Archivio | 12/02/2020

Stracciate paure


Stracciate paure

Ho atteso parole
che non arrivavano mai
Ho nascosto dietro un sorriso
lacrime di pianto
ed ogni giorno era
il furore del vento
l’onda che lambiva
stanze segrete
di speranze e stelle notturne
evanescenti colori
che si sbiadivano al mattino
come sogni appiccicati al soffito
Ma un giorno
stanco di tutto
mi sono detto che era tempo
per incominciare a guardare in faccia
le sagome scure della mia paura
per riconoscerla ed accettare
 che anche lei avesse spazio
ho aperto la finestra
e con  la voce tremante
ho iniziato a cantare
ed è stato questo il mio primo atto di coraggio
ed oggi è chiara la voce
e lo dico ancha a te:
“Non fuggire di fronte a te stesso
a quel tuo sguardo specchiato
 in miriadi di speranze
perché se non fai il primo passo
poi non sai neppure chiedere aiuto
non sai disegnare il futuro
per te stesso e per chi vorresti amare
Allora saranno gli altri a manovrare i fili
ad assegnarti una parte
che non sai neppure se la vorresti recitare
Non essere burattino
straccia tutte le paure
getta via l’aspetto da vittima
e sii da adesso giocoliere della tua sorte
raccogli carte e colori
note e spartiti
pagine e parole
e riscrivi la tua storia …
inizia a cantare”

10.08.2012 Poetyca

Tear fears

I expected words
that never came
I hid behind a smile
tears of weeping
and each day was
the fury of the wind
the waves that lapped
secret rooms
of hopes and night stars
evanescent colors
that faded in the morning
like dreams stuck to the ceiling
But one day
tired of everything
I thought it was time
to begin to face
the dark silhouettes of my fear
to recognize and accept
  that she had room
I opened the window
and with a trembling voice
I started to sing
and this was my first act of courage
and today is a clear voice
ancha and I say to you:
“Do not run away from yourself
then your eyes mirrored
  in myriads of hopes
because if you do not do the first step
then do not even know to ask for help
design the future you do not know
for yourself and for those who want to love
Then others will maneuver the wires
to assign you a part
that do not even know if you would like to recite the
Do not be puppet
waste all fears
throws away the appearance of victim
from now and be juggling your fate
Collect papers and colors
notes and scores
pages and words
and re-write your story …
start to sing “

10.08.2012 Poetyca

Signore liberami da me stesso – Lord, deliver me from myself – Michel Quoist


Signore liberami da me stesso.
Signore liberami da me stesso!
Signore, mi senti?
Soffro tremendamente.
Asseragliato in me stesso,
Prigioniero di me stesso.
Non sento che la mia voce,
Non vedo che me stesso,
E dietro di me non v’è che sofferenza.
Signore, mi senti?
Liberami dal mio corpo, che è tutto brama, e tutto quello che tocca con i suoi innumerevoli grandi occhi, con le sue mille mani tese, è solo per coglierlo e cercare di calmare la sua insaziabile fame.
Signore, mi senti?
Liberami dal mio cuore, tutto gonfio di amore, ma, mentre credo di amare pazzamente, intravvedo rabbioso che ancora amo me stesso nell’altro.
Signore, mi senti?
Liberami dal mio spirito, pieno di se stesso, delle sue idee, dei suoi giudizi; non sa dialogare, perchè non lo colpisce altra parola fuorchè la sua.
Solo, mi annoio, mi detesto, mi disgusto,
E mi rigiro nella mia sudicia pelle come il malato nel suo letto bruciante da cui vorrebbe scappare.
Tutto mi sembra brutto, mostruoso, senza luce,
… perchè non posso veder nulla se non attraverso me.
Mi sento disposto ad odiare gli uomini ed il mondo intero,
… per dispetto, perchè non li posso amare.
Vorrei uscire,
Vorrei camminare, correre verso un altro paese.
So che esiste la GIOIA, l’ho vista raggiare sui volti.
So che brilla la LUCE, l’ho vista illuminare gli sguardi.
Ma Signore, non posso uscire, insieme amo e odio la mia prigione,
Perchè la mia prigione sono io
Ed io mi amo,
Mi amo, o Signore, e mi faccio ribrezzo.
Signore, non trovo neppure più la porta di casa mia.
Mi trascino tastoni, accecato,
Urto nelle mie stesse pareti, nei miei propri limiti,
Mi ferisco
Ho male
Ho troppo male, e nessuno lo sa, perchè nessuno è entrato in casa mia.
Sono solo, solo.
Signore, Signore, mi senti?
Signore, indicami la mia porta,
prendi la mia mano,
Apri
Indicami la Via,
La via della GIOIA, della LUCE.
… Ma …
Ma, o Signore, mi senti Tu?
Figliuolo, Io ti ho sentito.
Mi fai compassione.
Da tanto tempo spio le tue imposte chiuse, aprile,
la Mia luce ti rischiarerà.
Da tanto tempo Io sono davanti al tuo uscio sprangato, aprilo,
Mi troverai sulla soglia.
Io ti attendo, gli altri ti attendono,
Ma bisogna aprire,
Ma bisogna uscire da te.
Perchè rimanere prigioniero di te stesso?
Sei libero.
Non ho chiuso Io la tua porta,
Non posso riaprirla Io,
… perchè sei tu dall’interno a tenerla solidamente sprangata.
Michel Quoist
“Lord, deliver me from myself”
Lord, do you hear me?
I’m suffering dreadfully.
Locked in myself,
Prisoner of myself,
I hear nothing but my voice,
I see nothing but myself,
And behind me there is nothing but suffering.
Lord, do you hear me?
Deliver me from my body; it is nothing but hunger, with its thousands of tentacles outstretched to appease its insatiable appetite.
Lord, do you hear me?
Deliver me from my heart; when I think that it’s overflowing with love, I realize angrily that it is again myself that I love through the loved one.
Lord, do you hear me?
Deliver me from my mind, it is full of itself, of its ideas, its opinions; it cannot carry on a dialogue, as no words reach it but its own.
Alone, I am bored,
I am weary,
I hate myself,
I am disgusted with myself.
For ages I have been turning around inside myself like a sick man in his feverish bed.
Everything seems dark, ugly, horrid.
It’s because I can look only through myself.
I feel ready to hate men and the whole world.
It’s because I’m disappointed that I cannot love them.
I would like to get away,
Walk, run, to another land.
I know that joy exists, I have seen it on singing face.
I know that light exists, I have seen it in radiant eyes.
But, Lord, I cannot get away, for I love my prison and I hate it,
For my prison is myself.
And I love myself, Lord.
I both love and loathe myself.
Lord, I can no longer find my own door.
I grope around blindly,
I knock against my own walls, my own boundaries.
I hurt myself,
I am in pain,
I am in too much pain, and no one knows it, for no one has come in.
I am alone, all alone.
Lord, Lord, do you hear me?
Lord, show me my door,
take me by the hand.
Open the door,
Show me the way,
The path leading to joy, to light.
…But…
But, Lord, do you hear me?
Son, I have heard you.
I am sorry for you.
I have been watching your closed shutters; open them, my light will come in.
I have long been standing at your locked door; open it, you will find me on the threshold.
I am waiting for you, the others are waiting for you,
But you must open,
You must come out.
Why choose to be a prisoner of yourself?
You are free.
It is not I who locked the door,
It is not I who can open it.
…For it is you, from the inside, who persist in keeping it solidly barred.
This beautiful and gut-wrenching prayer is from Michel Quoist, Prayers of Life, (Gill and Macmillan, 1963), 87-89.

Uno spazio vuoto


Riflettendo…

La Riflessione

L’esperienza personale, calma e chiara,
è l’unico modo per essere sicuri
di ciò che sperimentiamo.

Altrimenti,
la nostra comprensione delle persone, delle idee, delle cose,
sono solo percezioni superficiali.

Suona come una meditazione?
La realtà ultima si comprende
solo attraverso una profonda meditazione!

Shian

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In attesa ed in silenzio
tutto è più chiaro,
ricercando l’attenzione
il flusso calmo della mente
offre di sè pace e comprensione.

Non ti attaccare a nulla,
lascia fluire e sorridi
perchè vacuità ed impermanenza
sono traccia del cammino.

Poetyca

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L’insegnamento

Uno spazio vuoto

Nella nostra mente ordinaria, percepiamo il flusso dei pensieri come un continuo,
ma, in realtà, non è così.
Scoprirete da soli che fra due pensieri, c’è uno iato, uno spazio vuoto.

Quando l’ultimo pensiero è passato e il prossimo pensiero non è ancora sorto,
troverete sempre uno spazio vuoto nel quale la natura della mente si rivela.

Così, il lavoro della meditazione è far sì che i pensieri rallentino,
in modo da rendere questo spazio sempre più evidente.

Sogyal Rinpoche

“Fra un pensiero e l’altro, c’è un vuoto.
In quel vuoto TU sei.”

Raphael

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Respira calmo e lascia
che il cerchio s’allarghi,
allenta la tensione
ed osserva senza trattenere
un pensiero che sorge,
un pensiero che va.

Tra un respiro e l’altro
è il vuoto da non temere,
ricco di chiarezza
dove in profondità
sai accogliere la realtà.

Non trattenere nulla
e tutto svanisce
facendoti dono
di un vuoto che è ricchezza
perchè è la casa
della tua vera natura.

Poetyca

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25.05.2008 Poetyca

Testi tratti da: http://www.bodhidharma.it

I Tre Rifugi – The Three Refuges / The Triple Treasure – Thich Nhat Hanh


I Tre Rifugi / Il Tesoro Triplice

Le Tre Gemme
Thich Nhat Hanh

Quando diciamo “Prendo rifugio nel Buddha” dobbiamo anche capire che “Il Buddha si rifugia in me”, perché senza la seconda parte la prima parte non è completa. Il Buddha ha bisogno di noi per il risveglio, la comprensione e l’amore per essere cose reali e non solo concetti. Devono essere vere le cose che hanno effetti reali sulla vita. Ogni volta che dico: “Mi rifugio nel Buddha,” sento “Buddha si rifugia in me.”

Siamo tutti Buddha, perché solo attraverso di noi può essere la comprensione e l’amore diventano tangibili ed efficaci. Thich Thanh Van è stato ucciso durante il suo tentativo di aiutare gli altri. Era un buon buddista, era un buon Buddha, perché era in grado di aiutare decine di migliaia di persone, vittime della guerra. Grazie a lui, il risveglio, la comprensione e l’amore sono cose reali. Così possiamo chiamarlo un corpo di Buddha, in sanscrito Buddhakaya. Per il Buddismo per essere reale, deve esserci un Buddhakaya, una forma di realizzazione di attività risvegliato. In caso contrario, il buddismo è solo una parola. Thich Thanh Van era un Buddhakaya. Shakyamuni era un Buddhakaya. Quando ci rendiamo conto di risveglio, quando siamo capire e amare, ognuno di noi è un Buddhakaya.

La gemma seconda è il Dharma. Dharma è ciò che il Buddha ha insegnato. E ‘il modo di comprensione e di amore – come comprendere, come amare, come fare la comprensione e l’amore nelle cose reali. Prima che il Buddha è morto, disse ai suoi studenti: “Cari, il mio corpo fisico non sarà qui domani, ma il mio corpo docente sarà sempre qui per aiutare. Potete considerare come il tuo insegnante, un insegnante che non lascia mai te “. Questa è la nascita del Dharmakaya. Il Dharma ha un corpo inoltre, il corpo di insegnamento, o il corpo del modo. Come si può vedere, il significato del Dharmakaya è abbastanza semplice, anche se le persone in Mahayana hanno reso molto complicato. Dharmakaya significa solo l’insegnamento del Buddha, la strada per realizzare la comprensione e l’amore. In seguito divenne qualcosa di simile al terreno ontologico dell’essere.

Tutto ciò che può aiutare a svegliare ha la natura di Buddha. Quando sono sola e un uccello mi chiama, io ritorno a me stesso, io respiro, e sorrido, e qualche volta mi chiama ancora una volta. Io sorrido e dico a l’uccello, “Sento già.” Non solo suona, ma luoghi in grado di ricordare per tornare al tuo vero sé. Al mattino, quando si apre la finestra e vedere la luce in streaming, è possibile riconoscere come la voce del Dharma, e diventa parte del Dharmakaya. Ecco perché le persone che stanno svegli vedono la manifestazione del Dharma in ogni cosa. Un sasso, un albero di bambù, il pianto di un bambino, tutto può essere la voce della chiamata Dharma. Dovremmo essere in grado di praticare in quel modo. . .

Dharmakaya non è solo espresso in parole, in suoni. Essa può esprimersi in un solo essere. A volte, se non facciamo nulla, aiutiamo più che se facciamo un sacco. Chiediamo che la non-azione. E ‘come la persona calma su una piccola barca in una tempesta. Quella persona non ha bisogno di fare molto, basta essere se stesso, e la situazione può cambiare. Anche questo è un aspetto del Dharmakaya: non parlare, non insegnando, solo di essere. . . .

Il Sangha è la comunità che vive in armonia e consapevolezza. Sanghakaya è un nuovo termine sanscrito.

Il Sangha ha bisogno di un corpo anche. Quando si è con la famiglia e si pratica sorridere, respirare, riconoscendo il corpo di Buddha in voi stessi ed i vostri figli, allora la vostra famiglia diventa un Sangha. Se si dispone di una campana in casa, la campana entra a far parte della vostra Sanghakaya, perché la campana aiuta ad esercitare. Se si dispone di un cuscino, poi il cuscino diventa anche parte del Sanghakaya. Molte cose ci aiutano a praticare. L’aria, per respirare. Se si dispone di un parco o di un fiume vicino a casa vostra, siete molto fortunati perché si può godere la pratica della meditazione a piedi. Devi scoprire il tuo Sanghakaya-invitare un amico a venire a praticare con voi, avete la meditazione tè, sedersi con voi, unirsi a voi per la meditazione camminata. Tutti questi sforzi sono per stabilire la vostra Sanghakaya a casa. La pratica è più facile se si dispone di un Sanghakaya. . . .

Praticare il Buddismo, la meditazione è la pratica per noi essere sereno e felice, capire e amare. In questo modo di lavorare per la pace e la felicità della nostra famiglia e della nostra società. Se guardiamo da vicino, i Tre Gioielli sono in realtà uno. In ciascuno di essi, gli altri due sono già lì. Nel Buddha, c’è Buddha, c’è il corpo di Buddha. In Buddha c’è il corpo del Dharma perché senza il corpo del Dharma, non avrebbe potuto diventare un Buddha. Nel Buddha c’è il corpo Sangha perché aveva colazione con l’albero della Bodhi, con gli altri alberi, e uccelli e l’ambiente. In un centro di meditazione, abbiamo un corpo Sangha, Sanghakaya, perché il modo di comprensione e compassione è praticato. Pertanto, il corpo del Dharma è presente, il modo in cui l’insegnamento è presente. Ma l’insegnamento non può diventare reale senza la vita e il corpo di ciascuno di noi. Così il Buddhakaya è anche presente. Se Buddha e Dharma non sono presenti, non è un Sangha. Senza di te, il Buddha non è reale, è solo un’idea.

Senza di te, il Dharma non può essere praticata. Deve essere praticata da qualcuno. Senza ognuno di voi, il Sangha non può essere. Ecco perché quando diciamo: “Mi rifugio nel Buddha,” abbiamo anche sentito, “Il Buddha si rifugia in me.” “Prendo rifugio nel Dharma. Il Dharma si rifugia in me. Prendo rifugio nel Sangha. Il Sangha si rifugia in me.”

The Three Refuges / The Triple Treasure

The Three Gems
Thich Nhat Hanh

WHEN WE SAY, “I take refuge in the Buddha” we should also understand that “The Buddha takes refuge in me,” because without the second part the first part is not complete. The Buddha needs us for awakening, understanding, and love to be real things and not just concepts. They must be real things that have real effects on life. Whenever I say, “I take refuge in the Buddha,” I hear “Buddha takes refuge in me.”

We are all Buddhas, because only through us can understanding and love become tangible and effective. Thich Thanh Van was killed during his effort to help other people. He was a good Buddhist, he was a good Buddha, because he was able to help tens of thousands of people, victims of the war. Because of him, awakening, understanding, and love were real things. So we can call him a Buddha body, in Sanskrit Buddhakaya. For Buddhism to be real, there must be a Buddhakaya, an embodiment of awakened activity. Otherwise Buddhism is just a word. Thich Thanh Van was a Buddhakaya. Shakyamuni was a Buddhakaya. When we realize awakening, when we are understanding and loving, each of us is a Buddhakaya.

The second gem is the Dharma. Dharma is what the Buddha taught. It is the way of understanding and love – how to understand, how to love, how to make understanding and love into real things. Before the Buddha passed away, he said to his students, “Dear people, my physical body will not be here tomorrow, but my teaching body will always be here to help. You can consider it as your own teacher, a teacher who never leaves you.” That is the birth of Dharmakaya. The Dharma has a body also, the body of the teaching, or the body of the way. As you can see, the meaning of Dharmakaya is quite simple, although people in Mahayana have made it very complicated. Dharmakaya just means the teaching of the Buddha, the way to realize understanding and love. Later it became something like the ontological ground of being.

Anything that can help you wake up has Buddha nature. When I am alone and a bird calls me, I return to myself, I breathe, and I smile, and sometimes it calls me once more. I smile and I say to the bird, “I hear already.” Not only sounds, but sights can remind you to return to your true self. In the morning when you open your window and see the light streaming in, you can recognize it as the voice of the Dharma, and it becomes part of the Dharmakaya. That is why people who are awake see the manifestation of the Dharma in everything. A pebble, a bamboo tree, the cry of a baby, anything can be the voice of the Dharma calling. We should be able to practice like that. . . .

Dharmakaya is not just expressed in words, in sounds. It can express itself in just being. Sometimes if we don’t do anything, we help more than if we do a lot. We call that non-action. It is like the calm person on a small boat in a storm. That person does not have to do much, just be himself, and the situation can change. That is also an aspect of Dharmakaya: not talking, not teaching, just being. . . .

The Sangha is the community that lives in harmony and awareness. Sanghakaya is a new Sanskrit term.

The Sangha needs a body also. When you are with your family and you practice smiling, breathing, recognizing the Buddha body in yourself and your children, then your family becomes a Sangha. If you have a bell in your home, the bell becomes part of your Sanghakaya, because the bell helps you to practice. If you have a cushion, then the cushion also becomes part of the Sanghakaya. Many things help us practice. The air, for breathing. If you have a park or a riverbank near your home, you are very fortunate because you can enjoy practicing walking meditation. You have to discover your Sanghakaya-invite a friend to come and practice with you, have tea meditation, sit with you, join you for walking meditation. All those efforts are to establish your Sanghakaya at home. Practice is easier if you have a Sanghakaya. . . .

Practicing Buddhism, practicing meditation is for us to be serene and happy, understanding and loving. In that way we work for the peace and happiness of our family and our society. If we look closely, the Three Gems are actually one. In each of them, the other two are already there. In Buddha, there is Buddhahood, there is the Buddha body. In Buddha there is the Dharma body because without the Dharma body, he could not have become a Buddha. In the Buddha there is the Sangha body because he had breakfast with the bodhi tree, with the other trees, and birds and environment. In a meditation center, we have a Sangha body, Sanghakaya, because the way of understanding and compassion is practiced there. Therefore the Dharma body is present, the way, the teaching is present. But the teaching cannot become real without the life and body of each of us. So the Buddhakaya is also present. If Buddha and Dharma are not present, it is not a Sangha. Without you, the Buddha is not real, it is just an idea.

Without you, the Dharma cannot be practiced. It has to be practiced by someone. Without each of you, the Sangha cannot be. That is why when we say, “I take refuge in the Buddha,” we also hear, “The Buddha takes refuge in me.” “I take refuge in the Dharma. The Dharma takes refuge in me. I take refuge in the Sangha. The Sangha takes refuge in me.”

Akhari Kavita – Con te e senza di te – With you and without you – Osho


Akhari Kavita – Con te e senza di te – Osho
Una giovane donna e un uomo si innamorarono e, come accade sempre, volevano sposarsi subito.
La donna pose solo una condizione…era molto istruita, molto sofisticata, molto ricca.

E l’uomo le disse: “Accetto qualsiasi tua condizione, ma non posso vivere senza di te”. Lei replicò: “Prima di tutto ascolta la mia condizione, poi pensaci.Non è una condizione qualsiasi…non dovremo vivere nella stessa casa. Io possiedo una grandissima proprietà e un lago bellissimo circondato da alberi, giardini e prati: ti farò costruire una casa sull’ altra sponda, proprio di fronte a quella in cui vivo io”.

L’uomo commentò: “Ma così che senso ha sposarsi?”

La donna spiegò: “Sposarsi non significa distruggersi a vicenda.Io ti dono uno spazio tuo, e conservo il mio. Una volta ogni tanto, camminando in giardino potremo incontrarci. Una volta ogni tanto mentre andiamo in barca sul lago, potremo incontrarci…per caso! Oppure ogni tanto potrò invitarti a prendere un tè da me, oppure tu potrai invitare me”.

L’uomo disse: “Questa idea è semplicemente assurda!”

Al che la donna concluse: “Allora puoi scordarti il matrimonio”.

Questa è la sola idea giusta, solo così il nostro amore potrà continuare a crescere, perchè noi resteremo sempre freschi agli occhi dell’altra; non ci daremo per scontati…io conserverò il diritto di rifiutare un tuo invito, e tu conserverai la libertà di rifiutare il mio: in nessun modo le nostre libertà verranno intaccate. E tra queste due libertà cresce lo splendido fenomeno dell’amore.

Tratto da “Con te e senza di te” di Osho che cita “Akhari Kavita” (L’ultimo poema) di R.Tagore

Akhari Kavita – With you and without you – Osho

A young woman and a man fell in love and, as always happens, they wanted to marry soon.
She put only one condition … he was very educated, very sophisticated, very rich.

And the man said: “I accept whatever your condition, but I can not live without you.”

She replied: “First of all listen to my condition, then it is a condition pensaci.Non any … we do not live in the same house. I own a great property and a beautiful lake surrounded by trees, gardens and meadows: I’ll build a house on ‘other side, just opposite to that in which I live. “

The man said: “But so what sense does it get married?”

The woman explained: “Getting married does not mean destroying vicenda.Io I give you your space, and keep my. Once in a while, walking in the garden we can meet. Once in a while we go boating on the lake, we can meet … by accident! Or sometimes I’ll invite you to take tea with me, or you can invite me. “

The man said: “This idea is just fantastic!”

To which she concluded: “So you can forget the wedding.”

This is the only right idea, just so our love will continue to grow, because we will always remain fresh in the eyes of the other, we give for granted … I will preserve the right to decline your invitation, and you conserverai freedom of refuse to mine in any way our freedoms are eroded. And between those two freedoms grows the beautiful phenomenon of love.

From “With you and without you” by Osho quotes “Akhari Kavita” (The last poem) of R.Tagore

Le Forze Avverse Sri Aurobindo


Le Forze Avverse 3 Sri Aurobindo

3. Il giusto atteggiamento

Riguardo al contatto con il mondo e le forze ostili, questa è naturalmente sempre una delle principali difficoltà del sadhaka; ma la trasformazione del mondo e delle forze ostili è un’impresa troppo grossa, e la trasformazione individuale non può aspettare che quella sia compiuta. Ciò che si deve fare è vivere nel Potere in cui queste cose, questi elementi perturbatori non possono penetrare o, se vi riescono, non possono disturbare – ed esserne così purificati e rafforzati da non avere in sé la minima reazione alle forze ostili. Se c’è un involucro protettivo, se c’è, nell’essere interiore, una discesa purificatrice e, come risultato, la coscienza superiore si stabilisce in esso sostituendosi alla fine alla vecchia coscienza ignorante anche nelle parti più in superficie ed esteriormente attive – allora il mondo e le forze ostili non avranno più importanza, almeno per la propria anima; dovranno infatti essere affrontate nell’ambito di un lavoro più vasto e non personale; ma questo non deve essere al momento la preoccupazione maggiore. (Lettere, vol. III, p. 56)

Sono i movimenti della natura inferiore che devono essere purificati. Gli Asura non si trasformano così facilmente! Non è affatto sorprendente che siano potenti nel nostro mondo di ignoranza, poiché basta che persuadano gli uomini a seguire la tendenza innata della loro natura inferiore. Il Divino, invece, richiede sempre una trasformazione della natura. Non ci si deve meravigliare quindi che l’Asura abbia il compito più facile e abbia un maggiore successo momentaneo nelle sue macchinazioni. Ma questo successo temporaneo non condiziona il futuro.
Le forze malvagie sono perversioni della Verità causate dall’Ignoranza; in una trasformazione completa devono scomparire e la Verità dietro ad esse deve venire liberata. In questo senso si può dire che vengono trasformate mediante la distruzione. (Lettere, vol. III, p. 56)

I comuni difetti umani sono una cosa – sono il risultato della natura inferiore dell’Ignoranza – mentre l’azione delle forze ostili è invece un intervento particolare che suscita violenti conflitti interiori, depressioni anormali, pensieri e impulsi che possono facilmente essere individuati come istigazioni […], suggestioni apparentemente inevitabili, impulsi irrazionali e così via. Sono cosa di un genere diverso dalle comuni debolezze umane.
(Lettere, vol. III, p. 59)

Qualunque punto le forze avverse scelgano per l’attacco, per quanto piccolo possa sembrare alla mente umana esteriore, diventa un punto critico, e cedere su quello può significare cedere ad esse una delle chiavi della fortezza. Anche se è soltanto una piccola porta di servizio, a loro basta per entrare. Niente in realtà è piccolo e senza importanza sul Grande Sentiero. In particolare, quando la lotta discende al livello fisico, queste distinzioni non hanno più valore; lì, infatti, le cose “insignificanti” hanno un valore non facilmente calcolabile e sono di grande importanza. A quel livello, perdere la più piccola posizione può significare perdere sicuramente la battaglia decisiva. (Lettere, vol. III, p. 63)

Ci sono due cose che rendono loro [alle forze ostili] impossibile portare a termine, anche temporaneamente, un qualsiasi attacco sulla mente o sul vitale: innanzitutto, un amore, una devozione e una fiducia totali che niente possa scuotere; in secondo luogo, una calma e un’equanimità nel vitale così come nella mente, che siano divenute il carattere fondamentale della natura interiore. Le suggestioni possono sempre venire, le cose all’esterno andare per il verso sbagliato, ma l’essere rimane invulnerabile. L’una o l’altra di queste due cose di per sé basta, e a mano a mano che crescono, anche l’esistenza delle forze ostili diventa sempre meno un fenomeno della vita interiore – anche se possono sempre rimanere nell’atmosfera esteriore.
(Lettere, vol. III, p. 66)

Attacchi ci sono sempre, ed è questo un periodo in cui si abbattono su molti.
Questo stato che cerca di imporsi su di voi e di afferrarvi non fa parte del vostro vero sé, ma è un’influenza estranea. Respingetela sempre, quando viene, anche se ne sentite fortemente il contatto; apritevi nella mente e nell’anima al Divino, conservate la volontà e la fede, e la vedrete indietreggiare. Anche se ritornerà con ostinazione, siate ugualmente e più che mai ostinato nei suoi confronti, fermo nel rifiuto; questo la scoraggerà ed esaurirà, alla fine diverrà debole, un’ombra di se stessa, e scomparirà. Siate sempre fedele al vostro vero sé – questa è la sincerità. (Lettere, vol. III, p. 76)

Esse [le forze ostili] sperano di sfinirvi con la loro insistenza o di entrare in voi con la mera ostinazione, o almeno di ritardare la realizzazione con i loro attacchi. Questo è sempre il loro metodo. Se riescono a scuotere la fede, la pace e la samata, si ritengono ampiamente ricompensate.
L’unica cosa sbagliata sarebbe lasciarsi sopraffare. Se rimanete saldi in voi stessi, potete respingere l’attacco, oppure esso si esaurirà e passerà. In simili circostanze dovete essere come uno scoglio battuto dal mare in tempesta, ma mai sommerso. (Lettere, vol. III, p. 76)

Se si sa come trarre profitto dall’esperienza, persino le Forze ostili e i loro attacchi possono essere utili anche se, naturalmente, ciò non significa che si debba provocarli. Ciò che essi fanno è premere con tutta la loro forza su qualche punto debole della natura, ma se si sta all’erta ci si può accorgere di questa debolezza e respingerla. Solo che il metodo di attacco di queste Forze è troppo violento e sconvolgente e mette in pericolo anche le cose buone che sono in noi, come la fede, la pace, ecc. per cui bisogna stare attenti a salvaguardarle contro tutti gli attacchi.
Gli esseri ostili, quando non riescono a rovinare lo yoga con mezzi concreti, con tentazioni o rivolte vitali, sono pronti a farlo in maniera negativa: prima con la depressione, poi con il rifiuto sia della vita ordinaria sia della sadhana.
Gli attacchi indiretti […] non consistono in una violenta irruzione e obnubilazione da parte delle forze ostili: vengono fatti attraverso suggestioni mascherate, semiverità, semifalsità, tentativi di rappresentare la menzogna in veste di Verità divina o di mescolare abilmente la coscienza inferiore con quella superiore. Il loro tentativo è di fuorviare con l’astuzia più che vincere con la forza. (Lettere, vol. III, p. 75)

Le vie della natura sono piene di trappole, i travestimenti dell’ego sono innumerevoli, le illusioni dei Poteri delle Tenebre sono straordinariamente astute; la ragione è una guida insufficiente e spesso ci tradisce; il desiderio vitale è sempre con noi, istigandoci a seguire qualunque richiamo allettante. Per questo motivo insistiamo tanto in questo yoga su ciò che chiamiamo Samarpana, tradotto piuttosto inadeguatamente con la parola sottomissione. Se il centro del cuore è completamente aperto ed è lo psichico a guidarci sempre, allora non c’è problema, tutto è al sicuro. Ma lo psichico può ad ogni momento essere velato da un sollevamento inferiore. Soltanto pochi sono esenti da questi pericoli e sono proprio quelli per i quali la sottomissione avviene facilmente. La guida di qualcuno che sia, per identità, il Divino o rappresenti il Divino, è imperativa e indispensabile in questa difficile impresa. (Lettere, vol. IV, p. 229)

Dopo aver superato un attacco [delle forze ostili], l’atmosfera interiore viene sempre purificata. Non si deve permettere all’attacco di riguadagnare forza, e per questo la mente deve sempre seguire le suggestioni che vengono dallo psichico, rifiutandosi di ospitare quelle opposte, e allo stesso tempo mantenersi aperta alla Forza della Madre, così che possa discendervi, pervaderla e agire su di essa. (Lettere, vol. V, p. 101)

Le forze che ostacolano la sadhana sono quelle della natura inferiore mentale, vitale e fisica. Dietro di esse sono i poteri avversi dei mondi mentale-vitale-fisico sottile. Solo dopo che la mente e il cuore siano orientati e concentrati unicamente nell’aspirazione al Divino si può lottare con successo contro tali poteri avversi.
(Lettere, vol. I, p. 270)

Queste forze, quando vengono rigettate, si ritirano quindi nella coscienza circostante e vi rimangono nascoste, e ad ogni occasione sferrano un attacco sui centri abituati a riceverle (mentale esteriore, emotivo esteriore) e vi entrano. […] Ad un certo stadio, gli attacchi piombano pesantemente sul corpo perché le forze contrarie trovano più difficile di prima sconvolgere direttamente la mente e il vitale, e quindi piombano sul fisico sperando di farcela in questo modo, essendo il fisico più vulnerabile. Ma il fatto che il fisico sia sensibile agli attacchi non è prova di incapacità, non più di quanto lo sia nel caso della mente o del vitale; tutto questo può, nel tempo dovuto, essere superato. (Lettere, vol. VI, p. 32)

L’aumento di samatā [equanimità] è solo una prima condizione. Solo quando, sulla base di questa samatā, potrà essere usata una Forza intelligente per rendere vani gli attacchi [delle forze avverse], questi diventeranno impossibili. I loro attacchi sulla sfera fisica li si può prevenire solo impiegando una Forza superiore contro di loro.
Questo è il corretto atteggiamento interiore di equanimità: rimanere imperturbati qualunque cosa accada all’esterno. Ma per il successo nel campo esteriore (se non ricorrete ai mezzi umani della diplomazia e della tattica), occorre il potere di trasmettere con calma una Forza capace di modificare l’atteggiamento degli uomini e le circostanze, e rendere ogni azione esteriore giusta ed efficace ad un tempo.
Per i sadhaka, le lotte, i dispiaceri e le calamità esteriori non sono che un mezzo per vincere l’ego e il desiderio rajasico, e arrivare ad una completa sottomissione. Fintanto che si insiste sul successo, si lavora, almeno in parte, per l’ego. Le difficoltà e i fallimenti esteriori vengono per far capire questo, e portare all’assoluta equanimità. Ciò non significa che non si debba acquisire il potere di vincere, ma non è il successo nel lavoro del momento ciò che più conta; deve essere sviluppato il potere di ricevere e trasmettere una visione giusta e una Forza interiore sempre più grande, e questo deve essere fatto con la massima calma e pazienza, senza esaltarsi o turbarsi per la vittoria o il fallimento temporaneo. (Lettere, vol. II, p. 154)

Esistono forze superiori e forze inferiori; queste ultime devono essere vinte mediante il contatto con quelle superiori, e in questo processo a volte si sollevano o a volte scompaiono, finché non si ha più a che fare con esse. Il fatto che si sollevino non è necessariamente dovuto a qualche errore o colpa.
Tutte le difficoltà sono destinate a sparire con il tempo sotto l’azione della Forza. Sorgono sì, perché se non sorgessero l’azione non sarebbe completa: occorre infatti affrontarle ed eliminarle tutte affinché non rimanga niente che possa sollevarsi in seguito. (Lettere, vol. VI, p. 134-5)

Forces 3 Adverse Sri Aurobindo

3. The right attitude

Regarding the contact with the world and hostile forces, this is of course always one of the main difficulties of the sadhaka, but the transformation of the world and is unfortunately a large hostile forces, and individual transformation can not be expected, that is accomplished. What you must do is live in the power that these things, these disruptive elements can not penetrate or, if you can, can not disturb – and be purified and strengthened so as not to have in himself the slightest reaction to hostile forces. If there is a protective cover, if any, in the inner cleansing and a descent, as a result, the higher consciousness is established in it at the end replacing the old consciousness ignorant to even the most active in the area and externally – then the world and hostile forces will not have more importance, at least for one’s own soul will indeed be addressed as part of a larger work and not personal, but this should not be the biggest concern right now. (Letters, vol. III, p 56).

Are the movements of the lower nature that must be purified. Asuras do not turn so easily! It is hardly surprising that they are powerful in our world of ignorance, because that just persuade people to follow the inherent tendency of their lower nature. The Divine, however, always requires a transformation of nature. Do not be surprised therefore that the Asura has the task easier and has greater momentary success in its machinations. But this temporary success does not affect the future.
The evil forces are perversions of the truth caused by Ignorance, in a complete transformation must disappear and the truth behind them should be freed. In this sense we can say that they are processed through the destruction. (Letters, vol. III, p 56).

The common human failings are one thing – are the result of the lower nature of Ignorance – while the action of hostile forces is rather a special action that provokes violent internal conflicts, depression, abnormal thoughts and impulses that can easily be identified as an incitement [ …] suggestions seemingly inevitable, irrational impulses, and so on. They do a different kind from the common human frailties.
(Letters, vol. III, p. 59)

Choose any point on the opposing forces for the attack, however small it may seem to the human mind outward, becomes critical, and dispose of what they may mean giving in to one of the keys of the fortress. Even if only a little back door, just to get them. Nothing is really small and unimportant on the Great Path. In particular, when the fight comes down to the physical level, these distinctions have no value; there, in fact, things are “insignificant” have a value not easily calculable and are of great importance. At that level, losing the smallest position can certainly mean losing the decisive battle. (Letters, vol. III, p. 63)

There are two things that make them [the insurgents] impossible to accomplish, even temporarily, any assault on the mind or vital: first, a love, devotion and total confidence that nothing can shake, and secondly, a calm and equanimity in life as in the mind, which became the fundamental character of the inner nature. The suggestions can always come, things go out the wrong way, but it remains to be invulnerable. The one or other of these two things in themselves enough, and as they grow, even the existence of hostile forces becomes less and less a phenomenon of the inner life – although they may always remain in the atmosphere outside.
(Letters, vol. III, p. 66)

Attacks are always there and this is a period in which it brings about many.
This was trying to impose itself on you and grab you is not part of your true self, but it is alien influence. Always reject it, when, even if you feel strongly the contact, open up the mind and soul to the Divine will and kept the faith, and you’ll see it back. Although back stubbornly, be equally and more stubborn than ever against him, still in denial, and this will discourage the fade and eventually become weak, a shadow of itself and disappear. Be faithful to your true self – this is sincerity. (Letters, vol. III, p. 76)

They [the insurgents] are hoping to sfinirvi with their insistence or enter you by sheer stubbornness, or at least delay the implementation with their attacks. This is always their method. If they can shake the faith, peace and Samata, you feel amply rewarded.
The only wrong thing would be overwhelmed. If you stand firm in yourself, you can repel the attack, or it will be spent. In such circumstances you must be like a rock hit from the storm at sea, but never overwhelmed. (Letters, vol. III, p. 76)

If you know how to profit from the experience, even the hostile forces and their attacks can be useful even if, of course, this does not mean you have to provoke them. What they do is push with all their strength on any weakness of nature, but if you’re alert you can become aware of this weakness and should be dismissed. Only the method of attachment of the Forces is too violent and disturbing and threatening even the good things that are in us, like faith, peace, etc.. so one must be careful to safeguard them against all attacks.
Hostile beings, when they can not ruin yoga with practical ways, with or facing temptations of life, are ready to do so in a negative way: the first with depression, then the rejection of both the ordinary life of sadhana is.
The indirect attack […] does not consist in a violent raid and obfuscation by forces hostile are made through suggestions masked semiverità, facetted semi, attempts to represent falsehood as truth of divine consciousness or less cleverly mixing with the upper . Their attempt to mislead by guile rather than win by force. (Letters, vol. III, p. 75)

The ways of nature are full of traps, the disguises of the ego are innumerable, the illusions of the Powers of Darkness are extraordinarily clever, and the reason is a poor guide, and often betrays us, the desire of life is always with us, to follow any istigandoci call attractive. For this reason we insist so much in this yoga on what we call Samarpana, rather inadequately translated with the word submission. If the center of the heart is completely open and is the psychic to guide us forever, then no problem, everything is safe. But the psychic may be veiled at all times by a lower lifting. Only a few are free from these dangers and are precisely those for which the submission is easy. The guidance of someone who is, by identity, the Divine or represents the Divine, is imperative and necessary in this difficult undertaking. (Letters, vol. IV, p. 229)

After passing an attack [of hostile forces], the inner atmosphere is always purified. We must not allow the attack to regain strength, and therefore the mind must always follow the suggestions that come from the psychic, by refusing to accommodate the opposite, and at the same time remain open to the Force of the Mother, so that it may descend, and infuse it act on it. (Letters, vol. V, p. 101)

The forces that hinder the sadhana are those of the lower nature of mind, vital and physical. Behind them are the powers of the adverse mental-vital-physical worlds thin. Only after the mind and heart are focused and concentrated only in the aspiration to the Divine can successfully deal with these adverse powers.
(Letters, vol. I, p. 270)

These forces, when they are rejected, then retire in environmental consciousness and remain hidden, and for every occasion mounted an attack on the centers used to receive (outward mental, emotional, external) and enter it. […] At some stage, the attacks plunge heavily on the body because the opposing forces are more difficult than before upsetting directly the mind and life, and then swoop down on the body, hoping to make it in this way, being the most physically vulnerable. But the fact that your body is sensitive to the attacks is not proof of failure, any more than it is in the case of mind or life, all this may, in due time, be passed. (Letters, vol. VI, p 32).

The increase of Samata [equanimity] is only a first condition. Only when, on the basis of this Samata, an intelligent Force could be used to frustrate attacks [of hostile forces], these will become impossible. Their physical attacks on the ball they can be prevented only by using a higher force against them.
This is the correct inner attitude of equanimity: remain undeterred by anything that happens outside. But to succeed in the external field (if you do not resort to human means of diplomacy and tactics), you need the power to transmit a steady force that can change the attitude of men and circumstances, and make every action outward fair and effective at a time.
For the sadhaka, the struggles, sorrows and calamities are only outward half to overcome the ego and the desire rajasic, and come to a complete submission. As long as we insist on the success, it works, at least in part, for the ego. The difficulties and failures are external to understand this, and bring the absolute equanimity. This does not mean that you should acquire the power to win, but it is not success in the work of the moment what is most important, must be developed to receive and transmit a vision of a just and ever greater inner strength, and this must be done with the utmost calm and patience, not exalted or disturbed by the temporary success or failure. (Letters, vol. II, p. 154)

There are higher forces and lower forces, the latter must be won through contact with those above, and this process sometimes raise or sometimes disappear, until it has more to do with them. The fact that you raise is not necessarily due to some error or fault.
All difficulties are expected to disappear with time under the action of the Force. Arise so, why does not arise if the action would not be complete: it must confront and eliminate all that does not get anything that would rise further. (Letters, vol. VI, p. 134-5)

La vera felicità


La Riflessione

Di una cosa si dice:
“Ciò è dannoso”.
E di un’altra si dice:
“Ciò è vantaggioso”.

Ma non c’è nulla
di intrinseco nei fenomeni
che li renda vantaggiosi o dannosi;
l’essenza di tutte le cose
è vuota di un’esistenza indipendente.

Samantabhadra Bodhisattva Sutra

…………………….

Nulla ha colore,
ma siamo noi a dipingere
nei fenomeni una patina
di accoglienza o rifiuto,
che ci rende duali:
porta aperta alla sofferenza
perchè scegliendo
noi separiamo, mettiamo in atto
la nostra incapacità di accogliere
ogni cosa come essa è,
dimenticandone il valore
come fonte di esperienza
che ci nutre e ci fortifica
per l’apprendimento dell’equidistanza.

Poetyca

…………………….

L’insegnamento

La vera felicità

Il Buddha scoprì che la vera felicità
comprende, non solo il nutrirsi e il vestirsi bene,
ma soprattutto il mantenere una mente calma e pacificata.

Il Buddha fu capace di realizzare una saggezza trascendente perché la sua mente,
libera da aspettative e desideri materiali, era tranquilla e serena.
Gli insegnamenti del Buddha derivano dalla sua esperienza e realizzazione personale.
Fu capace di realizzare la verità grazie all’attenzione profonda e consapevole.

Maestro, venerabile monaca Cheng-Yen

……………………….

Una mente calma, senza attaccamento
sa remare in forma costruttiva
di fronte alla corrente che trascina:
senza nulla attendersi,
nel flusso dell’impermanenza
è possibile tracciare il percorso
della non aspettativa,
dove tutto quel che muta
è accolto in attenzione proofonda,
nella scoperta del dono
che ci è offerto
senza aspettarsi nulla
e con la nostra gratitudine.

Poetyca

……………………….

Reflection

Of one thing you said:
“This is bad.”
And another says:
“This is beneficial”.

But there is nothing
inherent in the phenomena
that makes them effective or harmful;
the essence of all things
is empty of independent existence.

Bodhisattva Samantabhadra Sutra

…………………….

Nothing has color,
but we are painting
phenomena in a patina
reception or rejection,
that makes us duals:
open door to the suffering
why choosing
we separate, we put in place
our inability to accommodate
everything as it is,
forgetting the value
as a source of experience
that nourishes us and strengthens us
learning of equidistance.

Poetyca

…………………….

The teaching

True happiness

The Buddha discovered that true happiness
includes not only the feed and dress well,
but above all keep the mind calm and peaceful.

The Buddha was able to achieve a transcendent wisdom for his mind,
free from material desires and expectations, it was quiet and serene.
The Buddha’s teachings derived from his experience and personal fulfillment.
He was able to realize the truth because deep and conscious attention.

Master, the venerable nun Cheng Yen

……………………….

A calm mind, without attachment
knows how to row in a mounting
in front of the current that draws:
nothing to expect,
in the flow of impermanence
You can trace the path
not the expectation,
where all that dumb
has received attention in proofonda,
in the discovery of the gift
that is offered
without expecting anything
and our gratitude.

Poetyca

16.05.2009 Poetyca

Testi tratti da: 


Il Fiore di Bodhidharma

Ascoltare


Thich Nhat Hanh Wikipedia- Thích
Quindi, si ama qualcuno, si dovrebbe saper ascoltare. Ascoltando con calma e comprensione, possiamo alleviare le sofferenze di un’altra persona. [Vero Amore. Una pratica per risvegliare il cuore.]
Thich Nhat Hanh

★…★…★♥.♥…★…★…★

So if we love someone, we should train in being able to listen. By listening with calm and understanding, we can ease the suffering of another person. [True Love. A Practice for Awakening the Heart.]

Thich Nhat Hanh

In ascolto – Listering


🌸In ascolto🌸

L’impalpabile
prende forma
oltre le distanze
o il tempo
La vita
illumina
la notte
come cometa
Nel frattempo
tutto parla
senza parole
se resti in ascolto

03.02.2020 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Listening

The impalpable
takes shape
beyond distances
or the time
The life
lights
the night
as a comet
Meantime
everything speaks
without words
if you listen

03.02.2020 Poetyca

La via della Conoscenza Sri Aurobindo


La via della Conoscenza Sri Aurobindo

Assorbiti nella routine degli atti quotidiani,
i nostri occhi si fissano sulla scena esteriore;
ascoltiamo il frastuono delle ruote della Circostanza
e perdiamo la causa nascosta delle cose.
Eppure una Conoscenza preveggente potrebbe essere nostra,
se potessimo prendere dimora nel nostro spirito, dentro,
se potessimo ascoltare la voce soffusa del nostro genio.

(Savitri, I, IV, 240-6)

Per conoscenza intendiamo nello yoga non un concetto o certe idee riguardo a cose spirituali, bensì una comprensione psichica dall’interno e un’illuminazione spirituale dall’alto. La conoscenza interiore infatti viene dall’interno e dall’alto – sia dal Divino nel cuore, sia dal Sé in alto – e, perché venga, l’orgoglio che la mente e il vitale traggono dalle idee mentali di superficie e la loro insistenza nel conservarle devono andarsene. Si deve sapere di essere ignoranti, prima di cominciare a sapere. (Lettere, IV, 176-7)

La conoscenza spirituale è l’esperienza cosciente della Verità, vista, sentita e vissuta nell’intimo; è anche una percezione spirituale – più diretta e concreta di quella intellettuale – del vero significato delle cose, che può esprimersi tramite il pensiero e la parola, pur non essendo dipendente da questi. (Lettere, V, 28)

Quando la mente personale è silenziosa, è la Forza divina a compiere qualsiasi azione mentale necessaria. Essa infatti genera ogni pensiero indispensabile, e lo trasforma a poco a poco facendo scendere in esso un piano di percezione e di conoscenza sempre più elevato.
È nel silenzio della mente che può venire l’azione più potente e più libera. Quando la mente è attiva, interferisce con l’ispirazione, vi introduce le sue piccole idee che si mescolano o solleva pensieri da un livello inferiore, o semplicemente interrompe del tutto l’ispirazione con il gorgoglìo delle proprie suggestioni di ogni genere. Nel silenzio della mente è più facile per la conoscenza venire dal di dentro o dall’alto, dallo psichico o dalla coscienza superiore.
L’assenza di pensieri è proprio la cosa giusta, perché la vera coscienza interiore è silenziosea e non è costretta ad elaborare pensieri, ma riceve dall’alto o dall’interno la giusta percezione, comprensione e conoscenza in modo spontaneo, e parla o agisce secondo quella. È la coscienza esteriore ad essere costretta a dipendere dalle cose esterne e a pensare ad esse, appunto perché non ha questa guida spontanea. (Lettere, V, 20)

Finché la mente esteriore non è calma, è impossibile che l’intuizione cresca. La vera conoscenza e la vera comprensione possono venire solo se si smette di porre domande con la piccola mente di superficie e si permette a una coscienza più profonda e più vasta, che è lì dentro di noi, di venire fuori e crescere. Otterremo allora la vera risposta e la vera guida. (…) Ma per questo la mente deve essere calma e cedere il posto a una comprensione, a un’intuizione diretta. (Lettere, V, 29)

La cosa più importante è sempre lasciare agire la Pace e la Forza divina, e non permettere alla mente di rincorrere ogni sorta di cose, lasciandosi turbare da esse. Tutti i valori della mente sono costruzioni dell’ignoranza, ed è solo quando l’essere psichico viene in primo piano che avete la vera conoscenza, perché l’essere psichico sa.
Dovete solo lasciare che la coscienza cresca; all’inizio ci saranno errori così come idee vere, ma quando la coscienza sarà cresciuta abbastanza e la Forza e la Conoscenza della Madre Divina agiranno direttamente in voi, la comprensione delle cose sarà sempre più corretta; non solo, ma avrete la certezza. Finché cercherete di comprendere con la mente non illuminata, commetterete inevitabilmente errori e inevitabilmente non capirete.
A mano a mano che la Pace e la Forza prenderanno direttamente e completamente possesso della vostra coscienza, tutto cambierà, la coscienza crescerà sempre più salda e con una luce maggiore. (Lettere, V, 30-31)

Non ‘meditando’ sulla realtà totale, ma solo con un cambiamento di coscienza si può passare dell’ignoranza alla Conoscenza – quella Conoscenza con cui si diviene ciò che si conosce. Passare dalla coscienza esteriore a una coscienza interiore, intima e diretta; allargare la propria coscienza oltre i limiti dell’ego e del corpo; sollevarla grazie ad una volontà e aspirazione interiore e aprirla alla Luce finché, nella sua ascesa, oltrepassi la mente; provocare una discesa del Divino mediante il dono di sé e la sottomissione, con una conseguente trasformazione della mente, della vita e del corpo: questa è la strada integrale verso la Verità. È questa che qui chiamiamo Verità, e questo è lo scopo cui mira il nostro yoga. (Lettere, II, 36-7)

Finché non conosciamo la Verità – non mentalmente, ma per esperienza, per cambiamento di coscienza – abbiamo bisogno della fede dell’anima per sostenerci e rimanere fedeli alla Verità; quando viviamo nella conoscenza, questa fede si trasforma in conoscenza. Naturalmente, parlo di conoscenza spirituale diretta. La conoscenza mentale non può sostituire la fede: finché c’è solo conoscenza mentale, la fede è ancora necessaria. (Lettere, I, 214)

E’ sicuramente colui che cerca che deve per prima cosa cercare e amare, seguitare la ricerca e appassionarsi per Colui che cerca; soltanto allora il velo verrà rimosso, apparirà la Luce e si manifesterà il Volto che solo può appagare l’anima dopo il lungo soggiorno nel deserto. (…) Il Divino guarda nel cuore e rimuove il velo nel momento che Egli sa essere quello giusto. (Lettere, II, 223)

Lo stato di conoscenza che lo yoga prevede non è una semplice concezione intellettuale o un chiaro discernimento della verità, e neppure un’esperienza psicologica illuminata dei modi del nostro essere. È una “realizzazione” nel pieno senso della parola; si tratta di rendere reale per noi e dentro di noi il Sé, il Divino trascendente e universale, eliminando conseguentemente la possibilità di vedere i modi dell’essere se non nella luce del Sé e nel loro vero aspetto, quale flusso del Suo divenire nelle condizioni psicologiche e fisiche della nostra esistenza nel mondo. Questa realizzazione consiste di tre movimenti successivi: la visione interiore, la piena esperienza interiore, e l’identità.

La visione interiore (dristi) è un potere a cui gli antichi saggi attribuivano un altissimo valore, in quanto trasformava un semplice pensatore in un Veggente (Rishi); è una specie di luce che scaturisce dall’anima e rende le cose invisibili così evidenti e reali per l’anima (non solamente per l’intelletto) come l’occhio fisico rende evidenti le cose fisiche. Nel mondo fisico esistono due modi di conoscere: il modo diretto e quello indiretto. Quando un oggetto è situato fuori del nostro raggio visivo, siamo necessariamente obbligati a formarcene un’idea per deduzione, immaginazione, analogia, affidandoci alle descrizioni di coloro che l’hanno visto o attraverso lo studio delle sue rappresentazioni, o altro. Una volta però che vediamo l’oggetto coi nostri occhi, lo possediamo, lo realizziamo, esso si trova solidamente ancorato nel nostro essere, che ne è pienamente soddisfatto perché ora fa parte di noi stessi, della nostra conoscenza.

La stessa regola è valida per le cose di carattere psichico e per il Sé. Possiamo ascoltare i filosofi, i maestri, le antiche Scritture che ci parlano del Sé in termini chiari e luminosi; possiamo, attraverso il pensiero, la deduzione, l’immaginazione, l’analogia o qualsiasi altro mezzo a nostra disposizione, tentare di farcene un’idea o una concezione mentale; possiamo fissare solidamente questa concezione nel nostro pensiero e conservarla mediante una concentrazione totale ed esclusiva, ma con questo non avremo ancora realizzato il Sé, non avremo visto Dio.

Solamente dopo che con una lunga e perseverante concentrazione, o con altri mezzi, il velo mentale si è allentato o dissipato, solamente quando un fiotto di luce si riversa nella mente risvegliata e i concetti lasciano il posto ad una conoscenza-visione in cui il Sé è così presente e così reale come potrebbe esserlo un oggetto fisico per l’occhio fisico, solamente allora possediamo la conoscenza, perché vediamo.

Dopo questa rivelazione la luce potrà ancora svanire, periodi di oscurità potranno rattristare l’anima, ma ciò che è stato posseduto una volta non andrà più irreparabilmente perduto. L’esperienza si rinnoverà inevitabilmente, divenendo sempre più frequente, e fissandosi infine in modo permanente; la rapidità della conclusione dipende dalla nostra devozione e dalla tenacia con cui ci atteniamo al sentiero e facciamo del nostro essere, mediante la volontà e l’amore, la sede della Divinità nascosta.

(Sintesi, II, 24-25)

The Way of Knowledge Sri Aurobindo

Absorbed into the routine of everyday acts,
our eyes are fixed on the external scene;
hear the noise of the wheels of Circumstance
and we lose the hidden cause of things.
Yet a prescient knowledge could be ours,
if we were able to stay in our spirit inside
if we could hear the soft voice of our genius.

(Savitri, I, IV, 240-6)

To understand knowledge of yoga is not a concept or some ideas about spiritual things, but from a psychological understanding and spiritual enlightenment from above. The inner knowing it comes from within and from above – by the Divine is in the heart, both from the self at the top – and, because it is the pride that the mind and mental life derive from the ideas of surface and their insistence on must keep them away. You should know to be ignorant, before you begin to know. (Letters, IV, 176-7)

Spiritual knowledge is the conscious experience of Truth, views, felt and lived in the depths, is also a spiritual perception – the most direct and concrete than the intellectual – the true meaning of things, which can be expressed through the thought and speech, while not being dependent on these. (Letters, V, 28)

When staff is quiet the mind, is the Divine Force to take any action necessary mental. It generates all thought it necessary, and turns it slowly, lowering it a plane of perception and knowledge is always higher.
It is the silence of the mind that action can be more powerful and free. When the mind is active, it interferes with the inspiration, brings her little ideas that blend or raises thoughts from a lower level, or just stop completely inspired by the gurgling of its suggestions of all kinds. In the silence of the mind for knowledge is easier to come from within or from above, from the psychic or the higher consciousness.
The absence of thoughts is the right thing, because the real inner consciousness is silenziosea and is not forced to have thoughts, but receives from top or from the right perception, understanding and knowledge in a spontaneous way, and speaks or acts according to that. It is the outer consciousness to be forced to depend on external things and think of them, precisely because this guide did not spontaneous. (Letters, V, 20)

As long as the outer mind is not calm, it is impossible that intuition grows. True knowledge and true understanding can only come when you stop asking questions with the small surface mind and allows a wider and deeper consciousness, which is inside of us, to come out and grow. Then we will get the true answer and true leadership. (…) But for this the mind must be calm and give way to an understanding, in a direct intuition. (Letters, V, 29)

The most important thing is always leave on Peace and Divine force, and not allow the mind to chase after all sorts of things, leaving disturbed by them. All values ​​are constructions of the mind of ignorance, and it is only when the psychic is in the foreground that you have the true knowledge, that the psychic knows.
Just leave that consciousness grows, there will be errors at the beginning as well as true ideas, but when the awareness has grown enough and the force and the knowledge of the Divine Mother will act directly to you, the understanding of things will always be more correct, not only, but you can be sure. As long as you try to understand with the unenlightened mind, inevitably commit errors and do not necessarily understand.
As the Peace and the Force will take direct and full possession of your consciousness, everything will change, the awareness will grow ever stronger and more light. (Letters, V, 30-31)

Do not ‘meditating’ on the whole reality, but only with a change of consciousness can pass ignorance to knowledge – the knowledge with which one becomes what one knows. Moving from outer consciousness to the inner consciousness, intimate and direct, expand their consciousness beyond the limits of ego and body lift thanks to a will and aspiration and open to the inner light until, in its ascent, it goes beyond the mind, causing a descent of the Divine through the gift of self and submission, with a consequent transformation of the mind, life and body: this is the full path to Truth. This is what we call truth here, and this is the goal sought by our yoga. (Letters, II, 36-7)

Until we know the truth – not mentally, but from experience, for a change of consciousness – the soul of the faith we need to sustain and remain faithful to the truth, when we live in knowledge, this faith is transformed into knowledge. Of course, I talk about direct spiritual knowledge. Mental knowledge can not replace faith, until there is just mental knowledge, faith is still required. (Letters, I, 214)

It ‘s definitely one who seeks it must first seek and love, continue research and develop a love for the Seeker, only then the veil is removed, the light will appear and manifest itself in the face, which alone can satisfy the soul after a long living in the desert. (…) The Divine looks on the heart and removes the veil at the time that he knows to be right. (Letters, II, 223)

The state of knowledge that yoga provides is not a mere intellectual conception or a clear discernment of truth, and even lit a psychological way of our being. It is a “realization” in the full sense of the word is to be made real to us and within us, the Self, the Divine transcendent and universal, thus eliminating the possibility of seeing the ways of being, if not in light of the Self and their true appearance, which flow into becoming your physical and psychological conditions of our existence in the world. This implementation consists of three successive movements: the inner vision, the full inner experience, and identity.

The inner vision (Dristi) is a power which the ancient sages placed a high value, in that transformed a simple thinker in a Seer (Rishi) is a kind of light that comes from within and makes things visible and invisible so soul for real (not just the intellect) as the physical eye makes obvious physical things. In the physical world there are two ways of knowing: the direct and the indirect one. When an object is located out of our sight, we are necessarily obliged to formarcene idea by inference, imagination, analogy, relying on the descriptions of those who have seen it, or through the study of its representations, or otherwise. But once we see the object with our eyes, we have it, we realize, it is firmly anchored in our being, which is fully satisfied because now part of ourselves, of our knowledge.

The same rule applies to the things of nature and the psychic self. We can listen to the philosophers, the teachers, the ancient Scriptures that speak of the self in a clear and bright, we can, through thought, deduction, imagination, analogy, or any other means at our disposal, groped for a farcene ‘idea or a mental conception, we can firmly establish this concept in our thinking and keep using a total concentration and exclusive, but with this we still have not realized the Self, we have seen God

Only after a long and persevering concentration, or by other means, the veil of mind has come loose or dissipated, only when a flood of light pours into the awakened mind and concepts give way to a knowledge-vision in which the self is so present and so real as it could be a physical object to the physical eye, then you only have the knowledge, because we see.

After this revelation, the light will fade away again, periods of darkness may grieve the soul, but what was once owned should no longer be irreparably lost. The experience will be renewed inevitably becoming more frequent, and finally fixing itself permanently, the speed of the conclusion depends on our devotion and tenacity with which we adhere to the path and do our being, through will and love, the seat of the Deity hidden.

(Summary, II, 24-25)

Meditazione e pace nel cuore


Meditazione e pace nel cuore

Cercare la pace nel cuore, durante la meditazione
Tratto da: SOGYAL RINPOCHE MEDITAZIONE:Cos’è e come praticarla Edizioni Amrita

Trovare la quiete del cuore  Quando leggete libri sulla meditazione, o anche quando la meditazione viene proposta da gruppi diversi, si pone l’accento soprattutto sulle tecniche: in Occidente la gente è molto interessata alla ’tecnologia’ della meditazione. Però, non c’è dubbio che l’elemento più importante della meditazione non è la tecnica, ma il modo di essere, lo spirito, che viene chiamato ’postura’che una postura non tanto fisica, quanto collegata all’atteggiamento mentale e la disposizione dell’animo. E’ bene sottolineare che quando cominciate a praticare la meditazione, entrate in una dimensione completamente diversa della realtà . Normalmente dedichiamo gran parte dei nostri sforzi a raggiungere obiettivi, e ciò implica una lotta, mentre nella meditazione è esattamente il contrario: è una rottura completa rispetto al nostro modo di agire, dal momento che si tratta di uno stato privo di ambizioni, dove non esiste, nè consenso, nè rifiuto, nè speranza, nè paura. La meditazione è semplicemente un modo di essere, di sciogliersi, come un pezzo di burro lasciato al sole: non a nulla a che fare con quello che sapete, o meno al riguardo. In effetti, ogni volta che praticate la meditazione, dovrebbe essere per voi qualcosa di nuovo, come se stesse accadendo per la prima volta. Limitatevi a starvene tranquillamente seduti, con il corpo immobile, senza parlare, con la mente distesa, e permettete ai pensieri di andare e venire, senza consentire la formazione di attaccamenti di alcun tipo. Si tratta di un semplice processo di osservazione del respiro, sempre che abbiate bisogno come aiuto di concentrarvi su qualcosa. Quando espirate, siate consapevoli del fatto che state espirandoche quando inspirate, siate consapevoli che state inspirando, senza ulteriori commenti, analisi, o lavorii mentali. Questa semplicissima attenzione filtra i vostri pensieri e le emozioni e allora, come liberandosi di una vecchia pelle, qualcosa sguscia fuori e si libera. Di solito la gente tende a rilassare il corpo concentrandosi su diverse parti: il vero rilassamento, però, viene, quando vi rilassate profondamente dall’interno, perchè solo allora ogni altra parte di voi si rilasserà  da sola, in maniera naturale, secondo la propria natura. Meditazione significa, quindi, essere molto semplici e naturali, rilassare la mente senza imporle nulla, e senza nemmeno cercare di essere calmi: non dovrebbe esserci nessuno sforzo deliberato per di controllarla, e nessun tentativo di stare tranquillo in pace. Comunque lo scopo fondamentale della postura è la creazione di nu ambiente ideale per la meditazione, che aiuta la mente a raggiungere uno stato di maggior risveglio. C’è un detto famoso:  se crei una condizione propizia nel corpo e nell’ambiente circostante, la meditazione e la realizzazione si produrranno automaticamente. Se il vostro atteggiamento e la postura sono corretti, allora la meditazione sorgerà  naturalmente. La prima cosa da imparare nella meditazione è come  spazzar via il vostro vecchio ego nevrotico, ed invece limitarvi tranquillamente ad essere , a trovare la pace del cuore, tranquillità  e soddisfazione. A questo punto, all’inizio, la natura può essere di grande aiuto. Per coloro che non sono abituati alla meditazione, o che hanno difficoltà  nel praticarla, può essere molto positivo servirsi della natura, per esempio: fissare il cielo,od ascoltare il rumore di una cascata, e, se siete in città , passeggiare nel parco e guardare gli uccelli, od osservare le foglie degli alberi mosse dal vento. Distraetevi dalle vostre preoccupazioni con la vostra mente inquieta. Molti praticanti anche troppo seri non sanno distrarsi nella meditazione, mentre un buon meditatore sa come deve prendere con spirito la meditazione, perchè se uno non ci riesce, potrebbe finire con il rivelarsi più un problema che un aiuto. Nelle vostre prime esperienze di meditazione potreste provare una specie di impazienza: volete avere subito dei risultati, ma c’è un detto molto saggio che afferma: quot; affrettati pure, ma lentamente quot;. Non lasciate spazio a troppe aspettative troppo immediate, continuate invece a perseverare nella pratica, ma senza accanimento. Agli inizi, quando meditate, i pensieri vi si accavallano nella mente, perfino più turbolenti di prima: eppure, questo è un buon segno, in quanto, finalmente, avete preso coscienza dello stato selvaggio che regna nella vostra mente, il Selvaggio West quot;. Non è che i vostri pensieri siano più scatenati di prima, ma è che ora voi siete più calmi e questo vi rende più consapevoli dell’agitazione dei vostri pensieri. E’ in questa fase che avete bisogno di un buon senso dell’umorismo…. un serio senso dell’umorismo ! Non arrendetevi: qualsiasi pensiero si presenti, limitatevi a rimanere presenti, ad osservare il respiro, anche in mezzo alla più grande confusioneche dopo un po’ qualcosa si assesterà , e lentamente calerà  un senso di pace. Nella meditazione ci viene ricordato di essere attenti e consapevoli: questo significa che qualsiasi pensiero sorga, dovete consentirgli di fluire naturalmente, comportandovi come un vecchio saggio che guarda giocare un bambino. Se state pensando, lasciate che i pensieri sorgano e si calmino, senza alcun impedimento. I pensieri sono come il vento: vanno e vengono, e se non ci pensate, non costituiscono un grosso problema. L’atteggiamento fondamentale nella meditazione è consentire il flusso naturale di pensieri, tenendo al tempo stesso la mente quot; libera da altri pensieri che rincorrono i pensieri quot;. Tendiamo a pensare che quando si medita non dovrebbero esserci pensieri, e quando nel corso della nostra meditazione i pensieri si manifestano, ci convinciamo subito di aver sbagliato qualcosa. In effetti non è così. Dovete capire che quando meditate i pensieri sono parte integrante del processo meditativoche invece, la cosa importante è il vostro atteggiamento nei loro confronti. Quando raggiungete lo stato meditativo, i pensieri smettono di infastidirvi e diventano come una musica di sottofondo, dolce e gradevole. Se siete a vostro agio, le cose diventano meno difficili. Per cominciare, centratevi in voi stessi, ed entrate in contatto con il vostro quot; angolo di quiete quot;che se rimanete così, gradualmente sboccerà  la meditazione. Siate spaziosi, e permettete a tutti i vostri pensieri ed alle emozioni di calmarsi: se seguirete queste indicazioni, in un secondo momento, quando farete ricorso ad un metodo quale l’osservazione del respiro, la vostra attenzione si focalizzarà  con minore sforzo. Cercate di identificarvi concretamente con il respiro, invece di limitarvi ad osservarlo. Potete anche scegliere un oggetto, come un fiore, un’immagine di Buddha, od un suono di un mantra, come elemento su cui focalizzarsi. Ma, al principio è meglio limitarsi ad essere spaziosi, a consentire alla vostra natura simile al cielo di manifestarsi: pensate a voi stessi come se foste il cielo che sorregge l’intero universo. Quando vi sedete, lasciate che le cose si sistemino e permettete di dissolversi a tutto il vostro ego disarmonico, con la sua mancanza di genuinità  e di naturalezza, e da tutto questo emergerà  il vostro vero essere: sperimenterete un aspetto di voi stessi più genuino ed autentico, il  vero quot; sè. Man mano che vi spingerete più a fondo, comincerete a scoprire la vostra fondamentale bontà  ed a collegarvi con essa: lo scopo fondamentale della meditazione è abituarsi a questo aspetto che avete dimenticato, ed è per questo motivo che si dice che  la meditazione non esiste, esiste l’abituarsi  Abituarsi a cosa ? Alla vostra vera natura, la vostra natura di Buddha. Questo è il motivo per cui nello Dzogchen, l’insegnamento ultimo e finale del Buddha, siamo incoraggiati a quot; riposare nello stato inalterato della natura della mente quot;che limitatevi a sedere tranquilli, permettete a tutti i vostri pensieri e concetti di dissolversi nella purezza della natura intrinseca della vostra mente. E’ come quando le nuvole si dissolvono, o la nebbia evapora, per rivelare il cielo limpido ed il sole splendente con gioia. Quando tutto si dissolve in questo modo, cominciate a sperimentare la vostra vera natura, quot; viva quot;che allora ne divenite consapevoli, ed in quel momento vi sentite realmente bene. E’ qualcosa di diverso da ogni altra sensazione di benessere che possiate aver sperimentato in precedenzache è una bontà  vera e genuina, nella quale provate un senso profondo di pace, soddisfazione e fiducia nei confronti della vostra vera natura. Si parla spesso di essere buoni di evitare il male, e anche varie religioni parlano di morale ed etica: eppure, il problema è che quando non siete collegati direttamente alla vostra sorgente fondamentale di bontà , allora essere buoni è estremamente difficile, dal momento che il vostro cuore non è completamente coinvoltoche d’altra parte, quando voi siete in contatto con la vostra essenza illuminata, il cuore di ’bodhicitta’, allora qualsiasi cosa sorga è naturalmente buona. Così la meditazione è la chiave fondamentale dell’etica. Perciò il primo passo della meditazione è scoprire questa generosità , questa dolcezza nei confronti di se stessiche in questa vita andiamo in cerca di un significato, formulando interrogativi come : quot; Chi sono ?  ma la vera risposta sta nella realizzazione della nostra vera natura. Quando realizzerete che è inerente, allora vedrete che tutte le risposte saranno già  presenti. Fino a quel momento, per quanto a fondo possiate cercare, non troverete una risposta del tutto soddisfacente. Nella pratica meditativa, quando riusciamo a pacificarci, a calmarci e a limitarci ad essere, allora qualcosa si libera: la bontà , o la natura della mente. Lo scopo di una tecnica, come l’osservazione del respiro, è essere di aiuto per questa liberazione: supponete di riuscire a raggiungere con successo un livello di  riposo nella natura della mente quot;, allora la tecnica diventa quasi superfluache invece di meditarci sopra, il respiro diventa meditazione. Allora non c’è più così tanta  meditazione quot; da fare, ma è sufficiente essere nello stato non dualeche vi adeguate al flusso continuo della vostra pura consapevolezza della natura della mente, e, nel farlo, sviluppate il vostro carattere e la vostra fiducia interiore. E’ bene meditare quando vi sentite ispirati: le prime ore del mattino possono favorire una tale ispirazione, poichè il momento migliore per la mente è al mattino presto, quando essa è più fresca e calma il momento raccomandato tradizionalmente è prima dell’alba,ma va bene anche la sera . E’ molto meglio mettervi a sedere quando siete ispirati, dal momento che non solo sarà  più semplice, trovandovi in una condizione mentale più propizia per la meditazioneche ma il vostro stesso esercizio risulterà  incoraggiante, aumentando di rimando la fiducia nella pratica, sicchè in seguito sarete capaci di esercitarvi anche quando non sarete così ispirati. Non c’è bisogno di meditare a lungo: rimanete tranquilli fino a quando sarete un po’ aperti, e capaci di collegarvi con l’essenza del vostro cuore. Questo è il punto fondamentale. La fase successiva è ’l’integrazione’, ovvero la meditazione nell’azione. Una volta che la consapevolezza è stata risvegliata dalla meditazione, la mente è calma e la percezione un po’ più pura e coerente, allora qualsiasi cosa facciate, siete presenti, siete qui ed ora. Come ha detto un famoso maestro Zen Quando mangio, mangio che quando dormo, dormo Qualsiasi cosa facciate, siete completamente presenti nell’azione: anche lavare i piatti,se fatto consapevolmente, può essere un’azione energizzante, liberatoria e purificatrice. Siete più in pace, così siete più voi  Ogni volta che farete qualcosa, sarete più in sintonia. Man mano che si dissolverà  la preoccupazione per voi stessi, vi ritroverete ad essere più in sintonia con l’aspetto compassionevole del vostro  se, se non interrompete tale sensazione e fluite con essa nella vita, facendo qualsiasi cosa con comprensione ed abilità  appropriata. Uno dei punti essenziali del viaggio spirituale è perseverare nel percorrere il sentiero. Anche se la nostra meditazione può essere buona un giorno e non altrettanto buona il giorno seguente, come un mutevole scenario, ciò che conta non sono le esperienze, buone o cattive, ma piuttosto il fatto che, quando perseverate,è la pratica stessa a cancellarvi, e questo attraverso le esperienze pratiche sia belle che brutte, dal momento che non sono altro che esperienze, così come il tempo può essere bello o brutto, ma il cielo in sè rimane sempre immutabile. Se perseverate ed avete un tale atteggiamento spazioso come il cielo, senza lasciarvi turbare da emozioni ed esperienze, allora svilupperete la stabilità , e la vera profondità  della meditazione si farà  sentire. Vi accorgerete che, gradualmente e quasi inosservato, il vostro atteggiamento inzierà  a cambiare. Non avrete la stessa presa di prima sulle cose, nè vi attaccherete così tanto ad esse, ed anche se di tanto in tanto si verificheranno crisi, potrete affrontarle un po’ meglio, con maggior umorismo e facilità . Sarete perfino capaci di ridere un po’ delle vostre difficoltà , dal momento che ci sarà  più spazio tra voi e loroche sarete più liberi da voi stessi. Le cose diventeranno meno solide, leggermente ridicole, ed il vostro cuore si alleggerirà .


Meditation and peace in the heart

Seek peace in the heart during meditation
Taken from: Sogyal Rinpoche MEDITATION: What and how to practice Edizioni Amrita

Find peace of heart When you read books on meditation, or even when the meditation is proposed by different groups, the emphasis is mainly on the techniques: the people in the West is very interested in ‘technology’ of meditation. However, there is no doubt that the most important element of meditation is not technique, but the way of being, the spirit, which is called ‘postura’che posture not so much physical, mental attitude and being connected disposition of the soul. It ‘should be stressed that when you begin to practice meditation, entered into a completely different dimension of reality. Normally devote most of our efforts to achieve targets, and it involves a fight, while meditation is the opposite: it is a complete break with respect to our actions, since it is a state devoid of ambition, where there exist, neither consent nor refusal, nor hope, nor fear. Meditation is simply a way of being, of melting, like a piece of butter left in the sun not to anything to do with what you know or not about it. In fact, every time you practice meditation, you should be for something new, as if it were happening for the first time. Stick to starvene sitting quietly, his body motionless, without speaking, his mind relaxed and let the thoughts come and go without allowing the formation of attachments of any kind. This is a simple process of observing the breath as long as you need to help you focus on something.When you exhale, be aware that you are espirandoche you breathe, be aware that you are inhaling, without further comment, analysis, or mental work. This simple attention filters your thoughts and emotions and then, as getting rid of old skin, something slips out and free.Usually, people tend to relax the body focusing on different parts: the real relaxation, however, is when you relax deeply inside, because only then any other part of you will relax alone, naturally, in accordance with its nature. Meditation means, therefore, be very simple and natural, relax your mind would not be imposed anything, and without even trying to be calm: there should be no deliberate effort to control it, and no attempt to feel comfortable in peace. However the fundamental purpose of posture is the creation of nu ideal environment for meditation, which helps the mind to achieve a state of greater awareness. There is a famous saying: If you create a favorable condition in the body and surroundings, meditation and implementation will occur automatically. If your attitude and posture are correct, then the meditation will arise naturally.The first thing you learn in meditation is like wiping out your old neurotic ego, and instead of simply being quietly, to find peace of heart, peace and satisfaction. At this point, the beginning, nature can be very helpful. For those who are not used to meditation, or who have difficulty in practice, can be very positive use of nature, for example, setting the sky, or listening to the sound of a waterfall, and if you’re in town, stroll in the park and bird watch, or watch the leaves blowing in the wind. Distracted by your concern with your restless mind. Many practitioners do not know too serious distraction in meditation, while a good meditator knows how to take a spirit meditation, because if one does not succeed, you may end up be more a problem than a help. In your first experience of meditation may prove a kind of impatience: you want to have the results immediately, but said there is a very wise man said: quot; rushed ahead, but slowly quot;. Do not leave room for too many expectations too close, but continued to persevere in practice, but without rage. At the beginning, when you meditate, the thoughts will overlap in mind, even more turbulent than before and yet, this is a good sign, because, finally, you become aware of savagery that exists in your mind, the Wild West quot; . Not that your thoughts are more wild than before, but now you are more calm and this makes you more aware of your thoughts agitation. It ‘at this stage that you need a good sense of humor …. a serious sense of humor! Do not give up: all these thoughts, simply be present to observe the breath, even in the midst of the largest confusioneche after a little ‘something will stabilize and slowly decline a sense of peace. In meditation we are reminded to be alert and aware, which means that any thought arises, you must enable it to flow naturally, behaving like a wise old man watching a child play. If you’re thinking, let thoughts arise and you calm down, without hindrance. Thoughts are like the wind come and go, and if you think about it, not a big problem.The basic attitude in meditation is to allow the natural flow of thoughts, while keeping the mind quot; free from other thoughts that chase thoughts quot,. We tend to think that when you meditate there should be no thoughts, and when during our meditation thoughts arise, we are convinced once you have done something wrong. Indeed not. You must understand that when you meditate the thoughts are an integral part of meditativoche But the important thing is your attitude towards them. When you reach the meditative state, the thoughts cease to annoy and become as a background music, sweet and pleasant. If you are at ease, things become less difficult. To begin, centratevi in yourself, and connect with your quot; quiet corner quot; that if you stay so gradually blossom meditation. Be spacious, and allow all your thoughts and emotions to calm down: if you follow these instructions, at a later time, if you do use a method such as observation of breath, your attention is focalizzarà with less effort. Try to actually identify with the breath, rather than just watch. You can also choose an object, like a flower, an image of Buddha, or the sound of a mantra, as a focus on. But the principle is simply better to be spacious, to allow you to heaven to manifest a similar nature: think of yourselves as if you were the sky that holds the entire universe. When you sit, let things settle and allow to dissolve all your discordant self with its lack of authenticity and naturalness, and all this will emerge from your true self: an aspect of yourself will experience more genuine and true, true quot; itself. As you push deeper, you begin to discover your basic goodness and connect with it: the fundamental purpose of meditation is getting used to this aspect that you have forgotten, and that is why we say that meditation does not exist, exists to get used get used to what? Your true nature, your Buddha-nature. This is why in Dzogchen, the ultimate and final teaching of the Buddha, we are encouraged to quot; rest in good condition the nature of mind quot; to limit yourself to sit quietly, let all your thoughts and concepts dissolve in purity of the intrinsic nature of your mind. It ‘s like when the clouds dissolve or the mist evaporates, to reveal the clear sky and the sun shining with joy. When everything is dissolved in this way, you begin to experience your true nature, quot; alive quot; then they become aware, and then you feel really good. It ‘s something different than any other feeling of comfort that you have experienced precedenzache is a real and genuine goodness, which proved a deep sense of peace, satisfaction and confidence in your true nature. We often talk of being good to avoid evil, and even different religions talk about morality and ethics and yet, the problem is that when you’re not connected directly to your key source of goodness, then it is extremely difficult to be good, since the Your heart is not completely coinvoltoche other hand, when you are in touch with your essence enlightened, the heart of ‘bodhicitta’, then whatever arises is naturally good. So meditation is the key ethics. So the first step of meditation is to discover this generosity, this sweetness against stessiche if in this life we seek meaning, formulating questions such as: quot; Who am I? but the real answer lies in the realization of our true nature. When you realize that is inherent, then you will see that all answers are already there. Until then, to the fund may seek, you will not find an answer satisfactory. In meditation, when we can pacify, to calm down and simply to be, then something is free: the goodness or the nature of the mind. The purpose of a technique, such as the observation of the breath is going to help for this release: suppose to be able to successfully achieve a level of rest in the nature of mind quot;, then the technique becomes almost superfluache instead to meditate on, breathing becomes meditation. Then there’s so much meditation quot; to do, but just being in the state will not dualeche adapted to continuous flow of your pure awareness of the nature of mind, and in doing so build up your character and your inner confidence . It ‘good to meditate when you feel inspired: the early morning hours may encourage such an inspiration, as the best time to mind is the early morning, when it is cooler and quiet time traditionally recommended is before dawn, but okay the evening. And ‘much better to sit down when you’re inspired, because not only is easier, being in a state of mind most conducive to meditazioneche but your same exercise will be encouraged, increasing the confidence back in practice, so that later you able to carry on even when you’re so inspired. No need to ponder long: stay calm until you are a bit ‘open and able to connect with the essence of your heart. This is the point. The next step is ‘integration’, or meditation in action. Once the awareness was awakened by meditation, the mind is calm and the perception a bit ‘more pure and consistent, then whatever you do, you are present, are here and now. As one famous Zen master when I eat, I eat when I sleep, I sleep Whatever you do, you are fully present in the action: washing dishes also, if done knowingly, action can be energizing, liberating and purifying. You are more at peace, so you’re more Each time you do something, you will be more in tune. As you dissolve the concern for yourself, you’ll be more in tune with the look of your compassionate if, if not stop this feeling and it flowed with life, doing anything with understanding and appropriate skills. One of the main points of the spiritual journey is to persevere along the path. Even if our meditation may be good one day and not so good the next day, as a volatile scenario, what matters are not the experiences, good or bad, but the fact that when perseverance, and the practice itself to unsubscribe and this through practical experience both beautiful and ugly, since there are other experiences that, as the weather can be beautiful or ugly, but the sky itself remains immutable. If you persevere and have that attitude spacious as the sky, without being disturbed by emotions and experiences, then develop stability, and the true depth of meditation will be felt. You will notice that, gradually and almost unnoticed, your attitude shall start to change. You will not have the same grip on things before, nor will attack them so much, and although occasionally you will encounter a crisis, you can tackle a bit ‘better, more humor and ease. You will be even able to laugh a bit ‘of your difficulty, since there will be more space between you and you will be freer loroche yourself. Things become less solid, slightly ridiculous, and your heart will lighten.

Metta Bhavana


meditare

Metta Bhavana
Il Mettā Bhāvanā è una forma di meditazione comune nel Buddhismo,soprattutto della scuola buddhista Theravada. La parola Mettā è una parola Pali che significa amore-gentilezza non condizionate. Questo tipo di meditazione è praticata con la consapevolezza (la coscienza) del respiro, che dà concentrazione, con lo scopo di prevenire la perdita della compassione.La meditazione mettā bhāvanā significa coltivazione del mettā.
L’oggetto della meditazione mettā è sviluppare benevolenza e compassione verso tutti gli esseri senzienti. I sei passi del mettā bhāvanā sono coltivare amore e benevolenza verso:
1-Se stessi
2-Un buon amico
3-Una persona neutrale
4-Una persona difficile
5-Tutti quattro i precedenti
6-Gradualmente, l’intero universo
La pratica, come viene insegnata nel Buddhismo Theravada, solitamente inizia con la coltivazione della compassione e dell’amore per se stessi, poi per le persone amate, gli amici, maestri, stranieri ed infine per i nemici. E’un buon metodo per calmare la mente, oltre che un “antidoto” all’ira. Chi sviluppa il mettā difficilmente sarà turbabile e potrà sopprimere la rabbia sul nascere. Tali persone saranno più attente verso gli altri, più disposte a voler bene ed amare, e più inclini ad amare incondizionatamente.( (Kamalashila 1996, p.25-26).
I Buddhisti credono che le persone che hanno molto mettā saranno più felici poiché non vedranno motivi per volere il male di qualcuno. I maestri buddhisti possono raccomandare la meditazione sul mettā come antidoto all’insonnia e agli incubi. È comunemente sentito che coloro i quali sono intorno ad una persona che ha sviluppato il mettā si sentono a loro agio e più felici. L’emanazione del mettā contribuisce ad un mondo pacifico, d’amore e felicità.
Nel Buddhismo, la compassione è il vissuto del desiderio del bene nei confronti di ogni essere senziente. Esso viene indicato con i due termini sanscriti di:

karuṇā (pāli: karuṇā) nel significato di “pietà”, “misericordia”, “vissuto di dolorosa empatia” reso in lingua cinese come 悲 bēi, in giapponese hi, in tibetano snying rje;
maitrī (pāli: mettā) nel significato di “amore”, “benevolenza”, “carità”, reso in lingua cinese come 慈 cí, in giapponese ji, in tibetano byams pa.

· Nel Buddhismo Mahāyāna la “compassione” (karuṇā) rappresenta unitamente alla “saggezza” (prajñā) i due pilastri delle proprie dottrine e pratiche religiose.
· La dottrina e la pratica mahāyāna della “compassione” si fondano sulla consapevolezza (saggezza, sans. prajñā) della “Verità della Via mezzo” (sanscrito mādhya-satya) predicata da Nāgārjuna ovvero sulla compresenza della “assolutezza” (paramārtha-satya) o vacuità (śūnyatā-satya) e della “singolarità” o “provvisorietà” (saṃvṛti-satya) in ogni aspetto della Realtà ultima per cui essendo “Tutto” privo di esistenza intrinseca, indipendente, ogni fenomeno esiste sia nella sua natura soggettiva (“convenzionale”) e contemporaneamente nella sua relazione con gli altri (“assoluta”) rappresentando la “singolarità” una delle molteplici manifestazioni di un’unica Realtà ultima: singole facce di un «grande brillante». Le distinzioni che la mente opera di continuo, unicamente dividendo e classificando in categorie le percezioni, sono viste, dunque, come illusorie e l’ego se non compreso anche olisticamente con l’intera Realtà è solo un’illusione poiché non esiste un io separato da tutto il resto.
· Per questa ragione il Buddhismo Mahāyāna non predica il “distacco” nei confronti dei sentimenti e dei vissuti quale l’amore e la pietà, ma fonda la sussistenza di ciò sulla corretta comprensione della Realtà ultima (saggezza, sans. prajñā).
· Quindi non vi può essere “compassione senza saggezza”, né “saggezza priva di compassione”.
· Nel Buddhismo Mahāyāna il principio della “compassione” è rappresentato dal bodhisattva cosmico Avalokiteśvara.
· (da Wikipedia).

Metta Bhavana

The metta bhavana is a common form of meditation in Buddhism, especially Theravada Buddhist School. The word Mettā is a Pali word meaning loving-kindness unconditional. This type of meditation is practiced with awareness (consciousness) of the breath, which gives concentration, in order to prevent the loss of compassione.La Metta Bhavana meditation means cultivation of metta.
The object of metta meditation is to develop goodwill and compassion for all sentient beings. The six steps of Metta Bhavana are cultivating love and benevolence towards:
        1-Themselves
        2-A good friend
        3-A neutral
        4-A difficult person
        All four of the previous five-
        6-Gradually, the entire universe
The practice, as taught in Theravada Buddhism, usually begins with the cultivation of compassion and love for yourself, then for your loved ones, friends, teachers, and finally to foreign enemies. It is a good way to calm the mind, as well as an “antidote” to anger. Who develops metta will hardly be turbabile and can suppress the anger in the bud. These people will be more attentive to others, more willing to love and love, and more inclined to love unconditionally. ((Kamalashila 1996, p.25-26).
Buddhists believe that people who have very metta will be happier because they will not see reasons to want evil to anyone. Buddhist teachers may recommend meditation on metta as an antidote to insomnia and nightmares. It is commonly heard that those who are around a person who has developed metta feel at ease and happier. The enactment of metta contributes to world peace, love and happiness.
In Buddhism, compassion is the experience of desire for good against every sentient being. It is indicated by the two Sanskrit terms of:

    Karuna (Pali: Karuna) in the meaning of “mercy”, “compassion”, “painful experience of empathy” rendered in Chinese as 悲 EIB, in Japanese hi, snying rje in Tibetan;
    Maitri (Pali: metta) in the meaning of “love”, “benevolence”, “charity”, rendered in Chinese as 慈 cí, in Japanese ji, in Tibetan byams pa.

· In Mahayana Buddhism “compassion” (Karuna) is combined with the “wisdom” (prajna) the two pillars of its religious doctrines and practices.
· The doctrine and practice of Mahayana “compassion” are based on the awareness (wisdom, sans. Prajna) of “Truth of the Way middle” (Sanskrit Madhya-satya) preached by Nāgārjuna or on the presence of “absoluteness” (paramartha-satya) or emptiness (śūnyatā-satya) and “singularity” or “provisional” (saṃvṛti-satya) in every aspect of the ultimate Reality that being “Everything” devoid of inherent existence, independent, every phenomenon exists both in its subjective nature (” conventional “) and at the same time in his relationship with others (” absolute “) representing the” singularity “one of the many manifestations of a single ultimate reality: individual faces a” big bright. ” The distinctions that the mind works continuously, only dividing and classifying them into categories perceptions, are seen, therefore, as illusory and ego if not covered even holistically with the whole Reality is merely an illusion because there is no separate self from everything else.
· For this reason Mahayana Buddhism does not preach the “gap” towards the feelings and experiences as love and compassion, but bases the existence of what the correct understanding of the ultimate Reality (wisdom, sans. Prajna).
· So there can be “compassion without wisdom”, or “wisdom without compassion.”
· In Mahayana Buddhism the principle of “compassion” is represented by the bodhisattva cosmic Avalokiteśvara.
· (From Wikipedia).

Verso l’equinozio


Verso l’equinozio

Testa fra le nuvole,
cuore acceso ma piedi
ben piantati in terra
Accolgo nuove conoscenze
e le coltivo
A cercare bene
v’è tanta gente di cuore
Certo le persone meschine
non mancano
ma,chi sono io
per giudicare o catalogare?
Seguo i miei sogni,
anche se rimanessero tali
e ringrazio,comunque vada
Certo,avessi più fortuna
non disdegnerei eh?
Sono tornati gli uccelli,
in questo Inverno che và esaurendosi
e al loro canto gioisco
Mitezza e serenità.

Giuseppe Bustone

Verità – Truth – Hakuin


🌸Verità🌸

Non sapendo
com’è vicina la verità,
la cerchiamo lontano:
è come se fossimo
immersi nell’acqua
e implorassimo di bere.

Hakuin
🌸🌿🌸#pensierieparole
🌸Truth

Not knowing
how close the truth is,
we look for it far away:
it is as if we were
immersed in water
and implore us to drink. ”

Hakuin

Dialogo – Dialogue


💮Dialogo💮

Il dialogo è un seme:
va donato e curato
con attenzione.
Non esiste dialogo
senza il silenzio,
visto come capacità
di accogliere i tempi
e la sensibilità altrui.
Siate artefici
di dialogo costruttivo,
allora saprete lasciare
traccia indelebile.

03.02.2020 Poetyca
💮🌿💮#Poetycamente
💮Dialogue

Dialogue is a seed:
it must be donated and cared for
carefully.
There is no dialogue
without silence,
seen as ability
to welcome the times
and the sensitivity of others.
Be architects
of constructive dialogue,
then you will know how to leave
indelible trace.

03.02.2020 Poetyca