Archivio | 13/12/2019

In cerca di unità


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In cerca di unità

Non esiste un unico piano, prettamente materiale,
dove ogni cosa è destinata a mutare, a disfarsi,
ma attraverso la possibilità di aprirci ad un’ampia visione,
noi tutti conosciamo e diventiamo consapevoli
che nella pienezza degli opposti, esiste tra gli altri,
anche un piano nel quale all’ombra corrisponde la luce,
la medesima che proiettandosi è origine di tale ombra,
di confusione e di paura, di quel senso di smarrimento
che ci lascia incapaci di comprendere che direzione prendere..
Il caos è opposto all’armonia, ma anche un segno di lontananza
dalla luce, della quale si è sempre in cerca,
sebbene non sempre si è capaci di comprenderlo.
In fondo, tutti noi, siamo opposti in cerca di unità.

17.01.2015 Poetyca
Looking for units

There is no single plan, purely material,
where everything is destined to change, to discard,
but through the ability to open up a broad view,
we all know and become aware
that in the fullness of opposites exists among others,
also a plan in which the shade matches the light,
the same that is projecting origin of this shadow,
of confusion and fear, that sense of loss
that leaves us unable to understand what direction to take ..
The chaos is opposed to harmony, but also a sign of the distance
from light, which is always in search,
  although it was not always able to understand it.
After all, all of us, we are opposites in search of unity.

01/17/2015 Poetyca

Nel rispetto di sè


Nel rispetto di sè

Siamo tutti contenitori di esperienze,
aspettative mancate, intrecci di fiori e spine.
A noi la forza di farci carico di quei segnali
che spesso intaccano la nostra anima, generando insicurezze.
Spesso interpretiamo gli eventi come se fossimo noi
la causa diretta: abbandoni, fughe, ferite e rabbia.
Ma è la vita ad essere dura, a non dare scelta e non tutti
hanno il coraggio di scavare e guardare in profondità,
di evitare gli impulsi per camminare con calma e compassione.

Ci si accanisce sugli altri, i più deboli,
per sentirci più forti,
quelli che non cedono, che sono ” normali”,
ma non sappiamo che queste maschere
ci rendono solo senza cuore.

Si proietta spesso come esterna la causa
di ogni nostro malessere,
ci viene insegnato a confrontarci con gli altri
e a vivere come uno svantaggio
se nella competizione non emergiamo
e la nostra frustrazione diventa scontento
per le conquiste degli altri, con i quali crediamo
di dover fare una gara.
Si dimentica il valore di Sè abbracciando il proprio Essere,
senza biasimo o ricerca di difetto, questo perchè
non si è avuto il sostegno emotivo
che ci incoraggiasse ad accogliere la nostra unicità.

Allora si crede che la pace sia uno stato di silenzio,
di calma dall’azione ma non è così!
La pace ha origine dal nostro interno,
dal vivere le cose con quell’apertura di cuore
che non ci rende separativi,
ma capaci di vivere ogni evento con armonia,
nel rispetto di sè e degli altri.

09.12.2011 Poetyca
In self-respect

We are all containers of experiences,
missed expectations, plots of flowers and thorns.
To us the strength to take care of those signals
that often affect our soul, creating insecurities.
We often interpret events as if we
the direct cause: neglect, escapes, injuries and anger.
But life has to be hard, not to give choice and not all
have the courage to dig deep and look,
avoid the impulse to walk calmly and compassion.

There rages on the other, the weaker
to feel stronger,
those who do not surrender, they are “normal”
but we know that these masks
only make us heartless.

projects are often the cause as external
of each of our malaise,
we are taught to deal with other
and to live as a disadvantage
If the competition does not emerge
and our frustration becomes unhappy
for the achievements of others with whom we
having to make a race.
They forget the value of embracing your Self Being,
without blame or find fault, this is because
has not had the emotional support
that encourages us to accept our uniqueness.

So you believe that peace is a state of silence,
of calm, but the action is not so!
Peace originates from our internal
from living things with openness of heart
that does not make us separative,
but able to live harmoniously with each event,
respecting yourself and others.

09.12.2011 Poetyca

Ad ogni respiro


Ad ogni respiro

Vorrei ad ogni respiro
sgattaiolare fuori
da questa cella senza confine
tra pareti di roccia
che non si sgretola
al mio passo
dove certo è il percorso
anche di notte

Vorrei stelle
cariche di vita
a profumare l’aria
di pace e aromi d’amore
dove tutto palpita
e restituisce vigore
al magnete che è nel Cuore

Voce dimenticata
racchiusa tra mura
traccia nella polvere
da quando si è separata
l’essenza dell’unità
e tutti siamo condannati a vagare
su percorsi incerti

Carezze vaghe
sfiorano percorso arcano
di cui non ricordiamo l’origine
avvolte in eco e richiami
di quella nostra origine
perduta ed anelata
ad ogni respiro

10.12.2011 Poetyca

At every breath

I wish with every breath
sneak off
from this cell without borders
between walls of rock
that does not crumble
at my own pace
where it certainly is the path
even at night

I would like to stars
full of life
to perfume the air
aromas of peace and love
where all is beat
and returns force
to magnet that  is in the Heart

Lost voice
enclosed by walls
tracks in the dust
since it is separated
the essence of unity
and we are all condemned to wander
paths of uncertain

Pats vague
skim secret path
I can not remember the source
swathed in echo and references
that our origin
lost and longed
with each breath

10.12.2011 Poetyca

La gioia nella gratitudine


La gioia nella gratitudine

“La vera gioia è uno stato d’animo: al di là delle difficoltà,
degli ostacoli e dei dispiaceri, l’anima percepisce la vita come
un dono di Dio, prova per Lui infinita riconoscenza e sente il
bisogno di ringraziarlo.
Se volete essere visitati spesso dalla gioia, coltivate in voi
questo sentimento di gratitudine verso il Creatore, ma anche
verso la Natura e verso gli esseri umani. Così, anche quando non
avrete nessun motivo per rallegrarvi, il sentimento che vi sarete
abituati a coltivare verrà a cogliervi di sorpresa. Sarà come
quando, a volte, degli amici arrivano all’improvviso a farvi una
visita inaspettata.”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

Meditazione sulla gratitudine

Questa è una breve meditazione sulla gratitudine, sul mistero della gratitudine.

Essere grati, sentirsi grati.

La gratitudine che esprimiamo, la gratitudine che non esprimiamo ed altra gratitudine ancora, sepolta più in fondo, che non sappiamo nemmeno di avere.

Siamo grati.

Può darsi che abbiamo paura della gratitudine.
Può darsi che ne abbiamo paura e non lo sappiamo.

Paura che ci faccia sentire inferiori, paura che ci lasci alla mercé dell’altro.
Paura.

Quando cominciamo a capire che questa paura ci separa, che è una barriera crudele dentro di noi e tra noi e gli altri, allora cominciamo a lasciar andare, e la gratitudine può affiorare.

Essere grati significa sentire di più.
Significa scoprirsi esseri umani più completi.

Che cos’è la gratitudine? Da dove parte? Com’è? Perché?
Occasioni di gratitudine: persone, paesaggi, animali verso cui sentiamo gratitudine.

È come una carezza.
Praticando si diventa più grati.

Forse chi è veramente maturo dentro di sé passa la vita a ringraziare invece che a chiedere: di lì la gioia, il privilegio della gratitudine, il privilegio di ringraziare.

Nei momenti di sofferenza, la consapevolezza che li avvolge può assumere a volte un sapore di accettazione molto simile alla gratitudine.

C’è qualcosa di forte e di dolce nel soffrire con gratitudine ed accettazione.
C’è l’intuizione oscura di una vita più grande di quella che viviamo, dove anche la sofferenza ha un senso.

La gratitudine per le piccole cose è una grande cosa.
L’amicizia è fatta di gratitudine.

“Improvvisamente”, ha detto un poeta, “mi sentii grato.
Ma per chi e per che cosa, non so.”

La gratitudine unisce.
Sentirsi grati è come sentirsi a casa: perciò siamo così contenti. Allora la nostra vera casa, la nostra vera origine, non è altro che gratitudine.

Che tutti noi si possa essere grati.
Che tutti si possa percepire la gratitudine dentro di noi e quella che ci viene da fuori. Che tutto il mondo possa essere più grato.

Che ondata di calma e di gioia, se soltanto la gratitudine generale aumentasse un poco!
Quando pensiamo che le cose ci siano dovute, non possiamo essere grati.

Quando abbiamo capito che nulla ci è dovuto, allora incominciamo ad essere fervidamente grati, allora ci coglie di sorpresa la gratitudine.

Quando non diamo più le cose per scontate, ci ritroviamo in mano la gratitudine.

Tratto da: L’età dell’Acquario di Isabella Bresci Editore.

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Joy in gratitude

“The real joy is a state of mind: beyond the difficulties,
obstacles and disappointments, the soul perceives life as
a gift from God to test him and feels the infinite gratitude
need to thank him.
If you want to be visited often by joy, grown in you
This feeling of gratitude toward the Creator, but also
to nature and to human beings. Thus, even when not
you have no reason to rejoice, the feeling that there will be
will be used to cultivate to surprise him. It will be like
when, at times, friends come to make a sudden
unexpected visit. “

Mikhael Omraam Aïvanhov


Commentary on gratitude

This is a short meditation on gratitude, the mystery of gratitude.

Be grateful, be grateful.

The gratitude that we express the gratitude we express gratitude, and still other, more deeply buried, that does not even know you had.

We are grateful.

Maybe we are afraid of gratitude.
Maybe we are afraid and do not know.

That makes us feel less afraid, afraid to leave us at the mercy of others.
Fear.

When we begin to understand this fear that separates us, which is a cruel barrier within us and between us and others, then we begin to let go, and gratitude can emerge.

Be thankful it’s about feeling more.
Is to discover the most complete human beings.

What is gratitude? From where? How? Why?
Used with gratitude: people, landscapes, animals to which we feel gratitude.

It’s like a caress.
Doing something you become more grateful.

Perhaps those who are very mature in himself spends his life thanks instead to ask, there’s the joy, the gratitude of the privilege, the privilege to thank.

In times of suffering, the knowledge that surrounds them can sometimes take a taste very similar to the Acceptance of gratitude.

There is something strong and sweet in suffering with gratitude and acceptance.
There is an obscure intuition of a life larger than that which we live, where even the suffering has meaning.

Gratitude for the little things is a great thing.
Friendship is made of gratitude.

“Suddenly,” said a poet, “I felt grateful.
But for whom and for what, I do not know. “

Gratitude connects.
Feeling grateful is like being at home because we are so happy. Then our true home, our true home, is nothing but gratitude.

We all can be grateful.
That we can all feel the gratitude within us and that which comes to us from outside. That all the world can be more grateful.

That wave of calm and joy, if only the general increase a little gratitude!
When we think things are due, we can be thankful for.

When we realized that nothing is due to us, then we begin to be fervently thankful, then gratitude takes us by surprise.

When we do not give more things for granted, we find ourselves in the hands of gratitude.

Taken from: The Age of Aquarius Isabella Bresci Publisher.

Respiro unico


Respiro unico

Note d’argento
appese su nuvole
 tintinnano
mosse dalla brezza del cuore
intonano un canto d’anima
nell’impalpabile
viaggio a ritroso
dove è ricerca
 di armonie arcane

Nel silenzio si espande
l’onda d’amore ineffabile
meta del viaggio
voce inudibile
dell’origine del tutto

Acqua viva
nascosta
 in un varco d’anima:
soffio immoto
ed inconcepibile
movimento infinito
goccia d’oceano
scivolata
in un respiro unico

06.07.2012 Poetyca

One breath

Notes Silver
hung on clouds
jingle
moved by the breeze of the heart
sing a song of soul
impalpable
journey back
where research
harmonies of arcane

In the silence spreads
the wave of ineffable love
half of trip
inaudible voice
the origin of all

living Water
hidden
in a passage of the soul:
motionless breath
and inconceivable
infinite movement
drop of ocean
slip
in a single breath

06.07.2012 Poetyca

Le origini


Le origini

Noi abbiamo sulla origine della vita o cosa c’è dopo la morte,molte domande,
ma le risposte arrivano da diverse fonti che a volte si contraddicono:
la posizione della religione, di diverse religioni e
della scienza in particolare ci permette di ricevere diverse teorie, che a volte si smentiscono nel tempo, in particolare se riceviamo risposte dalla scienza e dagli strumenti che misurano le origini del nostro pianeta, la comparsa delle diverse forme di vita e non è sempre facile identificare una chiara origine di tutto. Ancora oggi non abbiamo risposte certe su:
Il Big Bang o Dio, una casualità oppure cosa ci sia dopo la morte fisica, se tutto finisce o se esiste continuità.
Forse a causa di questo, possono fiorire diverse religioni o un atteggiamento scettico o ateo.
Dunque, dal momento che nessuno è realmente a conoscenza della origine della vita o cosa ci sia dopo la morte, è importante riuscire a non separare ma a accogliere tutti anche riguardo le proprie credenze religiose. Nessuno ha la verità, neppure noi.

22.08.2011 Poetyca

Sources

We have on the origin of life or what happens after death, many questions,
but the answers come from different sources sometimes contradict each other:
the position of religion, of different religions and
of science in particular allows us to receive several theories, which sometimes belie the time, especially if we get answers from science and instruments that measure the origins of our planet, the emergence of different life forms and is not always easy to identify a clear source of everything. Still do not have definite answers to:
The Big Bang or God, there is a coincidence or what after physical death, if everything ends or if there is continuity.
Perhaps because of this, various religions can flourish or a skeptical attitude or atheist.
So, since nobody is really aware of the origin of life or what is after death, it is important not to separate but to be able to accommodate everyone, even about their own religious beliefs. Nobody has the truth, not even us.

22.08.2011 Poetyca

L’arte di amare


L’arte di amare

“Amore per se stessi. Mentre non suscita nessuna obiezione l’applicazione del concetto d’amore a vari oggetti, è opinione diffusa che sia virtuoso amare gli altri e peccato amare se stessi. Si ritiene che nella misura in cui amo me stesso non posso amare gli altri, che l’amore per se stessi sia una forma egoistica d’amore. Questo punto di vista ha la sua origine nel pensiero occidentale. Calvino parla di amore per se stessi come di ” una peste “, Freud ne parla in termini psichiatrici, ma, nonostante ciò, il suo giudizio è uguale a quello di Calvino. Per lui, amore per se stessi significa narcisismo, libido verso se stessi. Il narcisismo è il primo stadio dello sviluppo umano, e la persona che in età adulta ritorna a questo stadio è incapace di amare; nel caso estremo è malata di mente. Freud parte dal presupposto che l’amore sia la manifestazione della libido, e che la libido sia o rivolta verso altri (amore) o verso se stessi (amore per se stessi). Amore per gli altri e amore per se stessi sono reciprocamente esclusivi, nel senso che più ve n’è di uno, meno ve n’è dell’altro. Se l’amore per se stessi è peccato, ne deriva che l’altruismo è virtù. Sorgono ora queste domande: L’osservazione psicologica sopporta la tesi che ci sia una contraddizione basilare tra l’amore per se stessi e l’amore per gli altri? È l’amore per se stessi lo stesso fenomeno dell’egoismo, oppure è l’opposto? Inoltre, è l’egoismo per l’uomo moderno un vero interesse per se stesso come individuo, con tutte le sue possibilità intellettuali, emotive e sensuali? Non è egli diventato un’appendice del suo ruolo economico-sociale? È il suo egoismo uguale all’amore per se stesso, oppure è cagionato dalla mancanza di esso?…

….Siamo ora arrivati alle premesse psicologiche sulle quali si fonda il nostro argomento. Generalmente queste premesse sono come segue: non solo altri, ma anche noi stessi siamo l’oggetto dei nostri sentimenti e attitudini; le attitudini verso gli altri e verso noi stessi sono fondamentalmente congiuntive Rispetto al problema in questione ciò significa: l’amore per se stessi si trova in coloro che sono capaci di amare il prossimo. L’amore, come principio, è indissolubile per quel che riguarda la connessione tra “oggetti” e noi stessi. L’amore genuino è un’espressione di produttività ed implica cure, rispetto, responsabilità e comprensione. Non è un “affetto” nel senso di essere amato da qualcuno, ma uno sforzo attivo per la crescita e la felicità dell’essere amato, dettato dalla propria capacità di amare.

Amare qualcuno è la realizzazione e la concentrazione dei potere d’amore. L’affermazione fondamentale contenuta nell’amore è diretta verso la persona amata come verso un’incarnazione di qualità essenzialmente umane. L’amore per una persona implica l’amore per l’uomo come tale. La “divisione del lavoro “, come William James la chiama, per cui un uomo ama la famiglia ma non sente niente per lo ” straniero “, è sintomo d’incapacità d’amare. L’amore dell’uomo non è, come generalmente si crede, una astrazione che viene dopo l’amore per una specifica persona, ma è la sua premessa, sebbene geneticamente la si acquisisca amando specifici individui.

Ne deriva che il mio io deve essere un oggetto di amore tanto quanto ogni altro essere. L’affermazione della propria vita, felicità, crescita, libertà è determinata dalla propria capacità di amare, cioè nelle cure, nel rispetto, nella responsabilità e nella comprensione. Se un individuo è capace di amare in modo produttivo, ama anche se stesso; se può amare solo gli altri, non può amare completamente.

Se l’amore per se stessi non è disgiunto dall’amore per gli altri, come ci spieghiamo l’egoismo, che ovviamente esclude qualsiasi interesse genuino per gli altri? L’egoista s’interessa solo di se stesso, vuole tutto per sé, non prova gioia nel dare, ma solo nel ricevere. Vede il mondo esterno solo dal punto di vista di ciò che può ricavarne; non ha interesse per le necessità degli altri, né rispetto per la loro dignità e integrità. Non può vedere altro che se stesso; giudica tutto e tutti dall’utilità che gliene deriva; è fondamentalmente incapace d’amare. Questo non prova che l’interesse per gli altri e l’interesse per se stessi sono alternative inevitabili? Sarebbe così se l’egoismo e l’amore per se stessi fossero la stessa cosa. Ma questa convinzione è l’errore che ha suscitato tante conclusioni errate riguardo il nostro problema. Egoismo e amore per se stessi, anziché essere uguali, sono opposti. L’egoista non ama troppo se stesso, ma troppo poco; in realtà odia se stesso. Questa mancanza di amore per sé, che è solo un’espressione di mancanza di produttività, lo lascia vuoto e frustrato. È solo un essere infelice e ansioso di trarre dalla vita le soddisfazioni che impedisce a se stesso di raggiungere. Sembra interessarsi troppo di sé, ma in realtà non fa che un inutile tentativo di compensare la mancanza di amore per sé. Freud sostiene che l’egoista è un narcisista, che ha concentrato su se stesso ogni capacità d’amore. P vero che gli egoisti sono incapaci di amare gli altri, ma sono anche incapaci di amare se stessi.

È più facile capire l’egoismo se lo si paragona ad un morboso interesse per gli altri, come lo troviamo, ad esempio, in una madre troppo premurosa. Mentre lei crede di essere particolarmente attaccata al suo bambino, in realtà ha una profonda, repressa ostilità per l’oggetto del proprio interesse. È eccessivamente premurosa, non perché ami troppo il proprio figlio, ma perché deve compensare la sua incapacità di amarlo.

Questa teoria sulla natura dell’egoismo è nata dall’esperienza psicoanalitica dell'”altruismo” nevrotico, un sintomo di nevrosi osservato in molti soggetti turbati non solo da questo sintomo, ma da altri ad esso connessi, quali la depressione, la stanchezza, l’incapacità di lavorare, il fallimento nei rapporti col prossimo, e via dicendo. Non solo l’altruismo non è considerato un “sintomo”; è spesso l’unico tratto positivo del carattere del quale i soggetti si vantano. La persona ” altruista ” non vuole niente per sé; vive solo per gli altri, si vanta di non considerarsi importante. È sorpresa di scoprire che, ad onta del proprio altruismo, è assai infelice e che i suoi rapporti con coloro che la circondano non l’appagano. Uno studio analitico dimostra che questo altruismo non è qualcosa di separato dagli altri sintomi, ma uno di essi, e spesso il più importante; che il soggetto è inibito nelle proprie capacità di amare e di godere; che è pieno di ostilità verso la vita e che dietro la facciata dell’altruismo si nasconde un sottile ma intenso egocentrismo. Questo individuo può essere curato solo se anche il suo altruismo è interpretato come un sintomo tra gli altri, in modo che la sua aridità, che sta alla base sia dell’altruismo che degli altri sintomi, possa essere corretta.”

Tratto da “L’arte di Amare” di Erich Fromm edito da Mondadori

The Art of Loving“Love yourself. While it raises no objection to the application of the concept of love to various objects, it is widely believed that it is virtuous to love others, love yourself and sin. It is believed that as far as I can not love myself love others, that love for oneself is a selfish form of love. This view has its origins in Western thought. Calvin speaks of love for oneself as a “plague”, Freud speaks in termspsychiatric disorders, but despite that, his opinion is equal to that of Calvin. For him, love for oneself is narcissism, libido towards themselves. Narcissism is the first stage of human development, and the person returns in adulthood at this stage is unable to love, in the extreme case of mind is sick. Freud starts from the premise that love is the manifestation of libido, and libido is or is facing other (love) or to oneself (self-love themselves). Love for others and self-love are mutually exclusive in the sense that there is something more than one, unless there is something other. If the self-love is a sin, it follows that ‘altruism is a virtue. now these questions arise: The psychological observation supports the thesis that there is a basic contradiction between love for oneself and love for others? It is love for oneself the same phenomenon of’ selfishness, or is it the opposite? In addition, it is selfishness for the modern man a real interest for himself as an individual, with all his intellectual capabilities, emotional and sensual? Is he not become an appendage of its economic role -Social? his selfishness is equal to the love for himself, or is caused by the lack of it? ……. We are now arrived at the psychological premises on which it is based on our subject. Generally, these assumptions are as follows: not only others but also we ourselves are the object of our feelings and attitudes, attitudes toward others and ourselves are basically conjunctivae Compared to the problem in question, which means: self-love is the same in those who are capable of loving our neighbor.Love, in principle, is indissoluble as regards the connection between “objects” and ourselves. Genuine love is an expression of productivity and implies care, respect, responsibility and understanding. It is not an “affection” in the sense of being loved by someone, but an active effort for growth and happiness of the loved one, dictated by their capacity to love.

To love someone is the realization and the concentration of the power of love. The fundamental assertion contained in the love is directed toward a loved one to an embodiment as essentially human quality. Love for one person implies love for man as such. The “division of labor” as William James calls it, a man that loves his family but he feels nothing for the “foreign” is a symptom of inability to love.The love of man is not, as generally believed, an abstraction that is after the love for a specific person, but his premise, although it is genetically loving acquire specific individuals.

The result is that my ego has to be an object of love as any other being. The affirmation of life, happiness, growth, freedom is determined by its capacity to love, that is in the care, respect, responsibility and the understanding. If an individual is able to love productively, he loves himself too, if he can love only others can not love completely.

If the love of self is not separated from love for others, as we explain the self-interest, which of course excludes any genuine concern for others? The selfish, interested only in himself, wants everything for himself, feels no joy in giving, but only receive. He sees the outside world only in terms of what we can obtain, is not interested in the needs of others, or respect for their dignity and integrity. Can not see nothing but himself; judges everything and all the utility that comes him, is basically incapable of love. This does not prove that the concern for others and self-interest alternatives are inevitable? It would be so if the selfishness and self-love were the same thing. But this belief is the error that has caused so many wrong conclusions about our problem. Selfishness and self-love, instead of being equal, are opposites. The egoist is not too fond of himself, but too little, actually hates himself. This lack of self-love, which is only an expression of lack of productivity, leaves him empty and frustrated. It is only to be unhappy and anxious to reap the rewards from life that keeps himself to reach. It seems too self-interested, but it does not make a futile attempt to compensate for the lack of love for oneself. Freud argues that the egoist is a narcissist, he focused on himself all the ability to love. P selfish true that they are incapable of loving others, but they are also unable to love themselves.

It is easier to understand selfishness when compared to a morbid interest in others, as we find, for example, in a caring mother too. While she believes to be particularly attached to her baby actually has a deep, pent-up hostilities for the object of his interest. It is too thoughtful, too, not because you love your son, but because it must compensate for his inability to love him.

This theory about the nature of egoism is born from the experience of the psychoanalytic ‘”altruism” neurotic, a symptom of neurosis seen in many individuals not only troubled by this symptom, but by others connected to it, such as depression, fatigue, the ‘inability to work, failure in relationships with others, and so on. Not only that altruism is not considered a “symptom” is often the only positive trait of character of those who boast. The person “caring” does not want anything for himself and lives only for others, it has not considered important. It’s no surprise to discover that, in spite of their altruism, is very unhappy and that her relationships with those around her did not gratify. One case study shows that this altruism is not something separate from other symptoms, but one of them, and often the most important, that the subject is inhibited in their ability to love and enjoy, which is full of hostility towards life and that behind the facade of altruism lies a subtle but intense self-centeredness. This individual can be treated only if their altruism is interpreted as a symptom among others, so that its aridity, which is the basis of altruism is that of the other symptoms, can be corrected. “

Taken from “The Art of Loving” by Erich Fromm published by Mondadori