Archivio | 19/01/2020

Insegnamenti Toltechi


Insegnamenti Toltechi 

Introduzione del libro Il potere del Silenzio di Carlos Castaneda.

1. L’universo è un infinito agglomerato di campi di energia, che somigliano a fili di luminosità.

2. Questi campi di energia, chiamati emanazioni dell’Aquila, s’irradiano da una fonte di proporzioni inimmaginabili, chiamata metaforicamente l’Aquila.

3. Gli esseri umani sono composti anche loro di un incalcolabile numero degli stessi filiformi campi di energia. Queste emanazioni dell’Aquila formano un agglomerato che si manifesta come un globo di luce con braccia laterali, grande quanto una persona, simile a un gigantesco uovo luminoso.

4. Solo una parte piccolissima dei campi di energia all’interno di questo globo luminoso sono illuminati da un punto di intenso splendore situato sulla superficie dell’uovo.

5. La percezione si realizza quando i campi di energia del piccolo gruppo situato intorno al punto d’intenso splendore estendono la propria luce per illuminare identici campi di energia all’esterno dell’uovo. Poiché gli unici campi di energia percettibili sono quelli illuminati dal punto di intenso splendore, quel punto viene chiamato “il punto dove si mette insieme la percezione” o, semplicemente, “il punto di unione”.

6. Il punto di unione si può spostare dalla sua posizione abituale sulla superficie del globo luminoso in un’altra, all’interno o all’esterno. Poiché la luminosità del punto di unione può far risplendere qualsiasi campo di energia con cui venga a contatto, ogni volta che si sposta in una nuova posizione illumina immediatamente nuovi campi di energia, rendendoli percettibili. Questa percezione si chiama vedere.

7. Quando il punto di unione si sposta, rende possibile la percezione di un mondo del tutto diverso, altrettanto obiettivo e reale di quello che percepiamo di solito. Gli stregoni vanno in quell’altro mondo per attingervi energia, potere, soluzioni a problemi generali e particolari, o per trovarsi di fronte all’inimmaginabile.

8. L’intento è la forza diffusa che ci mette in grado di percepire. Noi non acquistiamo consapevolezza perché percepiamo, bensì riusciamo a percepire in conseguenza dell’intrusione e del peso dell’intento.

9. Gli stregoni tendono a raggiungere lo stato di consapevolezza totale per sperimentare tutte le possibilità di percezione che ha l’uomo.Questo stato di consapevolezza implica perfino una morte alternativa.

Carlos Castaneda

Dal libro Ritorno dei Guerrieri di Mares Theun :

Verità della Consapevolezza:

1. L’universo consiste di un infinito numero di campi energetici che sembrano dei filamenti luminosi.

2. Questi campi di energia simili a filamenti si irradiano da una sorgente di dimensioni inimmaginabili che metaforicamente viene chiamata l’Aquila. Questo è il motivo per cui questi campi energetici vengono chiamati le Emanazioni dell’Aquila.

3. Gli esseri umani sono composti allo stesso modo dallo stesso infinito numero di filamenti energetici, che prendono forma di un grosso uovo luminoso. L’altezza di questo uovo è pari alla lunghezza del corpo umano più il braccio alzato sopra la testa sull’asse verticale. La larghezza è stabilita dall’apertura delle braccia sull’asse orizzontale. Questo uovo è conosciuto come il bozzolo, la bolla (cocoon) dell’uomo.

4. Solamente una piccola parte dei campi energetici contenuti nel bozzolo vengono illuminati nello stesso momento da un punto di luce brillante situato sulla superficie del bozzolo

5. La percezione avviene quando i campi energetici illuminati dal punto luminoso estendono la loro luce per illuminare i corrispondenti campi energetici al di fuori del bozzolo. Questo punto luminoso viene chiamato il punto in cui viene assemblata la percezione, normalmente abbreviato come punto di assemblaggio (punto di unione).

6. È possibile spostare il punto di assemblaggio su qualsiasi altra posizione sulla superficie del bozzolo e perfino al suo interno. Dal momento che il punto di assemblaggio illumina qualsiasi campo energetico con cui viene in contatto, i diversi campi illuminati da tale spostamento costituiscono perciò una percezione nuova di pacca. È un nuovo livello percettivo conosciuto come il vedere.

7. Quando il punto di assemblaggio si sposta sufficientemente lontano, un nuovo completo mondo viene percepito, che è reale come quello che abitualmente percepiamo.

8. Esiste nell’intero universo una forza misteriosa conosciuta come intento. È per mezzo di questa forza che avviene la percezione, è l’intento che dapprima allinea i campi energetici e poi causa la consapevolezza di tale allineamento.

9. Lo scopo del guerriero è quello di sperimentare tutta la percezione possibile all’uomo. Ciò costituisce quello che viene chiamato Consapevolezza Totale, che conduce a una via alternativa alla morte.

Mares Theun – Insegnamenti toltechi

Le Tre Tecniche Tolteche

Il punto di assemblaggio dell’uomo si trova di solito sulla superficie del bozzolo, più o meno all’altezza del punto in mezzo alle scapole. Nello sviluppo di un bambino normale, dapprima egli impara quale potrebbe essere il punto più adatto in cui collocare il punto di assemblaggio e poi lo fissa tramite la ripetizione. Questa ripetizione viene dapprima dettata dall’incoraggiamento dalle persone più vecchie e poi dall’abituale dialogo interno. I Toltechi oggi sanno che l’uomo può mantenere esclusivamente la sua visione del modo confermando costantemente ciò che vede, a se stesso tramite il proprio dialogo interiore. Ciò significa che il mondo appare sempre come l’uomo dice costantemente a se stesso che sia. Perciò il più importante aspetto della conoscenza Tolteca è che una volta che il dialogo interiore viene interrotto il punto di assemblaggio è libero di muoversi. Questo permette all’uomo di percepire stati alterati di percezione abbastanza spontaneamente ed è la chiave magica che gli Antichi Veggenti avevano ricercato così ardentemente. Avrebbero dovuto solo realizzare che l’unico reale valore dei loro rituali consisteva nella loro abilità di spostare il punto di unione, potendo così scoprire questa chiave come pure il segreto della volontà o potere. Quando tutto ciò fu scoperto, la conoscenza Tolteca incominciò a trasformarsi, e i Nuovi Veggenti si incamminarono sulla strada per correggere gli errori dei loro predecessori.

Theun Mares

Le tre tecniche tolteche castanediche, sono:
l’arte dell’agguato
l’arte del sognare
l’arte dell’intento
Castaneda nei suoi libri, ci ha descritto tuttavia solo le prime due.

Genesi delle Tecniche

Dal Libro Il Ritorno dei Guerrieri di Theun Mares

Per far muovere il punto di assemblaggio (punto di unione) i Nuovi Veggenti definirono tre tecniche principali basandosi sulle nove Verità della Consapevolezza. La prima venne chiamata l’Arte dell’Agguato, la seconda l’Arte del Sognare e la terza è la Padronanza dell’Intento. Da queste tre tecniche si evolsero tre distinte aree di attività, nelle quali ogni apprendista deve essere perfettamente esperto per avere successo nel diventare un vero Tolteco, queste attività sono: l’Arte dell’Agguato, la Padronanza della Consapevolezza e la Padronanza dell’Intento. In questo schema l’Arte del Sognare viene incorporata nella Padronanza della Consapevolezza e viene usata solo come mezzo tramite il quale il punto di assemblaggio può essere mosso per raggiungere stati alterati di percezione. Queste tre aree di attività sono state definite tradizionalmente come i tre enigmi che il guerriero dovrà confrontare e risolvere sul suo percorso sulla Via del Potere. L’ Arte dell’Agguato viene chiamata l’enigma del cuore. Viene descritta come la sconcertante esperienza dei guerrieri, quando diventano consapevoli, prima di tutto che il mondo appare in questa maniera solo a causa della nostra percezione. Poi, col verificarsi di percezioni diverse sul mondo, la nostra visione del mondo che ci sembra così definitiva cambia drasticamente. La Padronanza della Consapevolezza viene chiamata l’enigma della mente. Questa è la maestosa infinità che i guerrieri percepiscono quando realizzano l’incomprensibile mistero e ampiezza della consapevolezza umana. La Padronanza dell’Intento è l’enigma dello spirito dell’uomo. È il paradosso definitivo che è l’abilità dell’uomo di proiettare le proprie azioni, fisiche, emozionali e mentali, al di là della normale comprensione umana.

Dal Libro Il Potere del Silenzio di Carlos Castaneda

Nel suo schema di insegnamento (di Don Juan), che era stato sviluppato dagli stregoni dei tempi antichi, c’erano due categorie. Una, chiamata “insegnamenti per il lato destro”, si svolgeva nello stato di consapevolezza normale. L’altra, chiamata “insegnamenti per il lato sinistro”, era messa in pratica solo in stati di consapevolezza intensa. Le due categorie permettevano ai maestri di avviare i loro adepti in tre campi di specializzazione: la padronanza della consapevolezza, l’arte dell’agguato, la padronanza dell’intento. Questi tre campi di specializzazione sono le tre incognite che uno stregone si trova ad affrontare nella sua ricerca della conoscenza. La padronanza della consapevolezza è l’enigma della mente; la perplessità che gli stregoni provano di fronte al mistero e all’estensione stupefacenti della consapevolezza e della percezione. L’arte dell’agguato è l’enigma del cuore, il dubbio che assale gli stregoni quando scoprono due cose: la prima, che il mondo ci appare inalterabilmente obiettivo e reale grazie alle peculiarità della consapevolezza e della percezione; la seconda, che se vengono in gioco diverse peculiarità di percezione, cambiano nel mondo proprio quelle cose che sembrano obiettive e reali in modo tanto inalterabile. La padronanza dell’intento è l’enigma dello spirito, o il paradosso dell’astratto – pensieri e azioni dello stregone proiettati al di là della nostra condizione umana.

Carlos Castaneda – The Power of Silence

Don Juan’s instruction on the art of stalking and the mastery of intent depended
upon his instruction on the mastery of awareness, which was the cornerstone of his
teachings, and which consist of the following basic premises:
1. The universe is an infinite agglomeration of energy fields, resembling threads
of light.
2. These energy fields, called the Eagle’s emanations, radiate from a source of
inconceivable proportions metaphorically called the Eagle.
3. Human beings are also composed of an incalculable number of the same threadlike
energy fields. These Eagle’s emanations form an encased agglomeration that
manifests itself as a ball of light the size of the person’s body with the arms
extended laterally, like a giant luminous egg.
4. Only a very small group of the energy fields inside this luminous ball are lit
up by a point of intense brilliance located on the ball’s surface.
5. Perception occurs when the energy fields in that small group immediately
surrounding the point of brilliance extend their light to illuminate identical
energy fields outside the ball. Since the only energy fields perceivable are those
lit by the point of brilliance, that point is named “the point where perception is
assembled” or simply “the assemblage point.”
6. The assemblage point can be moved from its usual position on the surface of the
luminous ball to another position on the surface, or into the interior. Since the
brilliance of the assemblage point can light up whatever energy field it comes in
contact with, when it moves to a new position it immediately brightens up new
energy fields, making them perceivable. This perception is known as seeing.
7. When the assemblage point shifts, it makes possible the perception of an
entirely different world – as objective and factual as the one we normally
perceive. Sorcerers go into that other world to get energy, power, solutions to
general and particular problems, or to face the unimaginable.
8. Intent is the pervasive force that causes us to perceive. We do not become
aware because we perceive; rather, we perceive as a result of the pressure and
intrusion of intent.
9. The aim of sorcerers is to reach a state of total awareness in order to
experience all the possibilities of perception available to man. This state of
awareness even implies an alternative way of dying.

From the book Return of the Warriors by Theun Mares :

Truths of Awareness:

1. The universe consists of an infinite number of
energy fields,resembling threads of light.

2. These threadlike energy fields radiate from a
source of unimaginable dimensions metaphorically
called the Eagle. As such these energy fields are
known as the Eagle’s Emanations.

3. Human beings are likewise composed of the same
infinite number of these threadlike energy fields
which manifest in the shape of a large luminous egg.
The height of this egg is equal to the length of a man’s
body with his arms fully extended above his head on
the vertical axis, and its width is that of a man with
his arms extended outwards from the centre of his
body along the horizontal axis. This egg is known as
the cocoon of man.

4. Only a small group of the energy fields inside the
cocoon are lit up at any one time by a brilliant point
of light located on the surface of the cocoon.

5. Perception takes place when the energy fields which
are illuminated by the point of light extend their
light to illuminate corresponding energy fields
outside the cocoon. This point of light is termed the
point where perception is assembled, normally
abbreviated to the assemblage point.

6. It is possible to shift the assemblage point to any
other position on the surface of the cocoon, or even
into its interior. Because the assemblage point
illuminates any energy fields with which it comes into
contact, the new energy fields it illuminates as a
result of such shifting constitute therefore a new
perception. It is this new level of perception that is
known as seeing.

7. When the assemblage point shifts sufficiently far a
totally new world is perceived, which is as real as the
one man normally perceives.

8. There is a mysterious force known as intent which
exists throughout the entire universe. It is this force
which brings about perception, for it is intent which,
firstly, aligns the energy fields, and secondly, causes
awareness of that alignment.

9. The goal of warriors is to experience all possible
perceptions available to man. This constitutes what is
known as Total Awareness, inherent within which is
an alternate way of dying.

Theun Mares – Toltec Teachings

Totelc Foudaton

The Toltecs Three Techniques

The assemblage point of man is usually found on the surface of the cocoon, more or less at the point between the shoulder blades. In the development of a normal child, he learns first what could be the most appropriate place in which to place the assemblage point and then fixed through repetition. This repetition is first driven from encouragement from older people and then from the usual internal dialogue. The Toltecs today know that man can only keep his vision of how consistently confirming what he sees himself through his own inner dialogue. This means that the world always appears as the man says to himself that he is constantly. So the most important aspect of Toltec knowledge was that once the inner dialogue stops the point of assembly is free to move. This allows man to perceive altered states of perception quite spontaneously and is the magic key that the Ancient Seers had so ardently sought. They should just realize that the only real value of their rituals lay in their ability to move the point of union, allowing them to discover this key as well as the secret of the will or power. When this was discovered, the Toltec knowledge began to be transformed, and the New Seers walked on the road to correct the mistakes of their predecessors.

Theun Mares
Castaneda Toltec The three techniques are:
the art of the attack
the art of dreaming
the art of intent
Castaneda in his books, we have described, however only the first two.

Genesis Techniques
From the Book The Return of the Warriors Theun Mares
To move the assemblage point (the junction) the New Seers defined three main techniques based on the nine Truth Consciousness. The first was called the Art of the attack, the second the Art of Dreaming, and the third is the Mastery of Intent. From these three techniques evolved three distinct areas of activity, in which each apprentice must be fully skilled to succeed in becoming a true Toltec, these activities are: the Art of the attack, the Mastery of Awareness and the Mastery of Intent . In this scheme the Art of Dreaming is incorporated in the Mastery of Awareness and is only used as a means by which the assemblage point can be moved to reach altered states of perception. These three areas of activity have been traditionally defined as the three riddles that have to confront and solve the warrior on his journey on the Path of Power. The ‘Art of the attack is called the riddle of the heart. Is described as the disconcerting experience of the warriors, when they become aware, first of all that the world is this way only because of our perception. Then, with the occurrence of differing perceptions of the world, our world view that seems so final changes drastically. The Mastery of Awareness is called the riddle of the mind. This is the majestic infinity which warriors feel when they realize the incomprehensible mystery of human consciousness and amplitude. The Mastery of Intent is the enigma of the human spirit. It is the ultimate paradox that man is the ability to project their own actions, physical, emotional and mental health, beyond normal human understanding.

From the book The Power of Silence by Carlos Castaneda
In his scheme of education (Don Juan), which had been developed by the sorcerers of ancient times, there were two categories. One, called “Lessons for the right side,” took place in the state of normal awareness. The other, called “lessons for the left side”, was put into practice only in intense states of consciousness. The two categories to allow teachers to start their followers in three fields of specialization: the mastery of awareness, the art of the ambush, the mastery of intent. These three fields of specialization are the three unknowns that a sorcerer is facing in his quest for knowledge. The mastery of awareness is the enigma of the mind, the perplexity that sorcerers try before the mystery and the extent of drug awareness and perception. The art of the attack is the enigma of the heart, the doubt that assails the wizards when they discover two things: first, that the world is unalterably objective and real, thanks to the peculiarities of consciousness and perception, and second, that if different specificities are involved in perception, change in the world the very things that seem so real and objective as unalterable. The mastery of intent is the enigma of spirit, or the paradox of the abstract – thoughts and actions of the witch projected beyond our human condition.

La realtà dell’impermanenza


La realtà dell’impermanenza

Ogni cosa esistente è impermanente.
Quando si comincia a osservare ciò,
con comprensione profonda e diretta esperienza,
allora ci si mantiene distaccati dalla sofferenza:
questo è il cammino della purificazione.

Dhammapada, XX (277)

Per spiegare in maniera più ampia e dettagliata l’importante concetto di anicca, l’impermanenza, proponiamo questo articolo redatto dal Vipassana Research Institute.

Anicca, l’impermanenza
Il cambiamento è inerente a ogni esistenza fenomenica. Non vi è nulla nel campo animato o inanimato, organico o inorganico che possiamo definire permanente, e anche se dessimo questa denominazione a qualcosa, inevitabilmente essa sarebbe destinata a cambiare, a sottoporsi a qualche metamorfosi. Avendo compreso questo fatto fondamentale attraverso l’esperienza diretta all’interno di se stesso, il Buddha dichiarò:

Sia che nel mondo ci sia o no una persona completamente illuminata, tuttavia rimane una condizione ferma, un fatto immutabile e una legge fissata: tutte le formazioni fisiche e mentali sono impermanenti, soggette alla sofferenza e prive di sostanza.

Anicca (impermanenza), dukkha (sofferenza) e anatta (inconsistenza dell’io) sono le tre caratteristiche comuni ad ogni esistenza cosciente. Tra queste, la più importante nella pratica di Vipassana è anicca. Come meditatori ci troviamo ad affrontare l’impermanenza di noi stessi. Ciò ci permette di comprendere che non abbiamo alcun controllo su questo fenomeno, e che ogni tentativo di manipolarlo non ci crea altro che sofferenza. Impariamo quindi a sviluppare il distacco e l’accettazione di questo fatto, l’apertura al cambiamento, permettendoci così di vivere felicemente tra le vicissitudini della vita. Perciò il Buddha disse:

Meditatori, a colui che percepisce l’impermanenza si manifesta chiaramente la percezione della inconsistenza e mancanza di un io. E in chi percepisce questa inconsistenza, l’egoismo viene distrutto. E, come risultato, ottiene la liberazione persino in questa stessa vita. La comprensione di anicca conduce automaticamente alla comprensione di anatta e dukkha, chiunque realizzi questi fatti si trova naturalmente sul cammino che conduce fuori dalla sofferenza.

Data la cruciale importanza di anicca non sorprende che il Buddha ne sottolineasse ripetutamente l’importante significato per coloro che cercano la liberazione. Nel Maha-Satjpatthana Suttanta, il testo principale in cui viene spiegata la meditazione Vipassana, egli descrisse i differenti stadi della pratica, che devono in ogni caso condurre alla seguente esperienza:

Il meditatore si sofferma ad osservare il fenomeno del sorgere… si sofferma ad osservare il fenomeno del passare… si sofferma ad osservare il fenomeno del sorgere e passare.

Dobbiamo saper riconoscere il fatto dell’impermanenza non solamente nel suo aspetto facilmente riconoscibile, intorno e all’interno di noi stessi. Oltre a ciò, dobbiamo imparare a vedere la realtà sottile che noi stessi stiamo cambiando ogni momento, che l’io di cui siamo così infatuati è un fenomeno in flusso costante, in continuo cambiamento. Con questa esperienza possiamo facilmente emergere dall’egoismo e così dalla sofferenza. In altre circostanze il Buddha disse:

L’occhio, o meditatori, è impermanente. E ciò che è impermanente è insoddisfacente. Ciò che è insoddisfacente è senza sostanza. E ciò che è senza sostanza non è “mio”, non è “io”, non è “me stesso”. Ecco come osservare l’occhio con saggezza, come è realmente.

La stessa cosa si ripete per l’orecchio, il naso, la lingua, il corpo, per tutte le basi dell’esperienza sensoriale, per ogni aspetto dell’essere umano. Il Buddha così continuò:

Vedendo ciò, o meditatori, il meditatore bene istruito ne ha abbastanza dell’occhio, dell’orecchio, del naso, della lingua, del corpo, e della mente. Essendo ormai sazio non prova più la passione per essi. Essendo senza passione per questi sensi, si sente libero. In questa libertà nasce la comprensione di essere liberato.

In questo passaggio il Buddha fa una netta distinzione tra il conoscere per sentito dire e la personale comprensione dovuta all’esperienza diretta. Si possono ascoltare numerosi discorsi e accettarli per fede o anche intellettualmente. Comunque questa accettazione è insufficiente per liberarci dal ciclo della sofferenza. Per ottenere la liberazione ognuno deve vedere e sperimentare la verità da solo, all’interno di se stesso. Ecco ciò che Vipassana ci permette di fare.

Se vogliamo capire l’eccezionale contributo del Buddha, dobbiamo mantenere questa distinzione bene in mente. Le verità di cui egli parlava erano conosciute anche prima di lui, ed erano comuni nell’India dei suoi tempi. Egli non inventò i concetti dell’impermanenza, della sofferenza e dell’inconsistenza dell’io. La sua unicità e peculiarità consiste nell’aver trovato una via per passare dai discorsi sulla verità alla diretta esperienza della verità. Un testo in cui ritroviamo l’attenzione per questo particolare aspetto dell’insegnamento del Buddha è il Bahiya Sutta, che si trova nel gruppo di discorsi del Samyutta Nikaya. In esso viene descritto l’incontro del Buddha con Bahiya, un ricercatore del cammino spirituale. Nonostante non fosse un discepolo del Buddha, Bahiya gli chiese di essergli da guida per la sua ricerca. I1 Buddha rispose ponendogli delle domande:

Che cosa ne pensi, Bahiya: è l’occhio permanente o impermanente?
Impermanente, signore.
E ciò che è impermanente è causa di sofferenza o di felicità?
Di sofferenza, signore.
Ora, ti sembra giusto considerare ciò che è impermanente, causa di sofferenza e per natura mutevole, come “mio”, “io”,” me stesso”?
Certamente no, signore.

Il Buddha continuò a fare le stesse domande a Bahiya sugli oggetti della vista, la coscienza dell’occhio e il contatto dell’occhio. L’uomo era sempre d’accordo: essi sono impermanenti, insoddisfacenti, senza un “io”. Non si dichiarava un seguace dell’insegnamento del Buddha, e tuttavia accettava la realtà di anicca, dukkha, e anatta. Naturalmente la spiegazione è che per Bahiya e altri come lui, i concetti dell’impermanenza, della sofferenza e della inconsistenza dell’io erano semplicemente delle opinioni. A queste persone il Buddha mostrò una via per andare al di là di credenze e filosofie, e fare esperienza diretta della loro natura come impermanente, come sofferente e senza un Io. In che cosa consiste quindi questa via che egli ha mostrato? Nel Brahamajala Suttanta, un altro discorso, il Buddha offre una risposta. Fa un elenco di tutte le credenze, le opinioni e i punti di vista del suo tempo, e quindi afferma di conoscere qualcosa molto oltre tutti quei punti di vista:

Avendo fatto esperienza di come realmente sono il sorgere e il passare delle sensazioni, l’attaccamento verso di esse, il pericolo insito in esse e il distaccarsi da esse, l’Illuminato, o meditatori, è diventato distaccato e liberato.

Qui il Buddha molto semplicemente dichiara che è diventato illuminato osservando le sensazioni fisiche come manifestazioni di impermanenza. E invita chiunque voglia seguire l’insegnamento del Buddha a fare altrettanto. L’impermanenza è il fatto centrale che dobbiamo comprendere per uscire dalla nostra sofferenza; e la via immediata per fare esperienza dell’impermanenza è osservare le nostre sensazioni fisiche, corporee. Di nuovo il Buddha disse:

Ci sono tre tipi di sensazioni, o meditatori, e tutte sono impermanenti, composte, e sorgono per una causa, destinate a non durare, e per natura a passare, scomparire, cessare.

Le sensazioni all’interno di noi stessi sono la più palpabile espressione della caratteristica di anicca, l’impermanenza. Osservandole, diventiamo capaci di accettare questa realtà, non solamente per fede o per convinzione intellettuale, ma per nostra esperienza diretta. In questo modo progrediamo dall’ascoltare solamente la verità allo sperimentarla all’interno di noi stessi. E la verità, quando la incontriamo faccia a faccia, è destinata a trasformarci radicalmente. Così il Buddha disse:

Quando un meditatore resta consapevole con corretta comprensione, diligente, ardente, e con pieno autocontrollo, quando piacevoli sensazioni fisiche sorgono nel suo corpo, egli allora comprende che è sorta questa piacevole sensazione corporea, ma è dipendente da una causa, non è indipendente. Dipendente da cosa? Da questo corpo. Ma questo corpo è impermanente, composto, condizionato. Ora, come potrebbero queste piacevoli sensazioni fisiche essere permanenti dal momento che dipendono da questo corpo composto e impermanente, e che è esso stesso condizionato?

Il meditatore fa esperienza dell’impermanenza delle sensazioni nel corpo, del loro sorgere, del loro passare, del loro cessare, e quindi del diminuire dell’attaccamento a esse. Mentre fa ciò, il suo sotterraneo condizionamento di bramosia viene abbandonato. Allo stesso modo, quando prova sensazioni spiacevoli nel corpo, viene abbandonato il suo sotterraneo condizionamento di avversione; e quando fa esperienza di sensazioni neutre nel corpo, viene abbandonato il suo sotterraneo condizionamento di ignoranza. In questo modo, osservando l’impermanenza delle sensazioni corporee, un meditatore si avvicina sempre più alla meta dello stadio incondizionato del nibbana, al di là delle esperienze sensoriali. Dopo aver raggiunto quella meta, Kondañña, la prima persona che divenne liberata attraverso l’insegnamento del Buddha, dichiarò:

Ogni cosa che ha la natura del sorgere ha anche la natura del cessare.

Solamente facendo esperienza in modo totale della realtà di anicca fu capace di fare esperienza di una realtà che non sorge e non passa. La sua dichiarazione è un chiaro segnale sul cammino ai futuri ricercatori della verità, indica la via che essi devono seguire per raggiungere la meta. Al termine della sua vita il Buddha dichiarò:

Ogni cosa esistente è impermanente.

Nei suoi ultimi momenti volle riproporre il grande tema di cui aveva parlato così spesso durante i suoi anni di insegnamento. E poi aggiunse:

Sforzatevi diligentemente.

Ma per quale scopo, ci dobbiamo chiedere, dobbiamo sforzarci? Sicuramente queste parole, le ultime dette dal Buddha, non possono che riferirsi alla frase precedente. Il prezioso messaggio del Buddha al mondo è la comprensione di anicca, la comprensione per esperienza diretta dell’impermanenza di ogni fenomeno fisico e mentale, come strumento per la liberazione. Dobbiamo sforzarci di raggiungere l’impermanenza all’interno di noi stessi; solo facendo ciò si potrà dire di aver compreso la sua ultima esortazione e il suo insegnamento.

Tratto da:http://www.vridhamma.org/Home.aspx

The reality of impermanence

Every existing thing is impermanent.
When you begin to observe this,
with deep understanding and direct experience,
then there remains detached from suffering;
this is the path of purification.

Dhammapada, XX (277)

To explain in greater detail and the important concept of anicca, impermanence, we offer this article written by the Vipassana Research Institute.

Anicca, impermanence
Change is inherent in any phenomenal existence. There is nothing in animate or inanimate, organic or inorganic which can be defined as permanent, and even if we gave that name to something, it would inevitably set to change, to undergo some metamorphosis. Having understood this basic fact through direct experience within himself, the Buddha said:

Whether or not the world there is a completely enlightened person, however, remains a firm condition, an immutable fact and set a law: all the physical and mental formations are impermanent, subject to suffering and no substance.

Anicca (impermanence), dukkha (suffering) and anatta (inconsistency ego) are the three characteristics common to all conscious existence. Among these, the most important in the practice of Vipassana is anicca. As meditators, we face the impermanence of ourselves. This allows us to understand that we have no control over this phenomenon, and that any attempt to manipulate it there creates nothing but suffering. Then learn to develop detachment and acceptance of this fact, openness to change, allowing us to live happily among the vicissitudes of life. So the Buddha said:

Meditation, one who perceives impermanence manifests clearly the perception of inconsistency and lack of an ego. And recipients of this inconsistency, selfishness is destroyed. And as a result, attains liberation even in this life. Understanding anicca automatically lead to understanding of dukkha and anatta, persons engaged in these events is of course on the path that leads out of suffering.

Given the crucial importance of anicca not surprising that the Buddha he repeatedly stressed the important significance to those who seek freedom. In the Maha-Satjpatthana Suttanta, the main text to the explanation of Vipassana meditation, he described the different stages of practice, which must in any case lead to the following experience:

The meditator stops to observe the phenomenon of the rise … stops to observe the phenomenon of the past … stops to observe the phenomenon of arising and passing.

We must recognize the fact of impermanence not only easily recognizable in his appearance, around and within ourselves. In addition, we must learn to see the reality that we ourselves are subtle changes each time that the ego of which we are so thrilled is a phenomenon in constant flux, changing. With this experience we can so easily arise from selfishness and suffering. In other circumstances, the Buddha said:

The eye, or meditation, is impermanent. And what is impermanent is unsatisfactory. What is unsatisfactory is without substance. And that is without substance is not “my”, not “I”, not “myself”. Here is how to observe the eye with wisdom, as it really is.

The same thing happens to the ear, nose, tongue, body, all the basics of sensory experience for every aspect of human beings. The Buddha continues:

Seeing this, or meditation, the meditator has had enough well trained eye, ear, nose, tongue, body, and mind. Being now satisfied does not prove more passion for them. Since no passion for these purposes, feel free. In this freedom comes the understanding of being released.

In this step, the Buddha made a clear distinction between knowing by hearsay and personal understanding due to direct experience. You can listen to many speeches and accept by faith or intellectually. However, this acceptance is insufficient for liberation from the cycle of suffering. To obtain the release everyone should see and experience the truth alone, within himself. Vipassana is what allows us to do.

If we understand the unique contribution of the Buddha, we must keep this distinction in mind. The truth of which he spoke were also known before him, and were common in India of his day. He did not invent the concepts of impermanence, suffering and the inconsistency of the self. Its uniqueness and peculiarity consists in having found a way to move from talk of truth to the direct experience of truth. A text where we find the focus on this particular aspect of the teaching of Buddha is Bahiya Sutta, which is in group discussions of the Samyutta Nikaya. It describes the encounter with the Buddha Bahiya, a researcher of the spiritual journey. Despite not being a disciple of the Buddha, Bahiya asked him to be his guide for his research. I1 Buddha replied by asking questions:

What do you think, Bahiya: The eye is permanent or impermanent?
Impermanent, sir.
And what is impermanent is the cause of suffering or happiness?
Suffering, sir.
Now, you seem fair considering what is impermanent, suffering and because of changing nature, as “my”, “I”, “myself”?
Certainly not, sir.

The Buddha continued to make these applications in Bahiya objects of sight, the consciousness of the eye and eye contact. The man was always agree: they are impermanent, unsatisfactory, without an “I”. Not declared a follower of the teaching of Buddha, and yet accept the reality of anicca, dukkha and anatta. Of course the explanation is that Bahiya and others like him, the concepts of impermanence, suffering and the inconsistency of the self were simply opinions. To these people the Buddha show the way to go beyond beliefs and philosophies, and have direct experience of nature as impermanent, as suffering and without an ego. What is this road that he has shown? In Brahamajala Suttanta, another discourse, the Buddha provides an answer. Make a list of all beliefs, opinions and views of his time, and then claims to know something very well all those points of view:

Having experienced how truly are the emergence and passing of feelings, attachment to them, the danger inherent in them and detach from them, the Enlightened One, or meditation, has become detached and released.

Here the Buddha simply said that he became enlightened by observing the physical sensations as manifestations of impermanence. It invites anyone who wants to follow the Buddha’s teaching to do likewise. Impermanence is the central fact that we must understand to get out of our suffering, and immediate way to experience feelings of impermanence is to observe our physical body. Again the Buddha said:

There are three types of feelings, or meditation, and all are impermanent, compotes, and rise to a cause, destined not to last, and for nature to pass, disappear, cease.

The feelings inside of ourselves are the most tangible expression of the characteristic anicca, impermanence. Observing them, we are able to accept this reality, not only by faith or intellectual conviction, but to our experience. In this way we move from hearing the truth only to experience it within ourselves. And the truth when we meet face to face, is designed to radically transform. So the Buddha said:

When a meditator remains conscious with proper understanding, diligent, ardent, and full self-control, where pleasant physical sensations arise in your body, then he understands that this is sort pleasant bodily sensation, but is dependent on a cause, is not independent. Depends on what? From this body. But this body is impermanent, made, conditioned. Now, how could these pleasant physical sensations to be permanent because it affects body composition and the impermanent, and that is itself conditioned?

The meditator experiences of impermanence of the sensations in the body, their rise, their past, their end, and therefore the decrease of attachment to them. While doing this, its underground conditioning craving is abandoned. Similarly, when trying unpleasant sensations in the body, it abandoned its underground aversion conditioning, and when you experience neutral feelings in the body, it abandoned its underground conditions of ignorance. In this way, observing the impermanence of bodily sensations, a meditator is getting closer to the goal of Nibbana unconditional stadium, despite the sensory experiences. After reaching that goal, Kondañña, the first person who became liberated through the teachings of the Buddha, said:

Everything has the nature of the rise also has the nature of the stop.

Only by experiencing the reality in a total of anicca was able to experience a reality that does not arise and does not pass. His statement is a clear signal on the path to future seekers of truth, shows the way that they must follow to reach the goal. At the end of his life the Buddha said:

Every existing thing is impermanent.

In his last moments he wanted to revive the major area that had spoken so often during his years of teaching. And then he added:

Strive diligently.

But for what purpose, we must ask, we should strive? Surely these words, the last spoken by the Buddha, can only refer to the preceding sentence. The valuable message of the Buddha in the world is the understanding of anicca, understanding from experience of impermanence of all physical and mental phenomenon, as an instrument for liberation. We should strive to impermanence within ourselves only by what can be said to have understood his final exhortation and teaching.

Taken from: http://www.vridhamma.org/Home.aspx

 

Sofferenza – Lama Zopa Rinpoche


Sofferenza – Lama Zopa Rinpoche

Tutti i difetti della nostra mente – l’egoismo, l’ignoranza, la rabbia, l’attaccamento, il senso di colpa
e tutti gli altri pensieri molesti – sono temporanei,
non permanenti e duraturi.
E poiché la causa
della nostra sofferenza
e dei nostri pensieri molesti
è temporanea, anche la nostra sofferenza è temporanea.

Lama Zopa Rinpoche

Suffering – Lama Zopa Rinpoche

All the faults of our mind – selfishness, ignorance, anger, attachment, guilt and all other troublesome thoughts – are temporary, non-permanent and lasting. And because the cause of our suffering and our harassing thoughts is temporary, our suffering is also temporary.

Lama Zopa Rinpoche

Studio e lavoro


Studio e lavoro

La stanchezza si sente
e mi spossa
Stanchezza fisica
o mentale
Dopo ore di duro lavoro
o intenso studio
La cosa peggiore però
è aver lavorato per nulla
Senza alcun profitto;
alcuna soddisfazione
e ciò che più mi indispone
sono le critiche di chi
crede sempre di aver fatto
meglio di te
Anche se non ne azzecca una.

Giuseppe Bustone

La comprensione non può essere praticata


gurutattwa2

Riflettendo…

La Riflessione

Il reame del non pensiero,
non può essere esplorato dalle percezioni.

Nella sfera del genuino “essere ciò che è”
Non v’è né “io” né “altro”.

Maestro Yunmen (864-949)

Quando l’incessante flusso
del pensiero cade nella nostra osservazione;
nulla deve turbare il nostro essere presenti:
restare specchio immoto senza turbamento
dove nessuna forma si rifletta è
guardare e non giudicare, accogliere e non separare.

Poetyca

L’insegnamento

La comprensione non può essere praticata

La comprensione non può essere praticata.
E’ stata fatta un po’ di confusione tra comprensione e presenza mentale.
Sono collegati, ma distinti.

“Sati”, o presenza mentale, implica che ci sia azione della mente.
Noi volutamente ci disponiamo a prestare attenzione alle nostre menti.
Esercitiamo uno sforzo.

La comprensione è diversa.
La comprensione è priva di qualsiasi azione.
La mente semplicemente “comprende”.

Non c’è alcuna azione qui,
solo una comprensione raccolta e spontanea che semplicemente “vede”.
Qui la presenza mentale è la causa e la comprensione è l’effetto.
Non puoi praticare o addestrare un effetto.
Puoi solo praticare qualcosa che sia la causa di ciò.

Dobbiamo partire dalla presenza mentale
così che la comprensione possa sorgere in noi.

Thynn Thynn, in Living Meditation, Living Insight
da Everyday Mind, pubblicato da Jean Smith, a cura di Tricycle book

La mente raccoglie e separa,
restringe ed allarga il suo raggio
nelle pulsioni del discernimento.

Essere comprensivi è quanto possa condurre
all’osservare senza sentirsi coinvolti
in reazioni e separazioni, dettate dal giudizio
nell’intento di protezione.

Poetyca

17.09.2006 Poetyca

Reflecting …

Reflection

The realm of non-thought ,
can not be explored by perceptions.

In the sphere of genuine ” being what it is “
There is neither ” I” nor “other.”

Master Yunmen ( 864-949 )

When the incessant flow
of thought falls in our observation ;
nothing should disturb our being present :
remain motionless mirror without disturbance
where no form is reflected is
look at and do not judge , welcome and do not separate .

Poetyca

The teaching

The understanding can not be practiced

The understanding can not be practiced.
E ‘ was made a little ‘ of confusion between understanding and mindfulness.
They are related, but distinct.

” Sati ” , or mindfulness, implies that there is action of the mind .
We deliberately we have to pay attention to our minds .
Exert some effort.

The understanding is different.
The understanding is devoid of any action.
The mind simply ” includes”.

There is no action here ,
only an understanding of collection and spontaneous than simply ” sees” .
Here the presence of mind is the cause and understanding the effect.
You can not practice or train an effect.
You can only practice something that is the cause of this.

We have to start from mindfulness
so that understanding may arise in us.

Thynn Thynn , in Living Meditation , Living Insight
from Everyday Mind , edited by Jean Smith, a Tricycle book

The mind collects and separates ,
narrows and widens its range
the impulses of discernment.

Being inclusive is what can lead
to observing without feeling caught
in reactions and separations , dictated by the judgment
the aim of protection.

Poetyca

17.09.2006 Poetyca

Senza voce mille parole


Senza voce mille parole 


La fiamma arde sempre e lo sai
nel silenzio mille parole senza voce
ma capaci di non ingannare mai
Nella mutata atmosfera del tuo sentire
tutto è luce perchè non ci siano inciampi
tutto è vita senza frenare mai le corse
Sei tu moto del cuore e d’universo
il vero e più grande respiro
Sei tu gioia che s’estende
senza conoscere confini
…Ed allora lo sai
– tu sei luogo mai lontano –
Fratello del fuoco
che ti arde in petto
per la tua voglia di essere
Figlio d’Amore che vibra
oltre ogni sentire
Sposo di causa eletta
che per te è vita
in ogni respiro
Bene che ricolmi
con la tua presenza
nel sorriso che accendi
in chi in te cerca parola
Vivi ancora quel che sei
perchè l’Universo è forza
che in te confida

01.01.2004 Poetyca

Voiceless thousand words

The flame is always burning and you know
thousand words in silence without a voice
but not able to fool never
In the changed atmosphere of your hearing
everything is light because there are no stumbling
all is life without ever braking races
Are you the motion of the heart and universe
the real and most far-reaching
Are you the joy that extends
without knowing borders
And then you know …
– You’re never far away place –
Brother of fire
you burns in my chest
for your desire to be
Son of Love that is vibrating
beyond feeling
Because the husband of elected
that is life for you
in every breath
Well that filled
with your presence
the smile you light
in those in you search word
That you’re still alive
because the strength is Universe
who trusts in you

01.01.2004 Poetyca