Archivio | 15/01/2020

Adesso


Adesso

Chi causa la felicità
o la nostra infelicità?
Non gli altri o gli eventi
ma la nostra attenzione profonda
alle aspettative:
il cercare nel passato
tutte le antiche delusioni,
lo sperare in un futuro,
per aggrapparci a quello
che potrebbe essere.
Questo genera ogni sentimento
di incertezza, di paura,
di delusione.
Invece di assistere alla danza delle ombre,
e Adesso che noi possiamo vivere e sperimentare
la bellezza e profondità di un attimo,
senza farlo mai fuggire.

23.03.2012 Poetyca
Just now

Who causes happiness
or our unhappiness?
Not the others or events
but our focus deep
expectations:
search for in the past
all old delusions,
the hope for a future
to cling to that
it could be.
This generates all feeling
of uncertainty, fear,
of disappointment.
Rather than watch the dance of shadows,
and now that we can live and experience
the beauty and depth of a moment,
do not ever escape.
23.03.2012 Poetyca

Piccole storie Zen – Le due lune


LE DUE LUNE

Un giorno, mentre stavo riposando in una stanza del dipartimento editoriale, situato a lato di una strada, udii alcune persone parlare mentre stavano lentamente risalendo la salita. Senza prestare particolare attenzione, sentii qualcuno dire:

“Questo è uno dei due templi principali della scuola Soto. L’altro si chiama Eiheiji e si trova nella provincia di Fukui”.

Curioso di sapere chi fosse, mi sporsi per guardare fuori. Era il signor M., che ha un negozio vicino al portale del tempio e stava facendo da guida a un gruppo di visitatori che sembrava arrivare da lontano.

Alla domanda di uno dei visitatori sul perché questa scuola ha due templi principali,

il signor M. rispose: “Ascolta, è come una famiglia costituita da un padre e una madre. Il tempio Eiheiji è il padre e questo è la madre…”.

Al che il visitatore disse: “Chi ha più autorità?”.

E il signor M., con soddisfazione: “La madre”.

“Dunque si tratta di un piccolo uomo con una grande moglie, è così? E che cos’è questo grande edificio?” chiese poi il visitatore indicando la palestra del liceo di Tsurumi.

Il signor M.: “Qualsiasi cosa sia, si tratta di una madre molto forte, che dirige un liceo femminile. Prendendo spunto dal motto del fondatore ‘mettete al mondo figli e crescete’, è stata creata una grande setta religiosa”.

“Come si chiama il fondatore?” chiese il visitatore.

“Keizan Zenji.”

“Ho sentito parlare di Dogen, ma di Keizan, mai” replicò il visitatore.

“Lo immaginavo. Le mamme non diventano famose. E questo è ciò che le rende grandi” rispose il signor M.

Questa è solo una parte della conversazione che ho sentito. Però mi ha colpito molto e fatto riflettere perché è veritiera. Gasan Zenji è colui che lavorò in stretta collaborazione con Keizan Zenji per fondare Sojiji e stabilire le basi su cui oggi prospera la scuola Soto.

Gasan lasciò la propria famiglia per diventare novizio sul monte Hiei all’età di sedici anni. Per otto anni studiò il buddismo e, in particolare, approfondì la dottrina della setta Tendai. Tuttavia, realizzando che la vera pace della mente non si può ottenere tramite il buddismo scolastico, Gasan si allontanò dal monte Hiei, divenne un discepolo di Keizan Zenji e si dedicò alla pratica dello zen. Gasan era perspicace, sensibile di carattere e robusto di costituzione. Sembrava molto affidabile e Keizan Zenji si rallegrò di avere un tale successore. Nello stesso tempo, tuttavia, Gasan pareva piuttosto orgoglioso della propria intelligenza e Keizan Zenji decise in segreto che, al momento opportuno, avrebbe fatto qualcosa riguardo a quel comportamento altezzoso che lo portava a trattare la gente con una certa supponenza.

In una notte d’inverno con la luna allo zenith, le montagne, i fiumi, i campi e i villaggi erano tutti illuminati dal puro chiarore creando uno scenario di indescrivibile bellezza; in qualche modo la luce sembrava brillare persino attraverso il corpo e la mente degli uomini. Come se la domanda gli fosse appena venuta in mente, Keizan Zenji disse: “Gasan, lo sai che ci sono due lune?”.

“No, non lo sapevo” disse Gasan cadendo nel tranello. Vedendo Gasan in difficoltà nel trovare una risposta, Keizan Zenji disse con voce bassa e solenne: “Se non sai che ci sono due lune, non posso permettere che tu diventi la maggiore autorità per la diffusione degli insegnamenti zen della scuola Soto”. Gasan non aveva mai sentito Keizan Zenji parlare in tono tanto severo e ne fu sconvolto.

In quel momento, a Gasan venne in mente un fatto storico avvenuto in Cina durante la dinastia Tang, di cui sono protagonisti Kyogen e il suo insegnante, il maestro zen Isan Reiyu

“Sei talmente istruito che non c’è niente che tu non sappia, ma ciò che hai imparato dai libri a me non serve. Vorrei però che tu mi descrivessi con parole tue il periodo trascorso prima che lasciassi il grembo di tua madre, quando non sapevi assolutamente niente.”

Kyogen diede più risposte, ma ogni volta il maestro Isan non le accettava replicando “quello l’hai visto con i tuoi occhi” o “quello l’hai sentito con le tue orecchie” o “quello l’hai letto su un libro”.

In difficoltà, Kyogen chiese: “La prego, me lo spieghi lei”.

Il maestro Isan rispose: “Se te lo spiegassi, lo farei con parole mie, e non ti sarebbe di nessuna utilità”.

Di fronte a questo rifiuto, Kyogen consultò i quaderni e i libri su cui aveva studiato fino ad allora, ma non riuscì a trovare niente. Confuso, Kyogen pensò: “Non posso saziare la fame solo guardando la rappresentazione di un dolce di riso” e bruciò tutti i libri e i quaderni. “Non studierò più gli insegnamenti buddisti. D’ora in poi farò la vita di un semplice monaco e non sottoporrò più la mia mente a severi discipline.”

Kyogen lasciò il maestrò Isan piangendo e raggiunse il monte Buto per saperne di più sulle rovine di Nanyo Echu (- 775 d.C.), dove il suo maestro aveva avuto il proprio eremo, e lì si costruì un ritiro. Piantò dei bambù e, immerso nello zazen, considerò gli alberi come suoi amici. Un giorno, mentre stava pulendo un sentiero, la scopa urtò un pezzo di mattonella che andò a colpire un bambù producendo un suono secco. Nel sentirlo, Kyogen ebbe un’esperienza di improvviso risveglio. Subito si lavò, si purificò e bruciò dell’incenso per rendere omaggio al grande Isan ora tanto lontano da lui. “Oh grande maestro Isan, se quella volta tu mi avessi dato una spiegazione, non avrei mai provato la gioia che provo oggi. Maestro, la tua gentilezza supera quella dei miei genitori.”

Simile a questo fatto realmente accaduto è l’esperienza più recente fatta dal maestro Tetsu Gikai, che a causa della sua intelligenza e perspicacia non poté ricevere la trasmissione del Dharma dal maestro Dogen.

Da quel momento in poi, il comportamento di Gasan cambiò radicalmente. Divenne umile, fece sollecitamente pratica con gli altri monaci e praticò lo zazen con severità. Il suo atteggiamento presuntuoso svanì completamente. Tuttavia, l’ombra del dubbio circa le due lune restò tale per i sei mesi successivi e oltre.

Trascorsi tre anni, la notte del 23 dicembre del 1301 la luna brillava fredda e minacciosa. Il maestro Keizan vide illuminata dalla luna la figura di Gasan assorta nello zazen e lesse la sua mente. Avvicinò quindi la mano all’orecchio di Gasan e fece un rumore con le dita. Nonostante il suono fosse appena udibile, per Gasan fu come un violento fragore che spazzò via tutti i dubbi che lo avevano attanagliato per tre anni.

“Oh, ecco cos’era. Ora capisco” Gasan recepì in modo chiaro il pensiero del maestro Keizan riguardo alle due lune.

Due lune diverse. Una, ovviamente, è quella che risplende in cielo; l’altra è la luce che brilla su tutti gli esseri viventi in tutto l’universo. In altre parole, indipendentemente da quanto una persona conosca la dottrina buddista, se questa non si manifesta o non viene praticata nella vita quotidiana, non si può considerare vera illuminazione. In questo senso le parole di Keizan “non posso permettere che tu diventi la maggiore autorità per la diffusione degli insegnamenti zen”, pur con la loro severità, hanno raggiunto gli strati più profondi della mente di Gazan. Ciò gli ha permesso di capire la relazione secondo la quale “uno è due” e “due sono uno” e di renderla parte di sé.

Quando Gasan afferrò l’essenza degli insegnamenti del maestro Kazan, la felicità e l’ispirazione provate erano tanto intense da essere inesprimibili.

Da allora, tutto il paese fu rischiarato dalla luce delle due lune, il maestro Keizan e il suo discepolo Gasan che, divenuti una cosa sola, cominciarono a diffondere insieme gli insegnamenti. In quel periodo il maestro Keizan spiegava gli scritti biografici dei grandi maestri zen del passato a partire dal Buddha Shakyamuni fino a Ejo, il secondo abate del tempio Eiheiji, proprio nello stesso modo in cui era stata trasmessa la luce della luna. Questo è il famoso Denkoroku che, con lo Shobogenzo del maestro Dogen, include i due tesori delle Grandi Scritture della scuola zen Soto.

TWO MOONS

One day while I was resting in a room of the publishing department which is located at the side of a road, I heard the voices of some people who were slowly coming up the hill. Not particularly paying attention, I overheard the following:

“This is one of the two main temples of the Soto School. The other main temple is called Eiheiji, which is in Fukui Prefecture.”

Wondering who was speaking, I leaned over the fence and looked. It was Mr. M. who manages a store near the temple gate, and he was conducting a group of visitors who appeared to have come from far away.

One of the visitors asked, “Well, why is it that one school has two main temples?”

To this Mr. M. responded, “Look. It’s the same as a household having a father and a mother. Eiheiji is the father, and this is the mother …”

Visitor: “Well which one is more powerful?”

“The mother is,” Mr. M. answered with satisfaction.

“It’s a little man with a big wife then, isn’t it? What’s this building over here?” asked the visitor while pointing to the physical education building of Tsurumi College.

Mr. M.: “Well, whatever it is, this is a very strong mother, and she runs a college for girls only. The founder’s motto was “have babies and grow”, and by this he made up a big religious sect.”

Visitor: “Who was the founder?”

Mr. M.: “Keizan Zenji.”

Visitor: “I’ve heard about Dogen-san, but I’ve never heard about Keizan-san.”

Mr. M.: “That’s right. Mothers are never famous. That’s what’s great about …”

The above is only a part of the conversation I heard. I was very impressed and thought how true it was. The one who worked hand-in-glove with Keizan Zenji in founding Sojiji and in establishing the basis on which today’s Soto School is flourishing was Gasan Zenji.

Gasan left home and entered the priesthood on Mt. Hiei at the age of sixteen. For eight years he studied Buddhism and particularly studied the doctrine of the Tendai Sect which he mastered. However, realizing that true spiritual peace of mind cannot be obtained through scholastic Buddhism, Gasan came down from Mt. Hiei, became a disciple of Keizan Zenji, and devoted himself to the practice of Zen. Gasan was by nature keen and sensitive and, physically, was sturdily built. He appeared to be reliable, and Keizan Zenji was happy to be blessed with such a successor. On the other hand, Gasan seemed quite vain about his intelligence, and Keizan Zenji secretly planned, when the proper time arrived, to do something about this haughty attitude which seemed only to “put up” with people.

One winter night with the moon at its zenith, the mountains, rivers, fields and villages were all illuminated by the pure moonlight and presented an indescribably beautiful scene; somehow the light seemed even to shine through human bodies and minds. Keizan Zenji, as though the thought had just popped into his head, said “Gasan, do you know that there are two moons?”

“No, I don’t know that,” said Gasan, completely mystified. While looking at Gasan, who was having trouble coming up with an answer, Keizan Zenji said in a low and solemn voice, “If you do not know that there are two moons I cannot let you become the highest authority for spreading the Zen teachings of the Soto School.” Gasan had never before heard such stern words from Keizan Zenji and was shocked.

At that moment what crossed Gasan’s mind was the following historic incident which occurred during the Tang Dynasty in China between a prominent priest Kyogen and his teacher, Zen master Isan Reiyu.

“You are so widely learned there is nothing you do not know, but I have no use for the knowledge you’ve obtained through books. However, I would like to hear in your own words about the time before you left your mother’s womb, knowing neither east nor west.”

Kyogen answered, but each time, Master Isan did not accept the answer saying, “You saw that with your eyes,” or “you heard that with your ears,” or “that was written in a book.”

Looking troubled, Kyogen requested, “Please explain it to me.”

Master Isan answered, “If I explain it to you, it will be my words, and it won’t be of any relevance to you.”

Thus rejected, Kyogen took out his notes and books which he had studied up to that time, but he could not find out anything. Dumbfounded, Kyogen thought, “I can’t satisfy my hunger looking at paintings of rice cakes,” and he burned all his books and notes. “I will stop studying the Buddhist teachings. Hereafter, I am going to live the life of an ordinary monk and will no longer subject my mind to severe training.”

Kyogen parted from Master Isan in tears and entered Mt. Buto to inquire after the ruins of Nanyo Echu (~775 AD), where his master had had a hermitage and he built himself a retreat. He planted bamboo trees and was absorbed in zazen, making those bamboo trees as his friends. One day, as he was sweeping a pathway, his broom caught a piece of tile which went flying and hit a bamboo tree making a clinking sound. At the same time the clinking sound was heard, Kyogen was suddenly enlightened. Then, immediately cleansing and purifying himself and burning incense, he paid homage to the great Isan who was so far away. “Oh, great Master Isan, if you had given me an explanation at that time, I would not be experiencing this great joy today. Master, your kindness surpasses that of my parents.”

Similar to this historical fact, in more recent years, was the situation of Master Tettsu Gikai, who was not able to receive Dharma transmission from Master Dogen due to his cleverness and intelligence.

From this moment on, Gasan’s attitude changed completely. He became humble and trained carefully with the other monks and practiced zazen strictly. His conceited attitude disappeared completely. However, the cloud of doubt regarding the “Two Moons” remained unsolved six months and even a year later.

Three years passed, and on the night of December 23, 1301, the moon shone menacingly and coldly. Master Keizan saw the figure of Gasan in deep zazen through the moonlight and read his mind. He put his hand next to Gasan’s ear and snapped his fingers. Though the sound was barely audible, to Gasan it sounded like a loud crash which wiped away all of the doubts he had had for three years.

“Oh, that’s it! I understand now.” Gasan clearly understood Master Keizan’s mind about the two moons.

Two kinds of moons. One is, needless to say, the moon that shines in the sky. The other is the light which shines upon all the beings throughout the universe. That is – no matter how much one may be acquainted with the Buddhist doctrine, if it is not manifested or is not practiced in our daily lives, it is not true enlightenment. Accordingly, Keizan’s words, “I cannot allow you to be an authority on spreading the Zen teachings,” were severe, but they penetrated to the depths of Gasan’s mind. It enabled him to understand the relation of “one is two” and “two are one” and to make it a part of himself.

When Gasan grasped the essence of Master Keizan’s teachings the happiness and inspiration Gasan felt were so great, it was inexpressible for him.

Thereafter, the bright light of two moons, Master Keizan and his disciple Gasan having become one, shone throughout the country and they began to spread the teachings together. At that time, Master Keizan was explaining the biographical writings of great Zen masters in the past from the time of Shakyamuni Buddha to Ejo, the second abbot of the head temple of Eiheiji, similarly to the way the moon’s light was passed on. This is the famous Denkoroku which together with Master Dogen’s Shobogenzo comprises the Two Great Scriptural Treasures of the Soto School of Zen.

Indelebile


Indelebile

Indelebile è tutto ciò che scorre attraverso l’anima,

non ha spazio e tempo

la causa è solo “ora”

25.01.2012 Poetyca

Indeleble

indeleble is all that flows through the soul,

have not space and time

the cause of it is just ” now”

25.01.2012 Poetyca

Vita e possesso


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Vita e possesso

La vita non è solo lo scandire
 del tempo di un orologio, pensare solo
 a questo è molto riduttivo, lo stesso se si pensa
 che il nostro umore, i valori, sono solo una reazione
 alle amicizie, a quello che gli amici possono fare o dire.
La guerra è il frutto di idee di separazione,
è il desiderio di mettere confini, di possedere qualcosa:
 potere, benessere, risorse; anche se questo
 deve essere sottratto ad altri, anche se questo
 causa sofferenza a persone innocenti.
Nemico è chi intralcia questa brama
 di possesso, anche se non ha alcuna colpa.

18.11.2012 Poetyca

Life and possession

Life is not only the scan
  time of a clock, thinking only
  this is very simplistic, the same if you think
  that our mood, our values, are just a reaction
  friendships, to what friends can do or say.
War is the result of ideas of separation,
is the desire to put boundaries of owning something:
  power, wealth, resources, although this
  must be subtracted to others, even if this
  cause suffering to innocent people.
Enemy is the one who gets in this desire
  of possession, even if it has no fault.

18.11.2012 Poetyca

Cambiamento interiore – Inner change


Cambiamento interiore

Se fossimo in molti a condurre i nostri sforzi al fine di un cambiamento interiore;
ma non per questo sentendoci migliori
delle incoerenze e delle illusioni
di chi persegue e si attacca al mondo,
se fossimo capaci di compassione anzichè di giudizio – il mondo sarebbe
un luogo migliore .

13.10.2005 Poetyca

Inner change

If there were many of us to conduct our efforts towards an inner change;
but not for this feeling better
of inconsistencies and illusions
of those who pursue and attach themselves to the world,
if we were capable of compassion instead of judgment – the world would be
a better place.

13.10.2005 Poetyca

Georama


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Georama

Avanzano lente
le parole
come un faro
fendono la notte
nel silenzio è un brivido
a scuotere la coscienza
in un viaggio
senza tempo
Memorie impalpabili
iniziano la danza
concatenati istanti
srotolano energie
causa effetto
georama di immagini
colorano emozioni
al centro dell’essere:
Tutto è immoto
tutto fiorisce
tutto è amore

09.09.2013 Poetyca

Georama

Advance slower
the words
like a beacon
Cleave night
in the silence is a thrill
to shake the conscience
in a timeless journey
Impalpable memories
begin the dance
concatenated moments
unroll energy
cause and effect
georama of images
color emotions
at the center of being:
All is motionless
all blooms
all is love

09.09.2013 Poetyca

Farsi del male e non saperlo


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Farsi del male e non saperlo

” Chi è causa del suo male pianga se stesso”, un detto popolare, una frase lapidaria che sembra voler sbrigativamente prendere le distanze da coloro che prima sono capaci di farsi del male e poi si lamentano dei risultati. Ma quante persone sono consapevoli delle dirette conseguenze di atteggiamenti ed azioni nocivi per se stessi e per gli altri?
Il nostro ruolo è quello di accompagnare a prendere visione di atteggiamenti corretti che non faranno più sprofondare nello sconforto dopo aver causato a se stessi e agli altri dei danni a volte irrimediabili.
Chi comprende, ha coscienza è poi capace di riparare e di non ripetere esperienze dolorose.

06.01.2015 Poetyca
Get hurt and not know it

  “Who is the cause of his ill cry himself,” a popular saying, a lapidary phrase that seems to hastily distance themselves from those who are first able to get hurt and then complain about the results. But how many people are aware of the direct consequences of attitudes and actions harmful to themselves and others?
Our role is to accompany you to read the correct attitudes that will no longer sink into despair after causing to themselves and to others sometimes irreparable damage.
Who understands, has consciousness is then able to repair and not to repeat painful experiences.

06/01/2015 Poetyca