Il sorriso del buddha – The smile of the Buddha


Il sorriso del buddha
Ai piedi dell’albero di pippala l’eremita Gautama raccolse il suo formidabile potere di concentrazione nell’esame del corpo. Vide che ogni cellula è come una goccia d’acqua immersa nel fiume infinito di nascita esistenza e morte, senza riuscire a trovare nel corpo una sola cosa che rimanga immutata o di cui sia lecito dire che costituisca un sé separato. Mescolato con il fiume del corpo scorre il fiume delle sensazioni, in cui ogni goccia d’acqua è una sensazione. E anche queste gocce si accavallano in un processo di nascita esistenza e morte. Alcune sensazioni sono piacevoli, altre spiacevoli e altre ancora neutre, ma tutte sono impermanenti. Appaiono e scompaiono, precisamente come le cellule del corpo.
Con potente concentrazione Gautama investigò il fiume delle percezioni, che scorre intrecciato al fiume del corpo e delle sensazioni. Le gocce del fiume delle percezioni si frammischiano influenzandosi l’un l’altra, in un identico processo di nascita esistenza e morte. Se le percezioni sono accurate, la realtà si rivela; se sono distorte, si svela. Gli uomini sono eternamente preda della sofferenza a causa delle percezioni distorte: credono permanente ciò che è impermanente, dotato di un sé ciò che è privo di un sé, soggetto a nascita e morte ciò che non soffre né nascita né morte, e dividono ciò che non si può dividere.
Quindi illuminò di consapevolezza gli stati mentali che causano la sofferenza: paura, ira, odio, arroganza, gelosia, avidità, ignoranza. La consapevolezza divampò in lui come un solo radiante, e Gautama usò il sole della consapevolezza per illuminare la natura di questi stati mentali negativi. Vide come tutti nascono a causa dell’ignoranza. Sono l’esatto contrario della consapevolezza. Sono tenebra, assenza di luce. Vide che la chiave per giungere alla liberazione è perforare l’ignoranza e penetrare nel cuore della realtà per farne esperienza diretta. Tale conoscenza non è più conoscenza intellettuale, ma esperienza diretta.
In passato, Siddhartha aveva esplorato molti modi per vincere la paura, l’ira e l’avidità, ma i metodi usati non avevano dato frutto perché non erano che tentativi di sopprimere sensazioni ed emozioni. Ora capiva che anch’essi erano causati dall’ignoranza e che, liberandosi dall’ignoranza, le ostruzioni mentali svaniscono da sé, come le ombre al sorgere del sole. La visione profonda di Siddhartha era il frutto della sua grande concentrazione.
Sorrise e levò lo sguardo a una foglia di pippala stagliata contro il cielo azzurro, la cui punta ondeggiava verso di lui come se lo chiamasse. Osservandola in profondità, Gautama vi distinse chiaramente la presenza del sole e delle stelle; perché senza sole, senza luce e calore, quella foglia non sarebbe esistita. Questo è in questo modo, perché quello è in quel modo. Anche le nuvole vide nella foglia, perché senza nuvole non c’è la pioggia e, senza pioggia, quella foglia non poteva esistere. E vide la terra, il tempo, lo spazio, la mente: tutti presenti nella foglia. In verità, in quel momento preciso, l’universo intero si manifestava nella foglia. La realtà della foglia era un miracolo stupefacente.
Generalmente si pensa che una foglia sia nata a primavera, ma Gautama vide che esisteva già da tanto, tanto tempo nella luce del sole, nelle nuvole, nell’albero e in se stesso. Comprendendo che quella foglia non era mai nata, comprese che anche lui non era mai nato. Entrambi, la foglia e lui stesso, si erano semplicemente manifestati. Poiché non erano mai nati, non potevano morire. Questa visione profonda dissolse le idee di nascita e morte, di comparsa e scomparsa; e il vero volto della foglia, assieme al suo stesso volto, divennero manifesti. Vide che è l’esistenza di ciascun fenomeno a rendere possibile l’esistenza di tutti gli altri fenomeni. L’uno contiene il tutto, e il tutto è contenuto nell’uno.
La foglia e il suo corpo erano una cosa sola. Nessuno dei due possedeva un sé permanente e separato, nessuno dei due poteva essere indipendente dal resto dell’universo. Vedendo la natura interdipendente di tutti i fenomeni, Siddhartha ne vide perciò la natura vuota: tutte le cose sono vuote di un sé separato e isolato. Comprese che la chiave della liberazione sta nei due principi dell’interdipendenza e del non sé. Le nuvole correvano nel cielo, come uno sfondo bianco dietro la foglia traslucida di pippala. Forse quella sera stessa, incontrando una corrente fredda, le nuvole si sarebbero trasformate in pioggia. Le nuvole erano una manifestazione, e la pioggia un’altra manifestazione. Le nuvole, che non erano mai nate, non sarebbero mai morte. Se le nuvole potessero capirlo, pensò Gautama, avrebbero certo cantato di gioia cadendo sotto forma di pioggia sulle montagne, le foreste e le risaie.
Illuminando i fiumi del corpo, delle sensazioni, delle percezioni, delle formazioni mentali e delle coscienza, Siddhartha comprese che l’impermanenza e l’assenza di un sé sono le condizioni indispensabili alla vita. Senza impermanenza, senza mancanza di un sé, nulla potrebbe crescere ed evolversi. Se un chicco di riso non avesse la natura dell’impermanenza e del non sé, non potrebbe trasformarsi una piantina. Se le nuvole non fossero prive di un sé e impermalenti, non potrebbero trasformarsi in pioggia. Senza natura impermanente e priva di un sé, un bambino non potrebbe diventare adulto. “Quindi” pensò, “accettare la vita significa accettare l’impermanenza e l’assenza di un sé. La causa della sofferenza è la falsa nozione della permanenza e di un sé separato. Vedendo ciò, si giunge alla comprensione che non c’è né nascita né morte, né creazione né distruzione, né uno né molti, né dentro né fuori, né grande né piccolo, né puro né impuro. Sono tutte false distinzioni create dall’intelletto. Penetrando nella natura vuota delle cose, le barriere mentali vengono scavalcate e ci si libera dal ciclo della sofferenza”.
Una notte dopo l’altra Gautama meditò ai piedi dell’albero di pippala, facendo splendere la luce della consapevolezza sul suo corpo, la sua mente e tutto l’universo. Da tempo i cinque amici l’avevano abbandonato, ed erano rimasti a praticare con lui la foresta, il fiume, gli uccelli e le miriadi di insetti che abitano la terra e gli alberi. Suo fratello nella pratica era il grande albero di pippala. Anche la stella della sera che appariva ogni notte mentre sedeva in meditazione era suo fratello nella pratica. Fino a notte fonda meditava Gautama.
I bambini del villaggio andavano a trovarlo solo nelle prime ore del pomeriggio. Un giorno Sujata gli portò riso cotto nel latte e nel miele, e Svasti una bracciata di erba kusa. Dopo che Svasti l’ebbe lasciato per ricondurre i bufali a casa, Gautama fu invaso dalla sensazione che quella notte stessa avrebbe ottenuto il Grande Risveglio. La notte precedente aveva fatto molti sogni strani. Nel primo, vide se stesso disteso su un fianco, che con le ginocchia sfiorava l’Himalaya, con la mano sinistra toccava la riva del Mare Orientale, con la destra la riva del Mare Occidentale, e con i piedi poggiava sulla riva del Mare Meridionale. Nel secondo sogno, un fiore di loto grande come la ruota di un carro sbocciava dal suo ombelico e cresceva fino alle nuvole più alte. Nel terzo, uccelli di ogni colore, in numero incalcolabile, volavano verso di lui da tutte le direzioni. Quei sogni gli sembravano il presagio che il Grande Risveglio fosse vicino.
Nelle prime ore della sera praticò la meditazione camminata lungo la riva del fiume. Entrò nell’acqua e si bagnò. Al crepuscolo ritornò a sedere sotto il familiare albero di pippala. Sorrise guardando l’erba kusa sistemata di fresco ai piedi dell’albero. Proprio meditando sotto quell’albero aveva fatto tante importanti scoperte. Ora, il momento che aveva tanto atteso si avvicinava. La porta dell’Illuminazione stava per spalancarsi.
Lentamente Siddhartha si sedette nella posizione del loto. Guardò il fiume che scorreva placido in lontananza, mentre la brezza accarezzava l’erba della riva. La foresta era in pace, anche se piena di vita. Miriadi di insetti gli ronzavano intorno. Rivolse la consapevolezza al respiro e socchiuse gli occhi. Nel cielo comparve la stella della sera.
Grazie alla presenza mentale, la mente, il corpo e il respiro di Siddhartha erano perfettamente unificati. La pratica della presenza mentale l’aveva reso capace di sviluppare grandi poteri di concentrazione che ora poteva usare per illuminare di consapevolezza corpo e mente. Entrato in meditazione profonda iniziò a percepire la presenza di infiniti altri esseri, nel momento presente, entro il suo stesso corpo. Esseri organici e inorganici, minerali, muschi ed erbe, insetti, animali e persone… tutti erano dentro di lui. Vide che gli altri, in quel preciso momento, erano lui stesso. Vide le proprie vite passate, con tutte le nascite e le morti. Assistette alla creazione e alla distruzione di migliaia di mondi e di migliaia di stelle. Provò le gioie e le pene di tutti gli esseri viventi, di quelli nati da un grembo, nati da un uovo e nati dalla scissione, dividendosi in due creature nuove. Vide che ogni cellula del proprio corpo conteneva tutto ciò che è nel cielo e sulla terra, abbracciando insieme il passato, il presente e il futuro. Era la prima veglia della notte.
Gautama si calò ancora più profondamente nella meditazione. Vide come innumerevoli mondi nascono e muoiono, come vengono creati e distrutti. Vide gli esseri innumerevoli passare attraverso nascite e morti incalcolabili. Vide che le nascite e le morti non sono che apparenze, e non la realtà, così come milioni di onde si alzano senza posa dalla superficie dell’oceano e vi sprofondano, mentre l’oceano è al di là di nascita e morte. Se le onde potessero comprendere di essere anch’esse acqua, trascenderebbero la vita e la morte e raggiungerebbero la pace interiore, superando tutte le paure. Tale comprensione gli consentì di trascendere la rete della nascita e della morte, e Gautama sorrise. Il suo sorriso era simile a un fiore schiusosi nell’oscurità della notte irradiando un alone di luce. Era il sorriso di una comprensione meravigliosa, la visione della distruzione di ogni contaminazione. Era la seconda veglia.
In quel preciso momento si udì un tuono, mentre lampi di luce guizzavano come per squarciare il cielo. Nuvole nere nascosero la luna e le stelle. Cadde la pioggia. L’acqua inzuppava Gautama che non si mosse, perseverando nella meditazione.
Senza vacillare, illuminò di consapevolezza la propria mente. Vide che gli essere soffrono perché non comprendono che partecipano della stessa natura di tutti gli esseri. L’ignoranza dà nascita a un’infinità di pene, di confusione e difficoltà. Avidità, ira, arroganza, dubbio, gelosia e paura, affondano tutti le radici nell’ignoranza. Imparando a calmare la mente per vedere più a fondo nella vera natura delle cose, possiamo giungere alla comprensione globale che dissolve ogni ansia e ogni dolore, sostituendoli con l’accettazione e l’amore.
Gautama vide che comprensione e amore sono un’unica cosa. Senza comprensione non vi può essere amore. Il carattere degli uomini è il prodotto di condizioni fisiche, emotive e sociali. Questa comprensione ci impedisce di odiare anche chi agisce crudelmente e ci spinge a fare qualcosa per cambiare quelle condizioni. La comprensione origina compassione e amore, i quali a loro volta determinano la giusta azione. Per poter amare, bisogna prima comprendere; ed ecco che la comprensione si rivela la chiave della liberazione. Per sviluppare la chiara comprensione è necessario vivere in presenza mentale, in diretto contatto con la vita nel momento presente, vedendo la realtà di quanto avviene dentro e fuori noi stessi. La pratica della consapevolezza rafforza la capacità di guardare il profondità. Se sappiamo vedere dentro il cuore delle cose, le cose si riveleranno. Questo è il tesoro segreto della presenza mentale: essa conduce alla liberazione e all’illuminazione. La vita viene illuminata da retta comprensione, retto pensiero, retta parola, retta azione, retti mezzi di sussistenza, retto sforzo, retta presenza mentale e retta concentrazione. Siddhartha la chiamò ariya-marga, il Nobile Sentiero.
Guardando in profondità nei cuori degli esseri, Siddhartha poté vedere con chiarezza ogni mente, a qualunque distanza, e udì tutte le grida di dolore e di gioia. Raggiunse lo stato della vista divina, dell’udito divino e la capacità di percorrere infinite distanza senza muoversi. Era la fine della terza veglia, e i tuoni erano cessati. Le nuvole si dileguarono, rivelando lo splendore della luna e delle stelle.
Per Gautama fu come se la prigione che lo racchiudeva da migliaia di esistenze fosse crollata. Il carceriere era l’ignoranza. Solo l’ignoranza aveva oscurato la sua mente, così come le nuvole avevano nascosto la luna e le stelle. Velata da onde infinite di pensieri illusori, la mente aveva diviso in maniera fallace la realtà in soggetto e oggetto, io e gli altri, esistenza e non esistenza, nascita e morte, e da tali discriminazioni erano sorte le visioni errate, le prigioni della sensazione, del desiderio, dell’attaccamento e del divenire. La sofferenza della nascita, della vecchiaia, della malattia e della morte, non fa altro che rendere le mura più spesse. L’unica cosa da fare era acciuffare il carceriere e guardarlo in faccia. Ed ecco che il carceriere è l’ignoranza. L’ignoranza era stata vinta percorrendo il Nobile Ottuplice Sentiero. Una volta scomparso il carceriere, anche la prigione svanisce per non venire ricostruita mai più.
Sorridendo, l’eremita Gautama sussurrò tra sé: “Carceriere, ora ti conosco. Per quante esistenze mi hai tenuto prigioniero di nascita e morte? Ma ora vedo il tuo vero volto, e d’ora in avanti non potrai più costruire prigioni attorno a me”.
Siddhartha alzò gli occhi. La stella del mattino si levava all’orizzonte, vivida come un diamante. Quante volte l’aveva guardata sedendo sotto l’albero di pippala, ma ora era come se la vedesse per la prima volta. Aveva lo stesso bagliore, lo stesso sorriso trionfante dell’Illuminazione. Siddhartha guardò la stella del mattino e, colmo di compassione, esclamò: “Tutti gli esseri hanno in sé i semi dell’Illuminazione, eppure affoghiamo nell’oceano di nascita e morte per migliaia di esistenze!”.
Siddhartha capì di avere trovato la Grande Via. Aveva raggiunto lo scopo: il suo cuore era in pace e in perfetto benessere. Ripensò agli anni di ricerca, colmi di delusioni e fatiche. Ripensò al padre, alla madre, alla zia, a Yasodhara, a Rahula e agli amici. Rivide il palazzo, Kapilavatthu, il suo popolo, il suo paese e tutti coloro che vivevano tra gli stenti e la povertà, specialmente i bambini. Si ripromise di trovare il modo per comunicare quanto aveva appena scoperto e aiutare gli altri a liberarsi dalla sofferenza. Dalla sua profonda conoscenza era nato un immenso amore per tutti gli esseri.
Lungo il fiume, fiori dai vivaci colori si aprivano ai primi raggi del sole. Il sole danzava tra le foglie e scintillava sull’acqua. La sofferenza di Siddhartha era svanita e si rivelava la meraviglia della vita. Tutto assumeva un aspetto nuovo. Che meraviglia i cieli azzurri e le nuvole bianche! Gli parve che lui e l’intero universo fossero stati appena creati.
In quel momento giunse Svasti. Vedendo il giovane guardiano di bufali corrergli incontro, Siddhartha sorrise. Ma Svasti si fermò di colpo e lo fissò a bocca aperta.
“Svasti!”, lo chiamò Siddhartha.
“Maestro!”, rispose il ragazzo, riprendendosi.
Svasti giunse le mani e si inchinò. Fece alcuni passi avanti e si fermò di nuovo, guardandolo con soggezione. Confuso dal suo stesso comportamento, disse esitando: “Maestro, come sembri diverso oggi!”.
Siddhartha gli fece cenno di avvicinarsi. Lo prese tra le braccia e chiese: “Che differenza vedi?”.
“È difficile esprimerlo”, rispose il ragazzo guardandolo bene. “Sembri diverso. È come se tu, se tu fossi una stella”.
Siddhartha lo accarezzò sulla testa: “Davvero? Che cos’altro sembro?”.
“Sembri un fiore di loto che si è appena aperto. Sei come, come la luna sul picco Gayasisa”.
– da “Vita di Siddhartha il Buddha” di Thich Nhat Hanh –

The smile of the Buddha
At the foot of the tree of Gautama pippali the hermit picked up his formidable powers of concentration in the examination of the body. He saw that every cell is like a drop of water surrounded by the endless stream of birth and death there, but could not find a single thing in the body to be unchanged or where it is fair to say that it constitutes a separate self. Mixed with the river flows the river of the body of feeling, where every drop of water is a sensation. And these drops overlap exists in a process of birth and death. Some sensations are pleasant, others unpleasant and more neutral, but all are impermanent. They appear and disappear, just as the body’s cells.
With powerful concentration Gautama investigated perceptions of the river, which flows to the river twisted and sensations of the body. The drops are mixed perceptions of the river of influencing each other in an identical process of birth and death there. If the perceptions are accurate, the reality is revealed, if distorted, is revealed. Men are forever prey to suffering because of distorted perceptions: Permanent believe what is impermanent, with a self that is selfless, subject to birth and death that does not suffer neither birth nor death, and divide that can not be divided.
So enlightened awareness of mental states that cause suffering: fear, anger, hatred, arrogance, jealousy, greed, ignorance. The awareness was kindled in him only as a radiant and Gautama used the sunshine to illuminate the nature of awareness of these negative states of mind. He saw how everyone is born out of ignorance. They are the exact opposite of mindfulness. I am darkness, darkness. He saw that the key to the liberation ignorance is pierce and penetrate into the heart of reality to experience it directly. Such knowledge is not intellectual knowledge, but direct experience.
In the past, Siddhartha had explored many ways to overcome fear, anger and greed, but the methods used had not borne fruit because they were not attempts to suppress feelings and emotions. Now he understood that they too were caused by ignorance and that, freed from ignorance, mental obstructions vanish by itself, like the shadows at sunrise. Insight Siddhartha was the result of its high concentration.
He smiled and looked up to a leaf pippali silhouetted against the blue sky, the tip of which swayed toward him as if to call him. Observing it in depth, there Gautama clearly distinguished the presence of the sun and stars, because without sun, without light and heat, the leaf would not have existed. This is so, because that’s that. Even the clouds seen in the leaf, because there is no rain and clouds, no rain, the leaf could not exist. And saw the land, time, space, mind, all present in the leaf. Indeed, at that precise moment, the entire universe is manifested in the leaf. The reality of the leaf was an astounding miracle.
Generally thought to be born in a leaf spring, but Gautama saw that there was already a long, long time in the sun, the clouds, and the tree itself. Realizing that this leaf was never born, he realized that he had never been born. Both the leaf and himself, had just occurred. Because they were never born, they could die. This insight dissolved ideas of birth and death, of appearance and disappearance, and the true face of the leaf, along with his own face, was revealed. He saw that the existence of each phenomenon to make possible the existence of all other phenomena. The one contains the whole, and the whole is contained in one.
The leaf and her body were one. Neither of them had a separate, permanent self, neither could be independent from the rest of the universe. Seeing the interdependent nature of all phenomena, Siddhartha saw it so the empty nature: all things are empty of a self separate and isolated. He realized that the key to liberation lies in two principles of interdependence and non-self. The clouds raced across the sky like a white background behind the translucent leaf pippali. Maybe that same evening, meeting a cold, the clouds would be transformed into rain. The clouds were a manifestation, and another rain event. The clouds, which were never born, would not have died. If the clouds could understand it, Gautama thought, would certainly have sung with joy as rain falling on the mountains, forests and rice fields.
Lighting up the rivers of the body, feelings, perceptions, mental formations and consciousness, Siddhartha realized that impermanence and selflessness are the conditions necessary for life. Without impermanence, no lack of self, nothing could grow and evolve. If a grain of rice did not have the nature of impermanence and not-self, could not become a seedling. If the clouds were not deprived of a impermalenti himself and could not turn into rain. Without nature impermanent and without a self, a child could not become an adult. “So,” he thought, “accept life is to accept impermanence and selflessness. The cause of suffering is the false notion of permanence and a separate self. Seeing this, we come to the realization that there is neither birth nor death, neither creation nor destruction, neither one nor many, neither inside nor outside, neither great nor small, neither pure nor impure. They are all false distinctions created by the intellect. Penetrating into the empty nature of things, the mental barriers are bypassed and you are free from the cycle of suffering. “
One night after night Gautama meditated under the tree of pippali, by shining the light of awareness on his body, his mind and the universe. From the time the five friends had abandoned him, and he had been practicing with the forest, the river, the birds and the myriad insects that inhabit the earth and the trees. His brother was in practice the great tree pippali. The evening star that appeared every night while his brother was sitting in meditation practice. Gautama meditated late into the night.
The children of the village came to see him only in the early afternoon. One day Sujata brought rice cooked in milk and honey, and Svasti an armful of grass kusa. After the Svasti had left to bring home the buffalo, Gautama was invaded by the feeling that that night would get the Great Awakening. The previous night had made a lot of weird dreams. In the first, he saw himself lying on his side, who with his knees touching the Himalayas, with his left hand touched the shore of East Sea, with the right bank of the Western Sea, and with his feet resting on the shore of the Southern Ocean . In the second dream, a lotus flower as big as a wagon wheel bloomed and grew from her navel to the highest clouds. In the third, birds of every color, in countless numbers, they flew towards him from all directions. Those dreams seemed an omen that the Great Awakening was close.
In the early hours of the evening he practiced walking meditation along the river bank. He entered the water and bathed. At dusk he returned and sat under the tree pippali family. He smiled, watching the grass kusa freshly placed at the foot of the tree. Just meditating under that tree had made many important discoveries. Now he had long awaited the moment was approaching. The Enlightenment was about to swing open the door.
Slowly Siddhartha sat in the lotus position. He looked at the river that flows gently into the distance, the breeze caressing the grass of the shore. The forest was peaceful, although full of life. Myriads of insects were buzzing around. He gave awareness to the breath and closed his eyes. Appeared in the sky the evening star.
With mindfulness, the mind, body and breath of Siddhartha were perfectly unified. The practice of mindfulness had enabled him to develop great powers of concentration that he could use to enlighten the mind and body awareness. Entered into deep meditation began to perceive the presence of countless other beings, in the present moment, within his own body. Organic and inorganic beings, minerals, herbs and mosses, insects, animals and people … everyone was inside him. He saw that the others, at that precise moment, he had. He saw his own past, with all births and deaths. Witnessed the creation and destruction of thousands of worlds, and thousands of stars. He felt the joys and sorrows of all living beings, of those born from a womb, born from an egg and born from the split, splitting into two new creatures. He saw that every cell of his body contained everything that is in heaven and on earth, along with embracing the past, present and future. It was the first watch of the night.
Gautama fell even more deeply into meditation. She saw how many worlds are born and die, how they are created and destroyed. He saw countless beings through countless births and deaths. He saw the births and deaths are only appearances and not reality, just like millions of waves are rising constantly from the ocean surface and will collapse, while the ocean is beyond birth and death. If the waves could also be understanding of water, transcending life and death and attain inner peace, overcoming all fears. This understanding allowed him to transcend the web of birth and death, and Gautama smiled. His smile was like a flower in the darkness of the night schiusosi radiating an aura of light. It was the smile of a wonderful understanding of the vision of the destruction of any contamination. It was the second watch.
At that very moment they heard thunder, and lightning flashed like light piercing the sky. Black clouds hid the moon and the stars. The rain fell. The water soaked Gautama did not move, persevering in meditation.
Without wavering, their minds enlightened awareness. He saw that to be suffering because they do not understand that part of the very nature of all beings. Ignorance gives birth to endless pains, confusion and difficulty. Greed, anger, arrogance, doubt, jealousy and fear, all the roots lie in ignorance. Learning to calm the mind to see deeper into the true nature of things, we can come to any understanding of global anxiety and dissolves all pain, replacing them with acceptance and love.
Gautama saw that understanding and love are one thing. Without understanding there can be love. The character of the men is the product of physical, emotional and social. This understanding prevents us from acting cruelly and even those who hate us to do something to change those conditions. The original understanding of compassion and love, which in turn determine the proper action. In order to love, we must first understand, and that understanding is revealed here is the key to liberation. To develop a clear understanding is necessary to live in mindfulness, in direct contact with life in the present moment, seeing the reality of what happens inside and outside ourselves. The practice of mindfulness strengthens the ability to watch the depth. If we see into the heart of things, things will turn out. This is the secret treasure of mindfulness: it leads to liberation and enlightenment. Life is illuminated by right understanding, right thought, right speech, right action, right livelihood, right effort, right mindfulness and right concentration. Siddhartha called Ariya-marga, the Noble Eightfold Path.
Looking deep into the hearts of beings, Siddhartha was able to see clearly every mind, at any distance, and heard all the cries of pain and joy. Reached the status of divine sight, hearing God and the ability to travel without moving an infinite distance. It was the end of the third watch, and the thunder had ceased. The clouds melted away, revealing the splendor of the moon and stars.
For Gautama was as if the prison that contained thousands of lives had collapsed. The jailer was ignorance. Only ignorance had obscured his mind as the clouds had hidden the moon and the stars. Veiled by endless waves of deluded thoughts, the mind had split into a flawed reality into subject and object, self and others, existence and nonexistence, birth and death, and such discrimination had arisen wrong views, the jails of the sensation , desire, attachment, and of becoming. The suffering of birth, old age, sickness and death, does nothing but make the walls thicker. The only thing to do was catch the jailer and face him. And here’s that the jailer is ignorance. Ignorance was won along the Noble Eightfold Path. Once the jailer disappeared, even vanishes for the prison not be rebuilt again.
Smiling, the recluse Gotama whispered to himself, “Jailer, now you know. For how many lives I’ve taken a prisoner of birth and death? But now I see your true face, and from now on you can not build prisons around me. “
Siddhartha looked up. The morning star was rising on the horizon, bright as a diamond. How many times had he looked sitting under the tree pippali, but now it was as if seeing her for the first time. He had the same glow, the same triumphant smile of enlightenment. Siddhartha looked at the morning star, and full of compassion, exclaimed: “All human beings have within them the seeds of enlightenment, but drown in the ocean of birth and death for thousands of lives.”
Siddhartha knew he had found the Great Way. Had achieved its aim: his heart was in perfect peace and prosperity. He thought back to the years of research, full of disappointments and hardships. He thought of his father, mother, aunt, in Yashodhara to Rahula and friends. He saw the palace, Kapilavatthu, his people, his country and all who lived among the hardship and poverty, especially children. He vowed to find a way to communicate what he had just found out and help others to free themselves from suffering. From his knowledge he was born an immense love for all beings.
Along the river, brightly colored flowers opened the first rays of the sun. The sun danced between the leaves and sparkling water. Siddhartha’s suffering was gone and revealed the wonder of life. Everything assumed a new aspect. How wonderful blue skies and white clouds! He thought that he and the entire universe had just been created.
At that moment came Svasti. Seeing the young keeper buffalo run to him, Siddhartha smiled. Svasti But he stopped short and stared open-mouthed.
“Svasti”, called him Siddhartha.
“Master,” answered the boy, recovering.
Svasti clasped his hands and bowed. He took a few steps forward and stopped again, looking at him with awe. Confused by his own behavior, said hesitatingly: “Master, as you look different today.”
Siddhartha waved him closer. She took him in her arms and asked: “What difference do you see?”.
“It is difficult to express,” the boy said looking good. “You look different. It is as if you, if you were a star. “
Siddhartha patted him on the head: “Really? What else do I look? “.
“You look like a lotus flower that has just opened. You’re like, like the moon on the peak Gayasisa “.
– From “Life of the Buddha Siddhartha” by Thich Nhat Hanh –

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