Meditiamo con… Gibran – Let’s meditate with … Gibran



Meditiamo con… Gibran
Kahlil Gibran
commentato da Poetyca

Chi è Gibran :
Poeta Pittore Filosofo
Kahlil, nasce a Bisherri,una cittadina nel Libano settentrionale,il 6
gennaio 1883, luogo circondato dai famosi “Cedri del Libano”. Si chiamava
Gibran Khalil Gibran e quando emigrò negli Stati Uniti a undici anni il
nome gli fu abbreviato da un’insegnante inglese. Nei suoi scritti in
inglese la sua firma sarà sempre
Kahlil Gibran.

I genitori sono cristiani maroniti,religione cattolica formata dopo lo
scisma bizantino del V sec a.C., ha due sorelle, Mariana e Sultana, e il
fratellastro Boutros (nato da un precedente matrimonio della madre). La sua
formazione si può ricostruire attraverso gli anni neoplatonici e
paganeggianti di Boston, ove emigra nel 1894 con la madre, i fratelli ed
alcuni zii. Sono gli anni dell’emigrazione araba verso gli Stati Uniti e il
Brasile. Il padre, semialcoolizzato, rimane in Libano forse in prigione,
Gibran non avrà un buon ricordo del rapporto con lui. E la madre, Kamele
Rahmè, gli trasmette la religiosità e i valori umani della sua tradizione
culturale.

A 14 anni Kahlil torna in Libano per frequentare la scuola superiore all’
Hikmè di Beirut. In questo periodo si imbatte nel classicismo libanese che
separa abissalmente i ricchi dai poveri, l’aristocrazia ed il clero dal
popolo. Verosimilmente risale a questi anni il contatto più profondo e
duraturo con le Sacre Scritture.Completati gli studi, nel 1897, viaggia
attraverso il Libano e la Siria. Vi fa ritorno nel 1902 come guida e
interprete di una famiglia americana, ma presto deve rientrare a Boston a
causa della malattia della madre, che muore di tisi l’anno seguente, e
sucessivamente anche i suoi fratelli.

A Boston,nel 1904, conosce Mary Haskell,
l’incontro più importante della sua vita. Mary sarà sua mecenare,
collaboratrice, amica, musa, e più tardi curatrice delle sue opere. Mary
rappresentò un sostegno decisivo per lui, morale e materiale. Si sono
incontrati all’esposizione di alcuni quadri di Kahlil presso lo studio di un
amico fotografo. Mary che ha 10 anni più di lui, è preside di una scuola
femminile. Grazie ai suoi contributii Gibran studia pittura a Parigi, tra il
1908 e il 1910, all’Acadèmie Lucien (accademia delle belle arti di Parigi).
Legge Voltaire e Rousseau, Blake, Nietzsche; scrive “Spiriti Ribelli”,
pubblicato in arabo nel 1908, una breve raccolta di racconti dal tono aspro
e nostalgico sulla società libanese. Tornato negli Stati Uniti (1912), va a
vivere a New York dove apre uno studio, da lui definito nei suoi scritti
“l’eremo” si dedica contemporaneamente alla letteratura e alle arti
figurative. Insieme all’amico Mikhail Naimy é la figura di spicco di
un’associazione letteraria Siro-Libanese, Arrabitah-al-Alima, nata a Boston
e New York tra letterati e pittori arabi d’oltre oceano, i Mahjar
“immigrati” appunto.

Con il suo impegno in questa associazione Gibran vuole portare avanti una
“rivolta contro l’occidente tramite l’oriente”, parole scritte in occasione
della pubblicazione de “Il Folle” (1918), cioè contro il decadentismo
dell’occidente e il tradimento del suo stesso Romanticismo. Allo stesso
tempo sente il bisogno di un rinnovamento formale e contenutistico della
letteratura araba, per esempio si libera della poesia monorima e
quantitativa per il verso libero. Nel nuovo continente egli si inserisce
nella poesia americana sulla scia di Thoreau, Whiteman, Emerson (che stimò
in modo particolare), poeti naturalisti di tradizione protestante e
predicatoria. Spesso pubblica dei disegni insieme alle opere, mai lunghe.

Le prime biografie di Gibran, scritte da chi lo frequentò molto negli ultimi
anni, come Mikhail Naimy e Barbara Young, e in parte dettate da Kahlil
stesso, non sono tuttavia completamente affidabili, in quanto tendono ad
alimentare il ruolo di Guru che molti ammiratori già vedevano in Gibran. Il
primo studio serio su di lui è quello di Kahlil S. Hawi, pubblicato a Beirut
nel 1963.

La salute di Gibran è piuttosto minata negli ultimi anni di vita che
trascorre tra New York e Boston, dove vive e lavora sua sorella Mariana.
Muore a New York, di cirrosi epatica e con un polmone colpito da
tubercolosi, il 10 Aprile 1931, aveva 48 anni e stava lavorando a “The
Wanderer” raccolta di parabole e parole. Gibran è sepolto in un antico
monastero del suo paese d’origine, secondo la sua volontà. Fu sepolto in un
giorno di pioggia, accompagnato da pochi amici, tra i quali Barbara Young.
Per l’occasione il giornale “The New York Sun” annuncio’: “A Prophet is
Dead.” “Un profeta è morto”. Gibran lascia i diritti d’autore in eredità
agli abitanti di Bisherri per opere di pubblico beneficio.

Sensibile scrittore divenuto celebre per la poetica raccolta di
scritti riuniti nel volume “Il profeta”, Kahlil Gibran è nato il 6 dicembre
1883 a Bisharri (Libano), da una famiglia piccolo-borghese maronita. I
genitori erano cristiani maroniti, cattolici della Palestina
settentrionale;crebbe con due sorelle, Mariana e Sultana, e il fratellastro
Boutros, nato dal primo matrimonio della madre, rimasta vedova.

Famiglia unita e permeata dal rispetto reciproco, i Gibran si videro
costretti ad emigrare per ragioni economiche negli Stati Uniti. Approdarono
così sul suolo americano nel 1895. A dodici anni Kahlil cominciò a
frequentare le scuole del posto ed è per questo motivo che il suo nome venne
abbreviato in Kahlil Gibran, formula che usò successivamente anche nei suoi
scritti in inglese.

In seguito, adulto, visse a Boston nel quartiere cinese, abitato da
immigrati italiani, irlandesi e siriani.
Tornato nel 1899 per tre anni a Beirut per studiare la lingua e la
letteratura araba, soggiornò poi in Libano e Siria, ma nel 1902, desideroso
di rivedere la terra che aveva segnato gran parte della sua vita, tornò a
Boston.

Nel 1908 è a Parigi per studiare all’Accademia di Belle Arti e si
avvicina alla filosofia di Nietzsche e di Rousseau. Nel 1920 è tra i
fondatori a New York della Lega Araba, che doveva rinnovare la tradizione
araba con l’apporto della cultura occidentale.

Il successo (occidentale) di Gibran, infatti, si deve soprattutto al
fascinoso sincretismo religioso che permea “Il profeta” (scritto nel 1923):
su tutto prevale l’idea di una generica concezione della divinità, in cui vi
si intrecciano immagini e simboli di ogni religione e filosofia
(cattolicesimo, induismo, islamismo, mistici sufi accanto agli idealisti
europei, romanticisti, Nietzsche e mistici arabi).
Per Kahlil Gibran l’esistenza è il tempo regalato per ricomporre la
frattura esistente tra noi e Dio; quando nell’individuo bene e male,
perfezione e imperfezione, piccoli sentimenti e grandi passioni riusciranno
a convivere, ecco che nella coincidenza degli opposti si manifesteranno
saggezza, perfezione e felicità.
La mistica di Gibran sfugge a ogni classificazione, il poeta parla per
immagini ricorrendo a un mondo simbolico dai mille significati, che per la
sua universalità sollecita l’uomo indù e il cristiano, l’ateo e il credente.
Il suo successo deriva proprio dal suo porsi tra oriente e occidente,
tra Beirut, Parigi e New York.

In qualità di artista Gibran è stato un personaggio davvero eclettico,
contrariamente a quanto la sua fama, legata perlopiù a “Il Profeta”, faccia
presupporre.
Oltre che scrittore infatti Gibran fu anche pittore e organizzatore di
cultura, in controtendenza al suo carattere schivo ed introverso. Gran parte
delle sue iniziative si devono al lodevole aiuto della sua amica Mary
Haskell, che lo ha finanziato più volte.

Tra le altre sue opere segnaliamo “Il miscredente,” breve romanzo
scritto nel 1908 per la rivista “L’Emigrante”, in cui impegno politico e
tensione civile prevalgono ancora sulla dimensione religiosa.
Altre sue produzioni da ricordare sono il testo autobiografico (in cui
esprime il dolore per la morte dell’adorata moglie Selma), “Le ali infrante”
(1912), scritto in inglese e le “Massime spirituali”, un testo tipico della
sua produzione, tra l’aforistico e il mistico, teso a una conciliazione tra
occidente e oriente.

Morì a New York il giorno 11 aprile 1931, stroncato dalla cirrosi
epatica e dalla tubercolosi; la sua salma fu portata, secondo le sue
volontà, in un eremo libanese.
Due anni dopo verrà pubblicata un’opera che aveva lasciato incompiuta:
“Il Giardino del Profeta”.

Stralci da ” Il Profeta “:
I figli
E una donna che portava un bimbo al seno disse,
Parla con noi dei Figli.
E lui disse:
I vostri figli non sono vostri figli.
Essi sono i figli e le figlie della brama della Vita per la vita.
Essi vengono attraverso voi ma non per voi.
E benché essi siano con voi essi non appartengono a voi.
Voi potete dare loro il vostro amore, ma non i vostri pensieri,
Poiché essi hanno i propri pensieri.
Voi potete custodire i loro corpi, ma non le loro anime,
Poiché le loro anime dimorano case di domani, che non potrete visitare,
neppure in sogno.
Potrete essere come loro, ma non cercate di farli simili a voi,
Poiché la vita procede e non si ferma a ieri.
Voi siete gli archi di i vostri figli sono frecce vive scoccate lontano.
L’Arciere vede il bersaglio sulla strada dell’infinito, ed Egli con forza vi
tende affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Piegatevi nelle mani dell’Arciere con gioia:
Poiché come egli ama la freccia che vola, così Egli ama l’equilibrio
dell’arco

[da: ” Il Profeta” di Gibran Kalil Gibran]
Poetyca:” Viene preso in considezione il rapporto più importante e forse
contraddittorio che un essere umano possa condurre – quello di genitore – si
pone l’accento sul senso del possesso, sulle aspettative e su come,aver
generato dei figli non debba essere fonte di – riscatto – su quanto la vita
possa aver sottratto relativamente alle nostra ambizioni.
Amare dunque, è sicuramente non strumentalizzare e soffocare le generazioni
future ma avere quella sensibilità e capacità educativa che sappia – tirare
fuori – quello che è già – piuttosto che riempire un vaso con l’intento di
mettere i nostri preconcetti e condizionamenti culturali.

Non si è – buone madri o buoni padri – se plasmiamo un figlio come vorremmo.
Credo che lo stesso discorso valga per un rapporto d’amicizia o d’amore.
Non si andrebbe troppo lontano con l’attaccamento e con le aspettative,
allora amare sarebbe colmare il nostro bisogno.

Amicizia
E un ragazzo disse: Parlaci dell’Amicizia
…E lui rispose dicendo:
Il vostro amico è il vostro bisogno saziato. È il campo
che seminate con amore e mietete con riconoscenza.

È la vostra mensa e il vostro focolare.
Poiché, affamati, vi rifugiate in lui
e lo ricercate per la vostra pace.

Quando l’amico vi confida il suo pensiero,
non negategli la vostra approvazione,
né abbiate paura di contraddirlo.

E quando tace,il vostro cuore
non smetta di ascoltare il suo cuore.

Nell’amicizia ogni pensiero,ogni desiderio,
ogni attesa nasce in silenzio
e viene condiviso con inesprimibile gioia.

Quando vi separate dall’amico, non rattristatevi.
La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate,
come allo scalatore la montagna è più chiara dalla pianura.

E non vi sia nell’amicizia altro scopo
che l’approfondimento dello spirito.

Poiché l’amore che non cerca in tutti i modi
lo schiudersi del proprio mistero non è amore,
ma una rete lanciata in avanti
e che afferra solo ciò che è vano.

E il meglio di voi sia per l’amico vostro.
Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea,
fate che ne conosca anche la piena.

Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte?
Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell’amicizia.

Poiché nella rugiada delle piccole cose il cuore ritrova il suo mattino e si
ristora.

[da: ” Il Profeta” di Gibran Kalil Gibran]
Poetyca: ” La rugiada delle piccole cose, il bisogno saziato, la gioia
condivisa ma sopratutto il discernimento che il dialogo sia non legato solo
ad un aspetto,al meglio di sè per poi tenere nascosta l’altra faccia della
luna. Non si deve temere di mostare se stessi: fragilità e timori, al
contempo non si deve confondere l’amare con il colmare un proprio vuoto
interiore,una propria insoddisfazione attraverso la presenza dell’amico o
degli altri.
Possiamo indubbiamente essere tutti ottimi compagni di viaggio,essere
preziosi gli uni per gli altri -senza perdere di vista- che si deve essere
consapevoli e pronti all’ascolto di sè stessi senza gravare sugli altri.
Questo sarebbe capace di fare dell’amicizia una preziosa offerta e
strumento per maturare, sopratutto se ci sforzassimo di essere un pò meno
egocentrici e sapessimo cogliere con empatia quanto vivano gli altri.Basta
poco per dare segni di presenza,molto meno di quanto sia capace di ferire
il silenzio. Rispetto e dignità vanno di pari passo con la chiarezza ed il
dialogo,senza nascondimenti.”

Il bene ed il male :
E un anziano della città disse:
Parlaci del Bene e del Male

Io posso parlare del bene che è in voi, ma non del male.
Poiché il cattivo non è che un buono torturato dalla fame e dalla sete.
In verità, quando buono è affamato cerca cibo anche in una caverna buia e
quando è assetato beve anche acqua morta.

Siate buoni quando siete in armonia con voi stessi.
Tuttavia, quando non siete una sola cosa con voi stessi, voi non siete
cattivi.

Una casa divisa non è un covo di ladri, è semplicemente una casa divisa.
E una nave senza timone può errare senza meta tra isole pericolose senza
fare naufragio.

Siete buoni nello sforzo di donare voi stessi, tuttavia non siete cattivi
quando perseguite il vostro vantaggio.
Quando cercate di ottenere, non siete che una radice avvinghiata alla terra
per succhiare il seno.
Certo, il frutto non può dire alla radice: «Sii come me, maturo e pieno e
sempre generoso della tua abbondanza».
Poiché come il frutto ha bisogno di dare, così la radice ha bisogno di
ricevere.
Siete buoni quando la vostra parola è pienamente consapevole,
Tuttavia non siete cattivi quando nel sonno la vostra lingua vaneggia.
E anche un discorso confuso può rafforzare una debole lingua.
Siete buoni quando procedete verso la meta, decisi e con passo sicuro.
Tuttavia non siete cattivi quando vagate qua e là zoppicando.
Anche chi zoppica procede in avanti.
Ma chi è agile e forte, non zoppichi davanti allo zoppo stimandosi cortese.
Vi siete buoni in molteplici modi e non siete cattivi quando non siete
buoni.
Siete soltanto pigri e indolenti.
Purtroppo il cervo non può insegnare alla tartaruga ad essere veloce.
Nel desiderio del gigante che è in voi risiede la vostra bontà, e questo
desiderio è di tutti.
In alcuni è un torrente che scorre impetuoso verso il mare, trascinando con
sé i segreti delle colline e il canto delle foreste.
in altri è una corrente placida che si perde in declivi e indugia prima di
raggiungere la sponda.
Ma chi desidera molto non dica a chi desidera poco: «Perché esiti e
indugi?».
Poiché, in verità, chi è buono non chiede a chi è nudo: « Dov’é il tuo
vestito? », né a chi è senza tetto: «Cos’è accaduto alla tua casa?».

[da: ” Il Profeta” di Gibran Kalil Gibran]
Poetyca :” Viviamo in un mondo duale,non si potrebbe infatti apparire o
essere del tutto buoni o del tutto cattivi, non avrebbe senso alcuno
persino dare ” giudizio” e dividere questi due aspetti: luci ed ombre sono
in tutto ed in tutti.
Si evidenzia attraverso il pensiero espresso da Gibran che in chi è
attraversato dai mali come la rabbia o la necessità di colpire difendendosi
, in realtà sia presente la fame e la sete …ma di cosa ? Sicuramente si è
fragili e si cerca attenzione ed amore,una reazione che porta poi gli
altri a difendersi e a negare quell’amore richiesto.
Basta osservare un gattino spaventato per vedere come, smarrito e timido
mostri aggressività per difendere la propria vita. In una forma più sottile
accade questo a chi,temendo il rifiuto mette in atto meccanismi di difesa.
Ecco sarebbe da tenere questo in considerazione.
Ci si difende se ci si sente invasi o feriti,poi in realtà-in forma
silente- i chiede attenzione ed amore,che non va elargito in modo da
alimentare il vittimismo e il senso di dipendenza ma piuttosto alimentando
la consapevolezza e la ricerca del proprio valore ed autostima.

Non abbiamo un valore(Gibran lo evidenzia) a priscindere se apparissimo
cattivi o buoni.
In noi la ricerca per stimare e cogliere la nostra Luce interiore, che non
deve essere appresa dagli altri- come attraverso uno specchio – ma avere la
certezza di quello che siamo e del nostro valore, meritiamo sempre e
comunque amore e siamo ricchi di doni.

Come cominciare a trovare consapevolezza e la capacità di cogliere la realtà
senza farcene coinvolgere?

SU RAGIONE E PASSIONE
E ancora la sacerdotessa parlò e disse: Parlaci della Ragione e della
Passione.
E lui rispose dicendo:

La vostra anima è sovente un campo di battaglia dove giudizio e ragione
muovono guerra all’avidità e alla passione.
Potessi io essere il pacificatore dell’anima vostra, che converte
rivalità e discordia in unione e armonia.
Ma come potrò, se non sarete voi stessi i pacificatori, anzi gli amanti
di ogni vostro elemento?

La ragione e la passione sono il timone e la vela di quel navigante che è
l’anima vostra.
Se il timone e la vela si spezzano, non potete far altro che, sbandati,
andare alla deriva, o arrestarvi nel mezzo del mare.
Poiché se la ragione domina da sola, è una forza che imprigiona, e la
passione è una fiamma che, incustodita, brucia fino alla sua distruzione.
Perciò la vostra anima innalzi la ragione fino alla passione più alta,
affinché essa canti,
E con la ragione diriga la passione, affinché questa viva in quotidiana
resurrezione, e come la fenice sorga dalle proprie ceneri.

Vorrei che avidità e giudizio fossero per voi come sgraditi ospiti nella
vostra casa.
Certo non onorereste più l’uno dell’altro, perché se hai maggiori
attenzioni per uno perdi la fiducia di entrambi.
Quando sui colli sedete alla fresca ombra dei pallidi pioppi,
condividendo la pace e la serenità dei campi e dei prati lontani, allora vi
sussurri il cuore: “Nella ragione riposa Dio”.
E quando infuria la tempesta e il vento implacabile scuote la foresta, e
lampi e tuoni proclamano la maestà del cielo, allora dite nel cuore con
riverente trepidazione: “Nella passione agisce Dio”.
E poiché siete un soffio nella sfera di Dio e una foglia nella sua
foresta, voi pure riposerete nella ragione e agirete nella passione.

[da: ” Il Profeta” di Gibran Kalil Gibran]
Poetyca:” I grandi antagonisti del nostro cammino:Ragione e Passione,
dove l’una non deve prevalere sull’altra e dove l’equilibrio e il
discernimento sono l’albero maestro che non si spezza alle tempeste. In
fondo è proprio la capacità di integrazione tra queste due parti(come gli
emisferi cerebrali) che ci conduce verso il non attaccamento e verso la
possibilità di avere rettitudine.Riconoscersi come microscopico elemento
dinnanzi all’infinito,ma interconnesso ad esso con il suo valore e
riflesso di quello che sappiamo vivere e cogliere è sapere che affidandosi
alla grandezza del Tutto siamo sempre particella d’Amore.
Trovare Pace nel dialogo tra questi antagonisti è accogliere e vivere le
opportunità della vita nel non attaccamento e nelle aspettative.

Amore ed amicizia pensieri di Gibran:
°
Ognuno ha qualcosa che desidera donare:
e così, troppo spesso,
nessuno è disposto a prendere.
Poniamo che io abbia una casa
e inviti gente.
Verranno e accetteranno la mia casa,
il mio cibo e perfino le mie idee,
ma non il mio amore.
E invece proprio l’amore
è ciò che la maggior parte di noi
desidera donare sopra ogni altra cosa.

Citato da Mary Haskell, “Journal”
Cambridge, 30 maggio 1922

°
A volte, quando le anime sono piccole
e in primo luogo sono piccole le cose,
dobbiamo lasciarle stare
nei loro momenti bui,
perché vengano alla luce
in quella che è la loro stagione.
Ma il gesto di lasciarle a sé stesse
dev’essere un gesto d’amore.

Citato da Mary Haskell, “Journal”
New York, 5 febbraio 1921

.
Nessun rapporto umano
dà l’uno in possesso dell’altro.
in ogni coppia d’anime
i due sono assolutamente diversi.
In amicizia come in amore,
i due, a fianco a fianco,
sollevano le mani
insieme
per trovare ciò che né l’uno né l’altro
può raggiungere da solo.

Citato da Mary Haskell, “Journal”
New York, 8 giugno 1924

Poetyca:”Dopo un lavoro consapevole si è capaci di un rapporto maturo che
sappia condurre alla vera gioia e alla condivisione e dove si è capaci di
stare bene insieme,si sta bene anche da soli perchè, con l’aiuto degli
altri (presenza indispensabile se non prendono e basta ma sanno anche
offrirsi in dono) si è capaci di arricchimento reciproco e pienezza, si è
capaci di essere miglior .”

Un aforisma di autore ignoto cita:- Ti amo non per chi sei ma per chi sono
io quando sono con te. Credo che dovremmo tenere questo a mente,essere
migliori per la presenza di una persona,comprendere che ci accolga e
valorizzi non significa che sia l’amore ricevuto a trasformarci ma che noi
stessi siamo persone capaci di miglioramento,che siamo persone propositive
e non dovremmo attaccarci alle aspettative e alle persone,ma piuttosto
saper donare senza attendere poi di vedere la nostra immagine riflessa nei
frutti.Un lungo lavoro che sa portare lontano.

Poetyca 09.09.2005

Let’s meditate with … Gibran
Kahlil Gibran
commented by Poetyca

Who is Gibran:
Poet Painter Philosopher
Kahlil was born in Bisherri, a town in northern Lebanon, on the 6th
January 1883, place surrounded by the famous “Cedars of Lebanon”. He was called
Gibran Khalil Gibran and when he emigrated to the United States at the age of eleven
name was abbreviated by an English teacher. In his writings in
English his signature will always be
Kahlil Gibran.
The parents are Maronite Christians, a Catholic religion formed after him
Byzantine schism of the fifth century BC, has two sisters, Mariana and Sultana, and the
half-brother Boutros (born from a previous marriage of the mother). Her
formation can be reconstructed through the Neoplatonic years and
paganeggianti of Boston, where he emigrated in 1894 with his mother, brothers and
some uncles. These are the years of Arab emigration to the United States and the
Brazil. The half-alcoholic father remains in Lebanon perhaps in prison,
Gibran won’t have a good memory of the relationship with him. And the mother, Kamele
Rahmè, he transmits the religiosity and human values of his tradition
cultural.
At 14 Kahlil returns to Lebanon to attend high school at the
Beirut hikmè. In this period he comes across Lebanese classicism which
abyssally separates the rich from the poor, the aristocracy and the clergy from
people. The most profound contact probably dates back to these years
lasting with the Holy Scriptures. After completing his studies, in 1897, he traveled
through Lebanon and Syria. He returned in 1902 as a guide and
interpreter of an American family, but soon has to return to Boston a
cause of the mother’s disease, who died of phthisis the following year, and
later also his brothers.
In Boston, in 1904, he met Mary Haskell,
the most important meeting of his life. Mary will be her patron,
collaborator, friend, muse, and later curator of her works. Mary
represented a decisive support for him, both moral and material. Yes. I am
met at the exhibition of some paintings by Kahlil at a studio
friend photographer. Mary, 10 years older than him, is the principal of a school
female. Thanks to his contributions Gibran studied painting in Paris, between the
1908 and 1910, at the Acadèmie Lucien (Paris Academy of Fine Arts).
Voltaire and Rousseau, Blake, Nietzsche law; writes “Rebel Spirits”,
published in Arabic in 1908, a short collection of stories with a harsh tone
and nostalgic about Lebanese society. Back in the United States (1912), he goes to
living in New York where he opens a studio, which he defines in his writings
“the hermitage” is dedicated simultaneously to literature and the arts
figurative. Together with his friend Mikhail Naimy he is the leading figure of
a Syrian-Lebanese literary association, Arrabitah-al-Alima, born in Boston
and New York among overseas Arab writers and painters, the Mahjar
“immigrants” in fact.
With his commitment in this association Gibran wants to carry on one
“turned against the West through the East”, words written on the occasion
of the publication of “Il Folle” (1918), that is against decadentism
of the West and the betrayal of its own Romanticism. At the same
time feels the need for a formal and content renewal of the
Arabic literature, for example, gets rid of monorime poetry and
quantity for the free verse. In the new continent he inserts himself
in American poetry in the wake of Thoreau, Whiteman, Emerson (whom he estimated
in particular), naturalist poets of Protestant tradition and
preachy. He often publishes drawings together with his works, which are never long.
The first biographies of Gibran, written by those who frequented him a lot in the last few
years, such as Mikhail Naimy and Barbara Young, and partly dictated by Kahlil
itself, however, are not completely reliable, as they tend to
feed the role of Guru that many admirers already saw in Gibran. The
first serious study on him is that of Kahlil S. Hawi, published in Beirut
in 1963.
Gibran’s health is somewhat undermined in the last few years of his life
he spends between New York and Boston, where his sister Mariana lives and works.
He dies of liver cirrhosis in New York and with a lung affected by
tuberculosis, on April 10, 1931, was 48 years old and was working on “The
Wanderer “collection of parables and words. Gibran is buried in an ancient
monastery of his country of origin, according to his will. He was buried in a
rainy day, accompanied by a few friends, including Barbara Young.
For the occasion, the newspaper “The New York Sun” announced: “A Prophet is
Dead. “” A prophet is dead. “Gibran bequeaths copyright
to the inhabitants of Bisherri for works of public benefit.
Sensitive writer who became famous for his poetic collection
writings gathered in the volume “The Prophet”, Kahlil Gibran was born on December 6th
1883 in Bisharri (Lebanon), from a Maronite petty-bourgeois family. THE
parents were Maronite Christians, Catholics from Palestine
Northern; he grew up with two sisters, Mariana and Sultana, and his half-brother
Boutros, born of her mother’s first marriage, remained a widow.
Family united and permeated by mutual respect, the Gibrans saw each other
forced to emigrate to the United States for economic reasons. They landed
so on American soil in 1895. At twelve Kahlil began to
attend local schools and that’s why his name came
abbreviated as Kahlil Gibran, a formula that was later used in his
written in english.
Later, as an adult, he lived in Boston in the Chinese neighborhood, inhabited by
Italian, Irish and Syrian immigrants.
He returned to Beirut for three years in 1899 to study the language and the
Arabic literature, then stayed in Lebanon and Syria, but in 1902, eager
to review the land that had marked much of his life, he returned to
Boston.
In 1908 he was in Paris to study at the Academy of Fine Arts and yes
approaches the philosophy of Nietzsche and Rousseau. In 1920 he was among the
founders in New York of the Arab League, which was to renew the tradition
Arab with the contribution of western culture.
The (western) success of Gibran, in fact, is mainly due to
fascinating religious syncretism that permeates “The prophet” (written in 1923):
above all the idea of a generic conception of divinity prevails, in which there
images and symbols of every religion and philosophy are intertwined
(Catholicism, Hinduism, Islamism, Sufi mystics alongside idealists
Europeans, Romanticists, Nietzsche and Arab Mystics).
For Kahlil Gibran, existence is the time given to recompose the
fracture between us and God; when in the individual good and evil,
perfection and imperfection, small feelings and great passions will succeed
to coexist, here in the coincidence of opposites will manifest
wisdom, perfection and happiness.
Gibran’s mystique escapes any classification, the poet speaks for
images resorting to a symbolic world of a thousand meanings, which for the
Its universality urges the Hindu man and the Christian, the atheist and the believer.
Its success derives from its position between east and west,
between Beirut, Paris and New York.
As an artist Gibran was a truly eclectic character,
contrary to what his fame, mostly linked to “The Prophet”, does
assume.
In addition to being a writer, Gibran was also a painter and organizer of
culture, in contrast to its shy and introverted character. Most of
of his initiatives are due to the praiseworthy help of his friend Mary
Haskell, who financed it several times.
Among his other works we point out “Il miscredente,” short novel
written in 1908 for the magazine “L’Emigrante”, in which political commitment and
Civil tension still prevail over the religious dimension.
Other of his productions to remember are the autobiographical text (in which
expresses sorrow for the death of his beloved wife Selma), “The broken wings”
(1912), written in English and the “Spiritual Maxims”, a typical text of the
his production, between the aphoristic and the mystical, aimed at a conciliation between
west and east.
He died in New York on April 11, 1931, struck down by cirrhosis
liver and tuberculosis; his body was brought, according to his
will, in a Lebanese hermitage.
Two years later a work that had left unfinished will be published:
“The Garden of the Prophet”.
Excerpts from “The Prophet”:
Children
And a woman who carried a baby on her breast said,
Talk to us about the Sons.
And he said:
Your children are not your children.
They are the sons and daughters of Life’s lust for life.
They come through you but not through you.
And although they are with you they do not belong to you.
You can give them your love, but not your thoughts,
Because they have their own thoughts.
You can guard their bodies, but not their souls,
Since their souls dwell in tomorrow’s houses, which you cannot visit,
not even in a dream.
You can be like them, but don’t try to make them similar to you,
Because life goes on and does not stop yesterday.
You are the bows of your children are live arrows shot far away.
The Archer sees the target on the way to infinity, and He forcefully there
he tends so that his arrows can go fast and far.
Bend into the hands of the Archer with joy:
For as he loves the arrow that flies, so he loves balance
arc
[from: “The Prophet” by Gibran Kalil Gibran]
Poetyca: “The most important and perhaps most important relationship is taken into consideration
contradictory that a human being can lead – that of parent – yes
emphasizes the sense of possession, expectations and how to have
begotten children should not be a source of – redemption – on how much life
may have stolen in relation to our ambitions.
To love therefore, is surely not to exploit and suffocate the generations
future but have that sensitivity and educational capacity that I know – to pull
outside – what it is already – rather than filling a vase with the intent of
put our cultural preconceptions and conditioning.
We are not – good mothers or good fathers – if we shape a child as we would like.
I believe the same goes for a friendship or love relationship.
You wouldn’t go too far with attachment and expectations
then loving would fill our need.
Friendship
And a boy said: Tell us about friendship
… And he replied saying:
Your friend is your need. It is the field
that you sow with love and reap with gratitude.
It is your canteen and your hearth.
Because, hungry, you take refuge in him
and you seek it for your peace.
When your friend confides his thought to you,
don’t deny your approval,
nor be afraid to contradict him.
And when your heart is silent
don’t stop listening to his heart.
In friendship every thought, every desire,
all waiting arises in silence
and is shared with inexpressible joy.
When you separate from your friend, don’t be sad.
His absence can clarify what you love most about him,
like the climber, the mountain is clearer from the plain.
And there is no other purpose in friendship
than the deepening of the spirit.
Because love that does not seek in all ways
the unfolding of one’s mystery is not love,
but a network launched forward
and that only grasps what is in vain.
And the best of you is for your friend.
If he has to know the ebb of your tide,
let me know its full.
Which friend is yours, to look for him in the hours of death?
Always look for it in the hours of life.
For he can fill your every need, but not your emptiness.
And share the pleasures by smiling in the sweetness of friendship.
For in the dew of small things the heart finds its morning again and yes
refreshed.
[from: “The Prophet” by Gibran Kalil Gibran]
Poetyca: “The dew of small things, the need satiated, the joy
shared but above all the discernment that dialogue is not only linked
to one aspect, to the best of himself and then to hide the other face of the
moon. One should not be afraid to show oneself: fragility and fears, al
at the same time love should not be confused with filling one’s own void
inner, one’s own dissatisfaction through the presence of the friend or
of others.
We can undoubtedly all be excellent travel companions, be
precious to each other -without losing sight- that one must be
aware and ready to listen to themselves without burdening others.
This would be able to make friendship a valuable offer
tool to mature, especially if we tried to be a little less
self-centered and we knew how to empathize how much others live
little to show signs of presence, much less than it is capable of hurting
silence. Respect and dignity go hand in hand with clarity and
dialogue, without hiding. ”
The good and the bad:
And an elder of the city said:
Tell us about Good and Evil
I can speak of the good in you, but not of the bad.
For the bad is nothing but a good tortured by hunger and thirst.
Indeed, when good is hungry, he looks for food even in a dark cave
when thirsty he also drinks dead water.
Be good when you are in harmony with yourself.
However, when you are not one with yourself, you are not
bad.
A divided house is not a den of thieves, it is simply a divided house.
And a ship without a rudder can wander aimlessly between dangerous islands without
shipwreck.
You are good in the effort to give yourself, however you are not bad
when you pursue your advantage.
When you try to obtain, you are only a root clinging to the earth
to suck the breasts.
Of course, the fruit cannot say at the root: «Be like me, mature and full and
always generous with your abundance ».
Since as the fruit needs to give, so the root needs
receive.
You are good when your word is fully aware,
However, you are not evil when your tongue rambles in sleep.
And even confused speech can strengthen a weak language.
You are good when you proceed towards the goal, determined and with a sure step.
However, you are not bad when you wander limp here and there.
Even those who limp proceed forward.
But who is agile and strong, do not limp in front of the lame esteeming courteous.
You are good in many ways and you are not bad when you are not
good.
You are just lazy and indolent.
Unfortunately, the deer cannot teach the turtle to be fast.
Your goodness lies in the desire of the giant within you, and this
desire belongs to everyone.
In some it is a torrent that flows impetuously towards the sea, dragging with
the secrets of the hills and the song of the forests.
in others it is a placid current that is lost in slopes and lingers before
reach the shore.
But those who want a lot do not say to those who want little: «Why do you hesitate and
ado? “.
For, in truth, who is good does not ask who is naked: “Where is yours
dress? Nor to those who are homeless: “What happened to your home?”
[from: “The Prophet” by Gibran Kalil Gibran]
Poetyca: “We live in a dual world, we couldn’t in fact appear either
to be completely good or completely bad, it wouldn’t make any sense
even give “judgment” and divide these two aspects: lights and shadows are
in all and in all.
It is highlighted through the thought expressed by Gibran that in who he is
crossed by evils such as anger or the need to strike defending oneself
, actually there is hunger and thirst … but what? It certainly is
fragile and seeking attention and love, a reaction that then leads to him
others defend themselves and deny that required love.
Just look at a frightened kitten to see how it is, lost and shy
show aggression to defend your life. In a more subtle form
this happens to those who, fearing rejection, put in place defense mechanisms.
Here would be to take this into consideration.
We defend ourselves if we feel invaded or injured, then actually-fit
silent – he asks for attention and love, which should not be given in such a way
fueling victimization and a sense of addiction but rather fueling
awareness and the search for one’s own value and self-esteem.
We have no value (Gibran highlights it) regardless of whether we appeared
bad or good.
In us the search to estimate and grasp our inner Light, which is not
it must be learned from others – like through a mirror – but have the
certainty of who we are and of our value, we always deserve and
however love and we are rich in gifts.
How to start finding awareness and the ability to grasp reality
without getting involved?
ON REASON AND PASSION
And again the priestess spoke and said: Tell us about Reason and
Passion.
And he replied saying:
Your soul is often a battleground where judgment and reason
they wage war on greed and passion.
I could be the pacifier of your soul, which converts
rivalry and discord in union and harmony.
But how can I, if you are not yourself the peacemakers, indeed the lovers
of all your elements?
Reason and passion are the rudder and the sail of that sailor who is
your soul.
If the rudder and the sail are broken, you can not help but skid,
drifting, or stopping in the middle of the sea.
For if reason dominates on its own, it is a force that imprisons, and there
passion is a flame that, unattended, burns to its destruction.
So your soul raises reason to the highest passion,
for it to sing,
And with reason direct the passion, so that it lives in everyday life
resurrection, and how the phoenix rises from its ashes.
I wish greed and judgment were for you as unwelcome guests in the
your home.
Of course you would not honor each other anymore, because if you have more
attention for one you lose the trust of both.
When on the hills you sit in the cool shade of the pale poplars,
sharing the peace and serenity of the distant fields and meadows, then vi
your heart whispers: “God rests in reason.”
And when the storm rages and the relentless wind shakes the forest, e
lightning and thunder proclaim the majesty of heaven, then say in the heart with
reverent trepidation: “God works in passion”.
And because you are a breath in the sphere of God and a leaf in his
forest, you also will rest in reason and act in passion.
[from: “The Prophet” by Gibran Kalil Gibran]
Poetyca: “The great antagonists of our journey: Reason and Passion,
where one should not prevail over the other and where balance and
discernment I am the master tree that does not break in storms. In
the bottom line is precisely the ability to integrate these two parts (like
cerebral hemispheres) which leads us to non-attachment and to
possibility of having righteousness. Recognizing oneself as a microscopic element
before infinity, but interconnected to it with its value e
reflection of what we know how to live and grasp is knowing that by entrusting ourselves
to the greatness of the Whole we are always a particle of Love.
Finding peace in the dialogue between these antagonists is welcoming and living the
life’s opportunity in non-attachment and expectations.
Love and friendship thoughts of Gibran:
°
Everyone has something they want to donate:
and so, too often,
nobody is willing to take.
Let’s say I have a home
and invite people.
They will come and accept my home,
my food and even my ideas,
but not my love.
Instead, just love
is what most of us do
want to donate above all else.
Quoted from Mary Haskell, “Journal”
Cambridge, May 30, 1922
°
Sometimes when souls are small
and in the first place things are small,
we have to leave them alone
in their dark moments,
because they come to light
in what is their season.
But the gesture of leaving them to themselves
it must be a gesture of love.
Quoted from Mary Haskell, “Journal”
New York, February 5, 1921
.
No human relationship
gives one in possession of the other.
in every couple of souls
the two are absolutely different.
In friendship as in love,
the two, side by side,
raise your hands
together
to find what neither
can reach alone.
Quoted from Mary Haskell, “Journal”
New York, June 8, 1924
Poetyca: “After conscious work one is capable of a mature relationship that
know how to lead to true joy and sharing and where you are capable of
feel good together, you feel good even on your own because, with the help of the
others (indispensable presence if they don’t just take it but they also know
offering oneself as a gift) one is capable of mutual enrichment and fullness, one is
capable of being better. ”
An aphorism by an unknown author quotes: – I love you not for who you are but for who I am
me when I’m with you. I think we should keep this in mind, be
better for the presence of a person, understand that he welcomes us and
Valuing does not mean that it is the love received that transforms us, but that we do
we ourselves are people capable of improvement, who are proactive people
and we shouldn’t stick to expectations and people, but rather
knowing how to donate without waiting to see our image reflected in the
fruits: a long job that can take you far.

Poetyca 09.09.2005

2 thoughts on “Meditiamo con… Gibran – Let’s meditate with … Gibran

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