Archivio | 13/01/2020

La vita


La vita Passi incerti su orme più grandi e quella mano forte che accompagnava poi una corsa e la scoperta del mondo che non è solo arcobaleni e conchiglie sul molo: anche le porte chiuse malgrado la fatica sono scalpello su argilla che plasma la vita Padre che guardi lontano su nuove orme da imprimere sul terreno della vita tu vorresti tutto piano e non ricordi che anche tu alle tue spalle hai scalato montagne per essere oggi l’uomo che vorrebbe togliere ogni sasso dal percorso del figlio 24.12.2011 Poetyca Life Uncertain steps on greatest footsteps and that strong hand that accompanied Then a race and the discovery of the world that is not only rainbows and shells on the pier: also closed doors despite the fatigue it are chisel on clay that shapes the life Father that looks far away of new tracks to impress on the ground of life you would like to plan everything and can not remember that you too behind you you have climbed mountains to be today the man who would remove every stone from the path of the son 24.12.2011 Poetyca

Tracciato di stelle


Tracciato di stelle

Un’ inversione di tendenza sarebbe auspicabile
tra strani percorsi che conducono a cappe del nulla

Senza stelle è l’universo che brucia
fino all’ultima risorsa senza risparmio
Non lo vedi più il fumo acre
che ha bruciato i sogni
e non esiste più acqua a lavare il tormento

Senza luce è il nostro mondo
perduto alla deriva delle speranze
senza appiglio al passato:
deriso, nascosto e cancellato
e non conosce più schermo

Ricorda ancora qualcuno
di tutto quello che è andato perduto:
gettato dalla rupe della discarica
tra ingenui racconti di fanciulli
che sapevano dire cosa fosse la vita
tra corse senza scarpe in qualche prato
che sparuto resisteva alla morte in sordina

Ma dove andremo adesso
alla deriva di un mondo senza più nome
Torna indietro finchè riesci
e ricorda quell’ultimo sogno
non ancora smarrito
ricerca il percorso della vita mai usata
tra respiri di note chiamate a vegliare
fino all’angolo remoto dei passi d’amore

Tracciato di stelle
per sempre scavato nella tua anima
che senza temere rinnova
attimo per attimo il suo colore
se soltanto restassi qui ad ascoltare

29.12.2003 Poetyca

Paths of Stars

A reversal would be desirable
between strange paths that lead to nothing of the hoods

No star burns the universe
until the last resource, saving
Can not you see the most acrid smoke
that has burned dreams
and there is more water to wash the torment

Without light is our world
lost hopes adrift
no foothold in the past:
mocked, deleted and hidden
and knows no more screen

He still remembers someone
all that was lost:
rock thrown from the landfill
between naive stories of children
who could tell what life was
between races without shoes in some grass
that small resisted death muted

But where shall we go now
adrift in a world with no name
Back until you can
and remember that last dream
not yet lost
search path of life never used
breaths between notes called to watch
remote corner up the steps of love

Paths of Stars
forever carved into your soul
without fear of renewed
moment by moment its color
if you only stay here to listen

29.12.2003 Poetyca

Michael


Michael

Michael
Angelo caduto
in un cespuglio di rovi
– fitte al cuore –
che incise restano
senza rumore

Parole fredde
perduto colore
scivolato piano tra le dita
e lacrime amare

Michael
uomo della pioggia
che scroscia appena
tra schegge di luna
e non porta conforto
all’antico percorso

Pensieri non dormono mai
restano in attesa
di raggi di sole
tra sopite speranze

Michael
cerchi tra lame sottili
d’ironico passo
la strada perduta
per la cima del monte
che t’innalzi in volo

Piccoli rumori
dell’anima stanca
vorticano ancora
senza più quiete

Michael
suono dolce
ti porterà a casa
e respirerai ancora
i tuoi occhi di cielo
dopo questa lunga attesa

06.10.2003 Poetyca

Michael

Michael
Fallen Angel
in a thicket of brambles
– dense core –
that remain etched
noiseless

Cold words
lost color
plane slipped through his fingers
and bitter tears

Michael
Rainmaker
that just beats
among shards of moon
and brings comfort
old path

Thoughts never sleep
still waiting
ray of sunshine
between dormant hopes

Michael
circles of thin blades
step of ironic
lost the way
to the top of the mountain
that raises you up in the air

Small noise
tired soul
still whirling
no more quiet

Michael
sweet sound
will take you home
and still breathe
your eyes to the sky
after this long wait

06.10.2003 Poetyca

Piccole storie Zen – Pratica e realizzazione sono una cosa sola


PRATICA E REALIZZAZIONE SONO UNA COSA SOLA

Lo zen ci insegna che pratica e realizzazione (satori) sono un tutt’uno. In altre parole, noi non raggiungiamo lo scopo attraverso la pratica; la pratica in sè stessa è la realizzazione e lo scopo da realizzare è la pratica stessa.

Comunemente si tende a distinguere tra pratica e realizzazione: in termini temporali, prima viene la pratica e poi la realizzazione, ovvero la realizzazione si ottiene come risultato della pratica. Tuttavia, la pratica zen è costituita dalla disciplina zazen (contemplazione la posizione fisica e spirituale di stare stando seduti immobili in silenzio con le gambe incrociate), cioè il compimento di un atto e il compiere un l’atto qui equivale a realizzare lo scopo. Generalmente si insegna che dal momento che lo zazen è pratica e messa in atto, questa dovrà avere uno scopo e lo scopo è la realizzazione. In questo modo lo zazen, finalizzato alla realizzazione, diviene un mezzo per raggiungere un obiettivo. Quando si crede che da una parte vi sia il mezzo e dall’altra lo scopo, desiderare di ottenere la realizzazione attraverso lo zazen diventa un atteggiamento naturale. Se si ragiona come si fa comunemente, questo è senz’altro vero. Tuttavia, così come non si è ladri perché ci si esercita a diventarlo – si è ladri quando effettivamente si ruba qualcosa –si può dire che proprio il compimento dello zazen è il Buddha ed è la realizzazione.

Nello zen, la cosa più incresciosa è separare pratica e realizzazione e interporre tra queste pensieri e distinzioni. Questa attitudine è ciò che viene definito impurità. Lo zazen, invece, deve essere pratica pura. Quando si pratica lo zazen bisogna solo assumere la posizione della seduta. Gli insegnamenti, infatti, ci dicono che non dobbiamo separare mezzi e scopo e che non dobbiamo aspettarci impazientemente la realizzazione durante la pratica dello zazen.

Secoli or sono in Cina, durante il periodo Tang, vi fu un monaco di nome Mazu Daoyi (Baso Doitsu secondo la lettura giapponese) il quale si esercitava nella pratica dello zen. Un giorno, durante una seduta di zazen, arrivò il suo maestro, Nanyue Huairang (Nangaku Ejo in giapponese) e gli chiese: “Fratello, la tua pratica è davvero ammirabile, ma cosa cerchi di ottenere?”.

“Sto cercando di ottenere la realizzazione” rispose Mazu e subito il maestro Nanyue andò a prendere un mattone, e cominciò a sfregarlo contro una roccia.

Un passo del Diario di Santaro di Jiro Abe dice:
“Noi cresciamo grazie all’amore romantico. Indipendentemente dal fatto che questo amore si realizzi o meno, noi cresciamo. Tuttavia, amare per crescere non è vero amore; è solo un esperimento d’amore. Finché il nostro scopo cosciente è la crescita, un esperimento d’amore non può essere completo. Quando né il successo né l’insuccesso potranno cambiare questo amore, solo allora, per la prima volta, l’esperienza potrà permeare il nostro essere. E come risultato di questo tipo di amore, noi cresciamo.”

Detto in altre parole, ciò significa che noi cresciamo effettivamente quando ci immergiamo in ogni esperienza che ci si presenta e non quando la crescita è il nostro scopo cosciente. Al contrario, quando siamo profondamente immersi in un’esperienza concreta, il concetto di crescita deve dissolversi altrimenti non sarà possibile raggiungere lo scopo. Senza eliminare il nostro desiderio di crescita e senza tornare ai nostri sensi, non potremo mai arrivare alla profondità delle esperienze della vita.

Secondo un detto, “praticare zazen per mezz’ora significa essere un Buddha per mezz’ora”. La convinta pratica zazen avviene quando non si spera di diventare un Buddha o di ottenere la realizzazione. La posizione stessa assunta con lo zazen è il Buddha e la realizzazione. Per questo, invece di praticare per mezz’ora, è meglio praticare per mezza giornata ed essere Buddha per mezza giornata. Più intensamente ci immergiamo nelle esperienze che ci si presentano, più grande sarà la crescita che ne risulterà. Da questa esperienza è nato l’approccio alla vita proprio del buddhista zen che regola la propria esistenza e la rende un tutt’uno con lo zazen, che non cerca ricompense e per il quale un istante è l’eternità e l’eternità non è che un istante.

Lo zazen è un infinito progresso che non ha scopo e questo progresso senza scopo significa che noi raggiungiamo l’obiettivo passo dopo passo durante il cammino.. In altre parole, si tratta di una vita creata nuovamente ogni giorno.

Chissà come hanno percorso questo cammino i saggi del passato…


PRACTICE AND REALIZATION ARE ONE

In Zen, the unity of Practice and Realization (satori) is taught. In other words, we do not attain the goal by means of practice; practice itself is the goal of realization, and the goal, realization, is at once practice

The common view is that practice and realization are two distinct things; that practice comes first and realization second; that realization comes as a result of having practiced. However, Zen practice is a discipline called zazen (cross-legged sitting meditation), and an actualization; and what we mean by actualization is making a goal come true. Consequently, it is generally thought that as long as zazen is practice and actualization it must have a goal, and that realization is that goal. So, zazen, which has realization as an objective, becomes a means of actualizing that objective. If we come to think that on the one hand we have the means and on the other hand we have a goal, then it is only natural that we should wish to attain realization by zazen. From the every day point of view this is quite right. However, one does not become a thief by training himself to steal; one becomes a thief when he actually steals something from another, and in the same way we can say that assuming the posture of zazen is itself the Buddha and is realization.

In Zen, the most objectionable thing is to separate practice and realization and to interpose between them thoughts and discriminations. This is called impurity. But zazen must be a pure practice. When we practice zazen we must only sit. We are taught not to separate means and end and not to expectantly await realization while practicing zazen.

Once upon a time during the Tang Dynasty in China, there was a monk called Mazu Daoyi (Baso Doitsu, in Japanese) who was undergoing training. One day, he was practicing zazen alone when along came his teacher, Nanyue Huairang (Nangaku Ejo, in Japanese), who asked, “Brother, your zazen is truly admirable, but just what are you trying to accomplish by it?”

This is a little story which warns us not to use zazen as a means of gaining realization. There is a deep philosophical meaning here, but not even going into that, Zen teaches that practice is not to be used as a means of gaining realization, and that true actualization is pure and does not seek rewards or compensation. There is something our every day minds find difficult to agree with, but somehow or another we must see it this way if our actualization is to be genuine. This is a fact which confronts us twenty-four hours a day seven days a week.

“I’m going to polish it and make a mirror,” Nanyue responded.

When Mazu objected Nanyue retorted, “Even if you polish it you can’t make a mirror of a tile!”

“And do you think you can awaken realization by practicing zazen?”

http://global.sotozen-net.or.jp/ita/library/stories/book1.html

Torna a casa


Torna a casa

È tempo che tu smetta
di cercare fuori di te,
tutto quello che a tuo avviso
potrebbe renderti felice.
Guarda in te, torna a casa.

Osho

Back home

It’s time for you to stop
to seek outside you,
everything in your opinion
could make you happy.
Look into you, go home.

Osho

Insegnamento sul respiro


L’insegnamento

Insegnamento sul respiro

Quando sei consapevole del tuo repiro
sei totalmente impegnato ad imparare te stesso.

Stai imparando come il tuo Corpo-Mente reagisce
nel suo personale ed unico modo.

Desboo-ngoh

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Possiamo essere aperti, liberi da condizionamenti
e concentrati su Corpo – Mente
nelle sue azioni e reazioni,
per poi apprendere la manifestazione di quel che siamo.
Fare pratica è condurre l’attenzione al momento presente.
è viverci,per comprendere la nostra unicità,
un percorso limpido e non condizionato.

Poetyca

07.07.2010 Poetyca
testo tratto  da

Teaching on the breath
Teaching

Teaching on the breath

When you are aware of your breath
you are totally committed to learning yourself.

You’re learning how your body-mind
  reacts in his personal and unique way.

Desboo-ngoh

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We can be open, free from conditioning
and concentrates on the Body – Mind
in his actions and reactions,
then learn the manifestation of what we are.
Practice is to conduct the focus at present.
is live, to understand our uniqueness,
clear a path and not conditional.

Poetyca

07.07.2010 Poetyca
text from

The Flower of Bodhidharma

Il Fiore di Bodhidharma

Addestramento alla rinuncia (nekkhamma)


La Riflessione

Il Buddha poté realizzare la mente risvegliata
perché la sua natura era già presente.

Ecco perché il risveglio è possibile.

Se non ci fosse una tal natura o potenziale,
sarebbe impossibile.

Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama

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La nostra ricerca sia profonda,
il nostro percorso legato alla pura visione
di quello che veramente siamo per unificare
ogni atteggiamento dualistico
perchè tutto è già seme
che pronto a sbocciare
attende soltanto la nostra cura.

Poetyca

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L’insegnamento

Addestramento alla rinuncia (nekkhamma)

Se vogliamo comprendere la rinuncia, dobbiamo provarla.
Accumulare parole su questa pratica non ci sarà d’aiuto.

Ne verifichiamo la validità solo facendo uno sforzo e osservando il risultato.
Talvolta ci sorprende quanto ci faccia bene sapere di poter dire “no” a noi stessi.

Ajahn Munindo

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Lascia andare l’abitudine,
non ascoltare la voce
del tuo attaccamento
e metti alla prova le tue sicurezze
perchè tu possa rivoluzionare
la tua ricerca e comprendere
cosa davvero sai portare a te stesso
e a chi è intorno.

Poetyca

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20.11.2008 Poetyca

Testi tratti da: http://www.bodhidharma.it