Archivio | 10/02/2020

★★。¸.☆☆Buonanotte¸.☆☆


pensieriang10

I giardini zen


🌸Curare un giardino zen è come curare la propria salute, coccolarsi. Sposare la filosofia zen non può far altro che creare benefici alla salute umana. In apparenza, per chi non la conosce, la cura di questo giardino potrà apparire noiosa o monotona ma, secondo gli esperti, lo studio degli elementi essenziali del paesaggio zenaiuta l’individuo ad entrare in contatto con il suo io più profondo, quello più nascosto dalla superficie. E’ in grado di donare calma, di ripristinare la concentrazione perduta e riordinare la pace che alberga in noi.Il rituale zen è dominato dall’elemento del silenzio, della non parola, che invoglia alla meditazione e alla contemplazione, cosicché il benessere possa farsi strada nell’animo umano.🌸

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http://wp.me/p4VJPR-12u

In risposta


In risposta

Nell’aria io socchiudo gli occhi
e respirando la calma
io resto in ascolto
mentre adesso
risuona il silenzio
porta aperta del cuore
dove un solo gesto
è attesa che dischiude
il diaframma sottile:
parole danzano sul foglio
soffici carezze dell’anima
in risposta, al tuo vibrare

01.04.2011 Poetyca

Reply

In the air I close my eyes
and breathing quiet
I stay to listening
while now
echoes silence
open door of the heart
where a single gesture
waiting that opens
the thin diaphragm:
words dancing on sheet
soft caresses of the soul
to reply to your vibrating

01.04.2011 Poetyca

La Gioia


La Gioia

Bisogna cercare di prendere tutto quanto con ottimismo e ricordare che la vita è sempre degna di essere vissuta anche quando è noia, fatica, delusione.
La notte non è mai così nera come prima dell’alba ma poi l’alba sorge sempre a cancellare il buio della notte.
Così ogni nostra angoscia, per quanto profonda prima o poi trova motivo di attenuarsi e placarsi, purchè lo vogliamo.
Sappiamo che c’è la luce perchè c’è il buio che c’è la gioia perché c’è il dolore che c’è la pace perché c’è la guerra e dobbiamo sapere che la vita vive di questi contrasti.

Alzatevi ogni mattino sereno e ringraziate Dio di essere ancora al mondo guardando il cielo con occhi luminosi e ricordatevi che nella vita ci sono giorni pieni di vento e pieni di rabbia
ci sono giorni pieni di pioggia e pieni di dolore
ci sono giorni pieni di lacrime…
ma poi ci sono giorni pieni d’amore che vi danno il coraggio di andare avanti per tutti gli altri giorni.
Non arrabbiatevi per cose di poco conto e cercate di conservare la calma anche nei momenti di tensione.
Andate incontro agli altri offrendo la vostra amicizia e pensate che tutti possono essere amici anche quelli che vi sembrano scostanti e che, forse non aspettano da voi che una parola buona per fare il primo passo.
Solo così esisterete veramente e non sciuperete nessun istante della vita.
Respirate profondamente e con grande gratitudine perché l’aria che respirate è la fonte della vita più del cibo e dell’acqua.
Cercate di non desiderare troppo amate ciò che avete, senza inseguire falsi sogni che vi allontanano dalla realtà lasciandovi scontenti e insoddisfatti:
perché non sempre ciò che vi manca è ciò di cui avete bisogno.
Non siate invidiosi degli altri perché non potete sapere se chi invidiate non nasconda qualcosa che voi non vorreste per nulla al mondo in caso di cambio.
Non indugiate troppo sugli errori e tenete presente che tutto può servire a rendervi migliore.
Cercate di essere sempre voi stessi a costo di qualche rinuncia.
Solo così potete trovare la vostra strada bianca in mezzo ai campi di grano.

Romano Battaglia

Joy

Try to take everything with optimism and remember that life is always worth living even when it is boredom, fatigue, disappointment.
The night is never so black as before dawn but the dawn rises always remove the darkness of the night.
So all our anguish, no matter how deep sooner or later finds reason to weaken and subside, as long as we want.
We know that there is light because it is dark because there is joy there is pain there is no peace because the war and we know that lives the life of these contrasts.

Get up every morning and thank God for being peaceful in the world still watching the sky with bright eyes and remember that in life there are days full of wind, and angry
There are days filled with rain and full of pain
There are days full of tears …
but then there are days full of love that give you the courage to go on for all other days.
Do not get angry for trivial things and try to remain calm even in tense moments.
Go out to others by offering your friendship and think that everyone can be friends even those that seem aloof and, perhaps not expect you to do a good word for the first step.
Only in this way really exists and not to waste any moment of life.
Breathe deeply and with great gratitude that the air we breathe is the source of life more than food and water.
Try not want too much you love what you have, not chasing false dreams you away from reality leaving you unhappy and unsatisfied:
because they do not always do what you’re missing is what you need.
Do not be envious of others because you can not envy those who do not know if hiding something that you would not want for anything in the world in case of a change.
Do not dwell too much on the mistakes and remember that anything can serve to make you better.
Try to always be yourself at the cost of some sacrifice.
Only thus can you find your way among the white wheat fields.

Romano Battaglia

Niente più


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Niente più

…e poi niente più
come voce
a squarciare il silenzio
come canto ed attesa
nella smania di vivere
…e poi la calma della sera
nel respiro trattenuto
di chi ha vissuto
ansimando vita
ed è grato di tutto

04.06.2015 Poetyca

Nothing more

… and then nothing more
as voice
to pierce the silence
like singing and waiting
the desire to live
… and then the calm of the evening
in breath-hold
of those who lived
panting life
and it is grateful for all

04/06/2015 Poetyca

Lo Zen è la via che ci ricollega all’Universo


– Lo Zen è la via che ci ricollega all’Universo –

La luce di una candela rischiara appena una stanza disadorna. Di fronte al muro siedono, perfettamente allineati, immobili personaggi vestiti con abiti neri, ampi, panneggianti. Il sobrio e vigoroso silenzio viene interrotto soltanto da una profonda voce che, ogni tanto, con severa compassione richiama alla bellezza del momento presente.

Cosa stanno facendo queste persone? Niente – potrebbe essere la risposta – sono semplicemente sedute. Esse in verità stanno meditando, stanno praticando zazen.

Ora, il termine Zen, che sta a indicare una delle forme che il buddhismo ha preso in Giappone, vuol dire meditazione. Esso deriva dal termine cinese chan, che a sua volta deriva dalla parola sanscrita dhyana, usata in India per indicare appunto la pratica della meditazione.

A questo punto è bene ricordare una cosa: in Occidente con meditazione, o meditatio, di solito si intende lo scegliere un passo del Vangelo sul quale riflettere, pensare, per poter giungere a una maggiore e più profonda comprensione del messaggio del Cristo. All’alba dell’incontro con le dottrine orientali, gli studiosi occidentali hanno definito “meditazione” tutta quella serie di pratiche ascetico-concentrative caratteristiche delle filosofie orientali. Ma, in ambito buddhista, il termine sanscrito che indica tali pratiche in generale è bhavana: esso deriva dalla radice verbale bhu, che vuol dire “essere”. Pertanto bhavana può essere tradotto come esserci, esserci di più, ora.

Dunque la pratica contemplativa buddhista non deve rimandare a una cogitazione continua, bensì a un essere totalmente calati nel momento presente. Si tratta in altre parole di essere completamente consapevoli di se stessi, del proprio corpo, dei propri pensieri, e di ciò che ci circonda.

Buddha, l’illuminato, è colui il quale è completamente sveglio, assolutamente calato nella irripetibile bellezza del momento presente, ed è proprio alla luce di tale fatto che nella tradizione Zen si arriva ad affermare che zazen è satori, e cioè che la pratica della meditazione è l’illuminazione: in altre parole se essere illuminati vuol dire essere completamente calati nel momento presente, e se meditare vuol dire esserci totalmente, allora i due termini coincidono.

La tradizione Zen si chiama in tal modo proprio perché avendo compreso l’importanza della pratica seduta, su essa pone un forte accento. Ma come si fa a fare zazen, o meglio la meditazione (zen) seduta (za)?

Innanzitutto occorre scegliere un posto dove sedersi che sia tranquillo, non troppo caldo nè troppo freddo, e poi indossare un abito ampio, comodo e possibilmente scuro. Scelto un cuscino consistente, occorre sedersi su di esso a gambe incrociate, per quaranta minuti circa, anche se all’inizio è possibile sedersi per un periodo minore.

La posizione da assumere è quella del loto completo: il piede destro che poggia sulla coscia sinistra e il piede sinistro che poggia sulla coscia destra. Tale posizione ha una valenza sia simbolica che pratica. Da un lato infatti simbolizza il loto, il fiore che, pur affondando le sue radici nella melma, si leva alto verso il cielo con i suoi petali arancioni, colore del sole nascente e della rinascita spirituale. Dall’altro invece la posizione del loto è estremamente pratica perché salda, stabile. Bisogna aver cura di sedersi in pizzo al cuscino e di far toccare bene a terra le ginocchia. In tal modo si viene a formare un tripode che dona stabilità e vigore a tutta la postura e permette alla schiena di stare naturalmente dritta, senza grossi sforzi. E’ possibile sedersi anche nella posizione del mezzo loto, con il piede destro sulla coscia sinistra o viceversa, cercando comunque di ricreare la stabilita di detto tripode.

La schiena deve essere mantenuta bene dritta, le mani toccano con il taglio interno l’addome e la sinistra poggia sulla destra. La misura della corretta sovrapposizione delle mani viene data dal dito medio sinistro, la cui falange centrale deve coincidere con la falange centrale del medio della mano destra. La punta dei pollici si sfiora a formare un perfetto ovale, che va mantenuto per tutta la durata della seduta. Questa posizione delle mani viene chiamata in giapponese hokkaijoin, o sigillo dell’Oceano del Dharma, ed è simbolo e indice della concentrazione: infatti se ci si assopisce i pollici si allentano e formano la cosiddetta “valle”, se invece ci si accanisce in un turbinio di pensieri i pollici premono forte l’uno contro l’altro andando a formare un “monte”. Inoltre è anche molto importante il movimento che si compie per assumere tale posizione. Le due mani partono da lati opposti e convergono verso il centro. Allo stesso modo la mente che di solito è dissipata, distratta in pensieri che la trascinano avanti e indietro, dovrebbe, all’inizio della seduta, ricentrarsi, focalizzarsi.

Le spalle devono essere rilassate e i gomiti distanziati dal corpo. Gli occhi, a differenza di altre scuole meditative, vengono tenuti aperti, e questo per il semplice motivo che il mantenere gli occhi chiusi, anche se all’inizio della seduta può risultare molto calmante, difatto poi induce sonnolenza. Di solito si chiudono gli occhi quando si vuole dormire, mentre quando si è svegli gli occhi sono aperti. Ora, se questa deve esser la pratica del Risveglio, è bene che il corpo assuma l’atteggiamento di una persona sveglia.

Il mento deve essere rientrato e la nuca tesa: l’immagine che la tradizione Zen offre per aiutare il praticante ad assumere una corretta postura è quella di una colonna che a un’estremità spinge la terra in basso, e all’altra spinge in alto il cielo. In tal modo chi pratica diventa una sorta di asse cosmico che unisce le sfere celesti alla terra: il palo attraverso il quale è possibile raggiungere il cielo, o meglio l’Assoluto.

Ma cosa fare durante zazen? Si tratta fondamentalmente di focalizzare la propria consapevolezza su due cose: la postura e il respiro, le due ali su cui vola la meditazione.

Innanzitutto bisogna tornare costantemente alla posizione. Occorre sentire il proprio corpo mentre mantiene una corretta postura: non bisogna quindi piegare la schiena, afflosciarsi, allentare la posizione delle mani, perdere il contatto delle ginocchia, reclinare il capo o chiudere gli occhi.

Una corretta postura deve poi essere vivificata da una corretta attenzione al respiro. Si tratta in altre parole di osservare il proprio respiro senza per questo controllarlo o modificarlo in alcun modo. Se è superficiale lo si registra come tale, e quando è o affannoso, o calmo o profondo si fa lo stesso. Con il tempo e la pratica, il respiro diventerà quieto e impercettibile: l’espirazione si farà sottile e prolungata e l’inspirazione breve e decisa.

La tradizione paragona la mente discorsiva a un cane affamato: come il cane ha bisogno di rosicchiare continuamente qualcosa, così la mente discorsiva ha bisogno di “ruminare” costantemente pensieri. Si tratta allora di dare alla mente affamata un osso da rosicchiare, un qualcosa che calmi il suo desiderio di essere sempre impegnata in un processo cogitativo ma che allo stesso tempo la mantenga legata al momento presente.L’attenzione alla postura e alla respirazione è la risposta, è l’osso da gettare alla mente discorsiva, è l’oggetto che tiene la mente occupata e che altresì non la distoglie dal presente. Infatti sia la postura che il respiro sono elementi presenti ora, da percepire nell’immediatezza del presente.

Normalmente la mente discorsiva è persa in continui confronti, progetti futuri o ricordi passati: una rapida occhiata al momento presente e subito parte il “film” interiore, una carrellata di pensieri che distolgono dalla realtà. E parlare di realtà non è esagerato poiché, a pensarci bene, il passato è passato, il futuro deve ancora essere: solo la dimensione del presente effettivamente è, esiste, è reale. Ora, la mente discorsiva persa nei suoi pensieri fa vivere l’essere umano come un fantasma, alienato dal momento presente nel quale la vita si attua.

La pratica Zen, con il suo vigoroso richiamo alla presenza educa alla capacità di esserci, di esserci completamente, e permette al praticante di scoprire una dimensione sconosciuta anche se già presente di fronte agli occhi: la realtà vibrante del momento presente, nel quale è possibile scorgere il proprio Sé originale, natura misteriosamente sottile della vita che ci unisce in maniera inscindibile a tutti gli altri esseri.

Il semplice fatto di sedersi con tutto se stessi (o shikantaza in giapponese) vuol dire accettare e dunque comprendere la propria reale natura. La reale natura, o natura originale del Sé è comune a tutti gli esseri. Accettare e comprendere tale natura con la sola mente è impossibile, occorre accettarla, sentirla, assimilarla anche con il corpo: ecco perché si dà tanta importanza alla pratica dello zazen dove tutto il corpo e tutta la mente sono concentrati sulla postura.

Quando si è seduti, semplicemente seduti, gustando il silenzio e l’immobilità dello zazen, è possibile osservarsi, conoscersi, accettarsi e riconoscersi connessi e interconnessi con il resto del Cosmo. E’ per questo che si dice che lo zazen è la porta che dà accesso alla reale pace e armonia in cui tutte le esistenze del cosmo vivono da sempre: il nirvana.

Kodo Sawaki Roshi


– Zen is the path that connects us to the Universe –

The light of a candle illuminates just a bare room. Sit facing the wall, perfectly aligned, real estate people dressed in blacks, wide, panneggianti. The simple and powerful silence is interrupted only by a deep voice, sometimes with severe compassion recalls the beauty of the present moment.

What are these people doing? Nothing – it could be the answer – they are just sitting. They really are speculating, are practicing zazen.

Now, the word Zen, meaning that they are one of the forms that Buddhism has taken in Japan, it means meditation. It comes from the Chinese word chan, which in turn derives from the Sanskrit word dhyana, which is used in India to indicate precisely the practice of meditation.

At this point it is worth remembering one thing: in the West with meditation or meditatio usually means the point on the Gospel on which to reflect, to think, to reach a broader and deeper understanding of the message of Christ. At the dawn of the meeting with the Eastern doctrines, Western scholars have called “meditation” whole series of ascetic practices-concentrative characteristics of Eastern philosophies. But, in the Buddhist context, the Sanskrit term that indicates this practice in general is bhavana: it derives from the verbal root bhu, meaning “be”. Therefore bhavana can be translated as, be more now.

So the Buddhist contemplative practice should not defer to a continuous cogitation, but declined to be totally in the present moment. It is in other words to be fully aware of themselves, of their bodies, their thoughts, and what surrounds us.

Buddha, the enlightened, is the one who is fully awake, absolutely fell in the unique beauty of the present moment, and is in the light of the fact that in the Zen tradition we come to say that zazen is satori, which is that the practice of Meditation is the light: in other words, to be enlightened is to be completely dropped in the present moment, and if there is to meditate totally, then the two terms coincide.

The Zen tradition is called so because they had understood the importance of the practice session, has a strong focus on it. But how do you do zazen, or rather meditation (Zen) sitting (za)?

First you choose a place to sit that is comfortable, not too hot nor too cold, and then wear loose clothing, comfortable and preferably dark. Chose a large pillow, you need to sit cross-legged on it for forty minutes, even if at first you can sit for a shorter period.

The position to be taken is that of the full-lotus: the right foot resting on the left thigh and left foot resting on the right thigh. This position has a value both symbolic and practical. On one hand, the lotus symbolizes the flower, although its roots in the mud, rises high into the sky with its orange petals, color of the rising sun and spiritual rebirth. On the other hand the lotus position is extremely practical because it firm and stable. We must take care to sit down to lace pillow and good to touch the knees to the ground. Thus is formed a tripod that gives stability and strength to the whole posture and allows the spine to stay straight course, without great effort. It ‘also possible to sit in half-lotus position, with your right foot on left thigh or vice versa, still trying to recreate the stability of this tripod.

The back should be well maintained straight, hands touching the abdomen with the internal cut and the left rests on the right. The correct measure of the overlap of the hands is given by the left middle finger, middle phalanx, which must coincide with the center of the middle phalanx of the right hand. The tip of the thumbs touching to form a perfect oval, which should be maintained for the duration of the session. This hand position is called in Japanese hokkaijoin, or seal of the Dharma Ocean, and is a symbol and index of concentration: in fact if you are asleep your thumbs become loose and form the so-called “valley”, but if there rages a whirlwind of thoughts strong thumbs pressed against each other going to form a “mountain”. It is also very important that the movement is done to take this position. The two hands start at opposite sides and converge toward the center. Similarly, the mind that is usually dissipated, distracted with thoughts that drag back and forth, should, at the beginning of the session, refocus, focus.

The shoulders should be relaxed and the elbows apart from the body. The eyes, unlike other schools of meditation, are kept open, and this for the simple reason that keeping your eyes closed, although the beginning of the session can be very soothing, in fact, then induces drowsiness. Usually you close your eyes when you want to sleep, and when you are awake eyes are open. Now, if this should be the practice of enlightenment, it is good to take the attitude that the body of a person awake.

The chin should be back and neck tense: the image that the Zen tradition offers to help the practitioner to assume a correct posture is that of a column at one end which pushes the earth down, and the other pushes up the sky. In this way, those who practice it becomes a kind of cosmic axis that unites the celestial spheres to the earth: the pole through which you can reach the sky, or rather the Absolute.

But what to do during zazen? It’s basically focus their awareness on two things: posture and breathing, the two wings on which flies meditation.

First we must constantly return to the position. Need to hear your body while maintaining proper posture so we should not bend your back, limp, loosen the hand position, losing touch knees, tilt your head or close his eyes.

Proper posture must then be enlivened by a proper attention to the breath. In other words it is to observe your breath without controlling it or modify it in any way. If it is superficial register as such, and when it is or wheezing, or calm or deep you do the same. With time and practice, the breath becomes quiet and inaudible exhalation will be thin and long and short and decisive inspiration.

Discursive tradition likens the mind to a hungry dog: how the dog needs something to chew constantly, so the mind needs to discursive “chewing” thoughts constantly. It is time to give hungry minds a bone to chew on, something to calm her desire to always be engaged in a process cogitative but at the same time keep tied at presente.L ‘attention to posture and breathing is response, is the bone to throw to the discursive mind, is the object that keeps the mind occupied and that also does not detract from the present. In fact, the posture is that the elements of breath are now to be perceived immediacy of the present.

Normally, the discursive mind is lost in continuous comparisons, past memories or future projects: a quick look at the present moment and just part of the “movie” inside, a roundup of thoughts that distract from the reality. And speaking of reality as it is no exaggeration to think of it, the past is past, the future is yet to be: only the size of this fact is, there is real. Now, the discursive mind lost in thought is the human being as a living ghost, alienated from the present moment in which life takes place.

The practice of Zen, with its strong appeal to the presence educates the ability to be there, be there completely, and allows the practitioner to discover an unknown dimension, even if already present before the eyes: the vibrant reality of the present moment, where you can see one’s self the original, subtle nature of life mysteriously unites us inseparably to all other beings.

The simple act of sitting down with their whole heart (or shikantaza in Japanese) means to accept and therefore understand its real nature. The real nature, or nature of the original self is common to all beings. Accept and understand the nature of the mind alone is impossible, you must accept it, feel it, even with the body to assimilate it here because it gives so much importance to the practice of zazen, where the whole body and whole mind focused on your posture.

When sitting, just sitting, enjoying the silence and stillness of zazen, you can observe, learn, accept and recognize connected and interconnected with the rest of the Cosmos. And ‘why you say that zazen is the door that gives access to real peace and harmony in which all existences in the cosmos have always lived: Nirvana.

Kodo Sawaki Roshi

Realizzare la meditazione


Riflettendo…

La Riflessione

Aumentando lo spazio fra le percezioni, i pensieri, le emozioni,
le sensazioni, le azioni e le reazioni che sperimentiamo,
rendiamo possibile il manifestarsi di una chiara quiete.

Vivendo più profondamente in quella quiete, si manifesterà la pazienza.
In quella pazienza, sorgeranno la concentrazione, la generosità, l’etica e la diligenza.

Harvey So Daiho Hilbert

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Respirando con attenzione
senza fretta
con profonda gioia
e in presenza viva

Sciogliendo il flusso convulso
di azione e reazione
come risposta immediata
senza ascolto profondo
possiamo meglio capire e distanziare
il riflesso automatico

Compprendendo la differenza
tra i propositi
ed il disordine nelle azioni
in salutare equidistanza
possiamo giungere alla vera essenza
sciogliendo nodi e vivendo la bellezza
dell’essere presenti qui ed ora

Poetyca

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L’insegnamento

Realizzare la meditazione

Perché si possa realizzare la meditazione, si deve creare uno stato di calma ed altre condizioni favorevoli.
Prima che possiamo avere padronanza della nostra mente, è necessario calmare innanzitutto il suo ambiente interno.

Al momento la nostra mente è come la fiamma di una candela:
instabile, in costante movimento, agitata dal vento aggressivo dei nostri pensieri ed emozioni.

La fiamma brillerà ferma e stabile solo quando calmeremo l’aria intorno ad essa;
così potremo iniziare a riposare nella natura della nostra mente
quando avremo calmato e pacificato la turbolenza dei nostri pensieri ed emozioni.

D’altro canto, una volta che avremo realizzato la stabilità nella nostra meditazione,
i rumori e le molestie di ogni tipo avranno molto meno impatto su di noi.

Sogyal Rinpoche

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Non è il tempo dedicato alla meditazione
a renderla preziosa
ma è la qualità e la capacità
di continuità in ogni circostanza della vita:
pacificare ogni aspetto della mente in ogni momento
è essere in pieno potere su noi stessi.

La stabilità ha bisogno di essere testata
di incontrare le circostanze comuni della vita
per fare di noi persone capaci di equidistanza
e di coerenza in ogni istante.

Poetyca

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12.12.2009 Poetyca

Reflecting …

Reflection

By increasing the space between the perceptions, thoughts, emotions,
feelings, actions and reactions we experience,
we make possible the emergence of a clear stillness.

Living more deeply in the stillness, patience will be manifested.
In one patient, the concentration will rise, generosity, ethics and diligence.

I know Harvey Hilbert Daiho

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Breathing carefully
leisurely
with deep joy
and the living presence

Dissolving the flow convulsive
Action and reaction
as an immediate response
without deep listening
we can better understand and spacing
the reflex

Compprendendo the difference
between the intentions
and disorder in the actions
equidistance in the healthy
we can reach the true essence
dissolving knots and experiencing the beauty
being present here and now

Poetyca

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Teaching

Make meditation

Because meditation can be achieved, you have to create a calm state and other favorable conditions.
Before we can have a grasp of our mind, it is first necessary to calm her internal environment.

When our mind is like the flame of a candle:
unstable, in constant motion, agitated by the wind of our aggressive thoughts and emotions.

The flame will shine steady and calm only when the air around it;
so we can begin to rest in the nature of our mind
when we have calmed and pacified the turmoil of our thoughts and emotions.

On the other hand, once we have achieved stability in our meditation,
noises and harassment of any kind will have much less impact on us.

Sogyal Rinpoche

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It is not the time devoted to meditation
to make valuable
but it is the quality and capacity
of continuity in every circumstance of life:
pacify every aspect of the mind at all times
shall be in full power over ourselves.

Stability needs to be tested
to meet the ordinary circumstances of life
us to make people capable of equidistance
and consistency at all times.

Poetyca

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12.12.2009 Poetyca

Il Fiore di Bodhidharma