Archivio | 21/01/2021

Nessuno perverrà mai alla liberazione attraverso una dottrina – Nobody ever will arrive at liberation through a doctrine – Hermann Hesse


Nessuno perverrà mai alla liberazione attraverso una dottrina

Ma Siddharta passeggiava pensieroso attraverso il boschetto. S’imbatté così in Gotama, il Sublime, e lo salutò rispettosamente e poiché lo sguardo del Buddha era pieno di bontà e di dolcezza, il giovane si fece animo e chiese al degno uomo il permesso di parlargli. Con un cenno silenzioso, il Sublime acconsentì.

Parlò Siddharta: «Ieri, o Sublime, mi fu dato di ascoltare la tua mirabile dottrina. Insieme col mio amico io venni da lontano per ascoltare la dottrina. E ora il mio amico rimarrà coi tuoi uomini, egli si rifugia in te. Ma io riprendo ancora il mio pellegrinaggio».

«Come ti piace» disse il degno uomo cortesemente.

«Troppo ardite son le mie parole,» continuò Siddharta «ma non vorrei lasciare il Sublime senza avergli esposto schiettamente il mio pensiero. Vuole il Venerabile prestarmi ascolto ancora un momento?».

Con un cenno silenzioso il Sublime assentì.

Disse Siddharta: «Una cosa, o Venerabilissimo, ho ammirato soprattutto nella tua dottrina. Tutto in essa è perfettamente chiaro e dimostrato; come una perfetta catena, mai in nessun luogo interrotta, tu mostri il mondo: una eterna catena, contesta di cause e di effetti. Mai ciò è stato visto con tanta chiarezza, né esposto in modo più irrefutabile; certamente più vivo deve battere il cuore in petto a ogni Brahmino quand’egli, guidato dalla tua dottrina, senza soluzioni di continuità, limpido come un cristallo, non dipendente dal caso, non dipende dagli dèi. Se esso sia buono o cattivo, se la vita in esso sia gioia o dolore, può forse rimanere oscuro (può anche essere che questo non sia la cosa essenziale); ma l’unità del mondo, la connessione di tutti gli avvenimenti, l’inclusione di ogni essere, grande e piccolo, nella stessa corrente, nella stessa legge delle cause ultime, del divenire e del morire, questo risplende chiaramente dalla tua sublime dottrina, o Perfettissimo. Ma ora, secondo la tua stessa dottrina, in un punto è interrotta questa unità e consequenzialità di tutte le cose, attraverso un piccolo varco irrompe in questo mondo unitario qualcosa che prima non era e che non può essere indicato né dimostrato: e questo varco è la dottrina del superamento del mondo, della liberazione. Ma con questo piccolo spiraglio, con questa piccola rottura viene di nuovo infranto e compromesso l’intero ordinamento del mondo unitario ed eterno. Voglimi perdonare, se ho osato proporti quest’obiezione».

Tranquillo e immobile l’aveva ascoltato Gotama. Quindi parlò a sua volta, il Perfetto: parlò con la sua voce benigna, con la sua voce chiara e cortese: «Tu hai udito la dottrina, o figlio di Brahmino, e torna a tuo onore di avervi riflettuto così profondamente. Tu vi hai trovato una frattura, un errore. Possa tu andar oltre col pensiero. Permetti solo ch’io ti metta in guardia, o tu che sei avido di sapere, contro la molteplicità delle opinioni e contro le contese puramente verbali. Le opinioni non contano niente, possono essere belle o odiose, intelligenti o stolte, ognuno può adottarle o respingerle. Ma la dottrina che hai udito da me, non è mia opinione, e il suo scopo non è di spiegare il mondo agli uomini avidi di sapere. Un altro è il suo scopo: la liberazione dal dolore. Questo è ciò che Gotama insegna, null’altro».

«Perdona il mio ardire, o Sublime» disse il giovane. «Non per avere una discussione con te, una discussione puramente terminologica, ti ho parlato poc’anzi in questo modo. In verità, hai ragione: contano poco le opinioni. Ma permettimi di dire ancora questo: non un minuto io ho dubitato di te. Non un minuto ho dubitato che tu sei Buddha, che tu hai raggiunto la meta, la somma meta verso la quale si affaticano tante migliaia di Brahmini e di figli di Brahmini. Tu hai trovato la liberazione dalla morte. Essa è venuta a te attraverso la tua ricchezza, ti è venuta incontro sulla tua stessa strada, attraverso il tuo pensiero, la concentrazione, la conoscenza, la rivelazione. Non ti è venuta attraverso la dottrina! E – tale è il mio pensiero, o Sublime – nessuno perverrà mai alla liberazione attraverso una dottrina! A nessuno, o Venerabile, tu potrai mai, con parole, e attraverso una dottrina, comunicare ciò che avvenne in te nell’ora della tua illuminazione! Molto contiene la dottrina del Buddha cui la rivelazione è stata largita: a molti insegna a vivere rettamente, a evitare il male. Ma una cosa non contiene questa dottrina così limpida, così degna di stima: non contiene il segreto di ciò che il Sublime stesso ha vissuto, egli solo fra centinaia di migliaia. Questo è ciò di cui mi sono accorto, mentre ascoltavo la dottrina. Questo è il motivo per cui continuo la mia peregrinazione: non per cercare un’altra e migliore dottrina, poiché lo so, che non ve n’è alcuna, ma per abbandonare tutte le dottrine e tutti i maestri e raggiungere da solo la mia meta o morire. Ma spesso ripenserò a questo giorno, o Sublime, e a questa ora, in cui i miei occhi videro un Santo».

Chetamente fissavano il suolo gli occhi del Buddha, chetamente raggiava in perfetta calma il suo viso imperscrutabile.

«Voglia il cielo che i tuoi pensieri non siano errori!» parlò lentamente il Venerabile. «Possa tu giungere alla meta! Ma dimmi, hai tu visto la schiera dei miei Samana, dei molti miei fratelli che si sono convertiti alla dottrina? E credi tu, o Samana forestiero, credi tu che per tutti costoro sarebbe meglio abbandonare la dottrina e rientrare nella vita del mondo e dei piaceri?».

«Lungi da me un tal pensiero!» gridò Siddharta. «Possano essi rimaner tutti fedeli alla dottrina, possano raggiungere la loro meta. Non tocca a me giudicare la vita di un altro. Solo per me, per me solo devo giudicare, devo scegliere, devo scartare. Liberazione dall’Io è quanto cerchiamo noi Samana, o Sublime. Se io diventassi ora uno dei tuoi discepoli, o Venerabile, mi avverrebbe – temo – che solo in apparenza, solo illusoriamente, il mio Io giungerebbe alla quiete e si estinguerebbe, ma in realtà, esso continuerebbe a vivere e a ingigantirsi, poiché lo materierei della dottrina, della mia devozione e del mio amore per te, della comunità con i monaci!».

Con un mezzo sorriso, con immutata e benigna serenità Gotama guardò lo straniero negli occhi e lo congedò con un gesto appena percettibile.

«Tu sei intelligente, o Samana» disse il Venerabile. «Sai parlare con intelligenza!».

Il Buddha s’allontanò, e il suo sguardo e il suo mezzo sorriso rimasero per sempre incisi nella memoria di Siddharta.

Mai ho visto un uomo guardare, sorridere, sedere, camminare a quel modo, egli pensava, così veramente desidero anch’io saper guardare, sorridere, sedere e camminare, così libero, venerabile, modesto, aperto, infantile e misterioso. Così veramente guarda e cammina soltanto l’uomo che è disceso nell’intimo di se stesso. Bene, cercherò anch’io di discendere nell’intimo di me stesso.

Ho visto un uomo, pensava Siddharta, un uomo unico, davanti al quale ho dovuto abbassare lo sguardo. Davanti a nessun altro voglio mai più abbassare lo sguardo: a nessun altro. Nessuna dottrina mi sedurrà mai più, poiché non m’ha sedotto la dottrina di quest’uomo.

Il Buddha m’ha derubato, pensava Siddharta, m’ha derubato, eppure è ben più prezioso ciò ch’egli mi ha donato. M’ha derubato del mio amico, di colui che credeva in me e che ora crede in lui, che era la mia ombra e che ora è l’ombra di Gotama. Ma mi ha donato Siddharta, mi ha fatto dono di me stesso.

– da “Siddharta” di Hermann Hesse –

Nobody ever will arrive at liberation through a doctrine

But Siddhartha walked thoughtfully through the grove. So he met Gotama, the Sublime, and greeted him respectfully, and as the gaze of the Buddha was full of goodness and kindness, the young man took heart and asked permission to talk to him a worthy man. With a nod silently, the Blessed One consented.

He spoke Siddhartha: “Yesterday, or sublime, I was able to listen to your wonderful teaching. Together with my friend I came from a distance to the doctrine. And now my friend will stay with your man, he takes refuge in you. But I still I take my pilgrimage. “

“As you like it,” said the worthy man politely.

“Too bold are my words,” Siddhartha continued, “but I would not leave without having exposed Sublime frankly my thoughts. Venerable wants to listen for a moment? “.

With a nod silently assented the Sublime.

Siddhartha said: “One thing or Venerable, I especially admired in your teachings. Everything in it is perfectly clear and shown, as a perfect chain, never stopped nowhere, you show the world an eternal chain of causes and effects challenges. Never saw what was so clearly exposed in a more or irrefutable, certainly more alive to his heart beat in my chest every Brahmin when he led by your doctrine, seamless, clear as a crystal, not dependent on case, it depends on the gods. If it is good or bad, if life in it is joy or pain, may perhaps remain obscure (it may be that this is not the main thing), but the unity of the world, the connection of all events, the ‘ inclusion of all beings, great and small, in the same current, the same law of final causes, of becoming and dying, it shines clear from your sublime doctrine, or perfect. But now, according to your own doctrine, is interrupted at one point this unit and consequentiality of all things, through a small hole breaks into this world unity was something that did not and can not be shown or demonstrated, and this passage is the doctrine of the overcoming of the world, the liberation. But with this small window of opportunity, with this little break is broken again and compromise the entire world order and united forever. Voglimi forgive, if I dared to propose this objection. “

Quiet and motionless Gotama had listened to him. Then spoke in turn, the Perfect: benign spoke with his voice, with her clear voice and polite, “You have heard the doctrine, or the son of Brahmin, and back to your honor to have you thinking so deeply. You will have found a fracture, an error. May you go beyond thought. Let me just put you on guard, O you who are eager for knowledge, against the multiplicity of opinions and disputes against the purely verbal. The opinions do not matter, can be beautiful or hideous, intelligent or foolish, anyone can adopt them or reject them. But the doctrine which you heard from me, not my opinion, and its purpose is not to explain the world to men eager to know. Another is its purpose: freedom from pain. This is what Gotama teaches, nothing else. “

“Forgive my boldness, and Sublime,” the boy said. “Not to have a discussion with you, merely a discussion of terminology, I told you about earlier in this way. In truth, you’re right: the views count for little. But let me say this again: not a minute I doubted you. Not a minute I doubted that you are Buddha, you’ve reached the goal, the goal towards which the sum is tired of so many thousands of children of Brahmins and Brahmins. You have found deliverance from death. It has come to you through your wealth, did you encounter on your own way, through your thought, concentration, knowledge, revelation. You are not coming through the doctrine! And – this is my thought, or Sublime – no one ever will arrive at liberation through a doctrine! No one, or Venerable, you can never, by word, and through a doctrine, you communicate what happened in the hour of your enlightenment! Very contains the doctrine of the Buddha which the revelation was bestowed: teaches many to live righteously, to avoid evil. But this doctrine does not contain something so clear, so worthy of esteem: does not contain the secret of what the Blessed One himself lived, he alone among hundreds of thousands. This is what I realized as I listened to the doctrine. This is why I continue my pilgrimage, not to seek another and better doctrine, because I know that there is none, but to leave all doctrines and all teachers and reach my goal by itself or die. But often look back at this day, or sublime, and this time, when my eyes saw a Ghost. “

Quietly staring at the ground Buddha’s eyes, shone softly in perfect calm on his face inscrutable.

“God grant that your thoughts are not errors,” the Venerable spoke slowly. “May you reach the goal! But tell me, have you seen the multitude of my Samana, many of my brothers who have converted to the doctrine? And do thou, O stranger, Samana, do you believe that all these would be better to abandon the doctrine and re-enter the world and the pleasures of life? “.

“Far from me such a thought,” cried Siddhartha. “May they all remain faithful to the doctrine, they reach their destination. It is not for me to judge the life of another. Only for me, I have to judge for myself alone, I have to choose, I have to discard. Is what we seek liberation from the Samana, and Sublime. If I became now one of your disciples, Venerable, I would be – I fear – that only in appearance, only illusory, my ego would come to rest and become extinct, but in reality, it would continue to live and magnified, because the materials of doctrine, of my devotion and my love for you, the community with the monks. “

With a half smile, with unchanged and benign serenity Gotama looked at the stranger in the eye and sent him away with a barely perceptible gesture.

“You’re smart, or Samana,” said the Venerable. “Can you speak with intelligence.”

The Buddha turned away, and her eyes and her smile remained forever etched half the memory of Siddhartha.

Never have I seen a man look, smile, sit, walk that way, he thought, so I really would like to know how to look, smile, sit and walk, so free, honorable, modest, open, childlike and mysterious. So truly looks and walks only man who descended into the depths of himself. Well, I will try to descend into the depths of myself.

I saw a man, Siddhartha thought, a single man, before whom I had to look down. Faced with no other I never look down: no one else. No doctrine ever seduce me, because it seduced me the doctrine of this man.

The Buddha robbed me, thought Siddhartha, robbed me, yet is far more precious than what he gave me. Robbed me of my friend, one who believed in me and now believe in him, that was my shadow and is now a shadow of Gotama. But I won Siddhartha, I made a gift of myself.

– From “Siddhartha” by Hermann Hesse –

La ricerca di pace – The search for peace – Hazrat Inayat Khan


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La ricerca di pace

L’uomo ha sempre desiderato la pace e ha sempre causato la guerra; allo stesso tempo ogni individuo dice che sta cercando la pace: Allora da dove deriva la guerra? Esiste la guerra perché il significato della pace non é stato capito completamente. L’uomo vive in una agitazione continua, in una condizione inquieta, invece di cercare la pace cerca la guerra; se ciò continua non avremo pace finché ogni individuo non comincerà a cercare per primo la pace dentro se stesso.

Cosa é la pace? La pace é la condizione naturale dell’anima. L’anima che ha perso la sua condizione naturale diventa inquieta. La condizione normale della mente é la tranquillità; tuttavia allo stesso tempo la mente é tutt’altro che tranquilla; l’anima non prova nient’altro che pace.

La domanda che viene nella mente di ogni persona meditativa é quale é stato il motivo, lo scopo della creazione del mondo. La risposta é: per rompere la monotonia. Chiamarlo Dio, chiamarlo l’unico Essere, chiamarlo la fonte e il fine di tutto; essendo solo, Egli desiderava che dovesse esistere per Sé qualcosa da conoscere. Gli Indù dicono che la creazione fu il sogno di Brahma. Si può chiamarlo un sogno, ma é lo scopo principale. I Sufi spiegano questo nel modo seguente: che Dio, l’Amante, desiderò conoscere la Sua Propria Natura; e che per questo motivo, attraverso la manifestazione,LAmato fu creato. così che l’amore potesse manifestarsi. E in questa luce,
allora tutto ciò che vediamo é l’Amato. Come dice Rumi, il più grande autore persiano:

L’Amato é tutto in tutti,

l’amante Lo vela soltanto;

L’Amato é tutto ciò che vive,

l’amante é una cosa morta.

I Sufi hanno perciò chiamato Dio, l’Amato. E hanno visto l’Amato in tutti
gli esseri. Non pensavano che Dio fosse nel cielo, separato, lontano da
tutti gli esseri. Hanno visto la bellezza di Dio in tutte le cose, in tutte
le forme. E in questa realizzazione si compie lo scopo principale e lo scopo ultimo della vita. Come si dice nelle scritture antiche, quando Dio chiese ad Adamo: “Chi é il tuo Signore?”, egli disse: “Tu sei il mio Signore”.
Questo vuol dire che lo scopo della creazione fu che ogni anima potesse riconoscere la propria fonte ed il suo scopo, arrendersi ad essi ed attribuire loro tutta la bellezza, la saggezza e la potenza, e che così facendo potesse perfezionarsi.
Come dice la Bibbia “Siate perfetti come é perfetto vostro Padre in
Cielo”. “

dal libro “L Alchimia della Felicità” di Hazrat Inayat Khan

The search for peace

Man has always wanted peace and has always caused the war; at the same time everyone says he is seeking peace: So where does the war? It comes because the meaning of peace has not been fully understood. The man lives in a continuous stirring, in a restless condition, and to seek peace he seeks war; If this continues we will not rest until every person begins to seek first the peace within himself.

What is peace? Peace is the natural condition of the soul. The soul that has lost its natural condition becomes restless. The normal state of mind is quiet; However, at the same time the mind is anything but quiet; the soul does not prove anything but peace.

The question that comes to the mind of every thoughtful person is what was the reason, the purpose of the creation of the world. The answer is: to break the monotony. Call it God, call it the only Being, call the source and end of everything; being alone, He wished that there should be something for Him to know. The Hindus say that the creation is the dream of Brahma. You can call it a dream, but it is the main purpose. The Sufis explain this as follows: God, the Lover, wanted to know His own nature; and that for this reason, through the event, Lamato was created. so that love could occur. And in this light,
then all we see is the Beloved. In the words of Rumi, the great Persian author:

The Beloved is all in all,

the lover only veils Him;

The Beloved is all that lives,

the lover is a dead thing.

The Sufis have therefore called God, the Beloved. And they saw the Beloved in all
beings. They did not think that God was in heaven, apart, away from
all beings. They saw the beauty of God in all things, in all
forms. And this realization is accomplished the main goal and the ultimate goal of life. As they say in the ancient scriptures, when God asked Adam, “Who is your Lord?” He said, “You are my Lord.”
This means that the purpose of creation was that every soul could recognize its source and its purpose, surrender to them and give them all the beauty, wisdom and power, and that doing so would improve.
As the Bible says, “Be perfect as your Father is perfect in
Heaven. “”

from the book “The Alchemy of Happiness” by Hazrat Inayat Khan

La realtà dell’impermanenza – The reality of impermanence


La realtà dell’impermanenza

Ogni cosa esistente è impermanente.
Quando si comincia a osservare ciò,
con comprensione profonda e diretta esperienza,
allora ci si mantiene distaccati dalla sofferenza:
questo è il cammino della purificazione.

Dhammapada, XX (277)

Per spiegare in maniera più ampia e dettagliata l’importante concetto di anicca, l’impermanenza, proponiamo questo articolo redatto dal Vipassana Research Institute.

Anicca, l’impermanenza
Il cambiamento è inerente a ogni esistenza fenomenica. Non vi è nulla nel campo animato o inanimato, organico o inorganico che possiamo definire permanente, e anche se dessimo questa denominazione a qualcosa, inevitabilmente essa sarebbe destinata a cambiare, a sottoporsi a qualche metamorfosi. Avendo compreso questo fatto fondamentale attraverso l’esperienza diretta all’interno di se stesso, il Buddha dichiarò:

Sia che nel mondo ci sia o no una persona completamente illuminata, tuttavia rimane una condizione ferma, un fatto immutabile e una legge fissata: tutte le formazioni fisiche e mentali sono impermanenti, soggette alla sofferenza e prive di sostanza.

Anicca (impermanenza), dukkha (sofferenza) e anatta (inconsistenza dell’io) sono le tre caratteristiche comuni ad ogni esistenza cosciente. Tra queste, la più importante nella pratica di Vipassana è anicca. Come meditatori ci troviamo ad affrontare l’impermanenza di noi stessi. Ciò ci permette di comprendere che non abbiamo alcun controllo su questo fenomeno, e che ogni tentativo di manipolarlo non ci crea altro che sofferenza. Impariamo quindi a sviluppare il distacco e l’accettazione di questo fatto, l’apertura al cambiamento, permettendoci così di vivere felicemente tra le vicissitudini della vita. Perciò il Buddha disse:

Meditatori, a colui che percepisce l’impermanenza si manifesta chiaramente la percezione della inconsistenza e mancanza di un io. E in chi percepisce questa inconsistenza, l’egoismo viene distrutto. E, come risultato, ottiene la liberazione persino in questa stessa vita. La comprensione di anicca conduce automaticamente alla comprensione di anatta e dukkha, chiunque realizzi questi fatti si trova naturalmente sul cammino che conduce fuori dalla sofferenza.

Data la cruciale importanza di anicca non sorprende che il Buddha ne sottolineasse ripetutamente l’importante significato per coloro che cercano la liberazione. Nel Maha-Satjpatthana Suttanta, il testo principale in cui viene spiegata la meditazione Vipassana, egli descrisse i differenti stadi della pratica, che devono in ogni caso condurre alla seguente esperienza:

Il meditatore si sofferma ad osservare il fenomeno del sorgere… si sofferma ad osservare il fenomeno del passare… si sofferma ad osservare il fenomeno del sorgere e passare.

Dobbiamo saper riconoscere il fatto dell’impermanenza non solamente nel suo aspetto facilmente riconoscibile, intorno e all’interno di noi stessi. Oltre a ciò, dobbiamo imparare a vedere la realtà sottile che noi stessi stiamo cambiando ogni momento, che l’io di cui siamo così infatuati è un fenomeno in flusso costante, in continuo cambiamento. Con questa esperienza possiamo facilmente emergere dall’egoismo e così dalla sofferenza. In altre circostanze il Buddha disse:

L’occhio, o meditatori, è impermanente. E ciò che è impermanente è insoddisfacente. Ciò che è insoddisfacente è senza sostanza. E ciò che è senza sostanza non è “mio”, non è “io”, non è “me stesso”. Ecco come osservare l’occhio con saggezza, come è realmente.

La stessa cosa si ripete per l’orecchio, il naso, la lingua, il corpo, per tutte le basi dell’esperienza sensoriale, per ogni aspetto dell’essere umano. Il Buddha così continuò:

Vedendo ciò, o meditatori, il meditatore bene istruito ne ha abbastanza dell’occhio, dell’orecchio, del naso, della lingua, del corpo, e della mente. Essendo ormai sazio non prova più la passione per essi. Essendo senza passione per questi sensi, si sente libero. In questa libertà nasce la comprensione di essere liberato.

In questo passaggio il Buddha fa una netta distinzione tra il conoscere per sentito dire e la personale comprensione dovuta all’esperienza diretta. Si possono ascoltare numerosi discorsi e accettarli per fede o anche intellettualmente. Comunque questa accettazione è insufficiente per liberarci dal ciclo della sofferenza. Per ottenere la liberazione ognuno deve vedere e sperimentare la verità da solo, all’interno di se stesso. Ecco ciò che Vipassana ci permette di fare.

Se vogliamo capire l’eccezionale contributo del Buddha, dobbiamo mantenere questa distinzione bene in mente. Le verità di cui egli parlava erano conosciute anche prima di lui, ed erano comuni nell’India dei suoi tempi. Egli non inventò i concetti dell’impermanenza, della sofferenza e dell’inconsistenza dell’io. La sua unicità e peculiarità consiste nell’aver trovato una via per passare dai discorsi sulla verità alla diretta esperienza della verità. Un testo in cui ritroviamo l’attenzione per questo particolare aspetto dell’insegnamento del Buddha è il Bahiya Sutta, che si trova nel gruppo di discorsi del Samyutta Nikaya. In esso viene descritto l’incontro del Buddha con Bahiya, un ricercatore del cammino spirituale. Nonostante non fosse un discepolo del Buddha, Bahiya gli chiese di essergli da guida per la sua ricerca. I1 Buddha rispose ponendogli delle domande:

Che cosa ne pensi, Bahiya: è l’occhio permanente o impermanente?
Impermanente, signore.
E ciò che è impermanente è causa di sofferenza o di felicità?
Di sofferenza, signore.
Ora, ti sembra giusto considerare ciò che è impermanente, causa di sofferenza e per natura mutevole, come “mio”, “io”,” me stesso”?
Certamente no, signore.

Il Buddha continuò a fare le stesse domande a Bahiya sugli oggetti della vista, la coscienza dell’occhio e il contatto dell’occhio. L’uomo era sempre d’accordo: essi sono impermanenti, insoddisfacenti, senza un “io”. Non si dichiarava un seguace dell’insegnamento del Buddha, e tuttavia accettava la realtà di anicca, dukkha, e anatta. Naturalmente la spiegazione è che per Bahiya e altri come lui, i concetti dell’impermanenza, della sofferenza e della inconsistenza dell’io erano semplicemente delle opinioni. A queste persone il Buddha mostrò una via per andare al di là di credenze e filosofie, e fare esperienza diretta della loro natura come impermanente, come sofferente e senza un Io. In che cosa consiste quindi questa via che egli ha mostrato? Nel Brahamajala Suttanta, un altro discorso, il Buddha offre una risposta. Fa un elenco di tutte le credenze, le opinioni e i punti di vista del suo tempo, e quindi afferma di conoscere qualcosa molto oltre tutti quei punti di vista:

Avendo fatto esperienza di come realmente sono il sorgere e il passare delle sensazioni, l’attaccamento verso di esse, il pericolo insito in esse e il distaccarsi da esse, l’Illuminato, o meditatori, è diventato distaccato e liberato.

Qui il Buddha molto semplicemente dichiara che è diventato illuminato osservando le sensazioni fisiche come manifestazioni di impermanenza. E invita chiunque voglia seguire l’insegnamento del Buddha a fare altrettanto. L’impermanenza è il fatto centrale che dobbiamo comprendere per uscire dalla nostra sofferenza; e la via immediata per fare esperienza dell’impermanenza è osservare le nostre sensazioni fisiche, corporee. Di nuovo il Buddha disse:

Ci sono tre tipi di sensazioni, o meditatori, e tutte sono impermanenti, composte, e sorgono per una causa, destinate a non durare, e per natura a passare, scomparire, cessare.

Le sensazioni all’interno di noi stessi sono la più palpabile espressione della caratteristica di anicca, l’impermanenza. Osservandole, diventiamo capaci di accettare questa realtà, non solamente per fede o per convinzione intellettuale, ma per nostra esperienza diretta. In questo modo progrediamo dall’ascoltare solamente la verità allo sperimentarla all’interno di noi stessi. E la verità, quando la incontriamo faccia a faccia, è destinata a trasformarci radicalmente. Così il Buddha disse:

Quando un meditatore resta consapevole con corretta comprensione, diligente, ardente, e con pieno autocontrollo, quando piacevoli sensazioni fisiche sorgono nel suo corpo, egli allora comprende che è sorta questa piacevole sensazione corporea, ma è dipendente da una causa, non è indipendente. Dipendente da cosa? Da questo corpo. Ma questo corpo è impermanente, composto, condizionato. Ora, come potrebbero queste piacevoli sensazioni fisiche essere permanenti dal momento che dipendono da questo corpo composto e impermanente, e che è esso stesso condizionato?

Il meditatore fa esperienza dell’impermanenza delle sensazioni nel corpo, del loro sorgere, del loro passare, del loro cessare, e quindi del diminuire dell’attaccamento a esse. Mentre fa ciò, il suo sotterraneo condizionamento di bramosia viene abbandonato. Allo stesso modo, quando prova sensazioni spiacevoli nel corpo, viene abbandonato il suo sotterraneo condizionamento di avversione; e quando fa esperienza di sensazioni neutre nel corpo, viene abbandonato il suo sotterraneo condizionamento di ignoranza. In questo modo, osservando l’impermanenza delle sensazioni corporee, un meditatore si avvicina sempre più alla meta dello stadio incondizionato del nibbana, al di là delle esperienze sensoriali. Dopo aver raggiunto quella meta, Kondañña, la prima persona che divenne liberata attraverso l’insegnamento del Buddha, dichiarò:

Ogni cosa che ha la natura del sorgere ha anche la natura del cessare.

Solamente facendo esperienza in modo totale della realtà di anicca fu capace di fare esperienza di una realtà che non sorge e non passa. La sua dichiarazione è un chiaro segnale sul cammino ai futuri ricercatori della verità, indica la via che essi devono seguire per raggiungere la meta. Al termine della sua vita il Buddha dichiarò:

Ogni cosa esistente è impermanente.

Nei suoi ultimi momenti volle riproporre il grande tema di cui aveva parlato così spesso durante i suoi anni di insegnamento. E poi aggiunse:

Sforzatevi diligentemente.

Ma per quale scopo, ci dobbiamo chiedere, dobbiamo sforzarci? Sicuramente queste parole, le ultime dette dal Buddha, non possono che riferirsi alla frase precedente. Il prezioso messaggio del Buddha al mondo è la comprensione di anicca, la comprensione per esperienza diretta dell’impermanenza di ogni fenomeno fisico e mentale, come strumento per la liberazione. Dobbiamo sforzarci di raggiungere l’impermanenza all’interno di noi stessi; solo facendo ciò si potrà dire di aver compreso la sua ultima esortazione e il suo insegnamento.

Tratto da:http://www.vridhamma.org/Home.aspx

The reality of impermanence

Every existing thing is impermanent.
When you begin to observe this,
with deep understanding and direct experience,
then there remains detached from suffering;
this is the path of purification.

Dhammapada, XX (277)

To explain in greater detail and the important concept of anicca, impermanence, we offer this article written by the Vipassana Research Institute.

Anicca, impermanence
Change is inherent in any phenomenal existence. There is nothing in animate or inanimate, organic or inorganic which can be defined as permanent, and even if we gave that name to something, it would inevitably set to change, to undergo some metamorphosis. Having understood this basic fact through direct experience within himself, the Buddha said:

Whether or not the world there is a completely enlightened person, however, remains a firm condition, an immutable fact and set a law: all the physical and mental formations are impermanent, subject to suffering and no substance.

Anicca (impermanence), dukkha (suffering) and anatta (inconsistency ego) are the three characteristics common to all conscious existence. Among these, the most important in the practice of Vipassana is anicca. As meditators, we face the impermanence of ourselves. This allows us to understand that we have no control over this phenomenon, and that any attempt to manipulate it there creates nothing but suffering. Then learn to develop detachment and acceptance of this fact, openness to change, allowing us to live happily among the vicissitudes of life. So the Buddha said:

Meditation, one who perceives impermanence manifests clearly the perception of inconsistency and lack of an ego. And recipients of this inconsistency, selfishness is destroyed. And as a result, attains liberation even in this life. Understanding anicca automatically lead to understanding of dukkha and anatta, persons engaged in these events is of course on the path that leads out of suffering.

Given the crucial importance of anicca not surprising that the Buddha he repeatedly stressed the important significance to those who seek freedom. In the Maha-Satjpatthana Suttanta, the main text to the explanation of Vipassana meditation, he described the different stages of practice, which must in any case lead to the following experience:

The meditator stops to observe the phenomenon of the rise … stops to observe the phenomenon of the past … stops to observe the phenomenon of arising and passing.

We must recognize the fact of impermanence not only easily recognizable in his appearance, around and within ourselves. In addition, we must learn to see the reality that we ourselves are subtle changes each time that the ego of which we are so thrilled is a phenomenon in constant flux, changing. With this experience we can so easily arise from selfishness and suffering. In other circumstances, the Buddha said:

The eye, or meditation, is impermanent. And what is impermanent is unsatisfactory. What is unsatisfactory is without substance. And that is without substance is not “my”, not “I”, not “myself”. Here is how to observe the eye with wisdom, as it really is.

The same thing happens to the ear, nose, tongue, body, all the basics of sensory experience for every aspect of human beings. The Buddha continues:

Seeing this, or meditation, the meditator has had enough well trained eye, ear, nose, tongue, body, and mind. Being now satisfied does not prove more passion for them. Since no passion for these purposes, feel free. In this freedom comes the understanding of being released.

In this step, the Buddha made a clear distinction between knowing by hearsay and personal understanding due to direct experience. You can listen to many speeches and accept by faith or intellectually. However, this acceptance is insufficient for liberation from the cycle of suffering. To obtain the release everyone should see and experience the truth alone, within himself. Vipassana is what allows us to do.

If we understand the unique contribution of the Buddha, we must keep this distinction in mind. The truth of which he spoke were also known before him, and were common in India of his day. He did not invent the concepts of impermanence, suffering and the inconsistency of the self. Its uniqueness and peculiarity consists in having found a way to move from talk of truth to the direct experience of truth. A text where we find the focus on this particular aspect of the teaching of Buddha is Bahiya Sutta, which is in group discussions of the Samyutta Nikaya. It describes the encounter with the Buddha Bahiya, a researcher of the spiritual journey. Despite not being a disciple of the Buddha, Bahiya asked him to be his guide for his research. I1 Buddha replied by asking questions:

What do you think, Bahiya: The eye is permanent or impermanent?
Impermanent, sir.
And what is impermanent is the cause of suffering or happiness?
Suffering, sir.
Now, you seem fair considering what is impermanent, suffering and because of changing nature, as “my”, “I”, “myself”?
Certainly not, sir.

The Buddha continued to make these applications in Bahiya objects of sight, the consciousness of the eye and eye contact. The man was always agree: they are impermanent, unsatisfactory, without an “I”. Not declared a follower of the teaching of Buddha, and yet accept the reality of anicca, dukkha and anatta. Of course the explanation is that Bahiya and others like him, the concepts of impermanence, suffering and the inconsistency of the self were simply opinions. To these people the Buddha show the way to go beyond beliefs and philosophies, and have direct experience of nature as impermanent, as suffering and without an ego. What is this road that he has shown? In Brahamajala Suttanta, another discourse, the Buddha provides an answer. Make a list of all beliefs, opinions and views of his time, and then claims to know something very well all those points of view:

Having experienced how truly are the emergence and passing of feelings, attachment to them, the danger inherent in them and detach from them, the Enlightened One, or meditation, has become detached and released.

Here the Buddha simply said that he became enlightened by observing the physical sensations as manifestations of impermanence. It invites anyone who wants to follow the Buddha’s teaching to do likewise. Impermanence is the central fact that we must understand to get out of our suffering, and immediate way to experience feelings of impermanence is to observe our physical body. Again the Buddha said:

There are three types of feelings, or meditation, and all are impermanent, compotes, and rise to a cause, destined not to last, and for nature to pass, disappear, cease.

The feelings inside of ourselves are the most tangible expression of the characteristic anicca, impermanence. Observing them, we are able to accept this reality, not only by faith or intellectual conviction, but to our experience. In this way we move from hearing the truth only to experience it within ourselves. And the truth when we meet face to face, is designed to radically transform. So the Buddha said:

When a meditator remains conscious with proper understanding, diligent, ardent, and full self-control, where pleasant physical sensations arise in your body, then he understands that this is sort pleasant bodily sensation, but is dependent on a cause, is not independent. Depends on what? From this body. But this body is impermanent, made, conditioned. Now, how could these pleasant physical sensations to be permanent because it affects body composition and the impermanent, and that is itself conditioned?

The meditator experiences of impermanence of the sensations in the body, their rise, their past, their end, and therefore the decrease of attachment to them. While doing this, its underground conditioning craving is abandoned. Similarly, when trying unpleasant sensations in the body, it abandoned its underground aversion conditioning, and when you experience neutral feelings in the body, it abandoned its underground conditions of ignorance. In this way, observing the impermanence of bodily sensations, a meditator is getting closer to the goal of Nibbana unconditional stadium, despite the sensory experiences. After reaching that goal, Kondañña, the first person who became liberated through the teachings of the Buddha, said:

Everything has the nature of the rise also has the nature of the stop.

Only by experiencing the reality in a total of anicca was able to experience a reality that does not arise and does not pass. His statement is a clear signal on the path to future seekers of truth, shows the way that they must follow to reach the goal. At the end of his life the Buddha said:

Every existing thing is impermanent.

In his last moments he wanted to revive the major area that had spoken so often during his years of teaching. And then he added:

Strive diligently.

But for what purpose, we must ask, we should strive? Surely these words, the last spoken by the Buddha, can only refer to the preceding sentence. The valuable message of the Buddha in the world is the understanding of anicca, understanding from experience of impermanence of all physical and mental phenomenon, as an instrument for liberation. We should strive to impermanence within ourselves only by what can be said to have understood his final exhortation and teaching.

Taken from: http://www.vridhamma.org/Home.aspx

 

Armonia viva – Living Harmony – Haiku


🌸Armonia viva🌸

Note disperse
raccolgono istanti :
Armonia viva

© Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Living harmony

Notes scattered
they collect moments:
Living harmony

© Poetyca

Superare il cambiamento in 7 passi – Overcoming the change in 7 steps


Superare il cambiamento in 7 passi:

«Non sono i più forti della specie che sopravvivono, non i più intelligenti, ma coloro che si adattano meglio al cambiamento.»

CHARLES DARWIN

Nella vita non ci sono certezze, nè garanzie, ma se c’è una costante che accomuna tutti noi è il cambiamento. Tutto intorno a noi è in continua mutazione: le persone, i sentimenti, i luoghi, la natura. Pur essendo un evento naturale, il cambiamento ci fa paura e a volte facciamo di tutto per evitarlo fino a quando è la vita stessa che ci spinge all’improvviso in situazioni che non avevamo preventivato, lasciandoci spiazzati. Altre volte sentiamo la necessità di un cambiamento in una o più aree della nostra vita, ma non sappiamo bene da dove cominciare. Se veramente vogliamo vivere una vita al meglio delle nostre possibilità, è necessario aprirsi al cambiamento e accoglierlo come un processo naturale che fa parte della nostra evoluzione.

Qui di seguito 7 passi per superare la paura del cambiamento.

1. La vita è cambiamento e il cambiamento è vita
Come scrivo in Tutta un’Altra Vita, la convinzione che la maggior parte di noi si è creata è: «Il cambiamento fa male, è scomodo, doloroso». Non c’è dubbio che siamo spinti ad evitarlo. Nascendo ci separiamo fisicamente dal corpo materno – il primo grande cambiamento che affrontiamo quando veniamo al mondo – quindi il cambiamento inconsciamente è spesso associato anche alla separazione, alla rottura. Per questo la maggior parte delle persone piuttosto che provare la pena e l’incertezza del distacco preferisce restare aggrappata a situazioni conosciute anche se disfunzionali: un vecchio lavoro, una relazione, un’abitudine.
La vita è cambiamento e il cambiamento è vita. Non vivere il cambiamento come una punizione, ma piuttosto come un’opportunità per crescere, migliorare e sperimentare nuove cose. Qualsiasi lezione la vita ti stia insegnando in questo momento, chiediti: cosa c’è di perfetto qui? Cosa sta accadendo per me?

2. Accetta la situazione, ma non rassegnarti
Accettare la situazione in cui ci troviamo è il primo passo per abbracciare il cambiamento. Accettare non significa rassegnarsi, ovvero sopportare passivamente e atteggiarci a vittime.
Accettare la situazione richiede molto coraggio, determinazione e onestà. Significa accettare il fatto che la vita stia lavorando per noi e per il nostro bene, anche se al momento non ce ne rendiamo conto. E significa anche aver preso coscienza delle nostre parti più scomode, quelle con cui non vogliamo confrontarci, ma che vorremmo cambiare.

3. Giudica positivamente il fallimento
Forse la paura più grande associata al cambiamento è proprio la paura di fallire. L’unico modo per evitarla è…non fare niente, non agire e vivere da spettatori anzichè da protagonisti.
Gli errori fanno parte del processo di apprendimento. É solo sbagliando che possiamo imparare, mettere in atto le correzioni e migliorarci. Quando abbiamo imparato a camminare, abbiamo fatto migliaia di tentativi e fallito altrettante volte. Eppure questo non ci ha impedito di fare altri tentativi, cadere e imparare ad alzarci. Nessuno ci ha mai giudicato quando non eravamo in grado di camminare, nè noi, nè gli altri. Perchè non mantenere questa stessa accettazione anche di fronte alle cadute della nostra vita!? É proprio il giudizio ciò che ci paralizza e falsa la nostra interpretazione degli eventi, impedendoci di andare avanti. Quando ci liberiamo del peso emotivo, rendiamo possibile la trasformazione.
Ricordati che le persone che meglio riescono a realizzare i propri sogni, anche contro ogni probabilità di successo, sono coloro che meno si preoccupano del fallimento. Sono le persone convinte che comunque vada avranno imparato qualcosa di nuovo. E in questo modo si godono il viaggio verso la meta almeno quanto l’arrivo alla meta stessa.

4. Celebra ogni piccolo successo
Molto spesso siamo bravissimi a notare quello che non va o che non riusciamo a fare, minimizzando i nostri progressi. Celebrare i piccoli successi di ogni giorno è importante per mantenere alta la
motivazione . Prova questo esercizio sempre tratto da Tutta un’Altra Vita.
Scrivi sul diario almeno una cosa al giorno che consideri un piccolo o grande successo (di qualsiasi tipo, non solo lavorativi. Possono essere aver cucinato un buon piatto, aiutato uno sconosciuto, ascoltato un amico…). Dopo aver scritto il tuo successo, fatti i un applauso e trova un modo per celebrare. Sii creativo!

5. Sii respons-abile
Non possiamo cambiare gli eventi della nostra vita o come gli altri si comportano con noi, ma possiamo cambiare il nostro atteggiamento di fronte ad essi, ed è questo che fa la differenza e che ci porta sulla strada dell’evoluzione. Tutti noi abbiamo una zona di potere, quella su cui abbiamo la respons-abilità di agire. Essere respons-abili significa riappropriarsi dell’abilità di rispondere agli eventi. Vuol dire usare la nostra abilità di cambiamento. Essere in grado di dare le risposte più funzionali alle domande che i problemi della vita ci pongono quotidianamente.

6. Sii paziente
A volte abbiamo bisogno di ripetere una lezione più e più volte, per superare l’esame che la vita ci sottopone e per farlo abbiamo bisogno di pazienza.
Come scrivo in Mi Merito il Meglio l’impazienza è una reazione, la pazienza è una risposta. La crescita (e il cambiamento) è un’evoluzione, non una rivoluzione. Invece quando siamo presi dall’impazienza finiamo per scegliere la rivoluzione. Ma la rivoluzione crea tumulto, agitazione e quindi porta a distruggere anziché a integrare. La pazienza è un muscolo che va allenato ogni giorno. Come cambierebbero le cose se trasformassimo i semafori rossi della vita in stimoli per la riflessione, la presenza, l’apprezzamento di ciò che abbiamo?

7. Spingiti fuori dalla zona di comfort
La zona di comfort è quell’isola mentale in cui ci rifugiamo, dove abbiamo l’illusione di sentirci protetti e al sicuro. Ma allora perchè siamo così scontenti? Per uscire dalla nostra zona di comfort e entrare nella nostra zona di libertà e lasciare andare la paura, non occorrono grandi stravolgimenti.
Possiamo iniziare con piccoli gesti simbolici, proprio quelli che disinnescano il pilota automatico.
Cambiare la strada per andare al lavoro, cambiare posto a tavola, studiare una nuova lingua, diventare vegetariani per un mese, coltivare nuovi hobby sono solo alcune idee per uscire dalle nostre abitudini e dai nostri automatismi. Man mano che li mettiamo in atto, allarghiamo il nostro perimetro di sicurezza, scoprendo nuove passioni, nuove capacità e nuovi modi di vivere.

Tratto da: http://www.blessyou.me/

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Overcoming the change in 7 steps :

“I’m not the strongest of the species that survive , not the most intelligent , but those who are best suited to change. ”

CHARLES DARWIN

In life there are no certainties , nor guarantees, but if there is one constant that unites us all is change. Everything around us is constantly changing : people , feelings , places , nature . Despite being a natural event, change scares us and sometimes we do everything to avoid it until it is life itself that drives us suddenly in situations that we had not budgeted , leaving us crippled. Other times we feel the need for a change in one or more areas of our lives, but we do not know where to start. If you truly want to live life to the best of our ability, it is necessary to be open to change and accept it as a natural process that is part of our evolution .

Below 7 steps to overcome the fear of change.

1 . Life is change and change is life
As I write in a completely different life , a belief that most of us has been created is: ” Change is bad, it’s uncomfortable, painful .” There is no doubt that we are driven to avoid it. Born physically separate ourselves from the mother’s body – the first major change that we face when we come to the world – then unconsciously change is often also associated with separation , rupture . For this reason most of the people rather than try and worth the uncertainty of posting prefers to cling to familiar situations , even if dysfunctional , an old job, a relationship, a habit.
Life is change and change is life. Do not live the change as a punishment, but rather as an opportunity to grow , improve, and experiment with new things . Any lesson life is teaching you right now, ask yourself: what’s perfect here ? What is happening to me?

2 . Accept the situation, but do not resign
Accept the situation in which we find ourselves is the first step to embrace change . Accepting does not mean capitulation, or endure passively and atteggiarci to victims.
Accept the situation requires a lot of courage , determination and honesty. It means accepting the fact that life is working for us and for our good, although at the moment we do not realize it. It also means that I have the most uncomfortable parts of our consciousness , those with whom we do not want to deal with, but we would like to change .

3 . Welcomes the failure
Perhaps the greatest fear associated with change is fear of failure. The only way to avoid it is … do not do anything, do not act and live as spectators rather than as protagonists.
Mistakes are part of the learning process . It’s just wrong that we can learn , implement the corrections and improve. When we learned to walk , we have made thousands of attempts and failed many times. Yet this has not prevented us from doing any further attempts, fall and learn to get up . No one has ever judged when we were not able to walk , neither we nor others. Why not keep this same acceptance even in the face of falling of our lives! ? It is precisely the judgment what paralyzes us and distorts our interpretation of events , preventing us from moving forward. When we get rid of the emotional weight , we make the transformation possible .
Remember that the people who are best able to realize their dreams , even against the odds of success are those who least worry about failure. They are the people who believe that whatever happens will have learned something new. And in this way you enjoy the journey toward the goal as much as the arrival at the destination itself.

4 . Celebrate each small success
Very often we are very good at noticing what is wrong or that we can not do , minimizing our progress. Celebrate small successes every day is important to maintain high
motivation. Try this exercise always taken from a completely different life .
Write in your journal at least one thing a day that you consider a small or large success (of any type , not just working . May have cooked a good dish , helped a stranger , listening to a friend … ) . After you have written your success , made the applause and find a way to celebrate . Be creative !

5 . Be respons – skilled
We can not change the events of our life or how others behave with us, but we can change our attitude to them , and this is what makes the difference and that leads us on the path of evolution. We all have an area of power, the one on which we have the response-ability to act. Be respons – skilled means to regain the ability to respond to events. It means to use our ability to change. Being able to give the answers to the questions that most functional life’s problems put us on a daily basis .

6 . Be patient
Sometimes we need to repeat a lesson over and over again , to pass the exam that life presents us and to do that we need patience .
As I write in the Merit Better impatience is a reaction , patience is the answer. The growth ( and change ) is an evolution , not a revolution. Instead we end up with impatience when we are taken to choose the revolution. But the revolution creates turmoil , agitation and thus leads to destroy rather than to integrate . Patience is a muscle that must be trained every day. How things would change if trasformassimo red lights of life in stimuli for reflection, presence , appreciation of what we have ?

7 . Push yourself out of the comfort zone
The comfort zone is the island of mind in which we take refuge , where we have the illusion of feeling safe and secure . So why are we so unhappy ? To get out of our comfort zone and come into our area of freedom and let go of the fear , you do not need big changes .
We can start with small symbolic gestures , just the ones that defuse the autopilot.
Change the way to and from work , change seats at the table , studying a new language, becoming a vegetarian for a month, cultivate new hobby are just a few ideas to get out of our habits and our automatic . As soon as we put them in place, we extend our security perimeter , discovering new passions , new skills and new ways of living .

Taken from: http://www.blessyou.me/

Soffrire – Suffer – Paramahansa Yogananda


Soffrire

Spesso noi continuiamo a soffrire senza fare uno sforzo per cambiare; ecco perché non troviamo pace durevole e appagamento. Se noi perseverassimo, saremmo certamente capaci di superare tutte le difficoltà. Dobbiamo fare lo sforzo, perché possiamo passare dalla miseria alla felicità,
dallo sconforto al coraggio.

Paramahansa Yogananda

Suffer

Often we continue to suffer without making an effort to change, which is why we do not find lasting peace and contentment. If we persevere, we would certainly be able to overcome all difficulties. We have to make the effort, because we can move from misery to happiness,
despair to courage.

Paramahansa Yogananda

Adesso – Now


🌸Adesso🌸

Per te
un piccolo segreto:
fermati ed ascolta
il silenzio

Saranno
piccoli segni
ed emozioni
a colorare l’attimo

Tutto quello
che stai cercando
è già presente
proprio adesso

11.01.2021 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Now

For you
a little secret:
stop and listen
silence

They will be
small marks
and emotions
to color the moment

Everything
what are you looking for
it’s already present
right now

11.01.2021 Poetyca

Bellezza – Beauty – S.Agostino


🌸Bellezza🌸

“Nella misura in cui
l’amore cresce in te,
cresce anche la tua bellezza,
poiché l’amore
è la bellezza dell’anima.”

S. Agostino
🌸🌿🌸#pensierieparole
🌸Beauty

“To the extent that
love grows in you,
your beauty also grows,
since love
is the beauty of the soul. ”

S. Agostino

Una perla al giorno – Sri Sri Ravi Shankar


mandala3

 

“L’intero universo è soltanto un’espressione, proiezione dell’Essere, del Sé. In questo piccolo corpo potete avere l’esperienza dello spazio infinito”

Sri Sri Ravi Shankar

“The whole universe is only an expression, projection of Being, the Self. In this small body you can have the experience of infinite space”

Sri Sri Ravi Shankar