Difficoltà nel Cammino – Difficulties in the Way – Sri Aurobindo


Difficoltà nel Cammino – Sri Aurobindo

“L’esacerbarsi di certi movimenti vitali è un fenomeno ben noto nello yoga e non significa che si sia caduti indietro, ma solo che ci si trova ora alle prese con gli istinti fondamentali della natura vitale e terrestre invece di continuare ad avere con loro un rapporto piacevole e cortese. Io stesso ho avuto l’esperienza, durante un certo stadio dello sviluppo spirituale, dell’esasperarsi di certe cose che prima esistevano appena o sembravano del tutto assenti dalla pura vita yogica. Queste cose si sollevano in tal modo perché stanno lottando per la propria sopravvivenza; […] in seguito, quando tali movimenti non riescono a raggiungere il loro scopo, che è di far deviare il sadhaka dalla sadhana, il tutto scompare e non c’è più alcun serio disturbo”.
(Lettere, V, 97)

“Sono del tutto d’accordo con voi nel non trovare allettante l’idea di un altro attacco [delle forze ostili] di questo genere. Se io stesso sono un eroe, credo che sia più per necessità che per scelta; non amo infatti le tempeste e le battaglie, almeno sul piano sottile. Può darsi che la via soleggiata sia un’illusione, anche se non credo che lo sia, perché ho visto persone seguirla per anni; […] ma non è detto che il sentiero debba essere periodicamente flagellato da violente tempeste, benché sia un fatto evidente che è così per moltissimi sadhaka”
(Lettere, VI, 86)

“Tutte le nature dal forte carattere hanno una forza rajasica estroversa, espansiva, e se bastasse questo a renderci inadatti allo yoga, pochissimi di noi avrebbero avuto una probabilità di riuscirvi. Quanto al dubbio della mente fisica sul fatto che ci si possa riuscire o no, chi non l’ha avuto? Per quanto mi riguarda, mi ha perseguitato per anni e anni, ed è solo negli ultimi due anni che l’ultima ombra del dubbio – non sulla fattibilità teorica, ma sulla certezza pratica della sua realizzazione allo stato attuale del mondo e della natura umana – mi ha interamente abbandonato”.
(Lettere, VI, 116 – Questa lettera è stata scritta il 16.04.1923)

“Non è che questa vostra difficoltà sia personale; ogni sadhaka che intraprenda il Cammino deve affrontare simili ostacoli. Mi ci sono voluti quattro anni di sforzo interiore per trovare un vero Sentiero, anche se l’aiuto divino era sempre con me, e anche allora mi sembrò di averlo trovato per caso; e mi ci sono voluti altri dieci anni di yoga intenso sotto una suprema guida interiore per tracciarlo, e ciò perché ho dovuto assimilare e superare il mio passato e il passato del mondo, prima di poter trovare il futuro e gettarne le basi”.
(Lettere, V, 121)

“Quanto alla Madre e me, abbiamo dovuto provare tutte le strade, seguire tutti i metodi, superare montagne di difficoltà, portare un fardello di gran lunga più pesante del vostro o di chiunque altro nell’Ashram e fuori, subire condizioni di gran lunga più difficili, combattere battaglie, sopportare ferite, aprire strade attraverso paludi, deserti e foreste impenetrabili, vincere masse ostili: un lavoro quale, sono certo, nessun altro ha compiuto prima di noi. Perché la Guida del Cammino, in un lavoro come il nostro, deve non solo far discendere, rappresentare o incarnare il Divino, ma rappresentare anche l’elemento ascendente dell’umanità, portare tutto il fardello dell’umanità, e sperimentare, non per puro gioco Lila, ma del tutto seriamente, tutte le ostruzioni, difficoltà e opposizioni possibili, in un’impresa irta di ostacoli e impedimenti, solo a lungo termine coronata da successo. Ma non è indispensabile né tollerabile che altri debbano sperimentare tutto da capo. È perché la nostra esperienza è completa che possiamo indicare agli altri una via più diretta e più facile… se solo accetteranno di seguirla. È grazie alla nostra esperienza, conquistata a duro prezzo, che possiamo esortare voi e gli altri: Prendete l’atteggiamento psichico, sostenuti apertamente o segretamente dal Divino – se segretamente, Egli si mostrerà tuttavia a tempo debito. Non insistete nel procedere su un sentiero faticoso, pieno di ostacoli e di difficoltà, su una via traversa”.
(Lettere, V, 120)

“Quanto alla fede, scrivete come se io non avessi mai avuto alcun dubbio o alcuna difficoltà. Ho avuto dubbi e difficoltà peggiori di quanto qualunque mente umana possa immaginare. Non è perché io abbia ignorato le difficoltà, ma proprio perché le ho viste più chiaramente e le ho sperimentate su una scala più vasta di qualsiasi mio contemporaneo o predecessore che, avendole affrontate e misurate, sono certo dei risultati del mio lavoro. Ma anche se vedessi la possibilità che esso finisca in un niente (il che è impossibile), continuerei imperturbato, perché avrei comunque eseguito come meglio potevo il lavoro che dovevo fare, e ciò che si fa in questo spirito conta sempre nell’economia dell’universo. Ma perché dovrei pensare che tutto questo potrebbe finire in un niente, quando vedo ogni passo e dove esso porta, e quando ogni settimana, ogni giorno – una volta era ogni anno, poi ogni mese, e in futuro sarà ogni giorno e ogni ora – mi porta sempre più vicino alla meta? Lungo la strada che si percorre sotto la Luce dall’alto, perfino ogni difficoltà può essere un aiuto e ha il suo valore, e la Notte stessa porta in sé la Luce che deve venire”.
(Lettere, VI, 91-2)

Difficulties in the Way – Sri Aurobindo

“The exacerbation of certain movements of life is a phenomenon well known in the yoga and does not mean that it has fallen back, but only that you are now grappling with the basic instincts of nature, life and earth instead of continuing to have with them a ratio pleasant and courteous. I myself have had the experience, during a certain stage of spiritual development, dell’esasperarsi certain things that previously existed or just appeared totally absent from the pure yogic life. These things are raised in this way because they are struggling for survival, […] later, when such movements can not reach their goal, which is to divert the sadhaka of the sadhana, everything disappears and there is no longer any serious disturbance. “
(Letters, V, 97)

“I totally agree with you in not find attractive the idea of ​​another attack [the insurgents] of this kind. If I am a hero, I think it is more by necessity than by choice, not because I love storms and battles, at least on the subtle plane. Maybe the way sunny is an illusion, although I do not think it is because I have seen people follow it for years […] but it is said that the path should be regularly lashed by violent storms, though it is an obvious fact that is so for many sadhaka “
(Letters, VI, 86)

“All natures have a force strong character rajasic extroverted, expansive, and if this was enough to make it unfit to yoga, very few of us would have had a chance to succeed. As to the question of the physical mind that you can succeed or not, who has not had? For me, haunted me for years and years, and is only over the past two years since the last shadow of doubt – not on theoretical feasibility, but on the practical certainty of its realization in the current state of the world and human nature – I was completely abandoned. “
(Letters, VI, 116 – This letter was written on 16/04/1923)

“It’s not that your difficulty is personal, every sadhaka who undertake the Walk facing similar obstacles. It took me four years of inner struggle to find a true path, even if divine help was always with me, and even then it seemed to have found it by accident, and it took me another ten years of intense yoga under a Supreme inner guidance to trace it, and that is because I had to assimilate and overcome my past and the past of the world, before you can find the future and lay a foundation. “
(Letters, V, 121)

“As for Mother and me, we had to try all the roads, follow all the methods, overcome mountains of difficulty, take a much heavier burden of your or anyone else in the Ashram and outside, subject to conditions far more hard, fight battles, bear wounds, open roads through swamps, deserts and impenetrable forests, to win the masses hostile work which I am sure no one else has done before us. Because the Guide of the Way, in a work like ours, must not only bring down, represent or embody the Divine, but also represent the ascending part of humanity, taking the whole burden of humanity, and experience, not by pure Lila game, but quite seriously, all obstructions, possible difficulties and opposition, in an enterprise fraught with obstacles and impediments, only long-term successful. But it is not necessary nor acceptable that others should experience all over again. It is because our experience is complete we can show others a more direct and easier … if only they agree to follow. Thanks to our experience, gained at a heavy price, we can encourage you and others: Take the psychic attitude, supported by the Divine openly or secretly – if secretly, He will, however, in due course. Do not insist on moving forward on a difficult path full of obstacles and difficulties, on a side street. “
(Letters, V, 120)

“With regard to faith, write as if I never had any doubt or any difficulty. I had doubts and difficulties worse than any human mind can imagine. It’s not because I’ve ignored the challenge, but because I saw them more clearly and I tried on a larger scale than my contemporary or predecessor who, having faced and measured, I am sure the results of my work. But even if I saw the possibility that it will end in nothing (which is impossible), I would continue undisturbed, because I would have done the job as best I could that I had to do, and what is done in this spirit of economy has always’ universe. But why should I think that all this could end in nothing, when I see each step and where it leads, and when every week, every day – it was once every year, then every month, and in the future will be every day and every hour – brings me closer to the goal? Along the road that runs under the light from above, even every difficulty can be a help and has its value, and the night brings with it the same light that must come. “
(Letters, VI, 91-2)

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