Archivio | 14/12/2019

I Quattro Affidamenti


Riflettendo…

La Riflessione

Cambiando l’acqua ad un fiore

L’acqua mantiene fresco il fiore.
Il fiore ed io siamo uno.

Quando il fiore respira, io respiro.
Quando il fiore sorride, io sorrido.

Maestro Thich Nhat Hanh

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Offerta di cure,
con amorevolezza e compassione
è dare alimento alla vera natura
che non è separativa ma conduce
con la consapevolezza dell’interessere
alla conoscenza che in ogni manifestazione
dei fenomeni anche noi intersiamo.

Poetyca

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L’insegnamento

I Quattro Affidamenti

Fate affidamento sul messaggio del Maestro, non sulla sua personalità.
Fate affidamento sul significato, non semplicemente sulle parole.

Fate affidamento sul significato reale e profondo, non su sensi dubbi o casuali.
Fate affidamento sulla vostra mente di saggezza, non sulla vostra mente ordinaria e giudicante.

Signore Buddha

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Affidarsi è saper lasciare i remi
perchè la corrente ci conduca
dove dobbiamo essere:

senza timore si accoglie la via
senza giudizio si abbandonano le paure
senza ricerca si trova l’essenza

perchè tutto in noi sia il contenitore vuoto
che accoglie il contenuto e ne sappia
preservare l’essenza.

Affidarsi è ascoltare la vera natura
che nel dharmakaya manifesta quel che è
dove il retto agire nasce dal retto ascolto.

Nel Dharma l’origine di ogni equilibrio
per saper dare saggezza al proprio sentire
ed essere oscillante flusso della ricerca.

Poetyca

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19.01.2008 Poetyca

testi tratti da:http://www.bodhidharma.it

La rabbia


La rabbia

Perché cerchi la gioia fuori da te,
non sai che la puoi trovare solo nel tuo cuore?

Tagore

Che cos’è la rabbia? La rabbia è una emozione tipica, considerata fondamentale da tutte le teorie psicologiche poiché per essa è possibile identificare una specifica origine funzionale, degli antecedenti caratteristici, delle manifestazioni espressive e delle modificazioni fisiologiche costanti, delle prevedibili tendenze all’azione. Essendo un’emozione primitiva, essa può essere osservata sia in bambini molto piccoli che in specie animali diverse dell’uomo.

Quindi, insieme alla gioia e al dolore, la rabbia è una tra le emozioni più precoci.
Essendo l’emozione la cui manifestazione viene maggiormente inibita dalla cultura e dalle società attuali, molto interessanti risultano gli studi evolutivi, in grado di analizzare le pure espressioni della rabbia, prima cioè che vengano apprese quelle regole che ne controllano l’esibizione. Inoltre, la rabbia fa parte della triade dell’ostilità insieme al disgusto e al disprezzo, e ne rappresenta il fulcro e l’emozione di base. Tali sentimenti si presentano spesso in combinazione e pur avendo origini, vissuti e conseguenze diverse risulta difficile identificare l’emozione che predomina sulle altre. Moltissimi risultano essere i termini linguistici che si riferiscono a questa reazione emotiva: collera, esasperazione, furore ed ira rappresentano lo stato emotivo intenso della rabbia; altri invece esprimono lo stesso sentimento ma di intensità minore, come: irritazione, fastidio, impazienza.

Da dove nasce la rabbia?

Per la maggior parte delle teorie la rabbia rappresenta la tipica reazione alla frustrazione e alla costrizione, sia fisica che psicologica.
Pur rappresentandone i denominatori comuni, la costrizione e la frustrazione non costituiscono in sé le condizioni sufficienti e neppure necessarie perché si origini il sentimento della rabbia. La relazione causale che lega la frustrazione alla rabbia non è affatto semplice. Altri fattori sembrano infatti implicati affinché origini l’emozione della rabbia. La responsabilità e la consapevolezza che si attribuisce alla persona che induce frustrazione o costrizione sembrano essere altri importanti fattori.

Ancor più delle circostanze concrete del danno, quello che più pesa nell’attivare una emozione di rabbia sembra cioè essere la volontà che si attribuisce all’altro di ferire e l’eventuale possibilità di evitare l’evento o situazione frustrante.
Insomma ci si arrabbia quando qualcosa o qualcuno si oppone alla realizzazione di un nostro bisogno, soprattutto quando viene percepita l’intenzionalità di ostacolare l’appagamento.

Contro chi ci si arrabbia?

L’emozione della rabbia può essere quindi definita come la reazione che consegue ad una precisa sequenza di eventi

stato di bisogno
oggetto (vivente o non vivente) che si oppone alla realizzazione di tale bisogno
attribuzione a tale oggetto dell’intenzionalità di opporsi
assenza di paura verso l’oggetto frustrante
forte intenzione di attaccare, aggredire l’oggetto frustrante
azione di aggressione che si realizza mediante l’attacco.
Questo è quello che avviene in natura, anche se l’evoluzione sembra aver plasmato forti segnali che inducono la paura e di conseguenza la fuga, impedendo cosi l’aggressione dell’avversario. Nella specie umana, di solito, si assiste non solo ad una inibizione della tendenza all’azione di agg ressione e attacco ma addirittura al mascheramento dei segnali della rabbia verso l’oggetto frustrante. Nella specie umana, la cultura e le regole sociali a volte impediscono di dirigere la manifestazione e l’azione direttamente verso l’agente che scatena la rabbia.

Tre possono quindi essere i fondamentali destinatari finali della nostra rabbia:

oggetto che provoca la frustrazione
un oggetto diverso rispetto a quello che provoca la frustrazione (spostamento dall’obiettivo originale)
la rabbia può infine essere diretta verso se stessi, trasformandosi in autolesionismo ed auto aggressione.

Come il corpo manifesta la rabbia?

Per quanto siano estremamente forti le pressioni contro la manifestazione della rabbia, essa possiede una tipica espressione facciale, ben riconoscibile in tutte le culture studiate. L’aggrottare violento della fronte e delle sopracciglia e lo scoprire e digrignare i denti, rappresentano le modificazioni sintomatiche del viso che meglio esprimono l’emozione della rabbia. Tutta la muscolatura del corpo può estendersi fino all’immobilità.
Le sensazioni soggettive più frequenti possono essere: la paura di perdere il controllo, l’irrigidimento della muscolatura, l’irrequietezza ed il calore. La voce si fa più intensa, il tono sibilante, stridulo e minaccioso. L’organismo si prepara all’azione, all’attacco e all’aggressione. Le variazioni psicofisiologiche sono quelle tipiche di una forte attivazione del sistema nervoso autonomo simpatico, ossia: accelerazione del battito cardiaco, aumento della pressione arteriosa e dell’irrorazione dei vasi sanguigni periferici, aumento della tensione muscolare e della sudorazione. Gli studi sugli effetti dell’inibizione delle manifestazioni aggressive sembrano indicare che chi non esprime in alcun modo i propri sentimenti di rabbia tende a viverli per un tempo più lungo.

Quali sono le funzioni della rabbia?

Le modificazioni psicofisiologiche che si manifestano attraverso la potente impulsività e la forte propensione all’agire con modalità aggressive sono funzionali alla rimozione dell’oggetto frustrante. La rabbia è sicuramente uno stato emotivo che aumenta nell’organismo il propellente energetico utilizzabile per passare alle vie di fatto, siano queste azioni oppure solo espressioni verbali. La rimozione dell’ostacolo che si oppone alla realizzazione del bisogno può avvenire sia attraverso l’induzione della paura e la conseguente fuga sia mediante un violento attacco.

Le numerose ricerche compiute sui comportamenti di specie diverse dall’uomo, hanno dimostrato che l’ira e le conseguenti manifestazioni aggressive sono determinate da motivi direttamente o indirettamente legati alla sopravvivenza dell’individuo e delle specie. Gli animali spesso attaccano perché qualcosa li spaventa oppure perché vengono aggrediti da predatori, per avere la meglio sul rivale sessuale, per cacciare un intruso dal territorio o per difendere la propria prole.
Negli uomini invece, i motivi alla base di un attacco di rabbia riguardano maggiormente la frustrazione di attività che erano connesse con l’immagine e la realizzazione di sé. Lo scopo in questo caso sembra più rivolto a modificare un comportamento che non si ritiene adeguato. L’arrabbiarsi, motivando chiaramente le motivazioni dello scontento, sembra infatti essere una procedura per ottenere un utile cambiamento.

http://www.benessere.com/psicologia/emozioni/la_rabbia.htm

Anger


Why seek the joy out of you,
do not know that you can only find in your heart?

Tagore

What is anger? Anger is an emotion typical, seen as fundamental to all psychological theories since it is possible to identify a specific functional origin, characteristic of the antecedents, manifestations of expression and physiological changes consistent, predictable trends of the action. Since primitive emotion, it can be observed both in very young children that different species of man.

So, along with the joy and pain, anger is one of the earliest emotions.
Since the emotion whose expression is inhibited more by the culture and societies, are very interesting evolutionary studies, to analyze the pure expressions of anger, that is, they are first learned the rules that control the performance. Furthermore, the anger is part of the triad of hostility with the disgust and contempt, and represents the fulcrum and the basic emotion. These feelings often occur in combination, and despite having origins, experiences and different outcomes is difficult to identify the emotion that predominates over the others. Many appear to be the linguistic terms that refer to this emotional reaction: anger, frustration, rage and anger are the emotional state of intense anger, while others express the same sentiment but of lower intensity, such as: irritation, annoyance, impatience.

Where does the anger?

For most theories of anger is the typical reaction to frustration and coercion, both physical and psychological.
While representing the common denominators, compulsion and frustration is not in itself sufficient nor necessary conditions because the feeling of anger origins. The causal relationship that links the frustration to anger is not easy. Other factors seem to imply that the origins of the emotion anger. The responsibility and the knowledge that is attributed to the person who causes frustration or compulsion seem to be other important factors.

Even more of the specific circumstances of the damage, the one that weighs in activating an emotion of anger that seems to be a willingness to hurt another who gives and any chance to avoid the event or situation frustrating.
In short, we get angry when something or someone is opposed to the realization of our need, especially when the perceived intent to hinder the fulfillment.

Against whom are we angry?

The emotion of anger can then be defined as the reaction that follows a precise sequence of events

state of need
object (living or nonliving) which opposes the realization of this need
attribution to the object of intention to oppose
lack of fear toward the object frustrating
strong intention to attack, attack the frustrating object
act of aggression brought about through the attack.
This is what happens in nature, even if the evolution seems to have formed strong signals that induce fear and consequently the flight, thus preventing the attack of the opponent. In humans, usually, there is not only to an inhibition of the tendency of the action and attack adj ressure but also the masking of signals of anger toward the object frustrating. In humans, culture and social rules sometimes prevent the event and to direct the action directly to the agent that triggers the anger.

Three may be the final recipients of the fundamental our anger:

object that causes frustration
an object other than the one that causes the frustration (the original lens shift)
Finally, anger can be directed towards themselves, becoming self-harm and self-aggression.

As the body manifests the anger?

As the pressures are very strong against the manifestation of anger, it has a typical facial expression, recognizable in all cultures studied. The wrinkling of the forehead and eyebrows violent and discover and gnashing of teeth, the changes are symptomatic of the face that best express the emotion of anger. All the muscles of the body may extend up to immobility.
The most frequent subjective sensations may be the fear of losing control, the stiffening of the muscles, restlessness and warmth. The voice becomes more intense, the tone hissing, screeching and threatening. The body prepares for action, the attack and aggression. The psychophysiological changes are typical of a strong activation of the autonomic sympathetic nervous system, namely: rapid heartbeat, increased blood pressure and perfusion of peripheral blood vessels, increased muscle tension and sweating. Studies on the effects of inhibition of aggressive manifestations seem to indicate that those who do not in any way express their feelings of anger tend to experience them for a longer time.

What are the functions of anger?

The psychophysiological changes that occur through the powerful impulsive and aggressive mode with a strong propensity to action are instrumental in the removal of the object frustrating. Anger is definitely an emotional state that increases the body the fuel energy used to go to blows, these actions are, or just verbal expressions. The removal of the obstacle which opposes the realization of the need can be done either through the induction of fear and the resulting flight or by a violent attack.

The extensive research done on the behavior of species other than human, have shown that the resulting anger and aggressive manifestations are determined for reasons directly or indirectly related to the survival of the individual and species. The animals often attack because something scares them or because they are attacked by predators, to get the better of the rival sex to chase an intruder from the territory or to defend their offspring.
In men, however, the reasons for an attack of rage concern more the frustration of activities that were associated with the image and self-realization. The goal here seems more open to change a behavior that is not considered appropriate. The angry, clearly justifying the reasons of discontent, seems to be a procedure for obtaining a useful change.

http://www.benessere.com/psicologia/emozioni/la_rabbia.htm

Luci ed ombre – Lights and shadows


🌼Luci ed ombre🌼

Luci ed ombre
alba e tramonto
negli sguardi
in ricerca
di attimi e voci
Profumi simili
in questo viaggio
per riconoscere
già adesso
origine e destinazione

19.12.2018 Poetyca
🌼🌿🌼#Poetycamente
🌼Lights and shadows

Lights and shadows
Sunrise and Sunset
in looks
in research
of moments and voices
Similar perfumes
on this trip
to recognize
already now
origin and destination

19.12.2018 Poetyca

L’esempio delle due frecce


buddha1

Facciamo l’esempio di un tale che,
trafitto da una freccia,
ne riceva una seconda, sentendo quindi
il dolore di entrambe le ferite.
Ecco, la stessa cosa accade quando un ignorante,
che non conosce l’insegnamento,
viene a contatto con una sensazione spiacevole
e — come reazione — si preoccupa, si agita, piange, grida,
si batte sul petto, perde il senso della realtà.
Così egli fa esperienza di due dolori:
quello fisico e quello mentale.
Afflitto dalla sensazione spiacevole,
reagisce con avversione e,
con questo atteggiamento, comincia a creare in sé
un condizionamento di avversione.
Infatti, allorché prova queste sensazioni sgradevoli,
cerca una compensazione in qualche sensazione piacevole,
perché — da persona ignorante qual è — non sa rispondere correttamente
a una sensazione spiacevole se non rifugiandosi nel piacere dei sensi.
E quando comincia a godere di un piacere comincia ad instaurarsi in lui
un condizionamento al desiderio, alla brama.
È completamente inconsapevole di come vadano le cose.
Ovvero non sa che le sensazioni sono impermanenti,
non sa quale sia l’origine della sete di esse,
non conosce il pericolo che le sensazioni rappresentano,
e non sa quale sia il modo di non esserne schiavi.
Questa sua incapacità crea dentro questo tipo di persona
un condizionamento d’ignoranza.
Provando sensazioni piacevoli, spiacevoli o neutre,
l’ignorante, rimanendone condizionato, lontano dalla verità,
è soggetto alla nascita, alla morte, alla vecchiaia, ai turbamenti,
alle sofferenze, alle negatività. L’ignorante è così destinato all’infelicità.

Samyutta Nikaya, XXXVI, 6, 391

Let’s take the example of a such that,
pierced by an arrow,
will receive a second, feeling so
the pain of both wounds.
Here, the same thing happens when an ignorant,
who does not know the teaching,
comes in contact with an unpleasant sensation
and – as a reaction – is concerned, shake, cry, cries,
beats on his chest, he loses all sense of reality.
So he experiences two pains:
the physical and the mental.
Plagued by painful feeling,
reacts with aversion and,
with this attitude, it begins to create itself
an aversion conditioning.
In fact, when testing these unpleasant sensations,
seeks compensation in some pleasant feeling,
why – what is to be ignorant – not correctly answer
to an uncomfortable feeling if you do not take refuge in the pleasure of the senses.
And when he begins to enjoy a pleasure starting to build in him
packaged with the desire, the longing.
It is completely unaware of how things go.
That does not know that the feelings are impermanent,
does not know what the origin of the thirst for them,
does not know the danger that the sensations represent,
and does not know how it can not be slaves.
This inability creates in this kind of person
a conditioning ignorance.
Trying pleasant, unpleasant or neutral feedback,
the ignorant, remaining conditional far from the truth,
is subject to birth, death, old age and disturbances,
to suffering, negativity. The ignorant way is intended to unhappiness.

Samyutta Nikaya, XXXVI, 6, 391

Cosa seminiamo?


Cosa seminiamo?

Tutto è una conseguenza di quello
che attraverso una nostra intenzione noi abbiamo espresso:
una idea,una azione, anche una reazione.
Noi pensiamo e crediamo profondamente in qualcosa
e mentre noi facciamo questo abbiamo scelto,
temendo a distanza la opposta idea.
Ma se per noi è difficile non scegliere,
guardare senza giudicare,
allora è difficile pensare
che noi agiamo o scegliamo di non agire nelle situazioni.

Ogni giorno è opportunità,
opportunità di continuare un atteggiamento
oppure opportunità di aprire la porta al cambiamento.

Quando noi pensiamo che il mondo è contro di noi,
che noi non siamo abbastanza: belli, bravi, intelligenti, abili,
allora noi scegliamo di essere vittima, di non agire e di permettere
che la opportunità che bussa alla nostra porta vada via.

Nessuno è vittima ma è concausa di eventi, si rende passivo
di fronte a scelte di altri e non ha ancora trovato la consapevolezza
per guardare con chiarezza che tutto è quello che si è creduto.

Noi possiamo usare pensieri ricchi di bellezza, armonia e gioia,
vincere la paura, il nostro attaccamento
e le aspettative che sono una causa di sofferenza.

Il buddha affermava:

Semina un pensiero e nascerà un’azione.
Semina un’azione e nascerà un’abitudine.
Semina un’abitudine e nascerà un carattere.
Semina un carattere e nascerà un destino …

Poiché la mente precede i modi d’essere,
originati dalla mente,
reati dalla mente.
Nella mente ha origine la sofferenza.
Nella mente ha origine la cessazione della sofferenza.

(Dai detti del Buddha © copyleft perle.risveglio.net)

Cosa seminiamo noi oggi?

09.02.2011 Poetyca

What we sow?

Everything is a consequence of the
that through our intention we stated:
an idea, an action, even a reaction.
We think and believe deeply in something
and while we do this we have chosen
Fearing a distance the opposite idea.
But if it is difficult for us not to choose,
watch without judging,
then it is difficult to think
that we act or choose not to act in situations.

Every day is opportunity,
opportunity to continue an attitude
or whether to open the door for change.

When we think that the world is against us,
that we are not enough: beautiful, talented, intelligent, skilled,
then we choose to be a victim, not to act and to allow
that the opportunities knocking at our door to leave.

Nobody is a victim of events but causal factor, it is passive
with choices of others and has not yet found the awareness
to see clearly that everything is what you believed.

We can use thoughts full of beauty, harmony and joy,
overcome fear, our attachment
and expectations that are a cause of suffering.

The Buddha says:

Sow a thought and action will be born.
Sow an action and a habit born.
Sow a habit and will create a character.
Sow a character and give birth to a destiny …

Since the mind above the ways of being,
originated from the mind,
offenses by the mind.
In the mind is the origin of suffering.
In the mind originates the cessation of suffering.

(From the sayings of the Buddha perle.risveglio.net © copyleft)

What we sow today?

09.02.2011 Poetyca