddhists is no practical purpose in the near future or far away, as is the art of being completely centered in the here and now. “I’m not sleepy and there is no place where you want to go.”
We live in a culture totally bewitched by the illusion of time, in which the so-called present moment is felt as something between an infinitesimal powerfully past conditioning and a future whose importance is absolute. We have no present. Our consciousness is almost completely occupied by the memory and anticipation. We do not realize that there never was, is not there and there will never be another one of this experience.
We are therefore deprived of contact with reality. Confuse the world of which we speak, which is described and measured with the world what it really is. We are under the spell of those useful tools that are the names, numbers, symbols, signs, concepts and ideas. Here, then, that meditation is the art of temporarily suspending verbal and symbolic thought, a little ‘a polite audience interrupts the conversations when a concert is about to begin.
Limit yourself to sit, close your eyes and listen to all sounds that can be in the air, without trying to identify or define them. Listen as you listen to music. If you find that the mental dialogue continues, do not try to stop it at will. Limit yourself to leave the tongue relaxed and comfortable in the lower jaw dropped, and listen to your thoughts as we shall hear the birds chirping outside the window, pure noise in your head: thoughts eventually subside on their own, as a rough and muddy pond is calm and clear back if you do not bother.
Again, be aware of your breathing and let your lungs are working at their pace congenial. And for a while ‘stay just to listen and feel the breath. But, if possible, do not call it that. Limit yourself to experience the event non-verbal. It might be objected that this is not meditation ‘spiritual’ but simple attention to the physical world: But you should understand that the spiritual and physical are only ideas, philosophical concepts, and that the reality of which we have consciousness is not an idea. Moreover, there is an I in you that is conscious. Even that was just an idea. You can hear you listening?
And now you begin to let it ‘fall’ your breath out slowly and comfortably. Do not strive or tend the lungs, but let the breath go out the same way as when you indulge in a cozy bed. Just let it go, go, and go. As soon as there is a minimum of effort, just do it back in as a reflex, without pressure or tearing. Do not think the clock. Do not think that counts. Simply leave this state lasts as long as it gives a sense of bliss.
Using the breath in this way, discover how to produce energy without force. For example, one of the techniques (in Sanskrit upaya) used to quiet the thinking mind chatter and his mechanic is known as a mantra – which is the chanting sound as sound, rather than the meaning. So you begin to emit a single note on the wave of exhalation, the height that is easier. Hindus and Buddhists use this practice as a syllable OM, AUM (ie HUNG), and Christians may prefer O AMEN Alleluia, Muslims and Jews ALLAH ADONAI: basically makes no difference, since what matters is only and solely the sound. Like the Zen Buddhists might simply use the syllable Mu (~). Choose this syllable, and let your consciousness sink down, down, down into the sound until you try more than any sense of effort.
Above all, do not aim at a result, a sudden change in consciousness or satori: the essence of the practice of meditation is all about what is in focus, not on what should or could be. The problem is: do not use force to clear your mind, or focus on a point of light or otherwise, even if done without ferocity, these things can be wonderful.
How long should all this? My idea, perhaps unorthodox, is that it can be to take as long as there is no sense of effort – and can mean even reach thirty or forty minutes per session, after which you will want to return to normal rest and distraction .
Sitting down to meditate, it is good to put a pillow on the floor fairly consistent, keep the spine straight but not stiff, keep your hands in your lap – palms up – rest softly upon each other and sit cross-legged in the position of Buddha in the posture of the vehicle ‘them’ or full-lotus, or kneeling and sitting back on his heels. ‘They’ means that one or both feet are flat, with the sole facing upwards, on the opposite thigh. These postures are slightly uncomfortable, but, because of this, the advantage of keeping you awake.
It can happen that you have visions during meditation drugs, dazzling ideas and wonderful fantasies. It can also happen to have the impression of being to become clairvoyant, or you can leave the body and travel at will. But everything is a distraction. Leave it alone and simply observe what is happening NOW. Do not you meditate to acquire extraordinary powers:
In fact, if you managed to become omnipotent and omniscient, what would you do? There would be no more surprises waiting for you, and your whole life would be like making love to a women’s plastic. Beware, therefore, to all those gurus that promise ‘amazing results’ and other future benefits from their teaching. What really matters is to realize that the future does not exist, and that the true meaning of life is the exploration of the eternal present. STOP, LOOK and LISTEN!
It is said that a man came to the Buddha by offering flowers in both hands. The Buddha said: “Drop it.” So he dropped the flowers she had in her left hand. The Buddha also said: “Drop it!”, And he dropped the flowers she held in her right hand. But the Buddha said, “Drop what you do not have neither left nor right but in the middle.” And the man was suddenly illuminated.
It is wonderful to have the feeling that everything that lives and moves is falling or follows gravity. After all, the earth is falling around the sun, and in turn the sun is falling around some other star. Because energy is simply take the path of least resistance. Energy is in the mass. The power of water is in following its own weight. Everything comes to him who has weight.

An excerpt from the text of Alan Watts, “The path to liberation.”

Meditare


 

Meditare

Meditare non vuol dire tentare di vedere colori o forme o cercare di
modellare questa o quell’esperienza. Meditazione è sgombrare, liberare la
mente da tutte le forme di appiglio, di attaccamento, di intenzionalità, di
caratterizzazione delle cose. Non si tratta tanto di fare qualcosa, quanto
di disfare i vincoli e i legami della mente. Abbandonando l’attaccamento
alle cose, basato sulla convinzione che queste abbiano una realtà oggettiva,
si mollerà la presa della mente nei confronti di queste cose e
dell’intenzione che vi è connessa, in modo che l’apparenza si troverà ad
essere libera da sola.

Spesso si crede che meditare significhi imporre uno stato di vuoto alla
mente, uno stato senza pensiero nè movimento mentale: quest’idea è
sbagliata, perché se la meditazione fosse uno stato senza pensiero, questo
stesso tavolo starebbe meditando! La meditazione non ha niente a che fare
con il fatto di creare un vuoto volontario nella mente: meditare non vuol
dire bloccare il movimento dei pensieri, ma restare in uno stato in cui
questi pensieri non fanno presa. Se non ci fossero pensieri o movimento
concettuale nella mente, chi mediterebbe?

Meditare è semplicemente riconoscere ciò che ci lega alle apparenze, alle
manifestazioni esteriori, e mollare la presa delle fissazioni mentali.
Significa creare una distensione rispetto al condizionamento abituale, e
lasciare che questa distensione faccia effetto: gli oggetti su cui la mente
si fissa cadono da soli, i nodi si disfano da soli.

Meditare vuol dire disfarsi della corazza che ci siamo forgiati, dei vestiti
superflui che indossiamo; allora, abbandoniamo a uno a uno gli abiti
mentali, per restare nella nudità primordiale. In questa distensione si
sperimenta lo stato naturale della mente come luce, come coscienza
conoscente, come viva lucidità. Questa chiarezza della mente è definita come
coscienza istantanea, immediata, uno stato esente da elaborazioni mentali o
reificazione.

Semplicemente restiamo nel godimento di questo stato, lasciando la mente
nella dimensione che le è propria, senza caratterizzare o giudicare nulla,
senza neppure concepire la nozione di meditazione. Quando la mente riesce a
mantenersi stabile in quello stato, sperimenta il proprio spazio, e tutti i
fenomeni esteriori ed interiori vengono percepiti come vuoti. Questo stato
non è limitato da nulla, è libero da ogni orientamento, privo di sostegno e
in esso c’è la conoscenza fondamentale libera da punti di riferimento. E
anche uno stato di felicità e di benessere libero da ogni impedimento
concettuale. L’apparizione di queste qualità della mente è segno di successo
della pacificazione mentale; lo sviluppo di questa meditazione, quando si
rimane assorti in tale stato senza perderlo o alterarlo, è il conseguimento
del samadhi.

È importante non giudicare la propria meditazione, non pensare che il tale
stato sia «buono» e che quell’altro sia «cattivo»; che quando la mente è
calma la nostra sia una «buona meditazione», mentre quando la mente è
agitata la nostra sia una «cattiva meditazione». Quando, nel corso della
meditazione, vengono idee del genere, si può dirigere la propria attenzione
verso chi sta giudicando in questo modo, verso la coscienza che sta
valutando la meditazione; con l’introspezione, questa coscienza scopre di
essere priva di forma o di colore; l’osservatore è privo di qualsiasi
specificità che potrebbe provare la sua esistenza. Come avevamo fatto per
l’oggetto percepito, ritroviamo la dimensione vuota della mente percipiente,
l’assenza di realtà del soggetto.

Dunque, quali che siano i fenomeni che sorgono nella mente si trattano
cosi’: non si tenta di prevenire il loro insorgere nè di farli cessare una
volta che sono presenti; non vanno seguiti, ma apprezzati per quel che sono.
Ogni volta che si riconosce l’essenza attraverso lo sguardo diretto,
ritroviamo la dimensione della mente non ostruita, libera da ogni ostacolo.

Meditare cercando qualcosa di più all’esterno porta all’insoddisfazione. Ciò
che si deve fare è esattamente il processo inverso: liberarci da ciò che
ingombra la mente volgendoci all’interno, fino allo stato spontaneo in cui
non sussiste nè ricerca nè sofferenza: la pienezza onnipresente.

La dimensione naturale della nostra mente è il Dharmakaya, che è spontaneo
per natura. L’unico modo di incontrare la mente è armonizzarla con questa
natura priva di cause e solo uno stato di distensione e di apertura può
consentire a quest’essenza spontanea di sorgere da sé.

 Guendune Rinpoché

Meditate

Meditation does not mean groped to see colors or shapes or try to
model this or that experience. Meditation is clear, release the
mind from all forms of grip, attachment, intentionality, of
characterization of things. It is not just to do something, as
to undo the bonds and the bonds of mind. Abandoning attachment
things, based on the belief that they have an objective reality,
you break up with the power of the mind towards these things and
intention that there is connected, so that the appearance will be found to
be free alone.

It is often believed that meditation means to impose a state of emptiness to
mind, a state of mind without thought nor movement: the idea is
wrong, because if it were a state of meditation without thought, this
same table would be meditating! Meditation has nothing to do
with the fact that it creates a vacuum volunteer in mind: not to meditate
say block the movement of thoughts, but remain in a state in which
these thoughts are not taken. If there were no thoughts or movement
conceptual mind, who wants to meditate?

Meditation is simply to recognize what binds us to appearances, the
external manifestations, and let go of the mental fixations.
It means creating a relaxing compared to the usual conditioning, and
let this relaxing side effect: the objects of the mind
attaches fall alone, the nodes come apart on their own.

Meditating means to get rid of the armor that we have forged, clothes
that unnecessary wear; then, we leave one by one the clothes
mental, to remain in the primordial nakedness. In this distension is
experience the natural state of the mind as light as consciousness
knowing, as living lucidity. This clarity of mind is defined as
instantaneous consciousness, immediate, a state free of mental processes or
reification.

Simply remain in the enjoyment of this state, leaving the mind
in size that is proper, it does not identify or judge anything,
without even conceive the notion of meditation. When the mind is able to
remain stable in that state, experience their own space, and all
outer and inner phenomena are perceived as empty. This was
is not limited by anything, is free from any orientation, without support and
in it there is the fundamental knowledge free from points of reference. It
also a state of happiness and well-being free from hindrances
conceptual. The appearance of these qualities of the mind is a sign of success
of peace of mind, the development of this meditation, when
remains absorbed in that country without losing or altering it, is to achieve
samadhi.

It is important not to judge your meditation, do not think that this
was both “good” and that other one is ‘bad’, that when the mind is
calm ours is a “good meditation,” and when the mind is
agitated ours is a “bad meditation.” When, in the course of
meditation are such ideas, you can direct your attention
towards who is judging in this manner, towards consciousness that is
considering meditation with introspection, this consciousness discovers
be devoid of form or color; the observer is devoid of any
specificity that could prove his existence. As we did for
the perceived object, we find the size of the empty mind perceiving
the lack of reality of the subject.

So, whatever the phenomena that arise in the mind are treated
so ‘: do not try to prevent their occurrence nor to make them stop a
Once they are present, should not be followed, but appreciated for what they are.
Whenever you recognize the essence through direct gaze,
find the dimension of the mind unobstructed, free of any obstacle.

Meditating looking for something more outside door dissatisfaction. That
you need to do is exactly the reverse process: get rid of what
cluttered mind by turning within, to the state in which spontaneous
there is neither research nor suffering the fullness everywhere.

The natural dimension of our mind is the Dharmakaya, which is spontaneous
by nature. The only way to meet the mind harmonize with this
free nature and causes only a state of relaxation and openness can
allow this essence to arise spontaneously by itself.

 Guendune Rinpoche

Come essere imperatori di sé


“Come essere imperatori di sè”

di Sadhguru Jaggi Vasudev

“Essere spirituali significa essere imperatori di sé. Questo è il modo di
essere, ce n’è forse un altro? C’è qualcuno che in coscienza sceglierebbe di
cercare qualcosa di altro o da altri? Non significa che si debba diventare
completamente autosufficienti. Vi sarà sempre inter-dipendenza, ma all’interno
di noi stessi vi è tutto: non c’è bisogno di cercare altrove. Persino la
compagnia di qualcuno non è necessaria. Se qualcuno la desidera, gliela potete
offrire, ma per voi stessi non ne avete bisogno. Questo significa che non siete
più dei mendicanti, dentro. Solo per le cose esteriori vi servirà il mondo
esterno. Questa è la libertà finale.

La spiritualità non è per i deboli. Se non siete capaci di fare altro nella
vita, e perciò pensate di poter essere spirituali, vi sbagliate. Solo se sarete
capaci di intraprendere e fare bene qualsiasi cosa di questo mondo, forse ci
saranno delle possibilità che siate adatti alla spiritualità.

Non è qualcosa di destinato a gente che non sappia fare niente altro. Oggi,
l’impressione che ha l’intero paese, e forse tutto il mondo, è che solo gente
inutile e buoni a niente diventino ricercatori spirituali, perchè della gente
cosiddetta spirituale è diventata così. Persone incapaci di fare qualsiasi cosa
o di reggere gli alti e bassi della vita, tutto quello che devono fare è
indossare l’abito ocra e sedere davanti a un tempio, così la loro vita è
risolta. Ma questa non è spiritualità. E’ solo accattonaggio in uniforme. Se
dovete conquistare la vostra coscienza, se dovete raggiungere l’apice della
coscienza, non potrete farcela mendicando.

Esistono due tipi di mendicante – Gautama, il Buddha, e le persone di quel
livello, sono mendicanti supremi. Tuti gli altri sono semplici mendicanti. Direi
che il mendicante sulla strada e il re sul suo trono sono entrambi mendicanti.
Entrambi chiedono continuamente qualcosa all’esterno. Il mendicante di strada
chiederà soldi, cibo o ricovero. Il re potrebbe chiedere la felicità, o la
conquista di un altro regno, o simili insensatezze. Lo vedete come ciascuno sta
mendicando qualcosa? Gautama mendicava soltanto il cibo, per il resto era del
tutto autosufficiente. Tutti gli altri l’unica cosa che non mendicano è il cibo.
Mendicano per qualsiasi altra cosa. Tutta la loro vita è accattonaggio.
Guadagnano solo cibo. Un essere spirituale ha guadagnato ogni altra cosa al suo
interno e mendica solo per il cibo. Qualunque modo pensiate sia il migliore,
siate. La via che pensate sia la più efficace per vivere, vivetela.

Una volta che si sia realizzato questo, si conduce una vita differente. Quando
non ci sono più desideri, niente più bisogni interiori, solo allora si comprende
cos’è l’amore, la gioia e cosa significa condividere. Condividere è: ‘Tu non mi
devi nulla, perchè io non ho bisogno di nulla da te, ma, comunque, io dividerò
questo con te’. Una vita intera fondata sul baratto può essere conveniente, ma è
la via dei deboli.

Questa debolezza è la prima cosa che si deve abbandonare quando si incontra
Shiva. Se si vuole incontrarLo, è bene stare alle Sue condizioni. Shiva non
viene a incontrare un semplice mendicante. Dunque si deve imparare ad
incontrarLo alle sue condizioni, o dissolversi; queste sono due vie. Gnana e
Bhakti significano proprio questo. Bhakti significa fare di sè stessi lo zero
assoluto e incontrare Lui. Gnana significa incontrare Shiva alle Sue condizioni:
diventare infiniti. Altrimenti, non ci sono possibilità di incontrarLo.

Amore, o Bhakti, sembra la via più facile. Lo è, ma vi sono un maggior numero di
tranelli lungo il cammino, rispetto a Gnana. Nella Bahkti non è dato sapere.
Anche se si è caduti in una trappola, non è dato di saperlo; così è questa via.
Non si sa neppure di essere preda delle proprie illusioni. In Gnana non è così.
Ogni passo che si fa, si conosce. Non posso dire se sia un cammino difficile, ma
è un cammino per coraggiosi, non per deboli. Il deboli non potrebbero mai farlo,
ma ognuno ha la possibilità di farlo. Tutti hanno le capacità per farlo se
superano le proprie limitazioni. Dipende solo dal possedere o no la volontà di
farlo, tutto qui.

Si diventa ciò che si pensa. Spontaneamente le energie tendono verso ciò che
consideriamo supremo. Chi desideri percorrere il cammino spirituale deve fare in
modo che esso sia il pensiero dominante nella sua mente, che sia ‘la prima e
l’ultima cosa che voglio nella mia vita’. In questo modo, spontaneamente, le
energie si orienteranno ad esso. Solo allora la lotta che si combatte momento
per momento è finita e non si deve più lottare per correggere sé stessi.”

“How to be emperors of himself”

Sadhguru Jaggi Vasudev of

“To be spiritual is to be emperor himself. This is the way
be, there is perhaps another? Is anyone in good conscience choose to
look for something else or by someone else? It does not mean that we should become
completely self-sufficient. There will always be inter-dependence, but within
of ourselves is all: there is no need to look elsewhere. Even the
company of someone is not necessary. If someone wants it, I’ll you
offer, but for yourself you do not need. This means that you are not
most of the beggars, inside. Only for the things you will need the external world
outside. This is the ultimate freedom.

Spirituality is not for the weak. If you are unable to do anything else in
life and thus think you can be spiritual, you are wrong. Only if you
able to undertake anything and do well in this world, perhaps there
the chance that you will be suited to spirituality.

It is not something intended for people who do not know anything else. Today
the impression that the whole country, and perhaps the world, is that only people
useless good for nothing and become spiritual seekers, because of the people
so-called spiritual has become so. People unable to do anything
or to withstand the ups and downs of life, all they have to do is
ocher wear the dress and sit in front of a temple, so their life is
resolved. But this is not spirituality. It ‘s just begging in uniform. If
you have to earn your conscience, if you need to reach the peak of
consciousness, you can not do it by begging.

There are two types of beggar – Gautama, the Buddha, and the people of that
level, beggars are supreme. Tuti others are simply beggars. I would say
the beggar on the street and the king on his throne are both beggars.
Both are constantly demanding something outside. The street beggar
ask for money, food or shelter. The king could ask for happiness, or
conquer another kingdom, or similar nonsense. You see how each is
begging for something? Gautama begged only the food, the rest was
entirely self-sufficient. All other the only thing that is not begging for food.
Begging for anything else. Their whole life is begging.
They earn only food. A spiritual being has won anything in his
Internal and just begs for food. Whichever way you think is best,
are. The way you think is the most effective way to live, live it.

Once this has been achieved, he leads a different life. When
there are no desires, no more inner needs, only then will we understand
What is love, joy and what it means to share. Share it: ‘I do not like
you have nothing, because I did not need anything from you, but, anyway, I divide
this with you ‘. A lifetime based on barter may be convenient, but it is
the way of the weak.

This weakness is the first thing you have to give up when you meet
Shiva. If you want to meet him, you should be on his terms. Shiva
is easy to meet a beggar. Therefore, we must learn to
meet its conditions, or dissolve, and these are two ways. And Gnana
Bhakti means just that. Bhakti means zero to do with themselves
absolute and meet him Gnana means Shiva to meet your requirements:
become infinite. Otherwise, there is a chance to meet him.

Love or Bhakti, it seems the easy way out. It is, but there are a greater number of
pitfalls along the way, than Gnana. In Bahkti is not known.
Even if one has fallen into a trap, not given to know, so is this way.
You do not even know to be prey to their illusions. In Gnana not.
Every step you do, you know. I can not say whether it is a difficult road, but
is a path for the brave, not weak. The weak can never do it,
but everyone has the opportunity to do so. Everyone has the capacity to do so if
outweigh its limitations. Depends only on the desire to have or not
do, that’s all.

You become what you think. Spontaneously energies tend toward what
we consider supreme. If you wish to walk the spiritual path should make
so that it is the dominant thought in his mind, which is’ the first and
the last thing I want in my life ‘. In this way, spontaneously, the
energies will be oriented to it. Only then the fight can be fought at

for the moment is over and no longer have to fight to correct themselves. “

Compassione e felicità


Riflettendo….

La Riflessione

Se c’è pace dentro di noi,
c’è spazio per un’altra mente.

Insegnante di Dharma

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Accogliere è svuotarsi di sè,
aprire lo spazio senza pregiudizio,
senza aspettativa per offrire compassione
ed attenzione amorevole.

Dove la mente che tutto afferra
e separa decade, lo spazio
della pura mente non ha confine
e sa offrire incondizionatamente
accogliendo la realtà come essa è.

Poetyca

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L’insegnamento

Compassione e felicità

Possiamo dire ed anche mezzo-crederci, che la compassione è meravigliosa,
ma in pratica le nostre azioni sono profondamente non-compassionevoli
ed arrecano, a noi e agli altri, per lo più sofferenza e frustrazione e non la felicità che stiamo cercando.

Non è assurdo che noi tutti cerchiamo costantemente la felicità,
eppure quasi tutte le nostre azioni ci conducono così nettamente lontano da essa?

Cosa immaginiamo che potrebbe recare felicità?
Forse un astuto, auto-centrato egoismo pieno di risorse, a difesa del nostro “io”,
un egoismo che può trasformarci in esseri brutali ad ogni momento, come ben sappiamo?

Ma in effetti, è vero esattamente l’opposto: l’attaccamento al sé e l’egoismo auto-gratificante,
quando li guardate in profondità, si rivelano essere la radice di ogni male per gli altri e, in definitiva, anche per noi stessi.

Sogyal Rinpoche

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Una retta pratica
supera propositi e parole
e scende in profondità
alla ricerca di cause che sono in noi,
nella fondatezza di quegli effetti
spesso opposti a quanto si dice di volere.

Solo nel profondo è possibile
fare una bonifica delle affermazioni,
degli attaccamenti e delle ombra
con la ricerca della pura luce.

Alla radice si trasforma ogni cosa
e si lasciano andare gli atteggiamenti non retti,
per trovare libertà e compassione:
senza alimentare inutili aspettative
che creano solo maschere ed apparenze,
tutte illusioni alle quali si inciampa
se non si lavora rettamente.

Poetyca

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19.12.2009 Poetyca

Testi tratti da http://www.bodhidharma.it

Reflecting ….

Reflection

If there is peace within ourselves,
there is room for another mind.

Teacher of Dharma

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Welcoming is empty of self,
open space without prejudice,
without leave to offer compassion
and loving care.

Where mind grasps that all
and separates the decade, the space
of pure mind has no boundaries
and can offer unconditionally
accepting reality as it is.

Poetyca

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Teaching

Compassion and Happiness

We can say, and even half-believe, that compassion is marvelous,
but in practice our actions are profoundly non-compassionate
and causing to ourselves and others, mostly suffering and frustration and not the happiness we are looking for.

It is absurd that we all seek happiness always,
yet almost all of our actions take us so far away from it?

What we imagine that could bring happiness?
Perhaps a clever, self-centered egotism and resourceful in defense of our “I”,
selfishness that can transform us into a brutal beings at every moment, as we all know?

But in fact, the opposite is true: the attachment to self and selfishness, self-gratifying,
When you look at them in depth, turn out to be the root of all evil for others and, ultimately, for ourselves.

Sogyal Rinpoche

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A right practice
over intentions and words
and goes in depth
looking for causes that are in us,
the merits of those effects
often opposed to what they say they want.

Only in the depth you can
make a remediation statement,
attachments and shadow
with the pursuit of pure light.

At the root it transforms everything
and let go of the non-righteous attitudes,
to find freedom and compassion:
without fueling unnecessary expectations
which only create masks and appearances,
illusions to which we all stumbles
If you are not working properly.

Poetyca

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19.12.2009 Poetyca

Text taken from:

Il Fiore di Bodhidharma

Questo momento


Questo momento

Riflettendo…

La Riflessione

Fino a che sarete soggetti al giogo della vita,
ad essa legati dalla forza dell’abitudine,
non potrete essere liberi dal grave peso del corpo.

Maestro Kuei-Shan (771-854)

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Seguire solo l’abitudine,
senza ricerca di consapevolezza,
senza progetto e senza attenzione
per realizzare la libertà di essere
ci fa somigliare a cavalli
che conoscono a memoria la strada
e non cambiano mai percorso,
perchè incapaci di immaginare
che possa esserci un altro percorso
rispetto a quello inciso nella memoria
e divenuto abitudine.

Anche l’elefante, da sempre legato
ad un albero e condotto dall’uomo
non è capace di ribellarsi
malgrado la sua forza, difatti
non sa di possederla e non la sa usare
in forma indipendente rispetto agli ordini
che gli sono impartiti.

Solo nella nostra ricerca interiore
possiamo capire di cosa siamo capaci
e sappiamo affinare i nostri talenti,
per essere quel che veramente siamo
e non solo emulatori di altrui aspettative.

Poetyca

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L’insegnamento

Questo momento

Portate la vostra attenzione a questo momento, al qui ed ora.
Qualsiasi cosa stiate sentendo fisicamente o emotivamente,
di qualsiasi natura essa sia, questo è il modo in cui essa è.

Questa conoscenza del modo in cui la cosa è si chiama consapevolezza;
è il modo in cui noi facciamo esperienza dell’ora.

Prestate attenzione a questo.
Quando siamo pienamente coscienti, attenti al qui e ora senza attaccamento,
allora non stiamo cercando di risolvere i nostri problemi,
non stiamo ricordando il passato o pianificando il futuro.

E se stiamo facendo queste cose allora fermiamoci e riconosciamo quello che stiamo facendo.
Il non attaccamento significa che non stiamo creando niente di più nella nostra mente; siamo solo presenti.
Questo significa riflettere sul modo in cui la cosa è.

Ajahn Sumedho

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Comprendere, vivere attimo per attimo,
accogliere e non proiettare aspettative
è avere la chiave per restare attenti all’adesso,
al momento che sto vivendo senza scappare lontano.

Saper accogliere la realtà come essa è,
senza reagire, restando equidistanti
è non sollevare eccessiva polvere
a cause delle emozioni,
nella consapevolezza che quello che arriva
è destinato a cessare.

Poetyca

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01.08.2009 Poetyca

Testi tratti da: http://www.bodhidharma.it

This time

Reflecting …

Reflection

As long as you will be subject to the yoke of life,
linked to it by the force of habit,
can not be free from the heavy weight of the body.

Master Kuei-Shan (771-854)

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Follow only the habit
without looking for awareness,
without attention and without project
to achieve the freedom to be
makes us look like horses
who know by heart the way
and never change the path,
unable to imagine why
that there may be another route
than that recorded in the memory
and became a habit.

Even the elephant, always connected
to a tree and led by the man
is not able to rebel
Despite its strength, in fact
can not possess it and not know how to use
in the form independent of the orders
that are taught.

Only in our inner search
we can understand what we are capable
and we refine our talents,
to be what we really are
and not just emulators expectations of others.

Poetyca

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The teaching

This time

Bring your attention to this moment, the here and now.
Whatever you are feeling physically or emotionally,
whichever it is, this is the way it is.

This knowledge of how the thing is called knowledge;
is the way we experience time.

Pay attention to this.
When we are fully conscious, attentive to the here and now without attachment,
then we are not trying to solve our problems,
we are not remembering the past or planning for the future.

And if we are doing these things then we stop and recognize what we’re doing.
Non-attachment does not mean that we are creating nothing more in mind, we are only at present.
This is to reflect on how it is.

Ajahn Sumedho

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Understanding, living moment to moment,
welcome and not to project expectations
the key is to have to stay alert Adesso,
right now I’m living without run away.

Know how to accept reality as it is,
without reacting, remaining equidistant
is not to raise excessive dust
causes of emotions,
in the knowledge that what comes
is destined to end.

Poetyca

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01.08.2009 Poetyca

Text taken from:

 

Il Fiore di Bodhidharma

                                                                                                    Prendere rifugio – Riflettendo