Archivio | 21/01/2021

Nessuno perverrà mai alla liberazione attraverso una dottrina – Nobody ever will arrive at liberation through a doctrine – Hermann Hesse


Nessuno perverrà mai alla liberazione attraverso una dottrina

Ma Siddharta passeggiava pensieroso attraverso il boschetto. S’imbatté così in Gotama, il Sublime, e lo salutò rispettosamente e poiché lo sguardo del Buddha era pieno di bontà e di dolcezza, il giovane si fece animo e chiese al degno uomo il permesso di parlargli. Con un cenno silenzioso, il Sublime acconsentì.

Parlò Siddharta: «Ieri, o Sublime, mi fu dato di ascoltare la tua mirabile dottrina. Insieme col mio amico io venni da lontano per ascoltare la dottrina. E ora il mio amico rimarrà coi tuoi uomini, egli si rifugia in te. Ma io riprendo ancora il mio pellegrinaggio».

«Come ti piace» disse il degno uomo cortesemente.

«Troppo ardite son le mie parole,» continuò Siddharta «ma non vorrei lasciare il Sublime senza avergli esposto schiettamente il mio pensiero. Vuole il Venerabile prestarmi ascolto ancora un momento?».

Con un cenno silenzioso il Sublime assentì.

Disse Siddharta: «Una cosa, o Venerabilissimo, ho ammirato soprattutto nella tua dottrina. Tutto in essa è perfettamente chiaro e dimostrato; come una perfetta catena, mai in nessun luogo interrotta, tu mostri il mondo: una eterna catena, contesta di cause e di effetti. Mai ciò è stato visto con tanta chiarezza, né esposto in modo più irrefutabile; certamente più vivo deve battere il cuore in petto a ogni Brahmino quand’egli, guidato dalla tua dottrina, senza soluzioni di continuità, limpido come un cristallo, non dipendente dal caso, non dipende dagli dèi. Se esso sia buono o cattivo, se la vita in esso sia gioia o dolore, può forse rimanere oscuro (può anche essere che questo non sia la cosa essenziale); ma l’unità del mondo, la connessione di tutti gli avvenimenti, l’inclusione di ogni essere, grande e piccolo, nella stessa corrente, nella stessa legge delle cause ultime, del divenire e del morire, questo risplende chiaramente dalla tua sublime dottrina, o Perfettissimo. Ma ora, secondo la tua stessa dottrina, in un punto è interrotta questa unità e consequenzialità di tutte le cose, attraverso un piccolo varco irrompe in questo mondo unitario qualcosa che prima non era e che non può essere indicato né dimostrato: e questo varco è la dottrina del superamento del mondo, della liberazione. Ma con questo piccolo spiraglio, con questa piccola rottura viene di nuovo infranto e compromesso l’intero ordinamento del mondo unitario ed eterno. Voglimi perdonare, se ho osato proporti quest’obiezione».

Tranquillo e immobile l’aveva ascoltato Gotama. Quindi parlò a sua volta, il Perfetto: parlò con la sua voce benigna, con la sua voce chiara e cortese: «Tu hai udito la dottrina, o figlio di Brahmino, e torna a tuo onore di avervi riflettuto così profondamente. Tu vi hai trovato una frattura, un errore. Possa tu andar oltre col pensiero. Permetti solo ch’io ti metta in guardia, o tu che sei avido di sapere, contro la molteplicità delle opinioni e contro le contese puramente verbali. Le opinioni non contano niente, possono essere belle o odiose, intelligenti o stolte, ognuno può adottarle o respingerle. Ma la dottrina che hai udito da me, non è mia opinione, e il suo scopo non è di spiegare il mondo agli uomini avidi di sapere. Un altro è il suo scopo: la liberazione dal dolore. Questo è ciò che Gotama insegna, null’altro».

«Perdona il mio ardire, o Sublime» disse il giovane. «Non per avere una discussione con te, una discussione puramente terminologica, ti ho parlato poc’anzi in questo modo. In verità, hai ragione: contano poco le opinioni. Ma permettimi di dire ancora questo: non un minuto io ho dubitato di te. Non un minuto ho dubitato che tu sei Buddha, che tu hai raggiunto la meta, la somma meta verso la quale si affaticano tante migliaia di Brahmini e di figli di Brahmini. Tu hai trovato la liberazione dalla morte. Essa è venuta a te attraverso la tua ricchezza, ti è venuta incontro sulla tua stessa strada, attraverso il tuo pensiero, la concentrazione, la conoscenza, la rivelazione. Non ti è venuta attraverso la dottrina! E – tale è il mio pensiero, o Sublime – nessuno perverrà mai alla liberazione attraverso una dottrina! A nessuno, o Venerabile, tu potrai mai, con parole, e attraverso una dottrina, comunicare ciò che avvenne in te nell’ora della tua illuminazione! Molto contiene la dottrina del Buddha cui la rivelazione è stata largita: a molti insegna a vivere rettamente, a evitare il male. Ma una cosa non contiene questa dottrina così limpida, così degna di stima: non contiene il segreto di ciò che il Sublime stesso ha vissuto, egli solo fra centinaia di migliaia. Questo è ciò di cui mi sono accorto, mentre ascoltavo la dottrina. Questo è il motivo per cui continuo la mia peregrinazione: non per cercare un’altra e migliore dottrina, poiché lo so, che non ve n’è alcuna, ma per abbandonare tutte le dottrine e tutti i maestri e raggiungere da solo la mia meta o morire. Ma spesso ripenserò a questo giorno, o Sublime, e a questa ora, in cui i miei occhi videro un Santo».

Chetamente fissavano il suolo gli occhi del Buddha, chetamente raggiava in perfetta calma il suo viso imperscrutabile.

«Voglia il cielo che i tuoi pensieri non siano errori!» parlò lentamente il Venerabile. «Possa tu giungere alla meta! Ma dimmi, hai tu visto la schiera dei miei Samana, dei molti miei fratelli che si sono convertiti alla dottrina? E credi tu, o Samana forestiero, credi tu che per tutti costoro sarebbe meglio abbandonare la dottrina e rientrare nella vita del mondo e dei piaceri?».

«Lungi da me un tal pensiero!» gridò Siddharta. «Possano essi rimaner tutti fedeli alla dottrina, possano raggiungere la loro meta. Non tocca a me giudicare la vita di un altro. Solo per me, per me solo devo giudicare, devo scegliere, devo scartare. Liberazione dall’Io è quanto cerchiamo noi Samana, o Sublime. Se io diventassi ora uno dei tuoi discepoli, o Venerabile, mi avverrebbe – temo – che solo in apparenza, solo illusoriamente, il mio Io giungerebbe alla quiete e si estinguerebbe, ma in realtà, esso continuerebbe a vivere e a ingigantirsi, poiché lo materierei della dottrina, della mia devozione e del mio amore per te, della comunità con i monaci!».

Con un mezzo sorriso, con immutata e benigna serenità Gotama guardò lo straniero negli occhi e lo congedò con un gesto appena percettibile.

«Tu sei intelligente, o Samana» disse il Venerabile. «Sai parlare con intelligenza!».

Il Buddha s’allontanò, e il suo sguardo e il suo mezzo sorriso rimasero per sempre incisi nella memoria di Siddharta.

Mai ho visto un uomo guardare, sorridere, sedere, camminare a quel modo, egli pensava, così veramente desidero anch’io saper guardare, sorridere, sedere e camminare, così libero, venerabile, modesto, aperto, infantile e misterioso. Così veramente guarda e cammina soltanto l’uomo che è disceso nell’intimo di se stesso. Bene, cercherò anch’io di discendere nell’intimo di me stesso.

Ho visto un uomo, pensava Siddharta, un uomo unico, davanti al quale ho dovuto abbassare lo sguardo. Davanti a nessun altro voglio mai più abbassare lo sguardo: a nessun altro. Nessuna dottrina mi sedurrà mai più, poiché non m’ha sedotto la dottrina di quest’uomo.

Il Buddha m’ha derubato, pensava Siddharta, m’ha derubato, eppure è ben più prezioso ciò ch’egli mi ha donato. M’ha derubato del mio amico, di colui che credeva in me e che ora crede in lui, che era la mia ombra e che ora è l’ombra di Gotama. Ma mi ha donato Siddharta, mi ha fatto dono di me stesso.

– da “Siddharta” di Hermann Hesse –

Nobody ever will arrive at liberation through a doctrine

But Siddhartha walked thoughtfully through the grove. So he met Gotama, the Sublime, and greeted him respectfully, and as the gaze of the Buddha was full of goodness and kindness, the young man took heart and asked permission to talk to him a worthy man. With a nod silently, the Blessed One consented.

He spoke Siddhartha: “Yesterday, or sublime, I was able to listen to your wonderful teaching. Together with my friend I came from a distance to the doctrine. And now my friend will stay with your man, he takes refuge in you. But I still I take my pilgrimage. “

“As you like it,” said the worthy man politely.

“Too bold are my words,” Siddhartha continued, “but I would not leave without having exposed Sublime frankly my thoughts. Venerable wants to listen for a moment? “.

With a nod silently assented the Sublime.

Siddhartha said: “One thing or Venerable, I especially admired in your teachings. Everything in it is perfectly clear and shown, as a perfect chain, never stopped nowhere, you show the world an eternal chain of causes and effects challenges. Never saw what was so clearly exposed in a more or irrefutable, certainly more alive to his heart beat in my chest every Brahmin when he led by your doctrine, seamless, clear as a crystal, not dependent on case, it depends on the gods. If it is good or bad, if life in it is joy or pain, may perhaps remain obscure (it may be that this is not the main thing), but the unity of the world, the connection of all events, the ‘ inclusion of all beings, great and small, in the same current, the same law of final causes, of becoming and dying, it shines clear from your sublime doctrine, or perfect. But now, according to your own doctrine, is interrupted at one point this unit and consequentiality of all things, through a small hole breaks into this world unity was something that did not and can not be shown or demonstrated, and this passage is the doctrine of the overcoming of the world, the liberation. But with this small window of opportunity, with this little break is broken again and compromise the entire world order and united forever. Voglimi forgive, if I dared to propose this objection. “

Quiet and motionless Gotama had listened to him. Then spoke in turn, the Perfect: benign spoke with his voice, with her clear voice and polite, “You have heard the doctrine, or the son of Brahmin, and back to your honor to have you thinking so deeply. You will have found a fracture, an error. May you go beyond thought. Let me just put you on guard, O you who are eager for knowledge, against the multiplicity of opinions and disputes against the purely verbal. The opinions do not matter, can be beautiful or hideous, intelligent or foolish, anyone can adopt them or reject them. But the doctrine which you heard from me, not my opinion, and its purpose is not to explain the world to men eager to know. Another is its purpose: freedom from pain. This is what Gotama teaches, nothing else. “

“Forgive my boldness, and Sublime,” the boy said. “Not to have a discussion with you, merely a discussion of terminology, I told you about earlier in this way. In truth, you’re right: the views count for little. But let me say this again: not a minute I doubted you. Not a minute I doubted that you are Buddha, you’ve reached the goal, the goal towards which the sum is tired of so many thousands of children of Brahmins and Brahmins. You have found deliverance from death. It has come to you through your wealth, did you encounter on your own way, through your thought, concentration, knowledge, revelation. You are not coming through the doctrine! And – this is my thought, or Sublime – no one ever will arrive at liberation through a doctrine! No one, or Venerable, you can never, by word, and through a doctrine, you communicate what happened in the hour of your enlightenment! Very contains the doctrine of the Buddha which the revelation was bestowed: teaches many to live righteously, to avoid evil. But this doctrine does not contain something so clear, so worthy of esteem: does not contain the secret of what the Blessed One himself lived, he alone among hundreds of thousands. This is what I realized as I listened to the doctrine. This is why I continue my pilgrimage, not to seek another and better doctrine, because I know that there is none, but to leave all doctrines and all teachers and reach my goal by itself or die. But often look back at this day, or sublime, and this time, when my eyes saw a Ghost. “

Quietly staring at the ground Buddha’s eyes, shone softly in perfect calm on his face inscrutable.

“God grant that your thoughts are not errors,” the Venerable spoke slowly. “May you reach the goal! But tell me, have you seen the multitude of my Samana, many of my brothers who have converted to the doctrine? And do thou, O stranger, Samana, do you believe that all these would be better to abandon the doctrine and re-enter the world and the pleasures of life? “.

“Far from me such a thought,” cried Siddhartha. “May they all remain faithful to the doctrine, they reach their destination. It is not for me to judge the life of another. Only for me, I have to judge for myself alone, I have to choose, I have to discard. Is what we seek liberation from the Samana, and Sublime. If I became now one of your disciples, Venerable, I would be – I fear – that only in appearance, only illusory, my ego would come to rest and become extinct, but in reality, it would continue to live and magnified, because the materials of doctrine, of my devotion and my love for you, the community with the monks. “

With a half smile, with unchanged and benign serenity Gotama looked at the stranger in the eye and sent him away with a barely perceptible gesture.

“You’re smart, or Samana,” said the Venerable. “Can you speak with intelligence.”

The Buddha turned away, and her eyes and her smile remained forever etched half the memory of Siddhartha.

Never have I seen a man look, smile, sit, walk that way, he thought, so I really would like to know how to look, smile, sit and walk, so free, honorable, modest, open, childlike and mysterious. So truly looks and walks only man who descended into the depths of himself. Well, I will try to descend into the depths of myself.

I saw a man, Siddhartha thought, a single man, before whom I had to look down. Faced with no other I never look down: no one else. No doctrine ever seduce me, because it seduced me the doctrine of this man.

The Buddha robbed me, thought Siddhartha, robbed me, yet is far more precious than what he gave me. Robbed me of my friend, one who believed in me and now believe in him, that was my shadow and is now a shadow of Gotama. But I won Siddhartha, I made a gift of myself.

– From “Siddhartha” by Hermann Hesse –

Armonia viva – Living Harmony – Haiku


🌸Armonia viva🌸

Note disperse
raccolgono istanti :
Armonia viva

© Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Living harmony

Notes scattered
they collect moments:
Living harmony

© Poetyca

Soffrire – Suffer – Paramahansa Yogananda


Soffrire

Spesso noi continuiamo a soffrire senza fare uno sforzo per cambiare; ecco perché non troviamo pace durevole e appagamento. Se noi perseverassimo, saremmo certamente capaci di superare tutte le difficoltà. Dobbiamo fare lo sforzo, perché possiamo passare dalla miseria alla felicità,
dallo sconforto al coraggio.

Paramahansa Yogananda

Suffer

Often we continue to suffer without making an effort to change, which is why we do not find lasting peace and contentment. If we persevere, we would certainly be able to overcome all difficulties. We have to make the effort, because we can move from misery to happiness,
despair to courage.

Paramahansa Yogananda

Adesso – Now


🌸Adesso🌸

Per te
un piccolo segreto:
fermati ed ascolta
il silenzio

Saranno
piccoli segni
ed emozioni
a colorare l’attimo

Tutto quello
che stai cercando
è già presente
proprio adesso

11.01.2021 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Now

For you
a little secret:
stop and listen
silence

They will be
small marks
and emotions
to color the moment

Everything
what are you looking for
it’s already present
right now

11.01.2021 Poetyca

Bellezza – Beauty – S.Agostino


🌸Bellezza🌸

“Nella misura in cui
l’amore cresce in te,
cresce anche la tua bellezza,
poiché l’amore
è la bellezza dell’anima.”

S. Agostino
🌸🌿🌸#pensierieparole
🌸Beauty

“To the extent that
love grows in you,
your beauty also grows,
since love
is the beauty of the soul. ”

S. Agostino