Archivio | 23/07/2020

Dal buio al seme – From dark to seed


Dal buio al seme

Sicuramente nel mondo duale non si potrebbe cadere nell’inganno di
aggrapparsi a qualcosa per rigettare il suo opposto . Non esiste
antagonismo o qualcosa di ” buono ” da coltivare e qualcosa di ” cattivo”
da demonizzare. Tutto è come per il Tao: lo ying e lo yang , seppure con elementi opposti è nell’unità che tutto coesiste , non solo ma è presente la ciclicità dagli eventi .
Se, ad esempio ,nel chiaro intento di trovare il Bene in noi stessi , ci
illudessimo che disconoscendo e soffocando la nostra parte ” ombra” essa
non esistesse , cosa accadrebbe ? Giustificando ogni azione eccessiva
diverremmo come quegli integralisti che , non rendendosi conto , usano
un’ideologia o il suo archetipo per delle guerre giustificate.
La vera pace , la consapevolezza e conoscenza di noi stessi prendono vita dall’attraversamento di un tunnel buio ( il nostro inconscio ) per ritrovare la luce duratura dell’armonia degli opposti e la vera consapevolezza .

Non servono metodologie alla moda che promettono miracoli o sostanze
allucinogene per andare a cercare quello che è in noi . Non ci si deve
sentire falliti se non si toccano subito risultati , anzi non è quello il
fine , semplicemente si osserva la mente e si accoglie il dono che essa ci
potrebbe fare : anche e sopratutto attraverso quei pensieri o quelle
sensazioni disturbanti che vorremmo disconoscere perché proviamo
attaccamento ad un”immagine di noi che sia positiva e rassicurante.
Non dimentichiamo che il seme per germogliare ha bisogno del buio.

© Poetyca

From dark to seed

Surely in the dual world one could not be fooled by
cling to something to reject its opposite. Does not exist
antagonism or something “good” to cultivate and something “bad”
to demonize. Everything is as for the Tao: the ying and the yang, albeit with opposite elements, is in the unity that everything coexists, not only but the cyclicity from events is present.
If, for example, in the clear intent to find the Good in ourselves, there
we deluded ourselves that by disavowing and suffocating our “shadow” part it
did not exist, what would happen? Justifying any excessive action
we would become like those fundamentalists who, not realizing it, use it
an ideology or its archetype for justified wars.
True peace, awareness and knowledge of ourselves come to life through the passage of a dark tunnel (our unconscious) to find the lasting light of the harmony of opposites and true awareness.
You don’t need trendy methodologies that promise miracles or substances
hallucinogens to go and find what is in us. You don’t have to
to feel unsuccessful if results are not touched immediately, or rather it is not that
In the end, one simply observes the mind and welcomes the gift it gives us
could do: even and especially through those thoughts or those
disturbing sensations that we would like to ignore because we feel
attachment to an image of us that is positive and reassuring.
Let’s not forget that in order to germinate the seed needs darkness.

© Poetyca

Due diversi mondi – Two different worlds



Due diversi mondi
Forse viviamo due diversi mondi o due facce diverse della stessa cosa: da una parte quello che gli occhi osservano e che ci sembra ” diverso” da quel che siamo, che incarna aspetti che sentiamo dissonanti con il nostro essere, vorremmo poter correggere o forse essere protetti da quel mondo che chiamiamo realtà, che non sempre ci rappresenta, dal quale ci si sente alieni, distanti per modi e linguaggio.Troppa invadenza, troppe pressioni affinché si segua un ordine ed un tempo preconfezionato per tutti, senza la possibilità di scendere nel profondo per un ascolto ed un accordarsi ad un ritmo più soggettivo. Ma esiste un altro aspetto, un mondo che invece ci appartiene che è dentro di noi, fatto di sensazioni, di attimi interminabili e di silenzio ricco di armonia, basta soltanto fermarsi ad assaporarlo per sentirci ” a casa” e per comprendere come esso sia il senso stesso della nostra ricerca, non è mai stato distante e non si deve percorrere nulla spostandosi in altri luoghi, come per un viaggio, per trovarlo,esso infatti va solo ascoltarlo per accedervi e per comprendere come esso sia ricco di pace, come un giardino che va curato, è filo sottile di bellezza che si manifesta nei sentimenti indistruttibili e nel ricordo di quanto ci abbia arricchito nel tempo. Basta semplicemente accogliere quel che è, senza la pretesa di cambiare qualcosa o di trattenere, tutto scorre e tutto ha un senso impalpabile che offre sostanza al nostro spazio interiore con un continuo adattamento ed una continua flessibilità che innalza le frequenze energetiche per essere come un fiume che accoglie affluenti di armonia, per divenire armonia viva.
Spesso accecati dalla voglia di possesso, come se si trattasse di un ” luogo” esteriore, non ci rendiamo conto che facciamo fuggire quel che impalpabile come la neve è pura essenza, non ha forma o consistenza ma è proprio per questo che è preziosa e vera, è come una musica che non si ode con l’orecchio ma con l’anima che vibrante riconosce la musica primigenia dell’Amore e ne ripercorre la strada arricchendosi si Armonia e contenuto per essere portatori di pace.
26.10.2010 Poetyca
Two different worlds

Perhaps we live in two worlds or two different faces of the same thing: on one hand and what the eyes observe that there seems to be “different” from what we are, we feel that embodies aspects dissonant with our being, we would like to correct or perhaps be protected from that world we call reality, which is not always there, from which it feels alien, distant and ways to linguaggio.Troppa intrusive, too much pressure to follow a pre-order and once for all, without the possibility of going into deep listening and an agreement at a rate more subjective. But there is another side, a world that belongs to us but that is within us, made up of sensations, of endless moments of silence and of harmony, you just stop and savor it to feel “at home” and to understand how it is the sense of our research was never far away and you should not take anything by moving to other places, such as a trip, to find it, in fact it is only hear to access and to understand how it is full of peace, like a garden which is nice, is thin of beauty that manifests itself in the feelings and indestructible memory of what we have enriched over time. Just accept what is, without pretending to change something or to withhold, everything flows and everything makes sense that impalpable substance offers to our inner space with a constant change and continuous flexibility that raises the energy frequencies to be like a river which receives tributaries of harmony, harmony and become alive. Often blinded by the desire of possession, as if it were a “place” outside, we do not realize what we do to escape the snow is as fine as pure essence, has no form or substance but that is precisely why it is valuable and true it’s like a music that is heard with the ear but with the soul that recognizes the vibrant music of love and primitive traces its path is enriched Harmony and content to be peacemakers.
26.10.2010 Poetyca

Conversazione con Pitagora – From the Conversations with Pythagoras


Conversazione con Pitagora

Raccontaci, per favore, di Te: come Tu hai ricevuto Iniziazione e come dopo hai insegnato agli altri!
L’armonia fra lo sviluppo dell’amore, della saggezza e della forza Io la chiamerei la Regola d’Oro nell’arte dell’allevamento delle anime.
In quest’ultima incarnazione, Io ero già l’Anima con Cognizione Divina che avevo elaborato nelle tante vite precedenti.
Lo scopo dell’ultima incarnazione era l’affermazione della verità che parlava di Dio, per le tante successive generazioni umane sulla Terra.
Si potrebbe dire che Io sono stato l’ultimo di quelli che hanno ricevuto l’iniziazione nell’Egitto, secondo la tradizione che ha avuto inizio dal Tot — Atlant, ma dopo ci sono stati dei cambiamenti durante i secoli.
Mi davano le lezioni i sacerdoti i quali avevano una gran forza personale e conoscevano tanti misteri della magia. Ma in essi l’aumento della propria volontà e della forza personale è stato preponderante e ha occupato il posto della Luce Divina e della purezza dell’anima. L’aspirazione alla potenza personale e al desiderio di comandare sugli altri e il desiderio di essere prescelti hanno fatto oscurare l’amore dentro di loro. La loro volontà essi l’hanno considerata come la volontà del Dio, senza avere dubbi… La loro forza la immaginavano come la manifestazione suprema delle capacità umane… L’amore è stato perso, sono rimaste soltanto la prepotenza e la forza… Tante conoscenze degli abitanti di Atlantide, relative al pianeta Terra e agli altri corpi cosmici, sono state conservate grazie a loro… Loro avevano la capacità di influire sulle anime e sui corpi… Ma senza l’Amore Divino la forza è morta… L’anima, che ha avuto la trasformazione, grazie all’Amore, è capace di diventare saggia! Soltanto il cuore spirituale è capace di arrivare fino in fondo al Cammino di Cognizione del Creatore, senza inciampare, per dopo unirsi alla Sostanza Divina, che dirige tutta la Creazione del Mondo.
… Io sono grato a loro. Tutto quel che ho potuto, Io ho regalato dopo, quando loro s’incarnavano di nuovo…
… Per tanti anni essi Mi hanno insegnato, ma Io non ho perso né la purezza delle Mie aspirazioni, né l’Amore per il Creatore. La scienza della vita l’ho studiata per mezzo della mia consapevolezza, grazie al distaccamento dal corpo materiale. Ho imparato i metodi per crescere e ingrandirsi nelle dimensioni (eoni) diverse.
Ho conosciuto i riti del sacramento che esistevano in quei tempi. In uno di quei riti la morte si provava come nella realtà. Nel corso di questa esperienza la Mia Anima doveva sopportare tutta la scala della misurazione della diversità dell’Universo, partendo dall’inferno fino alla Luce per, alla fine, scegliere la Luce.
Ma il Contatto con la Luce i sacerdoti non potevano sentirlo.
Perciò l’ultimo passo Io l’ho fatto con l’aiuto delle Anime Divine, che Mi aspettavano nella Luce. Mi hanno fatto conoscere le Legge della vita delle anime e la Sostanza Divina ed Eterna. Mentre Io ero in Unione con il Supremo il mio corpo rimaneva disteso nella tomba di pietra, che è stata fatta per il rito d’iniziazione.
Mi hanno dato la possibilità di scegliere: entrare nella Luce e non tornare mai più nel corpo o il ritorno. Tornare significava diventare il Conduttore, Ricostruttore delle conoscenze, di tutto ciò che avevo imparato nella Grande Purezza del Primo Fattore. Io ho preferito il secondo, e la Mia scelta è stata decisa da Me come lo scopo della Mia vita.
Ho deciso di creare un sistema d’Iniziazioni diverso da quel “cerchio” mistico, che Io ho dovuto attraversare.
… Non Mi è stata data subito la possibilità di aprire la Scuola… Sono passati tanti anni. Sono stato prigioniero insieme con altri sacerdoti, quando l’invasione persiana, come un’ondata di mare in tempesta ha fatto affogare Egitto e altri paesi.
Negli anni di prigione la Mia Unione con la Luce Iniziale diventava sempre più forte, nonostante che il corpo si trovasse nelle condizioni difficili imposte dalla vita.
In quegli anni ho conosciuto anche i nuovi riti di altre religioni e altre scienze… Nei miei pensieri ho creato il progetto della Scuola, quale ho potuto realizzare più tardi a Crotone.
* * *
La giustizia Divina non è come quella che la gente, in gran parte, s’immagina. Nella vita delle persone arrivano le cose, che devono arrivare cioè tutto quello che loro hanno attirato con i loro pensieri e le azioni nel corso del proprio vissuto.
Il Dio è Creatore di queste Leggi! Non può succedere nessuna disgrazia, se non è stata meritata! Non può essere dato da sostenere un peso più grande della forza! Non può arrivare felicità non meritata, non indispensabile; soltanto l’orgoglio, il senso di pena verso se stessi, l’attaccamento per le cose e le persone, nonché l’invidia e la gelosia, fanno immaginare la felicità degli altri come non meritata!
La Giustizia del Dio è grande: ognuno raccoglie i frutti, che ha seminato e allevato. Se la frutta è amara, ognuno di noi ha la possibilità di allevare qualche cosa di diverso, per avere il risultato migliore e più dolce!
* * *
— Racconta: che cosa serve per non perdere il sentimento di felicità?
— Il Sole della Felicità sorge nel cielo interno!
Il Cammino si realizza grazie agli sforzi! Gli ostacoli soltanto aumentano le tue forze e fanno accrescere la saggezza nel superare le barriere!
L’Amore, che illumina da dentro, non si trasforma per colpa degli ostacoli del mondo delle conseguenze!
Purificandosi noi ci avviciniamo a Lui — al Creatore, alla Fonte del tutto. Bisogna diventare la Purezza Primordiale per manifestare Lui!
Diventa Dio colui, che ha percepito La Volontà Superiore e nello stesso momento è riuscito a trattenere acceso il Fuoco Divino che é divampato in lui!
Tutto quello, che tu vedi è stato creato dal Suo Amore e ogni atomo manifestato dal Suo Amore e dalla Sua Forza.
Chi ha ricevuto l’iniziazione, deve illuminare con il Fuoco, Che è stato ricevuto, e con se stesso riaccendere la luce nuova — la luce delle conoscenze e dell’amore verso l’Unica Volontà Creatrice — verso il Creatore del tutto!
* * *
— È necessario imparare la purezza della mente!
Ascoltando senza obiettare con i pensieri all’interlocutore!
Rispetta i pensieri degli altri con il silenzio dell’attenzione e con la profondità della percezione!
In questo si manifesta l’amore dell’uomo verso l’uomo nel momento della conversazione fra loro. In questo si manifesta l’amore dell’uomo per Dio nella conversazione con Lui.
Soltanto quando la tua mente si trova nel silenzio e ascolta, il cuore è colmo dell’amore, allora Dio parla con te.
Noi abbiamo chiesto:
— Ci racconti per favore, se nella Tua Scuola si usavano le tecniche simili ad asana di hatha-ioga per riordinare l’energetica dei corpi?
— Io personalmente conoscevo tali metodi, essi si usavano anche in Egitto. Ma Io non ne facevo uso nella Scuola creata da Me. Facevo così perché questo attira l’attenzione dell’allievo più verso il corpo che verso l’anima.
Le tappe iniziali da noi erano di “preparazione” e di “purificazione”, quando l’anima si riempiva delle conoscenze su moralità e purezza, sull’armonia dell’Intero e sul senso dell’esistenza dell’anima nel corpo, sul fatto che l’uomo è anima, il corpo è soltanto il suo involucro e la sua dimora temporanea. L’insegnamento dell’anima alla bontà, all’amore, alla calma, alla moralità era la tappa preparativa per quello che voi chiamate raja-ioga. Anche il modo armonioso della vita era favorevole a questo: la vastità della riva del mare, il clima piacevole per la vita, temperato nel freddo e nel caldo, la giusta e pura alimentazione. I Miei allievi praticavano anche fluenti esercizi di ginnastica per il corpo e bagno nel mare.
La tappa del lavoro pianificato con le energie del corpo si cominciava soltanto quando l’anima-amore superava la grandezza del corpo. La vita sulla riva del mare e l’armonia d’intorno favorivano questo.
Tutte le volte, su ogni tappa l’anima faceva il primo passo nell’assimilazione del nuovo scalino e invece il corpo si sottometteva e gradualmente assorbiva il nuovo stato d’anima. In questo modo il corpo si trasformava e si purificava. Qualunque tipo di problema del corpo se ne andava nel momento in cui si cancellavano sul piano causale il problema o il vizio dell’anima.
L’anima-amore, che supera di molto la grandezza del corpo, sintonizza esso come strumento, il quale per suonare in armonia con l’universo ha i sette chakra come cavità e meridiani, come le corde. Questo strumento permette all’anima umana di creare la Grande Musica della Vita e dell’Armonia.
Su questa tappa tanta attenzione prestavamo alla musica e alla danza che erano capaci di fare effetto e di trasmettere agli altri adepti i superiori stati d’anima.
Le meditazioni nella nostra Scuola di solito si compivano facendo una tranquilla camminata.
La fase di buddhi-ioga s’iniziava quando la vita dell’anima, nella qualità del “Proprio Mahadublo”, parlando con le vostre espressioni, diventava naturale.
Mentre ero incarnato avevo pochi allievi che sarebbero stati pronti a questo tipo di lavoro. Però, dopo, loro continuavano il lavoro della Scuola. Loro sostenevano lo spirito della fraternità Pitagorica nelle filiali create in tutto il Mediterraneo per più di 500 anni. Loro sono tutti pronti ad aiutarvi anche adesso nella diffusione e nell’introduzione delle vostre, cioè delle Nostre cognizioni comuni.
Prima tu Mi hai chiesto della materializzazione e della dematerializzazione. Io non ho risposto allora alla tua domanda. Ma ora sono pronto a rispondere.
Io non ho cercato di acquisire la dematerializzazione del corpo, non lo avevo come scopo. L’immortalità dell’anima nell’Unione con la Superiore Consapevolezza Divina, questo era lo scopo che avevamo Io e i Miei allievi. Se l’anima riesce a realizzarlo in tempo e così vive servendo il Creatore e la gente, allora il corpo materiale diventa Divino perché l’Anima Divina trasforma il piano materiale con Sé-Luce.
Dopo l’incendio nella scuola, per sostenere i Miei allievi che erano riusciti a salvarsi, ma erano privi di spirito dopo la notizia della Mia morte, Io senza fatica materializzavo il Mio corpo fisico e così apparivo davanti a loro. Perciò erano comparse leggende che Pitagora si era salvato. La materializzazione del Mio corpo era necessaria per sostenere quelli, che dovevano continuare il Compito di Dio, non fare spegnere la Luce Vera e portare le conoscenze superiori a quelli che continuano il proprio sviluppo nel corpo sulla Terra.

http://it.pythagoras.name/talk.html

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From the Conversations with Pythagoras

“Tell us please about Yourself: how did You receive Initiations, how did You teach?”
“The harmony between the development of love, wisdom, and power — this I would call the Golden Law in the art of raising souls.
“In that last incarnation I was a Soul that already had an experience of cognition of God in many past lives. The main purpose of that incarnation was to reestablish the truth about God for many generations of people on the Earth.
“One can say that I was the last one of those who received an initiation in Egypt in the traditions which had originated from Thoth-the-Atlantean but had been perverted with time.
“The priests, who taught Me, possessed large personal power and knew many magical mysteries. But they get obsessed with growing their will and power, and thus they lost the Divine Light and the purity of souls. Their desire to rule over others, the feeling of being chosen — obscured love in them. They considered their personal will a manifestation of God’s will… They believed that their powers were the highest possible for man… They lost love; there remained only an aspiration for power. They had much knowledge remained from the Atlanteans — about the Earth and cosmic bodies, about many other things… They possessed the ability to influence bodies and souls…
“But without Divine Love the power is dead… Only a soul transformed with Love can become wise! Only the spiritual heart is capable of walking completely the entire Path of Cognition of the Creator without stumbling — and of merging into the Divine Essence which controls the Universe!
“… I am grateful to them. Later, I gave them everything I could — when they incarnated again…
“… For many years I had been learning from them, but I had not lost the purity of My aspirations and My love for the Creator. I studied the science of life. I mastered the methods of growing and expanding the consciousness in different eons. I went through the ritual of initiation, in the form it existed at that time. In that ritual, one experiences death as reality. The soul has to go through the entire scale of universal emanations — from hell to Light — and has to choose the Light.
“But the Light was not known to the priests.
“Therefore, this last step was revealed to Me by Divine Souls Who met Me in that Light. They initiated Me into the laws of soul’s life and into the Divine Essence. While My body lied in a stone coffin used in initiations, I stayed in Mergence with the Highest…
“I was given a choice: to remain in the Light and not return into the body — or to come back; to come back and become a Guide, to restore for people the knowledge which I perceived in the Purity of the Great Origin of Everything. I chose the second, because this choice was already made by Me as the purpose of My life.
“I decided to create a system of initiations different from this mystical ‘whirlpool’ that I had to go through.
“… Many years had passed before I gained an opportunity to create a School… I was taken captive among priests when Persian invaders came to Egypt and other countries.
“During the years of captivity, I strengthened My Mergence with the Primordial Light in the conditions harsh for the body.
“In those years I studied also other religious rituals and sciences… I devised mentally a project of the School, which I realized later in Croton.”
* * *
“The Divine justice is not like people imagine it. Nothing wrong comes to lives of people but only that which must come: what they have attracted by their own thoughts and past deeds.
“God is the Creator of these Laws! And no affliction can fall unjustly upon man! There can be no undeserved, unneeded joy; only self-conceit, self-pity, and envy make one see it so in others!
“The justice of God is great: everyone receives and partakes of the fruit which they themselves sowed and grew. The result can be bitter, but one can develop in oneself other qualities to make the fruit sweet and beautiful!”
* * *
“What does one need to do to retain the feeling of happiness?”
“The Sun of Happiness rises on the inner firmament!
“By making efforts will you traverse the Path! By overcoming obstacles will you increase your strength and grow your wisdom!
“Love that shines from within cannot be darkened by obstacles of the world of consequences!
“By purifying ourselves can we approach Him — the Creator, the Source of everything. And one has to become the Primordial Purity in order to be able to manifest Him!
“Everything you see is made by His Love, and every atom was manifested from His Love and Power.
“Everyone who received initiation has to shine with the Fire received and to ignite new light — the light of knowledge and love for the Creator of everything!”
* * *
“Learn purity of thinking!
“When listening to someone, do not oppose him or her in your thoughts!
“Respect the thoughts of your interlocutor — with your silent attention and deep comprehension!
“In this way people manifest their love toward each other in their conversation. In this way man manifests love for God when conversing with Him.
“Only when your mind is silent and listens, and your heart is full of love — only then God talks with you.”
We asked:
“Tell us please, did Your School use techniques similar to hatha yoga asanas for purifying the energies of the body?”
“I was familiar with such methods; they were used in Egypt, in particular. But I did not use them in My School, because they attract the attention of students to the body more than to the soul.
“The initial stages of learning in the School were purification and preparation — when the soul acquired knowledge about morality and purity, about the harmony of the Whole and the meaning of soul’s life in the body, the knowledge that man is a soul and the body is but soul’s temporary dwelling. Teaching students kindness, love, calm, morality — this was a preparatory stage before the next stage of raja yoga, as you call it. Our harmonious way of life also contributed to this: life at the expanse of the seashore, in pleasant climate with moderate heat and cold, with good nutrition. The students of the School used soft gymnastic exercises for bodies and swimming in the sea.
“The stage of work with the energies of the body began when the soul-love grew in size larger than the body, thanks in particular to life at the seashore and to the harmony of the sea expanse.
“Always the first step in mastering every new stage was done by the soul, and the body followed it by attuning to the new state of the soul. In this way the body purified. Any problem of the body went away when the corresponding problem or the vice of the soul disappeared on the causal plane.
“The soul-love, much larger than the body, attuned the body like an instrument which has seven chakras and the ‘strings’ of meridians so that to sound in harmony with the universe. This instrument allows the human soul to create the Great Music of Life and Harmony.
“On this stage we paid much attention to music and dance, which can imprint and convey to people elevated states of the soul.
“Students in our School usually performed meditations when walking slowly.
“The stage of buddhi yoga began when the soul could naturally live as a Mahadouble, speaking in your terms.
“I did not have many disciples ready for this work. But those who had mastered this stage continued then the work of the School. They supported the spirit of the Pythagorean Brotherhood in branches of the School created by them throughout the entire Mediterranean region — for more than 500 years. They all are willing to help you now with spreading and introducing your knowledge, Our common knowledge.
“You asked Me some time ago about materialization and dematerialization. I can answer this question now.
“I never tried to master dematerialization of the body; I never had such a goal. Immortality of the soul in Unity with the Highest Divine Consciousness — this was the task that I set for Me and for My disciples. If the soul manages to realize this task and lives in this state, serving the Creator and people — then the material body becomes Divine thanks to the Divine status of the Soul.

http://pythagoras.name/talk.html

Opinioni – Opinions – Jon Kabat – Zinn


Opinioni

Per arrivare nel punto da cui siamo partiti e conoscere il luogo come
se i nostri occhi lo vedessero per la prima volta.
Tanto per cominciare,corriamo il rischio che non succeda mai:Si possono mettere di mezzo molte cose che ci teniamo strette prendendole per buone.
Raggiungere un luogo o un punto di vista – qualunque luogo, qualunque opinione sincera – richiede apertura: in sostanza richiede una condizione di semplicità totale che ci permetta di vedere quel che c’è da vedere,
di conoscere quel che c’è da conoscere; entrambe le cose sono impossibili se persistiamo a vedere ciò che accade solo attraverso gli occhiali delle nostre idee ed opinioni,sia pure magnifiche e ricche di erudizione,e tanto più se non c’è ne accorgiamo.
L’apertura radicale a ciò che non abbiamo ancora sperimentato
– costa “niente meno che tutto”.
A volte non vogliamo pagarne il prezzo,attaccati come siamo all’idea che le cose dovrebbero andare proprio a modo nostro,condizionati come siamo a pensare di sapere come dovrebbe essere quel “modo nostro»,quando naturalmente siamo sempre gli ultimi arrivati – tutti noi – sempre vicini all’orizzonte di ciò che sta appena
al di là del familiare: l’ignoto.
E sottolineo sempre, che lo si sappia al momento oppure no,In quel territorio l’essenziale è fidarsi della propria intuizione più profonda anche se va controcorrente rispetto al pensiero convenzionale,che si voglia creare oppure scoprire qualcosa.

Jon Kabat – Zinn – Riprendere i sensi

Opinions

To get to where we started
and know the place as if our eyes
they saw it for the first time.
To begin with, we run the risk
that never happens: they can be put
half a lot of things that we hold tight by taking them for good.
Reach a place or a point of view
– any place, any sincere opinion – requires openness: in essence it requires a condition of total simplicity that allows us to see what is there
to see, to know what there is to know; both things are impossible if we persist in seeing what happens only through the glasses of our ideas and opinions, even if magnificent
and rich in learning, and even more if we do not notice it.
The radical opening to what we have not yet experienced – it costs “nothing less than everything”.
Sometimes we don’t want to pay the price,attack as we are at the idea that things should go our own way,
conditioned as we are to think
to know how it should be that “our way”, when of course we are always the last to arrive – all of us – always close to the horizon of this
which is just beyond the familiar: the unknown. And I always stress, let it be known at the moment or not, in that territory the essential thing is to trust one’s most profound intuition even if it goes against the current of conventional thinking,whether you want to create or discover something.

Jon Kabat – Zinn – Regaining the Senses

Amore – Love – Osho


Amore

“Ma ricorda,
l’amore non conosce confini.
L’amore non può essere geloso
perché l’amore non può possedere.
Solo le cose possono essere possedute.
L’amore dà libertà.
L’amore è libertà. ”

Osho

Love

“But remember,
love knows no boundaries.
Love cannot be jealous
because love cannot possess.
Only things can be possessed.
Love gives freedom.
Love is freedom. ”

Osho

Con il maestro Lelé – With the master Lele – Sri Aurobindo


Con il maestro Lelé Sri Aurobindo

Sri Aurobindo incontrò Vishnu Bhaskar Lelé nel 1907, a Baroda. Gli fu presentato dal fratello Barin, in un momento in cui Sri Aurobindo “stava brancolando alla ricerca di una via, senza compiere nessun tipo di sadhana, senza fare nessuno sforzo poiché non sapeva quale sforzo fare, dal momento che tutti quanti erano falliti” (On Himself, pag. 77-8). Si incontrarono in una casa privata e Sri Aurobindo spiegò per prima cosa che non era interessato a una pratica di rinuncia, ma ad ottenere forza spirituale per il suo lavoro. Lelé gli rispose con una frase rimasta famosa: disse che non gli sarebbe stato difficile, dal momento che era un poeta.

Nei giorni di ritiro (una decina) Aurobindo realizzò quello che in seguito chiamò il “Brahman passivo”, ossia la “Concreta coscienza di calma e silenzio assoluti”; tale esperienza si accompagnò per diversi mesi con una percezione del mondo come totalmente illusorio, ovvero l’inverso di ciò che egli cercava.

“Non c’era l’ego, non esisteva un mondo reale – solo quando si guardava attraverso i sensi immobili, talvolta si percepiva o si entrava in relazione, in quel silenzio puro, con un mondo di forme vuote, ombre materializzate senza vera sostanza. Non c’era l’Uno, ma neppure i molti, solo assolutamente Quello, senza caratteristiche, senza relazioni, puro, indescrivibile, impensabile, assoluto, e tuttavia supremamente reale e solamente reale. […]

Un Qualcosa di reale ma ineffabile, una qualche unica e suprema Realtà, che portava con sé la negazione di tutto ciò che la mente può affermare come Essere. Si vedeva soltanto una massa di forme cinematografiche insostanziali e vuote di realtà, il corpo continuava ad agire, ma solo come una macchina vuota, automatica. […]

Ad un primo stadio, l’aspetto di un mondo illusorio lasciò posto ad un altro, in cui l’illusione è solo un piccolo fenomeno di superficie con un’immensa Realtà Divina dietro di esso, una suprema Realtà Divina nel cuore di tutte le cose, che in principio erano sembrate solo sagome o ombre cinematografiche. E ciò non fu come un ritorno all’imprigionamento nei sensi, come una diminuzione o una caduta da un’esperienza suprema, bensì venne piuttosto come un costante innalzarsi ed ampliarsi della Verità; era lo spirito che vedeva gli oggetti, non i sensi, e la Pace, il Silenzio, la libertà nell’Infinità rimanevano sempre; il mondo e tutti i mondi erano solo un episodio continuo nell’eternità senza tempo del Divino”.
( On Himself, p. 84-88)

Questo senso di irrealtà rimase per diversi mesi, ma gradualmente scomparve e “ci fu un ritorno alla partecipazione nel mondo, qualcosa di diverso da lui riprese l’attività dinamica, parlava e agiva attraverso di lui, ma senza nessun pensiero o iniziativa personale” (Ivi, p. 86)

Alla fine del gennaio 1908 Sri Aurobindo lasciò Bombay. Prima di lasciare Lelé, gli chiese di dargli la sua guida per i tempi futuri e lo informò che era nato dentro di lui un mantra. Lelé iniziò a dargli le istruzioni, ma poi s’interruppe e chiese ad Aurobindo se pensava di poter seguire dal solo la sua guida interiore, quella stessa che gli aveva dato il mantra. Alla risposta affermativa, Lelé gli consigliò allora di riferirsi da ora in poi sempre a quella: se l’avesse fatto in modo completo, non avrebbe avuto bisogno di altro.

Poco tempo dopo, si incontrarono nuovamente a Calcutta. Lelé gli chiese come procedesse la sadhana, se continuava la pratica, e quando Aurobindo rispose di no, che non faceva nessuna pratica, se non quella di seguire la propria guida interiore, Lelé si inquietò e gli prospettò l’ipotesi che seguitando in tal modo il diavolo si sarebbe impadronito di lui. Sri Aurobindo non rispose, ma dentro di sé pensò che era sicuro di seguire il Divino, non il diavolo. Così si concluse la sua relazione con Lelé, al quale peraltro rimase sempre grato.

Sri Aurobindo scrisse in seguito che l’esperienza con Lelé era stata la prima di quattro grandi realizzazioni su cui si fondò il suo yoga. La seconda la ottenne qualche mese dopo nel carcere di Alipore, quando realizzò la coscienza cosmica, la presenza del Divino in tutto. La terza e la quarta realizzazione, che costituiscono il cuore vero e proprio del Purna Yoga, avvennero negli anni successivi, a Pondichéry: la realizzazione dell’aspetto dinamico del Brahman e della Coscienza-di-Verità, o Supermente.

cfr. P. Hees, “Sri Aurobindo, A Brief Biography”, Oxford Univ. Press, New Delhi, pp.88-94

With the master Lele

Vishnu Bhaskar Lele met Sri Aurobindo in 1907, in Baroda. He was presented by his brother Barin, in a time when Sri Aurobindo was “groping for a way, without making any kind of sadhana, without making any effort because he did not know what effort do, since everyone had failed” ( On Himself, p. 77-8). They met in a private home and Sri Aurobindo explained first that he was not interested in a practice of surrender, but to obtain spiritual strength for his work. Lele replied with a sentence remained famous: he said that he would not be difficult, since he was a poet.

In the days of withdrawal (ten) Aurobindo realized what he later called the “passive Brahman”, ie the “Concrete consciousness of absolute calm and silence,” and this experience is accompanied for several months with a perception of the world as totally illusory, ie the reverse of what he sought.

“There was no ego, there was no real world – only when you looked through the meaning of property, or sometimes felt he related, in that pure silence, with a world of empty forms, materialized shadows without true substance . There was not one, but not many, just absolutely That, featureless, without relations, pure, indescribable, unthinkable, absolute, and yet supremely real and solely real. […]

A real but something ineffable, some unique and supreme Reality, it brought with it the negation of all that the mind can be stated as Being. We saw only a mass of cinematic forms insubstantial and empty of reality, the body continued to act, but only as an empty car, auto. […]

At a first stage, the appearance of an illusory world gave way to another, in which the illusion is only a small surface phenomenon with immense Divine Reality behind it, a supreme Divine Reality in the heart of all things , which at first had seemed only shapes and shadows movie. And was this not as a return to imprisonment in the senses, as a fall or a fall from supreme experience, but was rather a constant rise and expand the Truth was the spirit that saw the objects, not the senses, and Peace, Silence, freedom always remained in the infinity, the world and all worlds were just an episode in eternity without time constant of the Divine. “
(On Himself, p. 84-88)

This sense of unreality he remained for several months, but gradually disappeared, and “there was a return to participation in the world, something other than he resumes the dynamic, spoke and acted through him, but without any thought or personal initiative” ( Ibid, p. 86)

At the end of January 1908 Sri Aurobindo left Bombay. Before leaving Lele, asked him to give her guidance for future times and informed him that was born within him a mantra. Lele began to give instructions, but then stopped and asked if he thought he could Aurobindo followed by only his inner guidance, the same that had given him the mantra. The answer is affirmative, then Lele advised to refer from now on always the same: if he did so fully, he would not need anything else.

Shortly after, they met again in Calcutta. Lele asked him how to proceed sadhana, he continued the practice, and when Aurobindo said no, that did not make a practice, but to follow their inner guidance, Lele is upset and envisaged that continuing in this way the devil would have taken possession of him. Sri Aurobindo did not answer, but he thought within himself that he was sure to follow the Divine, not the devil. Thus ended his relationship with Lele, which however remained forever grateful.

Sri Aurobindo wrote later that the experience with Lele was the first of four major projects on which he founded his yoga. The second was given to him a few months after the Alipore jail, when he set the cosmic consciousness, the presence of the Divine in everything. The third and fourth embodiments, which constitute the real heart of Purna Yoga, occurred in subsequent years, to Pondichery: the realization of the dynamic of the Brahman and the Truth-Consciousness, or Supermind.

cf. P. Hees, “Sri Aurobindo, A Brief Biography”, Oxford University Press, New Delhi, pp.88-94

With the master Lele Sri Aurobindo

Vishnu Bhaskar Lele met Sri Aurobindo in 1907, in Baroda. He was presented by his brother Barin, in a time when Sri Aurobindo was “groping for a way, without making any kind of sadhana, without making any effort because he did not know what effort do, since everyone had failed” ( On Himself, p. 77-8). They met in a private home and Sri Aurobindo explained first that he was not interested in a practice of surrender, but to obtain spiritual strength for his work. Lele replied with a sentence remained famous: he said that he would not be difficult, since he was a poet.

In the days of withdrawal (ten) Aurobindo realized what he later called the “passive Brahman”, ie the “Concrete consciousness of absolute calm and silence,” and this experience is accompanied for several months with a perception of the world as totally illusory, ie the reverse of what he sought.

“There was no ego, there was no real world – only when you looked through the meaning of property, or sometimes felt he related, in that pure silence, with a world of empty forms, materialized shadows without true substance . There was not one, but not many, just absolutely That, featureless, without relations, pure, indescribable, unthinkable, absolute, and yet supremely real and solely real. […]

A real but something ineffable, some unique and supreme Reality, it brought with it the negation of all that the mind can be stated as Being. We saw only a mass of cinematic forms insubstantial and empty of reality, the body continued to act, but only as an empty car, auto. […]

At a first stage, the appearance of an illusory world gave way to another, in which the illusion is only a small surface phenomenon with immense Divine Reality behind it, a supreme Divine Reality in the heart of all things , which at first had seemed only shapes and shadows movie. And was this not as a return to imprisonment in the senses, as a fall or a fall from supreme experience, but was rather a constant rise and expand the Truth was the spirit that saw the objects, not the senses, and Peace, Silence, freedom always remained in the infinity, the world and all worlds were just an episode in eternity without time constant of the Divine. “
(On Himself, p. 84-88)

This sense of unreality he remained for several months, but gradually disappeared, and “there was a return to participation in the world, something other than he resumes the dynamic, spoke and acted through him, but without any thought or personal initiative” ( Ibid, p. 86)

At the end of January 1908 Sri Aurobindo left Bombay. Before leaving Lele, asked him to give her guidance for future times and informed him that was born within him a mantra. Lele began to give instructions, but then stopped and asked if he thought he could Aurobindo followed by only his inner guidance, the same that had given him the mantra. The answer is affirmative, then Lele advised to refer from now on always the same: if he did so fully, he would not need anything else.

Shortly after, they met again in Calcutta. Lele asked him how to proceed sadhana, he continued the practice, and when Aurobindo said no, that did not make a practice, but to follow their inner guidance, Lele is upset and envisaged that continuing in this way the devil would have taken possession of him. Sri Aurobindo did not answer, but he thought within himself that he was sure to follow the Divine, not the devil. Thus ended his relationship with Lele, which however remained forever grateful.

Sri Aurobindo wrote later that the experience with Lele was the first of four major projects on which he founded his yoga. The second was given to him a few months after the Alipore jail, when he set the cosmic consciousness, the presence of the Divine in everything. The third and fourth embodiments, which constitute the real heart of Purna Yoga, occurred in subsequent years, to Pondichery: the realization of the dynamic of the Brahman and the Truth-Consciousness, or Supermind.

cf. P. Hees, “Sri Aurobindo, A Brief Biography”, Oxford University Press, New Delhi, pp.88-94

With the master Lele

Vishnu Bhaskar Lele met Sri Aurobindo in 1907, in Baroda. He was presented by His brother Barin, in a time When Sri Aurobindo was “groping for a way, without making any kind of sadhana, without making any effort Because He did not know what effort do, since everyone HAD failed” (On Himself, p. 77-8). They met in a private home and Sri Aurobindo Explained That first he was not interested in a practice of surrender, but to Obtain spiritual strength for His work. Lele replied with a sentence remained famous: That he said he would not be apologetic, since he was a poet.

In the days of withdrawal (ten) Realized what he later Aurobindo Called the “passive Brahman”, ie the “concrete consciousness of absolute calm and silence,” and this experience is for Several months Accompanied with a perception of the world as totally illusory, ie the reverse of what he sought.

“There was no ego, there was no real world – only When You Looked Through The Meaning of property, or related Sometimes he felt, That even in silence, with a world of empty forms, materialized shadows without true substance. There was not one , but not many, just absolutely That, featureless, without relations, well, indescribable, unthinkable, absolute, and yet supremely real and Solely real. […]

A real but something ineffable, some unique and supreme Reality, it Brought with it the negation of the Mind All That Can Be Stated as Being. We saw only a mass of cinematic forms insubstantial and empty of reality, the body continued to act, but only as an empty car, car. […]

At a first stage, the appearance of an illusory world Gave way to another, in Which the illusion is only a small surface phenomenon with immense Divine Reality behind it, a supreme Divine Reality in the heart of all things, ‘which at first HAD Seemed only shapes and shadows movie. And was this not as a return to Imprisonment in the senses, as a fall or a fall from supreme experience, but was rather a constant rise and expand the Truth That was the spirit saw the objects, not the senses, and Peace, Silence, Freedom always remained in the infinity, the world and all worlds Were just an episode in eternity without time constant of the Divine. “
(On Himself, p. 84-88)

This sense of unreality he remained for Several months, but Gradually disappeared, and “there was a return to participation in the world, something other than he resumes the dynamic, and spoke ACTED Through Him, but without any thought or personal initiative” (Ibid , p. 86)

At the end of January 1908 Sri Aurobindo left Bombay. Before leaving Lele, asked Him to give her guidance for future times and informed HIM HIM Within That mantra was born. Lele Began to give instructions, but then stopped and asked if he thought he Could Aurobindo Followed only by His inner guidance, The Same That HAD HIM Given the mantra. The answer is affirmative, then Lele advised to referrer from now on always the same: if he did know fully, he would not need anything else.

Shortly after, They met again in Calcutta. Lele asked HIM how to proceed sadhana, he continued the practice, and when to Aurobindo said no, That did not make a practice, but to follow Their inner guidance, Lele is envisaged That upset and continuing in this way the devil would have taken possession of HIM. Sri Aurobindo did not answer, but he thought he Within Himself That was sure to follow the Divine, not the devil. Thus ended His relationship with Lele, ‘which remained forever grateful However.

Sri Aurobindo wrote later experience with the Lele That was the first of four major projects on Which he founded His yoga. The second was Given To Him A Few months after the Alipore jail, When He Set The cosmic consciousness, the presence of the Divine in everything. The third and fourth embodiments, which effectively constitute the real heart of Purna Yoga, occurred in Subsequent years, to Pondichery: the realization of the dynamic of the Brahman and the Truth-Consciousness, or Supermind.

cf. P. Hees, “Sri Aurobindo, A Brief Biography”, Oxford University Press, New Delhi, pp.88-94

Mistero – Mystery


🌸Mistero🌸

Geroglifici
criptano
pensieri
perduti
nel tempo

Vento
leggero
sparge
granelli
di sabbia

Vivi
adesso
l’ebbrezza
intensa
di questo attimo

15.07.2020 Poetyca
🌸🍃🌸#Poetycamente
🌸Mystery

Hieroglyphics
encrypt
thoughts
lost
in time

Wind
light
spreads
grains
of sand

You alive
now
the intense
thrill
of this moment

15.07.2020 Poetyca

La Quarta via – “The Fourth Way” – G. Gurdjieff



“La Quarta Via”
G. Gurdjieff
brano tratto da “frammenti di un insegnamento sconosciuto” di P. D. Ouspensky
Gurdjieff: In verità, soltanto l’uomo che possieda i quattro corpi completamente sviluppati può essere chiamato Uomo nel pieno senso della parola. Così, l’uomo compiuto possiede numerose proprietà che l’uomo ordinario non possiede. Una di queste proprietà è l’immortalità. Tutte le religioni e tutti gli insegnamenti antichi contengono l’idea che con l’acquisizione del quarto corpo l’uomo acquista l’immortalità; e tutte indicano delle vie per acquisire il quarto corpo, ossia l’immortalità.
In relazione a ciò, alcuni insegnamenti paragonano l’uomo ad una casa di quattro stanze. L’uomo vive in una sola, la più piccola e la più povera di tutte, senza supporre minimamente, fino a quando non glielo si dice, l’esistenza delle altre, che sono piene di tesori. Quando egli ne sente parlare, incomincia a cercare le chiavi di queste stanze, e specialmente della quarta, la più importante. E quando un uomo ha trovato il mezzo di penetrarvi, diventa realmente il padrone della sua casa, perchè è soltanto allora che la casa gli appartiene completamente e per sempre.
La quarta stanza dà all’uomo l’immortalità e tutti gli insegnamenti religiosi si sforzano di indicargli il cammino verso di essa. Vi è un grandissimo numero di strade, più o meno lunghe, più o meno dure, ma tutte, senza eccezione, conducono o cercano di condurre in una stessa direzione, che è quella dell’immortalità.
L’immortalità non è una proprietà con la quale l’uomo nasce, ma una proprietà che può essere acquisita. Tutte le vie che conducono all’immortalità, quelle che sono generalmente conosciute e le altre, possono essere ripartite in tre categorie:
1. La via del fachiro.
2. La via del monaco.
3. La via dello yogi.
La via del fachiro è quella della lotta con il corpo fisico, è lunga, difficile e incerta. Il fachiro si sforza di sviluppare la volontà fisica, il potere sul corpo. Egli vi riesce attraverso terribili sofferenze, torturando il corpo. Tutta la via del fachiro è fatta di esercizi fisici incredibilmente penosi. Egli sta in piedi, nella medesima posizione, senza un movimento, per ore, giorni, mesi o anni; oppure siede con le braccia tese, su un nudo sasso, al sole, alla pioggia, alla neve; oppure si infligge il supplizio del fuoco o quello del formicaio in cui egli tiene le gambe nude, e così via. Se non cade ammalato o non muore, si sviluppa in lui ciò che può essere chiamato volontà fisica ed egli raggiunge allora la possibilità di formare il quarto corpo. Ma le altre sue funzioni, emozionali e intellettuali, rimangono non sviluppate. Egli ha conquistato la volontà, ma non possiede niente cui applicarla, non può farne uso per acquistare la conoscenza o perfezionare se stesso. In generale, è troppo vecchio per cominciare un lavoro nuovo.
Ma dove vi sono scuole di fachiri, si trovano pure scuole di yogi.
Generalmente gli yogi non perdono di vista i fachiri. E allorché‚ un fachiro raggiunge ciò a cui aspirava, prima di essere troppo vecchio, essi lo prendono in una delle loro scuole, dove per prima cosa lo curano e ricreano in lui il potere di movimento, dopo di che incominciano ad istruirlo. Un fachiro deve imparare di nuovo a parlare e a camminare come un bimbo piccolo. Ma egli possiede ora una volontà che ha superato difficoltà incredibili e che potrà aiutarlo a superare le difficoltà che l’attendono ancora nella seconda parte del suo cammino, allorché‚ si tratterà di sviluppare le sue funzioni intellettuali ed emozionali.
Non potete immaginarvi le prove alle quali si sottomettono i fachiri.
Non so se voi abbiate mai visto veri fachiri. Io ne ho incontrati molti; mi ricordo di uno di essi che viveva nel cortile interno di un tempio indiano; ho perfino dormito al suo fianco. Giorno e notte, per vent’anni, egli si era tenuto sulla punta delle dita dei piedi e delle mani. Non era più capace di raddrizzarsi ne‚ di spostarsi. I suoi discepoli lo portavano a braccia, lo conducevano al fiume dove lo lavavano come un oggetto. Ma un tale risultato non si ottiene in un giorno. Pensate a tutto ciò che aveva dovuto superare, alle torture che aveva dovuto subire per raggiungere quel grado.
E un uomo non diventa fachiro per sentimento religioso, o perché‚ egli comprenda le possibilità e i risultati di questa via. In tutti i paesi d’Oriente dove esistono fachiri, il popolino ha l’usanza di votare ai fachiri un ragazzo nato dopo qualche avvenimento felice. Accade anche che i fachiri adottino degli orfani o acquistino i figli di povera gente. Questi bambini diventano loro allievi e li imitano di buon grado, o vi sono costretti; alcuni lo fanno solo esteriormente, ma altri col tempo diventano realmente fachiri.
Si aggiunga che altri seguono questa via semplicemente per essere stati colpiti dallo spettacolo di qualche fachiro. Accanto a tutti i fachiri che si possono vedere nei templi, si trovano persone che li imitano, sedute o in piedi, nella stessa posizione. Costoro non lo fanno a lungo, certamente, ma a volte per parecchie ore. E accade anche che un uomo, entrato per caso in un tempio in un giorno di festa, dopo aver cominciato ad imitare qualche fachiro che l’aveva particolarmente impressionato, non ritorni a casa mai più ma si aggiunga alla folla dei suoi discepoli; più tardi, col passare del tempo diventerà anche lui un fachiro. Capirete che io in questi casi non do più alla parola ‘fachiro’ il suo senso proprio. In Persia, la parola fachiro indica semplicemente un mendicante; in India. i giocolieri, i saltimbanchi sono soliti chiamare se stessi fachiri. Gli europei, soprattutto gli europei istruiti, danno molto spesso il nome di fachiro agli yogi come pure a monaci erranti di diversi ordini.
Ma in realtà la via del fachiro, la via del monaco e la via dello yogi sono completamente differenti. Non ho parlato finora che dei fachiri.
Questa è la prima via.
La seconda è quella del monaco.
È la via della fede, del sentimento religioso e del sacrificio. Un uomo che non abbia fortissime emozioni religiose e una immaginazione religiosa molto intensa non può diventare un monaco nel vero senso della parola. Pure la via del monaco è molto dura e molto lunga. Il monaco passa degli anni, decine di anni a lottare contro se stesso, ma tutto il suo lavoro è concentrato sul secondo corpo, ossia sui sentimenti. Sottomettendo tutte le altre emozioni a una sola emozione, la fede, egli sviluppa in se stesso l’unità, la volontà sulle emozioni. Ma il suo corpo fisico e le sue capacità intellettuali possono restare non sviluppate. Per essere in grado di servirsi di ciò che egli avrà raggiunto, dovrà coltivarsi fisicamente e intellettualmente. Questo non potrà essere condotto a buon fine se non mediante nuovi sacrifici, nuove austerità, nuove rinunce. Un monaco deve ancora diventare uno yogi e un fachiro. Rarissimi sono coloro che arrivano così lontano; più rari sono ancora coloro che superano tutte le difficoltà. La maggior parte muoiono prima o non diventano monaci che in apparenza.
La terza via è quella dello yogi.
É la via della conoscenza, la via dell’intelletto. Lo yogi riesce a sviluppare il suo intelletto, ma il suo corpo e le sue emozioni restano da sviluppare e, come il fachiro ed il monaco, egli è incapace di trarre profitto da ciò che ha realizzato. Egli sa tutto, ma non può fare nulla. Per diventare capace di fare deve conquistare il dominio sul suo corpo e sulle sue emozioni. Per riuscirvi, deve rimettersi al lavoro ed egli non otterrà alcun risultato se non con degli sforzi prolungati. Però in questo caso ha il vantaggio di comprendere la sua posizione, di conoscere ciò che gli manca, ciò che deve fare e la direzione da seguire. Ma, come sulla via del fachiro e del monaco, rarissimi sono coloro che acquistano una tale conoscenza sulla via dello yogi, ossia raggiungono il livello in cui un uomo può sapere dove va. La maggior parte si arrestano ad un certo grado e non vanno oltre.
Le vie si differenziano l’una dall’altra anche nella loro relazione con il maestro o guida spirituale.
Sulla via del fachiro un uomo non ha maestro nel vero senso di questa parola. Il maestro in questo caso non insegna, serve semplicemente da esempio. Il lavoro dell’allievo consiste nell’imitare il maestro.
L’uomo che segue la via del monaco ha un maestro, e una parte dei suoi doveri, una parte del suo compito, è di avere nel suo maestro una fede assoluta, egli deve sottomettersi assolutamente a lui, in obbedienza. Ma l’essenziale sulla via del monaco è la fede in Dio, l’amore di Dio, gli sforzi ininterrotti per obbedire a Dio e servirlo, anche se nella sua comprensione dell’idea di Dio e del servizio di Dio può esservi una grande parte di soggettività e molte contraddizioni.
Sulla via dello yogi senza un maestro non si può fare nulla e non si deve fare nulla. L’uomo che abbraccia questa via deve, all’inizio, imitare il suo maestro come il fachiro e credere in lui come il monaco. Ma in seguito diviene gradualmente il maestro di se stesso. Egli impara i metodi del suo maestro e si esercita gradualmente ad applicarli a se stesso.
Ma tutte le vie, la via del fachiro come le vie del monaco e dello yogi hanno un punto comune: tutte incominciano da ciò che vi è di più difficile, un cambiamento di vita totale, una rinuncia a tutto ciò che è di questo mondo. Un uomo che ha una casa, una famiglia, deve abbandonarle, deve rinunciare a tutti i piaceri, attaccamenti e doveri della vita, e partire per il deserto, entrare in un monastero o in una scuola di yogi. Fin dal primo giorno, dai primi passi sulla via egli deve morire al mondo; soltanto così egli può sperare di raggiungere qualcosa su una di queste vie.
In una vita ordinaria, per quanto colma di interessi filosofici, scientifici, religiosi o sociali, non vi è nulla e non può esservi nulla che offra le possibilità contenute nelle vie. Infatti, esse conducono o potrebbero condurre l’uomo all’immortalità. La vita mondana, anche la più riuscita, conduce alla morte e non potrebbe condurre a nient’altro. L’idea delle vie non può essere compresa, se si ammette la possibilità di un’evoluzione dell’uomo senza il loro aiuto.
Per cogliere l’essenza di questo insegnamento, è indispensabile comprendere che le vie sono gli unici metodi che possono garantire lo sviluppo delle possibilità nascoste dell’uomo. Ciò mostra d’altronde come un tale sviluppo sia raro e difficile. Lo sviluppo di queste possibilità non è una legge. La legge per l’uomo è una esistenza nel cerchio delle influenze meccaniche., è lo stato di “uomo macchina”. La via dello sviluppo delle possibilità nascoste è una via contro la natura, contro Dio. Ciò spiega le difficoltà e il carattere esclusivo delle vie. Esse sono ardue e strette. Ma al tempo stesso nulla potrebbe essere raggiunto senza di esse. Nell’oceano della vita ordinaria, e specialmente della vita moderna, le vie sono un fenomeno piccolo, appena percettibile, che, dal punto di vista della vita stessa, non ha la minima ragione di essere. Ma questo piccolo fenomeno contiene in se stesso tutto ciò di cui l’uomo può disporre per lo sviluppo delle sue possibilità nascoste. Le vie si oppongono alla vita di tutti i giorni, basata su altri principî e assoggettata ad altre leggi. In ciò consiste il loro potere e il loro significato. In una vita ordinaria, per quanto colma di interessi filosofici, scientifici, religiosi o sociali, non vi è nulla e non può esservi nulla che offra le possibilità contenute nelle vie. Infatti, esse conducono o potrebbero condurre l’uomo all’immortalità. La vita mondana, anche la più riuscita, conduce alla morte e non potrebbe condurre a nient’altro. L’idea delle vie non può essere compresa, se si ammette la possibilità di una evoluzione dell’uomo senza il loro aiuto.
Come regola generale, è duro per un uomo rassegnarsi a quest’idea; essa gli pare esagerata, ingiusta e assurda. Egli ha una povera comprensione del senso della parola ‘possibilità. Si immagina che, se vi sono delle possibilità in lui, debbano svilupparsi e che debbano pur esserci dei mezzi di sviluppo alla sua portata. Da un totale rifiuto di riconoscere in se stesso qualsiasi genere di possibilità, l’uomo, in generale, passa immediatamente a un’esigenza imperiosa del loro sviluppo inevitabile. É difficile per lui abituarsi all’idea che non soltanto le sue possibilità possono restare al loro stadio attuale di sottosviluppo, ma che esse possono atrofizzarsi definitivamente e che d’altra parte il loro sviluppo esige da lui sforzi prodigiosi e perseveranti. In generale, se noi consideriamo le persone che non sono né fachiri, né monaci, né yogi, e delle quali possiamo affermare con sicurezza che non lo saranno mai, siamo in grado di affermare con certezza assoluta che le loro possibilità non possono svilupparsi e non saranno mai sviluppate. É indispensabile persuadersene profondamente per comprendere ciò che sto per dire.
Nelle condizioni ordinarie della vita civilizzata, la situazione di un uomo, anche intelligente, che cerca la conoscenza, è senza speranza, poiché‚ egli non ha la minima possibilità di trovare attorno a se‚ qualcosa che somigli ad una scuola di fachiri o ad una scuola di yogi; quanto alle religioni dell’occidente, esse sono degenerate a tal punto che da molto tempo non vi è più nulla di vivente in esse. Infine dall’occultismo o dallo spiritismo non c’è altro da aspettarsi che qualche ingenua esperienza.
E la situazione sarebbe veramente disperata se non esistesse un’altra possibilità, quella di una quarta via.
La quarta via non richiede che ci si ritiri dal mondo, non esige la rinuncia a tutto ciò che formava la nostra vita. Essa comincia molto più lontano che non la via dello yogi. Ciò significa che bisogna essere preparati per impegnarsi sulla quarta via e che questa preparazione deve essere acquisita nella vita ordinaria, essere molto seria e abbracciare parecchi aspetti differenti. Inoltre un uomo che vuole seguire la quarta via deve riunire nella sua vita condizioni favorevoli al lavoro, o che in ogni caso non lo rendano impossibile. Infatti, bisogna convincersi che sia nella vita esteriore che nella vita interiore di un uomo, certe condizioni possono costituire per la quarta via barriere insormontabili. Aggiungiamo che questa via, contrariamente a quella del fachiro, del monaco e dello yogi, non ha una forma definita. Prima di tutto essa deve essere trovata. É la prima prova. Ed è difficile, poiché‚ la quarta via è ben lontana dall’essere conosciuta quanto le altre tre vie tradizionali. C’è molta gente che non ne ha mai sentito parlare ed altri che negano semplicemente la sua esistenza o anche la sua possibilità.
Tuttavia, l’inizio della quarta via è ben più facile dell’inizio delle vie del fachiro, del monaco e dello yogi. É possibile seguire la quarta via e lavorare su di essa rimanendo nelle condizioni abituali di vita e continuando il lavoro usuale, senza rompere le relazioni che si avevano con la gente, senza abbandonare nulla. Anzi, le condizioni di vita nelle quali un uomo si trova quando inizia il lavoro – dove il lavoro, per così dire, lo sorprende – sono le migliori possibili per lui, perlomeno all’inizio. Infatti, queste condizioni gli sono naturali. Esse sono quell’uomo stesso, poiché‚ la vita di un uomo e le sue condizioni corrispondono a ciò che egli è. La vita le ha create sulla sua misura; di conseguenza ogni altra condizione sarebbe artificiale e il lavoro non potrebbe, in questo caso, toccare contemporaneamente tutti i lati del suo essere.
Così la quarta via tocca tutti i lati dell’essere umano simultaneamente. È il lavoro sulle tre camere contemporaneamente. Il fachiro lavora sulla prima camera, il monaco sulla seconda, lo yogi sulla terza. Quando raggiungono la quarta camera, il fachiro, il monaco e lo yogi lasciano dietro di sè molte cose incompiute e non possono fare uso di ciò che hanno raggiunto, poichè non sono padroni di tutte le loro funzioni. Il fachiro è padrone del suo corpo, ma non delle emozioni, né dai pensieri; il monaco è padrone delle sue emozioni, ma non del corpo, né del suo pensiero; lo yogi è padrone del suo pensiero, ma non del corpo, né delle emozioni.
La quarta via differisce dunque dalle altre in quanto la sua principale richiesta è una richiesta di comprensione. L’uomo non deve fare nulla senza comprendere – salvo a titolo di esperienza – sotto il controllo e la direzione del suo maestro. Più un uomo comprenderà quello che fa, più i risultati dei suoi sforzi saranno validi. É un principio fondamentale della quarta via. I risultati ottenuti nel lavoro sono proporzionali alla coscienza che si ha di questo lavoro. La fede non è richiesta su questa via; al contrario, la fede di qualsiasi tipo costituisce un ostacolo. Sulla quarta via un uomo deve assicurarsi da se‚ la verità di ciò che gli viene detto. E fin quando non avrà acquisito questa certezza, non deve fare nulla.
Il metodo della quarta via è il seguente: mentre si lavora sul corpo fisico, bisogna lavorare simultaneamente sul pensiero e sulle emozioni; lavorando sul pensiero, bisogna lavorare sul corpo fisico e sulle emozioni; mentre si lavora sulle emozioni, occorre lavorare sul pensiero e sul corpo fisico. Ciò che permette di riuscire è la possibilità, nella quarta via, di fare uso di un sapere particolare, inaccessibile nelle vie del fachiro, del monaco e dello yogi. Questo sapere rende possibile un lavoro simultaneo nelle tre direzioni. Tutta una serie di esercizi paralleli sui tre piani: fisico, mentale ed emozionale, servono a questo scopo.
Inoltre, nella quarta via è possibile individualizzare il lavoro di ciascuno; vale a dire, ogni persona deve fare solo ciò che gli è necessario e nulla che sia inutile per lui. Infatti, la quarta via fa a meno di tutto il superfluo che si è mantenuto per tradizione nelle altre vie.
Così, allorché‚ un uomo raggiunge la volontà mediante la quarta via, egli può servirsene, poiché‚ ha acquistato il controllo di tutte le sue funzioni fisiche, emozionali ed intellettuali. Egli ha risparmiato per giunta molto tempo con questo lavoro simultaneo e parallelo sui tre lati del suo essere.
La quarta via è talvolta chiamata la via dell’uomo astuto. “L’uomo astuto” conosce un segreto che il fachiro, il monaco e lo yogi non conoscono. In che modo “l’uomo astuto” abbia appreso questo segreto, non si sa. Forse l’ha trovato in qualche vecchio libro, forse l’ha ereditato, forse l’ha comperato, forse l’ha rubato a qualcuno. Fa lo stesso. L’uomo astuto conosce il segreto, e con il suo aiuto supera il fachiro, il monaco, lo yogi.
“Il fachiro è, tra i quattro, colui che opera nella maniera più grossolana; sa pochissimo e comprende pochissimo. Supponiamo che egli riesca, dopo un mese di intense torture, a sviluppare una certa energia, una certa sostanza che produca in lui determinati cambiamenti. Egli lo fa assolutamente all’oscuro, ad occhi chiusi, non conoscendo ne lo scopo, ne i metodi, ne i risultati, semplicemente per imitazione.
Il monaco sa un po’ meglio ciò che vuole; è guidato dal sentimento religioso, dalla tradizione religiosa, da un desiderio di compiutezza, di salvezza; egli ha fede nel maestro che gli dice ciò che deve fare e crede che i suoi sforzi ed i suoi sacrifici “piacciano a Dio”. Supponiamo che in una settimana di digiuni, di continue preghiere, di privazioni e di penitenze, riesca a raggiungere ciò che il fachiro non aveva potuto sviluppare in sè che in un mese di torture.
Lo yogi ne sa molto di più. Sa ciò che vuole, sa perchè lo vuole, sa come può ottenerlo. Egli sa per esempio che, per arrivare al suo scopo, deve sviluppare in sè una certa sostanza. Egli sa che questa sostanza può essere prodotta in un giorno mediante un certo tipo di esercizio mentale o mediante una concentrazione intellettuale. Così per un giorno intero, senza permettersi una sola idea estranea, tiene l’attenzione fissa sopra questo esercizio ed ottiene ciò di cui ha bisogno. In questa maniera uno yogi riesce a raggiungere in un giorno la stessa cosa che il monaco raggiunge in una settimana, e il fachiro in un mese.
Bisogna ancora notare che oltre a queste vie giuste e legittime, vi sono anche vie artificiali che non danno che risultati temporanei e vie decisamente sbagliate che possono anche dare risultati permanenti, ma nefasti. Pure su queste vie l’uomo cerca la chiave della quarta stanza e qualche volta la trova. Ma ciò che trova nella quarta stanza, non ci è dato sapere.
Accade anche che la porta della quarta stanza venga aperta artificialmente con un grimaldello e in entrambi i casi è possibile che la stanza sia vuota”.
Da: http://www.riflessioni.it/testi/quartavia.htm

“The Fourth Way”
G. Gurdjieff

excerpt from “fragments of an unknown teaching” in P. D. Ouspensky

Gurdjieff: In truth, only the man who owns the four bodies fully grown man can be called in the full sense of the word. Thus, man has made a number of properties that the ordinary man does not possess. One of these properties is immortality. All religions and all the ancient teachings include the idea that with the acquisition of the fourth body, man achieves immortality, and all suggest ways to acquire the fourth body, that is immortality.

In this regard, some lessons liken man to a house with four rooms. The man lives in one, the smallest and poorest of all, without assuming any way, until you say it to him, the existence of others, which are full of treasures. When he hears about, begins to look for the keys to these rooms, especially the fourth, the most important. And when a man has found the means to penetrate it, becomes the real master of his house, because it is only then that the house belongs to him completely and forever.

The fourth stanza gives man the immortality and all religious teachings are trying to point the way to it. There is a large number of roads, more or less long, more or less hard, but all, without exception, lead or trying to live in the same direction, which is immortality.

Immortality is not a property with which man is born, but a property that can be gained.All roads that lead to immortality, what are generally known and others, can be divided into three categories:

1. The way of the fakir.
2. The way of Monaco.
3. The way of the yogi.

The way of the fakir is the struggle with the physical body is long, difficult and uncertain. The fakir will seek to develop physical power over the body. He will succeed through tremendous suffering, torturing the body. All the way of the fakir is made of incredibly painful physical exercises. He is standing in the same position, without moving for hours, days, months or years, or sits with her arms outstretched, on a bare stone, sun, rain, snow, or is inflicted the torture of fire or that of the ant hill where he keeps his legs bare, and so on. If you do not fall sick or dies, he developed what may be called natural, and he will then reach the possibility of forming the fourth body. But its other functions, emotional and intellectual, remain undeveloped. He has conquered the desire, but that has nothing to apply it, can not use it to acquire knowledge or improve himself. In general, it is too old to start a new job.

But where there are schools of fakirs, there are also schools of yogis.
Generally, the yogis do not lose sight of the fakirs. And when, a fakir to aspire to reach this before being too old, they take it in one of their schools, where the first thing to look after and re-create in him the power of motion, after which they begin to teach him. A fakir has to relearn to talk and walk like a small child. But he now has a will that has overcome incredible difficulties and that can help overcome the difficulties that are still awaiting the second part of his journey, when, it will develop its intellectual and emotional functions.

You can not imagine the trials to which they submit the fakirs.
I do not know if you’ve ever seen real fakirs. I’ve met a lot of it, I remember one of them who lived in the courtyard of a temple in India, I even stayed at his side. Day and night, for twenty years, he had kept on the tip of the toes and hands. It was no longer able to straighten it, to move. His disciples carried arms, led him to the river where they wash as an object. But such a result is not achieved in one day. Think of all that had to overcome the torture he had endured to reach that rank.

And a man does not become a fakir to religious sentiment, or because he understands the possibilities and results of this street. In all countries of the East where there are fakirs, the populace has the habit of voting for the fakirs a boy born after a happy event. It also happens that the fakirs adopt orphans or purchase the children of poor people. These children become their students and imitate them willingly, or are forced, some do so only externally, but others eventually become really fakirs.

He added that others follow this path simply because they were impressed by the spectacle of some fakir. In addition to all the fakirs who can be seen in the temples, there are people who imitate them, sitting or standing in the same position. They do not do it for a long time, certainly, but sometimes for several hours. It also happens that a man came by chance in a temple on a day of celebration, after they begin to imitate some fakir who had particularly impressed, not to come home but never more to be added to the crowd of his disciples, and later , over time he will become a fakir.I understand that in these cases do not give more to the word ‘fakir’ its true sense. In Persia, the word fakir simply indicates a beggar in India. jugglers, acrobats are wont to call themselves fakirs. The Europeans, especially the European-educated, very often give the name of the fakir yogi as well as wandering monks of different orders.

But in reality the way of the fakir, the way to Monaco and the way of the yogi is completely different. I have not spoken so far that the fakirs.

This is the first street.

The second is that of Monaco.
It is the path of faith, religious sentiment and sacrifice. A man who has very strong religious emotions and a very intense religious imagination can not become a monaco in the true sense of the word. Yet the path of Monaco is very hard and very long. The Monaco over the years, tens of years to fight against himself, but all his work has focused on the second body, that is feelings. By submitting all the other emotions to one emotion, faith, he develops in himself the unity, the will over the emotions. But his physical body and its intellectual capacity may remain undeveloped. To be able to make use of what he has achieved, will have their physical and intellectually. This can not be successfully carried out except through sacrifices, new, new austerity, new sacrifices. Monaco has yet to become a yogi and a fakir. Rare are those who get this far, rarer still are those who overcome all difficulties. Most die before they become monks or in appearance.

The third way is that of the yogi.
It is the way of knowledge, the way of. The yogi is able to develop his intellect, but his body and his emotions remain to be developed and, like Monaco and the fakir, he is unable to profit from what he has accomplished. He knows everything but can not do anything. To be able to do is win the dominion over his body and his emotions. To succeed, he must go back to work and he will not do anything except through a sustained effort. But in this case has the advantage of understanding his position, to know what’s missing, what to do and the way forward. But, as in the way of the fakir and monaco, rare are those who acquire such knowledge on the path of the yogi, or reach the level where a man can know where it goes. Most stop at a certain level and go no further.

The streets are different from each other also in their relationship with the teacher or spiritual guide.

On the way of the fakir a man has no teacher in the truest sense of the word. The teacher does not teach in this case, serves merely as an example. The pupil’s work consists in imitating the master.

The man who follows the path of Monaco has a master, and part of his duties, a part of his task, is to have absolute faith in his teacher, he must absolutely submit to him in obedience. But the main point on the path of Monaco is faith in God, love of God, uninterrupted effort to obey God and serve him, even though in his understanding of the idea of God and the service of God can be a big part of subjectivity and contradictions.

On the way of the yogi without a teacher you can not do anything and you should not do anything. The man who embraces this path must initially imitate his master like the fakir and believe in him as the Monaco. But then it gradually becomes the master of himself. He learns his teacher’s methods and practices to gradually apply them to himself.

But all the streets, the way of the fakir as the streets of Monaco and the yogi’s have a common point: all begin from what is most difficult, a total change of life, a renunciation of all that is of this world. A man who has a home, a family must leave, must give up all pleasures, attachments and duties of life, and leave for the desert, enter a monastery or a school of yogis. From day one, from the first steps on the path he must die to the world, the only way he can hope to achieve something on one of these pathways.

In an ordinary life, as full of philosophical interests, scientific, religious or social, there is nothing and there can be nothing that offers the possibilities contained in the streets. In fact, they lead or could lead man to immortality. Social life, even the most successful, leading to death and could not lead to anything else. The idea of the streets can not be understood if we admit the possibility of human evolution without their help.

To grasp the essence of this teaching, it is essential to understand that the streets are the only methods that can ensure the development of hidden possibilities of man. It shows, moreover, that such a development is rare and difficult. The development of these possibilities is not a law. The law for man is existence in a circle of mechanical influences., Is the state of “human machine”. The way of the development of hidden possibilities is a way against nature, against God This explains the difficulties and the exclusive nature of the streets. They are hard and narrow. But at the same time nothing could be achieved without them. In the ocean of ordinary life, and especially of modern life, the streets are a phenomenon of small, barely perceptible, which, from the perspective of life itself, has not the slightest reason to be. But this little phenomenon contains in itself everything that man can have for the development of its hidden possibilities. The streets are opposed to everyday life, based on other principles and subject to other laws. Therein lies their power and their meaning. In an ordinary life, as full of philosophical interests, scientific, religious or social, there is nothing and there can be nothing that offers the possibilities contained in the streets.In fact, they lead or could lead man to immortality. Social life, even the most successful, leading to death and could not lead to anything else. The idea of the streets can not be understood if we admit the possibility of human evolution without their help.

As a general rule, it is hard for a man to resign himself to this idea, it’s seems exaggerated, unfair and absurd. He has a poor understanding of the meaning of the word ‘possibility. One imagines that if there are possibilities in him, should develop and should even be the means of development within its grasp. From a total refusal to recognize himself in any kind of chance, the man generally goes immediately to a mandatory requirement of their development inevitable. It is difficult for him to get used to the idea that not only his chances may remain at their current stage of underdevelopment, but they definitely can atrophy and the other part of their development requires prodigious efforts by him and persevering. In general, if we consider the people who are neither fakirs, or monks, or yogis, and of which we can safely say that never will be, we can say with absolute certainty that their potential can not develop and will never be developed. It must be convinced to deeply understand what I’m about to say.

In ordinary conditions of civilized life, the situation of a man, even intelligent, that seeking knowledge is hopeless, since he has not the slightest chance of finding around him, something closer to a school or a fakir School yogi, as the religions of the West, they have degenerated to the point that for a long time there is nothing living in them. Finally occultism or spiritualism there is nothing to be expected that some naive experience.

And the situation is really desperate if there were another possibility, that of a fourth way.

The fourth way that does not require us to withdraw from the world, does not require the renunciation of everything that makes up our lives. It begins much farther than the way of the yogi. This means that we must be prepared to engage on the fourth way and this preparation must be acquired in ordinary life, be very serious and embrace many different aspects. Also a man who wants to follow the fourth way is to combine in his life conditions conducive to work, or in any case not make that impossible. In fact, you have to believe that it is in the outer life that in the inner life of a man, certain conditions can be insurmountable barriers for the fourth way. Let us add that this pathway, unlike that of the fakir, the Monaco and the yogi has no definite form. First of all it has to be found. It is the first test. And it is difficult, since the fourth way is far from being known as the other three traditional ways. There are many people who has never heard of and others who simply deny its existence or its possibility.

However, the beginning of the fourth way is much easier to start the ways of the fakir, the Monaco and the yogi. You can follow the fourth way and work on it remaining in the normal way of life and continuing the usual work, without breaking the relationships that you had with people, without leaving anything. Indeed, the living conditions in which a man is when he starts work – where the work, so to speak, I wonder – are the best possible for him, at least initially. In fact, these are the natural conditions. They are the same man as the life of a man and his condition correspond to what he is. Life has created on their measure, so any other condition would be artificial and could not work in this case, simultaneously touch all sides of his being.

Thus, the fourth way touches all sides of the human being simultaneously. It is the work of the three rooms simultaneously. The fakir working on the first room and Monaco on the second, the yogi on the third. When they reach the fourth room, the fakir, the Monaco and the yogi leave behind many things unfinished, and can not make use of what they have achieved, as they are not masters of all their functions. The Fakir is master of his body, but not the emotions or thoughts, Monaco is the master of his emotions, but not the body or of his thought, the yogi is master of his thought, but not the body, or the emotions.

The fourth way differs from the others in so far as its main request is a request for understanding. The man must not do anything without understanding – except by way of experience – under the supervision and direction of his master. The more a man understands what he does, plus the results of his efforts will be valid. It is a fundamental principle of the fourth way. The results obtained in the work are proportional to the consciousness we have of this work. Faith is not required on this road, on the contrary, faith of any kind is an obstacle. The fourth way a man must be sure if the truth of what is being said. And until they have acquired this certainty must not do anything.

The method of the fourth way is: while working on the physical body, we must simultaneously work on thought and emotions, working on the thought, we need to work on the physical body and emotions while working on the emotions, we must work on thinking and physical body. This allows you the opportunity to succeed, the fourth way, to make use of a particular knowledge, inaccessible in the ways of the fakir, the Monaco and the yogi. This knowledge makes it possible to work simultaneously in three directions. A series of parallel operation on three levels: physical, mental and emotional, serve this purpose.
In addition, the fourth way you can individualize the work of each, that is, each person must do only what you need and nothing that is useless for him. In fact, the fourth street does without all the superfluous that is maintained tradition in other ways.

Thus, when a man reaches the will by the fourth street, he may use it, because, he acquired control of all his bodily functions, emotional and intellectual. He has saved too much time with a simultaneous and parallel work on the three sides of his being.

The fourth way is sometimes called the smart man’s way. “Man Smart” knows a secret that the fakir, the Monaco and the yogi do not know. How “smart man” has learned this secret, you do not know. Maybe he found some old book, perhaps inherited, perhaps he bought it, maybe someone stole it. Whatever. The smart man knows the secret, and with his help over the fakir, the Monaco, the yogi.

“The Fakir is among the four, who works in a simpler way, knows little and understands very little. Suppose he succeeds, after a month of intense torture, to develop a certain energy, a substance that produces certain changes in him . He is absolutely in the dark, eyes closed, not knowing its purpose, its methods, its results, simply by imitation.

The Monaco knows a bit ‘better what she wants and is driven by religious sentiment, from the religious tradition, by a desire for perfection, salvation, and he has faith in the teacher who tells him what to do and believes that its efforts and their sacrifices “pleasing to God.” Suppose that in a week of fasting, continuous prayer, penance and deprivation, is able to achieve what the fakir had not been able to develop itself in a month of torture.

The yogi knows much more. He knows what he wants, knows why he wants, knows how can get it. He knows for example that, to achieve its purpose, must develop in itself a substance. He knows that this substance can be produced in a day using some type of mental exercise or by an intellectual concentration. So for a whole day, without afford one alien idea, keeps the attention fixed on this exercise and get what they need. In this way a yogi can achieve in one day the same thing as Monaco reached in a week, and the fakir in a month.

Should also be noted that in addition to these just and legitimate way, there are also artificial means that do not give that much wrong way and temporary results can also give permanent results, but harmful. Even on these streets man seeks the key to the fourth room, and sometimes finds it. But what is in the fourth stanza, we can not know.

It also happens that the door of the fourth room is opened artificially by a pick and in both cases it is possible that the room is empty. ”

From: http://www.riflessioni.it/testi/quartavia.htm

Riflettendo – Non è così difficile – It is not so difficult



Riflettendo…

La Riflessione
La natura della mente è sostanza e fondamento dell’insieme di vita e morte,
come il cielo che accoglie l’intero universo nel suo abbraccio.
Sogyal Rinpoche
—————————–
Essere capaci di guardare in profondità
come tutto sia impermanente, destinato
alla trasformazione e che a nulla ci possiamo aggrappare,
in particolare alla visione dualistica
che tutto cataloga e rende separato,
è comprendere anche l’interconnessione e la presenza
di qualcosa che trascente la mente per portare luce
alla realtà della presenza di una condizione di non separaritivà
e di non opposizione o contrasto dove tutto è realtà viva da accogliere,
oltre ogni apparenza ed illusione.
Poetyca
—————————–
L’insegnamento
Non è così difficile
Morire non è così difficile,
una volta che avete accettato la morte
come una parte della vita.
La morte non è separata dalla vita.
Des Boo-ngoh
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Moriamo ogni istante,
a noi stessi, alla realtà apparente,
per attraversare il confine tra illusione
e realtà che permea ogni passo
– qui ed ora – dove tutto è un intenso abbraccio
di comprensione e compassione verso ogni essere
e la non separazione che ci insegna a vivere quel che è.
Vita e morte sono sono due separate condizioni,
ma due punti di vista che si affacciano sulla medesima cosa.
Poetyca
———————————-
13.03.2010 Poetyca

🌟🌟🌟
Reflecting …
Reflection
The nature of mind is the substance and foundation of all life and death,
like the sky that welcomes the entire universe in his embrace.
Sogyal Rinpoche
—————————–
Being able to look deeply
that everything is impermanent, destined
transformation and that we can cling to nothing,
in particular the dualistic view
that all catalogs and makes separate
is to understand the interplay and the presence
trascente the mind of something to bring light
the reality of the presence of a condition not to separaritivà
and not opposition or contrast where everything is a living reality to be accepted,
beyond appearances and illusion.
Poetyca
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Teaching
It is not so difficult
Dying is not so difficult,
once you have accepted death
as a part of life.
Death is not separated from life.
Boo-des ngoh
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We die every moment,
to ourselves, to the apparent reality,
to cross the border between illusion
and reality that permeates every step
– Here and now – where everything is an intense embrace
of understanding and compassion for all beings
and non-separation that teaches us to live what it is.
Life and death are two separate conditions,
but two points of view facing the same thing.
Poetyca
———————————-
13.03.2010 Poetyca

Pesi calibrati – Calibrated weights


Pesi calibrati

Ogni nostro passo
è una scelta nel sentiero della nostra vita:

– possiamo scegliere se prendere ogni peso oggi
e abbandonare quello che è inutile come apparenza ( senza sostanza)
oppure fare questo domani, quando attraverso la nostra esperienza
avremo imparato la lezione.

Se noi paragoniamo noi stessi a degli alpinisti possiamo vedere come
tutto quello che portiamo sulle nostre spalle deve avere un peso calibrato
o esso diventa nocivo.

Ma a me viene in mente anche come in un ideogramma cinese la parola crisi
significa opportunità, allora tutto quello che fa inciampare e soffrire noi,

a volte sino a spezzare il nostro cuore, è in realtà la scossa giusta per guardare meglio
come smettere di creare sofferenza attraverso il peso inutile delle aspettative.

13.12.2011 Poetyca

Calibrated weights

Every step we take
is a choice in the path of our lives:

– We can choose whether to take any weight today
and abandon what is useless as appearance (without substance)
Or do this tomorrow, when through our experience
we have learned the lesson.

If we compare ourselves to the mountaineers we can see how
everything that we carry on our shoulders must weigh calibrated
or it becomes damaged.

But I can think of a Chinese character as the word crisis
means opportunity, then everything that makes us stumble and suffer,

sometimes up to break our heart, the shock is actually just to look better
how to stop creating unnecessary suffering by the weight of expectations.

13.12.2011 Poetyca

Attrazione – Attraction


🌸Attrazione🌸

Non attiriamo
quello che vogliamo;
attiriamo ciò che siamo.

Wayne Dyer
🌸🍃🌸#pensierieparole
🌸Attraction

We do not attract
that which we want;
we attract that which we are.

Wayne Dyer

Dialogo negato – Denied dialogue


🌸Dialogo negato🌸

Anche il silenzio
può essere pesante,
quanto una punizione.
Eppure…
se releghi in un angolo
una persona…
Perché cercare
di violarne di nascosto l’anima
osservando ogni sua espressione?
Siate sinceri e cercate
di capire cosa volete davvero.
Punite solo voi stessi
astenendovi
dal confronto costruttivo.

14.07.2020 Poetyca
🌸🍃🌸#Poetycamente
🌸Denied dialogue

Also silence
can be heavy,
as much as a punishment.
But yet…
if you relegate to a corner
a person…
Why look
to violate its soul watching in secret
every his expression?
Be sincere and seek
to understand what you really want.
You punish only yourself
when you refraining from a constructive confrontation.

14.07.2020 Poetyca

Naturalmente naturale


Immagine di Giuseppe Bustone

Naturalmente naturale

Penso che si debba prendere coscienza delle cose
semplici della vita.
Non darle per scontate.
Quanti di noi osservano
e godono di un tramonto?
Chi ne resta meravigliato?
Chi guarda davvero tutti i suoi colori, che vanno dal giallo
al rosa al rosso al viola?
Non è stupenda l’alba?
Un fiume che scorre?
Una montagna maestosa?
Consiglio a voi che state leggendo
di “esserci” quando la natura
si manifesta.
Prendetevi del tempo
solo per voi; solo per la natura.

Giuseppe Bustone

★ღPoeti amici ღ★


Living The Momert

Here comes rain orsun in mid May
Take a moment to enjoy things
Drops falling on the ground
The air is crisp and refreshing
New life is growing around us
Stop and smell the fresh flowers
Dont give up what you believe in
We are living the moment at own pace

By Nicolas Nick’Crowley5-16-19
Copyright Nicolas Crowley

Vivere il momento

Ecco che arriva la pioggia a metà maggio
Prenditi un momento per goderti le cose
Gocce che cadono a terra
L’aria è fresca e rinfrescante
La nuova vita sta crescendo intorno a noi
Fermati e annusa i fiori freschi
Non rinunciare a ciò in cui credi
Stiamo vivendo il momento al nostro ritmo

Di Nicolas Nick’Crowley5-16-19
Copyright Nicolas Crowley

Fenice – Phoenix – Haiku


🌸Fenice – Haiku🌸

Tu ti alzi ora
come Araba fenice
dalle ceneri

24.03.2020 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Phoenix – Haiku

You get up now
as Araba phoenix
from the ashes

24.03.2020 Poetyca

Tom Petty greatest hits


[youtube https://www.youtube.com/watch?v=TsH4CrwExCQ&list=PLupOSjd2mAJDGEqaZeac4zWVQtJyFQRQY]

Thomas Earl Petty è nato a Gainesville, in Florida, e non aveva nessuna aspirazione musicale finché Elvis Presley non visitò la sua città natale. Dopo aver fatto parte di alcune band come The Sundowners, The Epics, e Mudcrutch (di cui facevano parte i futuri membri degli Heartbreakers Mike Campbell e Benmont Tench) inizia la sua carriera discografica come Tom Petty & the Heartbreakers, quando la band irrompe nella scena musicale nel 1976 con l’album omonimo di debutto. La canzoneBreakdown, pubblicata come singolo, entra nella Top 40 nel 1977.

Il secondo album You’re Gonna Get It! uscito nel 1978 conferma le buone musicalità dell’album di debutto, ma i singoli tratti da questo album (Listen To Her Heart e I Need To Know non ripetono il successo di Breakdown. Petty stesso racconta che in quel periodo erano considerati troppo hard per gli amanti del mainstream e troppo soft per i punk.

Nel periodo successivo la sua casa discografica fallisce, scatenando l’apertura di una causa giudiziaria con la nuova per la proprietà dei diritti d’autore delle sue canzoni. Petty finanzierà le spese della causa con un nuovo tour chiamato appunto Lawsuite Tour. In questo stato precario nasce il suo album di maggior successo, Damn the Torpedoes, che raggiunge negli USA il triplo platino. L’album successivo, Hard Promises, ottiene un buon giudizio di critica, ma un minor successo di pubblico, risultando tuttavia un buon lavoro.

Sul suo quinto album Long After Dark (1982), il bassista Ron Blair è sostituito da Howie Epstein, che completa la line-up degli Heartbreakers. Petty in quel periodo ha problemi di stress dovuto al successo e si prende un periodo di pausa dalle scene.

Con il suo album del ritorno Southern Accents (1985) Tom Petty & The Heartbreakers ricominciano lì da dove avevano interrotto. Secondo il progetto iniziale il disco doveva essere doppio, avendo una parte più acustica dedicata alla riscoperta del sud degli Stati Uniti e una parte più sperimentale alla quale collabora Dave Stewart. Durante le registrazioni si verificano problemi e Petty a, causa della frustrazione, si frattura la mano sinistra, tirando un pugno contro il muro. Per questo incidente l’artista non potrà suonare la chitarra per circa otto mesi e questo farà tramontare del tutto l’idea dell’album doppio. Il singolo tratto dall’album èDon’t Come Around Here No More prodotto da Dave Stewart, il video della canzone vede Tom vestito come il Cappellaio Matto dal libro Alice nel Paese delle Meraviglie.

Il tour è un successo, e verrà documentato sull’album Pack Up The Plantation: Live! (1986). Le capacità live della band vengono ulteriormente confermate quando Bob Dylan invita Tom Petty & the Heartbreakers a unirsi a lui durante il True Confessions Tour attraverso USA, Australia, Giappone nel (1986) ed Europa nel (1987).

Durante il 1987, il gruppo incide anche l’album Let Me Up (I’ve Had Enough), un album in studio che presenta sonorità assimilabili a quelle di un album dal vivo, registrato utilizzando tecniche prese in prestito da Bob Dylan. L’album include Jammin’ Me, che Petty scrive con Dylan.

Prima di Full Moon Fever, Lynne e Petty lavorano insieme nella all-stars band Traveling Wilburys, nella quale sono presenti anche Bob Dylan, George Harrison e Roy Orbison.[1] I Traveling Wilburys nascono per gioco per registrare il lato B di un singolo di George Harrison, ma Handle with Care, la canzone che ne viene fuori, è considerata troppo valida per essere relegata sul lato B di un singolo e infatti ha un tale successo che i membri decidono di registrare un intero album. Traveling Wilburys Vol. 1 esce nel 1988 ma pochi mesi dopo la morte improvvisa di Roy Orbison fa calare un’ombra sul successo dell’album, visto anche che Del Shannon, con il quale il gruppo avrebbe intenzione di sostituirlo, si suicida. Nonostante ciò un secondo album, curiosamente chiamato Traveling Wilburys Vol. 3 segue nel 1990.

Nel 1989, Petty registra Full Moon Fever, solo nominalmente un progetto solista, infatti altri membri degli Heartbreakers e altri musicisti famosi partecipano alla produzione. Mike Campbell co-produce l’album con Petty e Jeff Lynne. Il disco raggiunge la Top Ten della rivista Billboard e vi rimane per più di 34 settimane, raggiungendo il triplo disco di platino, insieme ai singoli I Won’t Back Down, Free Fallin’ e Runnin’ Down A Dream.

Petty si riunisce con gli Heartbreakers per l’album successivo, Into the Great Wide Open nel 1991. È prodotto di nuovo da Jeff Lynne e include i singoli Learning to Fly e la title-track Into the Great Wide Open, che vede gli attori Johnny Depp, Gabrielle Anwar e Faye Dunaway nel video.

Nel 1994, Petty registra il suo secondo album solista, Wildflowers prodotto da Rick Rubin, che include i singoli You Don’t Know How It Feels, You Wreck Me, It’s Good to Be King, A Higher Place e Honey Bee. Petty considera questo uno dei suoi album più riusciti, parere condiviso anche dalla critica.

Due anni dopo 1996 realizza la colonna sonora del film Il senso dell’amore del regista Edward Burns. Nominato direttore artistico del progetto, non riusce però a trovare nessun altro musicista disposto a fornirgli brani validi e decide quindi di usare insieme alle canzoni nuove composte per l’occasione, anche brani non usati nel disco precedente.

Dovranno passare ancora tre anni, periodo travagliato del divorzio dalla prima moglie, prima che esca il successivo album in studio Echo, con cui Petty ottiene un buon successo soprattutto negli USA. Nonostante in questo periodo conosca Dana, quella che diventerà la sua seconda moglie, l’album ha testi molto tristi e sofferti.

Dopo che nel 2000 esce un’altra antologia in doppio CD, nel 2002 esce The Last DJ, in cui parte dei testi esprimono una critica all’industria discografica, che a suo parere schiaccia la vera arte per cercare solo l’utile economico. La critica musicale non è tenera e giudica l’album il peggiore in assoluto della sua carriera, giudizio senz’altro severo visto che il disco benché sia distante dai picchi della sua produzione, resta un disco ascoltabile con qualche pezzo discreto. L’artista stesso si stupirà di come tutte le critiche siano rivolte ai testi senza nessun accenno alla qualità delle canzoni.

Il 24 luglio 2006 è uscito Highway Companion, nuovo album solista dell’artista, realizzato nuovamente con Jeff Lynne e il fido Mike Campbell.[2] L’album prodotto come l’album solista Wildflower del 1994 da Rick Rubin, è il primo inciso per la American Recordings, etichetta del produttore stesso, che fa parte della Warner con la quale Tom Petty incide da più di dieci anni. Si tratta di un album certamente migliore da un punto di vista musicale rispetto al precedente anche se certi capolavori sembrano oramai irripetibili. 

Nella primavera del 2008 Tom Petty riunisce la sua prima band, i Mudcrutch, con cui non aveva mai inciso alcun disco e pubblica l’album Mudcrutch, che stilisticamente non si discosta troppo dalle sue recenti produzioni.

Nel giugno 2010 Petty pubblica, nuovamente con gli Heartbrakers, l’album Mojo, seguito nel luglio 2014 da Hypnotic Eye.

http://it.wikipedia.org/wiki/Tom_Petty

 

Thomas EarlTomPetty (born October 20, 1950) is an American musician, singer, songwriter, multi-instrumentalist, and record producer. He is best known as the lead vocalist of Tom Petty and the Heartbreakers, but is also known as a member and co-founder of the late 1980s supergroup the Traveling Wilburys (under the pseudonymsof Charlie T. Wilbury, Jr. and Muddy Wilbury) and Mudcrutch.

He has recorded a number of hit singles with the Heartbreakers and as a solo artist, many of which remain heavily played on adult contemporary and classic rock radio. His music has been classified as rock and roll, heartland rock and even stoner rock. His music, and notably his hits, have become popular among younger generations as he continues to host sold-out shows.[1] Throughout his career, Petty has sold more than 80 million records worldwide, making him one of the best-selling music artists of all time.[2] In 2002, he was inducted into the Rock and Roll Hall of Fame.

http://en.wikipedia.org/wiki/Tom_Petty