La sofferenza – The suffering



La sofferenza

La sofferenza, la nostra personale reazione agli eventi che non accettiamo è la scintilla che come prima reazione fa scaturire la rabbia, è vero che essa è distruttiva, sopratutto lesiva verso noi stessi, malgrado questo si tratta di un atteggiamento comune e pertanto da comprendere in noi e negli altri. Spesso il dolore, l’evento tragico è una porta che ci possa condurre su un cammino di consapevolezza e successivamente
di trasformazione. Per quanto possa apparire assurdo è meglio osservare un moto di rabbia ( purchè non diventi una coazione a ripetere) come reazione che un totale distacco in cui la rabbia non sia riconosciuta e dunque repressa. Sulla rabbia si può lavorare, ci si può rendere conto della sua sorgente e come sia la causa di molti nostri atteggiamenti, se essa non si sapesse esprimere e restasse sepolta, al punto da ingenerare degli scompensi e delle malattie psicosomatiche allora sarebbe più problematico. E’ importante non nasconderla per non cadere nell’illusione di essere perfetti e capaci di avere raggiunto alte vette spirituali, credere questo è devianza se non guardassimo in faccia la realtà, meglio un vecchio arrabbiato consapevole e che ha lavorato e sempre lavora per l’equilibrio che un portatore di rabbia che sotterra quest’energia ingannando se stesso e gli altri e al posto della limpidezza intorbida il suo retto agire e il retto pensiero, poichè non ha saputo capire in fondo le proprie motivazioni.
Il senso di perdita, di sconfitta, di isolamento sono spesso quella traccia che ci possa condurre al riconoscimento della nostra particolare sensibilità che mal si adatta all’ambiente circostante, sono a volte la spinta verso i primi passi che ci conducano ad un ascolto profondo e a senso del nostro esistere, un via verso la spiritualità. In un certo senso chi non soffre non ama, ma è poi necessario dare un connotato profondo alla sofferenza e all’amore per arrivare dall’attaccamento all’amore incondizionato.

27.08.2007 PoetycaThe sufferingSuffering, our personal reaction to events that we do not accept, is the spark that causes anger as the first reaction, it is true that it is destructive, especially harmful to ourselves, despite this it is a common attitude and therefore to be understood in us and others. Often the pain, the tragic event is a door that can lead us on a path of awareness and subsequently
of transformation. As absurd as it may seem, it is better to observe a movement of anger (provided it does not become a compulsion to repeat) as a reaction than a total detachment in which anger is not recognized and therefore repressed. You can work on anger, you can realize its source and how it is the cause of many of our attitudes, if it did not know how to express itself and remained buried, to the point of generating decompensations and psychosomatic diseases then it would be more problematic. It is important not to hide it in order not to fall into the illusion of being perfect and capable of having reached high spiritual peaks, believe this is deviance if we did not look reality in the face, better an angry old man aware and who has worked and always works for the equilibrium that a carrier of anger who buries this energy by deceiving himself and others and instead of limpidity, his righteous act and righteous thought become cloudy, since he has not been able to understand his motivations.
The sense of loss, of defeat, of isolation are often the trace that can lead us to the recognition of our particular sensitivity that does not adapt well to the surrounding environment, they are sometimes the push towards the first steps that lead us to a deep listening and to sense of our existence, a way to spirituality. In a sense, those who do not suffer do not love, but it is then necessary to give a deep connotation to suffering and love to get from attachment to unconditional love.27.08.2007 Poetyca

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