Archivio | 18/01/2021

La musica – The music


🌸La musica🌸

La musica
risuona
come carezza
senza tempo
Ed è memoria
a riaprire
la porta del cuore
Orme
sulla sabbia
nella promessa
di onde nuove
Racchiuso
istante
in lacrime
senza parole

26.05.2018 Poetyca
🌸🍃🌸
🌸
The music

The music
resonates
like timeless
caress
And it’s memory
to reopen
the door of the heart
Footprints
on the sand
in the promise
of new waves
enclosed
instant
in tears
without words

May 26, 2018 Poetyca

Alla Fonte del Tutto – At the Source of All


Alla Fonte del Tutto

E’ limpida acqua
a dissetare anime confuse
mentre il cuore palpita
in infinita ricerca
raggi di sole
illuminano i passi

Sono respiri senza tempo
in un luogo chiamato Luce
a rifocillare anime in viaggio
sulla scia di colori
irradiati come arcobaleni
in vibrante abbraccio

Bevendo alla Fonte
non esiste passato
ed è – Adesso
che si risveglia tutto
sulle rotte dell’Essere
in unità permanente

05.07.2011 Poetyca

At the Source of All

It is clear water
confused souls to quench
while the heart beats
in the endless search
rays of the sun
illuminate steps

They are timeless breaths
in a place called Light
to refreshment souls on a journey
in the wake of colors
irradiated as rainbows
in vibrant embrace

Drinking from the Source
the past does not exist
and – Now
that awakens all
on the routes of Being
in permanently unity

05.07.2011 Poetyca

Petali di luna – Moon Petals


Petali di luna

Poche righe
raccontano una storia
non importa che siano dritte
se sono segnate sulla sabbia
Poche immagini
illustrano un viaggio
non importa che siano a colori
non importa se sono lontane
Stringi nella memoria
solo un attimo
un attimo soltanto
che raccogli nel silenzio
E poi…
Danzano solo petali di luna
e sai che è solo sogno
o realtà mai trovata

07.12.2003 Poetyca

Moon Petals

Few lines
tell a story
does not matter if they are straight
if they are marked on the sand
Few images
describe a journey
no matter what color they are
no matter if they are distant
Tighten memory
just a moment
just one moment
from across the silence
And then …
Dance only petals moon
and you know it’s only a dream
or never actually found

07.12.2003 Poetyca

Malgrado tutto – Despite all


Malgrado tutto

La notte a volte
oscura il cielo
vediamo il buio
e mai le stelle
sempre le stesse
immote e presenti
ma le dimentichiamo
occupati a cercare
quello che crediamo
perduto ed assente

Spesso restiamo a pugni chiusi
senza stringere nulla
con mille cadute
incise nella memoria
e la forza di ricominciare
perchè nella polvere
spesso cadiamo noi
e non ci possiamo fermare
a leggere le linee
sulla sabbia

Malgrado tutto
noi ci siamo
con le nostre speranze
che illuminano la notte
e riscaldano il cuore
un passo per volta
a percorrere
questo cammino
chiamato vita
e non ci possiamo più fermare

14.10.2011 Poetyca

Despite all

The night sometimes
darkens the sky
we see the dark
and never the stars
always the same
motionless and present
but forget about
busy to looking for
what we believe
lost and away

Often we stay with closed fists
without squeezing nothing
with a thousand falls
etched in the memory
and the strength to start
because in the dust
We often fall
and we can not stop
to read the lines
on the sand

Despite all
we are here
with our hopes
that illuminating the night
and warm the heart
one step at a time
to walk
this path
called life
and we can no longer stop

14.10.2011 Poetyca

Al di là delle parole – Beyond words


aldiladelleparole

Al di là delle parole

Non è spazio vuoto
questo silenzio
non resta il languore
di chi non sazia un bisogno
Tutto è racchiuso
nel prezioso scrigno
ti alimenta e ti racchiude
dove cura ed ascolto
sono sempre al di là delle parola

14.04.2013 Poetyca

Beyond words

Is not whitespace
this silence
does not remain the languor
by those who does not satisfy a need
Everything is contained
in the precious casket
feeds you and holds you
where care and listening
are always beyond words

14.04.2013 Poetyca

Armonia – Harmony


🌸Armonia🌸

Armonia
è ascolto
di attimi
rubati
al silenzio
in sintonia
profonda
con l’Assoluto

21.06.2018 Poetyca
🌸🍃🌸
🌸Harmony

Harmony
is listening
of moments
stolen
to silence
be in tune with
deep
with the Absolute

21.06.2018 Poetyca

Sappiamo dare un senso alla sofferenza? – Do we know how to make sense of suffering? – Gigi Ghirotti


Dolori, patimenti e disagi, sofferenze.

Sappiamo il dolore della fame e del freddo, della carne martoriata, compressa,
ustionata; i patimenti dell’abbandono, del disamore, della prigionia; la
sofferenza delle situazioni-limite che provocano l’uomo ed esigono risposte
indifferibili: la previsione della morte, il disfarsi di ciò che si è in anni
costruito, il rischio del non-senso.

Soffrire (sub ferre), sostenere, sopportare, essere oppressi e a volte
schiacciati dal dubbio e dalla disperazione, mentre la domanda incalza: «Perché?
Perché proprio a me? Perché proprio ora?»

È con la stessa apparizione della coscienza, segnata dalla separazione e
dall’isolamento, che l’umanità ha incontrato la sofferenza: «per il fatto di
essere privati dell’originaria armonia con la natura, caratteristica
dell’animale la cui vita è determinata da istinti innati, e di essere dotati di
ragione e autocoscienza, non possiamo fare a meno di sperimentare la nostra
totale separazione da ogni altro essere umano» (E. Fromm). Separazione dagli
altri esseri umani e separazione dal mondo naturale nel suo insieme. La
solitudine dell’uomo nell’universo, che lo fa isolato anche dal suo stesso
corpo, è all’origine dell’odissea che, con molteplici vie, attraversa la storia
alla ricerca, attraverso un “vero” corpo, il lavoro, la sessualità., di una
possibile reintegrazione nel reale, coincidente con un ritrovamento di senso.

L’esistente è esperienza, l’esperienza dualità, la dualità mancanza. La
separatezza definisce la condizione umana in base al suo vivere nel mondo dei
contrari, alla sua caduta nel tempo ordinario, nel tempo della precarietà. Jung
ci ricorda che non è la sofferenza in sé a essere particolarmente dolorosa
quanto l’incapacità di dare a essa un significato. «La psiconevrosi», egli
scrive, «è in ultima analisi una sofferenza della psiche che non ha trovato il
proprio significato». E poiché «soltanto ciò che ha significato redime» sono le
grandi dottrine di vita che hanno potuto offrire strumenti salvifici e strategie
di dominio del patire (dalle sue forme più crude e oscure fino alla sofferenza
spirituale) in quanto hanno saputo collocare la sofferenza in una
rappresentazione ordinata del mondo, che consente di dare un significato alla
vita e alla molteplicità dei fenomeni.

Se la sofferenza è legata alla separazione, al dualismo e alla precarietà, la
liberazione risiederà in uno stato non-condizionato, uno stato che supera i
contrari e implica una uscita dalle contingenze del tempo, liberando l’uomo da
quello che è stato detto “terrore della storia” (Eliade): è infatti proprio
nella storia che l’umanità incontra le malattie e la morte, le calamità
naturali, le ingiustizie sociali. Le tradizioni spirituali, nelle loro promesse
di altri mondi e/o nelle loro proposte di diversi modi di vivere, possono essere
pertanto viste come procedure di riconciliazione degli opposti e vie di uscita
dall’idolatria della realtà “ordinaria” e dal monoteismo dell’io. L’homo
religiosus mediante il continuo riferimento alla Realtà ultima, assoluta e
non-duale, realizza quella donazione di senso in cui ha sempre riposto la
speranza di liberazione e salvezza.

Tra i diversi scenari in cui le culture hanno collocato la sofferenza, quello
offerto dalla tradizione ebraico-cristiana è caratterizzato dalla
“giustificazione” del male come effetto di una colpa originaria, colpa che ha
introdotto nel mondo la distruzione, la malattia e la morte. Incapace di
autonoma salvezza, l’uomo attende il compimento di una promessa inimmaginabile e
inaudita perché proveniente da dio stesso: quella di un mondo senza il male,
quella in cui il dio redentore «tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà
più la morte né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate» (Ap.,
21, 4). Saranno realizzati un tempo nuovo, una eterna domenica della vita, e uno
spazio nuovo, un luogo di cui si possa dire: «Là riposeremo e vedremo, vedremo e
ameremo, ameremo e loderemo» (Agostino, De Civ. Dei , 29, 5). Il santo si nutre
di questa speranza, la conserva e diffonde; ma la fede, intanto, è messa alla
prova dall’interminabile attesa ed estenuata
dall’angosciata domanda: «Fino a quando, Signore?» (Sal., 13).

Un diverso scenario incontriamo nelle tradizioni orientali e, tra esse, in
particolare, nel buddhismo. In questa prospettiva, positivo e negativo,
costruzione e distruzione, nascita e morte, nella loro inseparabilità
costituiscono il flusso circolare e ininterrotto della vita, da accogliere nella
totalità dei suoi aspetti. Il dolore non ha dunque bisogno di una
giustificazione particolare, non più di qualunque altro aspetto del reale.
L’impermanenza e la mancanza di consistenza dei fenomeni e dell’io divengono
fonte di patimento se si mettono in atto attaccamenti e avversioni, basati
sull’ignoranza (avidya=ignoranza trascendentale, collettiva e individuale) e
sull’immatura protesta di chi vorrebbe un mondo illusoriamente diverso da quello
che è. Il messaggio dell’Illuminato è pertanto quello di una pratica incessante
di attenzione, rivolta a vedere le cose come sono: «L’attenzione è il sentiero
che conduce all’immortalità, la disattenzione è il sentiero della morte. Coloro
che sono attenti non muoiono, i disattenti sono già come morti» (Dhp., 21). La
“via di mezzo”, tra mortificazione di sé e passioni egoistiche e incontrollate,
è la via che conduce al Nirvana, sinonimo di libertà e pace. La saggezza,
illuminata dalla luce della Vacuità, sa che nulla ci appartiene, non la vita e
neppure il dolore. L’approssimarsi della morte può essere allora vissuto come un
prepararsi a ritornare serenamente a casa, la casa da dove siamo venuti. Quando
ci verrà chiesto di restituire ciò che non era nostro, il saggio potrà
rispondere, con le parole di Seneca: «Riprenditi un animo migliore di come l’hai
dato; non tergiverso, non mi sottraggo; hai qui pronto e da una persona
consapevole ciò che le hai dato senza che ne avesse percezione: porta pure via».

La modernità ha prodotto storicismo (l’uomo si è voluto “storico”),
secolarizzazione (l’uomo ha voluto essere il garante della sua propria
salvezza), utopia (la terra senza il male realizzata dall’opera dell’uomo).
Nella postmodernità (e postsecolarizzazione), compreso che il maggior pericolo
per l’uomo è diventato l’uomo stesso, senza più difese esterne contro il
“terrore della storia”, l’umanità si muove tra una tecnologia, per sua natura
ambivalente, a volte incontrollabile, sempre parziale e dunque sempre
“relativa”, e il tentativo di recupero di tradizioni religiose e sapienziali che
faticano ad adattarsi al mondo contemporaneo. Ma il dolore esige risposte e non
consente rinvii: la vera questione di vita o di morte rimane sempre la lotta per
dare senso alla sofferenza, per mettere una cornice al quadro del negativo, per
contenerlo, circoscriverlo, dominarlo: ma il contenuto spesso preme, minaccia di
debordare e dilagare in tragedia; la cornice deve venire allargata,
per comprenderlo, ancora e di nuovo. Ognuno è chiamato a questa sfida, a
esercitare quotidianamente la sua volontà buona nell’esercizio di bonifica
almeno di un frammento del mondo, nel ricostruire e adattare, giorno dopo
giorno, le cornici che ha a disposizione perché il male possa essere
circoscritto, avere “la sua parte” nel mondo (Jung) e, in tal modo, forse, anche
redenzione.

(pubbl. in Gigi Ghirotti-Notizie, Trimestrale del Com. naz. Gigi Ghirotti 2000,
n. 4)

Pain, suffering and hardships, sufferings. 

We know the pain of hunger and cold, the flesh torn, compressed, 
burned, the sufferings of abandonment, of estrangement, imprisonment, and the 
suffering of the extreme situations that cause the man and demand answers 
postponed: the prediction of death, to get rid of what you have in years 
built, the risk of non-sense. 

Suffering (sub iron), sustain, endure, be oppressed, and sometimes 
overwhelmed by doubt and despair, while the question persisted: “Why? 
Why me? Why now? ” 

It is with the same appearance of consciousness, marked by separation and 
isolation, that mankind has encountered the suffering “because of 
be deprived of the original harmony with nature, a characteristic 
the animal whose life is determined by innate instincts, and be equipped with 
reason and self-awareness, we can not help but experience our
completely independent of every other human being “(E. Fromm). Separation by 
other people and separation from the natural world as a whole.The 
alone in the universe, which makes him isolated even from his own 
body, the odyssey that is at the origin, with multiple pathways, through history 
looking through a “real” body, work, sexuality., a 
possible reintegration into the real, coincident with a sense of discovery. 

The existing experience, the experience of duality, the duality lack. The 
separation defines the human condition based on its experience in the world of 
contrary, its fall in ordinary time, in time of uncertainty. Jung 
reminds us that suffering is not in itself to be particularly painful 
as the inability to give a meaning to it. “The psycho-neuroses,” he 
writes, “is ultimately a pain in the psyche that did not find the 
its meaning. ” And since “only what it meant saving grace” are the 
great doctrines of life that they could offer saving tools and strategies 
domain of suffering (from its most raw and dark until the pain 
spiritual) as they have been able to locate the pain in a 
orderly representation of the world, allowing you to give meaning to 
living and the multiplicity of phenomena. 

If the pain is related to separation, duality and insecurity, 
Liberation will reside in a non-conditional, a state that exceeds 
against and imply an exit from the contingencies of time, freeing man from 
what has been called the “terror of history” (Eliade) is in fact 
in history that humanity meets the illness and death, disasters 
natural, social injustice. The spiritual traditions, in their promises
of other worlds and / or proposals in their different ways of living, can be 
therefore seen as a process of reconciliation of opposites and the way out 
idolatry of reality “ordinary” and the monotheism of the self.Homo 
religiosus by the continual reference to the ultimate reality, absolute and 
non-dual, the donation makes sense that he always placed the 
hope of deliverance and salvation. 

Among the different scenarios in which cultures have placed the suffering, the 
offered by the Jewish-Christian tradition is characterized by 
“Justification” of evil as an effect of original sin, guilt has 
introduced the world to destruction, disease and death. Unable to 
self-salvation, the man waits for the fulfillment of a promise and unimaginable 
unheard of because it came from God himself: that of a world without evil, 
one in which the redeeming God “will wipe away every tear from their eyes, there will be 
no more death or crying or pain, for the former things have passed away “(Rev., 
21, 4). Will be made once again, an eternal life Sunday, and a 
new space, a place where you can say: “There shall rest and see, and we will see 
we will love, love and praise “(Augustine, De Civ. Dei, 29, 5).The saint feeds 
This hope, preserves and spreads, but the faith, meanwhile, is put to 
exhausted by the endless waiting and testing 
anxiety question: “How long, Lord?” (Ps. 13). 

A different scenario, we meet in the Eastern traditions, and among them, in 
particularly in Buddhism. In this perspective, positive and negative, 
construction and destruction, birth and death, in their inseparability 
represent the circular flow of life, uninterrupted, to be accepted in 
all of its aspects. The pain did not therefore need a 
special justification, any more than any other aspect of reality. 
The impermanence and lack of consistency of phenomena and the ego becomes 
source of suffering if you put in place attachments and aversions, based 
ignorance (Avidya = ignorance transcendental collective and individual) and 
sull’immatura protest from those who would like a world different from the illusory 
it is. The message of the Enlightened One, therefore, is a ceaseless practice 
of attention paid to see things as they are: “Attention is the path 
that leads to immortality, inattention is the path of death. Those 
who are careful not die, the heedless are already as dead “(Dhp., 21). The 
“Middle path” between self-mortification of passions and selfish and uncontrolled, 
is the path that leads to Nirvana, stands for freedom and peace.Wisdom, 
illuminated by the light of emptiness, he knows that nothing belongs to us, not life and 
even pain. The approach of death can then be experienced as a 
prepare to return home peacefully, the house where we came from. When 
we will be asked to return what was not ours, the essay will 
respond with the words of Seneca: “Snap out a mind better than you do 
given, do not fiddle around, I do not subtract, you have a person here and ready 
aware of what you gave that he had no perception also leads on. ” 

Modernity has produced historicism (the man he wanted to “historical”) 
secularization (the man wanted to be the guarantor of its own 
salvation), Utopia (the land without evil created by man). 
In postmodernity (and postsecolarizzazione), including that the greatest danger 
for man has become the man himself, with no outer defenses against 
“Terror of history”, humanity is moving from a technology, by its nature 
ambivalent, at times uncontrollable, always partial, and therefore always 
“Relative”, and the attempted recovery of religious traditions and wisdom that 
struggle to adapt to the contemporary world. But the pain is demanding answers and not 
allows postponement: the real question of life or death is always the struggle for 
give meaning to suffering, to put a frame to the picture of the negative, for 
restrain, circumscribe it, dominate it: but the content is often pressed, the threat of 
overflowing and spreading in tragedy; the frame must be enlarged, 
to understand it, again and again. Everyone is called to this challenge, 
good day to exercise his will during the remediation 
at least a fragment of the world, to rebuild and fit, day after 
days, the frames he has available because evil can be 
circumscribed, have “their part” in the world (Jung) and, thus, perhaps, even 
redemption. 

(Published in Gigi Ghirotti-News, Quarterly of Com Nat. Ghirotti Gigi 2000, 
No 4)

Sabbia nella memoria – Sand in memory


🌸Sabbia nella memoria🌸

Evocazione
di musiche
e profumi
Viaggi alle radici
della nostra
infinita storia
Canti di sirene
in attesa
sul solito scoglio
Venti del deserto
e sabbia
nella memoria
Incroci e ricchezza
giunta infine
alla nostra anima

28.12.2018 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Sand in memory

Evocation
of music
and perfumes
Travel to the roots
ours
infinite story
Songs of mermaids
on hold
on the usual rock
Winds of the desert
and sand
in memory
Crosses and wealth
finally arrived
to our soul

28.12.2018 Poetyca

La resa dei conti


Immagine di Giuseppe Bustone

La resa dei conti

Avrei dovuto correre, correre, correre via. Invece pensai: “In fondo non sono cattivi: non arriveranno a tanto!”. Eppure, arrivarono a tanto e pure di più. Ma, oggi, uno ad uno la stanno pagando con la salute. Soffrono: poverini! Del resto chi tanto male ha fatto, tanto male riceve. La Giustizia Divina: non risparmia nessuno – nessuno è esente – chi sbaglia paga. Del resto ho pagato tanto anch’io. Anzi, sto ancora pagando. È GIUSTO COSÌ!!

© Giuseppe Bustone

Sintonia – Tuning


Sintonia

Sono stelle
nel cielo
a guidare
i nostri passi
nel silenzio
Languido ascolto
di sintonia vibrante
e non servono parole
quando i nostri occhi
sono specchio del cuore

10.04.2017 Poetyca

Tuning

They are stars
in the sky
to drive
our steps
in the silence
languid listening
vibrant tune
and not need words
when our eyes
are the mirror of the heart

04/10/2017 Poetyca

Di fronte al mare – Facing the sea


🌸Di fronte al mare🌸

Pacate
le onde
accarezzano
la riva

Gabbiani
vagando
disegnano
il cielo

Mentre
la brezza
scompiglia
ogni pensiero

10.01.2021 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Facing the sea

Calm down
the waves
caress
the shore

Seagulls
wandering
draw
the sky

While
the breeze
messes up
every thought

10.01.2021 Poetyca

Fantasmi – Ghosts


🌸Fantasmi🌸

Fantasmi
nella nebbia
e voci inascoltate
nel silenzio fitto
di chi non guarda
la sofferenza
di chi attende
attenzione e risposte
Basta uno spiraglio
e vera speranza
offerte con il cuore
per dare spazio
a chi ha ancora
dignità e valore
oltre gli atteggiamenti
di chi sa solo ignorare

29.02.2020 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Ghosts

Ghosts
in the fog
and unheard voices
in thick silence
of those who do not look
the suffering
of those who wait
attention and answers
Just a crack
and real hope
offerings with the heart
to give space
to those who still have
dignity and value
beyond attitudes
of those who can only ignore

29.02.2020 Poetyca

Meteora – Meteor


🌸Meteora🌸

Moti
immoti
nel silenzio
quieto
Ascolto
di un attimo
che si manifesta
come meteora
Consapevolezza
scandito battito
in un respiro
di nuova vita

04.04.2020 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Meteor

Motionless
motion
in the silence
quiet
I listen
for a moment
that manifests itself
like meteor
Awareness
ticked beat
in one breath
of new life

04.04.2020 Poetyca

Sogni – Dreams – Kahlil Gibran


🌸Sogni🌸

E come i semi
che sognano
sotto la neve,
il vostro cuore
sogna la primavera.
Fidatevi dei vostri sogni,
perché in essi è nascosto
il passaggio verso l’eternità.

Kahlil Gibran
🌸🌿🌸#pensierieparole
🌸Dreams

And like the seeds
who dream
under the snow,
your heart
dreams of spring.
Trust your dreams,
because it is hidden in them
the passage to eternity.

Kahlil Gibran

Placida accortezza


Immagine di Marilisa S.

Placida accortezza

Onde ricorrere a repentine risoluzioni

Foss’anche meglio ponderare
in su degli animi pacatamente riscaldati
ch’è più ritiratasi d’ogn’altro
Inviami pure tuoi altalenanti progetti
e riscaldami le ossa ormai completamente provate
Già ch’io vegga vana la tua man delicata protesa
ringraziandomi del mio attendere l’albeggiante sole.

Giuseppe Bustone

Una Perla al giorno – Sutta Nipâta


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Come nelle profondità abissali dell’oceano
non vi sono onde, ma tutto è calmo,
nello stesso modo il meditante
si mantenga interiormente immobile
e non ondeggi in alcuna circostanza.

Sutta Nipâta

As in the abyssal depths of the ocean
there are waves, but all is calm,
in the same way the meditator
remains inwardly property
and do not wobble under any circumstances.

Sutta Nipata