Archivio | 12/02/2020

Stracciate paure


Stracciate paure

Ho atteso parole
che non arrivavano mai
Ho nascosto dietro un sorriso
lacrime di pianto
ed ogni giorno era
il furore del vento
l’onda che lambiva
stanze segrete
di speranze e stelle notturne
evanescenti colori
che si sbiadivano al mattino
come sogni appiccicati al soffito
Ma un giorno
stanco di tutto
mi sono detto che era tempo
per incominciare a guardare in faccia
le sagome scure della mia paura
per riconoscerla ed accettare
 che anche lei avesse spazio
ho aperto la finestra
e con  la voce tremante
ho iniziato a cantare
ed è stato questo il mio primo atto di coraggio
ed oggi è chiara la voce
e lo dico ancha a te:
“Non fuggire di fronte a te stesso
a quel tuo sguardo specchiato
 in miriadi di speranze
perché se non fai il primo passo
poi non sai neppure chiedere aiuto
non sai disegnare il futuro
per te stesso e per chi vorresti amare
Allora saranno gli altri a manovrare i fili
ad assegnarti una parte
che non sai neppure se la vorresti recitare
Non essere burattino
straccia tutte le paure
getta via l’aspetto da vittima
e sii da adesso giocoliere della tua sorte
raccogli carte e colori
note e spartiti
pagine e parole
e riscrivi la tua storia …
inizia a cantare”

10.08.2012 Poetyca

Tear fears

I expected words
that never came
I hid behind a smile
tears of weeping
and each day was
the fury of the wind
the waves that lapped
secret rooms
of hopes and night stars
evanescent colors
that faded in the morning
like dreams stuck to the ceiling
But one day
tired of everything
I thought it was time
to begin to face
the dark silhouettes of my fear
to recognize and accept
  that she had room
I opened the window
and with a trembling voice
I started to sing
and this was my first act of courage
and today is a clear voice
ancha and I say to you:
“Do not run away from yourself
then your eyes mirrored
  in myriads of hopes
because if you do not do the first step
then do not even know to ask for help
design the future you do not know
for yourself and for those who want to love
Then others will maneuver the wires
to assign you a part
that do not even know if you would like to recite the
Do not be puppet
waste all fears
throws away the appearance of victim
from now and be juggling your fate
Collect papers and colors
notes and scores
pages and words
and re-write your story …
start to sing “

10.08.2012 Poetyca

Uno spazio vuoto


Riflettendo…

La Riflessione

L’esperienza personale, calma e chiara,
è l’unico modo per essere sicuri
di ciò che sperimentiamo.

Altrimenti,
la nostra comprensione delle persone, delle idee, delle cose,
sono solo percezioni superficiali.

Suona come una meditazione?
La realtà ultima si comprende
solo attraverso una profonda meditazione!

Shian

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In attesa ed in silenzio
tutto è più chiaro,
ricercando l’attenzione
il flusso calmo della mente
offre di sè pace e comprensione.

Non ti attaccare a nulla,
lascia fluire e sorridi
perchè vacuità ed impermanenza
sono traccia del cammino.

Poetyca

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L’insegnamento

Uno spazio vuoto

Nella nostra mente ordinaria, percepiamo il flusso dei pensieri come un continuo,
ma, in realtà, non è così.
Scoprirete da soli che fra due pensieri, c’è uno iato, uno spazio vuoto.

Quando l’ultimo pensiero è passato e il prossimo pensiero non è ancora sorto,
troverete sempre uno spazio vuoto nel quale la natura della mente si rivela.

Così, il lavoro della meditazione è far sì che i pensieri rallentino,
in modo da rendere questo spazio sempre più evidente.

Sogyal Rinpoche

“Fra un pensiero e l’altro, c’è un vuoto.
In quel vuoto TU sei.”

Raphael

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Respira calmo e lascia
che il cerchio s’allarghi,
allenta la tensione
ed osserva senza trattenere
un pensiero che sorge,
un pensiero che va.

Tra un respiro e l’altro
è il vuoto da non temere,
ricco di chiarezza
dove in profondità
sai accogliere la realtà.

Non trattenere nulla
e tutto svanisce
facendoti dono
di un vuoto che è ricchezza
perchè è la casa
della tua vera natura.

Poetyca

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25.05.2008 Poetyca

Testi tratti da: http://www.bodhidharma.it

I Tre Rifugi – The Three Refuges / The Triple Treasure – Thich Nhat Hanh


I Tre Rifugi / Il Tesoro Triplice

Le Tre Gemme
Thich Nhat Hanh

Quando diciamo “Prendo rifugio nel Buddha” dobbiamo anche capire che “Il Buddha si rifugia in me”, perché senza la seconda parte la prima parte non è completa. Il Buddha ha bisogno di noi per il risveglio, la comprensione e l’amore per essere cose reali e non solo concetti. Devono essere vere le cose che hanno effetti reali sulla vita. Ogni volta che dico: “Mi rifugio nel Buddha,” sento “Buddha si rifugia in me.”

Siamo tutti Buddha, perché solo attraverso di noi può essere la comprensione e l’amore diventano tangibili ed efficaci. Thich Thanh Van è stato ucciso durante il suo tentativo di aiutare gli altri. Era un buon buddista, era un buon Buddha, perché era in grado di aiutare decine di migliaia di persone, vittime della guerra. Grazie a lui, il risveglio, la comprensione e l’amore sono cose reali. Così possiamo chiamarlo un corpo di Buddha, in sanscrito Buddhakaya. Per il Buddismo per essere reale, deve esserci un Buddhakaya, una forma di realizzazione di attività risvegliato. In caso contrario, il buddismo è solo una parola. Thich Thanh Van era un Buddhakaya. Shakyamuni era un Buddhakaya. Quando ci rendiamo conto di risveglio, quando siamo capire e amare, ognuno di noi è un Buddhakaya.

La gemma seconda è il Dharma. Dharma è ciò che il Buddha ha insegnato. E ‘il modo di comprensione e di amore – come comprendere, come amare, come fare la comprensione e l’amore nelle cose reali. Prima che il Buddha è morto, disse ai suoi studenti: “Cari, il mio corpo fisico non sarà qui domani, ma il mio corpo docente sarà sempre qui per aiutare. Potete considerare come il tuo insegnante, un insegnante che non lascia mai te “. Questa è la nascita del Dharmakaya. Il Dharma ha un corpo inoltre, il corpo di insegnamento, o il corpo del modo. Come si può vedere, il significato del Dharmakaya è abbastanza semplice, anche se le persone in Mahayana hanno reso molto complicato. Dharmakaya significa solo l’insegnamento del Buddha, la strada per realizzare la comprensione e l’amore. In seguito divenne qualcosa di simile al terreno ontologico dell’essere.

Tutto ciò che può aiutare a svegliare ha la natura di Buddha. Quando sono sola e un uccello mi chiama, io ritorno a me stesso, io respiro, e sorrido, e qualche volta mi chiama ancora una volta. Io sorrido e dico a l’uccello, “Sento già.” Non solo suona, ma luoghi in grado di ricordare per tornare al tuo vero sé. Al mattino, quando si apre la finestra e vedere la luce in streaming, è possibile riconoscere come la voce del Dharma, e diventa parte del Dharmakaya. Ecco perché le persone che stanno svegli vedono la manifestazione del Dharma in ogni cosa. Un sasso, un albero di bambù, il pianto di un bambino, tutto può essere la voce della chiamata Dharma. Dovremmo essere in grado di praticare in quel modo. . .

Dharmakaya non è solo espresso in parole, in suoni. Essa può esprimersi in un solo essere. A volte, se non facciamo nulla, aiutiamo più che se facciamo un sacco. Chiediamo che la non-azione. E ‘come la persona calma su una piccola barca in una tempesta. Quella persona non ha bisogno di fare molto, basta essere se stesso, e la situazione può cambiare. Anche questo è un aspetto del Dharmakaya: non parlare, non insegnando, solo di essere. . . .

Il Sangha è la comunità che vive in armonia e consapevolezza. Sanghakaya è un nuovo termine sanscrito.

Il Sangha ha bisogno di un corpo anche. Quando si è con la famiglia e si pratica sorridere, respirare, riconoscendo il corpo di Buddha in voi stessi ed i vostri figli, allora la vostra famiglia diventa un Sangha. Se si dispone di una campana in casa, la campana entra a far parte della vostra Sanghakaya, perché la campana aiuta ad esercitare. Se si dispone di un cuscino, poi il cuscino diventa anche parte del Sanghakaya. Molte cose ci aiutano a praticare. L’aria, per respirare. Se si dispone di un parco o di un fiume vicino a casa vostra, siete molto fortunati perché si può godere la pratica della meditazione a piedi. Devi scoprire il tuo Sanghakaya-invitare un amico a venire a praticare con voi, avete la meditazione tè, sedersi con voi, unirsi a voi per la meditazione camminata. Tutti questi sforzi sono per stabilire la vostra Sanghakaya a casa. La pratica è più facile se si dispone di un Sanghakaya. . . .

Praticare il Buddismo, la meditazione è la pratica per noi essere sereno e felice, capire e amare. In questo modo di lavorare per la pace e la felicità della nostra famiglia e della nostra società. Se guardiamo da vicino, i Tre Gioielli sono in realtà uno. In ciascuno di essi, gli altri due sono già lì. Nel Buddha, c’è Buddha, c’è il corpo di Buddha. In Buddha c’è il corpo del Dharma perché senza il corpo del Dharma, non avrebbe potuto diventare un Buddha. Nel Buddha c’è il corpo Sangha perché aveva colazione con l’albero della Bodhi, con gli altri alberi, e uccelli e l’ambiente. In un centro di meditazione, abbiamo un corpo Sangha, Sanghakaya, perché il modo di comprensione e compassione è praticato. Pertanto, il corpo del Dharma è presente, il modo in cui l’insegnamento è presente. Ma l’insegnamento non può diventare reale senza la vita e il corpo di ciascuno di noi. Così il Buddhakaya è anche presente. Se Buddha e Dharma non sono presenti, non è un Sangha. Senza di te, il Buddha non è reale, è solo un’idea.

Senza di te, il Dharma non può essere praticata. Deve essere praticata da qualcuno. Senza ognuno di voi, il Sangha non può essere. Ecco perché quando diciamo: “Mi rifugio nel Buddha,” abbiamo anche sentito, “Il Buddha si rifugia in me.” “Prendo rifugio nel Dharma. Il Dharma si rifugia in me. Prendo rifugio nel Sangha. Il Sangha si rifugia in me.”

The Three Refuges / The Triple Treasure

The Three Gems
Thich Nhat Hanh

WHEN WE SAY, “I take refuge in the Buddha” we should also understand that “The Buddha takes refuge in me,” because without the second part the first part is not complete. The Buddha needs us for awakening, understanding, and love to be real things and not just concepts. They must be real things that have real effects on life. Whenever I say, “I take refuge in the Buddha,” I hear “Buddha takes refuge in me.”

We are all Buddhas, because only through us can understanding and love become tangible and effective. Thich Thanh Van was killed during his effort to help other people. He was a good Buddhist, he was a good Buddha, because he was able to help tens of thousands of people, victims of the war. Because of him, awakening, understanding, and love were real things. So we can call him a Buddha body, in Sanskrit Buddhakaya. For Buddhism to be real, there must be a Buddhakaya, an embodiment of awakened activity. Otherwise Buddhism is just a word. Thich Thanh Van was a Buddhakaya. Shakyamuni was a Buddhakaya. When we realize awakening, when we are understanding and loving, each of us is a Buddhakaya.

The second gem is the Dharma. Dharma is what the Buddha taught. It is the way of understanding and love – how to understand, how to love, how to make understanding and love into real things. Before the Buddha passed away, he said to his students, “Dear people, my physical body will not be here tomorrow, but my teaching body will always be here to help. You can consider it as your own teacher, a teacher who never leaves you.” That is the birth of Dharmakaya. The Dharma has a body also, the body of the teaching, or the body of the way. As you can see, the meaning of Dharmakaya is quite simple, although people in Mahayana have made it very complicated. Dharmakaya just means the teaching of the Buddha, the way to realize understanding and love. Later it became something like the ontological ground of being.

Anything that can help you wake up has Buddha nature. When I am alone and a bird calls me, I return to myself, I breathe, and I smile, and sometimes it calls me once more. I smile and I say to the bird, “I hear already.” Not only sounds, but sights can remind you to return to your true self. In the morning when you open your window and see the light streaming in, you can recognize it as the voice of the Dharma, and it becomes part of the Dharmakaya. That is why people who are awake see the manifestation of the Dharma in everything. A pebble, a bamboo tree, the cry of a baby, anything can be the voice of the Dharma calling. We should be able to practice like that. . . .

Dharmakaya is not just expressed in words, in sounds. It can express itself in just being. Sometimes if we don’t do anything, we help more than if we do a lot. We call that non-action. It is like the calm person on a small boat in a storm. That person does not have to do much, just be himself, and the situation can change. That is also an aspect of Dharmakaya: not talking, not teaching, just being. . . .

The Sangha is the community that lives in harmony and awareness. Sanghakaya is a new Sanskrit term.

The Sangha needs a body also. When you are with your family and you practice smiling, breathing, recognizing the Buddha body in yourself and your children, then your family becomes a Sangha. If you have a bell in your home, the bell becomes part of your Sanghakaya, because the bell helps you to practice. If you have a cushion, then the cushion also becomes part of the Sanghakaya. Many things help us practice. The air, for breathing. If you have a park or a riverbank near your home, you are very fortunate because you can enjoy practicing walking meditation. You have to discover your Sanghakaya-invite a friend to come and practice with you, have tea meditation, sit with you, join you for walking meditation. All those efforts are to establish your Sanghakaya at home. Practice is easier if you have a Sanghakaya. . . .

Practicing Buddhism, practicing meditation is for us to be serene and happy, understanding and loving. In that way we work for the peace and happiness of our family and our society. If we look closely, the Three Gems are actually one. In each of them, the other two are already there. In Buddha, there is Buddhahood, there is the Buddha body. In Buddha there is the Dharma body because without the Dharma body, he could not have become a Buddha. In the Buddha there is the Sangha body because he had breakfast with the bodhi tree, with the other trees, and birds and environment. In a meditation center, we have a Sangha body, Sanghakaya, because the way of understanding and compassion is practiced there. Therefore the Dharma body is present, the way, the teaching is present. But the teaching cannot become real without the life and body of each of us. So the Buddhakaya is also present. If Buddha and Dharma are not present, it is not a Sangha. Without you, the Buddha is not real, it is just an idea.

Without you, the Dharma cannot be practiced. It has to be practiced by someone. Without each of you, the Sangha cannot be. That is why when we say, “I take refuge in the Buddha,” we also hear, “The Buddha takes refuge in me.” “I take refuge in the Dharma. The Dharma takes refuge in me. I take refuge in the Sangha. The Sangha takes refuge in me.”

Akhari Kavita – Con te e senza di te – With you and without you – Osho


Akhari Kavita – Con te e senza di te – Osho
Una giovane donna e un uomo si innamorarono e, come accade sempre, volevano sposarsi subito.
La donna pose solo una condizione…era molto istruita, molto sofisticata, molto ricca.

E l’uomo le disse: “Accetto qualsiasi tua condizione, ma non posso vivere senza di te”. Lei replicò: “Prima di tutto ascolta la mia condizione, poi pensaci.Non è una condizione qualsiasi…non dovremo vivere nella stessa casa. Io possiedo una grandissima proprietà e un lago bellissimo circondato da alberi, giardini e prati: ti farò costruire una casa sull’ altra sponda, proprio di fronte a quella in cui vivo io”.

L’uomo commentò: “Ma così che senso ha sposarsi?”

La donna spiegò: “Sposarsi non significa distruggersi a vicenda.Io ti dono uno spazio tuo, e conservo il mio. Una volta ogni tanto, camminando in giardino potremo incontrarci. Una volta ogni tanto mentre andiamo in barca sul lago, potremo incontrarci…per caso! Oppure ogni tanto potrò invitarti a prendere un tè da me, oppure tu potrai invitare me”.

L’uomo disse: “Questa idea è semplicemente assurda!”

Al che la donna concluse: “Allora puoi scordarti il matrimonio”.

Questa è la sola idea giusta, solo così il nostro amore potrà continuare a crescere, perchè noi resteremo sempre freschi agli occhi dell’altra; non ci daremo per scontati…io conserverò il diritto di rifiutare un tuo invito, e tu conserverai la libertà di rifiutare il mio: in nessun modo le nostre libertà verranno intaccate. E tra queste due libertà cresce lo splendido fenomeno dell’amore.

Tratto da “Con te e senza di te” di Osho che cita “Akhari Kavita” (L’ultimo poema) di R.Tagore

Akhari Kavita – With you and without you – Osho

A young woman and a man fell in love and, as always happens, they wanted to marry soon.
She put only one condition … he was very educated, very sophisticated, very rich.

And the man said: “I accept whatever your condition, but I can not live without you.”

She replied: “First of all listen to my condition, then it is a condition pensaci.Non any … we do not live in the same house. I own a great property and a beautiful lake surrounded by trees, gardens and meadows: I’ll build a house on ‘other side, just opposite to that in which I live. “

The man said: “But so what sense does it get married?”

The woman explained: “Getting married does not mean destroying vicenda.Io I give you your space, and keep my. Once in a while, walking in the garden we can meet. Once in a while we go boating on the lake, we can meet … by accident! Or sometimes I’ll invite you to take tea with me, or you can invite me. “

The man said: “This idea is just fantastic!”

To which she concluded: “So you can forget the wedding.”

This is the only right idea, just so our love will continue to grow, because we will always remain fresh in the eyes of the other, we give for granted … I will preserve the right to decline your invitation, and you conserverai freedom of refuse to mine in any way our freedoms are eroded. And between those two freedoms grows the beautiful phenomenon of love.

From “With you and without you” by Osho quotes “Akhari Kavita” (The last poem) of R.Tagore

Le Forze Avverse Sri Aurobindo


Le Forze Avverse 3 Sri Aurobindo

3. Il giusto atteggiamento

Riguardo al contatto con il mondo e le forze ostili, questa è naturalmente sempre una delle principali difficoltà del sadhaka; ma la trasformazione del mondo e delle forze ostili è un’impresa troppo grossa, e la trasformazione individuale non può aspettare che quella sia compiuta. Ciò che si deve fare è vivere nel Potere in cui queste cose, questi elementi perturbatori non possono penetrare o, se vi riescono, non possono disturbare – ed esserne così purificati e rafforzati da non avere in sé la minima reazione alle forze ostili. Se c’è un involucro protettivo, se c’è, nell’essere interiore, una discesa purificatrice e, come risultato, la coscienza superiore si stabilisce in esso sostituendosi alla fine alla vecchia coscienza ignorante anche nelle parti più in superficie ed esteriormente attive – allora il mondo e le forze ostili non avranno più importanza, almeno per la propria anima; dovranno infatti essere affrontate nell’ambito di un lavoro più vasto e non personale; ma questo non deve essere al momento la preoccupazione maggiore. (Lettere, vol. III, p. 56)

Sono i movimenti della natura inferiore che devono essere purificati. Gli Asura non si trasformano così facilmente! Non è affatto sorprendente che siano potenti nel nostro mondo di ignoranza, poiché basta che persuadano gli uomini a seguire la tendenza innata della loro natura inferiore. Il Divino, invece, richiede sempre una trasformazione della natura. Non ci si deve meravigliare quindi che l’Asura abbia il compito più facile e abbia un maggiore successo momentaneo nelle sue macchinazioni. Ma questo successo temporaneo non condiziona il futuro.
Le forze malvagie sono perversioni della Verità causate dall’Ignoranza; in una trasformazione completa devono scomparire e la Verità dietro ad esse deve venire liberata. In questo senso si può dire che vengono trasformate mediante la distruzione. (Lettere, vol. III, p. 56)

I comuni difetti umani sono una cosa – sono il risultato della natura inferiore dell’Ignoranza – mentre l’azione delle forze ostili è invece un intervento particolare che suscita violenti conflitti interiori, depressioni anormali, pensieri e impulsi che possono facilmente essere individuati come istigazioni […], suggestioni apparentemente inevitabili, impulsi irrazionali e così via. Sono cosa di un genere diverso dalle comuni debolezze umane.
(Lettere, vol. III, p. 59)

Qualunque punto le forze avverse scelgano per l’attacco, per quanto piccolo possa sembrare alla mente umana esteriore, diventa un punto critico, e cedere su quello può significare cedere ad esse una delle chiavi della fortezza. Anche se è soltanto una piccola porta di servizio, a loro basta per entrare. Niente in realtà è piccolo e senza importanza sul Grande Sentiero. In particolare, quando la lotta discende al livello fisico, queste distinzioni non hanno più valore; lì, infatti, le cose “insignificanti” hanno un valore non facilmente calcolabile e sono di grande importanza. A quel livello, perdere la più piccola posizione può significare perdere sicuramente la battaglia decisiva. (Lettere, vol. III, p. 63)

Ci sono due cose che rendono loro [alle forze ostili] impossibile portare a termine, anche temporaneamente, un qualsiasi attacco sulla mente o sul vitale: innanzitutto, un amore, una devozione e una fiducia totali che niente possa scuotere; in secondo luogo, una calma e un’equanimità nel vitale così come nella mente, che siano divenute il carattere fondamentale della natura interiore. Le suggestioni possono sempre venire, le cose all’esterno andare per il verso sbagliato, ma l’essere rimane invulnerabile. L’una o l’altra di queste due cose di per sé basta, e a mano a mano che crescono, anche l’esistenza delle forze ostili diventa sempre meno un fenomeno della vita interiore – anche se possono sempre rimanere nell’atmosfera esteriore.
(Lettere, vol. III, p. 66)

Attacchi ci sono sempre, ed è questo un periodo in cui si abbattono su molti.
Questo stato che cerca di imporsi su di voi e di afferrarvi non fa parte del vostro vero sé, ma è un’influenza estranea. Respingetela sempre, quando viene, anche se ne sentite fortemente il contatto; apritevi nella mente e nell’anima al Divino, conservate la volontà e la fede, e la vedrete indietreggiare. Anche se ritornerà con ostinazione, siate ugualmente e più che mai ostinato nei suoi confronti, fermo nel rifiuto; questo la scoraggerà ed esaurirà, alla fine diverrà debole, un’ombra di se stessa, e scomparirà. Siate sempre fedele al vostro vero sé – questa è la sincerità. (Lettere, vol. III, p. 76)

Esse [le forze ostili] sperano di sfinirvi con la loro insistenza o di entrare in voi con la mera ostinazione, o almeno di ritardare la realizzazione con i loro attacchi. Questo è sempre il loro metodo. Se riescono a scuotere la fede, la pace e la samata, si ritengono ampiamente ricompensate.
L’unica cosa sbagliata sarebbe lasciarsi sopraffare. Se rimanete saldi in voi stessi, potete respingere l’attacco, oppure esso si esaurirà e passerà. In simili circostanze dovete essere come uno scoglio battuto dal mare in tempesta, ma mai sommerso. (Lettere, vol. III, p. 76)

Se si sa come trarre profitto dall’esperienza, persino le Forze ostili e i loro attacchi possono essere utili anche se, naturalmente, ciò non significa che si debba provocarli. Ciò che essi fanno è premere con tutta la loro forza su qualche punto debole della natura, ma se si sta all’erta ci si può accorgere di questa debolezza e respingerla. Solo che il metodo di attacco di queste Forze è troppo violento e sconvolgente e mette in pericolo anche le cose buone che sono in noi, come la fede, la pace, ecc. per cui bisogna stare attenti a salvaguardarle contro tutti gli attacchi.
Gli esseri ostili, quando non riescono a rovinare lo yoga con mezzi concreti, con tentazioni o rivolte vitali, sono pronti a farlo in maniera negativa: prima con la depressione, poi con il rifiuto sia della vita ordinaria sia della sadhana.
Gli attacchi indiretti […] non consistono in una violenta irruzione e obnubilazione da parte delle forze ostili: vengono fatti attraverso suggestioni mascherate, semiverità, semifalsità, tentativi di rappresentare la menzogna in veste di Verità divina o di mescolare abilmente la coscienza inferiore con quella superiore. Il loro tentativo è di fuorviare con l’astuzia più che vincere con la forza. (Lettere, vol. III, p. 75)

Le vie della natura sono piene di trappole, i travestimenti dell’ego sono innumerevoli, le illusioni dei Poteri delle Tenebre sono straordinariamente astute; la ragione è una guida insufficiente e spesso ci tradisce; il desiderio vitale è sempre con noi, istigandoci a seguire qualunque richiamo allettante. Per questo motivo insistiamo tanto in questo yoga su ciò che chiamiamo Samarpana, tradotto piuttosto inadeguatamente con la parola sottomissione. Se il centro del cuore è completamente aperto ed è lo psichico a guidarci sempre, allora non c’è problema, tutto è al sicuro. Ma lo psichico può ad ogni momento essere velato da un sollevamento inferiore. Soltanto pochi sono esenti da questi pericoli e sono proprio quelli per i quali la sottomissione avviene facilmente. La guida di qualcuno che sia, per identità, il Divino o rappresenti il Divino, è imperativa e indispensabile in questa difficile impresa. (Lettere, vol. IV, p. 229)

Dopo aver superato un attacco [delle forze ostili], l’atmosfera interiore viene sempre purificata. Non si deve permettere all’attacco di riguadagnare forza, e per questo la mente deve sempre seguire le suggestioni che vengono dallo psichico, rifiutandosi di ospitare quelle opposte, e allo stesso tempo mantenersi aperta alla Forza della Madre, così che possa discendervi, pervaderla e agire su di essa. (Lettere, vol. V, p. 101)

Le forze che ostacolano la sadhana sono quelle della natura inferiore mentale, vitale e fisica. Dietro di esse sono i poteri avversi dei mondi mentale-vitale-fisico sottile. Solo dopo che la mente e il cuore siano orientati e concentrati unicamente nell’aspirazione al Divino si può lottare con successo contro tali poteri avversi.
(Lettere, vol. I, p. 270)

Queste forze, quando vengono rigettate, si ritirano quindi nella coscienza circostante e vi rimangono nascoste, e ad ogni occasione sferrano un attacco sui centri abituati a riceverle (mentale esteriore, emotivo esteriore) e vi entrano. […] Ad un certo stadio, gli attacchi piombano pesantemente sul corpo perché le forze contrarie trovano più difficile di prima sconvolgere direttamente la mente e il vitale, e quindi piombano sul fisico sperando di farcela in questo modo, essendo il fisico più vulnerabile. Ma il fatto che il fisico sia sensibile agli attacchi non è prova di incapacità, non più di quanto lo sia nel caso della mente o del vitale; tutto questo può, nel tempo dovuto, essere superato. (Lettere, vol. VI, p. 32)

L’aumento di samatā [equanimità] è solo una prima condizione. Solo quando, sulla base di questa samatā, potrà essere usata una Forza intelligente per rendere vani gli attacchi [delle forze avverse], questi diventeranno impossibili. I loro attacchi sulla sfera fisica li si può prevenire solo impiegando una Forza superiore contro di loro.
Questo è il corretto atteggiamento interiore di equanimità: rimanere imperturbati qualunque cosa accada all’esterno. Ma per il successo nel campo esteriore (se non ricorrete ai mezzi umani della diplomazia e della tattica), occorre il potere di trasmettere con calma una Forza capace di modificare l’atteggiamento degli uomini e le circostanze, e rendere ogni azione esteriore giusta ed efficace ad un tempo.
Per i sadhaka, le lotte, i dispiaceri e le calamità esteriori non sono che un mezzo per vincere l’ego e il desiderio rajasico, e arrivare ad una completa sottomissione. Fintanto che si insiste sul successo, si lavora, almeno in parte, per l’ego. Le difficoltà e i fallimenti esteriori vengono per far capire questo, e portare all’assoluta equanimità. Ciò non significa che non si debba acquisire il potere di vincere, ma non è il successo nel lavoro del momento ciò che più conta; deve essere sviluppato il potere di ricevere e trasmettere una visione giusta e una Forza interiore sempre più grande, e questo deve essere fatto con la massima calma e pazienza, senza esaltarsi o turbarsi per la vittoria o il fallimento temporaneo. (Lettere, vol. II, p. 154)

Esistono forze superiori e forze inferiori; queste ultime devono essere vinte mediante il contatto con quelle superiori, e in questo processo a volte si sollevano o a volte scompaiono, finché non si ha più a che fare con esse. Il fatto che si sollevino non è necessariamente dovuto a qualche errore o colpa.
Tutte le difficoltà sono destinate a sparire con il tempo sotto l’azione della Forza. Sorgono sì, perché se non sorgessero l’azione non sarebbe completa: occorre infatti affrontarle ed eliminarle tutte affinché non rimanga niente che possa sollevarsi in seguito. (Lettere, vol. VI, p. 134-5)

Forces 3 Adverse Sri Aurobindo

3. The right attitude

Regarding the contact with the world and hostile forces, this is of course always one of the main difficulties of the sadhaka, but the transformation of the world and is unfortunately a large hostile forces, and individual transformation can not be expected, that is accomplished. What you must do is live in the power that these things, these disruptive elements can not penetrate or, if you can, can not disturb – and be purified and strengthened so as not to have in himself the slightest reaction to hostile forces. If there is a protective cover, if any, in the inner cleansing and a descent, as a result, the higher consciousness is established in it at the end replacing the old consciousness ignorant to even the most active in the area and externally – then the world and hostile forces will not have more importance, at least for one’s own soul will indeed be addressed as part of a larger work and not personal, but this should not be the biggest concern right now. (Letters, vol. III, p 56).

Are the movements of the lower nature that must be purified. Asuras do not turn so easily! It is hardly surprising that they are powerful in our world of ignorance, because that just persuade people to follow the inherent tendency of their lower nature. The Divine, however, always requires a transformation of nature. Do not be surprised therefore that the Asura has the task easier and has greater momentary success in its machinations. But this temporary success does not affect the future.
The evil forces are perversions of the truth caused by Ignorance, in a complete transformation must disappear and the truth behind them should be freed. In this sense we can say that they are processed through the destruction. (Letters, vol. III, p 56).

The common human failings are one thing – are the result of the lower nature of Ignorance – while the action of hostile forces is rather a special action that provokes violent internal conflicts, depression, abnormal thoughts and impulses that can easily be identified as an incitement [ …] suggestions seemingly inevitable, irrational impulses, and so on. They do a different kind from the common human frailties.
(Letters, vol. III, p. 59)

Choose any point on the opposing forces for the attack, however small it may seem to the human mind outward, becomes critical, and dispose of what they may mean giving in to one of the keys of the fortress. Even if only a little back door, just to get them. Nothing is really small and unimportant on the Great Path. In particular, when the fight comes down to the physical level, these distinctions have no value; there, in fact, things are “insignificant” have a value not easily calculable and are of great importance. At that level, losing the smallest position can certainly mean losing the decisive battle. (Letters, vol. III, p. 63)

There are two things that make them [the insurgents] impossible to accomplish, even temporarily, any assault on the mind or vital: first, a love, devotion and total confidence that nothing can shake, and secondly, a calm and equanimity in life as in the mind, which became the fundamental character of the inner nature. The suggestions can always come, things go out the wrong way, but it remains to be invulnerable. The one or other of these two things in themselves enough, and as they grow, even the existence of hostile forces becomes less and less a phenomenon of the inner life – although they may always remain in the atmosphere outside.
(Letters, vol. III, p. 66)

Attacks are always there and this is a period in which it brings about many.
This was trying to impose itself on you and grab you is not part of your true self, but it is alien influence. Always reject it, when, even if you feel strongly the contact, open up the mind and soul to the Divine will and kept the faith, and you’ll see it back. Although back stubbornly, be equally and more stubborn than ever against him, still in denial, and this will discourage the fade and eventually become weak, a shadow of itself and disappear. Be faithful to your true self – this is sincerity. (Letters, vol. III, p. 76)

They [the insurgents] are hoping to sfinirvi with their insistence or enter you by sheer stubbornness, or at least delay the implementation with their attacks. This is always their method. If they can shake the faith, peace and Samata, you feel amply rewarded.
The only wrong thing would be overwhelmed. If you stand firm in yourself, you can repel the attack, or it will be spent. In such circumstances you must be like a rock hit from the storm at sea, but never overwhelmed. (Letters, vol. III, p. 76)

If you know how to profit from the experience, even the hostile forces and their attacks can be useful even if, of course, this does not mean you have to provoke them. What they do is push with all their strength on any weakness of nature, but if you’re alert you can become aware of this weakness and should be dismissed. Only the method of attachment of the Forces is too violent and disturbing and threatening even the good things that are in us, like faith, peace, etc.. so one must be careful to safeguard them against all attacks.
Hostile beings, when they can not ruin yoga with practical ways, with or facing temptations of life, are ready to do so in a negative way: the first with depression, then the rejection of both the ordinary life of sadhana is.
The indirect attack […] does not consist in a violent raid and obfuscation by forces hostile are made through suggestions masked semiverità, facetted semi, attempts to represent falsehood as truth of divine consciousness or less cleverly mixing with the upper . Their attempt to mislead by guile rather than win by force. (Letters, vol. III, p. 75)

The ways of nature are full of traps, the disguises of the ego are innumerable, the illusions of the Powers of Darkness are extraordinarily clever, and the reason is a poor guide, and often betrays us, the desire of life is always with us, to follow any istigandoci call attractive. For this reason we insist so much in this yoga on what we call Samarpana, rather inadequately translated with the word submission. If the center of the heart is completely open and is the psychic to guide us forever, then no problem, everything is safe. But the psychic may be veiled at all times by a lower lifting. Only a few are free from these dangers and are precisely those for which the submission is easy. The guidance of someone who is, by identity, the Divine or represents the Divine, is imperative and necessary in this difficult undertaking. (Letters, vol. IV, p. 229)

After passing an attack [of hostile forces], the inner atmosphere is always purified. We must not allow the attack to regain strength, and therefore the mind must always follow the suggestions that come from the psychic, by refusing to accommodate the opposite, and at the same time remain open to the Force of the Mother, so that it may descend, and infuse it act on it. (Letters, vol. V, p. 101)

The forces that hinder the sadhana are those of the lower nature of mind, vital and physical. Behind them are the powers of the adverse mental-vital-physical worlds thin. Only after the mind and heart are focused and concentrated only in the aspiration to the Divine can successfully deal with these adverse powers.
(Letters, vol. I, p. 270)

These forces, when they are rejected, then retire in environmental consciousness and remain hidden, and for every occasion mounted an attack on the centers used to receive (outward mental, emotional, external) and enter it. […] At some stage, the attacks plunge heavily on the body because the opposing forces are more difficult than before upsetting directly the mind and life, and then swoop down on the body, hoping to make it in this way, being the most physically vulnerable. But the fact that your body is sensitive to the attacks is not proof of failure, any more than it is in the case of mind or life, all this may, in due time, be passed. (Letters, vol. VI, p 32).

The increase of Samata [equanimity] is only a first condition. Only when, on the basis of this Samata, an intelligent Force could be used to frustrate attacks [of hostile forces], these will become impossible. Their physical attacks on the ball they can be prevented only by using a higher force against them.
This is the correct inner attitude of equanimity: remain undeterred by anything that happens outside. But to succeed in the external field (if you do not resort to human means of diplomacy and tactics), you need the power to transmit a steady force that can change the attitude of men and circumstances, and make every action outward fair and effective at a time.
For the sadhaka, the struggles, sorrows and calamities are only outward half to overcome the ego and the desire rajasic, and come to a complete submission. As long as we insist on the success, it works, at least in part, for the ego. The difficulties and failures are external to understand this, and bring the absolute equanimity. This does not mean that you should acquire the power to win, but it is not success in the work of the moment what is most important, must be developed to receive and transmit a vision of a just and ever greater inner strength, and this must be done with the utmost calm and patience, not exalted or disturbed by the temporary success or failure. (Letters, vol. II, p. 154)

There are higher forces and lower forces, the latter must be won through contact with those above, and this process sometimes raise or sometimes disappear, until it has more to do with them. The fact that you raise is not necessarily due to some error or fault.
All difficulties are expected to disappear with time under the action of the Force. Arise so, why does not arise if the action would not be complete: it must confront and eliminate all that does not get anything that would rise further. (Letters, vol. VI, p. 134-5)

La vera felicità


La Riflessione

Di una cosa si dice:
“Ciò è dannoso”.
E di un’altra si dice:
“Ciò è vantaggioso”.

Ma non c’è nulla
di intrinseco nei fenomeni
che li renda vantaggiosi o dannosi;
l’essenza di tutte le cose
è vuota di un’esistenza indipendente.

Samantabhadra Bodhisattva Sutra

…………………….

Nulla ha colore,
ma siamo noi a dipingere
nei fenomeni una patina
di accoglienza o rifiuto,
che ci rende duali:
porta aperta alla sofferenza
perchè scegliendo
noi separiamo, mettiamo in atto
la nostra incapacità di accogliere
ogni cosa come essa è,
dimenticandone il valore
come fonte di esperienza
che ci nutre e ci fortifica
per l’apprendimento dell’equidistanza.

Poetyca

…………………….

L’insegnamento

La vera felicità

Il Buddha scoprì che la vera felicità
comprende, non solo il nutrirsi e il vestirsi bene,
ma soprattutto il mantenere una mente calma e pacificata.

Il Buddha fu capace di realizzare una saggezza trascendente perché la sua mente,
libera da aspettative e desideri materiali, era tranquilla e serena.
Gli insegnamenti del Buddha derivano dalla sua esperienza e realizzazione personale.
Fu capace di realizzare la verità grazie all’attenzione profonda e consapevole.

Maestro, venerabile monaca Cheng-Yen

……………………….

Una mente calma, senza attaccamento
sa remare in forma costruttiva
di fronte alla corrente che trascina:
senza nulla attendersi,
nel flusso dell’impermanenza
è possibile tracciare il percorso
della non aspettativa,
dove tutto quel che muta
è accolto in attenzione proofonda,
nella scoperta del dono
che ci è offerto
senza aspettarsi nulla
e con la nostra gratitudine.

Poetyca

……………………….

Reflection

Of one thing you said:
“This is bad.”
And another says:
“This is beneficial”.

But there is nothing
inherent in the phenomena
that makes them effective or harmful;
the essence of all things
is empty of independent existence.

Bodhisattva Samantabhadra Sutra

…………………….

Nothing has color,
but we are painting
phenomena in a patina
reception or rejection,
that makes us duals:
open door to the suffering
why choosing
we separate, we put in place
our inability to accommodate
everything as it is,
forgetting the value
as a source of experience
that nourishes us and strengthens us
learning of equidistance.

Poetyca

…………………….

The teaching

True happiness

The Buddha discovered that true happiness
includes not only the feed and dress well,
but above all keep the mind calm and peaceful.

The Buddha was able to achieve a transcendent wisdom for his mind,
free from material desires and expectations, it was quiet and serene.
The Buddha’s teachings derived from his experience and personal fulfillment.
He was able to realize the truth because deep and conscious attention.

Master, the venerable nun Cheng Yen

……………………….

A calm mind, without attachment
knows how to row in a mounting
in front of the current that draws:
nothing to expect,
in the flow of impermanence
You can trace the path
not the expectation,
where all that dumb
has received attention in proofonda,
in the discovery of the gift
that is offered
without expecting anything
and our gratitude.

Poetyca

16.05.2009 Poetyca

Testi tratti da: 


Il Fiore di Bodhidharma

In ascolto – Listering


🌸In ascolto🌸

L’impalpabile
prende forma
oltre le distanze
o il tempo
La vita
illumina
la notte
come cometa
Nel frattempo
tutto parla
senza parole
se resti in ascolto

03.02.2020 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Listening

The impalpable
takes shape
beyond distances
or the time
The life
lights
the night
as a comet
Meantime
everything speaks
without words
if you listen

03.02.2020 Poetyca

Metta Bhavana


meditare

Metta Bhavana
Il Mettā Bhāvanā è una forma di meditazione comune nel Buddhismo,soprattutto della scuola buddhista Theravada. La parola Mettā è una parola Pali che significa amore-gentilezza non condizionate. Questo tipo di meditazione è praticata con la consapevolezza (la coscienza) del respiro, che dà concentrazione, con lo scopo di prevenire la perdita della compassione.La meditazione mettā bhāvanā significa coltivazione del mettā.
L’oggetto della meditazione mettā è sviluppare benevolenza e compassione verso tutti gli esseri senzienti. I sei passi del mettā bhāvanā sono coltivare amore e benevolenza verso:
1-Se stessi
2-Un buon amico
3-Una persona neutrale
4-Una persona difficile
5-Tutti quattro i precedenti
6-Gradualmente, l’intero universo
La pratica, come viene insegnata nel Buddhismo Theravada, solitamente inizia con la coltivazione della compassione e dell’amore per se stessi, poi per le persone amate, gli amici, maestri, stranieri ed infine per i nemici. E’un buon metodo per calmare la mente, oltre che un “antidoto” all’ira. Chi sviluppa il mettā difficilmente sarà turbabile e potrà sopprimere la rabbia sul nascere. Tali persone saranno più attente verso gli altri, più disposte a voler bene ed amare, e più inclini ad amare incondizionatamente.( (Kamalashila 1996, p.25-26).
I Buddhisti credono che le persone che hanno molto mettā saranno più felici poiché non vedranno motivi per volere il male di qualcuno. I maestri buddhisti possono raccomandare la meditazione sul mettā come antidoto all’insonnia e agli incubi. È comunemente sentito che coloro i quali sono intorno ad una persona che ha sviluppato il mettā si sentono a loro agio e più felici. L’emanazione del mettā contribuisce ad un mondo pacifico, d’amore e felicità.
Nel Buddhismo, la compassione è il vissuto del desiderio del bene nei confronti di ogni essere senziente. Esso viene indicato con i due termini sanscriti di:

karuṇā (pāli: karuṇā) nel significato di “pietà”, “misericordia”, “vissuto di dolorosa empatia” reso in lingua cinese come 悲 bēi, in giapponese hi, in tibetano snying rje;
maitrī (pāli: mettā) nel significato di “amore”, “benevolenza”, “carità”, reso in lingua cinese come 慈 cí, in giapponese ji, in tibetano byams pa.

· Nel Buddhismo Mahāyāna la “compassione” (karuṇā) rappresenta unitamente alla “saggezza” (prajñā) i due pilastri delle proprie dottrine e pratiche religiose.
· La dottrina e la pratica mahāyāna della “compassione” si fondano sulla consapevolezza (saggezza, sans. prajñā) della “Verità della Via mezzo” (sanscrito mādhya-satya) predicata da Nāgārjuna ovvero sulla compresenza della “assolutezza” (paramārtha-satya) o vacuità (śūnyatā-satya) e della “singolarità” o “provvisorietà” (saṃvṛti-satya) in ogni aspetto della Realtà ultima per cui essendo “Tutto” privo di esistenza intrinseca, indipendente, ogni fenomeno esiste sia nella sua natura soggettiva (“convenzionale”) e contemporaneamente nella sua relazione con gli altri (“assoluta”) rappresentando la “singolarità” una delle molteplici manifestazioni di un’unica Realtà ultima: singole facce di un «grande brillante». Le distinzioni che la mente opera di continuo, unicamente dividendo e classificando in categorie le percezioni, sono viste, dunque, come illusorie e l’ego se non compreso anche olisticamente con l’intera Realtà è solo un’illusione poiché non esiste un io separato da tutto il resto.
· Per questa ragione il Buddhismo Mahāyāna non predica il “distacco” nei confronti dei sentimenti e dei vissuti quale l’amore e la pietà, ma fonda la sussistenza di ciò sulla corretta comprensione della Realtà ultima (saggezza, sans. prajñā).
· Quindi non vi può essere “compassione senza saggezza”, né “saggezza priva di compassione”.
· Nel Buddhismo Mahāyāna il principio della “compassione” è rappresentato dal bodhisattva cosmico Avalokiteśvara.
· (da Wikipedia).

Metta Bhavana

The metta bhavana is a common form of meditation in Buddhism, especially Theravada Buddhist School. The word Mettā is a Pali word meaning loving-kindness unconditional. This type of meditation is practiced with awareness (consciousness) of the breath, which gives concentration, in order to prevent the loss of compassione.La Metta Bhavana meditation means cultivation of metta.
The object of metta meditation is to develop goodwill and compassion for all sentient beings. The six steps of Metta Bhavana are cultivating love and benevolence towards:
        1-Themselves
        2-A good friend
        3-A neutral
        4-A difficult person
        All four of the previous five-
        6-Gradually, the entire universe
The practice, as taught in Theravada Buddhism, usually begins with the cultivation of compassion and love for yourself, then for your loved ones, friends, teachers, and finally to foreign enemies. It is a good way to calm the mind, as well as an “antidote” to anger. Who develops metta will hardly be turbabile and can suppress the anger in the bud. These people will be more attentive to others, more willing to love and love, and more inclined to love unconditionally. ((Kamalashila 1996, p.25-26).
Buddhists believe that people who have very metta will be happier because they will not see reasons to want evil to anyone. Buddhist teachers may recommend meditation on metta as an antidote to insomnia and nightmares. It is commonly heard that those who are around a person who has developed metta feel at ease and happier. The enactment of metta contributes to world peace, love and happiness.
In Buddhism, compassion is the experience of desire for good against every sentient being. It is indicated by the two Sanskrit terms of:

    Karuna (Pali: Karuna) in the meaning of “mercy”, “compassion”, “painful experience of empathy” rendered in Chinese as 悲 EIB, in Japanese hi, snying rje in Tibetan;
    Maitri (Pali: metta) in the meaning of “love”, “benevolence”, “charity”, rendered in Chinese as 慈 cí, in Japanese ji, in Tibetan byams pa.

· In Mahayana Buddhism “compassion” (Karuna) is combined with the “wisdom” (prajna) the two pillars of its religious doctrines and practices.
· The doctrine and practice of Mahayana “compassion” are based on the awareness (wisdom, sans. Prajna) of “Truth of the Way middle” (Sanskrit Madhya-satya) preached by Nāgārjuna or on the presence of “absoluteness” (paramartha-satya) or emptiness (śūnyatā-satya) and “singularity” or “provisional” (saṃvṛti-satya) in every aspect of the ultimate Reality that being “Everything” devoid of inherent existence, independent, every phenomenon exists both in its subjective nature (” conventional “) and at the same time in his relationship with others (” absolute “) representing the” singularity “one of the many manifestations of a single ultimate reality: individual faces a” big bright. ” The distinctions that the mind works continuously, only dividing and classifying them into categories perceptions, are seen, therefore, as illusory and ego if not covered even holistically with the whole Reality is merely an illusion because there is no separate self from everything else.
· For this reason Mahayana Buddhism does not preach the “gap” towards the feelings and experiences as love and compassion, but bases the existence of what the correct understanding of the ultimate Reality (wisdom, sans. Prajna).
· So there can be “compassion without wisdom”, or “wisdom without compassion.”
· In Mahayana Buddhism the principle of “compassion” is represented by the bodhisattva cosmic Avalokiteśvara.
· (From Wikipedia).

Verso l’equinozio


Verso l’equinozio

Testa fra le nuvole,
cuore acceso ma piedi
ben piantati in terra
Accolgo nuove conoscenze
e le coltivo
A cercare bene
v’è tanta gente di cuore
Certo le persone meschine
non mancano
ma,chi sono io
per giudicare o catalogare?
Seguo i miei sogni,
anche se rimanessero tali
e ringrazio,comunque vada
Certo,avessi più fortuna
non disdegnerei eh?
Sono tornati gli uccelli,
in questo Inverno che và esaurendosi
e al loro canto gioisco
Mitezza e serenità.

Giuseppe Bustone

Verità – Truth – Hakuin


🌸Verità🌸

Non sapendo
com’è vicina la verità,
la cerchiamo lontano:
è come se fossimo
immersi nell’acqua
e implorassimo di bere.

Hakuin
🌸🌿🌸#pensierieparole
🌸Truth

Not knowing
how close the truth is,
we look for it far away:
it is as if we were
immersed in water
and implore us to drink. ”

Hakuin

Dialogo – Dialogue


💮Dialogo💮

Il dialogo è un seme:
va donato e curato
con attenzione.
Non esiste dialogo
senza il silenzio,
visto come capacità
di accogliere i tempi
e la sensibilità altrui.
Siate artefici
di dialogo costruttivo,
allora saprete lasciare
traccia indelebile.

03.02.2020 Poetyca
💮🌿💮#Poetycamente
💮Dialogue

Dialogue is a seed:
it must be donated and cared for
carefully.
There is no dialogue
without silence,
seen as ability
to welcome the times
and the sensitivity of others.
Be architects
of constructive dialogue,
then you will know how to leave
indelible trace.

03.02.2020 Poetyca